28 March, 2026
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Pieno sostegno alla vertenza dei lavoratori della Wind3 di Cagliari è stato espresso dalla Commissione “Attività Produttive” del Consiglio regionale presieduta da Luigi Lotto. Una presa di posizione chiara che si tradurrà in un atto ufficiale del Consiglio: si pensa a una risoluzione della Commissione o a un ordine del giorno unitario da votare in Aula.

Un pronunciamento ufficiale dell’Assemblea sarda è stato sollecitato in mattinata dai sindacati sentiti in audizione dal parlamentino delle “Attività Produttive”. La vertenza riguarda circa 340 operatori sardi il cui posto di lavoro è a serio rischio dopo la decisione della Wind3 di cedere un ramo d’azienda a una società di out source. «Un’operazione ingiustificata – secondo i segretari di categoria Francesco Marongiu (Slc Cgil), Jimmy Uda (Fistel Cisl) e Tonino Ortega (Uilcom) – la Wind3 è una società sana con i bilanci in utile non ha la necessità di ridurre i costi del personale esternalizzando un servizio. Al momento della fusione di Wind con Tre, il nuovo operatore aveva garantito al Governo il mantenimento dei livelli occupazioni e del business aziendale in Italia. Questo non sta avvenendo, Wind 3 non sta cedendo un ramo d’azienda ma solo un servizio prima assicurato dalla società Tre».

La vertenza riguarda complessivamente 900 lavoratori distribuiti in quattro Regioni (Sardegna, Sicilia, Lazio e Liguria). Domani, a difesa dei posti di lavoro, è in programma una manifestazione nazionale in vista dell’incontro al Mise fissato per giovedì 15 giugno. «Non abbiamo armi a disposizione per contrastare la cessione del ramo d’azienda – hanno detto i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil – per questo è necessario un sostegno della politica. Chiediamo al Consiglio regionale e alla Giunta di promuovere un coordinamento tra gli esecutivi della quattro regioni interessate per dare più forza ad un’azione nei confronti del Governo nazionale».

Un appello raccolto dalla Commissione. I consiglieri regionali Piero Comandini (Pd), Ugo Cappellacci (Fi) e Stefano Tunis (Fi) hanno sollecitato un coinvolgimento diretto del presidente della Regione Francesco Pigliaru ricordando il precedente favorevole del call center Vol2: «Nel 2010 si riuscì a salvare circa 470 posti di lavoro – ha detto Ugo Cappellacci – la politica anche questa volta può fare molto. Occorre individuare gli strumenti per trovare una soluzione alternativa alla cessione del ramo d’azienda. Ma per far questo occorre pressare il Governo unendo le forze con le altre regioni». Posizione condivisa da Piero Comandini e Stefano Tunis che hanno appoggiato l’idea di un coordinamento tra le regioni interessate: «Alla base del business di Wind3 c’è una concessione governativa – ha detto l’esponente del Pd – può essere lo strumento per convincere Wind3 a fare un passo indietro». Questa di Wind3 non è un’operazione a costo zero: «C’è il rischio che lo Stato debba farsi carico dei costi degli ammortizzatori sociali di una società che produce utili – ha sottolineato Stefano Tunis – un aspetto che non  può passare in secondo piano».

Al termine dell’audizione, il presidente Luigi Lotto ha assicurato l’impegno della Commissione: «Faremo di tutto per dare il massimo contributo alla vostra vertenza – ha detto Luigi Lotto – insieme alla Giunta decideremo quali azioni portare avanti».

In mattinata la Commissione ha sentito anche i rappresentanti sindacali dei lavoratori del Consorzio Agrario della Sardegna, ente con 104 dipendenti in pianta organica e 48 sedi distribuite nel territorio regionale.

Il Consorzio, da tempo in crisi, ha accumulato negli anni un passivo di circa 45 milioni di euro. Un buco di bilancio che ha indotto la direzione dell’ente ad applicare il contratto di solidarietà ai dipendenti con conseguente riduzione dell’orario di lavoro a 26 ore settimanali. Per abbattere i costi di gestione, il Consorzio ha inoltre annunciato la chiusura delle sedi di Nuoro e Santa Maria La Palma e il trasferimento dei 17 dipendenti negli uffici di Oristano e Cagliari.

«I lavoratori non sono sacchi di patate – ha detto la segretaria della Flai Cgil Annarita Poddesu – i trasferimenti di sede creeranno forti disagi ma ciò che preoccupa di più è la mancanza di una strategia per il futuro. Il Consorzio ha annunciato la presentazione di un piano industriale che però non è ancora arrivato. Chiediamo alla politica di lavorare insieme a noi per scongiurare la chiusura delle sedi di Nuoro e Santa Maria La Palma ed individuare un percorso di rilancio».

«Se siamo oggi in queste condizioni lo dobbiamo all’incapacità del Cda dell’ente – ha proseguito Mariano Masala segretario del Sinalcap Sardegna – non si può pensare di risanare i bilanci con il solo ricorso al contratto di solidarietà». «Il Consorzio agrario svolge un ruolo strategico nel territorio – ha sottolineato il segretario della Fai Cisl Bruno Olivieri – in molte aree dell’Isola ricopre una funzione sociale che non può venire a mancare».

I rappresentanti dei sindacati, rispondendo alle domande dei membri della Commissione Luigi Crisponi (Riformatori), Piero Comandini (Pd), Mario Tendas (Pd), Mariano Contu (FI), Antonio Gaia (Upc) e Gianluigi Rubiu (Udc), hanno poi respinto l’accusa di aver sottoscritto il contratto di solidarietà contro la volontà dei dipendenti: «Quell’accordo è stato firmato perché il Consorzio non ha lasciato altre vie d’uscita – ha detto Annarita Poddesu – l’alternativa a quella firma erano i licenziamenti. I sindacati hanno l’obbligo di difendere i posti di lavoro».

Il presidente della Commissione Luigi Lotto ha preso atto della posizione dei sindacati ed annunciato un ulteriore approfondimento da parte della Commissione: «Siamo davanti a una situazione complessa – ha detto Lotto – nei prossimi giorni rifletteremo su come affrontarla coinvolgendo la Giunta regionale e l’assessore competente».

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Il Pendolino che in poche ore collega Cagliari con Sassari è un sogno. Una chimera anche il collegamento tra il capoluogo con Olbia e Golfo Aranci, con tempi di percorrenza competitivi. Nuoro resta senza i treni ad alta velocità, lasciando nell’isolamento i centri dell’interno isolano. Un ulteriore schiaffo per il territorio del nuorese, già penalizzato dalle sforbiciate dei servizi. L’alta velocità per il capoluogo barbaricino appare in un binario morto. Da qui la petizione del Comitato Trenitalia Nuorese, che sollecita la giunta regionale ad accorciare le distanze tra l’interno della Sardegna ed il resto dell’Isola. Una questione che è stata ripresa da una mozione del capogruppo regionale di Forza Italia Pietro Pittalis: «In pochi giorni la sottoscrizione ha raggiunto 5mila adesioni – spiega il capogruppo di Forza Italia -. Sono disponibili risorse pari a 402 milioni di euro, destinate all’ammodernamento della rete ferroviaria isolana, ma la tratta di Nuoro e provincia sembra essere passata nel dimenticatoio».

Niente coincidenze con il Pendolino. E anche i sincronismi con il convoglio tra Cagliari e Golfo Aranci sono azzerati. «In questa cornice – si legge nel documento sottoscritto anche dai capigruppo dell’Udc Gianluigi Rubiu, Attilio Dedoni (Riformatori) e del Psd’Az Angelo Carta – appare del tutto inutile il treno veloce Nuoro – Macomer, senza uno straccio di intervento per favorire collegamenti più competitivi con il resto dell’isola». Solo progetti più o meno vaghi e finanziamenti ancora tutti da confermare. Tanto che il capogruppo forzista si sbraccia per richiamare l’attenzione di Regione e Ferrovie dello Stato: «Perché – conclude Pietro Pittalis – senza un programma per le tratte dell’alta velocità Nuoro ed i centri dell’interno rischiano di essere tagliati fuori dallo sviluppo con una condanna ad una ininterrotta emarginazione».

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«Nuove regole anche per i pascoli permanenti in Sardegna». A sollecitare un modello di gestione uniforme e regole comuni, con una programmazione sostenibile e multifunzionale del bestiame, è il capogruppo dell’Udc in Consiglio regionale, Gianluigi Rubiu, che ha presentato un interrogazione urgente per l’applicazione delle deroghe inerenti il pascolamento per carico di bestiame ad ettaro: «Un intervento che mira – spiega Gianluigi Rubiu – a spalmare anche sul territorio isolano le nuove disposizioni previste dall’Unione europea. Il pascolo permanente ricomprende i terreni agricoli utilizzati alla data attuale (e da almeno cinque anni) per la coltivazione di erba o altre piante erbacee da foraggio. Per venire incontro alle esigenze degli allevatori si possono stabilire delle deroghe al disegno nazionale, Lazio, Piemonte, Valle d’Aosta e la provincia di Bolzano hanno già modificato il parametro di pascolamento minimo consentito per agevolare le aziende agro zootecniche. Auspichiamo che la Sardegna possa seguire le deroghe disposte da queste regioni – conclude Gianluigi Rubiu -, visto che nell’Isola ci sono dei territori svantaggiati, con pascoli arbustivi e produttivi che consentono un forte aumento della superficie agricola utile destinata all’allevamento».

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Sono sempre più forti le preoccupazioni sul futuro della Portovesme srl, sulla quale incombe lo spettro della chiusura, dopo la fermata dei forni dell’impianto Waelz, una scelta obbligata, in attesa del via libera alla nuova discarica di Genna Luas, per il quale mancano i pareri del Genio civile e del ministero dei Beni culturali, come è emerso in occasione dell’ultima conferenza dei servizi. A rischio ci sono oltre 1.200 lavoratori.

«Si pregiudica così una delle industrie strategiche per il territorio – denuncia il capogruppo dell’Udc in Consiglio regionale Gianluigi Rubiu -. Si tratta di ostacoli dettati da questioni meramente demagogiche, con il solo fine di impedire l’attività produttiva. E’ assurdo che la giunta ostacoli lo sviluppo di una delle realtà più importanti nell’Isola. Non è concepibile che il Sulcis Iglesiente possa subire nel silenzio della politica l’epilogo drammatico di questa vertenza. E’ impensabile che si tergiversi ancora sulla Portovesme Srl. La conferenza dei servizi dovrebbe porre le basi per evitare la chiusura dello stabilimento impegnato nella produzione di piombo e zinco. Non c’è più tempo da perdere. E’ in gioco – conclude Gianluigi Rubiu – il destino di migliaia di dipendenti, che puntano sul rilancio produttivo del polo industriale del Sulcis.»

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Approda sui tavoli dell’assessorato regionale della Sanità e della presidenza della Giunta, la vicenda della mancata proroga del contratto per alcuni operatori socio sanitari in servizio presso l’Azienda ospedaliera universitaria di Cagliari San Giovanni di Dio e in altre strutture sanitarie isolane. Il capogruppo regionale dell’Udc Gianluigi Rubiu ha presentato un’interrogazione, con accesso agli atti, per chiedere chiarimenti sulla scelta delle diverse realtà sparse in Sardegna. «Decisioni che sembrano discrezionali e non adottate con criteri oggettivi – osserva il capogruppo dell’Udc –. Si tenga conto che nei complessi sanitari si presenta una cronica carenza di personale a tutti i livelli, colmata la gran parte dal ricorso ad assunzioni temporanee. Pensiamo che debbano essere chiariti i criteri adottati per prorogare alcuni rapporti di lavoro – conclude Gianluigi Rubiu – e porre fine ad alcuni contratti in modo unilaterale e senza il rispetto delle leggi».

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I capigruppo dell’opposizione, Pietro Pittalis (FI), Gianluigi Rubiu (Udc), Angelo Carta (Partito sardo d’azione), Attilio Dedoni (Riformatori Sardi) e Paolo Truzzu (Fratelli d’Italia), hanno chiesto al presidente Gianfranco Ganau la convocazione urgente del Consiglio regionale affinché il presidente Francesco Pigliaru riferisca in aula sulla situazione politica in seguito alle dimissioni dell’assessore ai lavori pubblici.

«E’ ormai evidente una situazione di crisi strisciante all’interno della coalizione di centrosinistra – concludono i leader dell’opposizione – ed occorre fare chiarezza sui motivi che hanno indotto le dimissioni dell’assessore Paolo Maninchedda.»

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Entro l’estate il Consiglio regionale approverà una nuova legge che darà una risposta alle richieste dei dipendenti dell’Agenzia Forestas. E’ l’impegno assunto dalla Conferenza dei capigruppo al termine dell’incontro con una delegazione dei lavoratori che in mattinata hanno manifestato sotto il Palazzo del Consiglio regionale per protestare contro l’applicazione del contratto privatistico agli operai addetti ai lavori di sistemazione idraulico-forestale. A sostegno della vertenza, i rappresentanti del sindacato Confederdia hanno consegnato al presidente del Consiglio Gianfranco Ganau un plico con circa 3.000 firme.

«C’è la massima attenzione del Consiglio – ha assicurato il presidente Gianfranco Ganau – la questione è all’esame della Prima Commissione che in questi giorni sta completando gli approfondimenti. Alcune delle questioni ostative all’applicazione del nuovo contratto per i forestali sono i via di definizione, presto si avrà un quadro completo. La Commissione ha in carico due proposte di legge che possono essere unificate o riscritte con l’impegno di arrivare all’approvazione di un provvedimento ad hoc entro l’estate.»

Impegno confermato dal presidente della Prima Commissione Francesco Agus: «La Commissione ha accertato nei giorni scorsi che l’operazione è pari all’1% del costo del personale, l’ostacolo economico è dunque rimosso. Stesso discorso per le questioni previdenziali. L’audizione dei vertici dell’Inps ha confermato che il passaggio dal contratto privatistico a quello pubblico non comporterà maggiori oneri. Rimane invece da approfondire il problema relativo agli operai forestali. Su questo – ha detto Francesco Agus – gli approfondimenti vanno avanti e a breve presenteremo una proposta».

D’accordo per una soluzione in tempi rapidi tutti i capigruppo che hanno partecipato all’incontro: Pietro Cocco (Pd), Pietro Pittalis (Forza Italia), Gianluigi Rubiu (Udc), Daniele Cocco (Sdp), Annamaria Busia (Misto) e Attilio Dedoni (Riformatori sardi).

Soddisfatti i rappresentanti dei lavoratori: «Prendiamo atto dell’impegno della Conferenza dei Capigruppo – ha detto il segretario di Confederdia Gianluca Cinus – ci auguriamo che la volontà politica si traduca in fatti concreti. Auspichiamo un’approvazione in tempi rapidissimi del provvedimento».

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«La Regione scenda in campo per salvare il centro di pronto intervento Don Vito Sguotti di Medadeddu.»

Il grido d’allarme arriva da Gianluigi Rubiu, capogruppo dell’Udc in Consiglio regionale.

«Il centro di pronto intervento di Medadeddu è un punto di riferimento per le esigenze di numerosissime persone in stato di necessità e senza fissa dimora, in collaborazione e sinergia con i Servizi Sociali, fino al loro reinserimento – sostiene Gianluigi Rubiu -. Riteniamo inconcepibile che una struttura che opera nell’universo dell’assistenza sociale e del sostegno ai soggetti svantaggiati subisca delle sforbiciate che rendono impossibile portare avanti le attività.»
Gianluigi Rubiu non nasconde l’amarezza sul possibile epilogo dell’associazione Don Sguotti «perché sul centro sociale si passa da un contributo di 139mila a 90mila euro, con una decurtazione pari al 35 per cento. Una situazione che ha avuto i primi riflessi con il licenziamento delle due lavoratrici addette alla struttura. Si tenga conto che il progetto del complesso è stato autorizzato dall’assessorato della Sanità ed assistenza sociale. Auspichiamo quindi un intervento della Regione per fronteggiare le difficoltà relative alle attività del complesso».
«Si tratta di un’istituzione storica a Carbonia che ha portato anche al supporto di persone in grave difficoltà anche in sinergia con le forze dell’ordine ed i servizi sociali del Comune. Un impianto che cerca di incrociare le richieste di accoglienza degli ultimi senza casa, privi di una famiglia e ormai senza speranza – conclude Gianluigi Rubiu – declinando così lo spirito dell’attività di Don Sguotti.»

Don Vito Sguotti.

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«La Giunta porti in Aula la nuova legge urbanistica, per far ripartire il settore delle costruzioni». Lo ha detto stamane Gianluigi Rubiu, capogruppo dell’Udc in Consiglio regionale, in occasione della mobilitazione dei lavoratori edili che sono scesi in piazza per manifestare contro i troppi lacci che soffocano il settore. «Si parta – sottolinea Gianluigi Rubiu – da una legge urbanistica che possa incrociare le richieste delle imprese e delle associazioni confederali. L’impianto della normativa deve riuscire a trainare nuovi investimenti per le infrastrutture ed il recupero urbano. Non solo. Auspichiamo che il provvedimento della giunta non possa ingessare il territorio mettendo un freno agli interventi di ammodernamento urbano, ma preveda interventi orientati alla massima apertura nel rispetto delle peculiarità ambientali. Unica soluzione per superare le difficoltà del comparto, con la chiusura di oltre 30mila imprese solo in Sardegna – conclude Gianluigi Rubiu – è un nuovo disegno sull’edilizia, mettendo da parte le visioni contrapposte delle fazioni politiche e incentrando la legge su un modello di sviluppo per la nostra Isola. Il settore delle costruzioni è in grado di risollevare l’economia della Sardegna, con nuove opportunità per realizzare il massimo dell’occupazione e sbloccare i contratti fermi da anni».

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I capigruppo del Consiglio regionale hanno incontrato in tarda mattinata i sindacati degli edili al termine della manifestazione di protesta sotto il palazzo di via Roma. All’incontro,  al quale hanno preso parte i segretari generali di Cgil e Uil Michele Carrus e Francesca Ticca e quelli di categoria Giovanni Matta (Filca-Cisl), Enrico Cordeddu (Fillea-Cgil) e Marco Foddai (Feneal-Uil) erano presenti il vicepresidente del Consiglio regionale Eugenio Lai (Sdp), Alessandra Zedda (Forza Italia), Gianluigi Rubiu (Udc), Michele Cossa (Riformatori), Angelo Carta (Psd’Az), Roberto Deriu (Pd), Pierfranco Zanchetta (Cps) e Paolo Truzzu (FdI).

I rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil hanno ribadito ai capigruppo le ragioni della protesta. «L’edilizia è il settore che ha subito più di tutti gli effetti negativi della crisi – hanno detto i segretari di categoria Matta, Cordeddu e Foddai – dal 2008 a oggi il settore ha perso circa 30.000 posti di lavoro, 5.000 imprese hanno chiuso i battenti. E’ necessario un cambio di rotta con interventi normativi ed economici per il rilancio del settore».

I sindacati hanno sollecitato lo sblocco immediato dei fondi già disponibili per le infrastrutture e l’approvazione rapida della nuova legge urbanistica da parte del Consiglio regionale, strumento che consentirebbe di liberare ingenti risorse per gli investimenti. Cgil, Cisl e Uil hanno chiesto inoltre l’intervento della Regione presso il Governo nazionale per la modifica delle norme in materia di previdenza e sicurezza sul lavoro (pensione a 60 anni per gli edili, riconoscimento del lavoro usurante).

Istanze accolte da tutti gli esponenti politici di maggioranza e opposizione presenti all’incontro che hanno espresso solidarietà ai lavoratori scesi oggi in piazza. Il vicepresidente del Consiglio regionale Eugenio Lai ha annunciato ai sindacati la presentazione di un ordine del giorno unitario nella prossima seduta del Consiglio regionale a sostegno della vertenza degli edili. Nel documento si chiederà alla Giunta un’accelerazione sulle procedure di spesa delle risorse già disponibili e il recupero dei fondi da destinare ai cantieri comunali per l’occupazione. Nell’ordine del giorno, sarà inserita anche la richiesta di  monitoraggio della legge regionale sulla semplificazione amministrativa (L.R. 24 del 2016) la cui effettiva applicazione garantirebbe lo sblocco di numerose pratiche attualmente ferme negli uffici regionali e comunali.

I capigruppo chiederanno inoltre al presidente della Quarta Commissione  di calendarizzare al più presto l’esame del disegno di legge della Giunta sull’Urbanistica. Accogliendo la proposta del vice capogruppo del Partito democratico Roberto Deriu, i capigruppo proveranno infine ad elaborare una proposta di legge nazionale per intervenire su alcune questioni previdenziali e di sicurezza sul lavoro.