20 January, 2026
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Dopo dodici anni la Provincia del Sulcis Iglesiente può contare su un bilancio di previsione interamente politico. Il consiglio provinciale ha infatti approvato nel pomeriggio di ieri il documento programmatorio e il bilancio di previsione per il triennio 2026/2028. Un traguardo ambizioso da parte dell’organo intermedio democraticamente eletto che ora potrà dare gambe al mandato elettorale.

Prima della discussione però i consiglieri all’unanimità hanno votato due variazioni. Con 58.000 euro si potrà progettare la pista ciclabile Domusnovas-Musei-Stazione FS Villamassargia mentre con i fondi regionali pari a 83.680,76 euro della L.R. 23/98 si eseguiranno interventi di gestione ordinaria nelle oasi permanenti di protezione faunistica e di cattura. Grazie a 688.572,63 euro della DGR 54/49 ci saranno delle preziose risorse per interventi di manutenzione ordinaria della rete stradale provinciale.

In variazione anche i trasferimenti di 257.000 mila euro per lavori di completamento della posa dei segnalamenti marittimi nel canale navigabile di Sant’Antioco.

Con il Bilancio di Previsione 2026/2028 il Consiglio Provinciale si appresta a movimentare per il triennio un volume complessivo di risorse per l’anno 2026 pari a circa € 33.500.000,00 di € 28.614.000,00 e € 27.410.000,00 circa per le annualità 2027 e 2028.
Le risorse del Bilancio saranno destinate pertanto a quelle che sono le priorità e funzioni della Provincia quale l’istruzione secondaria, la viabilità e trasporti, il monitoraggio e la tutela ambientale. Dall’analisi della spesa corrente si evince che con questo documento di programmazione è prevista una spesa destinata all’istruzione secondaria e al diritto allo studio per un importo di circa 1.950.000,00 di cui entrando nel dettaglio circa 630.000,00 destinati al supporto degli alunni diversamente abili. Si finanzierà con 61.000,00 il progetto Partecipo e Conto; sono inoltre previsti trasferimenti in favore degli istituti scolastici per € 86.000,00 (per la copertura in parte delle loro spese di funzionamento). Per la copertura delle utenze e delle manutenzioni ordinarie degli edifici scolastici, invece, sono previste risorse per circa 1.150.000 €.
La Provincia destinerà alla manutenzione ordinaria delle strade la somma di € 776.000 per l’anno 2025 e 800.000 € per gli anni 2027 e 2028 a cui si sommeranno i trasferimenti Regionali erogati nel mese di dicembre 2025 pari ad € 688.000 che dovranno essere rimodulati nell’anno 2026.
Per la tutela e il monitoraggio ambientale è prevista una spesa corrente di circa 1.135.000€: tra gli interventi iscritti ci sono quelli per la tutela e il salvataggio della fauna selvatica in difficoltà per un importo di € 40.000.
Per il servizio di lotta agli insetti nocivi è iscritta in bilancio la somma di € 540.500 pari a quanto trasferito dalla Regione nell’anno 2025.
Per quanto riguarda le spese di personale, invece, sono state quantificate per l’anno 2026 in € 3.820.962,11 oltre l’IRAP e le partite di giro per l’erogazione degli incentivi funzioni tecniche. Per l’anno 2026 è prevista l’assunzione di 9 nuove figure professionali.

Analizzando la spesa per gli investimenti abbiamo un complessivo di € 11.720.997 per l’anno 2026, € 7.563.625 per l’anno 2027 ed € 6.582.859 per l’anno 2028. Alle somme di cui sopra vanno aggiunte le risorse che confluiranno nell’Avanzo Vincolato presunto pari a € 12.715.990 per interventi già programmati nel corso degli esercizi precedenti dalla Provincia del Sud Sardegna e in parte nel 2025 dalla Provincia del Sulcis Iglesiente. A tali importi si dovranno poi includere quelli che subiranno una variazione di esigibilità in sede di rendiconto per le opere in corso d’opera nel 2025 e non ultimate per un importo presunto di circa 14.700.000 €. Tra gli interventi più significativi la realizzazione delle piste ciclabili Greeneways come nuovo sviluppo del Sulcis Iglesiente il cui importo andrà a crescere negli anni con uno stanziamento previsto per l’anno 2026 di € 150.000 nel 2027 per 500.000€ e nel 2028 per 4.800.000 € il cui quadro economico complessivo è pari a € 13.000.000.

Per quanto riguarda la manutenzione straordinaria della viabilità sono previsti più interventi, come meglio dettagliati nel Piano Triennale delle Opere Pubbliche per un importo complessivo di € 6.485.473 comprensiva delle quote di utilizzo di Fondo Pluriennale Vincolato già iscritto nelle previsioni di bilancio.
Altra opera ricompresa nel titolo II della spesa è quella per i lavori di riqualificazione dell’impianto sportivo di Ceramica ad Iglesias il cui importo complessivo di € 1.000.000,00 è modulato con € 700.000,00 nel 2026 ed € 300.000,00 per l’anno 2027.

Analizzando la parte Entrata del Bilancio si rappresenta che le previsioni del Titolo I della parte Entrata (IPT – RCA – Canone Unico Patrimoniale e Addizionale TEFA) sono pari ad € 7.047.000,00. Si rappresenta che per quanto riguarda l’importo delle tariffe si è deciso di andare in continuità con quanto precedentemente incassato dalla cessata Provincia del Sud Sardegna. Tale scelta è dovuta al fatto che il 2026 è il primo anno intero di gestione della Provincia del Sulcis Iglesiente e non si ha pertanto uno storico su cui basare le proprie previsioni. Occorre poi evidenziare che quanto dovuto da questa Provincia allo Stato a titolo di contributo alla finanza pubblica e contributo ordinario incide fortemente sulle risorse disponibili per l’erogazione dei servizi al territorio e la riduzione delle entrate tributarie inciderebbe ancora in maniera ulteriore a tale criticità.

I trasferimenti correnti iscritti in bilancio sono pari ad € 10.067.264 di cui la voce più significativa è data dai trasferimenti della Regione a titolo di Fondo Unico per gli Enti Locali per un importo di € 4.497.890 che è stato iscritto stimando quanto previsto per le Province nella bozza di legge di stabilità regionale per l’anno 2026.
Tale voce ha subito una diminuzione rispetto al 2025 pari ad € 587.462. Si rappresenta che si è già richiesto alla Regione un adeguamento dello stanziamento di tale trasferimento almeno a quanto erogato nel corso dell’anno 2025.

Durante l’illustrazione del bilancio, il presidente Mauro Usai ha spiegato che «in virtù dell’accordo siglato sulla vertenza entrate tra Stato e Regione, la Provincia chiede necessariamente un incremento del fondo per non mettere a rischio i servizi erogati dall’ente».

Nella seduta di ieri pomeriggio sono state votate all’unanimità l’istituzione delle commissioni consiliari e il riconoscimento della targa automobilistica. Gli organismi sono istituiti per l’intera durata del mandato consiliare e per favorire la piena ed efficace partecipazione; si occupano di materie specifiche a seconda delle aree di riferimento e non prevedono il riconoscimento di gettoni di presenza o di qualsivoglia emolumento; il numero delle commissioni consiliari permanenti è determinato in 5 oltre la Commissione Statuto-Regolamento; i componenti di dette commissioni sono stati individuati garantendo il coinvolgimento della minoranza in ogni commissione e le competenze delle stesse vengono definite per aree omogenee.

«Siamo riusciti ad approvare un bilancio che prevede ingenti risorse per strade, scuole, ambiente e assunzioni ha commentato il presidente Mauro Usai -. Siamo pronti a lavorare senza utilizzare l’esercizio provvisorio, in
modo da dare corso a tutti gli interventi previsti a partire dal 1 gennaio 2026.»

Venerdì 19 dicembre Casa Emmaus presenterà le attività svolte nel 2025 e i nuovi progetti per il 2026 degli Ambulatori Talità Kum, che offrono cure gratuite agli indigenti e alle persone fragili nel territorio del Sulcis Iglesiente.
L’appuntamento – aperto a media, istituzioni, professionisti e cittadinanza – si terrà venerdì 19 dicembre, alle ore 11.00, presso la sala conferenze degli ambulatori Talità Kum, in via XX Settembre 42 A, a Iglesias.
Un evento per condividere risultati, visioni e innovazione sociale.
Gli Ambulatori Talità Kum operano oggi grazie a una rete sinergica che unisce i Comuni di Iglesias, Carbonia, Gonnesa, Perdaxius, Carloforte, la Conferenza Episcopale Italiana e, nell’ambito del progetto Comuni-Care, anche dalla Fondazione Intesa San Paolo.
L’incontro del 19 dicembre sarà l’occasione per:
  • presentare i risultati significativi raggiunti nel 2025 nel contrasto alla povertà sanitaria e nella presa in carico delle fragilità nel territorio del Sulcis Iglesiente;
  • i l l u s t r a r e l a programmazione 2026, orientata al potenziamento dell’accessibilità e della prossimità dei servizi;
  • inaugurare il primo ambulatorio polispecialistico mobile della Sardegna (Care-Van), un nuovo mezzo  pensato per raggiungere i piccoli comuni, le frazioni, le aree periferiche e le persone più difficili da intercettare.
Il Care-Van rappresenta un passo fondamentale verso una sanità territoriale più vicina, più equa e più attenta ai bisogni reali delle comunità: quando le persone non possono arrivare, arriva Talità Kum, con il suo van, attrezzabile ogni volta con diversi strumenti medici, diversi specialisti a bordo, che assicurano prestazioni sempre gratuite.
Il programma della mattinata
Ore 11.00 – Introduzione ai lavori
  • Giovanna Grillo – Presidente di Casa Emmaus
  • Saluti istituzionali
Ore 11.20 – Relazione attività 2025 e programmazione 2026
  • Gianni Salis – Responsabile Ambulatori Talità Kum
Ore 11.45 – Interventi programmati
  • Professionisti del team Talità Kum
Ore 12.15 – Inaugurazione dell’Ambulatorio Mobile (Care-Van) 
Ore 12.30 – Buffet di chiusura
Raccontare un modello innovativo di welfare di comunità e impatto sociale
Gli ambulatori Talità Kum stanno costruendo, giorno dopo giorno, un modello concreto di prossimità sanitaria capace di unire nel territorio volontariato, istituzioni e terzo settore.
Il 19 dicembre sarà un momento cruciale per osservare da vicino il lavoro svolto, conoscere i professionisti, visitare gli spazi e documentare la nascita di  ambulatorio poli-specialistico mobile, attivo per la prima volta anche nella nostra regione.
Casa Emmaus invita giornalisti, operatori dell’informazione e rappresentanti istituzionali a partecipare, per contribuire a diffondere una cultura della cura e della prevenzione accessibile a tutti.

«Sono rientrata da tre giorni dalla Sardegna. Con l’evento conclusivo di Porto Torres, si è chiuso ufficialmente “Orme d’ombra”, il cammino di sensibilizzazione e memoria contro la violenza di genere che per cento giorni ha attraversato l’Isola. Non credo sia un caso che i primi passi di questo cammino siano iniziati il 6 settembre, anniversario della morte dell’ultima donna ricordata proprio a Porto Torres. Da quel giorno, ogni tappa ha ribadito che la memoria – se resta solo ricordo – non basta: deve diventare trasformazione, responsabilità, azione condivisa».

Così l’artivista viandante Rosalba Castelli, presidente dell’associazione Artemixia di Torino, sulla straordinaria esperienza vissuta negli ultimi mesi in Sardegna.

«In cento giorni ho incontrato 48 scuole e quasi 3.000 studentesse e studenti – spiega ancora Rosalba Castelli -. n numero straordinario per una sola persona in cammino, reso possibile solo grazie alla fiducia e alla partecipazione attiva di tante amministrazioni, enti, scuole, associazioni e comunità locali che hanno creduto nel progetto. La Sardegna ha scelto di esserci, trasformando “Orme d’ombra” in un’esperienza collettiva: non un cammino individuale, ma un movimento diffuso. Negli ultimi giorni, il giro dei saluti è stato intenso e sorprendente. Ha restituito con forza la misura dei legami creati, delle relazioni nate e della reciprocità costruita lungo il percorso. In molti mi hanno chiesto di promettere che tornerò. E lo hanno fatto perché sanno che mantengo le promesse. E una promessa affonda le radici lontano, come quella fatta a Macchia Jackie Adelante, il cane che mi ha accompagnata nei cammini precedenti, anche lui ucciso dalla violenza. La sua storia, trasformata e narrata lungo questi cento giorni, è diventata per migliaia di bambine e bambini una storia di amore per la libertà dell’altro, un messaggio semplice e potentissimo di rispetto e cura.»

«Durante il cammino sono stati deposti quasi cento nastri ricamati con i nomi delle donne vittime di femminicidio, realizzati inizialmente dalle donne detenute della Casa Circondariale Lorusso Cutugno di Torino e poi da molte donne sarde. Alcuni di questi nastri continueranno il loro viaggio anche dopo il mio rientro, portati da donne ad altre donne. Fare memoria, insieme, significa non lasciare nessuna storia nell’ombra dell’oblio, spesso alimentato da narrazioni che cancellano la vita e non solo la morte. Il cammino si è trasformato anche in una narrazione profonda delle storie delle vittime di violenza in Sardegna e delle storie delle loro famiglie, della loro lotta quotidiana per la verità e la giustizia. Ciò che è andato ben oltre le aspettative è stato proprio questo: entrare con le mani dentro storie gravissime, attraversarle con rispetto, e trasformarle in punti di connessione tra luoghi diversi del territorio. Storie che erano lì, che non sono mai state dimenticate, che chiedevano di essere narrate. Raccontarle è necessario per poter dire che la Sardegna non dimentica, e soprattutto per affermare che le famiglie non devono essere lasciate sole nella loro battaglia per la giustizia delle proprie figlie e dei propri figli.»

«Le storie che mi hanno accompagnata in questo cammino sono quelle di Cinzia Pinna, Manuela Murgia, Gisella Orrù, Dina Dore, Maria Pina Sedda, Stefania Crobu, le sorelline Carlotta e Daniela di Tortolì, Mirko Farci, Susanna Massidda, Monica Moretti, Michela Fiori, Speranza Ponti, Daniela Cadeddu, Orsola Serra, Alina Cossu, Grazia Raccis, Zdenka Krejcikova, Sofia Castelli, Ambra Dentamaro, Isabelle Vanbelle. Unendo le nostre voci in coro e in cuore – choeur et cœur – abbiamo contrapposto la partecipazione all’indifferenza che rende possibile la violenza. È in questo intreccio profondo tra voci e cuori che “Orme d’ombra” ha trovato la sua forza: una comunità che sceglie di sentire, di prendere parte, di camminare insieme. È da qui che nascono la consapevolezza e le azioni capaci di prevenire la violenza. La viandante artivista ha chiuso il cammino, ma i passi non sono terminati. Il primo ritorno sarà dalle sorelle detenute, per raccontare loro ciò che è accaduto e restituire il senso profondo di ciò che hanno contribuito a generare. La narrazione di Orme d’ombra proseguirà anche sui canali social del progetto. L’incredibile numero di tappe, incontri ed eventi realizzati ha reso necessaria una dilazione del racconto: sono ancora molte le giornate e le storie da condividere. Nei prossimi mesi, i social continueranno a restituire il cammino passo dopo passo, dando voce alle comunità incontrate e ai gesti di memoria compiuti lungo l’Isola.»

«Un ringraziamento particolare va ai fondi dell’8×1000 della Chiesa Valdese, che hanno contribuito in modo significativo a sostenere una parte dell’iniziativa. Lo sguardo è ora rivolto al 2026, con il desiderio di tornare nei territori attraversati per una restituzione complessiva di questo lavoro e per la realizzazione di vere e proprie palestre formative per insegnanti, strumenti concreti per la prevenzione della violenza e il cambiamento culturale. “Orme d’ombra” non finisce qui. La nostra voce non può smettere di unirsi a quella delle donne la cui voce è stata silenziata. Il lavoro continua.»

Accanto a questa dichiarazione finale, si desidera esprimere un ringraziamento corale a tutti gli enti patrocinanti e a tutte le associazioni coinvolte che hanno creduto in Orme d’ombra, sostenendone il valore culturale, sociale e umano.

Un grazie particolare ad ACD Società Benefit, per il supporto nella comunicazione, e a tutte le persone che hanno contribuito alla riuscita del progetto.

Un ringraziamento sentito va a chi ha offerto supporto logistico e accoglienza in mille forme diverse: dai pernottamenti messi a disposizione ai passaggi in auto, dall’accompagnamento tra un luogo e l’altro alla possibilità di entrare con rapidità e cura all’interno delle scuole, rendendo possibile un numero straordinario di incontri.

Grazie alle insegnanti e agli insegnanti che si sono fatti parte attiva della promozione del progetto all’interno dei loro istituti e a chi, a partire da questo percorso, ha scelto di continuare a lavorare con studentesse e studenti sui temi della prevenzione della violenza, della parità e del rispetto. Le restituzioni che stanno arrivando – temi, elaborati, progetti e laboratori che continuano a nascere – sono una delle eredità più preziose di questo cammino.

Si ringraziano le testate giornalistiche nazionali, regionali e locali che ci hanno seguiti durante tutto il percorso.

Un grazie profondo va, infine, alle amministrazioni e alle/ai loro referenti, che hanno offerto un supporto non solo operativo, ma autenticamente umano: un sostegno fatto di presenza, ascolto, disponibilità e cuore. È grazie a questa rete viva e generosa che “Orme d’ombra” è diventato un cammino condiviso e un gesto collettivo.

Nel corso dell’ultimo Consiglio comunale è stato approvato il Documento Unico di Programmazione (DUP), un atto che non rappresenta un semplice adempimento burocratico, ma che definisce in modo chiaro la visione politica e amministrativa della città di Carbonia.
La posizione espressa in Consiglio comunale dai consiglieri di Sinistra Futura, Sandro Mereu e Barbara Pischedda, è il risultato di un percorso di confronto e condivisione politica con Sinistra Futura Carbonia. Un’analisi collettiva del Documento Unico di Programmazione ha portato alla definizione di una linea comune, che i consiglieri hanno quindi sostenuto con coerenza nelle sedi istituzionali.
Da questa valutazione emerge una critica netta su diversi aspetti che riteniamo centrali per il futuro della nostra comunità.
«Riconosciamo, con onestà intellettuale, il lavoro degli uffici comunali e dell’Amministrazione nella capacità di intercettare finanziamenti e vincere bandi. È un dato positivo per la città. Tuttavia, la politica non si esaurisce nell’ottenimento delle risorse: inizia nel momento in cui si decide come e dove investire quei fondi. Ed è proprio su queste scelte che esprimiamo un netto dissenso», dichiara Barbara Pischedda.
L’attuale DUP evidenzia una distribuzione delle risorse che non appare equa e continua a privilegiare il centro cittadino, lasciando quartieri e frazioni in una condizione di attesa che dura ormai da anni. Carbonia è una comunità composta da quartieri e frazioni, ciascuno con la propria identità e le proprie criticità: una città che cresce a due velocità non è una città che si sviluppa, ma una città che si divide.
Restano irrisolti interventi urgenti di riqualificazione urbana e sociale nelle frazioni, che non possono più essere rinviati. Non si tratta di semplici operazioni di abbellimento, ma di garantire sicurezza, decoro e servizi essenziali ai cittadini. Le risorse esistono, ma manca una progettualità solida e strutturata capace di contrastare il disagio sociale.
Particolarmente preoccupante è l’assenza di una strategia organica rivolta ai giovani. Le loro difficoltà non si affrontano con interventi episodici o con la sola gestione dell’ordinaria amministrazione: è necessario un piano che coinvolga in modo strutturale i Servizi sociali, creando spazi, opportunità e presidi educativi. In un momento storico così delicato, investire nel sociale non è un costo, ma una scelta indispensabile per costruire sicurezza e futuro.
Critico è anche il metodo adottato. Le Commissioni consiliari dovrebbero essere il luogo del confronto democratico, dove si studiano i problemi e si costruiscono soluzioni condivise. Troppo spesso, invece, il lavoro svolto viene disatteso nella stesura finale degli atti da parte della Giunta e degli uffici, una criticità segnalata anche da consiglieri di maggioranza.
«Ci chiediamo che senso abbia il confronto se le decisioni vengono assunte altrove. Questo atteggiamento svilisce il ruolo dei consiglieri e, di conseguenza, la rappresentanza dei cittadini», sottolinea Sandro Mereu.
Resta, infine, irrisolto il tema della partecipazione. L’istituzione dei Comitati di Quartiere, punto qualificante del programma elettorale dell’attuale Amministrazione, non è mai stata attuata. La loro assenza ha progressivamente allontanato la politica dalla vita quotidiana dei quartieri, privando i cittadini di strumenti reali di partecipazione.
La scarsa partecipazione agli incontri promossi dalla Giunta nelle frazioni di Bacu Abis e Cortoghiana è un segnale politico evidente. Non è disinteresse, ma sfiducia: quando le sale restano vuote, significa che il rapporto tra istituzioni e cittadini si è incrinato.
Per queste ragioni chiediamo un cambio di rotta deciso. La programmazione deve tornare a essere uno strumento reale di ascolto del territorio, capace di indirizzare le risorse verso chi attende da anni risposte concrete, senza lasciare indietro nessuna parte della città.
Carbonia non è fatta solo di numeri e bandi vinti: è fatta di persone, di quartieri lontani dal centro e di giovani che chiedono attenzione e futuro.
Come Sinistra Futura Carbonia continueremo a dare battaglia, dentro e fuori le istituzioni, affinché nessuno venga dimenticato.
Sinistra Futura Carbonia

Il presidente Federico Fantinel ha convocato il Consiglio comunale di Carbonia per lunedì 22 dicembre, alle ore 15.00 in prima convocazione e alle 16.00 eventualmente in seconda convocazione, presso la Sala Consiliare del Centro Polifunzionale in Piazza Roma in seduta straordinaria e pubblica per la trattazione del seguente ordine del giorno:
1. Mozioni e ordini del giorno e a seguire Interrogazioni e interpellanze (per un tempo massimo di 1 ora e mezza).
2. Ricognizione periodica delle partecipazioni pubbliche;
3. Ratifica alla Deliberazione di G.C. n. 319 del 01-12-2025 avente ad oggetto: Variazione d’urgenza al Bilancio di previsione finanziario 2025/2027 – (ex art. 175, comma 4, del D.lgs. n. 267/2000);
4. Ratifica alla Deliberazione di G.C. n. 324 del 05-12-2025 avente ad oggetto: Variazione d’urgenza al Bilancio di previsione finanziario 2025/2027 – (ex art. 175, comma 4, del D.lgs. n. 267/2000);

5. Imposta di soggiorno: approvazione regolamento per l’istituzione del tributo.

In questo periodo di violente e belliche bestie trionfanti, vediamo distruzioni e umanizzazioni minerarie nel libro voluto da Gabriele Calvisi, un libro di foto emozionanti e stilisticamente accurate. Non dirò dei numerosi e importanti studi storici, filosofici, antropologici, semiologici sulla fotografia. Vorrei però, almeno richiamare l’attenzione sui ritratti di uomini e donne che hanno fatto l’esperienza umana della miniera di Funtana Raminosa e del paese di Gadoni.
1 Poetiche minerarie fotografiche dei ritratti
I ritratti presentano particolari unicità umane, senza offrire visioni totalizzanti e totalitarie. Le immagini dei ritratti si aprono agli sguardi altrui, inoltre possono essere interrogate e aperte per diventare qualcos’altro che è più della testimonianza del passato, nel contemporaneo presente. Si aprono e possono essere aperte, infatti, per diventare attualità. Si tratta di un’attualità che nel contemporaneo mette al mondo una storica esperienza mineraria fatta per diventare inesauribile esperienza in comune, culturalmente produttiva in nuovi modi. Produttiva nel presente per creare ancora futuro. Futuro che parte dalle storiche modernità industriali incompiute per compiere nuove imprese di modernità industriale da condividere democraticamente fra le persone e con la natura. D’angelo e Pijpers nel 2018 usarono l’espressione temporalità minerarie, mining temporalities, per sottolineare come le risorse estrattive possono essere capite in un complesso di multiple temporalità e durate, ritmi e cicli, con differenti velocità, intensità, ed estensioni. Discorsi e politiche del tempo minerario nella nostra contemporaneità in Sardegna riguardano una nuova temporalità mineraria, non solo di memoria ma specialmente di progetto, e di progetto vitale. La coralità e la multitemporalità dei ritratti delle persone che hanno fatto la loro parte nella storia mineraria, locale e non solo, sembrano indurre a nuovi impegni per nuovi tempi minerari.

Le minerarie poetiche fotografiche dei ritratti, parlando del passato e gettandolo nell’agire dell’agitato mondo presente, sembrano invitare all’agire. Facendo presenti le assenze, sembrano indurre a produrre nuove temporalità minerarie vitali e durevoli presentando molti strati di senso di semanticità. Nei ritratti le persone dicono l’impegno personale nel “metterci la faccia” facendosi fotografare. Palesano modi propri di farsi soggetti fotografici nella, della e sulla fotografia, mostrando modelli relazionali di cooperazione senza sottomissioni. Esprimono l’«aria culturale» individuale e accomunante di miniera incorporata, esponendo corpi che contengono la miniera.
Mostrano persone diventate protagoniste di sicurezze minerarie, indicando il loro sé esperto di risolti rischi minerari di lavoro e di vita, capace di produzioni vitali superando rischi mortali.
Esprimono abilità di farsi soggetti autonomi, anche in condizioni di dipendenza, attraverso propri processi culturali di soggettivazioni con un protagonismo vitale che emerge nell’esperienza e nella presenza fotografica. Rivelano autonomismi molecolari, per dirla con Gramsci, individuali e di gruppi locali, che parlano alla società e alle istituzioni. Dal punto di vista di chi fotografa e di chi guarda, la foto si apre e può essere aperta a partire dagli sguardi che si incrociano “faccia a faccia”, in parità. L’immagine è infatti aperta ma occorre aprirla ulteriormente, per scendere nella sua più profonda intimità. I ritratti minerari possono essere aperti guardando i vari rischi del presente in compagnia di quei corpi plasmati nei rischi, rischi governati incarnando varie esperienze securitarie per produrre innovative temporalità minerarie di futuro, sia nel piano della cultura economico-produttiva e sia in quello della cultura espressiva. Nuove ricerche minerarie, bonifiche produttive dei siti estrattivi dismessi, riusi post-estrattivi di miniere dismesse possono aprire nuove temporalità. Inoltre le foto possono uscire dal libro e diventare innovative esposizioni e installazioni artistiche partecipate dalle comunità.
2 Discorsi
Per seguire il percorso narrativo del testo, passiamo ai discorsi. Quello del geografo Matteo Cara mette in vista la congiunzione di mondi visibili e invisibili. In superficie, indica varie testimonianze, antropiche e naturali, che costituivano la ricchezza di un paesaggio e di un territorio non limitato a monocoltura. Nell’antropologia mineraria italiana il mondo rurale sardo si pone, nell’irrealizzata verticalizzazione industriale manifatturiera, in primo luogo come mancato interesse dell’imprenditoria mineraria verso l’integrazione dell’agricoltura, come già segnalava Quintino Sella nella sua Relazione del 1871. Storicamente, un’altra mancata integrazione fra industria e agricoltura accadde per esempio a partire dagli anni Cinquanta del Novecento, quando i progetti di uso chimico del carbone per i fertilizzanti azotati furono impediti dalla Montecatini la quale, di fatto, determinò la riduzione del carbone a esclusiva risorsa energetica combustibile.
I saggi sono tutti preziosi, ciascuno a suo modo. Quello di Tore Cherchi lo è in modo speciale. Egli offre un profilo storico-politico e storico-culturale delle vicende minerarie in arco di più di un secolo e mezzo. Inoltre, affronta il tema del colonialismo interno e poi dell’autonomia, distinguendo varie temporalità, secondo periodi e modi di relazioni fra istituzioni pubbliche e imprese economiche. Percorre la lunga storia mineraria della modernità industriale per arrivare alle vicende più vicine, in cui appariva chiaro che la metallurgia di base non assicurava lo sviluppo manifatturiero nell’Isola.
Egli soprattutto chiama in causa le responsabilità dello Stato, e delle sue articolazioni in Enti e Aziende, per una politica industriale di rango nazionale e internazionale. Riprendendo il tema del colonialismo interno, incrociato nel 2015 nell’introduzione al libro di Nicola Manca (Sollevatori di Pietre. I Sardi, le miniere, il colonialismo), egli affronta apertamente la questione del «tradimento» dello Stato verso le miniere, anche nel quadro dello smantellamento delle Partecipazioni Statali. Le privatizzazioni, oscurate anche da corruzioni, di fatto evocano l’acume politico di Enrico Berlinguer sulla questione morale.
Tore Cherchi pone non pochi interrogativi e offre informazioni importanti che riguardano l’antropologia politica e l’antropologia delle istituzioni. Nonostante i disastri del periodo 1980-1994, nel 2000 lo Stato Imprenditore registrava un saldo attivo di 81.300 miliardi di lire. Un attivo notevole, nota Tore Cherchi. Le sue annotazioni sul processo italiano delle privatizzazioni, sottolineano che le telecomunicazioni e le autostrade mostrano esiti contrari a quelli attesi. La parabola dell’industria automobilistica indica debolezze a lungo nascoste e ora palesate.
L’attribuzione di valore assoluto all’impresa privata merita nuove consapevolezze critiche che il discorso di Tore Cherchi dischiude e favorisce. Infatti, le scelte industriali avviate con le privatizzazioni e rivolte all’insediamento delle multinazionali nel Polo industriale di Portovesme, svelano le logiche del neoliberismo, disinteressato alla valorizzazione dei territori e delle comunità locali. I “poli industriali” rimangono poli, senza espansioni produttive. Diventano, inoltre, poli di precarietà. Alcoa, Glencore, Rusal sono esperienze tristemente note e dolorosissime ferite ancora aperte. D’altro canto i passi indietro del Parco Geominerario che ha perso perfino il logo dell’Unesco, i decenni di bonifiche minerarie non fatte, le risorse finanziarie del Piano Sulcis non impegnate localmente e tornate allo Stato, mettono a nudo intollerabili debolezze democratiche, locali e regionali. Responsabilità di istituzioni pubbliche nazionali e locali si congiungono nel discorso di Tore Cherchi.
Il discorso di Andreano Madeddu affianca quello di Tore Cherchi. Indica la temporalità della fine della miniera di Funtana Raminosa nel 1986. Rievoca la riunione al ministero delle Partecipazioni Statali, a Roma, in cui l’Eni si apprestava a separare il settore minerario da quello metallurgico, scindendo la Samim in due nuove società: la Sim, Società Miniere Italiane, e la Nuova Samin per la metallurgia. Ricorda che pose domande, considerando che la tedesca Metallgesellchaft, leader mondiale della metallurgia dei non ferrosi, integrava invece i due settori.
Fu richiesta fiducia nell’Eni, in quanto società pubblica, per firmare l’accordo. Tuttavia, egli non firmò pur restando solo e si dichiara orgoglio di non aver sottoscritto quel documento che segnò la fine dell’esperienza mineraria della Sardegna. Egli richiama, insieme alle battaglie sindacali, indimenticabili emozioni legate a vicende tragiche della miniera. Torna indietro al 1983, alla morte di Bruno Locci, stimato sorvegliante, per il distacco di un blocco di roccia dalla corona della galleria. Ricorda date e orari dell’arresto di Antonio Ghigino, direttore della miniera, di Sandro Aru caposervizio principale, e di Gabriele Calvisi, responsabile dell’ufficio studi, accusati di quel decesso e scarcerati dopo una settimana. Prosciolti poi dall’accusa e archiviato il fascicolo, rimase un’indimenticabile ingiustizia da loro subita. Con rara e profonda sensibilità umana e sindacale, egli riferisce della crisi nelle relazioni fra tanti lavoratori e tecnici della miniera, indicati come sfruttatori privi di coscienza. Afferma come lesse in quei comportamenti la rottura di solidarietà unitarie che avevano sempre legato le persone in miniera. Continua spiegando che non esiste contrasto tra chi, da posizioni diverse, deve condividere i drammi del lavoro e gli eventi che privano della vita di amici e colleghi. Afferma che chi prova la perenne amarezza della morte sa che non esistono gerarchie del dolore. Infine. ricordando la morte di un amico fraterno a Montevecchio, chiarisce come la morte di un altro è anche la morte di un pezzo di sé nei rischi e nelle solidarietà della «terra di sotto». Egli offre a questo punto, da protagonista, un prezioso frammento delle concezioni, delle visioni, delle forme di vita che caratterizzano le esperienze umane studiate e documentate nell’antropologia mineraria.
Nel libro appare qualche elemento di crisi locale da non sottovalutare. Gli anni Ottanta del Novecento erano gli anni in cui si affermava il neoliberismo, globalmente e localmente. Erano gli anni del maggior fermento e della maggiore crisi a Funtana Raminosa. Tale fermento appare nelle tranches de vie, nei brani di vita scritti dai tecnici con sorprendente pathos. Giambattista Novella geologo, Sandro Putzolu, ingegnere minerario e direttore di miniera, Gabriele Calvisi responsabile dell’ufficio studi, offrono discorsi di alto e di raro impegno tecno-scientifico e democratico per assicurare vitalità produttiva alla miniera e al territorio, alle persone e alla comunità mineraria.
La tragedia di Funtana Raminosa del 1983 interruppe un’esperienza fortemente tesa all’innovazione produttiva. Gabriele Calvisi dice qualcosa e forse non dice tutto sul suo «dolore oscuro mai dimenticato», sul lavoro da lui svolto a Funtana Raminosa per migliorare la qualità del minerale e della miniera, finito con il suo trasferimento e poi con la chiusura dell’attività estrattiva.
La profonda intimità culturale del suo «dolore oscuro mai dimenticato» merita un rispettoso silenzio. Gabriele spera nella riapertura della Facoltà di ingegneria mineraria. I suoi ricordi innamorati della miniera e del paese, lo fanno sentire «smarrito» nella percezione di un futuro negato, di un danno mai risarcito, di una comunità impoverita.
Le sue aspirazioni a una modernità industriale ancora da compiersi rispetto a quella storica incompiuta, si associano alle storiche aspirazioni democratiche documentate nel libro, diventando nutrimento culturale per la visione e la produzione di un futuro democraticamente condiviso fra persone e con la natura. Sono aspirazioni democratiche forti che emergono, nonostante pesanti sconfitte, non solo a Gadoni ma in tante comunità minerarie non più estrattive. Sono aspirazioni democratiche alte che si sollevano eloquenti, a gran voce, nelle comunità minerarie quando queste ultime paiono ridotte e costrette nei ristretti limiti d’azione delle violenze, anche mortali, inflitte o da infliggere nei conflitti bellici. Si elevano palesando una straordinaria resistenza democratica. Ciò accade onorevolmente per esempio a Iglesias e non solo, specie per la fabbrica di armi RWM a Domusnovas. Se n’è parlato anche di recente in un programma televisivo nazionale come un “ricatto di povertà”, senza possibile libertà d’azione, oltre l’emigrazione.
3 Autonomie personali e autonomie istituzionali
Le istituzioni autonomistiche in realtà non raccolgono e non rispettano sufficientemente, a mio avviso, le istanze di autonomia individuali e collettive che provengono dal basso, istanze fortemente espresse ancora in tanti centri minerari. Sul piano storico-culturale emergono forti soggettivazioni individuali e collettive, realizzate perfino in condizioni di sottomissioni violente con varie morti storiche. Tuttavia, vediamo che tali processi di produzione di persone autonome, che chiamo soggettivazioni, processi che possono avvenire in condizioni di dipendenza e perfino di assoggettamento, non sono stati e non sono raccolti adeguatamente dalle istituzioni autonomistiche, a vari livelli, per realizzare ed esprimere un forte, rinnovato e innovativo autonomismo istituzionale. Un autonomismo federalista e federativo in cui l’economico sia pensato e praticato in quanto valore vitale e il vitale in quanto valore economico, come accade in parte in alcune bonifiche che restituiscono spazi ad usi pubblici e specialmente nell’avvio di una produttiva economia verde avanzata e di una produttiva economia etica liberamente sostenuta nel mercato finanziario che, sia pure con difficoltà, tentano di affermarsi globalmente.
Questo libro induce a pensare, mentre lo si legge, a un innovativo autonomismo a partire dai sindaci dei Comuni minerari capaci di “agire di concerto” non occasionalmente ma programmaticamente, ovvero in modi non individualmente leaderistici ma esplicitamente connessi in ampi progetti territoriali per la sanità e per l’istruzione, per il lavoro e per l’ambiente.
Progetti interlocali e territoriali, perseguiti in articolazione con gli autonomismi molecolari, per dirla ancora con Gramsci, che in generale le istituzioni locali e regionali non raccolgono e non esprimono, qualitativamente e adeguatamente, in ciò che pensano e in ciò che fanno. Per esempio, non è generalmente richiamata, come matrice non solo culturale ma anche politico-istituzionale per un futuro durevole, la valorosa realizzazione dei saper fare minerari vitali, che in miniera univa le grandi opere infrastrutturali di ingegneri e tecnici e operai, dalle grandi armature all’aerazione, dall’eduzione delle acque al governo dei rischi quotidiani.
Le esperienze securitarie di lavoro e di vita mineraria costituiscono una storia di altissimo profilo culturale democratico che parla ai rischi del presente. La grande storia culturale dei saper fare minerari vitali non trova adeguato rispetto e riconoscimento. Ciò accade, per esempio, quando le istituzioni rispondono alle domande di rilancio produttivo dei territori post-estrattivi con le scelte sia di soli lavori limitati al riciclo di batterie esauste, sia di armi di guerra vendute a Stati in guerra.
I siti di rifiuti industriali e quelli di produzioni di armi suscitano diffusa e giusta indignazione. Si tratta di soluzioni sperimentate da alcuni decenni nella globalizzazione dell’America de-industrializzata con i “modelli” complementari dei siti di spazzatura industriale, noti come industrial waste sites, e con la complementare militarizzazione industriale. Sono soluzioni in parte limitate e in parte ingannevoli, ben documentate nel suo ultimo libro del 2007 da June Nash che studiò a lungo le esperienze minerarie e industriali, sia in America Latina e sia negli Stati Uniti.
Credo sia utile essere propositivi, piuttosto che aridamente critici. Incoraggio pertanto a realizzare una svolta concertativa dei Comuni minerari, ben programmata e cadenzata da incontri dei sindaci di tali Comuni con le popolazioni, e unitariamente fra di loro, per armonizzare innovative e caratterizzanti prospettive dei territori minerari, da assumere unitariamente nelle province e regionalmente. Confido fortemente che l’attuale assessore all’industria voglia in futuro cogliere e sostenere culturalmente e politicamente, a veri livelli istituzionali, l’innovativa portata autonomistica delle esperienze minerarie sia storiche, sia di inedite e innovative concertazioni programmatiche unitarie, che i sindaci dei Comuni minerari vorranno esporre di concerto e unitariamente.
Intanto, come sappiamo, nuove ricerche minerarie, bonifiche produttive dei siti estrattivi dismessi, riusi post-estrattivi di miniere dismesse, possono aprire nuove temporalità minerarie.
Vecchi sguardi possono unirsi a nuove visioni, vecchi utilizzi possono congiungersi a innovative  progettazioni di riconversione d’uso scientifico delle miniere, come avviene con il Progetto Aria per studi della materia oscura e altro a Nuraxi Figus in Gonnesa di cui ha scritto Cristiano Galbiati, con quello chiamato Digital Metalla per un Datacenter green a San Giovanni di Iglesias, e con quello dell’Einstein Telescope per studiare le onde gravitazionali a Sos Enattos in Lula. Aspirazioni di democrazia che caratterizzarono le storiche zone minerarie della Sardegna, si accostano a nuove aspirazioni di durevole lavoro industriale vitale per nuovi autonomismi personali e istituzionali che il libro corale voluto da Gabriele mantiene a mio avviso non erranti e smarrite, ma attive e vive.
Grazie, carissimo Gabriele. Grazie a tutti i protagonisti di quest’opera.

Paola Atzeni

«In qualità di sindaco del comune di Buggerru, esprimo profondo rammarico e forte preoccupazione per quanto appreso in maniera del tutto informale da Poste Italiane circa l’ulteriore protrarsi del periodo di chiusura dell’Ufficio Postale del nostro paese, inizialmente motivata da lavori di adeguamento. Tale comunicazione, avvenuta senza alcuna nota ufficiale indirizzata all’Amministrazione comunale o alla cittadinanza (nonostante la riapertura fosse prevista per domani mattina), rappresenta un grave deficit di correttezza istituzionale e di attenzione verso una comunità che già vive quotidianamente disagi significativi legati alla propria posizione geografica e alla carenza di servizi essenziali.»

Lo scrive, in una nota, Laura Cappelli, prima cittadina di Buggerru.

«Il mancato funzionamento dell’Ufficio Postale sta causando notevoli difficoltà soprattutto alle fasce più fragili della popolazione – anziani, persone con ridotta mobilità e cittadini privi di strumenti digitali – che vedono compromesso l’accesso a servizi fondamentaliaggiunge Laura Cappelli -. È inaccettabile che un territorio già fortemente sacrificato debba subire ulteriori penalizzazioni senza certezze sui tempi e senza un’adeguata pianificazione. Si evidenzia, inoltre, come da diversi giorni non risultino in corso lavorazioni presso la sede dell’ufficio, circostanza che rende ancora più incomprensibile la decisione di mantenere la chiusura della struttura. Ci si chiede, pertanto, per quali motivi Poste Italiane non abbia provveduto a un più efficace coordinamento con i propri uffici tecnici, evitando così un’interruzione del servizio tanto prolungata quanto immotivata.»

«L’Amministrazione comunale chiede con forza a Poste Italiane di fornire chiarimenti immediati, una comunicazione ufficiale sui tempi certi di riapertura e, soprattutto, il massimo impegno affinché venga ripristinato quanto prima un servizio indispensabile per la comunità di Buggerruconclude Laura Cappelli -. Il rispetto dei cittadini e dei territori passa anche attraverso una gestione responsabile e trasparente dei servizi pubblici essenziali.»

E’ in programma domani, giorno dell’87° dell’inaugurazione della città di Carbonia, alle 10.30, l’inaugurazione ufficiale del Parco Lineare e del Parco Sud, in via Giovanni Maria Angioy. L’area è stata completamente rigenerata grazie al finanziamento della Presidenza del Consiglio per la riqualificazione delle periferie, e oggi ospita percorsi pedonali e ciclabili, nuove alberature e aree verdi, spazi pensati per il tempo libero. Accanto alle aree relax trovano posto i campi polivalenti, lo skate park e gli spazi dedicati alle attività all’aperto, creando un unico grande parco urbano che unisce sport e socialità. È un luogo che dà un volto nuovo a questa parte della città e che sarà vissuto dalle famiglie, dai giovani e dalle associazioni.

Il sindaco Pietro Morittu ha rivolto un ringraziamento speciale a tutti coloro che hanno reso possibile la realizzazione di questo progetto che cura una ferita aperta da oltre 70 anni. Un grazie particolare all’intero Consiglio Comunale, alla Giunta, all’Università di Cagliari, agli Uffici, ai dirigenti e ai tecnici, al Consorzio ARCO lavori e alla ditta S.T.A. Carbonia, che con professionalità, costanza e cura del dettaglio hanno seguito tutte le fasi dei lavori, contribuendo in modo decisivo a trasformare quest’area in uno spazio bello, vivibile e a misura di comunità.

Il programma prevede gli interventi del sindaco Pietro Morittu, dell’assessore dei Lavori pubblici Manolo Mureddu, del dirigente dei Lavori pubblici ingegner Mario Mammarella, del progettista professor Adriano Dessì, del responsabile dell’impresa esecutrice Renato Giganti. Interverranno per i saluti il vescovo della diocesi di Iglesias monsignor Mario Farci e dell’assessore regionale dell’Industria Emanuele Cani.

 

Prosegue a Sant’Anna Arresi la seconda fase invernale di Angolazioni 2025, la rassegna culturale che mette in dialogo cinema, arti performative, teatro e comunità, trasformando il Centro di Aggregazione Sociale in uno spazio vivo di incontro e partecipazione anche nei mesi invernali. Dal giovedì 18 dicembre la programmazione entra nel vivo con tre appuntamenti che affrontano, da angolazioni diverse, il tema “Isole di Inverno”, inteso come spazio simbolico di relazione, identità e resistenza.

«Con Angolazioni 2025 il comune di Sant’Anna Arresi conferma una visione della cultura intesa come bene pubblico e strumento di crescita collettiva, capace di generare occasioni di incontro, partecipazione e coesione durante l’intero arco dell’anno e non solo nei periodi di maggiore afflussodichiara l’assessore della Cultura Fabio Diana -. La scelta di articolare la rassegna anche nella fase invernale risponde alla volontà dell’Amministrazione di investire nella continuità dei processi culturali, nella qualità delle relazioni e in un’idea di comunità che si riconosce e si rafforza anche nei mesi di minore visibilità. Il tema Isole di Inverno interpreta in modo efficace questa prospettiva, richiamando territori che rallentano, si osservano e ritrovano un tempo più autentico, senza rinunciare alla propria vitalità e capacità di accoglienza. Attraverso cinema, teatro, musica e momenti di condivisione, Angolazioni contribuisce a valorizzare i luoghi e le persone, consolidando Sant’Anna Arresi come presidio culturale attivo, aperto al dialogo con la Sardegna e con il Mediterraneo. Un percorso che l’Amministrazione sostiene con convinzione, riconoscendo alla cultura un ruolo centrale nello sviluppo sociale e territoriale della comunità.»

Giovedì 18 dicembre, alle ore 18.00, spazio alla performance “Parole per immagini – Donne” dell’artista Marta Proietti, un intervento che intreccia parole, gesti e immagini dando forma a una riflessione visiva e poetica sulla forza e sulla complessità dell’essere donna. A seguire, dopo la degustazione, la proiezione del film “C’è ancora domani” di Paola Cortellesi, opera intensa e delicata che affronta i temi dell’emancipazione femminile, della famiglia e del cambiamento sociale, diventando uno dei racconti cinematografici più significativi degli ultimi anni.

Domenica 21 dicembre “Angolazioni” propone un evento speciale dedicato al teatro come strumento di inclusione e partecipazione, un momento che unisce performance teatrale e convivialità. Un appuntamento che mette al centro storie, percorsi artistici e umani spesso marginali, restituendo al teatro il suo ruolo di spazio collettivo di ascolto e condivisione.

La rassegna si concluderà lunedì 22 dicembre, alle ore 20.00, con la proiezione del film “La vita va così” di Riccardo Milani, commedia sociale ambientata in Sardegna che affronta il conflitto tra sviluppo economico e tutela ambientale attraverso una storia ispirata a fatti reali. Ospiti della serata saranno gli attori Gabriele Cossu e Massimiliano Medda, protagonisti di un dialogo con il pubblico che rafforza il legame tra cinema e territorio.

Anche in questa fase invernale, Angolazioni 2025 si conferma come una rassegna multidisciplinare e partecipata, capace di valorizzare autori sardi e voci del Mediterraneo, accompagnando le proiezioni con performance artistiche, incontri e momenti conviviali legati ai prodotti del territorio. Un progetto culturale che sceglie di abitare l’inverno, restituendo centralità ai luoghi e alle relazioni.

All’interno della rassegna trova spazio anche la Residency for International Directors, che vede protagonista Roser Corella, regista e documentarista indipendente, fondatrice della casa di produzione Moving Mountains Films (Spagna-Germania). Durante la sua permanenza a Sant’Anna Arresi, Roser Corella svilupperà un lavoro di ricerca visiva sul tema “Isole”, incontrando la comunità e i partecipanti al festival. Il video finale della residenza sarà donato al Comune come testimonianza dell’esperienza culturale sul territorio.

“Angolazioni 2025” è una rassegna cinematografica e culturale promossa dal comune di Sant’Anna Arresi, sostenuta dalla Regione Autonoma della Sardegna nell’ambito della Legge Regionale n. 15/2006, art. 15, dalla Fondazione di Sardegna e organizzata dall’Associazione Enti Locali per le Attività Culturali e dello Spettacolo.

Nella seduta tenuta questa sera a Iglesias, il Consiglio provinciale del Sulcis Iglesiente ha approvato il primo bilancio “politico”, istituito le commissioni consiliari e la tanto attesa attribuzione della sigla della provincia e della targa automobilistica. Il Consiglio ha approvato all’unanimità la proposta della sigla SU.
«In tempi record e contro ogni previsione siamo riusciti ad approvare un bilancio che prevede ingenti risorse per strade, scuole, ambiente e assunzioniha commentato il presidente Mauro Usai -. Siamo pronti a lavorare senza utilizzare l’esercizio provvisorio, in modo da dare corso a tutti gli interventi previsti a partire dal 1 gennaio 2026.»