19 September, 2026
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L’autonomia amministrativa venne rivendicata già nella seduta del 7 aprile 1946, nel primo Consiglio comunale di Carbonia

Sin dalla nascita i tentativi della civica amministrazione di Carbonia sono stati sempre quelli di liberarsi dal giogo delle Direzioni minerarie dell’A.Ca.I. (Azienda Carboni Italiani) e della S.M.C.S. (Socità Mineraria Carbonifera Sarda) o Carbosarda per la sua condizione di città aziendale che non permetteva alcuna autonomia amministrativa comunale.
Già il dott. Ovidio Pitzurra, primo Commissario prefettizio poi primo Podestà di Carbonia, da zelante funzionario pubblico inviava numerose relazioni alla Prefettura di Cagliari nelle quali evidenziava lo sfruttamento dei minatori e la mancanza di adeguate misure di sicurezza imputabili alle due Direzioni Minerarie dell’A.Ca.I. e della Carbosarda. Tant’è vero che fu rimosso e sostituito dal successivo podestà Vitale Piga Serra molto più sottomesso alle indicazioni delle due Direzioni Minerarie.

Altri tentativi di liberarsi dal giogo delle Direzioni minerarie continuarono a manifestarsi in seguito. La Carbosarda, forte della condizione di azienda militarizzata, attuò un regime di sfruttamento con provvedimenti arbitrari come l’aumento del costo dei viveri di prima necessità negli spacci aziendali e del costo dell’energia, fino all’aumento degli affitti per le case dei minatori e per gli alberghi operai, in contrasto con gli accordi contrattuali, tanto che vi fu quasi subito un’unanime reazione di contrapposizione da tutti i lavoratori del bacino carbonifero del Sulcis. Così il 2 maggio 1942 nella città vi fu uno sciopero, il primo in Sardegna e tra i primi in Italia durante il ventennio e la guerra, organizzato contro il caro vita da cellule clandestine del Partito Comunista ma diretto da Tito Morosini, delegato confederale del sindacato corporativo fascista dei lavoratori, iniziato con l’astensione totale dal lavoro nei pozzi carboniferi di Sirai.
Dal 5 ottobre 1948 al 16 dicembre dello stesso anno fu effettuato lo “sciopero bianco” di 72 giorni per contrastare le misure repressive e provocatorie della Direzione della Carbosarda, in attuazione di una rigida politica di costi e ricavi nella gestione aziendale, posta in essere con licenziamenti e trasferimenti di personale (soprattutto quello più politicizzato e sindacalizzato), aumento indiscriminato dei fitti delle case e degli alberghi operai, dei viveri negli spacci aziendali, dei prezzi dell’energia e del carbone ceduto alle maestranze, riduzioni arbitrarie degli stipendi anche con applicazione delle multe ai dipendenti responsabili di presunti disservizi. Lo sciopero bianco si attuò con la “non collaborazione”; i minatori, presenti regolarmente al lavoro nei cantieri minerari, dopo le 8 ore di normale servizio giornaliero non effettuarono più prestazioni straordinarie a cottimo (retribuite secondo la quantità di carbone estratto), in base a precedenti accordi aziendali, tanto che la produttività della Carbosarda scese del 50%. La Direzione della Carbosarda reagì con misure drastiche e incontrollate ancora più pesanti di quelle sopra indicate, ricorrendo con intimidazioni alla Polizia e alla Magistratura. Esplose così, non solo a Carbonia e nel Sulcis, ma anche in tutta la Sardegna e nel resto della penisola, un vasto movimento popolare di solidarietà e sostegno alla lotta dei minatori carboniferi con i seguenti gesti significativi: parecchi lavoratori sottoscrissero a loro favore mezza giornata di paga, come i dipendenti comunali di Carbonia; i commercianti della città aprirono crediti alle famiglie dei minatori; la C.G.I.L. nazionale inviò più volte un contributo di un milione di lire; i minatori di tutta Italia proclamarono uno sciopero di 24 ore in segno di solidarietà. Un tentativo di mediazione fra la direzione mineraria e le rappresentanze sindacali, promosso dal Ministero del lavoro e della previdenza sociale il 19 novembre 1948, fallì per rigidità e intransigenze della Carbosarda. Dopo un lungo braccio di ferro nel quale la Direzione della Carbosarda minacciò di non corrispondere salari e gratifiche natalizie, e dopo che i minatori licenziati si barricarono nei pozzi minerari per non essere allontanati dal posto di lavoro con l’intervento della Polizia, la S.M.C.S., con la mediazione del presidente dell’A.Ca.I., ing. Mario Giacomo Levi (contrario alla posizione portata avanti dalla Carbosarda finora), sottoscrisse un accordo con le rappresentanze sindacali il 17 dicembre 1948, annullando tutti i provvedimenti restrittivi presi (licenziamenti, multe, aumenti dei prezzi nei viveri, nei fitti e nell’energia) e aumentando le retribuzioni, con vittoria quasi totale nella vertenza dei lavoratori carboniferi. Per questo e altri episodi in cui l’intera popolazione cittadina difese in quegli anni le vertenze sindacali legate al lavoro nelle miniere, Carbonia fu soprannominata dalla stampa con l’appellativo di Stalingrado sarda.
Nel 1953, Pietro Cocco, sindaco di allora propose una Rinascita di Carbonia per liberarsi completamente dal giogo delle Direzioni minerarie dell’A.Ca.I. e della Carbosarda per la sua condizione di città aziendale che non permetteva alcuna autonomia amministrativa comunale, che si realizzerà anni dopo quando queste due società carbonifere cessarono la loro attività.
Nella seduta del 7 aprile 1946, alle ore 17,30, nella sala delle adunanze (non ancora Sala del Consiglio) del comune di Carbonia fu convocato il primo Consiglio comunale, in seguito alle elezioni del 31 marzo 1946 nelle quali furono eletti i primi 40 consiglieri municipali.
Sotto la presidenza del Consiglio, Renato Mistroni, fu votata la delibera n. 1 sulla verifica dei poteri dei consiglieri eletti senza reclami.

Sotto la presidenza del Consiglio, Renato Mistroni, fu votata la delibera n. 2 sull’elezione del sindaco di Carbonia, con 39 consiglieri comunali votanti fu eletto sindaco, Renato Mistroni, con 23 voti.

Sotto la presidenza del Consiglio, Renato Mistroni, fu votata la delibera n. 3 sull’elezione della Giunta Municipale, con 39 consiglieri comunali votanti furono eletti i seguenti 6 assessori effettivi: dott. Roberto Orani con 28 voti; rag. Raimondo Tocco con 28 voti; prof. Tullio Mascia con 25 voti; Remo Bianciardi con 24 voti; Angelo Aste con 24 voti; Giovanni Salis con 23 voti. Sempre sotto la presidenza del Consiglio, Renato Mistroni, con 39 consiglieri comunali votanti furono eletti i seguenti 2 assessori supplenti: Armidio Bartoli con 23 voti; Dino Palmieri con 23 voti.

Sotto la presidenza del Consiglio, Renato Mistroni, fu votata la delibera n. 4 sulla fissazione della data della prossima riunione del Consiglio comunale per la relazione del Commissario prefettizio uscente, dott. Pensiero Macciotta, relativa alla sua gestione. Il Consiglio comunale fissò la data per l’11 aprile 1946 alle ore 19.00.

Sotto la presidenza del Consiglio,i Renato Mistroni, fu votata la delibera n. 5 per il riesame della posizione del consigliere Angelo Gattuso, sul quale unanimemente il Consiglio comunale decise, esaminati gli atti, di approvare positivamente la condizione di consigliere eletto del comune di Carbonia.

Delibera n. 6 Relazione del Commissario Prefettizio uscente, dott. Pensiero Macciotta, relativa alla sua gestione straordinaria da lui tenuta dal 7 novembre 1945 al 7 aprile 1946.

Circa la gestione finanziaria il fondo cassa all’atto in cui assunse l’incarico era di £ 653.827,23 accertate con verbale di verifica e che il bilancio di previsione per l’anno 1945, già approvato dalla Giunta Provinciale Amministrativa, era stato respinto dalla Commissione Centrale per la Finanza locale, la quale da un lato apportava degli aumenti alle previsioni, ma stralciava del tutto molti stanziamenti passivi vincolandoli sul bilancio di revisione e sulla riduzione del personale avventizio del Comune. Si procedeva così al riesame del bilancio stesso che veniva chiuso in pareggio con la richiesta di un contributo di Stato di £ 6.926.599,80, che la Prefettura ha già corrisposto sotto forma di anticipazione nella somma £ 6.900.000 pur nelle more dell’approvazione del bilancio da parte della Commissione Centrale per la Finanza locale. Il personale avventizio del Comune fu ridotto di 25 unità e dovrebbe ancora ridursi di altre 6 unità. I ruoli di imposta di famiglia 1945 e 1946 non sono stati ancora compilati. Per risolvere la difficile situazione finanziaria del Comune è stata inoltrata al competente Ministero una domanda tendente ad ottenere, ai sensi dell’art. 41 del D.L.L. 8 marzo 1945 n. 62, l’autorizzazione ad istituire l’esazione di un diritto sul carbone minerale prodotto dalle miniere esistenti nel territorio del Comune pari al 5% del valore corrente del carbone stesso. Nessuna decisione è stata ancora adottata dal Ministero nonostante le pressioni fatte allo scopo anche in via ufficiosa. Il bilancio di previsione per l’anno 1946 è stato regolarmente compilato e chiuso a pareggio con la richiesta di un contributo dello Stato £ 9.900.000 ed inoltrato alla Prefettura per i provvedimenti di competenza. Circa l’annona e gli approvvigionamenti è stato fatto il possibile perché la popolazione non dovesse risentire la crisi alimentare e per quanto si attiene ai prezzi, questi sono stati tenuti aggiornati ai mercati di Cagliari e di Iglesias. Per l’assistenza UNRRA (United Nations Relief and Rehabilitation Administration), “Amministrazione delle Nazioni Unite per l’assistenza e la riabilitazione”, con la quale è nota l’organizzazione internazionale costituita, dal 9 novembre 1943 al 30 giugno 1947, dalle Nazioni Unite per l’assistenza economica e civile alle popolazioni delle Nazioni Unite, danneggiate dalla guerra, il Comune ha già effettuato distribuzione dei beni. Per quanto attiene alle opere pubbliche da eseguirsi con i fondi dello Stato si è ottenuta la concessione £ 20.000.000 per la costruzione del Mercato civico coperto, £ 10.000.000 per i lavori di completamento del cimitero, entrambi già in corso di appalto, £ 2.900.000 per l’esecuzione dei lavori di sistemazione e manutenzione della strada vicinale Barbusi – Genna Corriga – Corongiu, £ 15.000.000 per la costruzione del fosso di guardia e ripristino delle strade urbane, e £ 5.000.000 per la costruzione del padiglione di isolamento infettivi nell’ospedale Sirai. Il 10 dicembre 1945, dopo averne assicurato in parte il finanziamento autonomo a mezzo di contributi di Enti e tasse e contributi degli alunni, è stata aperta la Scuola media, di cui occorre sollecitare la conferma del riconoscimento legale per cui sono state inoltrate al competente Ministero le relative pratiche. Dopo aver superato innumerevoli difficoltà è entrato in funzione l’ospedale Sirai, come stabilimento speciale del Comune. Per il funzionamento dell’ospedale, veniva richiesto al Ministero tramite Prefettura, ma senza alcun risultato, un contributo a fondo perduto di almeno £ 3.000.000. Analoga richiesta, sempre infruttuosa, era stata richiesta all’Alto Comissariato (alias Regione). La Società Carbonifera Sarda ha invece risposto all’appello
rivoltole accordando un contributo a fondo perduto di £ 1.800.000 in quote mensile da richiedersi dal Comune. Le elezioni amministrative comunali sono state svolte con la massima regolarità. Per le elezioni dell’Assemblea Costituente sono state già ultimate le intestazioni dei certificati elettorali. Si fa infine presente la necessità della costituzione della Compagnia barracellare, per cui già da tempo è stata richiesta al Comitato di Liberazione Nazionale locale la proposta di un nominativo per la nomina a capitano. Il sindaco di Carbonia, Renato Mistroni, esprime i ringraziamenti al Commissario prefettizio uscente, dott. Pensiero Macciotta, sulla gestione straordinaria tenuta. Intanto il Comune ha un ingente debito verso il Consorzio dell’Acquedotto del Sulcis per la concessione di acqua alla città e verso al Società Elettrica Sarda per la fornitura di energia elettrica.
Sotto la presidenza del Consiglio, Renato Mistroni, fu votata la delibera n. 7 sulla nomina di assessore delegato, fu nominato il prof. Tullio Mascia, già assessore effettivo della Giunta municipale di Carbonia.
Nella seduta del 16 giugno 1946, alle ore 10.00, nella sala delle adunanze del comune di Carbonia, con delibera n. 8, fu tenuta una relazione del sindaco, Renato Mistroni, nel Consiglio comunale.
Sempre nella seduta del 16 giugno 1946, con delibera n. 9, il Consiglio comunale decise unanimemente, in via d’urgenza, in merito alle relazioni del sindaco e degli assessori.
Mauro Pistis

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