21 May, 2024
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Il grido di esasperazione delle campagne sarde si leva dal convegno sul comparto ovi-caprino “Dalla protesta alla programmazione”, che si è tenuto venerdì a Nuoro, organizzato dalla Cia Sardegna centrale Nuoro. A dare voce alle preoccupazioni degli operatori del settore è la Confederazione italiana agricoltori Sardegna, per mano del vicepresidente regionale, Salvatore Bussu: «Sulla vertenza latte si è preso troppo tempo, tutti gli accordi siglati dopo la vibrante protesta dell’inizio dell’anno sono rimasti sulla carta, inattuati o inapplicabili. La Regione deve fare di tutto per far ripartire il dialogo riaprendo tutti i tavoli istituzionali: quello col prefetto di Sassari, dove si erano ottenuti i risultati più concreti, quello regionale, e quello sulla filiera nazionale», spiega Bussu. «Siamo fortemente in ritardo sull’attuazione delle misure concordate ed il rischio è quello di iniziare una nuova stagione agricola senza il minimo riferimento su come indirizzare la produzione. È necessario e indispensabile che tutti gli accordi su cui la politica sarda e nazionale si erano impegnate, siano messi in pratica», continua il vicepresidente regionale e presidente della Cia Sardegna Centrale Nuoro. «Sollecitiamo la politica regionale a impegnarsi per riattivare gli incontri istituzionali nazionali, e a far ripartire il dialogo coinvolgendo i territori per spiegare dettagliatamente le modalità di attuazione degli interventi deliberati per normare e programmare il settore». L’appello di Salvatore Bussu è stato raccolto e rilanciato dagli altri esperti e rappresentanti delle varie organizzazioni di settore che hanno partecipato al convegno nuorese, primi fra tutti il presidente dell’Organismo interprofessionale latte ovino sardo (Oilos), Salvatore Pala, il presidente regionale della Cia Sardegna, Francesco Erbì, ed il consigliere regionale Pietro Maieli, presidente della Commissione Agricoltura del Consiglio regionale. Salvatore Pala ha rimarcato la necessità di riaprire i tavoli già avviati nei mesi scorsi e ha assicurato l’impegno di Oilos in questo senso, anche come interlocutore diretto con l’assessorato all’Agricoltura e con la giunta regionale. Il presidente della Cia Sardegna ha ripreso l’analisi di Salvatore Bussu, sottolineando l’importanza di agire in tempi rapidi e di coinvolgere i territori per spiegare al meglio a tutti gli operatori del comparto l’impatto e le modalità di esecuzione delle misure concordate. La Cia farà la sua parte e, ha annunciato il presidente Francesco Erbì, avvierà una mobilitazione su tutto il territorio isolano.

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La Cia chiama a raccolta il mondo delle campagne per discutere del comparto ovi-caprino sardo. Domani, venerdì 18 ottobre, a Nuoro, nella sala convegni dell’Euro Hotel di viale Trieste, si terrà il meeting “Vertenza ovi-caprino: dalla protesta alla programmazione”. L’incontro-dibattito è organizzato dalla Cia Sardegna Centrale Nuoro, e vedrà la partecipazione dei vertici regionali della Confederazione e dei maggiori esperti del settore.

Il convegno, moderato da Matteo Marteddu, si aprirà alle ore 10.00, con l’intervento di Salvatore Bussu, presidente della Cia Sardegna Centrale Nuoro. A seguire interverranno il sindaco di Nuoro, Andrea Soddu, con “Considerazioni sul settore agro pastorale delle zone interne della Sardegna”, quindi il presidente dell’Organismo interprofessionale latte ovino sardo (Oilos), Salvatore Pala, che illustrerà la sua relazione su “Nuove politiche di governo delle produzioni lattiero casearie ovine”. Dopo un breve dibattito, le conclusioni saranno affidate a Pietro Maieli, presidente della Commissione Agricoltura del Consiglio regionale, e a Francesco Erbì, presidente della Cia regionale Sardegna.

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Concluso il ciclo di audizioni sulla vertenza latte, la commissione “Attività produttive” del Consiglio regionale proverà a fare sintesi con una proposta da condividere con l’assessorato regionale all’agricoltura.

«Vogliamo arrivare al più presto a una soluzione positiva della vertenza – afferma il presidente della Commissione Piero Maieli (Psd’Az) – nei giorni scorsi abbiamo ascoltato tutti gli operatori della filiera produttiva. Da loro sono arrivati spunti e suggerimenti interessanti. Mi sembra che ci sia la volontà comune di procedere a un rafforzamento del sistema che consenta di affrontare senza più rischi il mercato globale.»

L’obiettivo finale, secondo Pietro Maieli, è quello di garantire ai pastori la giusta remunerazione per il loro lavoro: «Stabilire un prezzo politico per il latte non va bene. Sono convinto, invece, che occorra riconoscere la dignità che merita alla materia prima. I formaggi sardi devono diventare competitivi sul mercato mondiale come capita ad altre produzioni storiche dell’agroalimentare italiano».

Pietro Maieli, alla luce delle audizioni effettuate dalla Commissione, invoca certezze, prima di tutto, sui dati della produzione: «Abbiamo bisogno di una programmazione a lungo termine – sottolinea il presidente dell’organismo consiliare – penso ad un piano quinquennale per la pastorizia. Per far questo, però, è necessario ragionare su dati certi che nessuno, finora è stato in grado di fornire. La sovraproduzione di pecorino romano è la causa del crollo del prezzo del latte. Il mercato va governato».

Intanto, si avvicina la scadenza del 31 maggio, data in cui si terrà il prossimo incontro del tavolo aperto dal Governo: «Insieme all’assessorato regionale lavoreremo per arrivare ad una soluzione condivisa – conclude Pietro Maieli – intanto sosteniamo la proposta avanzata dalla neo assessora Gabriella Murgia di riportare il confronto nella sua sede natura: l’assessorato regionale dell’Agricoltura».

 

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Proseguono le audizioni della Commissione “Attività produttive” del Consiglio regionale sulla vertenza latte. Dopo i pastori, sentiti nella serata di ieri, l’organismo consiliare presieduto da Pietro Maieli (Psd’Az) ha sentito in mattinata i vertici delle associazioni di categoria e i rappresentanti del mondo della cooperazione e dell’Oilos.

Coldiretti, Confagricoltura e Copagri hanno espresso soddisfazione per l’approvazione del decreto ministeriale che obbligherà i trasformatori a comunicare mensilmente le quantità di latte lavorato. Con dati certi, hanno sottolineato i rappresentanti delle associazioni, si potrà finalmente fare una programmazione seria che consenta di stabilire un prezzo minimo di vendita del prodotto.

Tutte le associazioni hanno inoltre auspicato una rapida chiusura del tavolo aperto dal Governo e dato un giudizio positivo sulla decisione di procedere alla modifica dello Statuto del Consorzio di tutela del pecorino romano e alla revisione del disciplinare di produzione dello stesso formaggio.

«La crisi è determinata dalla sovraproduzione di pecorino romano – ha detto il presidente di Coldiretti Battista Cualbu – il mercato è senza regole, nessuno rispetta i piani di produzione. Non è vero che c’è un eccesso di latte, il problema è che quasi tutto il latte viene trasformato in pecorino romano e commercializzato, nella quasi totalità, dagli industriali. Per garantire i pastori occorre stabilire un prezzo minimo di vendita.»

Altro tasto dolente è quello delle giacenze: «Su questo fronte non abbiamo dati certi. Non ci fidiamo dei Consorzi di tutela, per questo abbiamo chiesto un garante».

Richiesta condivisa dal presidente di Confagricoltura Luca Sanna: «Il Consorzio di tutela del pecorino romano si trincera dietro la privacy e non fornisce dati – ha affermato – è una situazione antipatica che non ci permette di fare valutazioni compiute e di procedere a una seria programmazione. Noi siamo disposti a fare la nostra parte. Il prezzo del latte non deve basarsi solo sulla produzione di pecorino romano ma tener conto anche delle altre produzioni di formaggio».

Il direttore generale di Copagri, Piero Tandeddu, è andato oltre invocando un diverso equilibrio tra quantità e qualità del latte prodotto: «Non tutto il latte è uguale, la qualità incide sulla trasformazione. Cominciamo a dire che il pecorino romano può essere prodotto solo con latte di pecore di razza sarda». Pietro Tandeddu ha poi auspicato un rafforzamento del mondo della cooperazione attraverso progetti di aggregazione: «Solo così potranno svolgere compiutamente il proprio ruolo sociale».

Patti di filiera, un osservatorio delle produzioni agricole, politiche di sostegno alle imprese per renderle più efficienti e competitive. Queste le principali richieste avanzate dal mondo della cooperazione.

Sergio Cardia (presidente Agci) ha espresso soddisfazione per la richiesta di riportare il tavolo di confronto all’assessorato all’agricoltura presentata dall’assessore Gabriella Murgia anche oggi presente ai lavori della Commissione. «E’ quella la sede naturale di confronto, la decisione di coinvolgere il prefetto era dovuta a un problema di ordine pubblico – ha detto Sergio Cardia – su altre questioni sarebbe invece opportuno procedere con tavoli nazionali. Sul prezzo dl latte c’è un lavoro già avviato, si riparta dal confronto interrotto il 19 gennaio nel tavolo verde regionale quando si arrivò a parlare di patto di filiera. Lo scoglio allora fu la fissazione di un prezzo minimo di vendita, con la collaborazione di tutti si può arrivare ad una soluzione condivisa».

La costituzione di un Osservatorio delle produzioni agricole ha invece suggerito Andrea Pilia di Confcoop Sardegna: «Si discute di questo problema del prezzo del latte da oltre 15 anni. La Commissione deve tener conto di quanto fatto fino ad oggi per non ricadere negli errori del passato. Un osservatorio consentirebbe di avere dati certificati ed oggettivi dello scenario produttivo. Solo così possiamo pensare di affrontare la sfida dei mercati».

Il presidente di Legacoop Claudio Atzori ha smontato le polemiche sulla mancanza di dati relativi alle produzioni di formaggio: «Per le tre dop (pecorino romano, pecorino sardo e fiore sardo) ci sono i dati ufficiali di Ismea e dei consorzi di tutela, i dubbi riguardano le altre produzioni – ha detto – il problema del prezzo è che in Sardegna ci sono realtà produttive differenti. Le grandi cooperative e i grandi industriali riescono a stare sul mercato. Le realtà più piccole incontrano invece grosse difficoltà e non riescono a stare sul mercato. Noi abbiamo stretto da poco un patto con Coop Italia per la commercializzazione del pecorino romano nella sua catena nazionale di supermercati strappando un prezzo nettamente migliore rispetto ai 4,5 euro al chilo. La soluzione per il comparto passa attraverso la programmazione del nuovo Psr: servono progetti di filiera che mettano insieme i soggetti seri e che rafforzino le imprese del settore ».

Un rafforzamento delle imprese è stato invocato anche dal presidente di Oilos Tore Pala: «Un altro grande problema per i trasformatori è rappresentato dalle difficoltà di accesso al credito – ha detto – oggi occorre capire se l’Europa è disponibile ad aiutare industriali e cooperative a strutturarsi finanziariamente. Le cooperative sarde sono sottocapitalizzate, per rafforzare il comparto servono 250 milioni di euro. Soldi che potrebbero arrivare in prestito dalla Banca europea».

Le audizioni proseguiranno nel pomeriggio con i rappresentanti degli industriali ed i vertici dei Consorzi di tutela del pecorino romano, pecorino sardo e fiore sardo.

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Con l’audizione dei rappresentanti dei pastori è iniziato nel pomeriggio il ciclo di audizioni promosso dalla Commissione Attività produttive del Consiglio regionale sulla vertenza latte.

Il parlamentino presieduto da Pietro Maieli (Psd’Az) ha sentito le delegazioni del Movimento Pastori Sardi, Più Sardegna, Aspi, Pastori autorganizzati e della cooperativa sociale Lait di Ittiri. All’incontro ha partecipato anche la neo assessora all’agricoltura Gabriella Murgia.

«Oggi abbiamo sentito i pastori, domani sentiremo associazioni di categoria, Consorsi di tutela e trasformatori – ha detto il presidente Pietro Maieli – vogliamo avere un quadro complessivo della situazione per poter mettere in campo al più presto azioni a sostegno del settore ovicaprino che in Sardegna conta oltre 18mila aziende.»

I rappresentanti dei pastori hanno sollecitato soluzioni rapide per affrontare la crisi e ottenere prezzi più remunerativi dalla vendita del latte.

Secondo l’MPS occorre mettere mano a una legge che regolamenti il sistema: «Il mercato è in mano ai trasformatori – ha detto Felice Floris – non è possibile che i rischi d’impresa siano scaricati solo sui produttori. Le eccedenze di produzione devono essere gestite da altri soggetti in modo da impedire azioni speculative. La nostra proposta è quella di una legge ad hoc per stabilire, una volta per tutte, regole certe e durature».

Secondo Andrea Cinus (Aspi), un ruolo fondamentale potrebbero svolgerlo le Op (organizzazioni di produttori): «La sovraproduzione di latte va indirizzata verso mercati esteri oppure verso una trasformazione diversificata del prodotto (pastorizzazione o polverizzazione del latte)».

Un contratto certo che stabilisca un prezzo annuale e distribuisca equamente vantaggi e rischi dell’andamento del mercato su pastori e trasformatori è stato invece chiesto dai rappresentanti dell’associazione Più Sardegna: «Non è possibile – ha sottolineato Arturo Marongiu – che ogni anno il prezzo del latte dipenda dalla volontà dei trasformatori. Si utilizzi lo stesso sistema presente nel mercato del latte vaccino».

Il movimento Pastori sardi autorganizzati, infine, ha sollecitato un azzeramento dei vertici dei Consorzi di tutela: «Sono governati da 30 anni dalle stesse persone – ha rimarcato Gianuario Falchi – serve un cambio di rotta. Devono essere i pastori a rappresentare la categoria. A guidare queste strutture serve un manager che studi i mercati e guidi la produzione».

Il vicepresidente della Commissione Gianfranco Satta (Progressisti) ha sollecitato una rapida chiusura del tavolo aperto dal Governo lo scorso 15 marzo: «Bene ha fatto la Commissione ad inaugurare un ciclo delle audizioni, i pastori, però, hanno bisogno di risposte rapide. Il tavolo aperto dal Governo deve dare un segnale».

Massimo impegno ha assicurato l’assessora Gabriella Murgia: «Sono al lavoro da pochi gironi ma stiamo  seguendo da vicino la vertenza per intervenire sulle criticità».

Al dibattito sono intervenuti i consiglieri Stefano Tunis (Sardegna 2OVenti) che ha auspicato la discussione, in tempi rapidi, della mozione da lui presentata per il rifinanzimento della legge 15, Eugenio Lai (Liberi e Uguali), Emanuele Cera (Forza Italia) e Franco Mula (Psd’Az).

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