9 February, 2026
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Al via la Scuola politica dei Riformatori sardi, fiore all’occhiello della strategia politica 2020 dei Riformatori sardi. Rivolta ai giovani e a tutti coloro che intendono acquisire nuove competenze in materia, si presenta con un’offerta formativa di assoluto rilievo, ospiti politici di carattere nazionale ed un parco docenti di altissimo profilo ed indiscusse capacità ed esperienza.

Tre giornate piene di politica, divise tra i lavori della mattina e quelli del pomeriggio, con tematismi che spaziano dalla macchina regionale e la sanità (prima giornata di lavoro dal titolo “Capacità di governo”) all’economia, innovazione e comunicazione (“Capacità di visione” è il titolo scelto per la seconda giornata di lavoro) fino ad entrare nello specifico di temi quali l’insularità, con focus specifici sugli effetti della condizione di insularità nei diversi comparti della nostra economia (“Identità e coesione sociale” è il titolo della terza giornata).

Una scuola di politica che punta sulla formazione, trasversale agli schieramenti politici, concentrata sul momento storico che stiamo vivendo ma già proiettata sui nuovi trend politici, economici e sociali.

In apertura della prima giornata, il 18 gennaio, il senatore del Pd Luigi Zanda. Seguiranno gli interventi sul funzionamento della macchina regionale con Gianmario De Muro, costituzionalista e docente universitario e Riccardo Porcu, direttore generale assessorato regionale degli Affari generali. Pomeriggio interamente dedicato alla sanità con ospiti d’eccezione quali Francesco Nicola Zavattaro, direttore generale Azienda Zero Friuli VG, Giovanni Raimondi, presidente Gemelli e amministratore delegato Mater Olbia, Paolo Cannas, Commissario Ospedale Brotzu, Marcello Giannico, direttore generale dipartimento finanziario Sanità Lazio.

Via alla seconda giornata di formazione il venerdì 31 gennaio, con il deputato della Lega, già sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti in apertura. Seguirà una sessione dedicata all’economia e all’innovazione, con il presidente dell’Osservatorio Banche Imprese Salvatore Matarrese e Rodolfo Panbianco, Academic Fellow Università Bocconi, per proseguire con esempi virtuosi, tutti made in Sardinia, che punteranno a disegnare il profilo della Sardegna che verrà, con esempi pratici di aziende già proiettate sul futuro: Daniela Ducato con la sua Edilana, Pierluigi Pinna con Ab Insula, Alessandro Vagnozzi con  J-Service. Pomeriggio dedicato alla comunicazione con Francesco Di Costanzo, presidente di PA Social, esperto di comunicazione e uso dei social network nel pubblico e Fabrizio Meloni, giornalista ed autore del libro “Comunicare la Salute”.

Ad aprire la terza ed ultima giornata, nel corso della quale è prevista la partecipazione del presidente della Regione Christian Solinas, il parlamentare europeo, già ministro delle Politiche regionali, Raffaele Fitto. Tema principe della mattinata sarà l’insularità, di cui si parlerà con Tommaso E. Frosini, Costituzionalista, docente universitario e vicepresidente Cnr, Michele Cossa, presidente della Commissione speciale per l’insularità, Roberto Frongia, presidente del Comitato promotore insularità e Assessore regionale, Maria Antonietta Mongiu, presidente del Comitato scientifico per l’insularità. Spetterà invece ad Alessandra Todde, sottosegretaria MISE, fotografare gli effetti dell’insularità sui costi energetici. L’economia italiana, le prospettive future, le leve da spingere e i freni allo sviluppo economico nell’intervento di Carlo Stagnaro, economista dell’Istituto Bruno Leoni. Chiuderà i lavori della giornata e la Scuola di formazione politica dei Riformatori sardi, Mario Segni.

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Una scuola di politica che punta sulla formazione, trasversale agli schieramenti, concentrata sul momento storico che stiamo vivendo ma già proiettata sui nuovi trend politici, economici e sociali. In apertura della prima giornata il senatore del Pd Luigi Zanda, in apertura della seconda giornata il deputato della Lega, già sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, in apertura della terza ed ultima giornata il Parlamentare europeo, già ministro delle Politiche regionali, Raffaele Fitto. È prevista la partecipazione del presidente della Regione Christian Solinas, a cui si aggiunge, sempre per rimanere in ambito politico,  l’intervento della sottosegretaria allo Sviluppo economico Alessandra Todde. Chiuderà la tre giorni di formazione, il professor Mario Segni.

La “Scuola politica” nasce con l’intendo di fornire nuovi strumenti utili per facilitare la comprensione dei meccanismi di governo dell’Isola e, in prospettiva, favorire la partecipazione attiva alla vita politica regionale e/o nazionale dei partecipanti. Facendo leva sulle indiscusse competenze del parco docenti, intende “formare” tutti quei giovani appassionati di politica  e attenti osservatori di sistemi di governo che intendono accrescere le competenze in materia. L’offerta formativa punta infatti ad approfondire il sistema politico, economico, sociale della Sardegna.

Tre giornate full immersion (sabato 18 gennaio, venerdì 31 gennaio e sabato 15 febbraio), calibrate su tre moduli di lavoro che danno il titolo alle tre giornate di studio. “Capacità di governo”, il titolo della prima giornata; “Capacità di visione” il titolo della seconda giornata; “Identità e coesione nazionale” il titolo della terza giornata.

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Venerdì 22 febbraio 2019 è una data negativa, dopo quasi 5 anni dall’avvio del procedimento, dopo un infinito e rigorosissimo iter procedurale per la ripresa produttiva della raffineria della bauxite, dell’Eurallumina Rusal di Portovesme, non si è giunti alla delibera autorizzativa relativa alla Valutazione di Impatto Ambientale, rimandando tutto ad un successivo approfondimento.

Un avvenimento atteso ed auspicato dalle tute verdi sulcitane, fuori da Villa Devoto, che hanno accompagnato questi lunghi anni di attesa con impegno e determinazione, guidate da una RSU esempio di unità e compattezza, mettendo in campo decine di manifestazioni, presidi e sit-in, occupazioni di sedi istituzionali, a testimoniare la ferma ed incrollabile volontà di riconquistare il proprio posto di lavoro, attraverso una produzione, quella dell’allumina, da raffinazione della bauxite, utile e strategica per l’industria nazionale.

A rafforzare gli intenti dei lavoratori, la grande caparbietà della proprietà della Rusal e del management Eurallumina, nel non abbandonare il progetto, superando un vero labirinto dovuto alla burocrazia ed il lievitare dei costi, che avrebbe costretto chiunque ad abbandonare l’impresa, garantendo e rispettando tutti gli impegni sottoscritti con le organizzazioni sindacali. Il mantenimento degli impianti, gli investimenti già realizzati, oneri, stipendi e contributi, sono stimati in 20 milioni di euro all’anno dal 2009 ad oggi.   

Si può parlare, a questo punto, di un evento estremamente negativo, la valutazione di impatto ambientale, non prodotta dopo anni di attenta e rigorosissima istruttoria, a cui hanno partecipato nel dare le proprie valutazioni, una trentina tra enti e dipartimenti a livello regionale e nazionale  non sancita dalla delibera della Giunta regionale, su questi principi, pone in discussione il rilancio dell’attività industriale.

La delibera prodotta dalla Giunta regionale nel dettaglio sull’autorizzazione VIA per la ripresa produttiva dello stabilimento Eurallumina, ci lascia delusi e totalmente insoddisfatti, come abbiamo espresso nell’incontro avuto con il presidente Francesco Pigliaru e la sua Giunta.

Avevamo auspicato concretamente che, dopo 5 anni di iter procedurale, una volta arrivato sul tavolo della Giunta regionale avrebbe avuto un esito positivo.

Nel merito viene evidenziato nella delibera, che lo studio d’impatto sulla salute prodotto dall’Eurallumina, documenta che, considerando gli impatti negativi sulla salute della popolazione determinati dalle esposizioni alle emissioni nella zona e gli effetti positivi sulla salute della popolazione, determinati dall’occupazione, danno come risultato la riduzione dei decessi in ragione di 6,24 per anno nel territorio, e di 1,58 per anno nel solo comune di Portoscuso.

Anche la speranza di vita migliora. Le stime sono fatte su modelli probabilistici standard.

Questa stima è stata giudicata ottimistica dai consulenti dell’assessorato della Sanità, sebbene gli stessi siano d’accordo che possa essere considerata come un possibile riferimento.

La Giunta ha quindi richiesto che questo aspetto sia ulteriormente approfondito. Di fatto, rinviando e delegando alla prossima amministrazione regionale, la decisione finale. Con quali tempi e con quali intenzioni e indirizzo se ne occuperanno il Presidente e la Giunta che è scaturita dalle urne il 24 febbraio, e che ancora non si è insidiata, nessuno può saperlo.

La proprietà dell’Eurallumina intende proseguire nel progetto e nel piano di rilancio dello stabilimento di Portovesme, come la RSU ha appurato nell’incontro avuto con la dirigenza aziendale nei giorni scorsi.

Sia pur ancora una volta feriti da una decisione ancora non definitiva, che poteva dare finalmente corso allo sviluppo delle fasi successive e alle prospettive concrete di rilancio di produzione e occupazione, la resistenza e la determinazione delle tute verdi non verrà fiaccata e la lotta proseguirà per quanto resterà viva la possibilità di arrivare ad un verdetto positivo.

In troppi raccontano di essere a favore del lavoro, dei lavoratori e dell’industria, per poi palesemente e con ambigue, subdole azioni ed atteggiamenti, produrre l’esatto opposto per impedirne il loro sviluppo e decretarne la definitiva serrata.

Ci vorrebbe un’enciclopedia per dettagliare quanto avvenuto in questi anni, ma per estrema intesi, si ricordano le tappe più salienti.

La storia racconta di quel lontano gennaio del 2009, due lustri addietro, quando una delle più importanti raffinerie di bauxite europee per la produzione di allumina, appena raggiunto il suo picco massimo di produzione (un milione e 50mila tonnellate di prodotto), annuncia la fermata degli impianti per gli alti costi di produzione.

Sono mesi di dura lotta per scongiurare questa eventualità, ma il 12 marzo del 2009, al rumore del lavoro e delle attività di uomini e donne allora oltre 700 tra diretti e indotto, viene sostituito dal silenzio assordante.

Nitide le strazianti scene del ritiro degli effetti personali dagli armadietti da parte dei lavoratori , la certezza di un presente fatto di garanzie economiche e di speranze per il futuro, sostituito dall’incertezza, dalla precarietà dal ricorso agli ammortizzatori sociali, entrare in un tunnel senza intravederne l’uscita. Il giorno seguente, 13 marzo 2009, il cattivo presagio che dall’Eurallumina, considerata al pari delle altre fabbriche un colosso inattaccabile, partisse il contagio alle altre realtà vicine, fa si che oltre 20mila persone si riversino nelle strade di Carbonia, per l’ultima grande mobilitazione unitaria da allora svolta, lo sciopero generale del territorio con tutte le categorie presenti in massa a sostegno dell’occupazione, tutti dietro lo striscione che apriva l’ immenso corteo, al grido: «Non si chiude l’Eurallumina».

Ma le tute verdi che erano in testa al corteo, che si snodava per quelle vie che furono il teatro della dura epica lotta dei minatori che permise la loro sopravvivenza, della città di Carbonia e del territorio con la nascita del polo industriale di Portovesme in sostituzione della cessata estrazione mineraria, avevano già capito che lo slogan sarebbe stato per gli anni a seguire «l’Eurallumina deve riaprire», con un misto di magone e rabbia perché ormai era troppo tardi, il cuore dello stabilimento si era fermato il giorno prima. Purtroppo, in poco tempo altri grandi impianti, hanno cessato la produzione, chiudendo definitivamente, con l’abbandono delle proprietà che le avevano gestite.

Quel grido «L’Eurallumina deve riaprire» (di fatto mai tecnicamente chiusa, ma bensì ferma come produzione), accompagnato da «Ogni operaio Una Famiglia», non si è mai interrotto nelle strade e sotto i palazzi istituzionali a Cagliari e a Roma, in dieci anni di calvario e di resistenza estrema.

Quando i più si sarebbero arresi, la volontà si rafforzava, cogliendo risultati importanti, segnali che hanno alimentato la determinazione e respinto lo sconforto, come «la non cessazione del rapporto di lavoro evitando in più occasioni il licenziamento collettivo, la frequenza sempre maggiore di personale nei turni rotativi di manutenzione, la riapertura della mensa, la conquista del diritto spettante per il sostegno al reddito». 

La permanenza della azienda ha consentito l’avvio ormai da diversi anni, delle bonifiche interne ed esterne, il trattamento e depurazione delle acque reflue, con la barriera idraulica, certificate e controllate, monitorate costantemente dagli organi di controllo pubblici.

Così come in uno spazio breve, la solidarietà ed il sostegno sono scemati, sino a lasciare spazio alla avversione e la negatività, ad iniziative sempre più frequenti di  vero palese accanito contrasto alla possibilità di ripresa dell’attività, lasciando di fatto da soli i lavoratori  insieme a troppo pochi che hanno deciso di condividere la resistenza a livello politico, istituzionale, e di chi per mandato avrebbe dovuto battersi con più incisività per le nostre istanze. Pochi che si sono visti insultare e accusare insieme ai lavoratori ed i loro rappresentanti, di combattere per qualcosa di negativo. Tutti gli schemi stravolti, i lavoratori e chi ne ha preso le difese, tacciati delle peggiori nefandezze.

Dopo la fermata, inizialmente prevista per un anno, alla scadenza dei 12 mesi è parso ormai chiaro che la ripresa sarebbe stata lontana e difficile da raggiungere, anni di nebbia dove si devono subire promesse e falsità totali, dai vari livelli governativi e regionali. In questi 10 anni ci siamo confrontati e scontrati, con 4 diversi governi (6 diversi presidenti del Consiglio: Berlusconi, Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, Conte), 8 ministri dello sviluppo economico (Scajola, Berlusconi ad interim, Romani, Passera, Zanonato, Guidi, Calenda, oggi Di Maio), Tre Giunte regionali (Soru, Cappellacci, Pigliaru, ora Solinas), 6 assessori regionali dell’Industria .

La RSU ha svolto incontri con Presidenti del Consiglio, ministri dello Sviluppo economico, dell’Ambiente, del Lavoro, vice ministri e sottosegretari, presidenti di Regione, di Provincia, assessori, direttori generali e funzionari degli enti, ribadendo costantemente con convinzione le proprie rivendicazioni .

Lo scenario cambia, quando nel 2012, dopo un incentivarsi della lotta dei lavoratori, tra regione e governo, si concorda una strada, condivisa dall’azienda, per un percorso da concludersi con il riavvio delle produzioni, le basi vengono poste il 22 novembre 2012 al Mise, con la sottoscrizione dell’addendum al primo protocollo d’intesa, dove venivano indicati i vari step, e gli impegni reciproci tra Mise, Regione e Rusal, all’interno del Piano Sulcis, con tutti i vari dicasteri governativi coinvolti a sottoscrivere l’atto ufficiale.

Quella è la vera data in cui la possibilità di far ripartire l’Eurallumina, è divenuta realmente perseguibile. Si decise, per abbattere i costi della produzione, di realizzare un impianto di cogenerazione di energia termica ed elettrica per autoproduzione alimentato a carbone, non essendo stata accettata la proposta di trasferimento diretto dell’energia termica necessaria, dalla vicina centrale Enel.

Di fatto l’unica possibilità era la realizzazione del CHP.

Altra tappa fondamentale l’accordo finanziario con Invitalia per il Contratto di sviluppo del 24 luglio 2014.

La ripresa delle produzione è stata vincolata al rilascio delle autorizzazioni VIA ed AIA.

Nel luglio del 2014, parte la consultazione preventiva , per la predisposizione della documentazione del progetto da depositare agli uffici competenti .

Il 23 ottobre 2014 viene depositato il progetto, che prende il via ufficialmente il giorno seguente con l’avviso pubblico sul quotidiano l’Unione Sarda, di avvio del procedimento, ma di fatto resta sospesa, eoccorre attendere il 9 aprile 2015 quando il ministero dell’Ambiente dopo un incontro tra il ministro Galletti e la RSU attribuisce la competenza per Via e AIA alla Regione Autonoma della Sardegna, nello specifico il servizio valutazioni ambientali, facente capo all’assessorato regionale dell’Ambiente.

Ad anticipare questo passaggio, un altro atto fondamentale, la sottoscrizione il 21 marzo 2015, del Protocollo d’Intesa – accordo di Programma tra Mise, ministero dell’Ambiente, Regione Sardegna, provincia del Sud Sardegna, Comune di Portoscuso, Arpas, Piano Sulcis, Eurallumina Rusal, per la gestione del progetto di ripresa produttiva e del sito di stoccaggio.

Cosa è successo dopo la cronaca di questi anni lo ha ampiamente documentato, un iter infinito, che ha visto svolgersi tre “presentazioni pubbliche, tre conferenze dei servizi, innumerevoli riunioni tecniche, integrazioni, chiarimenti, sospensioni, rinvii”.

Ad inizio 2018, la possibilità di un accordo commerciale tra Eurallumina ed Enel, diventa concreto, con un intervento decisivo del ministro Carlo Calenda (in visita all’Eurallumina a fine dicembre 2017) quello che sarebbe dovuto essere sin dall’inizio il percorso più semplice, diventa tangibile e realizzabile, in un piano di sinergie per il rilancio completo del polo industriale di Portovesme, con la filiera dell’alluminio che può mantenere e sviluppare la sua valenza strategica, attraverso Eurallumina e Sider Alloys.

Il 10 settembre 2018 la proponente Eurallumina, deposita la variante al progetto originario, sparisce la centrale di cogenerazione CHP e viene sostituita dalla tubazione per il vapordotto Enel-Eurallumina. Escono di scena altri elementi contestati, come l’innalzamento del sito di stoccaggio e le autorizzazioni secondo le nuove norme avranno durata decennale.

Il 21/22 gennaio 2019, si svolge la terza conferenza dei servizi, resasi necessaria causa le modifiche intervenute, ad esprimersi con parere contrario la sola sovrintendenza Mibact, in netto contrasto alla stessa componente regionale che si esprime a favore.

Il parere contrario in questo non è normativamente vincolante sulla V.I.A.

La conferenza viene sostanzialmente chiusa e si va alla predisposizione del verbale monografico di quanto avvenuto in questo percorso istruttorio da parte degli uffici dell’assessorato regionale dell’Ambiente, da trasferire alla giunta per la deliberazione con il parere finale.

La delibera V.I.A. consente di passare alla fase successiva, l’Autorizzazione Integrata Ambientale, che è di “competenza della provincia del Sud Sardegna”.

Dal suo avvio l’A.I.A. che di fatto prevede le autorizzazioni a realizzare le opere, deve essere conclusa entro trenta giorni, è probabile che si riproponga il parere contrario della sovrintendenza Mibact e a, seconda dell’interpretazione che verrà data alle fase procedurali, potrebbe risultare ostativa.

Il motivo del contendere è relativo alle diverse interpretazioni del PPR sulle aree industriali, ovvero tra aree dismesse e/o operative.

Il ripetersi di due “pareri diametralmente opposti tra organi paritetici dello stato appartenenti allo stesso ente” aprirebbe un conflitto istituzionale che avrebbe tra le probabilità, la necessità di un arbitrato da parte del governo. Governo già preallertato tramite gli incontri che la Rsu ha avuto direttamente con il presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte ed il sottosegretario di stato Giancarlo Giorgetti.

Solo ad AIA ottenuta, la Rusal autorizzerà l’investimento, si potrà definire e rendere operativo il contratto con Enel, potrà partire la progettazione esecutiva, si potranno bandire le gare ed aprire i cantieri, che significano lavoro e lavoratori all’opera, stesse attività ed operatività preparatorie dovrà realizzare l’Enel per la sua parte di progetto.

L’avvio della produzione se si rispettasse il cronoprogramma delle opere da realizzare è prevista per la fine del 2020. Ma la fase autorizzativa deve concludersi entro i prossimi 2/3 mesi e l’incertezza posta da disposizioni sull’energia dal governo in carica devono essere chiarite .

Ad attendere questo ulteriore e definitivo passaggio i 260 lavoratori diretti Eurallumina, che nel piano industriale diventerebbero con le già programmate assunzioni 342 all’ avvio della produzione, i 130 delle manutenzioni stabili, i circa 200 dell’indotto, dei servizi i fornitori, oltre ai 270 addetti alla punta massima che verranno impegnati nelle opere di predisposizione alla ripresa produttiva per un periodo di 12/18 mesi.

Il calcolo matematico sul valore dell’economia prodotta dalla ripresa produttiva di Eurallumina indica in 1.416 i posti di lavoro creati.

Il piano di investimenti è di 250 milioni di euro, il monte stipendi annuo erogato è di 30 milioni di euro. Ricadute che andranno ad attenuare la gravissima crisi del territorio, migliorando la qualità della vita in termini di benessere per le famiglie e delle altre attività dal commercio all’artigianato in grave sofferenza.

Alla ripresa dello stabilimento Eurallumina, sono strettamente connesse le altre attività già citate, la Centrale Enel (circa 1.000 occupati tra diretti e indotto), e Sider Alloys ce acquisterebbe il 100% della materia prima senza costi di trasporto  (1.216 occupati tra diretti e indotto), le stesse attività del consorzio Industriale e del Porto Industriale, prossimo al dragaggio per l’accesso di navi con maggiore capienza che ridurranno costi e tempi di approvvigionamento e spedizioni.

Con la permanenza e il futuro garantito per i prossimi 10 della Portovesme srl (1.400 tra diretti e appalti ed altri 1.000 con il moltiplicatore economico), si tratta di numeri enormi, di cui è assolutamente assurdo pensare di potersene privare, ancora di più oggi alla luce della autorizzazione decretata per la V.I.A.

La lotta e le battaglie delle tute verdi, e tra loro un vero zoccolo duro, sempre presente ad ogni iniziativa e per questo degni di rispetto e riconoscenza anche e, soprattutto, da chi lo è stato meno, hanno tenuto aperti quei cancelli, permettendo di mantenere aperto il rapporto di lavoro diretto con l’azienda, scongiurando ciclicamente il licenziamento collettivo, restando agganciati al fondo pensionistico integrativo della categoria dei chimici, aumentando costantemente il numero dei lavoratori impegnati nei turni di rotazione per il mantenimento impianti (ad oggi oltre 80 sono presenti tutti i giorni), e assieme a loro una presenza costante di addetti esterni alle manutenzioni, dare corso ad importanti opere manutentive e di adeguamento impianti, riaprire il laboratorio, acquisire direttamente con personale interno su tre turni h24 il trattamento delle acque reflue industriali con ottimi risultati certificati, la riapertura della mensa e la riassunzione delle addette licenziate nel 2009, il rinnovo degli indispensabili strumenti di sostegno al reddito con sempre il minimo di ritardi e disagi, la possibilità per circa 200 aventi diritto di accedere alla pensione senza decurtazioni economiche. Favorendo rapporti tra azienda e istituzioni spesso in fase di black out e pertanto altamente pericolosi, senza il necessario dialogo, mantenendo accesi i riflettori, rendendo visibile ed attuale nell’agenda politica il “caso Eurallumna”, mettendoci a livello delle più importati vertenze a livello regionale e nazionale. Se non ti lamenti e, in modo appropriato, non esisti, e nessuno lo fa al posto tuo!!! Sempre su basi concrete, mai attraverso pietismo, con sobrietà mai cadendo allo sconforto e alla negatività, e neanche all’inutile e dannoso ottimismo, raccontando sempre le verità ai lavoratori anche le meno piacevoli, all’insegna dell’estremo realismo. Questo e tanto altro, altrimenti sarebbe stato impossibile resistere 10 anni ed i tanti esempi di aziende cadute nell’oblio e di ex lavoratori abbandonati a se stessi ormai scomparsi, privati anche del minimo sostentamento è lunghissimo e lo dimostra.

Obiettivi importanti, tangibili, ma che non ci potevano distrarre dall’unico vero obiettivo (al contrario di chi, per fortuna molto pochi, anche all’interno ha coltivato e coltiva ancora altri interessi che non vedono al primo posto la ripresa produttiva), che resta quello unico della riconquista per noi, e per chi ne potrà usufruire direttamente (saranno oltre 100 le nuove assunzioni) o indirettamente il definitivo ritorno alla piena e stabile occupazione.

La Lotta paga SEMPRE!!! E ancora di più paga l’unità tra i lavoratori!!!

Antonello Pirotto

Operaio Eurallumina e componente RSU.

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Una proroga formale per l’accordo di finanza pubblica sino all’insediamento dei nuovi organi del governo regionale. La chiede il presidente uscente Francesco Pigliaru nella lettera inviata ieri al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ai ministri dell’Economia Giovanni Tria e degli Affari regionali Erika Stefani.

«Come è noto, sono state recentemente avviate le riunioni tecniche finalizzate all’istruttoria preliminare all’accordo di finanza pubblica tra lo Stato e la Regione Sardegna, in ottemperanza alle statuizioni della Corte Costituzionale da ultimo riprese nella sentenza n. 6 del 2019 – scrive Francesco Pigliaru -. Poiché le vigenti norme statali (art.1 comma 875 della legge n. 145 del 2018, come modificato dalla  legge 11 febbraio 2019, n. 12) prevedono che detto accordo debba concludersi entro il 15 marzo, pena la perdita delle risorse al momento preservate per tale finalità nel bilancio dello Stato, si rappresenta la necessità che tale termine venga formalmente prorogato in considerazione delle tempistiche utili  all’insediamento del nuovo Consiglio e della nuova Giunta regionali a seguito delle elezioni del 24 febbraio. Ciò, in modo da consentire all’organo politico di concludere l’accordo nei tempi così ristabiliti.»

La lettera è stata indirizzata per conoscenza anche al Sottosegretario della Presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti ed al ragioniere generale dello Stato Daniele Franco.

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La RSU Eurallumina ha incontrato oggi il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, Giancarlo Giorgetti. L’incontro segue di pochi giorni quello avuto con il presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte. Hanno partecipato anche il prefetto di Cagliari Romilda Tafuri, ed il questore Pierluigi D’Angelo. Anche in questa occasione, la rappresentanza sindacale unitaria dello stabilimento di Portovesme ha esposto al rappresentante del Governo quelli che sono ancora i motivi di preoccupazione e di criticità, chiedendo reali e concreti interventi per superarli. Al termine, i lavoratori hanno consegnato al sottosegretario di Stato un dettagliato dossier in cui è ricostruita, tappa dopo tappa, la lunga vertenza.

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Il Governo non rispetta neanche le stesse scadenze che ha imposto attraverso la sua Finanziaria e continua a ignorare completamente la sentenza della Corte Costituzionale sulla questione accantonamenti. Ieri, 31 gennaio, è scaduto il termine indicato dallo stesso Governo (nel comma 875 dell’articolo 1 della Finanziaria nazionale) come data ultima entro la quale trovare un’intesa sulla finanza pubblica con le Regioni a Statuto speciale. E, allo stesso tempo, Palazzo Chigi continua a non applicare la durissima sentenza con cui i giudici intimavano la restituzione alla Sardegna delle quote non dovute (285 milioni) e ribadivano la necessità di un accordo sugli accantonamenti equo e, soprattutto, condiviso. Nessun incontro convocato, dunque, e nessuna risposta “istituzionale” alla lettera inviata dalla Regione il 15 gennaio per chiedere di ottemperare immediatamente alle disposizioni della Corte. Scaduti dunque nel silenzio più assoluto i termini indicati dallo stesso Governo, oggi il presidente Francesco Pigliaru ha inviato un’altra lettera al premier Giuseppe Conte e ai ministri dell’Economia e delle Finanze Giovanni Tria, degli Affari regionali e le autonomie Erika Stefani, al sottosegretario di Stato Giancarlo Giorgetti ed al vice ministro dell’Economia e delle Finanze Massimo Garavaglia. 

«Prendiamo atto con rammarico del fatto che il Governo, nonostante le nostre ripetute richieste di ridefinire il concorso della Regione Sardegna agli obiettivi di finanza pubblica, anche tenendo conto della necessità di dare immediata esecuzione alla sentenza n. 6 del 2019 della Corte costituzionale, ha fatto trascorrere il termine del 31 gennaio 2019, previsto dalla recente legge di bilancio dello Stato n. 145 del 2018 per la stipula dell’accordo, senza convocare alcun nuovo incontro e senza inviare nessuna risposta con una proposta di intesa – scrive Francesco Pigliaru -. Ciò premesso, La informo che nei prossimi giorni la Regione darà avvio a tutte le opportune azioni giudiziarie per il soddisfacimento dei propri diritti e la tutela delle proprie attribuzioni.»

La Regione, dunque, come annunciato nei giorni scorsi, percorrerà la linea dura. In queste ore si stanno mettendo a punto i dettagli con gli uffici legali sulle strade possibili, ovvero una ingiunzione di pagamento nei confronti del Governo presentata al giudice civile e un ricorso per ottemperanza alla stessa Corte Costituzionale che potrebbe anche portare alla nomina di un commissario ad acta che sostituisca il Governo e applichi la sentenza. La sentenza dello scorso 11 gennaio non ha precedenti, per varie ragioni: per il riconoscimento su tutti i fronti delle ragioni della Sardegna, per la durezza delle contestazioni al Governo, per l’inedita decisione di entrare fortemente nel merito della questione elencando i criteri con cui si deve arrivare alla stima della somma di accantonamenti, che deve appunto necessariamente tenere conto dell’insularità e del contesto economico in cui si trova la Sardegna, penalizzata rispetto alle altre regioni. I giudici sono stati poi durissimi con il Governo: la necessità di far quadrare i conti nelle casse nazionali non può diventare un principio tiranno nei confronti dell’isola, alla quale vanno riconosciute risorse adeguate per non comprimere, oltre la misura consentita, la sua autonomia finanziaria. Inoltre, sottolineano i giudici, il legislatore dispone di una discrezionalità “limitata” dagli effetti delle sentenze della Corte Costituzionale. Ovvero: il Governo non può fare quello che vuole, deve rispettare le indicazioni della Consulta derivanti da un contenzioso e cercare un accordo con la Regione. 

«È una situazione davvero paradossale, il Governo non riesce a rispettare neanche le scadenze che indica nelle sue leggi. Avevano scelto loro la data del 31 gennaio per chiudere gli accordi con le Regioni speciali, e l’avevano messa nero su bianco in Finanziaria. Invece, non solo hanno ignorato la scadenza, non solo non hanno ancora applicato la sentenza arrivata due settimane fa, ma non hanno avuto neanche il buongusto di rispondere a una delle decina di lettere inviate per chiedere un incontro. Uno sgarbo istituzionale senza precedenti, una totale mancanza di rispetto fra istituzioni, un atteggiamento incomprensibile e inqualificabile che polverizza quella lealtà necessaria fra chi, a vari livelli, ha responsabilità di governo del Paese – dice l’assessore della Programmazione Raffaele Paci –. È gravissimo non aver neanche risposto a quest’ultima lettera, fino all’ultimo minuto utile abbiamo pensato che un segnale sarebbe arrivato, la scadenza da loro voluta era ormai vicinissima, invece nulla. Totalmente ignorati, ancora una volta, con l’aggravante che, in questo caso, il Governo ha snobbato se stesso e persino la Corte Costituzionale, continuando a far finta di niente e a girarsi dall’altra parte, e continuando a trattenere illegittimamente nelle sue casse soldi che sono dei sardi e che vanno spesi esclusivamente per la Sardegna. Nelle prossime ore – conclude Raffaele Paci – faremo tutto quello che è in nostro potere per avere giustizia, e intanto adotteremo altri provvedimenti in Giunta.»