1 December, 2022
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Uno dei cannoni di difesa del Forte Su Pisu.

Uno dei cannoni di difesa del Forte Su Pisu.

Il 16 ottobre scorso cadeva il bicentenario del sanguinoso attacco dei pirati barbareschi, avvenuto il 16 ottobre del 1815, alla cittadina costiera sulcitana di Sant’Antioco. Sbarcati a Is Pruinis, i pirati tunisini, dopo ore di assedio, sbaragliarono le fortificazioni uccidendo, il comandante Melis Alagna e i dodici miliziani che formavano la guarnigione a guardia del Forte Su Pisu. La città venne depredata e oltre 150 abitanti vennero catturati e condotti schiavi a Tunisi.

Si tratta di una ricorrenza che, nonostante l’episodio storico sia importante e venga ricordata anche da un quadro esposto nella sede della Provincia a Cagliari, è passato quasi inosservato in città. Unica manifestazione organizzata è stata quella del comune che, con la collaborazione della Cooperativa Archeotur che gestisce i siti storici e archeologici di Sant’Antioco, ha permesso la visita gratuita al forte sabaudo agli studenti delle scuole primarie e secondarie cittadine.

Tito Siddi

Il racconto dell’assalto a Sant’Antioco tratto dell’archivio storico. 

L’alba del 16 ottobre 1815 minacciava pioggia. La foschia avvolgeva la spiaggia de Is Pruinis quando, alle 7.00, oltre mille barbareschi tunisini sbarcarono nascosti alla vista del forte del ponte. Il forte Su Pisu viene invaso dopo oltre sette ore di assedio. Muoiono il comandante Melis Alagna e dodici miliziani. Oltre 150 abitanti di Sant’Antioco vengono catturati e condotti schiavi a Tunisi. Il 22 ottobre il comandante Giacomo Dalpino proveniente da Tunisi con un carico di grano informa il deputato di Sanità di Carloforte che: il giorno 19 corrente mese fu restituita la flotta tunisina composta di otto legni (Sicuramente dai pirati barbareschi) che sbarcarono 155 schiavi e cinque donne sarde, ed otto romani e detti corsari erano disarmando anzi che una corvetta dice esser già entrata in darsena ed il rimanente della flottiglia aveva già cominciato metter la batteria in terra…