22 January, 2022
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Il Centro emergenze Covid-19 a Carbonia e non più a Iglesias. E’ questo il nuovo scenario che si sta aprendo in queste ore per dare soluzione all’emergenza nel territorio del Sulcis Iglesiente. E’ del 21 marzo scorso la notizia che il comune di Iglesias ha chiesto che l’ospedale Santa Barbara sia adibito a struttura di emergenza per il Coronavirus, per tre motivazioni precise:
1 – Tutela operatori sanitari
2 – Evitare promiscuità tra reparti
3 – Rischio di compromettere le funzioni del CTO di Iglesias e del Sirai di Carbonia, a causa della continua mobilità di operatori tra i due ospedali.

Oggi, a distanza di poco più di due settimane, si apprende che il Centro emergenze Covid-19 si vorrebbe crearlo dentro i reparti di degenza dell’ospedale Sirai di Carbonia. E’ quantomeno imprudente solo pensare una soluzione di questo genere, perché un reparto siffatto dovrebbe avere percorsi separati dagli altri (ascensori, scale vitto, farmacia, bombole d’ossigeno, salme, medici ed infermieri, prodotti di risulta come camici e mascherine inquinati, etc.). E’ quello che è successo prima a Codogno e poi a Sassari e sappiamo che da lì ha iniziato ad infuriare il virus in Italia e nel Nord Sardegna.
Va assolutamente evitato l’“assembramento” con aggregazione di reparti in uno spazio ristretto, come impone il “Decreto Conte”.
I Sindaci, le più alte autorità sanitarie, dovrebbero darne notizia alla Protezione Civile guidata da Angelo Borrelli, perché fermi sul nascere un progetto tanto rischioso.

Mi pare necessario che i sindaci di tutto il territorio pretendano che i Covid ospedalizzati vengano sistemati in un padiglione separato, lontano dai ricoveri ordinari. E ricordo ancora una volta, che all’ospedale Sirai di Carbonia, c’è una megastruttura per infettivi, con tanto di camere a pressione negativa, realizzata negli anni ’90, negli anni di maggior diffusione dell’epidemia di AIDS. Si tratta dell’edificio in cui è ospitato l’attuale Servizio di Diabetologia, situato dietro l’ex Pediatria e, giustamente, situato a distanza di sicurezza da tutti gli altri reparti. La struttura è inoltre dotata di un impianto di sterilizzazione tecnicamente preparato per infettivi.

Mario Marroccu

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A tutti i livelli si riconosce che l’aver degradato il sistema sanitario per motivi contabili sia alla base dell’impreparazione alla pandemia Covid-19. Ebbene si persiste. Da indiscrezioni che circolano in ambienti sanitari, che è auspicabile trovino adeguata e circostanziata smentita, pare che si stia per procedere ad un’ulteriore destrutturazione dell’Ospedale Sirai di Carbonia. Sarebbero state date disposizioni per accorpare reparti ed ottenere, nello stesso contesto, camere destinate a Covid positivi. Il risultato di un simile intervento, sarebbe l’inevitabile messa fuori uso di reparti già sacrificati e portati ai minimi termini e la fabbricazione preordinata di un focolaio Covid tra i pazienti ordinari.

Probabilmente, molti non sanno che nel presidio ospedaliero Sirai di Carbonia, esiste già una megastruttura per infettivi, con tanto di camere a pressione negativa, realizzata negli anni ’90, negli anni di maggior diffusione dell’epidemia di AIDS. Si tratta dell’edificio in cui è ospitato l’attuale Servizio di Diabetologia, situato dietro l’ex Pediatria e, giustamente, situato a distanza di sicurezza da tutti gli altri reparti. La struttura è inoltre dotata di un impianto di sterilizzazione tecnicamente preparato per infettivi.

Adesso, chi glielo dice a chi è impegnato a trovare soluzioni per fronteggiare gli effetti provocati dal Covid-19?

Mario Marroccu

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Il nostro stile di vita è già cambiato. In futuro si modificherà ancora e in modo stabile. Non sappiamo quanto durerà l’epidemia. Ad un certo punto la curva statistica raggiungerà un “plateau”, poi inizierà la discesa. Pian piano, si passerà da Epidemia ad Endemia, con focolai sparsi.
Quando arriverà il vaccino, e se sarà efficace nel tempo, si tornerà ad uno stile di vita simile, ma diverso da quello precedente. Ma quando arriverà il vaccino? Se tutto va bene fra 18, 24 mesi.
Questa è una visione ottimistica. Nel caso della Malaria il vaccino non è stato ancora trovato, nonostante lo si cerchi dalla fine del 1800. Il fatto che la Malaria sia endemica, in luoghi isolati dal Mondo Occidentale, la rende tollerabile e non se ne parla. Così pure non si parla più del virus Ebola, della Chikungunia, della Dengue, della Zika, della febbre del Nilo Occidentale e altre malattie contagiose.
L’epidemia da Coronavirus invece si è installata nella parte più ricca del Mondo, la nostra, e per ora è in rapida espansione. Il Mondo Occidentale adeguerà il suo stile di vita alla esigenza di
evitare il contagio.
Nel termine stesso “CONTAGIO” vi è descritto il meccanismo della diffusione del virus. Contagio deriva del latino “CUM TANGERE, “TOCCARE INSIEME”. Da cui deriva la parola “contatto”. Il “contatto interumano” è la via di trasmissione del virus. La sospensione del contatto tra persone è l’unico metodo efficace per arrestarne la diffusione. Il contatto può essere “fisico”. Questo avviene toccando con le mani le secrezioni provenienti dalle vie respiratorie di un soggetto infetto; poi con le mani tocchiamo il nostro volto, e nel volto ci sono  la bocca, il naso, gli occhi. Da queste tre vie il virus entra nel nostro sistema respiratorio. E’ praticamente inevitabile controllare l’istinto di toccarsi il viso, visto che in media lo tocchiamo 1000-1500 volte al dì. Da questa tendenza all’autopalpazione inconscia deriva l’ordine tassativo di lavarsi le mani con grande frequenza.
Esiste un altro tipo di contatto interumano: il contatto “verbale”. Esso è necessario per la comunicazione da vicino. L’essere umano è, tra le specie animali, quella più garrula, anche più di certi uccelli. Ha sviluppato la capacità di comunicare utilizzando la modulazione della voce.
La modulazione dei suoni è il meccanismo propulsivo che usa il virus per diffondersi. Esso avviene attraverso l’attivazione dell’apparato vocale che è costituito da: le corde vocali, il velopendulo, il palato, la lingua, le labbra e i denti. La produzione vocale avviene esercitando una compressione dell’alito espirato dalla trachea, che viene emesso facendo vibrare le corde vocali, atteggiando la
lingua e le labbra in modo da emettere suoni variabili. Questo comporta l’espulsione, con l’alito, di microgoccioline potenzialmente ricche di batteri e virus. Quando questi sono patogeni si trasmettono, all’indirizzo dell’ascoltatore che sta davanti a noi. Egli riceve il messaggio verbale accompagnato da migliaia di invisibili microgoccioline potenzialmente infette. Chi è davanti a colui che parla respira e, nella fase inspiratoria, aspira con l’aria quanto gli viene proiettato.

Lo scopo della mascherina chirurgica posta sul volto è quello di frenare il getto di microgoccioline di chi parla. Non impedisce al virus l’uscita ma attenua notevolmente la forza del getto di gocce verso l’ascoltatore. Se poi l’ascoltatore indosserà a sua volta la mascherina chirurgica, avrà indosso una barriera capace di attenuare ulteriormente lo spray di goccioline di saliva e aerosol dell’alito che gli verrà proiettato da chi parla. La maschera chirurgica ha lo scopo di attenuare la forza di proiezione del virus dalla bocca all’ambiente, e di ridurre fortemente la carica virale destinata all’ascoltatore. Nel caso in cui la mascherina dell’ascoltatore avesse lo strato esterno di tela verniciato di resina idrorepellente, le goccioline verrebbero ancor più respinte e attenuate. Naso e bocca sarebbero in tal caso ancor più riparate.
Gli occhi devono essere protetti a loro volta con una barriera trasparente, atta a sbarrare al virus, la strada delle congiuntive.
Le mani devono essere protette con guanti idrorepellenti.
La protezione del volto e delle mani deve essere adottata da tutti indistintamente. Il motivo sta nel fatto che tutti siamo potenzialmente portatori sani del virus, e pertanto contagiosi. Questi provvedimenti vanno presi nel rispetto del prossimo che deve essere tenuto indenne dalla nostra sospetta contagiosità.
Visto che la Pandemia non potrà cessare del tutto finché non si troverà il vaccino, è evidente che fino a quel momento il nostro stile di vita si adeguerà alla nuova esigenza della distanza sociale.
Il saluto con stretta di mano e gli abbracci e baci sono già sospesi. Cambieremo il modo di salutarci da vicino . Forse basterà un cenno del capo, o un semplice sorriso, o un parola di augurio.
La stretta di mano entrò nell’uso anticamente come segno di pace o per suggellare un contratto.
Tale usanza si radicò in Occidente durante la Guerra dei 100 Anni tra Inghilterra e Francia (1336- 1452). La mano tesa senza armi offriva allo sconosciuto la prova di non aggressività e la pace. Durante quella guerra, i viandanti procedevano sul lato sinistro della strada e controllavano il viandante dell’altro lato che veniva incontro, pronti a sfoderare l’arma per proteggersi da un attacco. Dopo 600 anni il costume di viaggiare a sinistra persiste ancora oggi in Inghilterra mentre è scomparso nell’Europa continentale. La guida a sinistra in Inghilterra è una eredità della Guerra dei 100 Anni.
Nei regni e ducati dell’Italia e dell’Europa Medioevale, al tempo delle epidemie, ero d’uso certificare il proprio stato di buona salute quando si entrava in un’altra città o si superava un confine. Il documento si chiamava “bollettino di sanità”. Anche le navi che attraccavano nei porti dovevano avere le “Fedi di Sanità”. In mancanza di queste non potevano avvicinarsi e se non si allontanavano venivano cannoneggiate. I confini e gli ingressi alle città erano presidiati dai “magistrati di sanità”, che erano gli equivalenti degli attuali “ufficiali sanitari”. Il dovere di lavarsi le mani e fare abluzioni 6 volte al dì, raccomandato dal Corano, è un comandamento religioso nato da esigenze sanitarie. Attraverso la penisola Arabica e la Persia passavano la “via della seta” e la “via delle spezie”. Queste vie mettevano in comunicazione la Cina e l’India con l’Occidente. Quando esplodevano epidemie asiatiche, i virus e i batteri attraversavano queste vie di commercio e prima di raggiungere l’Europa attraversavano il territorio islamico lasciando la loro traccia mortifera. Per reazione l’Islam produsse regole igieniche rigorosissime, rafforzate dall’imperativo religioso.
Secondo gli storici della Medicina Medioevale per questo motivo la “peste nera” che spopolò l’Europa nella epidemia del 1347-1348, non si diffuse tra i musulmani.
Anche l’usanza di celare il volto in teli avvolgenti di lino e cotone in quei Paesi aveva lo scopo sia di proteggersi dal sole e dalle polveri, che quello igienico di filtrare l’aria respirata. I costumi femminili  dell’Islam hanno una forte motivazione igienica – preventiva nei confronti delle malattie respiratorie da contagio.
Il divieto di mangiare carne di maiale, secondo gli storici della medicina, era in origine una prescrizione di tipo sanitario per contrastare la diffusione della “Cisticercosi”, che era (ed è ancora in certe aree della Sardegna) una piaga sanitaria gravissima provocata dal consumo di carne di maiale nei Paesi mediorientali.

PROBABILI CAMBIAMENTI DEI COSTUMI DOPO IL CORONAVIRUS
Da quanto detto si capisce che l’unico strumento di difesa dal virus è il “DISTANZIAMENTO TRA LE PERSONE”.
– Lo stare a casa ci distanzia dalle altre famiglie.
– La mascherina che copre naso e bocca crea un diaframma tra noi e l’altro.
– I guanti sono un impedimento al contatto diretto con gli oggetti toccati dagli altri.
– Gli occhiali distanziano le nostre congiuntive dallo spray di aerosol del fiato espirato dagli altri.
– il lavaggio reiterato delle mani allontana da esse le goccioline espirate dagli altri.
Vi è dell’altro:
– Anche tutto il capo è interessato dalla ricaduta di goccioline sospette.
– Così pure gli abiti e anche le scarpe.
PERTANTO
Il distanziamento dagli altri, in casi particolari, deve essere perfezionato con la copertura del capo e del corpo con una tuta integrale, gambali e sovrascarpe. Il volto, compresa la fronte e il collo saranno ancora meglio protetti indossando uno schermo totale in plexiglas trasparente.
Le mani saranno perennemente vestite con guanti usa e getta o sterilizzabili.
Il futuro della ripresa dei contatti umani verrà regolato da un ordine perentorio:
“GRADUALITA’”.
Significa che ci vorrà molto tempo per entrare nella “normalità” e che questa sarà di nuovo tipo. Pertanto per un lungo periodo il nostro modo di vivere subirà modificazioni. Alcune di queste resteranno per sempre.
Visto che sarà necessario riprendere il lavoro per creare ricchezza e contribuire alle casse dello Stato, dovremo accettare dei compromessi tra il rischio del contagio e la necessità di ridare vita all’economia produttiva.
Passeremo dall’“abolizione” del contatto col prossimo al “contatto controllato”. Il rischio sarà elevato e tutti ne saremo consapevoli. Tale consapevolezza aumenterà la nostra attenzione allo stato di salute dell’“altro” e saremo molto sospettosi. La mascherina chirurgica verrà indossata da tutti. Diventerà un capo d’abbigliamento. La moda ne produrrà di tutte le fogge: quelle per ragazzi e quelle per adulti; quelle più seriose e quelle più vezzosette; quelle esibizioniste e quelle più dimesse; quelle impreziosite da artisti e quelle poverelle. Forse assumerà diverse forme come: sciarpe impermeabilizzate; mantelle chiuse sotto la linea degli occhi, o passamontagna coprenti anche il capo.
L’unico luogo in cui saremo liberi dalla schermatura del viso sarà l’ambito familiare. Sarà l’unico luogo in cui avremo certezza dello stato di salute degli altri, sia per la conoscenza più intima dei nostri  congiunti, sia perché ci preoccuperemo di preservarli dai contagi.
La Famiglia diventerà una fortezza dell’isolamento dal virus. Si rafforzeranno i legami familiari e si ricostituiranno quei rituali millenari di convivenza ristretta nel proprio ambito privato. Si rivedrà la Famiglia riunita nella sua casa, sia per esigenze quotidiane come il desinare e programmare il futuro immediato, sia nelle riunioni delle cerchie parentali per nascite e morti. Un caso particolare saranno i matrimoni, condizione in cui due ambiti familiari diversi si fonderanno nel progetto di una progenie comune a cui verrà trasmessa la certezza di sostegno per la salvaguardia della salute.
La convivenza si baserà sulla fiducia che tutti i componenti si adopereranno per non portare mai il virus all’interno della comunità familiare.
Quando si augurerà il “Buongiorno” o si dirà “salve” si eserciterà il preciso controllo sulla salute dell’altro interrogandolo esplicitamente: «Come stai?».
Il lavoro verrà fortemente condizionato dall’incombenza del contagio.
L’artigiano abituato a lavorare in solitudine non modificherà il suo stile di vita.
Il lavoro intellettuale avverrà fondamentalmente sotto forma di “lavoro agile online”.
Il lavoro più complesso che comporta l’impiego di ruoli differenziati e interdipendenti imporrà la dotazione dei DPI (Dispositivi di Protezione Individuale).
Nelle scuole le lezioni saranno online, ma per certe materie la lezione sarà frontale. In tal caso saranno necessari i DPI. L’Insegnante sarà munito di maschera chirurgica come gli allievi.
Il lavoro clinico del Medico sul paziente imporrà l’uso di tute complete impermeabili al virus, copricapo, occhiali, maschere filtranti FFP2 e FFP3, visiere totali, guanti e
sovrascarpe. Nei casi più pericolosi il Medico indosserà schermature da astronauta.
Sterilizzerà o distruggerà i DPI. Il ritorno alla pratica religiosa, con l’esclusione di assembramenti, sarà incrementato dalla speranza e dalla necessità di conforto. Lo stesso vale per il ritorno all’arte come ricerca del “bello” condiviso a distanza.
La politica locale, nazionale e internazionale subirà cambiamenti; è difficile capire quali, ma certamente sarà espressione della ricerca di sicurezza e salute.
La “globalizzazione” dei prodotti commerciali resterà ma subirà cambiamenti. Si è visto lo stato di penuria di certi prodotti (vedi mascherine e alta tecnologia) dovuti alla passata politica industriale della delocalizzazione in altri paesi, e il rischio di chiusura delle frontiere e del traffico aereo e navale per ragioni sanitarie.
Il traffico navale e aereo delle merci sarà mantenuto, tuttavia il traffico delle persone subirà controlli serrati. Nelle frontiere fisiche fra stati, in quelle portuali e aeroportuali compariranno, rafforzate, delle figure di verifica sanitaria equivalenti ai “magistrati di Salute” del Basso Medio Evo.

I viaggi turistici in crociera subiranno una attenuazione seppure temporanea in attesa del vaccino.
L’uso di moneta digitale subirà un incremento visto che garantisce il distanziamento sociale. Anche i metalli di valore, le pietre preziose e le monete metalliche verranno scambiati ed accettati con facilità vista la possibilità di sterilizzazione. Nel Medio Evo i commercianti usavano, a fine giornata, immergere monete e pietre preziose in aceto per bonificarle.
Vedremo modifiche sostanziali nel Cinema e nella Letteratura. L’Epidemia, in tutte le sue implicazioni nel mondo dei sentimenti e degli interessi sociali diventerà il tema dominante.
Cambierà anche il sistema fiscale perché gli Stati dovranno reintegrare le perdite e finanziare il welfare per una sana convivenza civile. Ci sarà una laurea che avrà grande successo: Bioingegneria. I Bioingegneri saranno, oltre agli Epidemiologi, i controllori necessari dei DPI di ogni commercio umano. Con essi collaboreranno le parafarmacie che si convertiranno a distribuire, come novelli centri di abbigliamento, presidi sanitari totali.
Il burka sarà tollerato e la moda, nella sua rappresentazione del “bello”, lo renderà utile e gradevole.
Forse cambierà il modo di mangiare; aumenterà il consumo di pasti nel proprio domicilio.
Nei ristoranti verranno applicate norme igieniche ferree. I camerieri porteranno copricapo, maschere, e guanti usa e getta. Non vedremo più i cuochi maneggiare gli alimenti a mani nude, né cuoche che impastano la farina con mani guarnite di anelli e bracciali.
I guanti e le mascherine domineranno la scena. Impareremo a riconoscerci con pochi elementi di identificazione: gli occhi, la montatura degli occhiali, la mascherina e la voce.
Talvolta dovremo dichiarare il nostro nome.
Il lavoro della cura delle campagne, degli orti e dei piccoli allevamenti riprenderà vigore.
Riprenderanno vigore anche i piccoli negozietti di strada o di quartiere, dove il garante della salubrità del venduto sarà il gestore, che dovrà essere persona nota per affidabilità. La fonte di alimenti sarà rappresentato da prodotti locali garantiti. Ricompariranno i piccoli mattatoi comunali, la cui chiusura determinò la fine del piccolo allevamento familiare.
La cura dell’ambiente sarà un’esigenza più sentita. Prenderanno piede le “aree marine protette” ed i mari si ripopoleranno. Allora la pesca ridiventerà la regina del nostro territorio.

Mario Marroccu

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Ieri abbiamo dato notizia dell’iniziativa del team di lavoro Salidu-Pinna-Marroccu per la produzione di mascherine utili a fronteggiare l’emergenza Coronavirus e a contenere il pericolo di contagio, in una fase molto difficile e particolarmente delicata proprio per la carenza dei dispositivi di difesa.

Il team di lavoro Salidu-Pinna-Marroccu fornisce oggi i dati sulle nuove mascherine chirurgiche che ha realizzato e provato.

Materiali:

• 2 strati (misure 20×21 cm) di cotone a trama fitta

• 1 strato di cotone cinzato idrorepellente delle stesse misure dei primi, che verrà posizionato come strato “esterno” della mascherina.

Piegare la mascherina seguendo il lato da 21 cm per ottenere una dimensione finita nel lato corto di 10 cm, questa è una misura standard adattabile a tutti i visi.

Le fettuccine nel lato con dimensioni maggiori misurano 1 metro, quindi si otterranno 40 cm di legacci a lato.

Mascherina chirurgica in triplo strato di cotone a trama fitta, fornita di 4 lacci, sterilizzabile e riusabile.

Nota bene: le mascherine in TNT, oltre ad essere introvabili, non sono sterilizzabili, e vanno smaltite, inoltre se ne dovrebbero usare da 4 a 6 al giorno. Queste mascherine, in quanto sterilizzabili a fine giornata (varecchina diluita al 10%, 1 bicchiere in 1 litro d’acqua) sono riutilizzabili il giorno dopo. Supposto che se nebutilizzino due al giorno, con due mascherine in cotone si è autosufficienti per due mesi.

Alleghiamo le fotografie del modello definitivo ed il filmato del processo di confezionamento.

Da un’idea di Mario Marroccu, Giorgio Salidu, Luisella Pinna. Realizzata da Luigi Marroccu, montaggio di Loretta Piras.

«Non abbiamo stoffa cerata né fettuccine per poterne fabbricare altre – spiega il medico chirurgo Mario Marroccu -. Ci stiamo adoperando per stabilire un contatto con una ditta di Como e con il laboratorio che può resinare la tela di cotone. Il laboratorio dovrebbe essere lo stesso che sta trattando con resina il cotone destinato alle mascherine approvate dalla Regione Piemonte e dalla Lombardia. Ne riparleremo presto.»
«Nel frattempo – raccomanda Mario Marroccu -: ponete grande attenzione ai contatti umani, anche i più fidati. Tenete lontani coloro che negano l’esistenza dell’epidemia e, non proteggendosi, sono pericolosi per il prossimo. State distanti da coloro che indossano maschere con valvole perché la valvola fa uscire il fiato non filtrato e potenzialmente pericoloso.»

«Il nostro è un impegno sociale, privo di interesse commerciale – ribadisce e conclude Mario Marroccu -. Noi suggeriremo il metodo. Chi crede lo può applicare autarchicamente.»

 

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Ieri abbiamo dato notizia dell’iniziativa del team di lavoro Salidu-Pinna-Marroccu per la produzione di mascherine utili a fronteggiare l’emergenza Coronavirus e a contenere il pericolo di contagio, in una fase molto difficile e particolarmente delicata proprio per la carenza dei dispositivi di difesa.

Il team di lavoro Salidu-Pinna-Marroccu fornisce oggi i dati sulle nuove mascherine chirurgiche che ha realizzato e provato.

1 – La tela dello strato esterno deve essere “CERATA”. E’ chiamata anche “tela cinzata”. E’ resa impermeabile dalle goccioline invisibili di saliva proiettata da chi parla, ride, starnutisce o tossisce, dal trattamento del cotone con “resina” (1 strato esterno).
2 – I due strati interni della mascherina devono essere di cotone semplice.
3 – Le abbiamo provate su di noi per due giorni e ci siamo adattati facilmente a respirare con le mascherine senza soffrire fastidi particolari.
4 – Le abbiamo sterilizzate con varechina diluita.
Alleghiamo le fotografie del modello definitivo.
«Non abbiamo stoffa cerata né fettuccine per poterne fabbricare altre – spiega il medico chirurgo Mario Marroccu -. Ci stiamo adoperando per stabilire un contatto con una ditta di Como e con il laboratorio che può resinare la tela di cotone. Il laboratorio dovrebbe essere lo stesso che sta trattando con resina il cotone destinato alle mascherine approvate dalla Regione Piemonte e dalla Lombardia. Ne riparleremo presto.»
«Nel frattempo – raccomanda Mario Marroccu -: ponete grande attenzione ai contatti umani, anche i più fidati. Tenete lontani coloro che negano l’esistenza dell’epidemia e, non proteggendosi, sono pericolosi per il prossimo. State distanti da coloro che indossano maschere con valvole perché la valvola fa uscire il fiato non filtrato e potenzialmente pericoloso.»

«Il nostro è un impegno sociale, privo di interesse commerciale – ribadisce e conclude Mario Marroccu -. Noi suggeriremo il metodo. Chi crede lo può applicare autarchicamente.»

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In questi giorni di grande apprensione, anche nell’Isola, per la diffusione del Covid-19, ad accrescere i timori di contagio tra le persone, c’è la carenza delle mascherine, strumento necessario ed indispensabile per evitare la nebulizzazione di miliardi di goccioline di saliva. Le mascherine mancano in tutto il territorio nazionale, è scattata la ricerca sui mercati internazionali e, finalmente, pare si stiano stimolando le aziende ad una superproduzione in tempi rapidi, per andare incontro alle esigenti, in crescita esponenziale.

Nell’attesa di reperirle sul mercato, c’è chi le mascherine le sta producendo in proprio, anche nel Sulcis, su iniziativa del team di lavoro Salidu-Pinna-Marroccu.

«Il nostro è un impegno sociale, privo di interesse commerciale – spiega Mario Marroccu, medico chirurgo -. Noi suggeriremo il metodo. Chi crede lo può applicare autarchicamente. Il gruppo di studio che, in mancanza di mascherine chirurgiche nella rete di distribuzione, ha proposto l’autofabbricazione di mascherine, desidera condividere queste osservazioni:
1 – similmente a noi si è attivata un’impresa piemontese nella produzione di mascherine in tela di cotone. Si tratta della ditta Miroglio di Alba. In più essi associano un elemento nuovo: l’idrorepellenza del cotone, ottenuta con l’aggiunta di una resina al tessuto.
2 – Le mascherine di cotone sono state approvate dalle regione Piemonte, che ne ha ordinato subito 600.000 per i propri bisogni.
3 – la regione Lombardia ha ordinato simili mascherine ad una ditta di abbigliamento lombarda.
4 – visto che il nostro fabbisogno dovrà essere soddisfatto da noi stessi, ci stiamo attivando per riformulare la struttura della nostra mascherina per introdurvi l’elemento impermeabilizzante. Domani e dopo ne testeremo l’impermeabilità, la resistenza alla varechina (viricida) e la compatibilità con una respirazione libera.»

Il professor Nicola Perra è un giovane scienziato Ordinario della cattedra di Fisica nella facoltà di Economia della Università di Greenwick, in Inghilterra. Maturato al Liceo scientifico di Sant’Antioco, si è laureato a Cagliari in Fisica Teorica, e si è specializzato al MIT di Boston negli Stati Uniti, dove fu Lettore Senior. Perché un professore di Fisica insegna in una Facoltà di Economia in America e poi in Inghilterra? Perché le formule della Fisica di diffusione spaziale dell’energia, sia essa elettromagnetica o gravitazionale, avviene in forma di onde, simili a quelle che si generano nell’acqua di uno stagno quando vi si getta un sasso. Le stesse formule di “Fisica di diffusione delle onde” sono applicabili allo studio del modo in cui si propagano molti fenomeni riguardanti l’Uomo, come: le malattie contagiose, l’economia, le idee politiche, la pubblicità, la comunicazione, etc.

Già un anno fa, il professor Perra mi fece avere un suo libro scientifico intitolato: «CHARTING THE NEXT PANDEMIC. DIFFUSIONE DELLE MALATTIE INFETTIVE: DAI DATI AI MODELLI», pubblicato negli Stati Uniti. Tale pubblicazione, altamente specialistica, contiene la cartografia delle possibili future epidemie e pandemie. Tutti abbiamo notato come le maggiori Borse Europee, subito dopo le prime notizie sul contagio da animale ad uomo di un Coronavirus in Cina, hanno registrato un calo immediato del valore dei titoli azionari dei beni di lusso. Si teme che un’eventuale epidemia possa determinare il crollo della richiesta di beni di lusso da parte del consumatore cinese. Qualora i timori del mondo finanziario si estendessero ulteriormente, potremmo assistere ad un tracollo delle maggiori Borse mondiali, delle banche e, infine, degli Stati. I pericoli percepiti dal mondo finanziario possono indurre dinamiche di riduzione del valore dei prodotti industriali e, a valanga, il fallimento delle imprese ed il conseguente impoverimento della popolazione. Ecco perché le facoltà economiche del Regno Unito e degli Stati Uniti finanziano un gruppo di Fisici, Biologi ed Economisti per redigere studi di previsione delle diffusione geografica delle malattie contagiose che potrebbero influenzare negativamente l’Economia mondiale. Lo scopo è quello di opporre, in tempo, provvedimenti atti a contrastare il degrado economico. Il libro del professor Nicola Perra non è un testo profetico. È uno strumento che consente di formulare modelli matematico-fisici, basati su algoritmi che disegnano il decorso di future pandemie. Analizza il carattere degli agenti infettivi e fa un salto di qualità nello studio delle dinamiche di diffusione, tenuto conto delle variate condizioni di mobilità della popolazione mondiale. Quando parliamo di pandemie, ci riferiamo a quelle più note del passato. È utile ricordare che i virus ed i batteri sono specie-specifici. Ovverossia, se si sono adattati geneticamente a vivere dentro le cellule di esseri di una data specie, come ad esempio i mammiferi, gli uccelli, i sauri o gli antropomorfi e l’uomo, vivono sempre come ospiti nella stessa specie e non passano ad altre forme di vita, cioè “non fanno il salto di specie”. Quindi un virus degli uccelli non contagia la specie umana o altri mammiferi. Tuttavia, nella storia, a causa di mutazioni genetiche, il “salto di specie” è avvenuto più volte. Per esempio il Plasmodio della malaria, millenni fa, era specie – specifico per certe scimmie africane; poi, per una improvvisa mutazione, si è adattò all’uomo, e la malaria si diffuse su tutto il pianeta attraverso i percorsi delle migrazioni umane. Il virus della HIV, similmente, era specie-specifico esclusivamente per le scimmie africane, poi ha fatto il salto di specie passando all’uomo. Similmente è successo per il virus Ebola. Un virus degli uccelli che annualmente passa con facilità dalla specie aviaria a quella umana è quello dell’influenza, la cui evoluzione, in genere, è abbastanza benigna. Ma non è stata sempre così benigna; nel caso dell’influenza Spagnola del 1918 la mortalità fu altissima. Nel 2002 un Coronavirus degli uccelli fece il salto di specie all’uomo ed avemmo l’epidemia di SARS. Avvenne in Cina nella provincia di Guangdong (Canton). Nel 2012 fu la volta di un altro Coronavirus che fece il salto di specie passando dallo Zibeto, un animale selvatico della penisola Araba, all’uomo. L’epidemia fu chiamata MERS, e fu più mortifera della SARS (40% di mortalità fra gli infetti, come nel caso della Spagnola). Da pochi giorni si è saputo che un altro Coronavirus, questa volta proveniente dai serpenti e dai pipistrelli, ha subito una mutazione genetica ed ha acquisito la capacità di infettare l’uomo compiendo il salto di specie. Si tratta del virus che sta provocando sintomi simili all’influenza, con casi mortali, nella città di Vuhan, in Cina. Già due anni fa, il libro di Nicola Perra ha previsto questa nuova epidemia di Coronavirus in Cina. Non è un libro profetico, è invece un compendio di calcoli matematici con cui è possibile elaborare mappe e grafici che rendono possibile prevedere l’andamento e la diffusibilità di future pandemie. Le elaborazioni tengono conto di nuove variabili introdotte dal modo di spostarsi dell’uomo sulla superficie del pianeta terra. In un capitolo egli scrive: «E’ interessante ed estremamente rilevante nella comprensione della diffusione delle malattie infettive, osservare le differenze di tipologia tra il lungo raggio ed il corto raggio della mobilità della rete (aerea).» Egli continua poi distinguendo il diverso modo di diffusione del contagio che può essere generato dai viaggiatori d’aereo “pendolari” (come potremmo essere noi quando percorriamo brevi tratte come Cagliari-Roma), ed i viaggiatori delle lunghe tratte intercontinentali. Nella seconda parte del libro, esistono molte carte del planisfero terrestre in cui viene prevista la diffusione mondiale delle future possibili epidemie secondo le città di origine del focolaio. Rappresenta, su carta delle rotte aeree, la diffusione mondiale di epidemie insorte in città come: Barcellona, Melbourne, New York, Joahnnesburg, Hanoi, Buenos Aires, Lagos, Kisangai (Congo), Arna (Uganda), Jeddah e, infine, la diffusione internazionale di un Coronavirus da Guanzhou (Canton) in Cina. Per questa città, già due anni fa, disegnò la mappa delle rotte aeree che il Coronavirus avrebbe preso (oggi) per diffondersi da lì al mondo intero. Ricordiamo che Guanzhou è la città da cui, nel 2002, prese inizio l’epidemia di SARS. Non è molto distante da Vuhan. Nelle mappe e nei grafici allegati, descrisse esattamente in quanto tempo la malattia avrebbe raggiunto l’Australia, l’Indonesia, gli Stati Uniti (già oggi lo stiamo sentendo dai telegiornali) e, infine, l’Europa. Ma non si limitò a questo. Previde gli strumenti che si sarebbero dovuti adottare subito per limitare l’estensione dell’epidemia e cioè: l’interruzione delle rotte aeree e la diffusione dei vaccini. Previde in quale percentuale si sarebbe limitato il danno in base alla tempestività dei provvedimenti. Un testo, come questo del professor Perra, che ho rapidamente sintetizzato, non è destinato al pubblico, ma agli operatori politici ed economici degli Stati. Gli operatori finanziari, che hanno fatto cadere in Borsa il valore dei titoli dei beni di lusso alcuni giorni fa, basano le loro operazioni su strumenti scientifici come questa pubblicazione. Alla luce di essa il mondo economico produce i suoi anticorpi contro le crisi finanziarie e produttive che potrebbero conseguire a danno delle aziende. I benefici di queste previsioni, dovrebbero ricadere a cascata su tutti noi. A nostra insaputa, esistono guardiani sanitari ed economici del pianeta, anche contro il Coronavirus della città Vuhan. Dobbiamo prendere atto che mentre gli scienziati americani e inglesi (nati e formati a casa nostra) monitorizzano il mondo, da noi, nel nostro piccolo angolo di Sardegna, le cose sanitarie ed economiche non vanno proprio così.

Mario Marroccu

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Cerimonia commemorativa il pomeriggio di venerdì 18 marzo, all’ospedale Sirai di Carbonia… a 70 anni di vita dalla sua costruzione, è stata dedicata una sala al dottor Gaetano Fiorentino, un professionista che tanto si spese per la vita di questo polo ospedaliero.

Il Sirai nasce in una città di nuova costruzione: Carbonia, abitata da tanti, tantissimi uomini, provenienti da tutta Italia, lavoratori che dovevano stare bene in salute per poter produrre e garantire allo Stato i giusti introiti derivati dal loro duro lavoro. E tanti operai fanno sì che a Carbonia, nel giro di poco tempo, arrivino tante famiglie, basti pensare che, in quegli anni i registri arrivano a vedere numeri che raccontano di una città di circa 60.000 abitanti.

Raggiungere Cagliari era davvero difficile, i treni erano lenti e le strade sterrate. Quando c’era un problema di salute, questo diventava più grave per via della distanza da un luogo di cura.

Così comincia il pomeriggio al Sirai, presenti il commissario straordinario della Asl 7, Antonio Onnis, e il direttore della Struttura Complessa del P.O. Sirai Sergio Pili, con le parole dette dal dottor Mario Marroccu che, con enfasi, precisione ed eleganza traccia, con la sua esposizione, le linee della nascita di quello che diventerà un grande ospedale, dove veniva curato il minatore e tutta la sua famiglia.

Intorno al dottor Gaetano Fiorentino, prosegue Mario Marroccu, ruotava una squadra che dedicava tanta passione al proprio lavoro: Meloni, Floris, Pittoni, Pasqui, Porcella e Tagliaferri.

A seguire, prende la parola il dottor Enrico Pasqui, che, racconta del dottor Fiorentino come di un medico dal curriculum eccezionale, con un enorme bagaglio di conoscenze, un chirurgo generale che sapeva trattare “dall’unghia al cervello”.

E ricorda il caso in cui il dottor Fiorentino ricostruì la testa di un uomo dal cranio spappolato, in seguito ad un brutto incidente: «Profonda stima per questo eccezionale medico che mi ha fatto assistere, tra il 1949 e il 1950, a cose incredibili. Ma non era solo un grande medico, il dottor Fiorentino era anche un uomo che sapeva ascoltare, sapeva dare consigli e suggerimenti, incoraggiava a mettere in atto le idee, era la giusta figura del dirigente… il suo compito era, così come dovrebbe essere ancor oggi, caldeggiare le idee.»

Nel 1956 nasce la pediatria, ben 30 letti all’ultimo piano dell’ospedale, ma tra intubazioni e tracheotomie, i letti non bastano e si inizia a costruire la pediatria, che negli anni a venire noi tutti abbiamo conosciuto a fianco del grande ospedale, proprio dove oggi viene intitolata la sala al dottor Fiorentino. Si avranno da quel momento 60 posti letto nella sola pediatria.

Tra il 1960 ed il 1963, nascono la ginecologia e l’ostetricia e le nascite arrivano a toccare punte di 2.000 bambini in un anno, contro i circa 300 dei giorni nostri. Le famiglie in quel periodo contavano dagli 8 ai 12 figli.

E’ poi intervenuto Antonello Pilloni che ha parlato dell’uomo Gaetano Fiorentino.

Quindi prendono la parola anche gli altri ospiti e poi si passa alla svelatura della targa e alla consegna, da parte del sindaco Giuseppe Casti, degli attestati di merito a chi, lavorando all’ospedale, si è distinto per merito e devozione.

Emozione e commozione hanno regnato sovrani nella sala, nel ricordare persone ormai scomparse e momenti di vita lontani, storie di una città che oggi patisce il fenomeno dell’abbandono da parte dei giovani impossibilitati a trovar lavoro. Una città che ricorda con nostalgia tempi faticosi e difficili ma anche di speranza per un domani più florido.

E per concludere nel migliore dei modi la serata, non si poteva certo fare a meno della presenza della chitarra di Roberto Olla che, con le sue dolci e suadenti note, ha dato la giusta dimensione al tutto, regalando armonia e forza ad un pubblico attento che ha mostrato di gradire l’esibizione, gratificando il musicista con ripetuti applausi.

Di seguito gli scatti della cerimonia.

Nadia Pische

Ospedale Sirai

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E’ in corso, nell’Aula riunioni dell’Ospedale Sirai di Carbonia, una manifestazione celebrativa e relativa intitolazione dell’Aula al dottor Gaetano Fiorentino, direttore dell’ospedale Sirai dal 1946 al 1969.

La serata, in un’Aula gremita, rivelatasi insufficiente a contenere tutti i partecipanti, è iniziata con un’introduzione sul difficile inizio dell’ospedale Sirai, seguita un breve ricordo del dottor Fiorentino da parte dei dottori Mario Marroccu per l’aspetto del chirurgo, Enrico Pasqui per l’aspetto del direttore e Antonello Pilloni per quello dell’uomo.

La manifestazione si concluderà con un concerto per chitarra classica del musicista Roberto Olla, chitarrista classico, che eseguirà composizioni di Schubert, Beethoven, Bach, Armstrong, Scott Jopplin ed altri.

Ricordo di Gaetano FiorentinoFiorentino 1 bnMario Marroccu 2Giuseppe Casti, Antonio Onnis e Sergio PiliGiuseppe Casti e Antonio OnnisEnrico Pasqui e Antonello Pilloni

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Venerdì 18 marzo, a partire dalle ore 16,30 nell’Aula riunioni dell’Ospedale Sirai, si terrà una manifestazione celebrativa e relativa intitolazione dell’Aula al dottor Gaetano Fiorentino, direttore dell’ospedale Sirai dal 1946 al 1969.

La serata inizierà con un’introduzione sul difficile inizio dell’ospedale Sirai, seguirà un breve ricordo del dottor Fiorentino da parte dei dottori Mario Marroccu per l’aspetto del chirurgo, Enrico Pasqui per l’aspetto del direttore e Antonello Pilloni per quello dell’uomo.

La manifestazione si concluderà con un concerto per chitarra classica del musicista Roberto Olla, chitarrista classico, che eseguirà composizioni di Schubert, Beethoven, Bach, Armstrong, Scott Jopplin ed altri.

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