6 November, 2026
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Siamo ormai nel periodo dell’anno in cui ragazzi e ragazze si sottopongono alle visite mediche per il rilascio dei certificati di idoneità sportiva non agonistica, necessari per praticare attività nelle società e associazioni sportive.

«Eppure, nonostante la previsione contenuta nella Legge regionale n. 20 del 21 settembre 2026, che ha stanziato un milione di euro all’anno per il triennio 2026-2028 per rimborsare le spese sostenute dagli atleti sardi minorenni per ottenere la certificazione, non risultano ancora emanate le disposizioni attuative della Giunta regionale – commenta il sindaco del comune di Sant’Antioco Ignazio Locci – una situazione che rischia di vanificare, proprio nel momento in cui ce ne sarebbe maggiore bisogno, una misura importante per sostenere le famiglie e incoraggiare la pratica sportiva tra i più giovani.»

La norma si propone, dunque, di favorire l’accesso allo sport, garantendo ai ragazzi la possibilità di praticarlo in sicurezza e alle famiglie il sostegno previsto dalla Regione: «Non vorremmo arrivare al paradosso di vedere soluzioni di fortuna – prosegue il sindaco di Sant’Antioco – magari con medici chiamati a effettuare visite e rilasciare certificati direttamente negli spogliatoi delle strutture sportive, quando esiste già una misura legislativa che prevede un sostegno economico concreto e che sarebbe invece opportuno rendere pienamente operativa. Per questo chiedo alla Regione Sardegna di accelerare l’adozione delle linee guida e delle procedure necessarie a dare concreta attuazione alla misura. Le risorse sono state stanziate, ora occorre renderle disponibili. Lo sport giovanile ha bisogno di sostegni concreti, non di buone intenzioni sulla carta».

«La sicurezza è un’esigenza di tutti i territori perciò è giusto sostenere i Comuni, ma le risorse devono interessare anche i centri più piccoli. Siamo di fronte all’ennesima dimostrazione di una politica regionale che concentra risorse e interventi sulle città più grandi e più forti, trascurando le esigenze del resto della Sardegna.»

Ignazio Locci, presidente del Consiglio delle autonomie locali, ha commentato così la decisione della Giunta regionale di destinare 6 milioni di euro nel triennio 2026-2028 al rafforzamento delle polizie locali di 14 Comuni.
«Non contestiamo la necessità di rafforzare le polizie locali, né l’opportunità di sostenere i Comuni – ha aggiunto Ignazio Locci -. Anzi, si tratta di un intervento necessario, ma la ripartizione che lascia fuori gran parte del territorio regionale non è condivisibile. Una scelta che rischia di accentuare gli squilibri territoriali, privilegiando ancora una volta i centri urbani più grandi a discapito delle numerose realtà comunali che affrontano le stesse esigenze di sicurezza con disponibilità finanziarie e organizzative inferiori.»
«I costi della sicurezza urbana e del funzionamento della polizia locale gravano sui bilanci di tutti i Comuni sardi, non soltanto su quelli delle città maggiori. Anzi, sono proprio le amministrazioni più piccole a incontrare le maggiori difficoltà nel garantire servizi adeguati, per la carenza di personale, la limitatezza delle risorse e l’estensione dei territori da controllare. Escluderle da questi finanziamenti significa non tenere conto delle condizioni nelle quali operano quotidianamente», ha concluso il presidente del Cal.

«Il nostro parere favorevole esprime la volontà di contribuire alla piena attuazione del Comparto unico con l’obiettivo di superare gradualmente il divario tra le retribuzioni del personale regionale e di quello degli enti locali. È necessario un percorso certo, da completare entro cinque anni, sostenuto da risorse regionali e compatibile con gli equilibri finanziari dei Comuni, soprattutto di quelli più piccoli.»

Lo ha detto il presidente del CAL, Ignazio Locci, dopo che il Consiglio delle Autonomie locali ha espresso parere favorevole all’avvio del percorso di attuazione del Comparto unico di contrattazione collettiva della Regione e degli enti locali.
«Le indennità possono migliorare il trattamento economico, ma non possono diventare la risposta permanente a una differenza che la legge intende eliminare – ha aggiunto Ignazio Locci – Lo stanziamento di 30 milioni di euro annui per il 2026 deve trasformarsi in una programmazione pluriennale e bisogna definire con precisione gli interventi e le risorse necessarie. Il CAL conferma il suo impegno a collaborare con la Regione per affrontare le problematiche che emergeranno nell’attuazione del Comparto unico perché va garantita la sostenibilità del processo con tempi definiti, impegni finanziari e risultati verificabili.»

«Storica sentenza per Sant’Antioco (e per la Sardegna): “usi civici”, vittoria dei cittadini e del Comune sulla Regione. Una battaglia di enorme rilevanza, che segna una svolta, portata avanti da alcuni cittadini di Is Pruinis (terre su cui gravava il vincolo) e sostenuta dal Comune, che ha scelto di stare al loro fianco con un ricorso autonomo, fondato sulle medesime ragioni giuridiche.»
Lo scrive su Facebook il sindaco di Sant’Antioco, Ignazio Locci.
«Gli usi civici sono diritti collettivi che gravano su determinati terreni, limitandone la disponibilità e l’utilizzo da parte dei proprietari – aggiunge Ignazio Locci -. Con questa pronuncia, il Commissario per la liquidazione degli usi civici disapplica il vincolo e la determina regionale del 2005 che lo aveva apposto e dispone la cancellazione delle aree di Is pruinis dagli elenchi e dalle risultanze amministrative concernenti le terre gravate da uso civico del comune di Sant’Antìoco, segnando un passaggio fondamentale per i cittadini interessati e per il patrimonio comunale.»
«È un risultato di enorme rilevanza per Sant’Antioco, destinato ad aprire una riflessione sull’intero sistema utilizzato dalla Regione Sardegna per l’apposizione degli usi civici nell’Isola – rimarca Ignazio Locci -. Ringrazio i cittadini che hanno portato avanti questa battaglia, l’avvocato Enrico Spinas e l’avvocato Lorenzo Locci per il lavoro svolto a tutela delle ragioni dei cittadini del Comune.»
«Adesso ci auguriamo che la Regione non impugni il provvedimento. Questa pronuncia, infatti, può segnare un punto di svolta per Sant’Antioco e, in previsione, per l’intera Sardegna», conclude Ignazio Locci.

Domenica prossima 4 ottobre “Navigantes – La carovana dell’identità” farà tappa a Sant’Antioco, sull’isola omonima. Si tratta della quarta edizione dell’iniziativa promossa dalla Fondazione Maria Carta che porta i suoni, i canti, le musiche, i balli e i colori degli abiti tradizionali della Sardegna nelle comunità sorelle. Dopo quelle a Barcellona nel 2023, a Bonifacio in Corsica nel 2024 e a Carloforte nel 2025, “Navigantes” proporrà un’altra “invasione pacifica” di centinaia di sardi, portatori di cultura e di tradizioni, che attraverseranno in sfilata il centro di Sant’Antioco.

Anche stavolta parteciperanno gruppi in abito tradizionale, provenienti dai diversi territori della Sardegna, le maschere dei Mamuthones e Issohadores della Pro Loco di Mamoiada, i suonatori degli strumenti della tradizione, come le launeddas e gli organetti diatonici, oltre a canti a tenore e voci femminili. E poi i Tamburini di Oristano e i gruppi antiochensi. Un totale di 450 persone in rappresentanza di oltre 50 comuni, che porteranno colori e suoni di tutta la Sardegna.

La giornata prenderà il via alle 10 con l’incontro istituzionale al Palazzo del Capitolo, alla presenza del sindaco e degli amministratori del comune di Sant’Antioco e con i primi cittadini delle comunità invitate all’evento. Subito dopo, in piazza De Gasperi, seguiranno i canti e i suoni della tradizione, con i Tenores di Bitti, il duo Fantafolk (Vanni Masala all’organetto e Andrea Pisu alle launeddas), i Cantori Sa Tempesta di Sant’Antioco e Maria Giovanna Cherchi. Alle 11.45, partirà la sfilata, aperta dai gruppi locali e chiusa da Mamuthones e Issohadores. Al termine, anche quest’anno, ci sarà un grande “ballu tundu”.

«“Navigantes” ritorna per la sua quarta edizione – dichiara Leonardo Marras, presidente della Fondazione Maria Carta – e lo fa riproponendo una formula consolidata, tanto apprezzata dal pubblico e dai diretti protagonisti. Puntiamo a rafforzare il legame tra due isole che condividono condizioni storiche e culturali. Anzi, questa volta possiamo parlare di un viaggio in un’isola dentro un’altra isola, unite strettamente da valori storici. Ci sono elementi caratteristici come la musica, gli scambi turistici e, come ho già detto negli anni scorsi, anche i rapporti tra i giovani che costituiscono quel ponte in grado di generare nuove e stabili relazioni. Tutto questo in un contesto sempre più europeo.»

Con Sant’Antioco i legami sono davvero stretti, anche da un punto di vista linguistico. È un’isola ma siamo in Sardegna, in tutti i sensi. Non bisogna infatti dimenticare che il patrono sardo è proprio Sant’Antioco. «L’auspicio è che il prossimo anno si possa portare Navigantes a La Maddalena», dice ancora Leonardo Marras, che ricorda quanto sia stato importante il viaggio per i nostri nonni e bisnonni, che raggiungevano luoghi lontani, in cerca di lavoro e fortuna. «Oggi vogliamo far viaggiare la nostra cultura che rappresenta la spina dorsale della nostra identità». Per la Fondazione Maria Carta il confronto con gli altri vuol dire arricchimento, non va mai visto come un ostacolo.

Parole confermate dal sindaco di Sant’Antioco, Ignazio Locci: «La nostra è una terra di antiche civiltà e di secolari tradizioni, crocevia di popoli e culture nel cuore del Mediterraneo e quindi non possiamo che condividere pienamente questi valori. Un viaggio che non è soltanto geografico, ma soprattutto culturale e umano, nel quale costumi, musiche, canti, danze e tradizioni diventano strumenti di incontro, conoscenza reciproca e valorizzazione dell’identità collettiva».

«Ogni paese, ogni territorio della Sardegna ha una storia diversa da raccontare, un costume, una musica, una lingua, un’identità che lo rende unico. E la cosa più bella è che questa diversità non ci divide: ci rende più ricchi – aggiunge Gianluca Mereu, assessore comunale alla Cultura -. Navigantes nasce proprio per questo, farci incontrare e riscoprire attraverso i tanti gruppi che sfileranno, il valore straordinario della nostra appartenenza.»

«Le 796 assunzioni previste per il 2026 rappresentano un’importante opportunità per rafforzare la presenza operativa di Forestas e garantire continuità alle attività di tutela, gestione e valorizzazione del patrimonio forestale della Sardegna. Il piano coniuga le esigenze di rafforzamento degli organici con l’attenzione alle caratteristiche e alle necessità delle comunità locali.»

Hanno commentato così, dopo la riunione del Comitato forestale che si è occupato dei criteri di ripartizione delle nuove assunzioni, Ignazio Locci, presidente del Cal (Consiglio delle autonomie locali), e i sindaci componenti del Comitato (Carlo Lai di Jerzu, Renato Melis di Esterzili, Francesco Ledda di Alà dei Sardi e Romeo Ghilleri di Nuxis). È stato delineato un sistema di distribuzione che, pur mantenendo come criterio prevalente il rapporto tra l’estensione delle superfici forestali e il numero degli operai, introduce ulteriori parametri che tengano conto delle specificità territoriali, demografiche e socioeconomiche dei Comuni interessati. Il rapporto tra ettari e operai avrà un’incidenza dell’85% (673 assunzioni) nella determinazione del fabbisogno di personale, ma non sarà l’unico elemento di valutazione.

«È fondamentale che la distribuzione del nuovo personale risponda innanzitutto alle effettive esigenze dei cantieri, senza trascurare le condizioni delle comunità che li ospitano – hanno aggiunto -. Lo spopolamento, le difficoltà economiche e la prospettiva dei pensionamenti sono elementi che non possono essere ignorati quando si programmano interventi destinati a incidere sull’organizzazione del lavoro e sulla presenza dei servizi nei territori. La previsione di almeno un’assunzione per ciascun Comune sede di cantiere convenzionato e il riconoscimento delle esigenze dei centri che ospitano vedette antincendio e vivai costituiscono ulteriori elementi di attenzione verso una distribuzione territorialmente equilibrata delle nuove risorse umane.»

«Il Cal si farà anche promotore di un aumento delle convenzioni che non sono più sufficienti e non rispecchiano le attuali esigenze», ha evidenziato Ignazio Locci.

«Ora bisogna procedere rapidamente, valorizzando le graduatorie già disponibili e attivando, dove necessario, nuove procedure attraverso Aspal. Il confronto con le organizzazioni sindacali e coi sindaci rappresenterà il prossimo passaggio di un percorso che intendiamo portare avanti con trasparenza, responsabilità e attenzione alle esigenze dell’intero territorio regionale», hanno concluso Presidente e sindaci del Comitato.

Il sindaco del comune di Sant’Antioco, Ignazio Locci, ha presentato le sue argomentate osservazioni in riferimento al procedimento relativo alla realizzazione di un impianto di smaltimento controllato per rifiuti speciali non pericolosi in località “Su Giri de sa Murta”, nel comune di San Giovanni Suergiu, a tutela degli interessi ambientali, naturalistici, economici e territoriali della comunità. In particolare, l’attenzione è concentrata sulla vigilanza delle acque sotterranee e superficiali e, più in generale, del sistema costiero e lagunare verso il quale si sviluppa la piana del Sulcis.

«La tutela della laguna rappresenta per questa Amministrazione un interesse primario – commenta il sindaco di Sant’Antioco Ignazio Locci – in considerazione non soltanto del valore naturalistico del suo ecosistema, ma anche delle attività economiche, produttive, turistiche e identitarie che dipendono direttamente dalla qualità delle acque, dei sedimenti e degli habitat costieri. Il rischio, non trascurabile, è la possibilità concreta che i reflui della discarica possano confluire, seguendo i percorsi naturali dei rii esistenti e delle falde, nella laguna di Sant’Antioco. E questo pericolo esiste in quanto lo stesso soggetto proponente, stando alle carte presentate, non è in grado di stabilire l’esatto percorso dei reflui, non escludendo, dunque, che possano convogliare nella nostra laguna.»

Proprio in considerazione del valore ambientale, naturalistico ed economico della laguna di Sant’Antioco, l’Amministrazione comunale non ritiene accettabile la realizzazione di un impianto che introduca anche solo un rischio potenziale di contaminazione delle acque superficiali o sotterranee suscettibili di defluire verso il sistema costiero-lagunare. La mancata compiuta conoscenza della direzione locale della falda e dei recapiti finali delle acque non può tradursi nell’accettazione del rischio, ma costituisce, al contrario, una ragione ulteriore di opposizione all’intervento: «Un ecosistema fragile e di tale rilevanza – prosegue il sindaco Ignazio Locci – non può essere esposto alle conseguenze di eventuali cedimenti, malfunzionamenti o perdite di efficienza dei sistemi di contenimento di una discarica destinata a permanere nel territorio per decenni. In presenza di conseguenze potenzialmente gravi, persistenti e difficilmente reversibili, la tutela della laguna deve prevalere sull’introduzione di una nuova fonte di rischio ambientale. La laguna costituisce, infatti, un ambiente di grande rilevanza ecologica, nel quale sono presenti e proliferano numerose specie ittiche e marine che utilizzano le acque lagunari per alimentazione, accrescimento e, per alcune di esse, riproduzione. La presenza di tale fauna non può essere considerata un elemento marginale rispetto alla valutazione dell’intervento, poiché eventuali alterazioni della qualità delle acque, degli habitat, dei fondali o della catena trofica potrebbero produrre effetti sull’intero equilibrio dell’ecosistema lagunare. A ciò si aggiunge la presenza, nelle acque antistanti l’isola e nel sistema marino connesso alla laguna, di cetacei, con avvistamenti di delfini, specie protetta, che costituiscono un ulteriore elemento di particolare pregio naturalistico».

Il comune di Sant’Antioco, dunque, alla luce di queste considerazioni, nell’ambito del procedimento per il rilascio del Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale, ha formulato le sue legittime osservazioni. «Ci auguriamo – conclude Ignazio Locci – che nessuno sia disposto a sacrificare la nostra laguna, e il territorio circostante, per fare spazio alla costruzione di un impianto di smaltimento. Pertanto, il progetto va bocciato sonoramente.»

Recentemente la Conservatoria delle Coste, con la collaborazione dell’assessorato regionale alla Difesa dell’Ambiente, ha avviato una campagna informativa per raccontare il valore della posidonia oceanica e degli habitat costieri, cambiare la percezione delle banquette sulle spiagge e coinvolgere Comuni, scuole e cittadini nella conoscenza e nella tutela della costa. Un’iniziativa lodevole, che parte dal presupposto di sgomberare il campo dai cosiddetti falsi miti (a partire dal fatto che viene erroneamente definita alga, quando si tratta invece di una vera e propria pianta) ridando dignità a un elemento della natura che, nella migliore delle ipotesi, viene invece percepito come rifiuto.

Un progetto che per i comuni costieri come Sant’Antioco non può che essere accolto come un fatto positivo, necessario. Se non fosse che nel sito dedicato all’iniziativa www.nonsonounalga.org, sono presenti alcune informazioni, sotto forma di risposte alle domande più frequenti, che sollevano qualche dubbio e interrogativo sulle nuove direttive di gestione della posidonia che presto verranno emanate dalla Regione Sardegna, andando a sostituire e/o integrare quelle attualmente in vigore. Il 30 luglio scorso, infatti, la Giunta Regionale ha approvato la delibera contenente gli indirizzi operativi per la predisposizione del primo Piano regionale di gestione della Posidonia oceanica, dando attuazione alla legge regionale n. 1 del 2020. Contestualmente, è partita la campagna informativa “Non sono un’alga”, che ha visto il coinvolgimento di molteplici Comuni della Sardegna.

«Quando ho letto la delibera di approvazione degli indirizzi e successivamente il sito “Alga a chi?” – commenta il sindaco Ignazio Locci – mi sono immediatamente chiesto: arriveranno forse nuove direttive che renderanno non più possibili gli interventi di spostamento in situ? Attualmente, infatti, così come da anni fa il nostro Comune, la posidonia abbancata sulle spiagge viene collocata temporaneamente in punti di accumulo prossimi alla battigia concordati con il Corpo Forestale per poi essere ricollocata in autunno sulla stessa battigia, facendo in modo che il mare e la natura facciano il loro corso. Una procedura a cui adempiamo con rigorosa attenzione e che ci consente di rendere i litorali fruibili durante la stagione balneare e di preservare la spiaggia con il riposizionamento degli accumuli tra ottobre e novembre, così come previsto dalle attuali direttive. Tuttavia, leggendo alcune sezioni del sito “Alga a chi?” ho avvertito il timore che questa procedura possa essere presto superata. Mi riferisco, in particolare, alle sezioni: «Toglierla rende la spiaggia più bella». Risposta: “Più bella per qualche settimana, più piccola per sempre. Un solo metro cubo di banquette trattiene circa 40 kg di sedimento: quando mi si porta via, quella sabbia se ne va insieme a me. E la battigia resta esposta alle mareggiate dell’inverno successivo”. In realtà non è esattamente così, per molteplici ragioni, la prima delle quali è che quella posidonia (non rimossa, bensì spostata temporaneamente) viene poi riposizionata in autunno, consentendo alla natura di fare il suo corso e di riportarla in mare insieme alla sabbia. Sottolineo, peraltro, che la nostra spiaggia maggiormente esposta, Coa Cuaddus, sulla quale si concentrano principalmente gli interventi di spostamento, durante l’inverno assume dimensioni notevoli, protendendosi verso il mare anche di 10-15 metri aggiuntivi rispetto alle “dimensioni estive”. Sono poi le mareggiate primaverili ed estive con i venti provenienti dai quadranti Sud che si riprendono la spiaggia e lasciano montagne di posidonia, rendendo l’arenile difficilmente accessibile. E non sto qui a specificare cosa significhi per una destinazione turistica come la nostra gestire i flussi con un arenile, il più grande, non adeguato all’accoglienza di locali e visitatori, che si riversano su altre spiagge isolane, creando sovraffollamento e danni persino maggiori. Altra sezione “dubbia”: «Lasciarla in spiaggia danneggia il turismo». Risposta: “Il danno vero al turismo è la spiaggia che si accorcia. In Sardegna le coste in arretramento superano ancora quelle in avanzamento, e dove il litorale è stato recuperato lo si è fatto con ripascimenti, cioè riportando sabbia a spese pubbliche. Io faccio gratuitamente una parte dello stesso lavoro. Rimuovermi ogni anno significa pagare due volte”. Si continua a parlare di rimozione, quando invece le attuali direttive, come specificato, prevedono altre modalità evidenziate precedentemente. Infine: «Il mio comune la rimuove: cosa posso fare?» Risposta: “La gestione degli accumuli è regolata e spetta alle amministrazioni competenti, che valutano caso per caso: non tutte le rimozioni sono uguali, e alcune prevedono la separazione e il ritorno della sabbia sull’arenile. Se vuoi capire come viene gestita la tua spiaggia, la strada è chiedere al Comune. E parlarne: la maggior parte delle rimozioni nasce dalla convinzione che io sia sporcizia”. Su quest’ultimo aspetto, mi spiace dover sottolineare che il nostro Comune la sposta temporaneamente non perché essendo ignorante in materia la consideri sporcizia, quanto piuttosto perché un elemento temporaneo che rende scarsamente fruibile le spiagge, creando difficoltà di gestione dei flussi turistici e naturalmente anche dei locali che intendono trascorrere le proprie giornate al mare.»

Per il sindaco del comune di Sant’Antioco, dunque, sarebbe opportuna maggiore attenzione comunicativa: «Ben vengano i progetti di educazione ambientale anche noi, nel nostro piccolo, facciamo il possibile anche sul tema della posidonia, ma occorre stare molto attenti e cercare di contemperare tutti gli interessi in campo, evitando una guerra ideologica tra la preservazione delle coste, assolutamente condivisibile e imprescindibile, e la fruizione degli arenili, altrettanto prioritaria».

«Il Piano energetico regionale ha un ruolo strategico, avendo un forte impatto sui territori, perciò per la sua stesura è fondamentale la collaborazione con le Autonomie locali. L’incontro di oggi ha contribuito a chiarire molti dubbi e abbiamo avuto diverse risposte alle domande dei territori e degli amministratori locali.»

Ignazio Locci, presidente del Consiglio delle Autonomie locali, ha commentato così l’incontro svoltosi questa mattina, nella sede del Cal, con l’assessore regionale dell’Industria, Emanuele Cani, e con il professor Alfonso Damiano, coordinatore scientifico del Piano energetico ambientale regionale della Sardegna (Pears).

«L’incontro si inserisce nel rapporto istituzionale di collaborazione tra il Cal e la Giunta regionale e le Autonomie locali intendono essere parte attiva dei processi decisionali – ha sottolineato Ignazio Locci –. Anche per garantire che questo strumento di pianificazione e programmazione non solo sia coerente col Piano di sviluppo regionale, ma che lo sia anche con le necessità dei territori e dei cittadini sardi, garantendo l’interesse pubblico generale. Il coinvolgimento dei sindaci rappresenta una garanzia per una tutela piena delle comunità. Ci sono molte aspettative nei confronti di questo Piano e nell’ipotesi di costruzione di una Società energetica sarda. Una multiutility che consenta di raggiungere l’obiettivo finale di ridurre il costo dell’energia per le famiglie sarde. Sarebbe importante anche un coinvolgimento degli enti locali nei ragionamenti per il miglioramento delle infrastrutture di distribuzione.»

Nel dibattito sono intervenuti anche i sindaci Antonino Munzittu (Decimoputzu), Toni Faedda (Olmedo), Federico Sollai (Villacidro), Beatrice Muscas (Samassi), Pietro Carbini (Santa Maria Coghinas), Carlo Lai (Ierzu), Romeo Ghilleri (Nuxis), Marco Pisanu (Siddi), Renato Melis (Esterzili), Umberto Oppus (Mandas), Francesco Lai (Loiri Porto San Paolo) e Fabrizio Demelas (Sorso).

Il primo sguardo va al Medio Oriente. Poi arriveranno le domande sul senso della vita, il giallo sardo, le musiche nate per il cinema, Grazia Deledda percorsa a piedi per le strade, i thriller storici, le vite che cambiano direzione, l’ironia e i gatti.

Dal 20 agosto al 29 settembre torna a Sant’Antioco Aperitivo con l’Autore e per più di un mese i libri escono dalle pagine per entrare nella città.

Nove appuntamenti, con una formula che ogni volta cambia. Si ascolta, si discute, si cammina e si suona. Un’autrice arriva dalla cronaca internazionale, un teologo prende cinque domande enormi e le mette davanti al pubblico, uno scrittore racconta mentre un musicista costruisce intorno alle parole il proprio suono. Poi il teatro, il romanzo storico, il noir, il cozy crime.

La rassegna comincia giovedì 20 agosto alle 20 in piazza De Gasperi con Cecilia Sala, che presenterà I figli dell’odio, edito da Mondadori, in dialogo con la giornalista Claudia Sarritzu.

Sala porta a Sant’Antioco un libro nato dentro uno dei punti più difficili del nostro presente. Israele, Palestina, Iran. Al centro le nuove generazioni, cresciute dentro guerre, radicalizzazioni e conflitti che hanno ricevuto in eredità. Il racconto passa dalle vite prima ancora che dalle mappe geopolitiche: ragazzi e ragazze ai quali la Storia è entrata molto presto nella quotidianità, tra giornalismo sul campo, responsabilità del racconto e domande su ciò che accade quando l’odio riesce a passare da una generazione alla successiva.

Il 4 settembre, alle 20.00, in piazza Italia sarà invece il momento di Vito Mancuso. La serata avrà la forma della lectio. Il punto di partenza sarà Gesù e Cristo, pubblicato da Garzanti, il lavoro nel quale Mancuso raccoglie anni di ricerca intorno al Gesù della storia e al Cristo della fede, distinguendo le due figure per poi cercare una relazione possibile tra loro.

Da lì il discorso si allargherà. Il senso della vita. Il bene e il male. La libertà. La speranza. Il rapporto tra ragione e fede. Cinque domande che appartengono alla filosofia e alla religione e, prima ancora, alla vita di ciascuno. Mancuso le porterà in piazza con quella ricerca che da anni lo colloca nel punto d’incontro fra teologia, filosofia, dubbio e coscienza.

Sabato 5 settembre, alle 20.00, in piazza De Gasperi tocca a Flavio Soriga e Matteo Leone con Ballate di guardie e ladri. Breve storia del giallo sardo anni Zero. Qui il racconto passa alla musica. Soriga ripercorre una stagione della letteratura sarda che tra la fine del Novecento e gli anni Duemila ha trovato nel giallo una lingua nuova per leggere l’Isola; Leone accompagna questa storia con il suo repertorio musicale. Nel percorso compaiono alcune delle voci che hanno segnato quella stagione, da Giulio Angioni e Salvatore Mannuzzu a Luciano Marrocu, Giorgio Todde e Marcello Fois.

Il 13 settembre alle 21.00 in piazza Umberto i libri cambiano ancora forma con “Parole in colonna sonora”, spettacolo ideato, scritto e diretto da Giuditta Sireus, con le musiche eseguite dal vivo dall’Ensemble Réunis. Le pagine della letteratura incontrano le colonne sonore dei film che da quelle opere sono nati: romanzo, cinema e musica finiscono così dentro lo stesso racconto. Le parole restituiscono la storia, gli strumenti fanno riaffiorare le immagini.

Il giorno dopo, 14 settembre, alle 20.00, in piazza De Gasperi, Sant’Antioco entra nel tour esclusivo di Marcello Simoni. Lo scrittore bestseller dialogherà con Simonetta Selloni intorno a Delitto di mezzanotte, pubblicato da Newton Compton.

Simoni arriva con numeri che raccontano bene la dimensione raggiunta dalla sua narrativa: oltre due milioni di copie vendute, romanzi tradotti in venti Paesi, il Premio Bancarella conquistato con Il mercante di libri maledetti.

Poi comincia il romanzo. Aprile 1794, Garfagnana. Una notte di tempesta, un maestro di cappella trovato morto in un confessionale, mani e piedi legati, un simbolo sulla fronte. Indagano Vitale Federici e Bernardo della Vipera. Intorno al cadavere prendono posto un manoscritto eretico attribuito all’Ariosto, rituali oscuri e una loggia massonica. È il territorio del thriller storico che Simoni conosce bene, dove documentazione e invenzione devono riuscire a camminare con lo stesso passo.

Il 21 settembre il pubblico si alza dalle sedie. Alle 20 da piazzetta Italo Diana parte “Sui passi di Grazia”, tour itinerante per le vie di Sant’Antioco, seguito dallo spettacolo Grazia: storia di Cosima che inventò il Nobel della compagnia teatrale Il Crogiuolo.

Grazia Deledda diventa così una presenza da seguire fisicamente: la scrittrice, Cosima, la Sardegna dalla quale partì, la lingua che costruì e il percorso che la condusse al Nobel. Per una sera la biografia entra nelle strade e la città diventa parte della narrazione.

Il 24 settembre alle 20 in piazza Italia sarà la volta di Elvira Serra, che presenterà Le voci di Via del Silenzio, edito da Solferino, in dialogo con Giuseppe Diana.

Luca è un giovane giornalista radiofonico e arriva sull’isola di San Giulio per realizzare un podcast. Vuole raccontare madre Maria Benedetta, badessa di un monastero di clausura. Prima di prendere i voti era Giulia Belgioioso, inviata speciale del Corriere della Sera, abituata a inseguire le grandi notizie del mondo. Il giornalista arriva per interrogare lei; poco alla volta saranno le scelte della donna a interrogare lui. Il dialogo entrerà proprio in questa zona del romanzo: le vite che potevano essere, quelle scelte davvero e il momento in cui una decisione cambia tutto.

Venerdì 25 settembre, alle 20.00, in piazza Umberto arriva Simone Tempia con Gran galà con delitto, edito da Garzanti. A dialogare con lui sarà Ciro Auriemma.

La scena è quella di un giallo classico: anni Sessanta, una villa, una contessa, una cena frequentata da aristocratici e personaggi che hanno ottime ragioni per sorvegliarsi a vicenda. Poi qualcuno muore. Tempia prende il meccanismo del delitto in ambiente chiuso e lo porta dentro il proprio mondo narrativo, fatto di ironia, osservazione dei caratteri e gusto per il paradosso, tra il piacere dell’enigma e quello, altrettanto forte, di osservare gli esseri umani quando qualcosa rompe le buone maniere.

L’ultimo appuntamento è martedì 29 settembre, alle 20.00, in piazza Italia. Piergiorgio Pulixi presenterà Il fattore gatto, edito da Marsilio, in dialogo con Giuditta Sireus.

Il libro riporta Pulixi nell’universo del libraio Marzio Montecristo e dentro quel filone cozy crime che con La libreria dei gatti neri ha conquistato un pubblico molto ampio. I gatti sono ormai parte integrante di questo mondo narrativo e il dialogo partirà anche dalla passione dello scrittore per questi animali, dal modo in cui sono entrati nei suoi romanzi e dal rapporto che costruiscono con i personaggi. Una vena più lieve che convive con il lato oscuro del noir che ha reso Pulixi una delle voci italiane più riconoscibili del genere. I suoi libri sono oggi tradotti in dodici Paesi.

La crescita della rassegna trova quest’anno anche un nuovo riconoscimento istituzionale.

«Il finanziamento regionale dice una cosa molto concreta: Aperitivo con l’Autore sta crescendo e questa crescita viene riconosciuta – dichiara il sindaco di Sant’Antioco Ignazio Locci -. Per noi è un risultato importante perché premia una scelta precisa: investire sulla cultura con continuità, costruendo negli anni un festival capace di richiamare autori di primo piano e, insieme, di raccontare Sant’Antioco. Chi arriva per un incontro incontra anche le nostre piazze, percorre le vie del centro, scopre la storia, l’archeologia, il paesaggio e una comunità. È questo il valore che vediamo in un progetto culturale maturo: la capacità di produrre conoscenza in due direzioni, portando il mondo a Sant’Antioco e Sant’Antioco nel mondo. Il sostegno della Regione Autonoma della Sardegna ci permette di consolidare questo percorso e di guardare avanti con maggiore forza.»

Un festival, dunque, che cresce anche attraverso il rapporto con i luoghi. Piazza De Gasperi, piazza Italia, piazza Umberto, piazzetta Italo Diana e le vie di Sant’Antioco diventano parte della programmazione e accompagnano il pubblico da un incontro all’altro.

«Aperitivo con l’Autore porta la cultura dentro la vita quotidiana di Sant’Antioco – aggiunge Luca Mereu, assessore alla Cultura del Comune di Sant’Antioco –. Le piazze e le strade diventano luoghi nei quali incontrare persone, idee e storie che arrivano da mondi diversi. Dal giornalismo alla filosofia, dalla narrativa alla musica e al teatro, questa edizione parla a pubblici differenti e costruisce occasioni di conoscenza. Il contributo regionale ci consente di dare continuità a questo lavoro e di farlo crescere mantenendo al centro la qualità della proposta. La cultura diventa così anche uno strumento attraverso il quale una comunità racconta se stessa e offre a chi arriva un motivo in più per conoscere Sant’Antioco.»

Aperitivo con l’Autore – Festival Letterario Indipendente è un progetto del Comune di Sant’Antioco, realizzato in collaborazione con il Club di Jane Austen Sardegna, con il contributo e il sostegno della Regione Autonoma della Sardegna – Assessorato della Pubblica Istruzione, Beni Culturali, Informazione, Spettacolo e Sport.

Per Giuditta Sireus, direttrice artistica e manager culturale, costruire una rassegna significa lavorare sulle relazioni fra persone, contenuti e linguaggi: «Un programma nasce molto prima della successione dei nomi. Bisogna chiedersi perché una voce serva proprio adesso, quale pensiero può mettere in moto e che cosa può accadere tra chi parla e chi ascolta. Cecilia Sala ci porta dentro una storia che si sta ancora scrivendo. Con Mancuso affronteremo domande che appartengono all’uomo da sempre. Poi il giallo suonerà, Deledda si percorrerà a piedi, la letteratura incontrerà il cinema attraverso la musica. Anche la scelta degli interlocutori fa parte di questo lavoro: un dialogo riuscito può aprire nel libro una strada che da soli avevamo letto diversamente. È questo che cerco nel mio lavoro di direttrice artistica e manager culturale: creare le condizioni perché dall’incontro nasca qualcosa che prima non c’era».