11 May, 2021
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Cresce il malcontento nel mondo della scuola ancora una volta messo da parte da quella fetta di “potenti” che potrebbe cambiarne il destino. Docenti che non sono stati ancora vaccinati, esposti al rischio dei contagi da Covid-19 tutto il giorno. Docenti che formano i cittadini del domani in un quadro che non li considera operatori a rischio. Tante le testimonianze raccolte, il disappunto è forte, la protesta sale e l’indifferenza continua a circondarli. Maestra Francesca ha ben chiaro quel che accade e con parole forti, decise e corrette, lo racconta di seguito nella speranza che le sue frasi giungano a chi di dovere come invito ad un’attenta riflessione.

«A marzo del 2020, appena iniziata l’emergenza sanitaria, noi docenti, spinti dal nostro incondizionato senso civico, abbiamo affiancato immediatamente i nostri alunni e con loro le famiglie. Perché l’abbiamo fatto? Perché volevamo mantenere un legame virtuale, visto che in presenza non era più possibile. Ci siamo inventati un nuovo modo di fare scuola, dapprima le comunicazioni avvenivano con WhatsApp, poi attraverso la piattaforma, non ancora istituzionale ma organizzata da noi.

Abbiamo garantito che non si interrompesse il DIRITTO ALLO STUDIO; abbiamo contribuito a mantenere l’equilibrio delle famiglie e con esse dell’intera società. Io le mie colleghe eravamo a disposizione tutto il giorno per registrare spiegazioni con programmi che non conoscevamo fino a quel momento, dare lezioni individuali in videochiamata per gli alunni in difficoltà, correggere compiti ogni giorno e rinviarli corretti, affinché i bambini avessero sempre un feedback che a distanza è molto difficile dare,

Ci siamo dovute documentare, l’abbiamo fatto perché spinte dall’amore per il nostro lavoro. E così abbiamo continuato quest’anno, in presenza finalmente, ma con tutti i limiti dovuti ai dispositivi di protezione e tutte le regole connesse al piano di emergenza sanitaria per le scuole.

Perché racconto tutto questo? Perché ci ritroviamo a maggio senza uno straccio di vaccino che ci protegga, in un momento in cui nella nostra città, Carbonia, ci sono diversi casi, proprio tra i giovanissimi. Le scuole sono chiuse, ma a breve riapriranno.

Con quale spirito rientreremo a scuola? Tanti di noi hanno più di cinquant’anni, con patologie anche importanti che non vengono riconosciute per essere considerati fragili, ma fragili in realtà lo siamo; spesso abbiamo a che fare con le nostre madri anziane, tutto ciò ci fa rientrare a scuola con la paura e anche con la convinzione che ci sia una mancanza di attenzione e riguardo per la nostra categoria che ormai non viene più considerata a rischio. Ci sentiamo l’ultima ruota dell’ultimo carro visto e considerato che non solo nelle altre regioni, ma anche nelle altre province della Sardegna i docenti sono stati vaccinati. Vaccinarci non sembra un’impresa titanica, visto che siamo rimasti solo noi.

Qualcuno che ha lavorato male nell’organizzazione delle vaccinazioni c’è senz’altro, altrimenti non ci troveremmo nella situazione di elemosinare il vaccino.»

Anche maestra Nicoletta si esprime, non certo per polemizzare ma per far presente una realtà vissuta in prima linea tutto l’anno scolastico… nessuna tutela, classi numerose, nessun distanziamento, igienizzazione non adeguata, banchi che “attentano” alle gambe dei docenti. E la fragilità e la psiche dei bambini? Ah, quelle vengono tirate fuori dal cilindro solo quando fa comodo! E che dire dei vaccini? I docenti che decidono di farsi vaccinare, in una situazione simile, è giusto che vengano “accontentati”!

Anche maestra Michela non è da meno e dichiara «noi chiediamo da tempo oramai risposte certe e concrete ai troppi problemi mai risolti in questo anno e mezzo di pandemia: riduzione degli alunni per classe, un protocollo serio sulla sicurezza all’interno dei vari spazi, un’adeguata e puntuale sanificazione, l’acquisto di dispositivi sicuri al fine di garantire la massima sicurezza a tutti».

Maestra Lucia, docente vicaria, esprime disappunto e dispiacere per la non “attenta considerazione” della categoria dei docenti, che non sono stati classificati tra i soggetti più a rischio in questa pandemia. La categoria degli insegnanti dovrebbe essere tutelata maggiormente. I docenti chiedono a gran voce di essere vaccinati. E’ necessario tutelare i docenti, gli alunni e le famiglie di entrambi.

Maestra Marta fa presente che tutti i docenti devono essere vaccinati, una categoria a rischio come quella degli insegnanti va tutelata. Dal mese di settembre siamo esposti al pericolo covid: entriamo ed usciamo dalle quarantene. Mancano informazioni chiare e precise, non ci sono notizie immediate, a volte arrivano per vie traverse, non si conoscono i tempi della quarantena né i risultati del tampone in tempo utile. Quello che disorienta più di tutto è la mancanza di chiarezza.

Queste sono solo alcune testimonianze che dimostrano quanto sia psicologicamente fuorviante lavorare sotto pressione, senza mai staccare la spina, continuando a preoccuparsi del come poter far arrivare a tutti gli alunni “le stesse opportunità”, come poterli rasserenare, come poterli aiutare a capire che si tratta di un momento di transizione e che se «le regole verranno rispettate» presto si potrà tornare alla normalità. Una normalità che attendiamo da tempo, nella quale non si menzionino più zone rosse, arancioni, gialle, gialle rinforzate… una normalità nella quale ognuno di noi possa recuperare la propria libertà, in quanto diritto inviolabile.
Ancora un po’ di pazienza, di attenzione, di collaborazione…se questo sarà l’impegno di tutti, presto torneremo a sorridere senza le mascherine.
Nadia Pische
nadiapische@tiscali.it

Il movimento delle magliette bianche ha manifestato sabato 1 maggio, in piazza Sorcinelli, a Cagliari, per dire «riapriamo tutto», «basta alle chiusure», «basta alla rovina delle aziende», «basta alla cancellazione dello sport e della cultura».
Nel rigoroso rispetto delle norme anti Covid, sono scesi in piazza all’insegna di “Forza Sardegna”, per rivendicare i loro diritti, il diritto al lavoro.
La maglietta bianca simboleggia la non appartenenza del movimento ad alcun partito politico. Sono tante le categorie di lavoratori che, a causa della “gestione” della pandemia, con pesantissime restrizioni, hanno subito gravi perdite.
Bar, ristoranti centro estetici, attività sportive, di spettacolo e cultura. Tutte categorie che sono state fortemente penalizzate dalla continua apertura e chiusura imposti dai decreti governativi.

Non a caso il movimento delle magliette bianche ha scelto proprio il 1° maggio, la festa del lavoro, per scendere di nuovo in piazza, a Cagliari, davanti al palazzo della regione, in piazza Sorcinelli. La rabbia delle partite iva è arrivata da tutta la Sardegna, il segno più forte è arrivato dal Nuorese. L’imprenditore Antonio Sanna ha suggellato una collaborazione con il capoluogo regionale, rappresentato da Fabio Macciò, ideatore del movimento delle magliette bianche. Si sono scambiati la maglietta ed il berretto tipico, uniti in una lotta antipartitica, per collaborare, perché convinti che “UNITI SI VINCE”.

Le attività sono oramai al collasso, si erano adeguate all’emergenza nel pieno rispetto delle norme anti Covid ma poi, improvvisamente, tutto è cambiato ed attività importanti ma definite «non di prima necessità», hanno cominciato ad abbassare le serrande. Ora bisogna rialzarle o qualcuno non le rialzerà mai più, come è già successo in questi terribili.. giorni di emergenza sanitaria.

Durante la manifestazione, ho intervistato l’insegnante federale di ballo Country Roberto Nonnis, partita iva, anch’egli fermo ormai,… da troppo tempo.

Nadia Pische

In tempi di pandemia, non si ferma l’attività delle varie associazioni operanti nel territorio, tra le quali c’è l’associazione NABA (No Alle Barriere Architettoniche), che si occupa con particolare attenzione di tutti i tipi di disabilità.

Abbiamo intervistato il presidente Andrea Deiana.

Nadia Pische

Uno spazio tutto per loro organizzato dal comune di Quartu Sant’Elena, per i compagni più fedeli dell’uomo: i cani, una sorta di “parco giochi” dove gli amici dell’uomo possono divertirsi, farsi compagnia, fare nuove conoscenze. Uno spazio recintato in via Manara, con un cancello che offre loro l’opportunità di lasciare il guinzaglio tra le mani dei loro padroni. Così Jack, Nacio e Pio, tre fra i tanti simpaticissimi frequentanti del “parco “, si divertono a rincorrere la pallina che gli viene lanciata. Certo ogni tanto “scappa la rissa”, ma è tutto sotto controllo, i loro padroni attenti intervengono subito per sedarla.

Sarebbe auspicabile che questa realtà si sviluppasse “a macchia d’olio”, per regalare anche in altre realtà, ai fedeli amici dell’uomo a 4 zampe, un “angolo” dove nessuno possa dire “pussa via…”, Ben vengano queste iniziative e complimenti a chi si dà da fare per realizzarle e sostenerle.
Nadia Pische

25 aprile 1945, a Milano gli uomini e le donne della resistenza guidano la rivolta. Resistenza, ossia capacità di sopportare condizioni avverse e contrarie, la capacità di sostenere la fatica, la capacità di aprirsi agli altri. Il Coronavirus è una situazione avversa e contraria che non ci permette di fare più le cose che facevamo sempre, quelle che davamo per scontato: incontrare gli amici, abbracciare i propri cari, riunirsi in compagnia. Anche restare a casa è una grande fatica da sostenere oppure vedere che ci sono persone che non rispettano le regole mentre noi le osserviamo…
Quel 25 aprile 1945 una popolazione intera si oppose alla II guerra mondiale. La guerra del nostro 25 aprile 2021 è diversa ma forse non più di tanto. Il nostro nemico è invisibile ma costantemente presente E’ potente. Può far del male a tutti. Non ha confini né preferenze Non possiamo ancora essere veloci e sicuri nel curarlo ma tanti medici lavorano costantemente, senza tregua, per realizzare vaccini sempre più efficaci e cure che lo debelleranno per sempre. Nel frattempo è necessario dare largo spazio alle situazioni lavorative di chi… “colpa del virus” non può più lavorare perché considerato dal DPCM una categoria di servizi “utili, importanti ma non di prima necessità”.
A questo proposito vi invito a seguire il video allegato, girato in questi giorni presso un “esercizio di NON PRIMA NECESSITÀ”. In coda al video, troverete delle dichiarazioni importanti di alcuni titolari di partite iva, tanto nominate e “bastonate” in questi giorni.
«Mi chiamo Fabio sono una partita iva, ho avviato un bar due anni fa a Iglesias, con tanti investimenti e tanti sacrifici. Il bar non è solamente un lavoro ma un modo di condividere tante realtà. Non c’è solo il fattore economico (anche se vivo di quello) ma il bar è anche un modo per stare insieme ed evadere dalle problematiche quotidiane. Allora, ci chiediamo come mai non possiamo lavorare con le distanze necessarie e tutte le normative vigenti? Invece, un supermercato o un tabacchino possono tranquillamente aprire? Noi nel centro storico non abbiamo neanche il problema dei mezzi pubblici e degli assembramenti, come mai non possiamo lavorare all’aperto? Come mai su un perdita del 70% mi viene rimborsato solo l’1%, tenendo tutte le tasse precedenti?»
«Io sono Maurizio Meridda e lavoro nel campo dell’informatica, a Iglesias. Si sta creando un impoverimento delle partite iva, delle piccole attività che messe insieme sono un importante ingranaggio nell’economia globale. Io sono tra i “fortunati” che possono tenere aperto, però lavoro anche con molte partite iva che non possono aprire che non possono lavorare perché questa iniquità? Perché alcuni possono aprire ed altri no? Perché i centri commerciali sì ed i piccoli no? La crisi è a “catena”. Se chiudi un ristorante, non lavora chi fa le pulizie, chi lava le tovaglie, i camerieri stanno a casa, i fornitori non consegnano; per cui vedremo tutti fermi. Se “togli il lavoro” non puoi pretendere che vengano rispettati i pagamenti. Tra i doveri ai quali adempiere, ci sono diritti imprescindibili sanciti dalla costituzione… dal “diritto al lavoro” deriva poi tutto il resto.»
«Mi chiamo Stefania Pianeta, ho 45 anni, 21 anni fa ho aperto il mio salone da parrucchiera a Villamassargia. Nonostante tutti gli adeguamenti per il Covid, oggi non posso lavorare e questo salone è l’unica fonte di sostentamento per la mia famiglia, vorrei sapere “perché” non posso esercitare la mia professione!!!»
Nelle foto in coda al testo di questo articolo, sono più che evidenti gli adeguamenti alle norme anti-Covid presenti nel salone Enzo e Daniela ad Iglesias, un salone che “solo” per i mq, due sale da circa 40 mq ciascuna, non dovrebbe avere nessun tipo di problema. Un salone dove le “distanze di sicurezza” possono essere un vero e proprio “fiore all’occhiello”. Resta sottinteso, comunque, che ad oggi tutti gli esercizi commerciali si sono adeguati alle norme ant-Covid e, pertanto, tutti hanno il sacrosanto diritto di esercitare la propria professione, nel totale rispetto delle norme vigenti e a prescindere dal servizio offerto o dal prodotto venduto.
A chi di dovere…. «Fate lavorare tutti… rendete a tutti la propria dignità!»
Nadia Pische
nadiapische@tiscali.it

La Sardegna, terra per eccellenza del sole e del mare, e dell’aria pulita, non può non essere presente in un concorso rivolto alle scuole, inerente l’importanza della necessaria valorizzazione delle fonti di energia rinnovabili per un futuro migliore, per un futuro consapevole di quanto l’inquinamento possa e sta compromettendo in maniera irrevocabile la vita sulla terra: la vita degli uomini, la vita degli animali, la vita delle piante. Unica scuola partecipante al concorso indetto da Anter (Associazione nazionale tutela energie rinnovabili) è la scuola paritaria Camilla Gritti di Carbonia che chiede a gran voce di unirsi ad essa e far volare in alto un messaggio importante: utilizzo energie rinnovabili = migliore qualità di vita. Di seguito potrete vedere un video ed un link dove, ogni persona sensibile al problema “ambiente” potrà votare facendo così vincere l’unica scuola partecipante della Sardegna.

VOTATE VOTATE VOTATE Tutte le bambine e i bambini che hanno creato gli elaborati vi ringraziano.

https://greenawards.anteritalia.org/it/progetti/scuola-primaria-paritaria-madre-camilla-gritti-carbonia-sud-sardegna

Nadia Pische

nadiapische@tiscali.it

Dopo 76 anni dalla liberazione dell’Italia dal nazifascismo, anche quest’anno, in diverse città, è stata deposta da parte del primo cittadino e delle forze pubbliche, una corona ai caduti, per onorare la loro memoria.

A Carbonia, domenica 25 aprile, in tarda mattinata, si è svolta una breve cerimonia, a cui, visto il delicato periodo che si sta vivendo per la pandemia, aggravato da una realtà quotidiana immersa in una zona rossa da ormai oltre tre settimane, ha potuto presenziare solo una piccolissima parte della cittadinanza.

Nel primo pomeriggio, alcuni rappresentanti dell’Anpi (Associazione nazionale partigiani d’Italia) hanno depositato in piazza Roma e in diversi altri punti della città, un mazzo di rose rosse, come segno di forte partecipazione al momento che il mondo intero sta vivendo, in seguito alla sfortunata comparsa nella nostra vita del Covid-19. Ecco che, in alcuni luoghi della città, importanti per la commemorazione del 25 aprile 1945, sono apparsi come segno di sensibilità, mazzi di rose rosse. Oltre a piazza Roma, piazza Matteotti, via Gramsci, piazza Pietro Cocco, piazza Nadia Spano, piazza Enrico Berlinguer e piazza Martiri per la Libertà. La speranza, nel cuore di tutti, è che il 25 aprile 2022, possa essere commemorato nella più totale libertà.

Nadia Pische

nadiapische@tiscali.it

 

E’ del primo pomeriggio l’ordinanza firmata dalla sindaca di Carbonia, Paola Massidda, che dispone la chiusura temporanea della Scuola Primaria di via Mazzini, Istituto Comprensivo Satta, che, fin da domani 26 aprile 2021, va in Dad (Didattica a distanza), fino al 2 maggio 2021. Il 28 aprile e il 1° maggio, giorni in cui si festeggiano Sa Die de Sa Sardigna e la Festa del Lavoro, non si svolgeranno le lezioni in Dad. Verranno comunicati, in seguito, gli orari per i collegamenti con le docenti.

La scuola Primaria di Serbariu continuerà invece le lezioni in presenza. La segreteria andrà in smart working e potrà essere contattata solo via e-mail. Per poter accedere, se sprovvisti di PC e/o tablet, si potranno inoltrare le richieste alla scuola via e-mail.

La chiusura della scuola è stata disposta come misura precauzionale eccezionale per contrastare la diffusione del contagio da Covid-19.

Nadia Pische

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Con la pioggia, sulle strade di Carbonia oggi si sono ripresentate le solite criticità. Le foto allegate sono state scattate in via Nuoro, dove si è creata una situazione “impietosa”. Dopo la pioggia sporadica di questa mattina, quella più abbondante della sera ha originato una vera e propria emergenza, con il manto stradale, davanti ad alcuni esercizi commerciali, che si presentava come un vero e proprio “lago”, sul quale le auto transitavano a fatica, impedendo il regolare scorrimento del traffico e creando anche una situazione di pericolo.

L’intervento richiesto dai residenti e dagli operatori commerciali presenti nella zona è previsto per domani mattina ma sarebbe auspicabile, data la pericolosità della situazione, un intervento già in serata.

Nadia Pische

Intervista al responsabile dell’Unità operativa di Emodinamica dell’ospedale Sirai di Carbonia, dott. Salvatore Ierna.

Parliamo di Emodinamica. Parliamo di cuore…parliamo di angina refrattaria.

L’angina refrattaria è una condizione clinica permanente determinata dalla presenza di sintomatologia anginosa debilitante, dovuta ad una malattia coronarica ostruttiva grave e/o diffusa, in cui è stata clinicamente accertata la presenza di ischemia miocardica. Parliamo di pazienti sottoposti a terapia farmacologica massimale e rivascolarizzazione coronarica percutanea (angioplastica o chirurgica) (by-pass) che però continuano ad essere pazienti anginosi. Questa condizione clinica è altamente invalidante, in quanto il paziente, pur avendo un rischio di morte molto basso, ha una pessima qualità di vita, con ripetuti e multipli ricoveri ospedalieri che causano un elevato costo, sia a livello sanitario sia a livello sociale.

Anche le cose più semplici, come piccoli spostamenti all’interno della propria casa diventano faticosi.

Questi pazienti appartengono alla classe anginosa 4 che si qualifica come la peggiore in assoluto secondo il grado CCS (Cardiovascular Canadian Society).

Un numero sempre più crescente di pazienti è affetto da sintomatologia anginosa refrattaria, tanto che nelle ultime decadi, si è cercato di trovare nuovi trattamenti farmacologici e non.

In linea di massima su 525.000 interventi al cuore, tra Europa ed America, il 25% dei pazienti, dopo 1 anno, manifesta gli stessi sintomi, il 45% dopo 3 anni.

A fronte di questo, non si poteva fare niente se non terapia massimale.

Attraverso vari studi si è visto che esiste un dispositivo endoluminale “reducer” capace di ridurre (come lo stesso nome “reducer” evidenzia) posizionato per via percutanea nel seno coronarico (la vena più grossa del nostro cuore), attraverso la creazione di un’ostruzione controllata, il flusso sanguigno venoso. Tutto questo determina un aumento di pressione venosa a valle del dispositivo, con conseguente aumento della pressione venosa a livello delle venule e dei capillari. Aumentando la pressione, questi si dilatano, incrementando così il flusso sanguigno, riducendo l’ischemia e, di conseguenza, anche l’angina. A tal proposito, il Cosira Trial che ha posizionato il “reducer” , ha dimostrato in regime di follow up che, ad 1 anno di distanza, l’80% dei pazienti ne aveva beneficio passando dalla 4ª alla 3ª classe, mentre il 45% saliva di 2 classi.

A tale proposito, il “Six Minutes Test” valuta un miglioramento nella performance del malato. Il paziente, nello specifico, cammina più a lungo e l’angina compare più tardivamente rispetto a prima dell’impianto del “reducer”.

Alla proposta di compilazione di un questionario che valutava la qualità della vita, si evidenziavano importanti miglioramenti che davano al paziente un nuovo profilo con uno stile di vita ben più soddisfacente.

I risultati ottenuti, registrati presso il Pub Med e visibili a livello mondiale, hanno portato il dottor Salvatore Ierna a studiare, ad approfondire e a confrontarsi con altri colleghi, sino al 23 febbraio 2021, quando con la sua equipe, operante all’ospedale Sirai di Carbonia, è intervenuto su un paziente con angina refrattaria, posizionando per via percutanea un “reducer” in seno coronarico.

Un intervento a metà, tra emodinamica ed elettrofisiologia, che ridurrà oggettivamente “i disturbi” di una malattia invalidante. Studi futuri saranno fondamentali per comprendere se tali risultati potranno mantenersi nel tempo.

Il paziente verrà seguito in regime “follow up” e monitorato durante tutte le fasi di regresso della malattia, ci si auspica, in un futuro non lontano, di poterlo intervistare e sentire dalla sua stessa voce, l’emozione di “aver recuperato” uno stile di vita consono, corrispondente al desiderio di ogni essere umano.

Al dottor Salvatore Ierna ed alla sua equipe, i migliori auguri affinché questo intervento, primo in Sardegna, possa essere l’inizio di un lungo cammino, supportato da adeguati finanziamenti, in grado di riconoscere l’importanza di garantire un futuro migliore a chi, purtroppo, è affetto da “angina refrattaria”.

Nadia Pische

nadiapische@tiscali.it