5 July, 2022
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Lettera aperta di Claudia Lombardo sul “Caso vitalizi”.

Claudia Lombardo 1 copia

Come sempre ho fatto nel corso del mio impegno politico, non intendo sottrarmi alle critiche ed anzi affermo, fin da subito, che comprendo l’indignazione dei cittadini verso quelli che sono considerati “privilegi” o anche autentici regali alla famigerata “casta”.

L’assegno vitalizio, cioè la pensione riservata ai consiglieri regionali quando cessano il mandato, è ritenuto uno di questi ed io, dallo scorso marzo, sono nell’elenco degli oltre trecento beneficiari del trattamento erogato dal Consiglio regionale. Tengo a fare alcune doverose precisazioni, non per trovare giustificazioni, ma per fugare i dubbi strumentali e gratuiti che in questi giorni si sono alimentati circa la possibilità che durante la mia presidenza siano stati adottati codicilli, aggiustamenti od interpretazioni autentiche a me favorevoli. E’ stato scritto che il decreto Monti ha stabilito il requisito di 66 anni per poter percepire il vitalizio ma che la Regione Sardegna ha scelto di fare delle deroghe a 60, 55 e 50. Non è vero.

Il Consiglio regionale sardo ha abolito i vitalizi il 17 novembre 2011 con la deliberazione dell’ufficio di Presidenza n. 147, oltre un anno prima della legge n. 213 del 7 dicembre 2012 di conversione del DL 174 del 10 ottobre 2012 (Decreto Monti), che ha stabilito che le disposizioni previste dall’ art. 2 comma 1 lettera m) in materia di erogazione di vitalizi (compreso il requisito del 66° anno di età) “non si applicano alle Regioni che abbiano abolito i vitalizi”. Pertanto, il Consiglio regionale sardo non ha scelto di derogare la disciplina del decreto Monti, ma ha dato applicazione a quanto stabilito dalla stessa.

Corre l’obbligo altresì di precisare, data la confusione emersa sulla disciplina regionale relativa all’erogazione dei vitalizi, che: primo in Italia, il Consiglio regionale della Sardegna ha adottato una disciplina restrittiva rispetto al requisito dell’età (anche rispetto alla Camera dei Deputati). Infatti, con la deliberazione del 21 marzo 2000 si è stabilito che il consigliere regionale riceve il vitalizio a partire dal 65° anno di età. Oltre il quinto anno di mandato, l’età richiesta viene diminuita di un anno in ragione del numero degli anni del mandato, con il limite di 60 anni. Tali norme sono entrate in vigore a partire dalla XIII legislatura (dal 2004), applicabili a coloro i quali sono stati eletti a partire dal luglio 2004 fino al febbraio 2014. Per coloro che sono stati eletti nelle legislature precedenti, valgono le norme previgenti del regolamento per gli assegni vitalizi (come da apposita norma del regolamento di cui alla deliberazione del 2000).

Tra le altre cose ci sono due precedenti. Due consiglieri che, sulla base di apposita norma transitoria, non avendo alle spalle venti anni di contribuzione o quattro legislature, ma solo tre legislature, hanno avuto il decreto di riconoscimento del diritto all’assegno vitalizio a 43 e 49 anni, con erogazione poi sospesa per due anni per effetto della nomina ad assessore.

Ma questo è solo un dettaglio rispetto all’ulteriore chiarimento necessario anche rispetto a quanti hanno sempre avuto fiducia in me e che continuano a mostrarmi stima e affetto personale. Anzitutto preciso che non ho mai fatto domanda di pensione al Consiglio regionale. Lo scorso 20 febbraio ho  solo risposto positivamente al quesito formulato dall’amministrazione a tutti i consiglieri cessati dal mandato nella XIII legislatura (2004-2009), circa la volontà di procedere al “riscatto” dei contributi non versati, relativi ai tre mesi e venticinque giorni di scioglimento anticipato della legislatura 2004-2009. Dichiaro subito che sono disponibile a fornire copia delle relative lettere.

Corre anche l’obbligo di precisare che ho sempre avuto la convinzione di percepire l’assegno vitalizio solo al compimento del cinquantesimo anno di età, perché così ho sempre saputo dai colleghi più anziani. Soltanto quando nei giorni precedenti l’insediamento  dei nuovi eletti in Consiglio regionale (20 marzo 2014), si è provveduto, come da regolamento, alla predisposizione dei decreti di riconoscimento del diritto al vitalizio  per i consiglieri regionali in carica nella scorsa legislatura ed in quelle precedenti, sono venuta a conoscenza del fatto che, sulla base delle norme vigenti all’atto della mia prima elezione (1994), avrei percepito l’assegno vitalizio fin da subito.

Con tutta evidenza il mio ingresso in Consiglio a soli 21 anni di età (sono la più giovane consigliere regionale eletta in Sardegna) e le quattro legislature di mandato consecutive, hanno prodotto una situazione per così dire non usuale, con riferimento all’età, si intende, e non già all’assegno vitalizio. Istituto valido fin dal 1949 ed il cui diritto è riconosciuto a tutti coloro che sono stati eletti nella XIV legislatura del Consiglio regionale e in tutte quelle precedenti. Vitalizio che insieme ai colleghi della passata legislatura abbiamo abrogato prima ancora che lo chiedesse il decreto Monti, inserendolo tra le misure contenute nel piano di riduzione dei costi della politica che ha comportato, caso più unico che raro, ad una diminuzione della spesa annua del Consiglio regionale di oltre 26 milioni di euro ed alla riduzione del numero dei consiglieri regionali da 80 a 60.

Questi e non altri sono, dunque, i fatti e questo dovevo per amore della verità.

Cagliari lì, 7 maggio 2014

#Claudia Lombardo

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