7 May, 2021
HomeSanitàLettera aperta sull’attività del Pronto Soccorso dell’Ospedale Sirai di Carbonia al tempo del Covid-19 – di Nadia Pische

Lettera aperta sull’attività del Pronto Soccorso dell’Ospedale Sirai di Carbonia al tempo del Covid-19 – di Nadia Pische

Nuovo, ristretto, asettico, controllato, freddo, essenziale… l’elenco degli aggettivi potrebbe continuare ad allungarsi, ma bastano questi per scatenare in me forti emozioni… descrivo così il Pronto Soccorso dell’ospedale Sirai di Carbonia che ieri pomeriggio, dalle 13.30 alle 20.54, mi ha ospitato in seguito ad un piccolo infortunio sul lavoro. (Pronto soccorso a cui assegno gli stessi aggettivi che assegno alla vita di noi tutti da ormai più di un anno!)

Gentilezza al momento dell’accoglienza, parole di conforto, tampone all’ingresso ed attesa in auto.

Dopo 2 ore primo problema… non certo dipendente da loro… i servizi non ci sono più, ma d’altronde non esiste più neanche la saletta d’attesa, che è diventata per necessità “Covid” una saletta di vestizione che ha inglobato i bagni che erano destinati ai pazienti registrati, in attesa di poter essere valutati e dei pazienti ancora in attesa di triage. Gli unici bagni, tra l’altro sempre puliti e riforniti di tutto, si trovano all’ingresso del nosocomio dove, per arrivarci dal P.S., bisogna passare dalla strada che prima portava al vecchio ingresso… il disagio potrebbe essere ovviato facendo passare il paziente dalla porta antipanico posta ad un passo dal P.S. che in 2 minuti permette di raggiungere il bagno.

Perché chi di dovere non lavora a questa soluzione? Aspettiamo risposte…

Raggiungo i servizi con non poca fatica, continuo a convivere col dolore alla mano che però nel frattempo è aumentato, mi riaffaccio in P.S. e chiedo numi ma scopro che, nonostante sia pomeriggio inoltrato, all’ingresso c’è ancora il signore con cui avevo precedentemente scambiato poche parole… è accomodato su una sedia a rotelle ed aspetta come un “paziente tanto paziente”.

Sente che chiedo alla guardia se c’è la macchinetta per prendere qualcosa da bere o da mangiare… ma registro un’ulteriore sparizione! Eppure si poteva mettere, io che giro ospedali in realtà come Iglesias e Cagliari le vedo…perché non poterne avere una anche nel P.S. del Sirai?

Non si capisce ed attendiamo risposte…

Il tempo passa, il signore mi offre un suo panino ed io colpita per la sua sensibilità “rifiuto e vado avanti”, regole anticovid ormai radicate in me non mi permettono di accettare. Fortunatamente, tra gimkane di ambulanze e pazienti “più aventi diritto di me”, sento chiamare il mio cognome… evviva tocca a me! Registrazione di routine e piccolo passo avanti, all’interno del P.S. mi accomodo su una sedia lontana da tutti…sono letteralmente intirizzita dal freddo… Non esiste riscaldamento e non capisco come mai… ok, regole anticovid, ma negli altri ospedali del territorio non esiste questo problema, gli impianti di riscaldamento sono accesi…

Non si capisce ed attendiamo risposte…

Mi guardo intorno, in tutto siamo circa una dozzina di “ospiti” tra “inquilini” in astanteria e “parcheggiati” nell’andito. Tutti distanti… incombe il terrore… il Covid è nell’aria ma ci si potrebbe rilassare…”siamo tutti tamponati e negativi” sennò non potremmo essere lì!

Non si parla, ci si osserva attraverso la mascherina, le storie dei pazienti le capisci ugualmente, cogli la loro preoccupazione, la solitudine, la stanchezza, il disorientamento, non tutti sono autosufficienti, alcuni si lamentano e chiedono se possono avere a fianco un loro parente… La tristezza è palese ma per fortuna ci sono “loro”! Bardati per l’occasione, nascosti dietro mascherine e guanti, stanchi e provati da questa pandemia che come una spada di Damocle pende sulla testa di tutti indistintamente da ruoli o caste sociali di appartenenza. Vanno e vengono, è un via vai continuo che li mette a dura prova ma… neanche per un attimo perdono la pazienza, al contrario rassicurano, cercano di calmare, rispondono alle domande, fanno “le battute”, fanno sorridere, ascoltano e continuano a dire «stia tranquillo ancora un pochino e rientrerà a casa»… venerdì sera in un paio d’ore lo hanno detto ininterrottamente ogni 5 minuti ad esempio alla nonnetta che chiede se i suoi figli sono stati avvisati che lei è lì, sola e dolorante…

Intorno alle 17.00, mi accompagnano a fare la lastra e noto subito che non tutte le carrozzine sono elettriche… alcune vanno spinte e non è certo semplice, tenuto conto della “salitina” presente al P.S. e neanche tutti i letti lo sono… per ovviare «si potrebbero iscrivere gli operatori gratuitamente in palestra» ma… forse sarebbe più semplice attrezzare l’importantissimo centro “smistamento infortunati e malati”, alias Pronto Soccorso, di carrozzine e lettini più consoni alla situazione.

In Radiologia si respira lo stesso clima sereno, la stessa pulizia, la stessa attenzione e disponibilità precedentemente descritta, così come la professionalità e tutto il resto si distinguono anche in Traumatologia.

La mia avventura iniziata alle 13.30 si conclude intorno alle 21.00! Dopo ben 7 ore e mezza…

Esco con un “palmarino” al braccio sinistro per una frattura al metacarpo 1 dito mano sinistra… il dolore è momentaneamente attenuato da una flebo di antidolorifici.

Ciò che però non si attenua in me è la necessità di raccontare di una categoria di lavoratori che “si adoperano senza sosta” ormai da più di un anno, lavoratori che colpa di questa pandemia hanno e continuano a rischiare di ammalarsi, senza contare che ad alcuni è anche successo ed ancora risentono delle conseguenze fisiche e psicologiche, una categoria di lavoratori che spesso ha dovuto mettere le distanze con i propri familiari per evitare rischi di contagio…

Ci tengo a precisare, perché immagino che qualcuno leggendo l’articolo possa pensarlo, che non conoscevo nessuno degli operatori incontrati tra oss, infermieri e medici (se non un solo infermiere ed un medico incontrati in uscita) e che loro non conoscevano me e la mia passione come giornalista svolta come seconda attività lavorativa, pertanto, il loro lavoro non è in alcun modo influenzato dalla mia presenza ed il mio racconto è schietto e sincero in ogni sua parte.

Perché nasce?

Nasce con l’obiettivo ben preciso, “in primis” di ringraziare tutte le figure professionali che ieri ho visto all’opera ed in secondo luogo avere risposte «da chi ha il dovere di darle» e magari con un po’ di umiltà «si concentri ad ascoltare chi l’ospedale lo vive come paziente»

Auspico una collaborazione tra cittadini che suggeriscano soluzioni intelligenti e figure autorevoli che nell’ATS possano soddisfare “i diritti del malato”, una sorta di tavolo di lavoro, perché non possiamo permettere che il nostro territorio continui a “piangere lacrime di sangue” in un momento di vita davvero complicato per tutti.

Perché non possiamo permettere che il nostro territorio perda le eccellenze presenti al Sirai…

Aiutateci a salvare il “nostro ospedale”!

Colgo l’occasione per ricordare alcuni annosi problemi legati all’ospedale Sirai ed ancora in cerca di soluzioni definitive che prendano il posto dei “tamponamenti occasionali”!

Emodinamica: quante vite sono state salvate dallo staff del reparto di Emodinamica che soffre di una contrazione oraria che da h 24 è diventato 8/16 in settimana corta “in seguito alla mancanza di personale”, ormai da oltre quattro anni (29 novembre 2016),  uno dei fiori all’occhiello del nosocomio Sirai

Pronto Soccorso: mancanza di personale, organizzazione pazzesca di turni che addirittura vedono il primario fare il turno di notte.

Dialisi: terapia notturna a rischio (temporaneamente salvata con una proroga fino al 30 giugno 2021) per penuria personale.

Ortopedia: mancanza di personale e flussi continui di pazienti

E sono solo alcuni esempi!!!

Ecco, alla luce di questi fatti…

I cittadini, tutti e di loro mi faccio portavoce perché continuamente depositaria di esperienze sanitarie, chiedono a gran voce che, “chi può”, faccia qualcosa di concreto, che si esponga, che si dia da fare affinché almeno la Sanità possa dar tregua alle sofferenze di un territorio devastato economicamente, con famiglie allo stremo, con tassi di disoccupazione sempre in crescita e con livelli di depressione preoccupanti.

Certa di aver analizzato i fatti esposti in maniera obiettiva, attendo risposte, in quanto solo collaborazione e sinergia possono essere la carta vincente per VIVERE e non SOPRAVVIVERE!!!

Grazie per l’attenzione

Nadia Pische

Carbonia, 20 marzo 2021

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