10 August, 2026
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Le donne del Sulcis al timone di un veliero come metafora di una forma di “governo” differente per rileggere, in chiave contemporanea, la figura della Giudicesse. Il tutto documentato da un’opera audiovisiva capace di generare nuovi immaginari verso nuove forme di guida femminile.

È il senso della quarta edizione di Giudicesse2030, la residenza artistica realizzata dalla Società Umanitaria Carbonia in collaborazione con U-BOOT Lab e Ottovolante Sulcis, su fondi cineportuali della Regione e con il patrocinio del comune di Sant’Antioco. La restituzione del progetto è in programma mercoledì 5 agosto, all’Arena Fenicia di Sant’Antioco a partire dalle 21.00, nell’ambito della rassegna CineSulky curata dal circolo Arci Il Calderone.

Durante la serata sarà proiettato l’esito della residenza sviluppata dal 22 luglio al 5 agosto dal collettivo composto da Marta Anatra e Claudia Mollese. Le registe hanno declinato il tema dell’edizione 2026, “politica fuori dalla politica”, attraverso una navigazione condivisa nell’arcipelago del Sulcis a bordo del veliero Dragut, che ha coinvolto un piccolo gruppo di donne in un’esperienza relazionale performativa.

Il progetto ha spostato quest’anno il baricentro della residenza dalla terraferma al mare a bordo del veliero Dragut, goletta classica in legno disegnata da Carlo Sciarrelli, costruita nel 1986 come replica della goletta St. Ann del 1736, capitanata dalla comandante Claudia Fadda.

Durante la navigazione, il veliero è diventato il luogo di una comunità temporanea, uno spazio in cui mare, corpi e parole hanno concorso a delineare una figura contemporanea delle Giudicesse, in un’opera audiovisiva capace di generare nuovi immaginari verso nuove forme di guida femminile condivisa.

La ricerca si è sviluppata attorno a un parallelismo tra il concetto di governo e l’atto del governare un’imbarcazione. La dinamica partecipativa si è concretizzata attorno all’azione fisica e simbolica di affidare il timone del veliero a donne che non avevano mai timonato, e nel passaggio di timone da una mano all’altra l’imbarcazione è diventata dispositivo di creazione di una piccola comunità temporanea, all’interno della quale mettere in relazione voci ed esperienze di ‘governo’ differenti, fuori dal contesto della politica ‘istituzionale’.

Ne è scaturito un atto performativo all’interno di uno spazio, quello di una barca, che è di per sé luogo di cura e responsabilità, attenzione reciproca, pratica ecologica. Il lavoro ha così riattualizzato la figura delle Giudicesse attraverso la definizione di un concetto di governo che, a bordo, è necessariamente condiviso e collettivo, esercitato non su qualcuno, ma insieme a qualcuno.

Accanto a questo lavoro, nella serata di mercoledì, verranno proiettate le opere realizzate nelle precedenti edizioni del progetto: Vive nel bosco dove c’è sempre luce (2023), di STUDIOLANDA (Vittoria Soddu e Giorgia Cadeddu); Persino le spine sono spilli (2024), del Collettivo EFFE (Antonio Careddu, Giulia Odetto, Camilla Soave con Inés Panizzi); Il Rais oggi resta a casa (2025), del collettivo GIACINTA (Sara Basta, Miriam Goi, Maria Luisa Usai).

Attraverso pratiche di ricerca situata queste opere, negli anni, hanno attraversato il tema di progetto secondo declinazioni diverse: l’assenza iconografica delle Giudicesse come possibilità per elaborare nuove narrazioni; il costume tradizionale femminile come spazio intimo e collettivo di identità e autodeterminazione; le relazioni femminili con il contesto insulare come forme di resistenza dietro narrazioni prevalenti.

Quattro opere audiovisive, esito di un processo di coinvolgimento delle comunità locali, che reinterpretano la figura delle Giudicesse sarde come lente critica per interrogare il presente.

Il progetto rilegge in chiave contemporanea la figura delle Giudicesse e il loro ruolo nello sviluppo della Sardegna tra IX e XV secolo, alla luce dei principi di sostenibilità, innovazione, giustizia sociale ed estetica del cambiamento definiti dall’Agenda 2030, dal New Green Deal e dal New European Bauhaus.

Giudicesse2030 è una residenza artistica realizzata dalla Società Umanitaria Carbonia in collaborazione con U-BOOT Lab e Ottovolante Sulcis, su fondi cineportuali della Regione Autonoma della Sardegna (L.R. 28 dicembre 2018 n.48, art.11 comma 26) e con il patrocinio del comune di Sant’Antioco.

Le donne della comunità di Carloforte si raccontano grazie al collettivo Giacinta, protagonista della terza edizione di Giudicesse, la residenza artistica al via sull’isola di San Pietro a partire da domenica 28 settembre.

Il progetto è promosso dal CSC Carbonia della Società Umanitaria, realizzato da U-BOOT Lab, con il patrocinio del comune di Carloforte e in collaborazione con Ottovolante Sulcis.

Giacinta è il collettivo selezionato dalla call di Giudicesse e riunisce tre artiste multidisciplinari impegnate a indagare l’interdipendenza tra ecologia, intimità e dimensione collettiva: Sara Basta, Miriam Goi e Maria Luisa Usai. La loro ricerca intreccia sperimentazione audiovisiva e processi analogici, strumenti capaci di attivare pratiche di autonarrazione e comunità.

Durante il periodo di residenza a Carloforte, in programma sino al 10 ottobre, il collettivo lavorerà insieme alle donne dell’isola, con l’obiettivo di costruire una narrazione corale che restituisca visibilità al quotidiano femminile e marino, aprendo possibilità nuove di appartenenza, rappresentazione e immaginazione comune.

L’obiettivo del progetto Giudicesse, sin dalla sua prima edizione, è duplice: da un lato – ispirandosi alla figura della donna in Sardegna nel periodo delle “regine giudicali”, riflettere sulle disequità di genere e sull’autodeterminazione di donne e ragazze; dall’altro esplorare nuovi approcci per la scoperta del territorio, attraverso il coinvolgimento attivo delle comunità che lo abitano, per creare un’opera artistica esito di un processo di ricerca e azione attiva sul territorio.

«Le storie che vorremmo raccogliere a Carloforte spiegano le artistenon sono fatte di gesti eroici, ma della ripetizione quotidiana che attraversa il lavoro, la cura, lo spazio domestico e quello pubblico. La figura del Rais e i racconti sui tonnarotti hanno a lungo oscurato le pratiche femminili, eppure lì possiamo trovare tracce importanti della relazione tra comunità e ambiente. Durante Giudicesse cercheremo queste tracce insieme alle donne di Carloforte, interrogandoci su come vorrebbero essere rappresentate, su quale legame le unisca all’acqua e alle altre specie che abitano l’isola, su quali memorie resistono e quali si trasformano. Proporremo pratiche di narrazione e auto-narrazione che raccolgano oggetti, immagini, suoni e storie personali, intrecciando passato e presente. Useremo la cinepresa come strumento partecipativo: saranno le donne stesse a filmare e filmarsi, a diventare co-autrici di un racconto aperto anche alla comunità e alla natura. Le immagini nasceranno da procedimenti artigianali che intrecciano la materia viva del territorio – erbe, alghe, acqua di mare – con la memoria condivisa.»

La terza edizione di Giudicesse si concluderà con una restituzione pubblica del lavoro in residenza in programma venerdì 10 ottobre tra l’EXMA, l’antica Tonnara dismessa e gli spazi pubblici del paese.