28 September, 2026
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Dal 27 al 30 agosto torna a Portoscuso il Big Blue Festival, giunto alla sua undicesima edizione. Quattro giornate dedicate al mare, alla natura e all’ambiente attraverso incontri, laboratori, arte, fotografia e spettacolo, nella cornice dell’Antica Tonnara Su Pranu.

Promosso da ArgoNautilus, con il patrocinio del Comune di Portoscuso e il contributo della Fondazione di Sardegna, il festival mantiene la sua vocazione alla divulgazione: avvicinare il pubblico a temi ambientali e scientifici attraverso il racconto di chi studia, vive e protegge il territorio.

«Il nostro obiettivo è creare occasioni di conoscenza – spiega il direttore artistico, il biologo Maurizio Cristella – perché solo ciò che impariamo a conoscere può diventare oggetto di rispetto e di cura.»

Ad aprire il programma, giovedì 27 agosto, alle 21.00, sarà Federico Erbì con “Viti-CULTURA e rigenerazione”, un progetto dedicato al recupero di antiche vigne in stato di abbandono e al ricambio generazionale in agricoltura.

La Cantina Erbì, condotta da Federico Erbì ed Eliza Matisone, segue i principi dell’agricoltura biologica con un approccio di minimo intervento, tecnica e consapevolezza. L’incontro sarà accompagnato da una degustazione dei vini della Cantina Erbì.

Alle 21.30 sarà la volta di Edoardo Brodasca, fondatore e direttore del Posidonia Green Project, con Posidonia Art Reef, il primo museo sottomarino ecologico partecipato. Un progetto che mette in relazione arte, scienza e partecipazione e che trasforma il fondale marino in uno spazio di tutela, ricerca e coinvolgimento della comunità.

Alle 22.30 Stefano Vascotto presenterà Sagarmatha, proiezione del docufilm e talk dedicati alla storia delle esplorazioni, dalle conquiste della Compagnia delle Indie Orientali alla scoperta dell’Everest. Guida ambientale escursionistica, esperto di kayak e autore del progetto divulgativo Velasquez’s Logbooks, Stefano Vascotto porta al festival il racconto dell’esplorazione e del viaggio lento.

Il pomeriggio è ancora dei più piccoli, con la seconda estemporanea d’arte per bambini, “I colori dell’estate” (18.30-20.30, gratuita, dai 6 ai 13 anni, iscrizioni a numero chiuso): un laboratorio all’aperto che invita la fantasia infantile a tradurre in colore l’esperienza dell’estate.

Alle 19.00 si inaugura la mostra fotografica “Meraviglie sotto il mare della Sardegna”, a cura di Subacquei per la Scienza – Costa Ovest Sardegna. Il gruppo riunisce ricercatori, subacquei e fotografi impegnati in progetti di Citizen Science per documentare la biodiversità dei fondali sardi e sensibilizzare il pubblico sulla tutela del mare.

La mostra sarà visitabile il 28, 29 e 30 agosto.

Si comincia alle 18.30 con “Per un mare più vivo”, incontro con Albano Salis, referente MareVivo Sardegna, dedicato alle attività dell’associazione per la tutela e la pulizia dei litorali. A seguire, il laboratorio creativo per famiglie “Crea il tuo acquario con i tappi di plastica”.

Alle 21.00 Alberto Bardi, Lupo di Mare, parlerà della laguna attraverso l’esperienza quotidiana del pescatore con Vivere d’acqua. Alle 21.30 la biologa Sonia Cheratzu proporrà La laguna che cambia, dedicato agli ecosistemi lagunari, alle loro trasformazioni e alle specie aliene.

Alle 22.30 chiuderà la serata Luigi Sanciu, geologo e divulgatore scientifico, con Fake Rock – Le bufale geologiche in Sardegna e nel mondo. Direttore di importanti poli museali sardi, tra cui il GeoMuseo MonteArci di Masullas, Luigi Sanciu si occupa di tutela paleontologica e museologia e, attraverso la divulgazione, promuove la conoscenza e la valorizzazione del patrimonio geo-archeologico dell’isola.

Domenica 30 agosto il festival si congeda con la giornata più corale. Dalle 18.30 prende il largo la 6ª edizione del Carnevale del Mare, grande festa in maschera aperta a bambini, famiglie e a tutti coloro che vorranno partecipare, con musica, colori e maschere a tema marino.

Alle 21.00 la biologa Silvia Cera presenterà La Sardegna: una farmacia a cielo aperto per gli impollinatori, un approfondimento sulla flora mediterranea e sul suo potenziale per lo sviluppo di nuove strategie antiparassitarie a basso impatto.

Alle 22.00 sarà protagonista Alosha, Danzastorie di Sicilia, con Natura Composta, una performance che unisce danza, narrazione e poesia. La parola poetica di Paola Bontà, attraverso testi di autori come Walt Whitman, Emily Dickinson, Bertolt Brecht e Giorgio Caproni, dialogherà con le coreografie e le storie danzate di Alosha, creando un ponte tra corpo e parola, natura e cultura.

A chiudere l’undicesima edizione, alle 22.30, sarà l’archeologa Sara Porru con Archeologia per tutti, un invito ad avvicinarsi al patrimonio archeologico attraverso la divulgazione.

Accanto agli incontri, nei quattro giorni del festival saranno presenti laboratori per bambini e famiglie, attività creative, mostre e momenti dedicati alla scoperta e alla partecipazione.

Il Big Blue Festival conferma così la propria vocazione: portare la conoscenza fuori dagli spazi tradizionali e renderla accessibile, attraverso persone, esperienze e linguaggi diversi. Perché conoscere il mare, il territorio e le trasformazioni che li attraversano è il primo passo per imparare a rispettarli e proteggerli.

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Lo spettacolo reading di Claudio Pozzani al Teatro Centrale di Carbonia è nato giocando con una famosa frase di Giorgio Caproni: il poeta è come un minatore. «Il poeta scava nelle gallerie della propria anima per estrarvi emozioni», ha affermato dal palcoscenico l’artista genovese.

In ‘Poetici scavi’, evento speciale di ‘Una miniera di cultura 2018’ firmato AES, attraverso la lettura di versi personali e di ispirati minatori che hanno raccontato le proprie esperienze, ne è scaturito un simpatico parallelismo tra i giacimenti minerali e quelli metaforici, in cui tutti cerchiamo di ritrovare la nostra essenza più profonda: «Tutti nasciamo in una galleria e da questa galleria usciamo per affrontare il mondo».

Siamo tutti poeti quindi?

«Non proprio. Occorre grande impegno e passione – ha spiegato Claudio Pozzani –. Anche se l’avvento della stampa digitale ha aperto la strada editoriale a tante persone, pertanto in Italia tutti o quasi tutti scrivono poesie ma quasi nessuno le legge. E questo è il paradigma un po’ della società contemporanea in cui tutti vogliono esprimersi, soprattutto, in cose di cui non conoscono nulla, e non prendono tempo e voglia per conoscere gli altri.»

Nell’avvicinare i giovani alla poesia, la scuola ha una funzione importante?

«All’inizio pensavo che imparare poesie a memoria fosse una cosa inutile, poi mi sono accorto che lo studio andrebbe incentivato. Mi sono reso conto per esempio, che gli autori italiani più famosi nel mondo sono poeti, a partire da quelli classici come Dante, Petrarca e Boccaccio. Purtroppo nella scuola di oggi la poesia è marginalizzata, bisogna avere la fortuna di trovare un professore illuminato, allora puoi davvero appassionarti.»

Qual è il ruolo dei festival?

«Personalmente attribuisco grande importanza a manifestazioni che siano occasioni d’incontro e di contatto tra differenti nazionalità e lingue. La priorità della poesia è l’oralità e i festival sono quei posti dove la poesia viene raccontata. In Sudamerica, ad esempio, puoi recitare i tuoi versi di fronte a diecimila persone e si diventa come rockstar. Devo dire che in Italia la cultura in generale mi sembra sia in qualche modo respinta rispetto ad altre parti del mondo.»

E la Sardegna come risponde?

«Sono stato fortunato ad aver incontrato artisti che mi hanno introdotto al contesto dell’isola, tra questi c’è Valentina Neri. Ora arriva l’incontro con l’AES. Da due anni organizzo due giornate del mio festival a Cagliari, al Teatro di Castello, dove invito numerosi poeti che si esprimono in italiano e in sardo. Per il mio festival avevo già portato Alberto Masala e altri che erano in qualche modo famosi oltremare. Mi ha sempre interessato vedere quanto il popolo ama seguire gli eventi culturali, e mi sembra che ci sia una buona rispondenza, molto maggiore che al nord Italia ad esempio.»

In sintesi, cos’è la poesia per Claudio Pozzani?

«È il mio modo di esprimermi, il mio alfabeto, e anche una scuola di vita perché fare poesia ti insegna a fare parole e a distillarne sempre di nuove. Dove tu finisci le parole è lì che inizia la violenza, in questo senso la poesia può essere anche uno strumento di pace, nel senso che ti allarga la mente, lo sguardo, la possibilità di esprimerti e probabilmente tiene lontana la violenza.»