3 July, 2022
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Uragano Democratico in America e progetto post-Pandemia – di Mario Marroccu

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Sessant’anni fa si usava una metafora bellissima per spiegare gli equilibri mondiali. Era questa: «Se una farfalla batte le ali a Hong Kong, a Londra scoppierà un uragano». A gennaio di quest’anno la “farfalla” ha battuto le “ali” a Vuhan in Cina e, dopo aver scombussolato il mondo, il suo effetto è arrivato negli Stati Uniti dove si è abbattuto un “uragano” elettorale che ha fatto perdere il prestigio all’Uomo più potente del Mondo: il presidente Donald Trump. Durante questa prima settimana di novembre, hanno votato il 67 per cento degli americani aventi diritto, fatto mai avvenuto. In passato, non era raro che votassero solo il 25-30 per cento degli elettori. Questa volta un’eccezionale marea di democratici e di repubblicani hanno dato un brusco risveglio alla Democrazia.
La metafora della “farfalla” funzionerà anche per l’Europa? Vedremo.
Dobbiamo aspettarci che, dopo aver attraversato il Continente, una brezza arriverà anche nel Sulcis Iglesiente.

L’esplosione americana è stata avviata dalla piccola “miccia” del Coronavirus, ma la deflagrazione è stata alimentata dai pericoli che correvano l’Economia degli Stati Uniti e la Sicurezza; questo lo sostengono i politologi.
La nostra situazione, in Europa, non è diversa. Da noi, in Italia, la Pandemia è stata il rivelatore chimico che ha mostrato la “fragilità” del nostro Sistema Economico, e l’insicurezza del futuro di:
– Giovani,
– Anziani,
– Lavoro.
Purtroppo, è vero che oggi, nel 2020, il livello del nostro debito nazionale ha superato quello che aveva l’Italia alla fine della Prima Guerra Mondiale nel 1918. Neppure alla fine della Seconda Guerra Mondiale avemmo un debito così elevato. Il Sulcis Iglesiente si poteva permettere un Sistema Sanitario con ben tre ospedali ad Iglesias e un ospedale a Carbonia. Oggi abbiamo ad Iglesias le macerie, e i residui del terzo, ridotto ai minimi termini. A Carbonia abbiamo un ospedale che, una volta completo di tutti i reparti fondamentali, oggi è grandemente depotenziato ed impoverito. Per quanto riguarda l’altro servizio essenziale per una società civile, la Giustizia, la situazione è anche peggiore: le due città avevano due Tribunali ed oggi nessuno.
Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, per far risollevare l’Europa dal disastro economico, gli Stati Uniti intervennero con un piano di aiuti chiamato: “European Recovery Program”. Il discorso di presentazione del piano fu tenuto dal segretario di Stato George Marshall nel 1947, e da allora il progetto prese il nome di “Piano Marshall”.

Tra quel Piano Americano del 1947 e l’attuale Piano di Ripresa allestito dalla Commissione europea in questo 2020 vi sono molti parallelismi.
– L’European Recovery Program americano NON era finalizzato a soddisfare i bisogni immediati della popolazione, ma a porre le basi per una nuova economia della macchina produttiva europea proiettata nel futuro. La finalità di quel piano assomigliava all’attuale Next Generation EU di cui parliamo in questi giorni in Europa. Nel Piano europeo esistono alcune “Condizionalità”, come:
– La presentazione di progetti innovativi entro aprile 2021,
– La ristrutturazione del Sistema sanitario,
– La Giustizia più agile,
– La Green Economy,
– La Digitalizzazione e la banda larga,
– Il beneficio per la prossima Generazione.
– I progetti devono essere realizzati entro 3 anni.
Anche il Recovery Program del Piano Marshall prevedeva aiuti limitati a 4 anni (1948-1951).
La somma totale stanziata dagli americani fu di 14 miliardi di dollari per tutta l’Europa.
Nel piano erano compresi anche gli aiuti per l’Europa dell’Est (Unione Sovietica e paesi satelliti), tuttavia questi Stati decisero di rifiutare il Recovery Program americano temendo risvolti negativi.
Invece l’Europa Occidentale accettò e dal 1948 al 1951 ricevette tutte le somme stanziate.
All’Italia furono erogati due miliardi e mezzo di dollari, inoltre fu avviato un formidabile interscambio culturale con l’invio di imprenditori italiani come osservatori nella macchina produttiva industriale americana. Fu una sorta di Erasmus del dopoguerra.
Anche oggi, col Recovery Fund Europeo stiamo assistendo all’ostruzione di alcune componenti politiche che vorrebbero rifiutare sia Next Generation EU, sia il MES per motivi simili a quelli che nel 1947 spinsero l’Unione Sovietica ed i Paesi dell’Est a rifiutare. Si videro poi i risultati di quel rifiuto.
C’è un punto in cui il piano Marshall del 1947 ed il Next Generation EU del 2020 si differenziano. Si tratta dell’entità della somma messa a disposizione dall’Europa a favore di tutti i Paesi dell’Unione.
Quella europea è una somma enormemente più grande. All’Italia potranno essere erogati 209 miliardi di euro di cui 81 in forma di sussidio; il resto in forma di prestito molto agevolato. E’ inoltre disponibile il MES che verrà erogato in forma di prestito agevolato con un bassissimo interesse.
Nel 1947 il Piano Marshall fu concepito e fortemente sostenuto dal Partito Democratico Americano. Dopo somministrazione degli aiuti per 4 anni, nel 1951 il Piano non venne rinnovato a causa dello scoppio della guerra in Corea e perché le elezioni Presidenziali quell’anno vennero vinte dal Partito Repubblicano che era contrario agli aiuti all’Europa.
Oggi l’Uragano elettorale Americano ha ristabilito, per l’Europa, una condizione favorevole simile al 1947. Inoltre, forse, esistono anche altri aspetti, meno influenti ma significativi come le origini irlandesi di Joe Biden, che potrebbero moderare le pretese di Boris Johnson con la Brexit ed i rischi connessi al ristabilimento di una frontiera tra Irlanda del Nord e Irlanda. Inoltre potrebbe avere influenza la fede cristiano cattolica di Joe Biden ed i suoi rapporti col Papa di Roma. Forse un altro buon auspicio è dato dalle origini siciliane della moglie del Presidente, Jill Jacobs, e ciò è favorente per l’instaurarsi di buoni rapporti con l’Italia.
Potrebbe essere maturo il tempo del una “New Deal”, cioè di un “nuovo contratto sociale” alla John Kennedy. Oggi pare si intravedano i prodromi di ripresa della vitalità politica come quella degli anni ’60 quando esplose la partecipazione popolare che si manifestò in varie forme e dette l’avvio a riforme sociali come la legge di Riforma sanitaria 833 del 1978. Fu il più grande esempio di partecipazione democratica dei territori alla gestione di un servizio pubblico imponente come quello sanitario. Oggi, che stiamo vivendo un dramma economico nato da una tragedia sanitaria, risulta evidente che l’aver modificato la Legge di Riforma, con esclusione dei Sindaci dal Consiglio di Amministrazione delle ASSL è stato un grave errore. E’ ormai evidente che il Problema Sanitario Nazionale si risolverà con l’impegno a ricostituire i Sistemi Sanitari Locali dei territori. Lo scopo è: ricostituire il meccanismo di comunicazione tra territori e Centro Amministrativo Regionale che oggi è inceppato.
In questa fase di progettazione per accedere ai fondi europei del Next Generation EU, i Sindaci e le Amministrazioni locali dovrebbero essere convocati. Ci serve una politica che oltre ad avere funzioni puramente contabili abbia un atteggiamento più inclusivo e assuma connotati dal tratto più umano.
I territori a loro volta non possono accettare l’esclusione dai tavoli dove, prestissimo, si dovrà programmare la Sanità futura.
La pandemia finirà. L’annuncio della Azienda farmaceutica Pfizer che il suo vaccino anti-Covid è pronto, l’entrata in produzione degli anticorpi monoclonali della Regeneron Pharmaceutics, e l’annuncio dato oggi dalla Azienda Eli Lilly che è pronto ed è stato approvato dalla FDI americana un altro anticorpo monoclonale anti-Covid da produrre industrialmente, sono i segni certi che presto ci batteremo ad armi pari con il Virus, e vinceremo.
Per questo è già tempo di progettare il Sistema sanitario del Sulcis Iglesiente destinato ai decenni futuri. Naturalmente deve essere progettato per la Generazione successiva alla nostra, la Next Generation Eu, appunto.
Oggi, su questo tema, sono già in corso negoziati fra Governi europei. Fra una settimana inizieranno i negoziati tra 41 Parlamenti (nazionali e regionali) d’Europa: verrà messo a punto il “Regolamento sulla Recovery and Resilience facility”. Il momento è cruciale.
La nostra attuale ASSL ha 122.000 abitanti. Se la futura Provincia del Sulcis Iglesiente comprenderà anche Teulada e Siliqua, arriveremo a 140.000 abitanti.
A questo punto saremo come una grande città e, come tale, ci spetta una struttura dei Servizi adeguata per avere miglioramenti su:
– Scuola e Università,
– Tribunali,
– Ospedali,
– Trasporti,
– Un sistema produttivo di energia che supporti le manifatture, le industrie, l’agricoltura,

– Un apparato di sicurezza di terra e di mare,
– Un piano di Green Economy, che comprenda anche le Aree Marine Protette e le Aree Terrestri Protette.
Le nostre città ospedaliere hanno necessità di ridiventare centri autonomi e altamente specialistici sia di cure che di ricerca medica.
Il territorio ha bisogno delle sue Case della Salute, del Covid Hospital, del Covid Hotel, degli Hospice. Gli Ospedali hanno necessità di un Centro Tumori che si occupi di: Anatomia Patologica, Chemioterapia, Radioterapia, Laboratori di Medicina Nucleare, di Genetica e di Virologia.
Il campo da coltivare è ampio. Gli spazi sono vuoti e incolti. Chi doveva “prendersi cura delle cure” ha delegato a questa funzione persone e città estranee a questo territorio. Ne stiamo vedendo i risultati.

Mario Marroccu

Sider Alloys. Uilm-U
Il GAL Sulcis Iglesi

giampaolo.cirronis@gmail.com

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