23 January, 2022
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Il 5 novembre del 2001, con la Santa Messa celebrata nella vecchia sala argani del Pozzo Sella della miniera di Monteponi dal vescovo della diocesi di Iglesias mons. Tarcisio Pillolla e dal vescovo della diocesi di Ales Terralba mons. Tonino Orrù, si concludeva la più lunga occupazione delle miniere della Sardegna che portò all’istituzione del Parco Geominerario Storico Ambientale della Sardegna. A conclusione di quella lunga lotta, iniziata il 5 novembre del 2000 per chiedere alla Regione Sarda e al Governo Nazionale il rispetto degli impegni assunti con la Carta di Cagliari, sottoscritta il 30 settembre 1998 per l’istituzione del Parco Geominerario, vennero raggiunti i seguenti risultati: 1. L’approvazione della norma di legge da parte del Parlamento per l’istituzione del Parco Geominerario; 2. L’emanazione del decreto da parte dei Ministeri competenti, d’intesa con la Regione Sarda, che istitutiva formalmente del Parco Geominerario; 3. Lo stanziamento di 6 miliardi di lire all’anno per la gestione dello stesso Parco; 4. Lo stanziamento da parte dello Stato di un primo finanziamento di 63 miliardi di lire per dare avvio al Piano da 1.000 miliardi di lire predisposto nel 1998 dall’Ente Minerario Sardo per la bonifica delle aree minerarie dismesse del Sulcis Iglesiente Arburese e Guspinese; 5. L’assunzione a tempo pieno e indeterminato dei 500 lavoratori precari che nel 1998 avevano dato avvio ai lavori propedeutici alla costituzione del Parco Geominerario.

Per ricordare questo importante anniversario l’Associazione Pozzo Sella, anch’essa costituita il 5 novembre del 2001 nei sotterranei del Pozzo Sella, ha organizzato un incontro nella stessa sala argani del Pozzo Sella della miniera di Monteponi per commemorare con una semplice e toccante cerimonia, gli uomini illuminati e lungimiranti che idearono e sostennero le lotte per l’istituzione del Parco Geominerario, mancati negli ultimi 20 anni (prof. Giovanni Lilliu, prof. Luis Bergeron, ing. Gianlupo Delbono, ing. Giulio Boi, sig. Franco Todde, dott. Renzo Pasci, dott. Luciano Ottelli, sig. Siro Usai e sig. Paolo Vargiu, mons. Tarcisio Pillolla, on.le Altero Matteoli). Nella stessa circostanza, è stata sommessamente ricordata alle istituzioni competenti, regionali e nazionali, l’esigenza di rispettare gli impegni assunti 20 anni fa ponendo finalmente fine alla grave inadempienza rappresentata dal mancato funzionamento del Parco Geominerario che resta l’unico progetto possibile per favorire la transizione economica, sociale e culturale del Sulcis Iglesiente Arburese Guspinese, come avvenuto negli altri grandi bacini minerari europei, con la creazione di migliaia di posti di lavoro.

A conclusione della semplice e toccante commemorazione, i cittadini presenti, accompagnati dal sindaco Mauro Usai e dal presidente del Consiglio comunale di Iglesias, Daniele Reginali, hanno lasciato il sottosuolo per raggiungere la vicina chiesa di Santa Barbara, visitata il 15 ottobre del 1985 dal Papa San Giovanni Paolo II, dove il vescovo di Iglesias con il parroco don Ivano Gelso ed il responsabile diocesano della Pastorale del Lavoro don Salvatore Benizzi, hanno concelebrato la Santa Messa di ringraziamento.

 

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Il 28 novembre dello scorso anno è stato presentato, presso l’archivio storico della città d’Iglesias, davanti ad un pubblico attento e interessato, il libro Schegge Del Passato” di Francesco e Roberto Cherchi, rispettivamente padre e figlio. Pensionato il primo, giornalista, in attesa di un lavoro, il secondo.

Entrambi sono noti nell’ambiente cittadino per essere ricercatori e divulgatori della storia Iglesiente.

Il Cherchi padre (1939), è l’Iglesiente che meglio conosce la documentazione conservata negli archivio storici, comunale e diocesano, ha già fatto alcune pubblicazioni di carattere storico: “All’ombra dei cipressi”, è stato il suo primo lavoro nel quale, raccontando con l’aiuto delle immagini, l’aspetto monumentale del cimitero, raccontando contemporaneamente la storia della città e dei suoi abitanti dell’ultimo secolo e mezzo. Ha fatto seguito l’opuscolo “Toponomastica della città di Iglesias”, lavoro in cui la brevità è inversamente proporzionale all’impegno nella  ricerca documentale che è stata necessario per la sua redazione; ha inoltre collaborato al volume De ecclesia Sanctae Mariae Vallis Virdis.

Il Cherchi figlio (1970), giornalista, ha scritto Cronache Iglesienti” e, insieme a Giulio Boi, “Cara Iglesias”.

Entrambi hanno pubblicato diversi brevi saggi storici sul blog notedarchivio , e sul giornale La Gazzetta del Sulcis.

Nel sodalizio letterario che ha dato vita a quest’ultimo lavoro, scritto a quattro mani, è tale l’intesa che unisce i due autori da non far notare, nel corso della lettura che scorre veloce e gradevole, alcuna differenza  di stile o di ritmo narrativo, il che dimostra l’affiatamento che si è instaurato tra i due scrittori.

Una caratteristica del libro è quella di far trasparire una vena di nostalgia ed una sorta di affetto verso la città natale, mascherata da un tono discorsivo e accattivante, che nasconde un lavoro di ricerca minuzioso, durato certamente diversi anni, lavoro che è stato poi tradotto in bervi racconti capaci di riportare il lettore a rivivere aspetti ignorati di, come riporta il sottotitolo in copertina, «luoghi e uomini della città».

Condotti per mano dagli autori, i lettori scopriranno,  una pagina dopo l’altra, angoli e aspetti poco noti o affatto sconosciuti della loro città, fatti e personaggi di tempi lontani o del passato più prossimo, talvolta vissuti ed osservati di persona, con gli occhi di un bimbo di sei anni, come accade, ad esempio, nel racconto L’America di Tintilledda.

Il libro è strutturato in sei parti, in ciascuna delle quale sono raccolti diversi capitoletti più brevi , riuniti per uniformità di argomenti. Questo fa si che la lettura non sia vincolata ad un preciso ordine, ma il lettore può decidere di volta in volta quale racconto leggere, in funzione del proprio gusto o semplicemente attratto dal titolo intrigante. La prima parte si intitola LUOGHI SPARITI e raccoglie le descrizioni di luoghi e situazioni ormai scomparse, narrate con un velo di nostalgia ma sempre rischiarate da un umorismo sottile e appena accennato. Nel primo saggio e evidente il contrasto, voluto, tra le parole del titolo, LE RAGAZZE DI VIA MONASTERO, e l’argomento stesso del racconto che tratta dei primi bordelli sorti ad Iglesias, in concomitanza con l’incremento dell’attività mineraria e con il conseguente arrivo di numerosi lavoratori continentali che, dovevano pur sfogare la loro giovanile esuberanza, anche nel rispetto della citazione dell’autore che così scriveva in una precedente pubblicazione: “ dove sono campane, la vi sono puttane” .

E i racconti si snodano l’uno dopo l’altro, ambientati, o meglio accaduti in  tempi remoti o vicinissimi, ma che hanno tutti, come comun denominatore, la città di Iglesias, raccontata com’ era nel 700, poco più che un villaggio, tutta raccolta nel recinto delle antiche mura pisane che ormai cadevano in rovina, o nella seconda metà dell’800, in pieno boom economico diremmo oggi, quando da paesone, quale era, si andava trasformando in una cittadina cosmopolita, mentre le casupole terrene o a soffitto venivano abbattute per erigere palazzotti edificati secondo  stili pretenziosi e un poco improbali, e quando, i cittadini con cognomi stranieri, che costituivano ormai la nuova classe dirigente della città, si riunivano nella loggia massonica “ UGOLINO”.