11 May, 2026
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Matteo renzi 02 copia

«Le mille vertenze che costellano il Sulcis Iglesiente meritano maggiore attenzione da parte del Presidente del Consiglio dei Ministri Matteo Renzi e del Governatore della Sardegna Francesco Pigliaru. Tra vicende industriali, povertà dilagante, disoccupazione e cassa integrazione che non arriva, il territorio della ex Provincia di Carbonia Iglesias sembra essere abbandonato a se stesso. E non saranno certamente i tavoli che di volta in volta vengono convocati al Ministero dello Sviluppo Economico a risolvere i problemi che ormai da anni attanagliano la regione del Sulcis. Tavoli inconcludenti che puntualmente si aggiornano a date indefinite, il cui scopo sembra essere quello di placare, almeno momentaneamente, la rabbia che in questo territorio si fa sempre più pressante.»

Lo scrive, in una nota, Ignazio Locci, consigliere regionale di Forza Italia.

«Il Premier deve necessariamente mantenere fede agli impegni presi alcuni giorni fa, quando ha annunciato che tra agosto e settembre avrebbe fatto visita alla terra sulcitana (dovrebbe recarsi anche a Olbia) per toccare con mano il dramma che quotidianamente si consuma nel profondo sud dell’isola – aggiunge Locci – . Una visita dalla quale i cittadini, le istituzioni e le sigle sindacali si attendono risposte concrete: non basterà sfilare nel polo industriale, tra industrie chiuse e presidi permanenti degli operai, per mostrare il proprio interesse verso il territorio. Occorre che Renzi si presenti con un pacchetto di soluzioni a breve termine, affinché si possa credere nel rilancio del Sulcis Iglesiente.»

«Da troppo tempo attendiamo un segnale concreto, di speranza. E se il Presidente della Giunta regionale Francesco Pigliaru non si è ancora degnato di fare capolino nel Sulcis, almeno Renzi mostri un minimo di attenzione. Ma questa volta si prepari per bene, si metta a studiare e venga nel Sulcis consapevole dei problemi e pronto a offrire soluzioni tangibili. La speranza è che questa volta sappia almeno distinguere tra minatori della Carbosulcis e operai dell’Alcoa di Portovesme. Del resto, qualche giorno prima della tappa a Carbonia in occasione della campagna elettorale per le primarie del Partito democratico, molto timidamente farfugliò una qualche soluzione per i “minatori dell’Alcoa”. E gli operai non se ne dimenticarono – conclude il consigliere regionale di Sant’Antioco – accogliendolo nella città mineraria con una sonora bordata di fischi.»

Minatori IgeaIgnazio Locci 7 copia

«La Regione non lasci soli i lavoratori dell’#Igea, da ben sei mesi senza stipendio, e si impegni a trovare una soluzione alla vertenza. Una vertenza che, oltre a penalizzare gli oltre 200 dipendenti dell’azienda, sta lasciando nell’incuria l’immenso e inestimabile patrimonio minerario della Sardegna, specie quello del Sulcis Iglesiente, a oggi non fruibile ai visitatori e in stato di parziale abbandono.»

Il nuovo appello è dell’on. Ignazio Locci, consigliere regionale del gruppo di Forza Italia.

«È inaccettabile che, a distanza di mesi dal suo insediamento – aggiunge Locci – la Giunta regionale non sia ancora riuscita a garantire le mensilità arretrate – o almeno una parte – ai lavoratori, ridotti alla fame da un’attesa che si fa sempre più insostenibile e snervante. La delibera del 15 luglio scorso proposta dall’assessore regionale dell’Industria Maria Grazia Piras (che prevede una convenzione triennale con #Igea riguardante la custodia e il mantenimento in sicurezza delle miniere per un totale di 28 milioni di euro), per ora non ha prodotto nulla di concreto. Dovrebbe garantire la ripresa dell’attività produttiva e il pagamento degli stipendi arretrati, ma a distanza di oltre due settimane tutto sembra essere tornato al punto di partenza.»

«La Giunta farebbe bene a rispolverare la legge che, votata all’unanimità dal Consiglio regionale, prevede la creazione dell’#Arbam (Agenzia regionale per le bonifiche ambientali), che potrebbe realmente rimettere in attività il patrimonio minerario garantendo all’azienda di restare in piedi con risorse proprie. E nel frattempo – conclude il consgikuere regionale di Sant’Antioco – gli uffici si mettano al lavoro per assicurare le spettanze agli operai Igea, che certo non possono continuare ad attendere pazientemente i tempi biblici che la burocrazia e l’immobilismo di questa Giunta regionale stanno garantendo.»

Attendati Alcoa 3 copia

L’esito dell’incontro svoltosi ieri al ministero dello Sviluppo economico che sembra aver aperto una prospettiva per la cessione dello stabilimento #Alcoa, alla multinazionale svizzera #Glencore, è giudicato positivamente dal deputato del Partito Democratico Emanuele Cani.

«Esprimo un giudizio positivo sull’incontro di oggi, cui ho partecipato assieme ai sindaci e ai rappresentanti sindacali e ai lavoratori alla presenza della Regione Sardegna e del Governo – ha commentato il deputato di Carbonia -. A mio parere si è trattato di una riunione importante perché, come riferito dal viceministro De Vincenti, “il Governo e la Regione hanno confermato di aver preso contatto e avviato un confronto con un nuovo importante operatore internazionale interessato all’acquisizione dello smelter di Portovesme”. Non solo il ministro ha aggiunto che “Al riguardo è in corso un’approfondita istruttoria preliminare della disponibilità nel lungo termine di condizioni di approvvigionamento dell’energia elettrica in linea con lo specifico mercato nei principali paesi europei”. Non meno importante il punto in cui si spiega che “Governo e Regione hanno comunicato al gruppo industriale interessato che intendono sostenere la ripresa della produzione e dell’occupazione mettendo a disposizione anche lo strumento del Contratto di Sviluppo completando le infrastrutture in tempi certi”. Appare, invece, un po’ deludente la posizione di Alcoa che si è limitata a confermare di “restare disponibile a considerare una seria espressione di interesse all’acquisto dell’impianto di Portovesme da parte di un acquirente che offra ragionevoli garanzie di assicurarne la continuità operativa”. E che ha comunque dichiarato di interrompere al al 31 luglio 2014 i lavori di manutenzione dello stabilimento in quanto tutti i lavori previsti sarebbero stati eseguiti.»

«Ocorre vigilare costantemente sullo stato della vertenza – conclude Emanuele Cani – con l’unico obiettivo di riaprire lo stabilimento consentendo ai lavoratori di riprendere il loro impiego.»

«No ai facili entusiasmi e alle iniezioni di fiducia di cui gli operai della ex Alcoa non hanno il minimo bisogno – sottolinea da parte sua Ignazio Locci, consigliere regionale di Forza Italia –. I toni trionfalistici con cui il presidente della Regione Sardegna Francesco Pigliaru ha commentato l’incontro che si è tenuto ieri mattina al Mise per discutere della vertenza Alcoa, appaiono incauti e prematuri. C’è ben poco da festeggiare, insomma, di fronte al grave problema dell’approvvigionamento energetico e agli ammortizzatori sociali che non arrivano. Le tute blu sulcitane non hanno certo bisogno delle vacue parole con cui Pigliaru pretenderebbe di creare quello che definisce un “clima di fiducia”.»

«Prima di assegnarsi, da solo, il trenta e lode per avere instaurato una nuova trattativa con un operatore interessato all’acquisizione dell’impianto, la Glencore – aggiunge Ignazio Locci –, il presidente farebbe bene a creare le condizioni affinché lo stabilimento diventi nuovamente appetibile. E senza energia a prezzi vantaggiosi e infrastrutture adeguate non si va da nessuna parte. Del resto, di presunte trattative se ne sono viste svariate, ma di garanzie sull’energia nemmeno l’ombra. Inoltre, la Glencore vede all’orizzonte la scadenza della super interrompibilità che fino a oggi gli ha garantito costi energetici a prezzi accettabili. Forse gli operai dovrebbero farsi impressionare dal “Memorandum of Understanding” tra investitore e istituzioni necessario per passare alla manifestazione di interesse di cui parla Pigliaru, ma anche se l’altisonanza dell’inglese che si fonde con i latinismi può apparire affascinante, di fatto non si traduce in niente di concreto. Nulla, in sostanza, si può toccare con mano.»

«Il Governatore – conclude il consigliere regionale di Sant’Antioco – si metta al lavoro e si presenti al prossimo appello. Ma stavolta lo faccia con qualcosa in mano.»

Ignazio Locci 7 copia

I diversi progetti di riforma del sistema sanitario sardo portati sul tavolo della discussione hanno l’unico obiettivo di tagliare i servizi al cittadino, mascherando l’operazione con un termine forse più dolce ma che di fatto significa tagli decisi e indiscriminati: razionalizzazione. E a farne le spese saranno quei territori che già soffrono, come il Sulcis Iglesiente, la cui sanità locale potrebbe essere privata di autonomia gestionale e politica con un colpo di penna.
Il giudizio critico viene espresso da Ignazio Locci, consigliere regionale del gruppo di Forza Italia.

Una politica di tagli guidata essenzialmente dal peso politico dei territori o, ancora peggio, di certi politici o primari ospedalieri, a discapito di quelle zone dell’isola evidentemente mal rappresentate nello scenario politico di maggioranza che amministra la Regione Sardegna, come la ex provincia di Carbonia Iglesias.

Il disegno di riforma sanitario targato centrosinistra e in particolare Partito democratico, inoltre, – aggiunge Ignazio Locci – si scontra con l’atteggiamento che questa amministrazione regionale assume, talvolta, nei confronti del Governo centrale: se da una parte protesta contro lo Stato per l’arretramento e la smobilitazione di vari servizi (Inps, Inail, Motorizzazioni civili), dall’altra cerca di smobilitare la sanità dalle periferie.

E, infatti, in ogni proposta di riforma e revisione della sanità del Sulcis spicca la volontà di tagliare la ASL 7. Un progetto insano che respingo con decisione – sottolinea ancora Ignazio Locci – certo che l’unica strada da seguire sia quella che conduce al soddisfacimento degli interessi del cittadino e del paziente, certamente non privandoli dei servizi su cui fino a oggi, pur con svariate difficoltà, hanno fatto affidamento. L’unica operazione che si può accettare è la trasformazione dell’azienda territoriale in azienda ospedaliera policentrica, passando attraverso l’accorpando dell’ospedale di Carbonia con quello di Iglesias.

Più in generale, occorre richiamare il tema della sanità dentro un più ampio confronto sulle riforme ed è il caso di uscire dal falso moralismo che, guardando alle riforme con presunto interesse, punta in realtà a occupare posti di potere.

Sulla scorta del “modello comunitario” si può prevedere la scrittura di un vero e proprio “Libro bianco”: un punto di partenza e di confronto tra società e sanità vera, composta sia dai medici che dai lavoratori del settore. E occorre farlo partendo dal basso, con lo scopo di partorire una riforma che sia di tutti. Un modello buono che appartenga a tutta la politica – conclude Ignazio Locci – e non a una parte soltanto.

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«Si apra una stagione di confronto serio e leale nell’interesse dei sardi e nella direzione dell’ammodernamento della Regione. Il tema delle riforme non può essere di esclusiva competenza dell’assessore degli Affari generali, personale e riforma della Regione Gianmario Demuro: un argomento di così straordinaria importanza deve obbligatoriamente coinvolgere tutte le forze politiche, riunite insieme per ridare un volto istituzionale nuovo alla nostra Terra. Punto di partenza: il riordino della struttura amministrativa con lo scopo di riorganizzare l’assetto degli enti locali e strumentali della Regione.»

Lo scrive, in una nota, Ignazio Locci, consigliere regionale di Forza Italia.

«Superata la fase di ascolto in commissione Autonomia dei cosiddetti saggi – aggiunge Locci – si esca alla luce del sole per proporre nuove strade ai giovani e alle imprese della Sardegna. Dobbiamo passare dalla fase di rivendicazione alla presa di coscienza che è in atto un processo di rivoluzione istituzionale che non può e non deve essere fermato: la Sardegna e la sua classe dirigente devono rivelarsi capaci di sfruttare la situazione a proprio vantaggio. E con il confronto e il dialogo nel supremo interesse pubblico possiamo farcela. Allo stesso tempo, non concederemo alcuno sconto nelle materie economiche e della ripresa. Le stesse dove il centrosinistra segna il passo.»

Le zone franche copertina

Verrà presentato venerdì 11 luglio, a partire dalle ore 17.30, nella sala conferenze della #Grande Miniera di Serbariu, il libro “Le Zone Franche“, di Aldo Berlinguer e Tore Cherchi, G. Giappichelli editore.

Nel pieno della crisi, lobiettivo della #Zona franca è ritornato di grande attualità. Prevale una visione conflittuale e rivendicativa: da un lato la Zona franca è presentata come la soluzione dei problemi dello sviluppo, dallaltro è liquidata come un vecchio e superato arnese. Si è tentato di chiarire se ci sia evidenza dellattualità e utilità di una Zona franca estesa allintera isola o limitata a porzioni del suo territorio. Le risposte  non possono prescindere dallavvertenza preliminare che le Zone franche sono uno strumento molto sofisticato, fatto non soltanto di fisco favorevole, ma anche e sempre più di servizi, burocrazia ed infrastrutture ottimali, contesti lavorativi favorevoli, progetti definiti, forte motivazione politica e managers allaltezza del compito.

Il dibattito, coordinato dal giornalista Sandro Mantega, verrà aperto da Giuseppe Casti, sindaco di Carbonia.

Sono previsti gli interventi degli autori e dei deputati Emanuele Cani e Francesco Sanna; dei consiglieri regionali Luca Pizzuto, Ignazio Locci e Pietro Cocco; del sindaco di Portoscuso Giorgio Alimonda; di Mariano Lo Piccolo del Comitato Zona franca.

Ignazio Locci 7 copia

«Il Governatore intervenga immediatamente per garantire il proseguo dei progetti di utilizzo dei percettori di ammortizzatori sociali impiegati presso AREA, Agenzia Regionale Edilizia Abitativa. Lavoratori provenienti dalla formazione professionale che, contrariamente ai colleghi più fortunati che hanno ottenuto il rinnovo fino al 31 agosto prossimo, sono stati beffati dalla stessa Regione che si è colpevolmente dimenticata di loro.»

L’appello al presidente della Giunta regionale arriva da Ignazio Locci, consigliere regionale di Forza Italia.

«La Regione Sardegna – aggiunge Ignazio Locci – tramite l’assessorato regionale al Lavoro, ha prorogato gli ammortizzatori sociali e i progetti di utilizzo fino al 31 agosto per i lavoratori che si trovavano in utilizzo presso gli enti. Ma quelli che prestano servizio presso AREA non hanno avuto il rinnovo perché qualcosa non sta funzionando. Una vicenda che ha dell’incredibile: se da un parte la Regione prevede la proroga dei progetti di utilizzo, dall’altra, attraverso un suo ente strumentale, non dà corso al provvedimento e non rinnova i progetti a una fetta di questi lavoratori.»

«Il presidente Francesco Pigliaru – conclude Ignazio Locci – si faccia carico del problema e si attivi al più presto per risolverlo.»

Nella tarda mattinata, Ignazio Locci ha diffuso una nuova nota, nella quale sottolinea: «Accolgo con soddisfazione la notizia che la Regione, seppur in ritardo, questa mattina ha provveduto alla proroga dei progetti».

Piantagioni di carciofiIgnazio Locci 7 copia

«Lo stato di crisi in cui versa il #Consorzio di bonifica del Basso Sulcis si fa sempre più preoccupante. Dopo i disservizi oramai tristemente noti, oggi a destare timore è il rischio sempre più concreto che, a causa dell’incertezza sull’irrigazione dei campi, salti la stagione dei carciofi, una delle attività agricole di maggiore importanza per il territorio.»

La denuncia è di Ignazio Locci, consigliere regionale di Forza Italia.

«Sebbene gli agricoltori abbiano già provveduto ad avviare gli investimenti necessari – aggiunge Ignazio Locci – alla vigilia dell’inizio della stagione non è dato sapere se si potrà puntualmente disporre dell’acqua. L’agricoltura del Sulcis, così, rischia un altro duro colpo, se mai ce ne fosse bisogno. Non si può accettare che i servizi per l’agricoltura siano nelle mani di persone irresponsabili che evidentemente non hanno a cuore il futuro delle famiglie degli agricoltori.»

«Il nuovo commissario del Consorzio rassicuri le aziende sull’inizio della stagione dei carciofi. Diversamente, mi rivolgerò al governatore e, qualora necessario, non esiterò a presentare l’istanza al Prefetto. È doveroso – conclude il consigliere regionale di Forza Italia – che la dirigenza dell’Ente irriguo del Basso Sulcis garantisca chiarezza e certezza sui programmi del Consorzio.»

Ignazio Locci 7 copia

«Le Agenzie regionali? Giardini privati di vecchi cacicchi a disposizione di certa politica, non soggette a controlli di alcun tipo, per niente trasparenti e utili soltanto alla conservazione del potere. Il commissariamento e l’avvio della soppressione della Conservatoria delle coste devono assolutamente rappresentare il primo passo per una cancellazione totale delle Agenzie, costose e dai dubbi risultati.»

Lo sostiene Ignazio Locci, consigliere regionale di Forza Italia.

«Personalmente – aggiunge Locci – non mi sento di partecipare al coro di difesa dei dirigenti delle Agenzie commissariate (a tratti stucchevole piagnisteo), ma anzi credo sia necessario andare avanti nella svolta riformatrice, eliminando questi enti inulti e trasferendone le competenze agli assessorati regionali, affinché si evitino i doppioni e si impedisca al dirigente di turno di fare il bello e il cattivo tempo al riparo da qualsivoglia controllo. Nella tanto discussa vicenda della Conservatoria, ciò che lascia di stucco è l’atteggiamento di coloro che in questi giorni si sono sperticati in critiche nei confronti del commissariamento, mal celando un certo interesse verso la poltrona del direttore. Se il commissariamento dell’Agenzia regionale delle coste ha prodotto un danno, quello è aver sottratto il dottor Giorgio Cicalò e la sua indiscussa professionalità alla Protezione Civile.»

«La priorità adesso è dare ascolto ai cittadini che chiedono riforme, meno burocrazia, semplificazione e, soprattutto, che la riduzione dei costi della politica passi anche attraverso la soppressione delle Agenzie, l’accorpamento degli enti regionali e la revisione delle competenze. Bisogna smetterla – conclude Ignazio Locci – di essere ipocriti: è ora di dire basta alle rendite di posizione e ai carrierismi costruiti sui contributi dei sardi.»

Palazzo del Consiglio regionale 3

Si sono svolte nella Seconda commissione del Consiglio regionale le audizioni delle rappresentanze dei lavoratori della formazione professionale della legge 47 e dei lavoratori socialmente utili, le cui problematiche sono anche oggetto di due distinte interpellanze: la n.32/c-2 a firma dei consiglieri Locci e Tunis (gruppo Forza Italia) e la n.20/c-2, presentata dall’onorevole Ignazio Locci.

I primi ad essere sentiti nel parlamentino presieduto da Gavino Manca (Pd) sono stati i «lavoratori della formazione professionale della legge n. 47», da anni in ammortizzatori sociali, che hanno manifestato preoccupazione per l’assenza di provvedimenti da parte della Giunta regionale, per dare attuazione alle leggi approvate dal Consiglio regionale nella scorsa legislatura. Il riferimento è ai tre provvedimenti legislativi varati nel 2013 (L.R. 10 del 29.04.2013; L.R. n. 22 del 02.08.2014 e L.R. n. 38 del 20.12.2013) per omogeneizzare l’intero comparto della formazione professionale in Sardegna. I lavoratori hanno denunciato che le norme non sono state applicate dagli uffici dell’assessorato regionale del Lavoro ed in particolare, quelle contenute nella legge 38|2013 che stabilisce l’iscrizione dei sui indicati lavoratori, nella «lista speciale dei formatori della formazione professionale». Così come non ha avuto seguito la delibera adottata dalla giunta regionale, la n. 55/11 del 31.12.2013, sulla disposizione dell’articolo 4 della legge regionale n.10 del 29 aprile 2013 che così recita: «Nelle more della riorganizzazione del comparto della formazione professionale, il personale cessato o sospeso dal lavoro entro il 31 dicembre 2012 e che alla medesima data risultava inserito nel bacino degli ammortizzatori sociali in deroga, già titolari di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato ai sensi della legge regionale 10 giugno 1979, n. 47 (Ordinamento della formazione professionale in Sardegna), può essere iscritto a domanda, a cura del competente Assessorato, alla lista speciale di cui all’articolo 6, comma 1, lettera f), della legge regionale 5 marzo 2008, n. 3 (legge finanziaria 2008)».

La situazione – così hanno dichiarato le rappresentanze audite in commissione – è aggravata dal fatto che molte delle amministrazioni pubbliche, presso le quali sono impiegati i lavoratori della formazione L. 47, hanno modificato le loro disponibilità circa l’orario lavorativo completo, perché in difficoltà a seguito dei tagli intervenuti in bilancio.

L’emergenza è rappresentata dall’ormai prossima scadenza del 31 agosto che rappresenta il termine oltre il quale diventeranno efficaci i preavvisi di licenziamento  che molti dei lavoratori hanno già ricevuto.

Le rappresentanze dei lavoratori della formazione professionale L.47 hanno concluso con un appello rivolto al presidente della commissione perché adotti tutte le opportune iniziative per far sì che l’amministrazione regionale rispetti e dia seguito alle norme e ai provvedimenti approvate dal Consiglio regionale in materia.

Sul punto hanno insistito i consiglieri della maggioranza Piero Comandini, Cesare Moriconi, Rossella Pinna, Paolo Zedda e quelli della minoranza Ignazio Locci e Stefano Tunis. Il presidente della commissione, Gavino Manca, concordando sulla gravità della situazione e sull’urgenza degli interventi da adottare, ha preannunciato una formale richiesta al presidente del Consiglio perché si adoperi affinché la volontà espressa dall’assemblea sarda, con l’approvazione di tre provvedimenti legislativi, trovi applicazione in tutte le strutture della Regione. «Entro la prossima settimana – ha dichiarato il presidente Manca – procederemo con la convocazione in commissione dell’assessore regionale del Lavoro, per ribadire la richiesta di una piena applicazione delle leggi regionali e favorire così la risoluzione delle problematiche che penalizzano i lavoratori della formazione professionale L.47».

I lavori della commissione sono proseguiti con l’audizione delle rappresentanze dei lavoratori socialmente utili che, a partire dal prossimo 31 agosto, rischiano di restare senza i sostegni al reddito previsti dagli ammortizzatori sociali, per effetto della scadenza di tutti i progetti di “utilizzo”. La vicenda riguarda 74 lavoratori impiegati ai sensi del D.lvo n. 468\1997 in 26 pubbliche amministrazione. La maggior parte opera nell’area del Sulcis, ha una età media superiore ai 55 anni e proviene dal settore industriale. La richiesta rivolta alla commissione è perché si proceda con l’individuazione di un percorso normativo in grado di assicurare «dignità e lavoro» ai 74 Lsu della Sardegna.

Il vice presidente della commissione, Ignazio Locci, ha evidenziato l’urgenza di interventi e ribadito «la discriminazione dei 74 Lsu che non hanno goduto della “stabilizzazione” nelle amministrazioni pubbliche». Il presidente della Seconda commissione, Gavino Manca, ha assicurato l’impegno della Commissione per scongiurare il rischio che tra due mesi i lavoratori socialmente utili restino senza alcun sostegno al reddito e ha annunciato che la vicenda sarà portata all’attenzione dell’assessore regionale del Lavoro in occasione dell’audizione in commissione, prevista già per la prossima settimana.