31 January, 2023
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Non si placano le polemiche sul nuovo servizio ADI di III livello della Asl 7 di Carbonia.

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Non si placano le polemiche sul nuovo servizio ADI di III livello della Asl 7 di Carbonia. Oggi abbiamo ricevuto una testimonianza su quanto è accaduto per l’assistenza ad un malato di SL, che riportiamo integralmente.

Il giorno 6-11-2015 durante la sera improvvisamente mio padre Giorgio malato di SLA, tracheotomizzato e alimentato via peg dal 13 luglio 2015, ha avuto una grave crisi respiratoria con una saturazione pari a 80 e una frequenza cardiaca di 130. Considerata la grave situazione ho seguito la prassi indicata dal commissario straordinario della ASL 7 Antonio Onnis, la famosa assistenza H24 dell’Adi di terzo livello. Abbiamo chiamato il numero del centralino fornitoci 0781/6681, chiedendo urgentemente un medico, la risposta è stata che non avevano medici a disposizione e che avrebbero chiamato la rianimazione. Poiché il quadro della situazione si manifestava sempre più grave, abbiamo chiamato il 118 chiedendo un’ambulanza medicalizzata. A casa è sopraggiunta un’ambulanza con un equipe di volontari che si è rifiutata di trasportare un tracheotomizzato non avendo le competenze, pertanto hanno richiesto urgentemente un’ambulanza medicalizzata. Nel frattempo la famiglia si è fatta carico dell’emergenza, cercando di soccorrere il paziente nei limiti del possibile somministrandogli dell’ossigeno e, drammaticamente impossibilitati a chiamare uno dei rianimatori a disposizione nel vecchio sistema, mio padre non ha potuto usufruire di un adeguato e tempestivo intervento. Dopo tempo è sopraggiunta l’ambulanza medicalizzata che lo ha trasportato al pronto soccorso per poi essere ricoverato in rianimazione.

A seguito di ciò, ci rivolgiamo alla commissione sanità e all’assessore Arru dicendo che le loro tempistiche sono totalmente differenti dalle nostre, sperando vivamente che a nessun altro malato, in attesa dei ripristino del vecchio sistema, capiti quello che è capitato a noi, vittime di un sistema inadeguato.

Chiara Ledda

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