19 September, 2026
HomePosts Tagged "Francesco Agus" (Page 30)

[bing_translator]

Palazzo del Consiglio regionale 2 copia

Riprenderanno giovedì 7 gennaio i lavori di commissioni e Consiglio regionale. Alle 12.00 è stata convocata la commissione “Autonomia”. L’organismo consiliare, presieduto da Francesco Agus, proseguirà l’esame degli emendamenti al DL 176 “Riordino del sistema delle Autonomie locali della Sardegna”.

Il disegno di legge sarà all’ordine del giorno della seduta del Consiglio regionale fissata alle 16.00. 

[bing_translator]

Palazzo del Consiglio regionale 3 copia

La prima commissione Autonomia del Consiglio regionale, presieduta dall’on. Francesco Agus (Sel), comincerà questo pomeriggio alle 15.30 l’esame degli emendamenti al disegno di legge 176/A sul riordino degli Enti locali. I lavori proseguiranno anche nella giornata di domani 30 dicembre, sia di mattina che di pomeriggio.

Nella stessa sessione, la commissione predisporrà inoltre uno specifico calendario di sedute riguardanti lo schema delle nuove norme di attuazione dell’art. 8 dello Statuto (Entrate della Regione).

[bing_translator]

Palazzo del Consiglio regionale 3 copia

Il Consiglio regionale ha dato il via libera alla proroga dei commissari delle Asl e all’istituzione della Asl unica.
Raimondo Perra, presidente della Commissione e relatore del provvedimento all’ordine del giorno, ha spiegato la ratio della norma: «La proroga del commissariamento delle Asl – ha spiegato Perra – è un atto dovuto non essendosi ancora concluso l’importante processo di riordino degli Enti Locali, a cui si lega anche la riduzione  del numero delle Aziende sanitarie».
E’ stato poi il turno del relatore di minoranza Giuseppino Pinna (Udc), secondo il quale dal provvedimento «emerge in modo palese la volontà della Giunta di mantenere sotto stretto controllo le Asl». Pinna ha contestato senza mezzi termini il commissariamento: «Doveva concludersi il 31 dicembre, siamo invece arrivati alla quarta proroga». L’esponente dell’Udc ha poi accusato la Giunta di voler incentivare una forma di governo straordinario delle Asl: «Sappiamo che questa ulteriore proroga non basterà per portare a termine la riforma – ha concluso Pinna – il commissariamento è un abuso di governo che configura una centralizzazione del potere e risulta essere uno straordinario mezzo di controllo politico sulle Aziende sanitarie».
Anche per Edoardo Tocco (Forza Italia) la proroga non risolve nulla. «Il sistema è bloccato, la proroga non crea vantaggi – ha detto il consigliere di minoranza – meglio definire la questione in modo più corretto affidando pieno mandato ai commissari. La proroga testimonia il disaccordo interno alla maggioranza».
Il consigliere Ignazio Locci (Forza Italia) ha espresso forti perplessità sulla proposta della Giunta di creare una Asl unica: « Ci saremmo aspettati una norma vera – ha rimarcato Locci – nei mesi scorsi avete scritto che prima di mettere mano alla riforma sanitaria occorreva aspettare la legge di riordino degli Enti locali. Ciò non è avvenuto. Non sono inoltre convinto che l’Azienda Unica sia la panacea di tutti i mali. Ci troveremo davanti a un mostro che avrà più potere dell’assessorato». Il consigliere azzurro ha quindi proposto una strada alternativa: «Meglio – ha concluso – disegnare ambiti territoriali ottimali cercando di avvicinare il più possibile il governo della sanità ai cittadini. Sarebbe opportuno spostare il commissariamento più avanti anche perché una discussione di questo tipo merita un serio approfondimento

Alessandra Zedda (Forza Italia) ha accusato la maggioranza di attuare e di fare annunci che poi non si traducono in fatti concreti. «Il vostro è un metodo di legiferare schizofrenico e offensivo per l’Aula, mai una volta si è portata una norma senza poi apportare modifiche che cambiano le carte in tavola. La Asl unica non riduce il disavanzo della Sanità e non cancellerà lo schiaffo della reintroduzione dell’Irap».
Giudizio negativo, infine, sulla gestione della Sanità da parte del centrosinistra: «Delle cose annunciate non si è visto nulla – ha concluso Zedda – intanto si fanno assunzioni senza scorrere le graduatorie e la spesa farmaceutica aumenta. L’unico risultato è la crescita della spesa sanitaria. Evitiamo in futuro di approvare leggi se poi non vengono applicate».
Secondo Marco Tedde (Forza Italia) tutti i nodi prima o poi vengono al pettine. «Avevate annunciato una riorganizzazione delle Asl ancorata alla legge di riordino degli Enti locali, l’incorporazione del SS. Annunziata all’Università di Sassari e, a Cagliari, del Microcitemico e del Businco al Brotzu. Nulla si è visto – ha detto Tedde – i commissari dovevano essere funzionali all’attuazione della riforma, siamo arrivati alla quarta proroga: è evidente che c’è qualche problema. Sarebbe stato molto meglio tenere i direttori generali che conoscevano lo stato dell’arte. Gli attuali commissari hanno dimostrato di aver studiato poco e male. Hanno fatto più di Carlo in Francia».
Marco Tedde ha poi ricordato che il deficit è cresciuto negli ultimi 12 mesi di 250 milioni di euro: «In alcune Asl non c’è responsabile dell’anticorruzione, alcune nominano consulenti siciliani, evidentemente ci sono delle esigenze da soddisfare – ha attaccato l’esponente dell’opposizione – la vostra è una gestione della sanità connotata da sprechi e completamente asservita alla politica».
Michele Cossa (Riformatori), rivolgendosi al presidente della Regione Francesco Pigliaru, ha ricordato la norma licenziata ieri dal Consiglio che introduce nuove tasse per la copertura del disavanzo della sanità. «Ieri la maggioranza ha approvato un provvedimento drammatico – ha detto Cossa – lei più di chiunque altro può valutarne l’impatto. Quella che è stata definita l’esplosione della spesa sanitaria in realtà non si coglie dai dati della Ragioneria dello Stato. Si tratta di uno sforamento limitato che non giustifica un provvedimento lacrime e sangue». Michele Cossa ha comunque riconosciuto l’urgenza di porre mano alla riforma della sanità: «Ciò che occorre spezzare è la ripresa di una spirale perversa della spesa – ha sottolineato – la quarta proroga del commissariamento non indica però un percorso per capire quale destino avrà la nuova rete ospedaliera e quale sarà il riordino complessivo del sistema».
Il consigliere dei Riformatori ha infine mostrato apprezzamento per l’ipotesi di una Asl unica. «Può rappresentare il primo passo verso la razionalizzazione della spesa. Su questo fronte – ha concluso Cossa – vogliamo fare un’apertura di credito alla Giunta».
Il consigliere Stefano Tunis (Fi) ha definito giunta e maggioranza “talmete inadeguati da sembrare grottesch”. «Non siete riusciti a fare la riforma sanitaria e invece di chieder scusa e limitarvi alla richiesta di proroga dei commissari, pretendete di spacciare per una norma laa dichiarazione di intenti per istituire la Asl unica». L’esponente della minoranza ha quidni invitato l’esecutivo a fornire materiale utile e studi che rafforzino la proposta della Giunta ed ha domandato: «Chi è il manager in grado di guidare questo mostro che vi proponete di creare? Il consigliere Paolo Truzzu (Misto-FdI) ha dichiarato che la proposta della Giunta certifica “l’ennesima incompiuta” e rappresenta “l’ennesimo annuncio” dell’esecutivo regionale. L’esponente della minoranza ha accusato la Giunta di procedere con continui rinvii su urbanistica, sanità, enti locali: avete paura del vostro fallimento. «L’azienda sanitaria unica è una follia – ha affermato Truzzu – e dove è stata istituita non ha prodotto i risultati attesi». Il consigliere di Fratelli d’Italia ha chiesto notizie sulla istituzione della centrale unica d’acquisto ed ha concluso invitando l’assessore Arru a rassegnare le dimissioni prima dell’approvazione della legge che istituirà l’azienda unica: perché l’assessorato della Sanità non servirà più a niente.
Il consigliere del Pd, Salvatore Demontis, ha salutato con favore la proposta per l’istituzione della Asl unica “con l’obiettivo di ridurre la spesa sanitaria” ed ha definito “paradossale” il dibattito suscitando le proteste di banchi della minoranza. «Il centrodestra ci accusa di non aver fatto in un anno e mezzo quello che loro non hanno fatto in cinque anni», ha proseguito l’esponente della maggioranza che è stato contestato ancor più duramente dai consiglieri dell’opposizione. Il presidente del Consiglio ha quindi sospeso i lavori ed alla ripresa i consiglieri della minoranza hanno lasciato in Aula come segno di protesta verso il consigliere Demontis.
Il capogruppo del Pd, Pietro Cocco, ha chiesto la parola per «chiosare l’atteggiamento dei colleghi del centrodestra» ma il presidente del Consiglio è intervenuto per affermare che «non è permessa la censura di alcun atteggiamento».
Il capogruppo del Misto, Fabrizio Anedda (Prc), ha criticato la nuova richiesta di proroga per i commissari Asl, avanzata dalla Giunta regionale («non sono bastati dodici mesi ne chiedete altri sei»). «Basta prendere tempo per affrontare le criticità – ha tuonato il consigliere della maggioranza – è ora di dare un segnale a coloro che vedono aumentate le tasse per ripianare i debiti della sanità».
Il capogruppo di “Soberania&indipendentzia”, Emilio Usula (Rosso Mori) ha ricordato la sua esperienza lavorativa nel campo della sanità ed ha affermato di aver visto nei suoi 34 anni di professione medica “clientele, sprechi, inefficienze e consulenze”. «Ho visto al governo della sanità la partitocrazia e non la meritocrazia», ha proseguito l’esponente della maggioranza, «e ci sono colpe trasversali alle quali la giunta cerca di porre rimedio». «Pur non essendo del tutto convinto che un’unica Asl porti risparmio e efficacia – ha concluso Usula – vedo l’intenzione politica positiva e per questo dichiaro il mio favore alla istituzione di un’unica Asl in Sardegna».
Francesco Agus  (Sel Sardegna), intervenendo nella discussione generale, ha fatto riferimento al provvedimento preso ieri dal Consiglio che inasprisce le tasse per risanare il disavanzo del settore sanitario. Per Agus, si è trattato di un provvedimento emergenziale che certo non risolve i problemi delle ASL. Il presidente della Prima commissione è convinto che nella sanità bisogna cambiare passo e mettere in atto provvedimenti adeguati  per evitare gli sprechi.
Angelo Carta (Psd’Az) ha detto che  non si sta processando il passato o il presente ma il dibattito serve per capire se questo emendamento presentato dalla giunta sia  efficace o meno.
Attilio Dedoni (Riformatori sardi)  ha ribadito la necessità di una riforma seria. Il capogruppo dei Riformatori ha detto di essere d’accordo con l’ipotesi di una unica Asl che farebbe, tra l’altro, risparmiare circa 3 milioni di euro l’anno.
Per Gianluigi Rubiu (Udc Sardegna) questo disegno di legge rappresenta la sconfitta della politica e della democrazia. Il commissariamento, infatti, è uno strumento straordinario. Ma nel settore sanitario è la quarta volta che si prorogano i commissari, quindi la giunta vuole abusare di un sistema che non ha nulla di democratico. Solo uno stolto non capisce che tra tre mesi il Consiglio sarà chiamato  votare un’altra volta la proroga dei commissari.
Pietro Cocco (Pd) ha voluto riportare il dibattito su un giusto binario. Stiamo discutendo di un emendamento che prevede che dal 1 luglio 2016 esisterà un’azienda sanitaria unica regionale. Di questo stiamo parlando. La proroga dei commissari è solo un dettaglio. Cocco ha ribadito che il centrosinistra vuole le riforme. La sanità va riformata perché i costi sono esorbitanti. Proviamo con l’azienda sanitaria unica regionale: è una strada nuova che ci può dare nuove speranze di una sanità migliore. Il capogruppo del Pd ha rimandato al mittente le critiche sulle consulenze dicendo che in questa legislatura sono state ridotte del 30%.
Pietro Pittalis (FI), parlando del provvedimento approvato ieri dal Consiglio, ha ribadito che è sbagliato e di dubbia legittimità. La responsabilità è però della Giunta e della maggioranza. Pittalis ha dichiarato di essere d’accordo con Pietro Cocco sul fatto che  il sistema sanitario vada  riformato. Si tratta di individuare gli strumenti e il metodo da utilizzare. Il 17 novembre del 2014, ha ricordato Pittalis, il Consiglio ha approvato una legge di riforma del sistema sanitario in cui la maggioranza dava  indicazione per una riforma del sistema che sembra contraddica quello che vuole  fare oggi. Nella legge 23 del 7 novembre avete messo in evidenza che la legge avvia il processo di riorganizzazione delle ASL ipotizzando, non la creazione di una azienda unica, ma la creazione di un sistema con più ASL. Cosa è cambiato in questo anno? Quale è la filosofia nuova? Noi vogliamo capire quale è la posizione della maggioranza. Inoltre, in quella legge avevate previsto alcune incorporazione alla Asl di Sassari e di Cagliari. Avete cambiato idea? Sembra tutto in contraddizione. Chiusa la discussione generale, il presidente Ganau ha dato la parola all’assessore della Sanità Luigi Arru che ha difeso il provvedimento approvato ieri dal Consiglio. E’ stata una scelta difficile e impopolare non è stata fatta a cuor leggero, ma stiamo lavorando per una sanità moderna ed efficiente. Abbiamo fatto di tutto per non aumentare le tasse dei sardi per coprire il disavanzo, ma non si poteva fare diversamente, anche perché in Sardegna quasi la metà della popolazione è esente da ticket. Dobbiamo poi prendere atto che la sanità costerà sempre di più anche a causa del progressivo invecchiamento della popolazione e dobbiamo fare i conti anche con i ricoveri inappropriati (circa 14.000 in un anno). Stiamo puntando alla riorganizzazione progressiva della rete ospedaliera e alla fornitura di servizi che garantiscano, come il servizio di elisoccorso h24, la sicurezza per i sardi di essere soccorsi e curati nel miglior modo possibile.
Il presidente ha messo in votazione il passaggio agli articoli. L’Aula ha dato il via libera all’esame dell’articolato con 30 sì, 19 no. L’Aula è poi passata all’esame dell’articolo 1 e delle relative proposte di correzione. Il presidente Ganau ha chiesto il parere del presidente della Commissione Raimondo Perra che ha chiesto cinque minuti di sospensione per valutare il contenuto di alcuni emendamenti.
Il consigliere dei Riformatori Michele Cossa ha invitato la maggioranza a una valutazione attenta di alcune proposte dell’opposizione, in particolare sugli emendamenti che introducono un divieto di proroga per i commissari che non si sono distinti per una corretta gestione delle Asl. Il presidente Ganau ha accolto la richiesta di Raimondo Perra e sospeso la seduta per cinque minuti. Alla ripresa dei lavori il presidente della Commissione “Sanità” ha dato parere favorevole solo all’emendamento della Giunta che propone la creazione della Asl unica. Ha quindi preso la parola il consigliere dell’Uds Mario Floris che ha stigmatizzato il contenuto del disegno di legge: «Nessuno è in grado di valutare gli effetti di questo provvedimento. Manca un disegno organico sulla sanità come manca su tutti gli altri settori – ha sottolineato Floris – non ci possiamo permettere il lusso di fare una riforma senza prima valutarne le conseguenze, occorre capire se il rimedio individuato sarà peggio del male. I consiglieri devono essere messi in grado di lavorare al meglio».
L’ex presidente della Regione ha quindi lamentato la carenza negli organici del Consiglio regionale: «Mancano 94 unità su 228, l’Ufficio Studi non è in grado di funzionare, il Consiglio deve essere messo in grado di operare – ha concluso Floris – la sanità non è una materia qualunque, occorre tenere conto delle esigenze dei cittadini. Asl unica rimedio di tutti i mali? Me lo auguro ma nessuno può dire con certezza che è così».
Il presidente Ganau ha risposto alle lamentele del consigliere Mario Floris. «Siamo al lavoro per risolvere i problemi e potenziare il Consiglio, presto presenteremo una proposta per una rivisitazione della pianta organica».
E’ poi intervenuto il consigliere Christian Solinas (Psd’az) che ha espresso dubbi sulla utilità dell’emendamento presentato dalla Giunta: «Ci troviamo davanti a un’eterogenesi dei fini oppure si tratta di un ritorno del Gattopardo: si cambia tutto perché non cambi niente?».
Christian Solinas ha poi fatto notare che la prima stesura dell’emendamento affiancava al direttore della Asl unica una serie di sub commissari. di questo ora non c’è più traccia: «Di fatto si sarebbe spostato in  capo al direttore generale la nomina dei sub commissari – ha detto il consigliere dei Quattro Mori – c’è da parte di tutti la volontà di capire quale sarebbe la migliore riforma. Oggi ci occupiamo troppo di struttura amministrativa e lasciamo da parte la qualità della prestazione sanitaria. Non vorrei che dopo l’idromostro (Abbanoa) si creasse un Ciclope sanitario (Asl unica) che gestisce 2,8 milioni di euro. La somma di inefficienze non può generare efficienze, la somma di debiti rischia di creare un debito ancora più grande». Rispondendo al collega Pietro Pittalis, il consigliere dei Riformatori Michele Cossa ha precisato di non avere dato nessuna fiducia alla Giunta. «Prendiamo semplicemente atto di un annuncio – ha rimarcato Cossa – l’unica certezza finora è l’introduzione di nuove tasse. Detto questo, occorre riconoscere che formule magiche non ne ha nessuno. Un modo di mettere freno alla crescita della spesa è quello di centralizzare la catena di comando e individuare una centrale unica di acquisti. Dopo 30 anni i tempi sono maturi per fare una scelta di questo genere. A una condizione: che a governare il processo non venga mandato un personaggio qualunque, servono obiettivi chiari». Michele Cossa ha poi illustrato gli emendamenti all’emendamento della Giunta. «Si tratta di proposte migliorative – ha affermato l’esponente della minoranza – per applicare ai commissari la disciplina dei direttori generali; impedire la nomina di chi ha fatto il commissario nei cinque anni precedenti; introdurre elementi di valutazione per chi è iscritto all’albo dei direttori generali; stabilire l’incompatibilità tra i direttori che concorrono a stilare le graduatorie e vietare di nominare i commissari che hanno rifiutato gli atti alla Commissione d’inchiesta e quelli che hanno chiuso i bilanci in perdita». Il presidente Ganau ha quindi messo in votazione gli emendamenti all’emendamento della Giunta. Il consigliere Cossa ha chiesto un “sussulto di dignità” sull’emendamento n. 219 con il quale si chiedeva di impedire la nomina dei commissari che non hanno fornito i dati richiesti alla Commissione di inchiesta sulla Sanità. «Alcuni commissari si sono comportati in modo oltraggioso nei confronti del Consiglio, hanno trovato mille pretesti per ritardare l’indagine. I dati forniti sono difficilmente decifrabili. Occorre dare un segnale, la Commissione d’inchiesta non è stata in condizione di operare».
Tutti gli emendamenti sono stati respinti dall’Aula. Gianfranco Ganau ha quindi messo in discussione l’emendamento sostitutivo totale n.214 con il quale si impegna l’esecutivo ad adottare un disegno di legge entro 30 giorni per l’istituzione della Azienda sanitaria unica.
Il consigliere Ignazio Locci (Forza Italia) ha espresso dubbi sulla scelta dell’esecutivo: «In Sardegna si poteva cercare soluzioni differenti – ha detto  è difficile dire sì alla Asl unica se ancora non si conosce la riforma degli Enti locali». Secondo Alberto Randazzo (Forza Italia) la Asl unica rappresenta un compromesso. «L’emendamento originale era diverso – ha affermato – non credo che esista un Sergio Marchionne per la gestione di un’azienda pubblica». Il consigliere Michele Cossa (Riformatori) ha chiesto la votazione per parti dell’emendamento 214. Il presidente del Consiglio ha accolto la richiesta ed ha posto in votazione il primo comma (relativo all’istituzione dell’azienda unica) che è stato approvato con 33 favorevoli e 12 contrari; quindi ha posto in votazione il comma secondo (proroga dei commissari Asl) che è stato approvato con 31 favorevoli e 14 contrari.
Il presidente del Consiglio ha dichiarato decaduti tutti gli altri emendamenti presentati all’articolo, tranne il n. 212 (soppressione dell’articolo 2), ed ha altresì dichiarato l’emendamento 213 inammissibile. Il primo firmatario dell’emendamento 212, il capogruppo di Forza Italia, ha dichiarato il ritiro ed il presidente del Consiglio ha posto in votazione l’articolo 2 (Entrata in vigore) che è stato approvato.
Approvato anche l’ordine del giorno presentato da tutti i capigruppo che proroga il termine, 31 luglio 2016, entro il quale la commissione d’inchiesta sui costi della sanità dovrà riferire al Consiglio regionale. Il consigliere dei Riformatori, Michele Cossa, ha proposto che si proceda con la modifica della legge a seguito dell’approvazione dell’emendamento 214. Il presidente del Consiglio ha proceduto con la messa in votazione del testo finale della legge che è stato approvato e il presidente Ganau ha quindi formulato gli auguri di Buone Feste ed ha ricordato, prima di dichiarare chiusi i lavori, che, così come concordato dalla conferenza dei capigruppo, il Consiglio è convocato il 7 gennaio 2016, alle 16.00, con all’ordine del giorno il disegno di legge sul riordino del sistema degli Enti locali.

[bing_translator]

Palazzo del Consiglio regionale 3 copia

Il Consiglio regionale ha approvato la proposta di legge n. 292/A contenente disposizioni urgenti per interventi sul patrimonio culturale.

La seduta si è aperta sotto la presidenza del presidente Gianfranco Ganau. Dopo le formalità di rito, il presidente del Consiglio ha convocato la conferenza dei capigruppo a conclusione della quale, ha comunicato la decisione di procedere con l’inversione dell’ordine del giorno ed ha invitato il relatore della maggioranza, Franco Sabatini (Pd) ad illustrare la Pl n. 292 “Disposizioni urgenti per interventi sul patrimonio culturale e la valorizzazione dei territori, occupazione, opere pubbliche e rischio idrogeologico e disposizioni varie” (Pietro Cocco, Roberto Desini, Fabrizio Anedda, Daniele Cocco, Emilio Usula e Pierfranco Zanchetta).

Il relatore dopo una breve introduzione all’argomento, sollecitato ad una stretta sui tempi, ha polemicamente manifestato l’intenzione di dimettersi da relatore ed ha dichiarato di non conoscere le risultanze della capigruppo, interrompendo il suo intervento.

Il presidente del Consiglio ha dichiarato aperta la discussione generale ed il consigliere del Pd, Roberto Deriu, ha chiesto una sospensione dei lavori, accordata dal presidente del Consiglio che alla ripresa dei lavori ha ricordato i diversi passaggi in Aula ed invitato relatore e Giunta ad esprimere i pareri di competenza per il passaggio agli articoli. Al parere favorevole del relatore Sabatini è seguito quello della Giunta formulato dall’assessore Paci. Approvato il passaggio agli articoli e aperta la discussione sull’articolo 1 e sugli emendamenti, il relatore e la Giunta hanno invitato i presentatori dell’emendamento n. 5 al ritiro. Invito accolto e così il presidente ha posto in votazione l’articolo 1 (Patrimonio culturale e valorizzazione dei territori) che è stato approvato con 46 favorevoli e 2 contrari.

Il relatore e la Giunta hanno quindi invitato i presentatori al ritiro degli emendamenti n. 12 e n. 13 all’articolo 2 (Incentivi all’esodo della Fluorite di Silius Spa in liquidazione) ms ls prima firmataria, la consigliera Annamaria Busia (Sovranità, democrazia, lavoro) ha confermato la volontà di sottoporli all’attenzione dell’Aula.

Il consigliere dei Riformatori, Michele Cossa, ha manifestato la necessità di ulteriori chiarimenti sugli incentivi all’esodo, affermando che «la Regione con le sue partecipate è un specie di mostro» e ricordando che l’Igea continua a programmare assunzioni.

La consigliere Busia (Cd) ha spiegato all’Aula le ragioni del mancato ritiro degli emendamenti 12 e 13 (divieto di assunzioni e esodo solo su base volontaria) ed ha rimarcato la necessità di verificare le attività poste in essere dal commissario liquidatore

La consigliera di Forza Italia, Alessandra Zedda (Fi), ha dichiarato che la situazione della ex Silius è opposta a quella dell’Igea («la prima non ha mai assunto dopo la messa in liquidazione») ed ha ricordato l’esodo volontario all’ex Silius che ha fatto sì ceh il personale attualmente impiegato sia destinato soltanto per la messa in sicurezza e il ripristino del sito minerario. «Concordo sull’emendamento 13 – ha concluso Alessandra Zedda – perché rafforza il concetto che non possono farsi assunzioni e sulle consulenze ricordo che l’unica che esiste è quella per la gestione del personale (servizio esternalizzato al costo di 35mila euro anno)».

Il capogruppo del Pd, Pietro Cocco, ha dichiarato di condividere le osservazioni formulate da Alessandra Zedda ed ha dichiarato il voto contrario all’emendamento Busia e più (n. 13) «perché è profondamente sbagliato».

Il presidente ha quindi posto in votazione, in sequenza, gli emendamenti n. 12 e n. 13 che non sono stati approvati e poi l’Aula ha dato il via libera all’articolo 2.

Senza discussione e senza emendamenti sono stati quindi approvati l’articolo 3 (Rischio idrogeologico); l’articolo 4 (Modifiche alla legge regionale n. 19 del 2014); l’articolo 5 (Norma interpretativa dell’articolo 5, comma 16 della legge regionale n. 12 del 2013).

L’Aula è quindi passata all’esame dell’articolo 6 “Modifiche alla legge regionale n. 5 del 2015” e dei relativi emendamenti.

La norma consente l’accesso alle risorse del mutuo per la progettazione e realizzazione di opere di interesse regionale e di competenza degli enti locali; la copertura, senza spese aggiuntive per il bilancio regionale, degli oneri a carico dei Consorzi di bonifica per l’assunzione obbligatoria di personale avventizio e la liquidazione dei debiti di Abbanoa nei confronti dei Consorzi di bonifica con pagamento diretto.

Dopo la formulazione del parere sugli emendamenti da parte del presidente della Commissione Bilancio Franco Sabatini e dell’assessore alla Programmazione Raffaele Paci, ha preso la parola il consigliere sardista Christian Solinas che ha illustrato l’emendamento n. 4 con il quale si propone di destinare 300mila euro per la ristrutturazione del Teatro delle saline di Cagliari. «E’ necessario un intervento urgente per preservare un bene di interesse regionale – ha spiegato Solinas – -se non si agisce subito c’è il rischio che la situazione diventi irreparabile».

L’assessore Paci ha riconosciuto la necessità di un intervento su uno stabile di valore storico ma ha anche spiegato che non si possono prevedere riserve su una procedura che va a bando. «C’è comunque l’impegno della Giunta, d’intesa con il Comune di Cagliari, per avviare la ristrutturazione dell’immobile». Ottenuta la rassicurazione della Giunta, il consigliere Solinas ha ritirato l’emendamento n.4.

Sull’emendamento n.14 è intervenuto il consigliere Gianni Lampis (FdI): «Poniamo all’attenzione dell’Aula la grave situazione di crisi in cui versa il Medio Campidano – ha detto Lampis – siamo disponibili al ritiro dell’emendamento solo se c’è l’impegno concreto da parte della Giunta per il riconoscimento del Medio Campidano come area di crisi».

Il consigliere Francesco Agus (Sel) ha espresso apprezzamento per l’impegno assunto dall’assessore Paci sul Teatro delle Saline. «Ricordo che durante la scorsa finanziaria si prese l’impegno a risolvere il problema – ha detto Agus – la prossima manovra deve trovare le risorse, un intervento di ordinaria manutenzione scongiurerebbe spese più gravose in futuro».

E’ stato quindi annunciato il ritiro degli emendamenti n.3 e 4 e 15. Su quest’ultimo è intervenuto il consigliere del PD Alessandro Collu: «Faccio mie le parole di Lampis – ha detto l’esponente della maggioranza – siamo disponibili al ritiro ma chiediamo pari dignità per il territorio del Medio Campidano».

Il presidente Ganau ha quindi messo in votazione l’emendamento n.10 (Cocco e più) che è stato approvato dall’Aula. La norma stabilisce che, a decorrere dal 2016, venga istituito uno specifico capitolo di bilancio per le risorse destinate a garantire la fornitura idrica a valore energetico che costituiscono per l’Enas (gestore del sistema idrico multisettoriale) entrate a destinazione vincolata. L’emendamento prevede, inoltre, che il ristoro dei costi energetici ancora dovuti ai Consorzi di Bonifica per le annualità 2014-2015 siano corrisposti da Abbanoa.

Via libera anche all’emendamento n.11 (Deriu e più) con il quale si prorogano le nomine degli amministratori straordinari e del commissario della provincia di Cagliari fino alla elezione del presidente della rispettiva provincia. La norma assicura inoltre la continuità dei servizi assicurati dalle ex province con la proroga dei contratti di lavoro per l’anno 2016.   

Prima della votazione sul testo finale dell’articolo 6 è intervenuta la consigliera Rossella Pinna (Pd) : «Annuncio il mio voto favorevole – ha detto Pinna – riallacciandomi agli interventi dei colleghi Lampis e Collu ricordo che è stata depositata la mozione n.214 nella quale si richiama con forza la necessità che la Giunta prenda atto dello stato di crisi dei comuni del Medio Campidano. C’è un dato emblematico: mentre in Sardegna il tasso di disoccupazione si attesta al 18%, nel Medio Campidano arriva al 27,9%: non è più procrastinabile un intervento della Giunta per questo territorio martoriato. La mozione deve essere discussa al più presto».

Paolo Truzzu (Fd’I) ha annunciato il suo voto contrario: «Questo articolo sana una situazione illegittima con la proroga ulteriore dei commissari delle province”.

Il presidente ha quindi aperto la votazione e il testo finale dell’art.6 è stato approvato.

Disco verde anche per l’art 7 “Aumento e valorizzazione del patrimonio boschivo”, mentre sull’art.8 “Manifestazioni sportive nazionali e internazionali” il consigliere Lorenzo Cozzolino ha respinto l’invito al ritiro dell’emendamento n 8 con il quel si chiedeva la soppressione dei commi 2 e 3 della norma in discussione. Sul punto è intervenuto Gigi Ruggeri (Pd): «L’emendamento – ha spiegato Ruggeri – agisce su un comma sul quale è prevista un’ulteriore contribuzione per le società sportive già ampiamente finanziate con la finanziaria. E’ il caso di smetterla con i provvedimenti “mancetta”». L’emendamento è stato respinto dall’Aula, mentre l’articolo è stato approvato a scrutinio palese.

Via libera, in rapida successione anche agli articoli 9 “Rimodulazione delle risorse disponibili in capo al Consorzio industriale provinciale di Cagliari”; 10 “Modifiche all’articolo 7 della legge regionale 5 agosto 2015, n. 20 (Trasformazione in agenzia del Consorzio per l’assistenza alle piccole e medie imprese “Sardegna ricerche”)” e 11 con il quale viene data un’interpretazione del comma 8 dell’articolo 3 della legge regionale n. 6 del 2012, al fine di omogeneizzare l’applicazione della normativa regionale con quella nazionale sull’accertamento della dipendenza dell’infermità da causa di servizio, il rimborso delle spese di degenza per causa di servizio e l’equo indennizzo a favore del personale del Corpo forestale e di vigilanza ambientale, della Direzione generale della protezione civile e dell’Ente foreste della Sardegna, per le infermità contratte per effetto dello svolgimento di funzioni di pubblica sicurezza o di soccorso pubblico.

Si è poi passati alla discussione dell’art. 12 “Misure per la protezione civile” e dei relativi emendamenti. Sentiti i pareri di Commissione e Giunta il presidente Ganau ha dato la parola al consigliere Marco Tedde (Forza Italia) che, dopo le rassicurazioni dell’assessore Paci, ha ritirato l’emendamento n.1 con il quale interventi urgenti per la bonifica della Pineta Mugoni di Alghero. Il testo dell’articolo 12 è stato approvato.

Sull’emendamento n.2 (Tedde e più) ha preso la parola l’assessore Paci per annunciare una determina dell’Agenzia Regionale del Lavoro che mette a disposizione le risorse richieste dai Comuni di Sorso e Alghero per prosecuzione degli interventi in capo ai lavoratori socialmente utili. «In finanziaria – ha detto Paci – metteremo a disposizione ulteriori risorse in bilancio per coprire le necessità del prossimo anno».

Marco Tedde, pur esprimendo soddisfazione per l’annuncio dell’assessore, ha confermato la presentazione dell’emendamento: «Va bene la determina dell’Agenzia ma non è ancora chiaro se ci sia la volontà di salvaguardare la posizione di questi lavoratori e i servizi svolti dalle società per la manutenzione degli edifici e del verde pubblico e la gestione delle strade». L’emendamento è stato respinto con 29 voti contrari e 19 a favore.

Approvati invece gli emendamenti n. 7 (Ruggeri) e 9 (Cocco e più). Il primo consentirà alle Asl di sottoscrivere contratti con strutture ospedaliere private non interessate a processi di aggregazione i cui posti letto non sia inferiore a 60. Il secondo impegna 60mila euro per la prosecuzione delle attività della piattaforma tecnologica tecnologica Sardegna Turismo.

Successivamente l’Aula ha dato il via libera alla versione finale dell’articolo 12 e agli articoli 13, 14 e 15.

Il presidente Ganau ha quindi messo in votazione il testo finale della proposta di legge n. 292 che è stato approvato con 32 voti a favore e 1 contrario.

Dopo una breve sospensione, il presidente, su richiesta del capogruppo del Pd Pietro Cocco, ha dichiarato chiusa la seduta e aggiornato i lavori alle ore 15.00.

[bing_translator]

Questa mattina, alle 9.30, nella sala Anfiteatro di via Roma 253 a Cagliari, è in programma un seminario sulla legge di riordino delle autonomie locali dal titolo “Il ruolo delle città nella pianificazione strategica per lo sviluppo dei territori”. All’evento, organizzato dall’assessorato degli Enti locali, parteciperanno gli assessori degli Enti locali, Cristiano Erriu, e della Riforma della Regione Gianmario Demuro.

Tra gli interventi più qualificati quello di Roberto Camagni, docente del Politecnico di Milano, che parlerà di “Economia regionale ed economia delle città: Città metropolitane e Reti di città”, un tema che nelle ultime settimane ha dato vita ad appassionati dibattiti in tutta l’Isola. Il presidente di Anci Sardegna, Pier Sandro Scano, illustrerà “Il ruolo dei Comuni nel processo di riforma”, il presidente della Commissione Autonomia del Consiglio regionale Francesco Agus “Il nuovo assetto amministrativo tra riforme e autonomia”, il consigliere regionale Roberto Deriu “Le prospettive di sviluppo nel governo del territorio” mentre il sindaco di Cagliari Massimo Zedda tratterà “La programmazione d’area vasta”. I lavori saranno coordinati da Silvano Tagliagambe.

 

[bing_translator]

Palazzo del Consiglio regionale 2 copia

Il Consiglio regionale ha iniziato stamane l’esame degli articoli e degli emendamenti del D.L. 176/A sul riordino degli Enti locali.

Il capogruppo di Forza Italia Pietro Pittalis ha lamentato che «la prova muscolare su problemi così importanti è una grave responsabilità della maggioranza; nessuna censura sull’operato del presidente ma deve essere chiaro che ci sono troppo deroghe simili a stampelle per la maggioranza, bisogna invece riportare tutto nell’ambito della normalità senza costringere l’opposizione a rendere inagibile l’Aula del Consiglio».

Il vice-capogruppo di Forza Italia Alessandra Zedda ha osservato che il Consiglio «non è stato messo in grado di poter lavorare perché gli emendamenti agli emendamenti sono arrivati adesso ed intervengono in profondità su un testo cambiato più volte». E’diritto dei consiglieri, ha aggiunto, «conoscere l’oggetto del dibattito, soprattutto su un provvedimento così importante».

Il consigliere Ignazio Locci (Forza Italia) ha messo in luce le condizioni di quanti non fanno parte della commissione autonomia che hanno ancor meno elementi di conoscenza della legge. Stanno saltando, ha dichiarato, «i rapporti fra Giunta e Consiglio e fra maggioranza ed opposizione, sarebbe quindi il caso di utilizzare bene il regolamento e riaprire i termini per la presentazione degli emendamenti».

Il consigliere Marco Tedde (Forza Italia) ha detto che, a suo avviso, «la maggioranza sbaglia ad andare avanti a testa bassa su una legge che non si può definire ordinaria perché segna il percorso della comunità sarda per i prossimi trent’anni, anche per questo è inaccettabile che solo adesso abbiamo potuto leggere gli emendamenti collegati ad una serie di articoli della legge».

Il presidente ha ribadito che il Consiglio, su quel punto, ha già deciso. 

Il presidente del Consiglio ha dichiarato aperta la discussione sull’articolo 1 (“Oggetto e finalità”) ed ha elencato gli emendamenti presentati all’articolo 1 e agli emendamenti agli emendamenti, ed ha quindi invitato il relatore della maggioranza ad esprimere il necessario parere. Il consigliere Roberto Deriu (Pd) ha proceduto con l’elencazione del parere contrario, di quello favorevole e dell’invito al ritiro con la trasformazione in ordine del giorno.

L’assessore degli Enti locali, Cristiano Erriu, ha dichiarato il “parere della Giunta conforme a quello della commissione”.

Il consigliere del Psd’Az, Christian Solinas, ha quindi domandato polemicamente al presidente del Consiglio quando si sarebbe riunita la Prima commissione per esprimere il parere agli emendamenti degli emendamenti, così come formulati dal relatore Deriu ed ha affermato che nel corso della riunione della Prima commissione non si è mai formulato, come invece è stato fatto dal relatore in Aula, l’invito alla trasformazione degli emendamenti in ordini del giorno.

Il presidente del Consiglio ha confermato che non si è tenuta alcuna riunione della Prima commissione per esprimere il parere agli emendamenti degli emendamenti  e che i lavori procedono secondo norma e prassi.

Il consigliere Mario Floris (Misto-Uds) ha rimarcato che il testo presentato in Aula è diverso da quello che è stato approvato nella Prima commissione: «Così non si può procedere e stiamo per arrivare alle denunce penali». Il presidente del Consiglio ha dunque invitato i consiglieri a proporre eventuali modifiche al regolamento alla preposta Giunta se si vogliono modificare le regole della discussione dei disegni di legge in Aula e in commissione.

Il capogruppo di Forza Italia, Pietro Pittalis, ha preso la parola per domandare chiarimenti sull’eventuale incontro tra i capigruppo e gli operai dell’Alcoa ed il presidente Ganau ha affermato che l’incontro potrebbe svolgersi tra le 14 e le 16, salvo disponibilità della Giunta.

Il consigliere di Forza Italia, Stefano Tunis è invece intervenuto per invitare il relatore d’Aula, Roberto Deriu, «a non confondere il parere della commissione con quello personale del relatore».

Il consigliere, Mario Flrois (Misto-Uds), ha aperto gli interventi nel merito ed ha citato in premessa le parole del presidente della Regione pronunciate nel suo discorso di insediamento con riferimento alla necessità di far cessare contrapposizioni e contrasti tra maggioranza e minoranze e tra le forze politiche nel Consiglio regionale. A giudizio del già presidente della Regione “le demagogiche contrapposizioni” si stanno però accentuando proprio sul tema delle riforme ma anche su quelli che attengono sanità e trasporti. «La proposta che si discute sugli Enti locali – ha dichiarato Floris – è tutto fuorché un’ipotesi di riforma e si procede con una mortificazione dell’Assemblea regionale facendo emergere un metodo discutibile che evidenzia una certa superficialità istituzionale».

Il consigliere del Psd’Az, Marcello Orrù, ha rivolto pesanti critiche all’assessore degli Enti locali anche in riferimento alle dichiarazioni rese alla stampa nel corso degli ultimi mesi, segnati dalle polemiche proprio sul tema del riordino degli Enti locali. L’esponente della minoranza ha quindi definito “fallimentare” l’esperienza del governo regionale e si è detto rammaricato per l’assenza del presidente Pigliaru («l’unico eletto in una giunta di nominati»). «Ciò che manca – ha insistito Orrù – è la politica e le dinamiche e lo scontro che hanno caratterizzato il percorso del Dl 176 lo dimostra». Orrù ha quindi affermato che l’assessore Erriu ha «una visione cagliaricentrica e discriminatoria verso gli altri territori dell’Isola» ed ha ribadito la necessità di riconoscere a Sassari e al Nord Ovest lo status di città metropolitana che il centrosinistra vuole riconoscere solo per la città di Cagliari.

Il consigliere Stefano Tunis (Fi) ha invitato il presidente del Consiglio a far cessare «il capannello sul banco del relatore Deriu» ed ha preannunciato “tempi lunghi” per l’esame del Dl 176 («abbiamo fatto bene a non partecipare ai lavori della Prima commissione perché sapevamo che il testo sarebbe stato modificato in aula dagli stessi proponenti»). L’esponente della minoranza ha quindi affermato che la riforma in discussione «si calerà come una mannaia sugli Enti Locali della Sardegna perché è rivolta ad un sistema profondamente diverso da quello sardo». Tunis ha quindi criticato l’atteggiamento “supino” della Giunta verso il Governo di Roma: «Di fatto si rinuncia ad esercitare le prerogative autonomistiche su un tema centrale come è quello degli Enti Locali». 

Il consigliere Luca Pizzuto (Sel), rivolgendosi ai colleghi dell’opposizione, ha ricordato le responsabilità passate sul fronte degli enti locali: «Non dimentichiamoci che nella precedente legislatura c’è stato un referendum-truffa che ha annullato enti democraticamente eletti e messo a rischio migliaia di posti di lavoro senza indicare soluzioni».

Riguardo alla legge in discussione, Pizzuto ha detto di non condividere l’impostazione nazionale. «Si prosegue nell’idea di annientare le forme di democrazia diretta e mettere in difficoltà gli enti intermedi che sono invece strumenti di sviluppo per le comunità locali – ha rimarcato il consigliere di Sel – spero che avremmo la capacità di costruire il riscatto non solo della Città metropolitana di Cagliari ma anche delle periferie. Mi auguro che la notizia di un declassamento di Carbonia e Iglesias non sia vera».

L’esponente della maggioranza ha infine auspicato una semplificazione amministrativa: «Il comma 5 dell’art. 1 è significativo – ha affermato Pizzuto – non ci nascondiamo che uno dei problemi maggiori quando si deve fare un’opera pubblica è l’enormità dei pareri e dei permessi da richiedere. Siccome si parla di aree vaste e intermedie è necessario che dentro la riforma ci siano gli strumenti per ottenere una vera semplificazione evitando il rischio di un’ulteriore frammentazione. Ho fiducia nella maggioranza perché si possa lavorare per la migliore riforma possibile».

Il consigliere Ignazio Locci (Forza Italia) ha espresso un giudizio negativo sul contenuto della riforma e dell’art.1. «La norma crea i presupposti per aumentare la conflittualità tra i territori escludendo i piccoli comuni, le zone montane e le periferie della Sardegna a grave rischio di spopolamento – ha detto Locci – un recente studio del prof. Bottazzi dice che nei prossimi vent’anni 160 comuni della Sardegna rischiano di sparire. Dentro la riforma non c’è nulla per salvaguardare questi centri che rappresentano l’ossatura dell’Isola».

Secondo l’esponente della minoranza, il disegno di legge in discussione accetta la logica della riforma nazionale Delrio. «Non si tutelano le mostre comunità e le nostre tradizioni. Si svuotano i comuni di competenze lasciando loro solo l’organizzazione dello Stato civile e dell’anagrafe – ha affermato Locci – abbiamo la necessità di scrivere adesso che cosa vogliamo fare. Bisogna affermare che vogliamo salvare le nostre tradizioni e le nostre comunità senza lasciarle in balia di una logica tecnocratica. Così facendo si condannano i piccoli paesi all’oblio».

Il consigliere Cesare Moriconi (Pd) ha ammonito il Consiglio sui rischi di un confronto aspro su un tema delicato come  quello del riassetto degli Enti locali: «E’ un dibattito che va avanti da troppo tempo – ha detto Moriconi – dopo le riforme degli anni 60, 80 e dei primi anni 2000 si è arrivati all’abolizione delle Province senza mettere in piedi uno strumento alternativo. Ora si respira un clima popolare di sfiducia, non ci accorgiamo di questo. Ho la vaga sensazione che nelle sacche del malcontento popolare ci sia rimasto poco da grattare. Fuori dal Palazzo non si distinguerà più tra maggioranza e opposizione».

Moriconi ha quindi auspicato una discussione più serena: «La drammatica situazione finanziaria non dipende da questa legislatura – ha rimarcato Moriconi – è giusto confrontarsi ma senza giocare allo scaricabarile. A chi giova far saltare il banco? Anche nel 2001 in occasione della legge regionale n.9 le tensioni locali e territoriali erano al limite della sopportazione. Allora le forze politiche riuscirono a compiere uno sforzo di dialogo e a costruire una coscienza unitaria all’interno dell’Aula. Allora governava il centrodestra, anche quel progetto non piaceva a tutti ma nessuno si sognò di andare allo scontro. Si lavorò per unire le popolazioni e non per dividerle». Il consigliere del Partito Democratico ha concluso il suo intervento con un appello a tutte le forze politiche: «Questo Consiglio ha fatto tanti errori nei decenni, ai sardi appassiona poco scoprire a chi debbano essere attribuite le responsabilità,  proviamo insieme a lasciare un segno positivo».

Marco Tedde (Forza Italia) ha riconosciuto l’importanza del provvedimento in discussione: «Questa è la legge più significativa della legislatura, ha un peso che si avvicina al rango costituzionale – ha sottolineato Tedde – non ci saremmo aspettati che potesse avere questo iter legislativo. Le quattro stesure hanno creato sconcerto non solo tra noi ma anche tra gli amministratori locali. E’ stato un incedere bizzarro che ha mortificato il legislatore isolano ma, soprattutto, i territori e chi li rappresenta. Siamo stati depauperati della forza di fare una norma che andasse incontro alla necessità dei territori».

Il consigliere azzurro ha quindi puntato l’indice contro la Giunta: «L’esecutivo non si è accontentato del gioco delle quattro carte – ha detto Tedde – è spuntata anche la quinta con la presentazione di emendamenti dell’ultimo minuto che non consentano all’opposizione di svolgere il proprio ruolo. La minoranza ha necessità di studiare e di confrontarsi con i territori: non ci è stato concesso. Parte tutto da un’impuntatura del presidente Pigliaru che ha rifiutato l’ipotesi di due città metropolitane, ha favorito il Sud e pensato a compensazioni per il Nord senza però metterle per iscritto».

Inaccettabile, infine, per Tedde, la minaccia di dimissioni del presidente della Giunta e dell’assessore Erriu: «Non è pensabile che ci sia questa spada di Damocle sul Consiglio – ha concluso il consigliere di Forza Italia – le dimissioni minacciate sono servite per mettere la maggioranza all’angolo».

Il consigliere Franco Sabatini (Pd) ha sottolineato in apertura il grande lavoro svolto da assessore, maggioranza e commissione, per poi rivolgere un appello all’opposizione «per ritrovare in Consiglio regionale il clima adatto ad un confronto sui problemi concreti perché la riforma riguarderà la politica nel suo complesso, una riforma necessaria purché non animata solo da numeri, calcoli, considerazioni ragionieristiche». «La politica – ha sostenuto – deve rivolgersi ad orizzonti più alti e più vicini alle comunità e sotto questo profilo, riflettendo sul passato, bisogna riconoscere che le quattro province regionali hanno lasciato un segno in aree marginali della Sardegna dando speranza di riscatto a molte popolazioni; di questo va tenuto conto in una visione complessiva perché il quadro è difficilissimo e forse sarebbe stato meglio riscrivere lo Statuto e, in quella sede, riformare la funzione degli enti intermedi».

Il consigliere Christian Solinas (Psd’Az), ripercorrendo alcune linee dell’intervento di Sabatini, ha detto che «le critiche alla tecnocrazia sono sovrapponibili alla Giunta regionale, perché si sta procedendo per l’ennesima volta con una riforma a metà, dall’urbanistica a sanità ed ora agli Enti locali, tutte linee parallele che non si incontrano». Per questo, secondo il consigliere sardista, «serviva una riflessione in più fondata su una idea complessiva di Sardegna attorno alla quale costruire alcune grandi riforme strutturali, tenendo presente che gli interventi profondi sull’architettura istituzionale della Regione, come affermato anche da autorevoli intellettuali sardi, richiede un confronto alto non fondato esclusivamente sull’esigenza di contenere i costi». «A fronte di questi dati – ha concluso – il Consiglio sta facendo una specie di dibattito usa e getta, mentre la Corte dei conti dice che l’esperienza delle Unioni dei Comuni ha prodotto maggiori costi».

Il consigliere Michele Cossa (Riformatori) si è detto convinto che il Consiglio stia perdendo «l’occasione preziosa di rinnovare il suo tessuto istituzionale, economico e sociale, con la maggioranza che si muove in un percorso privo di respiro e senza coordinamento con la riforma del sistema Regione, la sua semplificazione, la sua capacità di aumentare la qualità dei servizi, di ridurre la burocrazia, di migliorare l’efficacia della spesa». «La logica – secondo Cossa – è quella di alcuni che pensano che i posti di lavoro possano venire dalle Province, che oltretutto senza la spallata referendaria sarebbero rimaste tali e quali; per la maggioranza parlano gli atti che compie, aumento della spesa pubblica con l’Irpef, sprechi nella sanità, moltiplicazione delle consulenze». La riforma, ha concluso l’esponente dei Riformatori, «poteva e doveva essere diversa dalla legge Delrio invece l’ha accettata supinamente e, in aggiunta, il testo della commissione è molto peggiore di quello dell’assessore Erriu, che era più semplice e chiaro».

Il consigliere Luigi Crisponi (Riformatori) ha parlato di «una legge nata fra scaramucce e parapiglia, facendo dimenticare la scelta sciagurata della maggioranza di aumentare l’Irpef mostrando ancora una volta il volto di una politica ostile alle famiglie ed alle imprese della Sardegna». La legge scontenta tutti, ad avviso di Crisponi, «perché divide i cittadini dal parlamento dei sardi e dagli amministratori locali, che l’hanno respinta al mittente mentre doveva essere una grande riforma capace di segnare la svolta per la Sardegna». «Una legge – ha aggiunto ancora Crisponi – che esclude molti ed esclude, fra l’altro, proprio i territori più poveri dell’Isola come l’ex Provincia di Nuoro, l’unica dove non passa il treno veloce, che era povera e diventerà sempre più povera».

Il consigliere Oscar Cherchi (Forza Italia) ha messo in evidenza che «molti interventi hanno mostrato l’obiettivo comune di provare a sviluppare un ragionamento che riesca ad uscire dall’insoddisfazione per le scelte contenute nella legge, per responsabilità della Giunta che ha dato origine ad un caos da cui sarà difficile uscire, al di là di alcune tattiche consiliari con l’obiettivo di tagliare i tempi della discussione e l’esame degli emendamenti». «Queste tattiche però – ha avvertito Cherchi – non basteranno a ricucire il rapporto fra Giunta e maggioranza e soprattutto con  l’opinione pubblica e le amministrazioni locali; il problema è che non c’è una linea comune o meglio ci sono molte linee che configgono fra loro, mentre per noi la Sardegna è un territorio unito che dialoga con tutto il sistema istituzionale».

Il consigliere Paolo Truzzu (Misto-Fdi) ha definito «apprezzabile il richiamo di alcuni colleghi della maggioranza a superare le visioni di parte, in particolare quello di Sabatini che rovesciava il problema istituzionale proponendo di partire dallo Statuto». I suoi riferimenti all’invadenza della tecnica, ha affermato, «ricorda la deriva burocratica che oggi pesa sulla Sardegna ed è una questione di sostanza, perché questa è la prima (presunta) riforma dopo che in due anni non si è fatto nulla». Superare le divisioni, quindi, va sempre bene secondo Truzzu «ma forse arriva fuori tempo massimo, anche perché la legge dimostra una accettazione supina alla logica nazionale che sta devastando il mondo delle autonomie locali».

Il consigliere Gianni Lampis, anch’egli del Misto-Fdi, ha riassunto sinteticamente gli interventi precedenti parlando di «una sorta di codice rosso che ha colpito la maggioranza, che parla di riforma per cercare, a parole, soluzioni più efficaci ed efficienti, ma nella realtà fa il contrario». La legge, a parere di Lampis, «peggiora innanzitutto le condizioni dei cittadini che dovrebbero essere i primi destinatari della legge appiattendosi sulle indicazioni del governo centrale e rinunciando all’esercizio della sua competenza primaria; di qui la sconfitta della Giunta che non ha ascoltato i Sindaci, e dello stesso assessore Erriu che doveva essere solidale con gli Enti locali essendo stato presidente dell’Anci, oggi invece i Sindaci vengono delegittimati, i Consigli comunali sono l’ultima ruota del carro e nelle Unioni ci saranno maggioranze senza contrappesi».

Il consigliere di Forza Italia, Edoardo Tocco, ha citato i principi del comma 2 dell’articolo 1 (sussidiarietà e adeguatezza) per affermare che gli stessi sono disattesi e mortificati dal modo in cui si procede in Aula. L’esponente della minoranza ha quindi ricordato «il passato da amministratore di un piccolo Comune» dell’attuale assessore degli Enti Locali per sottolineare come lo stesso assessore Erriu «avrebbe molti dubbi sul disegno di legge di riordino degli Enti locali».

«Mi sembra di rivivere il periodo delle circoscrizioni comunali», ha proseguito Tocco (ex consigliere comunale di Cagliari), «ma soprattutto avverto il pericolo concreto che con questo riordino i piccoli centri siano privati delle loro competenze e della loro autonomia». «E’ una legge da rivedere completamente – ha concluso il consigliere di Fi – il Consiglio deve essere la voce di tutti i sard, anche dei piccoli sindaci che reclamano la possibilità di operare per il loro territorio».

La consigliere di Forza Italia, Alessandra Zedda (Fi), si è detta “offesa nel ruolo di legislatore” dal modo con il quale si procedere in Aula: «L’andazzo è registrato come il vostro modo di operare ma che ha molto poco a che fare con i procedimenti legislativi».

«Registriamo le aperture al confronto emerse nel corso del dibattito da parte dei consiglieri Moriconi e Sabatini – ha proseguito Zedda – ma noi ci limitiamo a evidenziare che certi comportamenti non fanno bene al Consiglio né alla Sardegna». A giudizio di Alessandra Zedda, l’assessore degli Enti locali, è stato sfiduciato insieme con la Giunta, dalla maggioranza e dai sindaci «così come è confermato dal fatto che si discute un testo profondamente diverso da quello approvato dall’esecutivo guidato da Pigliaru». «Come se non bastasse – ha aggiunto Zedda – l’azione della Giunta è stata ulteriormente sconfessata dalla presentazione degli emendamenti agli emendamenti a firma del presidente della Prima commissione e dal relatore della maggioranza».

Il capogruppo dei Riformatori, Attilio Dedoni, ha sottolineato come il riordino degli Enti locali riguarda sia «l’attuale momento politico ma soprattutto la prospettiva politica». «Non si posso disegnare nuove amministrazioni – ha dichiarato l’esponente della minoranza – se non si ha ben chiaro quale idea di Sardegna si abbia». Attilio Dedoni ha ribadito la necessità di garantire ruolo e centralità ai Comuni ed ha criticato la condotta politica tenuta dalla maggioranza in Aula: «Guardatevi bene perché non rappresentate innovazione né tantomeno il futuro di quest’Isola». «Il Consiglio regionale – ha proseguito Dedoni – è stato ferito dalla decisione del centrosinistra di non consentire un dibattito aperto e chiaro sugli obiettivi e i punti di arrivo del disegno di legge di riordino degli Enti locali». «La Sardegna retrocede su tutto – ha concluso il capogruppo Riformatori – e non c’è la difesa degli interessi dei sardi né a Roma e né in Europa».

Il capogruppo di Soberania&Indipendentzia, Emilio Usula (Rossomori), ha ricordato la stagione di riforme che è in atto al “livello nazionale e a quello regionale” ed in particolare per ciò che attiene il governo degli Enti locali. L’esponente della maggioranza ha evidenziato come dal 1990 con la legge n. 142 si è aperta la sfida per la riforma degli Enti Locali ed ha denunciato dunque il tempo perduto in tutti questi anni. «Dal 1993 – ha aggiunto Usula – è stato modificato l’articolo 3 dello Statuto sardo ma non è mai incominciato un processo di riforma autonoma». «I Rossomori – ha dichiarato il capogruppo – approvano il Dl. 176 ma esprimiamo preoccupazione però per la sopravvivenza delle piccole comunità, soprattutto di quelle delle zone interne, autentico contenitore di saperi e cultura».

A giudizio di Usula, i comuni più piccoli sono quelli maggiormente esposti al ridimensionamento e molti dei piccoli Comuni sardi sono in crisi e non possono fare investimenti né liquidare i costi per garantire i servizi essenziali. Il consigliere dei Rossomori ha quindi evidenziato la necessità di “analisi e proposte diversificate” per la proposta avanzata nel Dl 176 in ordine alla cosiddetta gestione associata e alla nascita di una unica città metropolitana. «La Regione deve assolvere al ruolo di programmazione e salvaguardia di tutte le comunità locali dell’Isola – ha concluso Usula – e questo indirizzo politico deve essere esplicitato in legge perché i sindaci devono essere decisori dello sviluppo locale ed è in questo quadro che i Rossomori opereranno per la salvaguardia delle nostre comunità e la tutela delle specificità diffuse».

Il capogruppo del Psd’Az, Angelo Carta, alla luce delle dichiarazioni rese dal capogruppo di Soberania&Indipendentzia ha quindi invitato il collega Usula a prendere posto tra i banchi riservati alla minoranza ed ha proseguito dando lettura di interi brani delle dichiarazioni di programmatiche del presidente Pigliaru. «Scrive e dice una cosa ma ne fa un’altra», ha dichiarato Carta, «ed in questa norma mancano i riferimenti agli articoli 10 e 12 dello Statuto sardo che trattano il tema delle agevolazioni fiscali e della zona franca». Nel merito delle proposte avanzate nel Dl 176, il capogruppo dei Quattro Mori ha espresso critiche alla  eventuale istituzione della città di “rete metropolitana” («avvantaggia solo Sassari») ed ha dichiarato che «Nuoro città media non ha nessuna funzione». Angelo Carta ha quindi definito la rete urbana  come “una bufala” ed ha concluso: «Questa riforma non può essere accolta né può essere condivisa perché divide i sardi in cittadini di serie A e serie B».

Ha quindi preso la parola il presidente della Commissione “Autonomia” Francesco Agus che, in premessa, ha ringraziato l’assessore Erriu per non essersi mai sottratto al dibattito. Un grazie è stato rivolto inoltre a tutti i componenti della Prima Commissione, anche a quelli della minoranza che «se si esclude l’ultimo periodo – ha detto Agus – non hanno mai fatto mancare il contributo alla discussione».

Il presidente della Commissione “Autonomia” è poi entrato nel vivo del provvedimento sottolineando l’urgenza di intervenire sul sistema degli enti intermedi. «Si opera su un corpo vivo, in mutamento e sofferente – ha rimarcato Agus – vivo perché ancora le ex province svolgono funzioni e assicurano servizi fondamentali per i cittadini, vi operano 2000 dipendenti diretti, oltre ai  550 dipendenti delle società in house e a una moltitudine di precari. In mutamento, perché il combinato disposto delle leggi statali non dà la possibilità di intervenire in pianta stabile. Questa in discussione è una legge-ponte, la riforma “Delrio” e la legge sull’accentramento di funzioni rendono il quadro in divenire, ancora di più rende questo quadro precario la discussione della riforma del Titolo V della Costituzione. Corpo in sofferenza, infine, perché le norme statali ci obbligano a fare i conti con un dato finanziario che rischia di mettere in serio pericolo servizi e posti di lavoro».

Agus ha elencato i dati sulla drammatica situazione delle ex province determinata dall’applicazione della legge 190: «86 milioni di entrate ancora garantiti dalle tasse dovranno essere, nel 2015, interamente versati allo Stato – ha sottolineato Agus – nel 2016 non sarà sufficiente restituire l’intero ammontare delle imposte ma occorrerà trasferire anche la quasi totalità del Fondo Unico. Se entro il 2017 non saranno sostituite le province dovranno essere versati allo Stato altri 90 milioni di euro oltre all’intero ammontare del Fondo Unico».

Forti critiche alla norma sono arrivate anche da Gianluigi Rubiu. Secondo il capogruppo dell’UDC, i buoni propositi riportati nella finalità della legge sono in contrasto con gli articoli successivi che mortificano i comuni.

«E’ una riforma sbagliata, inefficace e inconcludente – ha attaccato Rubiu – si individua una Città metropolitana per accedere a consistenti finanziamenti ma si depauperano i territori delle loro funzioni. Non bisogna essere veggenti, è chiaro che si creeranno degli scompensi, le accuse di cagliaricentrismo sono fondate».

Secondo il capogruppo di Aps, la richieste di due città metropolitane sono legittime: «In questo modo si potrebbero riequilibrare vantaggi e risorse coinvolgendo tutti i comuni della Sardegna – ha proseguito l’esponente della minoranza – si pensa invece di scrivere una norma in modo testardo e non si risponde alle esigenze dei sardi». Rubiu, infine, ha invitato la maggioranza ad accogliere alcuni emendamenti presentati dalla minoranza: «Questa è una legge figlia della confusione, siete riusciti a scontentare tutti. I nostri emendamenti puntano a dare più libertà di decisione ai comuni. L’adesione alle Unioni deve essere facoltativa così come chiesto dai sindaci. Tutti i 377 comuni hanno una propria identità, questo è il punto più delicato della norma».

Il capogruppo del Pd Pietro Cocco ha respinto al mittente le accuse del centrodestra. «Non è vero che tutto va male come dice l’opposizione – ha detto Cocco – la riforma tiene conto del tempo che cambia e delle novità della normativa nazionale».

Il rappresentante del Partito Democratico ha poi puntato l’indice contro i Riformatori sardi colpevoli di aver proposto il referendum abrogativo delle province senza pensare a soluzioni alternative. «Noi abbiamo promesso le riforme in campagna elettorale contro chi vuole la conservazione, contro chi vuole mantenere rendite e privilegi, chi ha proposto il referendum era convinto di non raggiungere il quorum».

Pietro Cocco ha quindi difeso con decisione la proposta di riordino degli Enti Locali: «Noi diciamo che le province vanno abolite. Come? Con un rapporto diretto tra Comuni e Regione. Abbiamo la possibilità di istituire una Città Metropolitana che consente di accedere ad importanti risorse. Non vogliamo però cittadini di serie A e Serie B. Come sindaco di un piccolo comune, voglio che il mio paese abbia pari rappresentanza ma questo non significa pretendere che in Sardegna si facciano più città metropolitane quando in tutta Europa ne esistono 10».

Il capogruppo del Pd ha concluso il suo intervento invitando la minoranza a un confronto franco: «La legge verrà approvata, siamo sempre disposti ad ascoltare suggerimenti, anche quelli dell’opposizione che anziché chiudersi a riccio potrebbe fare proposte».

Pietro Pittalis, capogruppo di Forza Italia ha esordito giocando sui cognomi dei rappresenti di Giunta, Governo e Consiglio: «Erriu, Delrio, Deriu: non è solo un’assonanza fonetica – ha detto Pittalis – la Giunta e la maggioranza sono chini e proni».

Secondo Pittalis la riforma non tiene conto della situazione sarda e dei fabbisogni di aree marginalizzate. «Questo – ha sottolineato l’esponente azzurro – è il primo neo evidente che non può essere sottaciuto».

Rivolto alle forze autonomiste e sovraniste presenti in Consiglio, Pittalis ha invitato i loro rappresentanti a «far valere il peso del loro essere e della loro appartenenza».  «Serve un sussulto di sardità – ha detto il capogruppo di Forza Italia – ragioniamo su schemi nostri e lasciamo da parte quelli romani. Discutere in questi termini consente di scongiurare una riforma dell’odio, questa è una legge che non genera sana competizione ma fa riesplodere antiche rivalità tra il Nord e il Sud dell’Isola».

Pietro Pittalis, infine, si è detto d’accordo con il collega Sabatini sulla necessità di arrivare a una legge di riforma non basata su calcoli ragionieristici. «Non siamo contrari a Cagliari Città metropolitana, ma vorremmo la Sardegna Area Metropolitana – ha concluso Pittalis – perché scimmiottare quello che fanno gli altri e non pensare invece a qualcosa di diverso? Una cosa è la città metropolitana altra cosa sono le reti metropolitane. Sindaci di Sassari e Olbia svegliatevi».

A nome della Giunta, l’assessore degli Enti locali Cristiano Erriu ha respinto l’interpretazione di Pittalis di una riforma che genera «odio» ed aggiunto che, piuttosto, si tratta di una riforma «ispirata alla ricerca di equilibri, convergenze, semplificazione, efficienza della pubblica amministrazione locale, a vantaggio dei cittadini, rispondendo ad una domanda che emerge in modo chiaro dalla società sarda». Ci sono anche esigenze di risparmio ma non sono prevalenti, ha proseguito Erriu, «ma soprattutto c’è l’urgenza di operare in un sistema con risorse sempre minori, evitando il rischio di non riuscire a garantire nemmeno l’ordinaria amministrazione». Ho fatto il sindaco, ha poi ricordato l’assessore, «e so che i Comuni sono il segno della nostra identità ma la riforma è necessaria per porre tutti nelle medesime condizioni, con servizi standard che ora non vengono assicurati in modo omogeneo, incentivando strumenti che fanno salvo principio dell’autodeterminazione ma sviluppano forme associative ispirate ad un alto livello di adeguatezza; sono anche contrario al dimensionamento coatto ed alle fusioni forzate, ma questo deve portare tutti ad individuare ambiti territoriali strategici per l’esercizio delle funzioni fondamentali; non è peccato, in questo contesto, dire che ci vogliono parametri oggettivi, servono però politiche efficaci su cui innestare meccanismi di autonomia, cooperazione e gradualità».

Conclusa la discussione generale, sull’art.1 il Consiglio ha iniziato l’esame degli emendamenti, partendo dal soppressivo totale n .72.

Per dichiarazione di voto il consigliere Ignazio Locci (Forza Italia) si è detto favorevole, «perché dal dibattito e dalle dichiarazioni dell’assessore viene fuori che la ricetta è sbagliata e il riordino va nella direzione opposta agli obiettivi dichiarati, soprattutto in riferimento alle piccole comunità». Bisogna invece tenere conto, ha suggerito, «di quanto avviene lontano dal palazzo dove i cittadini chiedono di spazzare via le politiche centraliste; se questa è l’alba la strada è sbagliata».

Per i Riformatori il consigliere Michele Cossa, anch’egli favorevole, ha rimproverato al capogruppo del Pd Pietro Cocco di riscrivere la storia pro domo sua, dato che «la sua parte politica ha cercato di far fallire in ogni modo il referendum ed allora ha parlato solo Deriu da presidente della Provincia di Nuoro, mentre molti hanno parlato solo dopo il risultato; ma da qui a voler giustificare questa legge il passo è enorme».

Il consigliere Marco Tedde (Forza Italia), favorevole, ha parlato di una «riforma presunta che all’art.1 dimentica perfino che alcune province, quelle nazionali, continueranno ad esistere ed a sovrapporsi con i nuovi enti alimentando il massimo della confusione». Quanto alla legge Delrio, secondo Tedde «dice che le aree metropolitane devono avere lo stesso ambito delle province mentre la Regione spezzetta il territorio, aprendo la strada all’impugnativa del Governo; su scala più ampia, la Ue ha detto che le aree metropolitane della Sardegna devono essere una a nord e una a sud, decisione confermata in ogni sede tranne che dal Consiglio regionale».

Sempre per Forza Italia il consigliere Stefano Tunis, favorevole, ha rimarcato che «in realtà la riforma è coerente con quanto sostiene la maggioranza esprimendo il suo fastidio nei confronti della rappresentanza democratica, dimostrato dal trasferimento delle decisioni vere dall’Aula verso altri luoghi ed altri interlocutori». La riforma, a suo avviso, «si avvita su se stessa e si appiattisce su una pessima norma nazionale, creando le condizioni per arrivare al dissesto degli Enti locali e ad una Sardegna a due velocità».

Il consigliere Oscar Cherchi (Forza Italia), ha affermato che è necessario sopprimere l’art. 1 «proprio perché è l’architrave dello scempio che si sta consumando con questa legge». La risposta dell’assessore Erriu, a suo giudizio, «ha eluso il problema del perché la legge sia stata cambiata una infinità di volte, perché se il nodo erano le risorse allora era giusto immaginare la Sardegna come una unica area metropolitana, assicurando efficienza e qualità del sistema pubblico senza, in ogni caso, escludere i territori».

Il consigliere Giuseppe Fasolino (Forza Italia), favorevole, ha osservato che «nel suo disegno sbagliato la maggioranza è coerente e lo ha dimostrato anche ignorando del tutto le indicazioni provenienti dai Sindaci». Il problema della pari dignità dei territori, ha insistito, «è la grande questione irrisolta, stiamo mutilando un organismo pretendendo di conservarlo in salute, col sostegno incomprensibile dei consiglieri sassaresi del centro sinistra che stanno andando verso il suicidio collettivo, spero che ci ripensino».

Non essendoci altri iscritti a parlare il presidente ha sospeso i lavori del Consiglio che riprenderanno alle 16.00. Subito dopo è stata convocata la conferenza dei capigruppo per un incontro con una delegazione dei lavoratori dell’Alcoa.

[bing_translator]

Palazzo del Consiglio regionale 3 copia

Sono 2.297 gli emendamenti presentati da vari gruppi al disegno di legge n. 176 “Riordino del sistema delle Autonomie locali della Sardegna”. Sulle proposte di modifica, la Prima commissione Autonomia esprimerà il necessario parere prima dell’inizio dei lavori dell’Aula che, convocata inizialmente per questo pomeriggio, alle 16.00, è stata poi rinviata alle 10.00 di domani mattina. La decisione è stata presa dalla conferenza dei capigruppo per motivi essenzialmente  tecnici. I 2.297 emendamenti presentati richiedono ancora alcune ore di lavoro da parte degli uffici per  il riordino e per la stampa. Slitta, quindi, anche la seduta della Commissione Autonomia che deve esaminare gli emendamenti presentati. L’organismo consiliare, presieduto da Francesco Agus, si riunirà questo pomeriggio alle 18.00.

La conferenza dei capigruppo ha fissato anche il calendario dei lavori consiliari fino alla fine dell’anno. Si lavorerà alla Riforma degli enti locali domani, giovedì 17 e venerdì 18, mattina e sera. I lavori riprenderanno lunedì pomeriggio e proseguiranno martedì 22 e mercoledì 23, mattina e sera. Sono previste anche sedute il 28 pomeriggio e il 29 dicembre, mattina e sera per esaminare alcuni provvedimenti urgenti in materia di irpef, bilancio e sanità.

[bing_translator]

Palazzo del Consiglio regionale A

I sindacati chiedono norme di salvaguardia più stringenti per i dipendenti e i precari delle Province, proroga dei contratti a tutto il 2016 per i lavoratori delle società in house, alla commissione “Autonomia” del Consiglio regionale, alla vigilia del dibattito sul Dl 176 sul riordino degli Enti locali che da domani sarà all’attenzione dell’Aula.

La commissione, presieduta da Francesco Agus, ha sentito i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil, preoccupati per il futuro del personale degli enti intermedi.

«Il testo di legge in nostro possesso prevede un generico richiamo alla Delrio sulle tutele per il personale – ha detto il segretario della Cisl Funzione Pubblica Davide Paderi – ci sembra una posizione debole, è urgente prevedere clausole di salvaguardia più forti. Ancora non conosciamo il testo definitivo della riforma, ci aspettiamo un pronunciamento chiaro da parte della Giunta regionale. Sui posti di lavoro intanto sale la tensione, i lavoratori sono preoccupati per il loro futuro anche alla luce delle notizie che arrivano da altre regioni d’Italia dove l’attuazione della riforma nazionale non sta dando i risultati sperati.»

Fulvia Murru della Uil Funzione Pubblica ha invece chiesto garanzie sul mantenimento dell’articolo 71 del disegno di legge (Conservazione del trattamento giuridico ed economico per i dipendenti delle province trasferiti ad altri enti) e chiarezza sulle risorse finanziarie che la Regione destinerà al passaggio delle funzioni dalle province alle Unioni dei Comuni. «Deve essere rispettato il principio che il personale segue le funzioni – ha rimarcato Murru – questo deve valere anche per i lavoratori delle società in house che finora hanno assicurato lo svolgimento dei servizi essenziali per i cittadini».

Su questo fronte è intervenuto anche il segretario della Cgil Funzione Pubblica Antonio Cois che ha chiesto di prevedere una proroga dei contratti almeno fino al 31 dicembre 2016 per le società in house: «Questo provvedimento darebbe serenità ai lavoratori e garantirebbe la continuità dei servizi in attesa che la riforma degli enti locali entri a regime».

Sulla situazione drammatica delle società in house si sono soffermati anche Giuseppe Atzori (Fisascat Cisl) Vincenzo De Monte (Uil) e Sergio Codonesu (Cgil). Per molti lavoratori– hanno ricordato i rappresentanti sindacali – i contratti scadranno nei prossimi giorni. Nessuno dei commissari delle Province ha dato finora indicazioni per le proroghe, alcune società hanno già avviato le procedure di licenziamento collettivo. «C’è bisogno di tempo perché la riforma diventi operativa – ha sottolineato Codonesu – occorre trovare le risorse per assicurare la continuità dei servizi altrimenti tutte le società in house saranno costrette a chiudere con conseguenze gravi per tutti i cittadini».

Nel dibattito sono intervenuti i consiglieri Mario Floris, Walter Piscedda, Piero Comandini e Salvatore Demontis. Il presidente Francesco Agus ha garantito l’impegno della Commissione per assicurare la continuità dei servizi svolti finora dalla Province: «La Regione – ha ricordato Agus – ha dovuto subire le conseguenze di una riforma decisa a livello nazionale che ha comportato tagli pesantissimi per le province. L’obiettivo ora è lavorare in sintonia con la Giunta e i parlamentari per arrivare ad una soluzione condivisa».

Francesco Agus ha auspicato l’accoglimento della proposta emendativa presentata in Parlamento alla Legge di Stabilità che prevede il superamento del precariato e l’estensione del contributo da 400 milioni di euro, stanziato a favore delle province delle Regioni a Statuto ordinario, anche per gli enti intermedi delle Regioni a Statuto Speciale (consentirebbe alla Sardegna di ottenere una dotazione di 15 milioni di euro). Il presidente, infine, ha concordato sul fatto che anche i lavoratori delle società in house debbano seguire le funzioni: «Il principio deve valere anche per loro. La totalità delle funzioni e delle competenze su scuole, ambiente e strade rimane alle province e i servizi legati a questi settori sono in capo alle società in house. Il testo che domani andrà in Aula si occupa del riordino degli Enti Locali e non tratta la materia finanziaria. L’ultima Conferenza Stato-Regioni ha chiarito che le norme sulla riduzione di spesa per il personale non si applicano alle Regioni a Statuto Speciale. La speranza – ha concluso Agus – è che la legge di stabilità metta a disposizione le risorse finanziarie necessarie a garantire il funzionamento del sistema degli Enti locali».

 

[bing_translator]

Palazzo del Consiglio regionale 2 copia

E’ iniziato in Consiglio regionale, l’esame del disegno di legge di riforma degli Enti locali. Il consigliere Mario Floris (Misto), prendendo la parola sull’ordine dei lavori, ha invitato il presidente dell’Assemblea ad una riflessione sul ritmo imposto all’opposizione per il dibattito sul provvedimento, «perché riguarda il patto fondativo fra generazioni di sardi e la geografia politica della Sardegna; non è colpa nostra se la maggioranza è arrivata fuori tempo massimo, è accaduto anche per la riforma sanitaria e la legge urbanistica». Però questo non è un modo serio di procedere, ha protestato, «perché bisogna sapere di cosa di discute e la relazione di maggioranza è su un altro testo così come quella di minoranza; di fatto l’Aula non può discutere di argomento non all’ordine del giorno, mentre la stessa Anci chiede di conoscere testo definitivo della legge». «E’necessaria perciò – ha concluso – la sospensione dei lavori ed il rinvio in commissione».

«Il testo – ha ricordato il presidente Ganau – è quello depositato ed esitato dalla commissione, se ci sono altri testi non li conosco ed il Consiglio procede secondo le regole e le relazioni sono attinenti a quel testo; entro martedì prossimo si potranno presentare gli emendamenti e mercoledì inizierà la discussione generale». «Sulla proposta di rinvio – ha concluso Ganau – il Consiglio è sovrano e deve potersi esprimere.»

Il capogruppo dei Riformatori Attilio Dedoni ha detto che «la proposta dell’onorevole Floris è chiarissima ed appare singolare il fatto che il presidente non abbia voluto coglierla; lo sanno tutti e c’è scritto dappertutto che il testo della legge non è quello esitato dalla commissione e le autonomie hanno chiesto profonde modifiche oggetto di numerose riunioni, anche recentissime, politiche e tecniche». Se dunque il testo si può cambiare in modo sostanziale, ha proseguito Dedoni, «non si può discutere in Consiglio un testo del tutto diverso anche tenendo conto che l’Anci ha chiesto di conoscere cosa ci sarà scritto nella legge». Procedendo in questo modo, ha aggiunto il consigliere, «stiamo allontanando ancora le istituzioni dal paese reale solo per soddisfare gli interessi della maggioranza; prendiamoci invece qualche giorno per la stesura del testo definitivo e discutiamo di quello, altrimenti è una presa in giro dei Sindaci e della popolazione».

Il consigliere Francesco Agus (Sel) ha ribadito che il testo in esame «è uno e su questo il Consiglio può e deve pronunciarsi, concludendo una fase di confronto molto ampia che si è protratta nel tempo con diversi momenti di dibattito anche pubblico con diverse articolazione della società sarda a cominciare dai Sindaci; l’Aula ha tutti gli strumenti per migliorare il testo ed arrivare ad una buona legge che sia in grado di fare fronte ai gravi problemi della Sardegna sui quali interviene». Agus si è quindi espresso in senso contrario alla proposta di rinvio.

Il consigliere Chirstian Solinas (Psd’Az) ha invece obiettato che la proposta del consigliere Floris «merita la massima attenzione perchè tutti sanno che sono in corso interlocuzioni interne ed esterne della maggioranza in corso e tutti sanno che si arriverà ad un testo molto diverso». Floris, ha ricordato l’esponente sardista, «ha fatto riferimento alla dignità dell’Aula ed il ritorno in commissione è il percorso più giusto e corretto sotto questo profilo; nel merito, inoltre, il testo su cui a suo tempo ha espresso il suo parere il Cal forse non è lo stesso approvato dalla commissione e trasmesso al Consiglio quanto meno nel caso delle abrogazioni, emergerebbe quindi un problema di procedibilità».

Il presidente del Consiglio ha chiarito, sul punto, che i passaggi della legge relativi alle abrogazioni sono stati semplicemente accorpati, senza alcuna modifica.

Il capogruppo dell’Udc Gianluigi Rubiu ha sostenuto che il Consiglio «sta scrivendo brutta pagina della storia autonomistica perché non si vuole ammettere l’evidenza di appena qualche ora fa quando l’assessore Erriu stava discutendo modifiche tecniche con i rappresentanti delle autonomie». E’ chiaro, a questo punto, «che i testi sono e saranno diversi, a tal punto che l’Anci ha dato una grande lezione politica alla Giunta riscrivendo quasi daccapo una legge sbagliata che contesteremo aspramente, innanzitutto perché i Comuni vengono relegati in un ruolo marginale subendo scelte calate dall’alto, a cominciare dalle unione dei Comuni che non solo non hanno funzionato ma hanno prodotto solo costi senza alcun risultato». Se noi rifiutiamo quanto chiede la stessa l’Anci, ha concluso Rubiu, «cioè di vedere nero su bianco le modifiche scritte, stiamo solo perdendo tempo».

Il consigliere Paolo Truzzu (Misto-Fdi) in apertura ha dato ragione al consigliere Agus quando ha indicato al Consiglio di dare la preminenza all’interesse dei sardi, perché «con questa legge tocchiamo punti vitali della vita della nostre comunità e per questo sarebbe utile una valutazione con più giudizio e sangue freddo; è vero che c’è un testo, ma è un segreto di Pulcinella che circola qualcosa di molto diverso, frutto delle interlocuzioni della maggioranza con le autonomie locali alla ricerca di nuove soluzioni, ed è vero anche che su alcuni punti stati raggiunti accordi di massima». Ma la caratura della legge è tale, secondo Truzzu, «da non poter ridurre tutto ad un fatto di forma; fra le nuove ipotesi in campo si parla per esempio dello smantellamento del centralismo regionale ed è ovvio che questo passaggio nel testo che abbiamo davanti non c’è e proprio a questi passaggi, oltretutto, che l’Anci subordina il suo giudizio». «Non si capisce alla fine perché – ha concluso Truzzu – di fronte a fatti così importanti il Consiglio dovrebbe parlare di altro, così perdiamo credibilità davanti ai sardi».

Il capogruppo di Sdl Roberto Desini ha condiviso i chiarimenti procedurali forniti dal presidente Ganau, affermando che «l’iter del provvedimento è corretto ed i gruppi avranno tutto il tempo di presentare emendamenti e proposte, cosa che non ha fatto l’opposizione disertando i lavori della commissione». Neanche l’assessore Erriu, ha ricordato Desini, «si è mai sottratto al confronto tantomeno con l’Anci con cui il dialogo è stato proficuo e costante, magari si doveva fare prima ma non si può arrivare a sostenere la necessità del rinvio; ognuno si deve assumere le proprie responsabilità ed è sbagliato riportare indietro la discussione della legge».

Il capogruppo del Pd Pietro Cocco ha dichiarato in modo netto che «sulle procedure non c’è niente di strano nel presentare in Aula un testo approvato dalla commissione, cui peraltro la minoranza non ha partecipato con scelta legittima ma questo è il dato, anzi sarebbe anomalo procedere in senso contrario visto che il Consiglio è sovrano nel dibattito e nel voto sulle leggi». Va ricordato inoltre, ha aggiunto Cocco, che «è possibile presentare emendamenti che introducano anche modifiche di sostanza, come prevedono regole e prassi di ogni assemblea elettiva; peraltro poche leggi come questa hanno avuto un iter così partecipato come questa, non c’è dunque necessità di rinvio».

Il capogruppo di Forza Italia Pietro Pittalis ha messo in evidenza che «le questioni procedurali avrebbero un senso se ci trovassimo di fronte ad un provvedimento ordinario mentre invece si tratta di una riforma costituente e forse questo vi sfugge o siete distratti; il problema che poniamo è di grande sostanza, se vi rendere conto che qualcosa è successo in queste settimane con la reazione indignata delle autonomie e dei Sindaci e con l’Anci che ha chiesto garanzie su modifiche significative». Questo vuol dire, ad avviso di Pittalis, «che la forma in questo caso è secondaria, poi se volete votarvela fatelo ignorando forze politiche che, come noi, rappresentano la maggioranza dei sardi, ed ignorando soprattutto che un confronto serio è non solo utile ma doveroso a cominciare dal ruolo dei Comuni, delle aree metropolitane e del centro nord della Sardegna». Non sono certo questioni di poco conto, ha concluso l’esponente dell’opposizione, «per questo la legge deve tornare in commissione ed assumere anche in questo passaggio la dignità di una riforma costituente».

Il capogruppo di Cps Piefranco Zanchetta, si è detto convinto invece che si debba procedere. Lo stesso Pittalis, ha osservato, «nel suo intervento è entrato nel merito della legge e, quanto alla posizione delle Autonomie locali, ha espresso una forte domande di partecipazione ma non certo indignazione; i Sindaci non hanno casacche ma rappresentano i territori e lo hanno fatto anche bene, come dimostrato dalla riunione di stamattina».

Non essendoci altri iscritti a parlare, il presidente ha messo in votazione la proposta di rinvio della legge in commissione, che il Consiglio ha respinto con voto palese per alzata di mano.

Il capogruppo dei Riformatori Attilio Dedoni, intervenendo sull’ordine dei lavori, ha detto che di aver sperato «fino all’ultimo» in una maggiore saggezza del Consiglio e, per formulare una nuova proposta «improntata alla serenità», ha suggerito una riunione della conferenza dei capigruppo.

Il presidente Ganau ha ricordato che la riunione dei capigruppo, sugli stessi argomenti, si è tenuta prima dei lavori dell’Aula.

Il capogruppo di Forza Italia Pietro Pittalis, rappresentando la protesta di tutta l’opposizione, ha affermato che «la minoranza non vuole essere corresponsabile, presenteremo una valanga di emendamenti e non vi daremo tregua, ora abbandoniamo l’Aula perché rifiutiamo un dibattito fondato su bizantinismi e formalismi».

Il capogruppo di Forza Italia, Pietro Pittalis, ha quindi annunciato l’abbandono dell’Aula da parte dei gruppi della minoranza: «L’oggetto della discussione è serio e non vogliamo essere corresponsabili di come si procede: è una vergogna!». Pittalis ha concluso preannunciando la presentazione di «una valanga di emendamenti al disegno di legge».

Il presidente del Consiglio ha invitato il relatore della maggioranza, Roberto Deriu (Pd) a procedere con l’intervento programmato ed il consigliere dei democratici ha citato, in apertura, l’argomento all’ordine del giorno in una riunione del parlamento dei sardi nel 1421(prerogative della città di Iglesias) per far comprendere quanto il tema inerente i compiti e le funzioni delle istituzioni locali arrivi da lontano e sia d’attualità

Deriu ha inoltre ricordato il dettato dell’articolo 5 della Costituzione repubblicana («La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento») evidenziando come “autonomia e decentramento” rappresentino i comandi che la Carta formula al legislatore statale e a quello regionale.

«La nostra autonomia speciale – ha affermato il relatore del Dl 176 – ci consente un’importante modifica a beneficio della nostra specialità per il riconoscimento delle autonomie locali».

«Nessuno – ha proseguito Deriu – all’interno del Consiglio regionale o del sistema politico, o nel dibattito culturale sardo potrebbe essere stato tanto ingenuo da ritenere che un riordino dell’assetto dei poteri locali in Sardegna potesse realizzarsi e prima ancora concepirsi a passo di carica e al suon delle fanfare. Una trasformazione radicale, profonda, del sistema amministrativo; una ridefinizione dell’apparato simbolico costituito dalla tradizionale ripartizione in ambiti territoriali politici della Sardegna; la riscrittura del patto istituzionale sostanziale tra i sardi consacrato da quasi settant’anni nello Statuto: in nessun caso e da nessuno potevano essere considerati eventi da realizzarsi frettolosamente e senza discussioni e verifiche, anche molto impegnative, in tempi congrui».

L’esponente della maggioranza ha quindi ricordato il lavoro svolto nella Prima commissione e ne ha lodato l’operato ad incominciare da quello del presidente Agus:  «Un testo che è stato offerto, appena disponibile, al dibattito pubblico e ad un intenso negoziato coi rappresentanti del Consiglio delle autonomie locali e del coordinamento delle associazioni».

«Per questo – ha proseguito – le proteste della opposizione non sono giustificabili mentre la maggioranza ha aperto non solo al confronto ma anche ad intense modifiche dell’originaria proposta».

Il consigliere Pd ha quindi sintetizzato i tre temi in discussione: l’introduzione della città metropolitana, la permanenza delle Province e il ruolo dei Comuni intesi come ente protagonista dell’autonomia locale.

A giudizio di Roberto Deriu « la pagina degli ambiti strategici sarà da riscrivere nella seconda fase dell’azione riformatrice»  mentre oggi si è dinanzi «alla riorganizzazione degli Enti locali per consentire la transizione da un sistema con province “alleggerite” a sistema che ha i Comuni come protagonisti».

Il vicepresidente di turno, Eugenio Lai, ha quindi constatato l’assenza dall’Aula del relatore della minoranza (Michele Cossa, Riformatori) e ha dichiarato decaduto il suo intervento. Successivamente alla rinuncia all’intervento formulata dalla consigliera Daniela Forma (Pd), ha invitato l’assessore degli Enti Locali, Cristiano Erriu, a svolgere il proprio intervento, in rappresentanza della Giunta, in sede di discussione generale del Dl 176. L’assessore ha però rinunciato: «Rimandiamo la discussione ad un altro contesto».

Non essendoci iscritti a parlare, il presidente di turno Eugenio Lai ha sospeso la seduta per cinque minuti. Alla ripresa dei lavori, il presidente del Consiglio Ganau ha dichiarato conclusa la discussione generale ed ha messo in votazione il passaggio agli articoli che è stato approvato.

Il presidente Ganau ha ricordato dunque la scadenza dei termini per la presentazione degli emendamenti (martedì 15 gennaio, alle 10.00) ed ha annunciato la convocazione del Consiglio per martedì 15 gennaio alle 16. I lavori dell’Aula saranno preceduti dalla riunione della Prima commissione per il parere di merito sulle proposte di modifiche al Dl 176.

 

 

[bing_translator]

Palazzo del Consiglio regionale 2 copia

Il Consiglio regionale si riunirà mercoledì 25 novembre, alle 10,00, con all’ordine del giorno l’esame di mozioni, interpellanze e del disegno di legge n° 273 della Giunta regionale “Adeguamento del bilancio per l’esercizio finanziario 2015 e del bilancio pluriennale 2015-2017 alle disposizioni del decreto legislativo n. 118 del 2011, e successive modifiche ed integrazioni, e disposizioni varie”.

La seduta del Consiglio sarà preceduta dalle riunioni della III e della I Commissione. Il parlamentino del Bilancio, presieduto da Franco Sabatini, si riunirà alle 9.30 per il parere finanziario al disegno di legge di riordino degli Enti locali. La Commissione Autonomia, guidata da Francesco Agus, è invece convocata per le 9.45 per l’approvazione finale dello stesso disegno di legge.

Giovedì 26 novembre, alle 9,30, si riunirà la V Commissione. In programma l’audizione dell’assessore dell’Industria, Maria Grazia Piras, sulla situazione dei Consorzi Zir della Sardegna; l’esame della proposta di legge n. 227 (Norme per la riorganizzazione del comparto ippico ed equestre) e il Testo Unico dell’Energia. L’organismo consiliare presieduto da Luigi Lotto dovrà dare inoltre dare il parere sulle parti di competenza del D.L. di riordino degli Enti locali.

Alle 11.30 si riunirà, infine, la VI Commissione “Sanità”, presieduta da Raimondo Perra, per l’esame del D.L, n. 277 (disposizioni in materia di sanità. Prime misure per la copertura delle perdite pregresse).