16 August, 2026

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Questa è solo una fotografia come tante di questo momento che ci vede tutti in apnea, congelati in attesa di capire cosa succederà.
Questo è un pezzo della storia di mio padre, una vita passata tra i negozi di alimentari a vendere surgelati, che 10 anni fa ha deciso di acquisire e gestire una sua attività che oggi, dopo tanti anni di incertezza e sacrifici, porta avanti. E di mia madre, 41 anni di onorato servizio al Sistema sanitario nazionale come infermiera professionale a fare prelievi e trasfusioni, arrivata alla pensione a 61 anni ha imparato un nuovo mestiere e fa la cassiera nel piccolo negozio di vicinato che mio padre gestisce, per contribuire a tagliare un po’ i costi del personale in questa Italia che non agevola chi cerca di fare impresa. I clienti e le dipendenti la adorano. Anche lì lei sta lasciando la sua impronta: è come se la sua aura avesse un qualcosa di veramente speciale che fa venire voglia a tutti di volerle bene e di volersi più bene. È sempre stata un fulcro di grande amore e unione per tutta la mia grande famiglia, sia dalla parte di mio padre che dalla sua parte. «La mia perla», diceva mia nonna.
I primi giorni della scorsa settimana sono stati un inferno. Ho avvertito l’incombere di una grande minaccia, un pericolo in arrivo che mi ha procurato uno stato di allarme che ho fatto fatica a gestire. E non tanto per me stessa, quanto per i miei genitori e mio fratello, anche lui lavoratore in un grande supermercato. La mia preoccupazione era data, soprattutto, dal fatto che loro non avessero del tutto capito la gravità della situazione.
I primi giorni ho fatto del vero e proprio terrorismo psicologico: ho passato la maggior parte del mio tempo ad informarmi e a leggere qualsiasi cosa che potesse essere utile a preservarli e a proteggersi, visto che loro non hanno la possibilità di #restareacasa e non ce l’avranno nemmeno se la situazione in Sardegna dovesse peggiorare ed il Governo o la Regione dovessero adottare misure ancora più restrittive. La notte non riuscivo ad addormentarmi, mentre loro dormivano distrutti davanti alla tv, li osservavo preoccupata. Non dimenticherò mai lo sguardo di mia madre alla sigla dell’edizione straordinaria del TG1 che annunciava l’estensione della zona rossa a tutta Italia; non dimenticherò mai la sensazione di impotenza ed ansia che provo quando tornano a casa, ogni giorno più stanchi e preoccupati, e li vedo espletare quello che abbiamo ormai protocollato come un lungo ed estenuante rito di disinfezione e igienizzazione: la mascherina qui, le scarpe qui, il gel disinfettante prima di toccare qualsiasi cosa in casa, la disinfezione di chiavi e cellulare, poi il lavaggio accurato delle mani e del viso.

Ho visto video girati in Cina che mi hanno fatto capire quanto le nostre precauzioni non fossero sufficienti. E ho pensato che prima loro si sarebbero abituati a prestare la massima attenzione e a non abbassare mai la guardia, prima sarei riuscita io a non perdere la testa e a dedicarmi a quello che devo fare in modalità “lavoro agile”, visto che di agile ultimamente c’è stato ben poco. Ho provato a sfruttare il fatto che i miei genitori hanno fatto tanti sacrifici per farmi studiare e laureare e, anche se vengo da studi diversi, ho cercato di mettermi al loro servizio, informandomi attraverso i canali di informazione corretti: mi sono fatta una cultura su mascherine, disinfettanti (ho anche preparato qualche soluzione a casa seguendo i consigli dell’OMS e del CNR) e su come minimizzare il rischio di contagio. Ho rischiato di entrare in un tunnel di ansia autoalimentante, ho chiesto ai miei genitori di chiudere il negozio e buttare la chiave e poi, in un momento di lucidità, mi sono resa conto di una cosa: anche loro hanno paura. Anche loro sono preoccupati. Ma non possono permettersi di chiudere, né tanto meno di crollare. E per non farlo, hanno bisogno che io mantenga la calma.
Penso a chi lavora negli ospedali e si ritrova ancora più esposto e coinvolto, spesso privo dei dispositivi di protezione adeguati. Penso alla preoccupazione loro e delle loro famiglie. Penso a chi ha un’attività che si è trovato costretto a chiudere e ha dei dipendenti da pagare. Penso a chi già stava male e si ritrova a combattere con una grande minaccia in più. Penso a chi in questo momento assurdo aspetta un figlio. Penso a chi è costretto a rimanere a casa e “casa” non è un posto affatto sicuro, e non per via del virus. Penso a chi una casa non ce l’ha. Penso a chi ha perso qualcuno e non ha potuto nemmeno stargli vicino. Poi penso a tutte quelle persone che si lamentano di non poter uscire, e penso a quanto vorrei che mio fratello ed i miei genitori avessero la stessa possibilità. Di rimanere a casa. Penso alle mascherine che mia madre sta facendo con la carta forno, con l’illusione che servano a qualcosa, visto che in giro non se ne trovano altre e in un negozio al momento del pagamento è difficile mantenere la distanza di sicurezza (e i clienti non sempre sono disciplinati). Penso a quanto ci ritroviamo impreparati a tutto questo. Penso al terrore che ho che mio padre si distragga e durante i suoi mille giri tra i mercati all’ingrosso per ricaricare gli scaffali del negozio assecondi il vizio di toccarsi la faccia in continuazione proprio nel momento sbagliato. Penso a mio fratello che fuma da 20 anni e ha avuto due broncopolmoniti, e a uno studio dell’Istituto Superiore di Sanità che dice che per i fumatori il rischio di finire in terapia intensiva per infezione da Covid-19 è più del doppio.
I medici, gli infermieri, gli oss, i tecnici, i volontari, tutta la catena che costituisce il sistema sanitario, è fatta degli eroi dei nostri giorni. I soldati al fronte. Ma lo sono anche tutti coloro che lavorano affinché la nostra società non soccomba in questo momento storico senza precedenti: chi produce, trasporta e distribuisce i beni di prima necessità, chi raccoglie i nostri rifiuti e li gestisce, chi fa in modo che nelle nostre case continuino ad arrivare acqua potabile ed elettricità. Tutti coloro che, qualunque piega prenda questa situazione, non si potranno fermare. La mia famiglia è coinvolta in prima linea. Se da una parte siamo fortunati perché i nostri incassi non sono calati, dall’altra ogni giorno la preoccupazione è enorme, perché non sappiamo quanti positivi asintomatici ci siano in giro. Soprattutto qui in Sardegna, dopo il grande esodo dalle ex zone rosse. Se scoppiasse l’emergenza il nostro sistema sanitario regionale non reggerebbe.
Perciò, se qualcuno fosse arrivato alla fine di questo lungo flusso di pensieri che hanno affollato la mia mente negli ultimi giorni, anche il mio appello è questo: chi può, resti a casa. Preservate voi stessi e gli altri. Siamo nella fase più delicata e cruciale di questo incubo che un giorno spero non lontano finirà. Ma adesso restate a casa: fatelo per chi non può permettersi di farlo. Ci sarà il tempo per le passeggiate all’aria aperta e per tornare alla vita di prima… Anche se forse la vita com’era prima non sarà più possibile, perché tutti noi non saremo più come eravamo. Ed è giusto così.

Valentina

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Desidero ringraziare i colleghi per la comprensione dimostrata nei confronti della decisione di chiudere al pubblico dal 16 marzo u.s. gli uffici di Cagliari dell’Ordine dei giornalisti e dell’Associazione della stampa sarda, assunta per l’aggravarsi dell’epidemia del “Coronavirus” (Covid19), in ottemperanza ai Dpcm (4 marzo – G.U. n. 55; 8 marzo – G.U. n. 59; 9 marzo – G.U. n. 62).

Ringrazio anche, con grande stima, i dipendenti che, nonostante la chiusura, garantiscono comunque agli iscritti e a tutti gli interessati, via cellulare e/o e-mail, la funzionalità dei servizi dell’Ordine dei giornalisti, dell’Associazione della Stampa Sarda, dell’Inpgi e della Casagit, dal lunedì al venerdì, fino alle ore 13.00.

Sarete tempestivamente informati se i provvedimenti presi dovessero essere rimodulati nei prossimi giorni sulla base di eventuali disposizioni da parte del Governo. Gli iscritti sono pertanto invitati a monitorare costantemente i canali di comunicazione di Ordine e Assostampa per essere sempre aggiornati.
Assemblee, incontri, riunioni degli organi di categoria o degli iscritti sono rinviati a data da destinarsi. Sarà certamente rinviata anche l’assemblea per l’esame dei bilanci dell’Ordine già convocata per il 30 marzo prossimo. La nuova data verrà comunicata per tempo.

Ricordo i numeri di telefono e gli indirizzi mail ai quali ci si può rivolgere in orario d’ufficio:

Ordine dei giornalisti della Sardegna www.odg.sardegna.it
3450562966 Cellulare ODG
E-mail: segreteria@odg.sardegna.it

Associazione Stampa Sarda www.stampasarda.it
3425248960 Cellulare ASS
E-mail: segreteria@stampasarda.it

Francesco Birocchi

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«Siamo un popolo capace di esaltare, nei momenti di difficoltà, i valori più alti del nostro carattere, a partire dal sentimento di altruismo che spinge ciascuno di noi a sostenere le persone e le strutture che sono in prima linea nella lotta al Coronavirus e nella difesa della salute dei sardi.»

Così il presidente della Regione, Christian Solinas, annuncia la possibilità da oggi di effettuare una donazione con la specifica destinazione delle risorse dedicate all’emergenza, attraverso un versamento sul conto corrente intestato alla Regione con la causale “Emergenza Coronavirus – Donazione” – IBAN IT72L0101504999000070673111 Tesoreria del Banco di Sardegna. 

«Vogliamo rispondere a questa mobilitazione spontanea e positivaha aggiunto il presidente della Regione – assicurando una procedura che garantisca piena trasparenza e destinazione delle somme raccolte. La Giunta ha deliberato l’istituzione di un apposito capitolo denominato “Entrate da donazioni Covid-19”, destinato al finanziamento di spese di parte corrente e in conto capitale necessarie al sostegno delle attività per la prevenzione ed il contenimento della diffusione nel territorio del Covid-19, nonché per il sostegno delle strutture e di tutto il personale impiegato nella gestione dell’emergenza.»

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L’on. Carla Cuccu (M5S), ha presentato oggi una nuova interpellanza al governatore Christian Solinas ed all’assessore regionale della Sanità Mario Nieddu, nella quale chiede se abbiano rivolto un accorato appello che incoraggi forme di solidarietà, pubblica e privata, per reperire alloggi da destinare al personale sanitario che tutti i giorni mette a rischio la propria salute col proprio lavoro. Carla Cuccu evidenzia come numerosi operatori sanitari non trovano alloggio ed in via prudenziale preferiscano non rientrare nelle proprie abitazioni, per limitare, così, eventuali contagi anche tra i loro familiari.

«In diverse regioni italiane – conclude Carla Cuccu – si sta provvedendo grazie alla solidarietà di istituzioni e cittadini che forniscono un supporto logistico a questi encomiabili professionisti della salute. In un tempo in cui questo nemico invisibile sta risvegliando coscienze, solidarietà e senso di appartenenza, è compito delle istituzioni valorizzare questi principi giuridicamente tutelati.»

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«Nessuna ulteriore restrizione per sardi e turisti fino al 31 luglio: abbiamo semplicemente scelto di comunicare – come sempre con la massima trasparenza – l’adozione di una condizione che consente alla Regione una procedura più agile per l’acquisto di beni, servizi e forniture attraverso l’affidamento diretto per tutto ciò che è necessario per affrontare l’emergenza in atto.»

Lo puntualizza il presidente della Regione, Christian Solinas, a seguito della delibera approvata ieri. Il provvedimento adottato dalla Giunta, infatti, non modifica in alcun modo le restrizioni vigenti che sono valide fino al 25 marzo 2020.

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«Chiediamo a tutti di rispettare l’obbligo di restare a casa.» E’ l’appello lanciato dal consigliere regionale della Lega, Michele Ennas.

«Ci sono ancora troppe persone che con la scusa di avere una giustificazione lecita o prevista dai decreti in vigore escono di casa senza un motivo valido – aggiunge Michele Ennas –. È stato spiegato più volte: il contagio si ferma limitando la circolazione delle persone. Il mio appello va ai cittadini ma anche ai sindaci del territorio affinché ci sia un approccio unico e condiviso. Le passeggiate e l’attività sportiva all’aria aperta mancano a tutti ma bisogna entrare nell’ordine di idee che si esce solo se necessario e anche l’attività motoria andrebbe limitata ai casi di necessità per questioni di salute. Anche per le esigenze primarie, come gli acquisti di generi alimentari, bisogna sensibilizzare le persone, affinché dedichino a queste attività il tempo strettamente indispensabile.»

«Discorso analogo per chi ha animali, gli spostamenti dovrebbero essere limitati ai luoghi il più vicino possibile al proprio domicilio e per il tempo strettamente necessario – sottolinea il consigliere regionale della Lega -. È sicuramente difficile e pesante per tutti ma è un sacrificio necessario in questo momento se non vogliamo rendere vani gli sforzi fatti finora, soprattutto da chi è in prima linea ad affrontare questa emergenza. Sui controlli le forze dell’ordine e i vigili urbani stanno svolgendo un lavoro immane. Gli agenti del Corpo Forestale sono impegnati senza sosta in particolare nelle zone costiere per vigilare sul rispetto delle norme di sicurezza, in modo particolare da parte di coloro che nelle settimane scorse sono giunti in Sardegna per occupare le seconde case. La Regione sta prevedendo misure straordinarie per sostegno al lavoro e all’impresa e sarà affianco ai cittadini in questa emergenza. Serve una presa di coscienza da parte di tutti. La regola principale, quella fondamentale che va ripetuta ossessivamente in questi giorni è una sola: restare a casa – conclude Michele Ennas -. Tutelando la nostra salute, proteggiamo anche quella degli altri.»

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L’Amministrazione comunale di Carbonia, approfittando della presenza di piazze vuote per via delle misure preventive adottate dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, al fine di contenere il contagio da Coronavirus, ha disposto l’esecuzione di una più incisiva pulizia della città, intervenendo in particolar modo sulle panchine, gli arredi urbani e le aree esterne degli edifici.

Gli interventi, a cura della società De Vizia Transfer Spa, sono cominciati nella giornata di ieri e hanno riguardato il Centro Intermodale, via Manno, piazza Roma, piazza Rinascita, piazza Berlinguer e piazza 1° Maggio.

Nella giornata odierna gli operatori della società che gestisce il servizio di igiene urbana in città stanno procedendo alla pulizia degli ingressi del Mercato Civico – a cui si riferisce il video allegato – di piazza Mercato, delle aree adiacenti l’edificio comunale di via XVIII Dicembre, degli esterni degli Istituti di Credito: Banco di Sardegna, BNL e Unicredit. A seguire, gli addetti agli interventi si sposteranno nelle frazioni, segnatamente in piazza Venezia a Cortoghiana e in piazza Santa Barbara a Bacu Abis.

Gli interventi rientrano tra le attività di igienizzazione e non di sanificazione, per la quale allo stato attuale non risulta alcuna comprovata dimostrazione scientifica dell’efficacia al fine della prevenzione e del contenimento del contagio da Covid-19.
I lavori riprenderanno la settimana prossima nelle giornate del 24, 25, 31 marzo ed il 1° aprile.

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«Non posso che esprimere, anche a nome del Partito Democratico, la solidarietà e vicinanza sia agli operatori del mondo sanitario impegnati in questa lunga battaglia provocata dall’emergenza Coronavirus, sia agli operatori dell’Informazione che ieri, attraverso l’Ordine dei Giornalisti e l’Assostampa, hanno denunciato il comportamento della Regione. E dell’assessore della Sanità.»

Il segretario regionale del Partito Democratico, Emanuele Cani, esprime preoccupazione, «in un momento così delicato come quello che si sta vivendo, in cui l’informazione ufficiale, svolta da professionisti che verificano costantemente le notizie di cui danno conto ai cittadini, diventa fondamentale. La cosiddetta fonte unica, di cui parlano l’Ordine e l’Assostampa, non può essere accettata. Nell’emergenza l’informazione, che risponde a regole ben precise, quelle normate oltre che dalle leggi dalla deontologia, non può essere ostacolata. L’amministrazione regionale ed i suoi rappresentanti dovrebbero occuparsi di più dei problemi che ancora non riescono a risolvere – conclude Emanuele Cani -, invece di preoccuparsi di mettere il bavaglio ai professionisti impegnati in questa guerra contro la pandemia e gli operatori dell’informazione che svolgono un diritto dovere sancito dalla Costituzione». 

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E’ stato stipulato un accordo tra la Portovesme Srl e le rappresentanze dei lavoratori per le misure di contenimento in azienda della diffusione del Coronavirus.

Ne dà notizia, con una nota, il segretario generale della Camera del Lavoro, Antonello Congiu.

«La situazione legata alla diffusione del virus Covid-19 rischia di mettere alle corde l’intero sistema paese e con esso il sistema industriale che, per necessità deve garantire le produzioni perché il paese stesso non si fermi – si legge nella nota -. Questa difficile situazione di stress obbliga sempre più, anche nel settore industriale, le parti interessate alla ricerca di percorsi e buone pratiche per garantire la salute dei lavoratori in permanenza di attività. La prosecuzione delle attività produttive può avvenire solo in presenza di condizioni che assicurino alle persone che lavorano con adeguati livelli di protezione. Solo con queste prerogative si può creare il giusto connubio tra sicurezza e produzione.»

«Con questo spirito le organizzazioni sindacali in queste settimane hanno chiesto alle aziende il massimo impegno per soddisfare un concetto semplice ma imprescindibile “SICUREZZA PER TUTTI” – prosegue la nota -. L’accordo promosso dalla Segreteria della Camera del Lavoro CGIL della Sardegna Sud Occidentale sottoscritto ieri all’interno della Portovesme Srl e che ha visto il coinvolgimento delle Segreterie Territoriali dei Chimici, Metalmeccanici, Servizi, Edili e Trasporti, le rispettive Rsu e l’Azienda, che ha mostrato molta attenzione al tema, rappresenta un passo importante per una gestione sempre più condivisa del sistema industria, in linea con il percorso di governance avviata tra le stesse organizzazioni sindacali e l’Azienda.»

«L’intesa, in linea con il protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto ed il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro e il recepimento del DPCM dello scorso 11 marzo, evidenzia le azioni necessarie per salvaguardare la salute di tutti i lavoratori ed il prosieguo lavorativo. In essa sono disciplinati gli istituti dell’informazione, così come le modalità di ingresso in azienda per tutti i lavoratori, quelli diretti e quelli delle imprese. E’ regolamentato l’accesso dei fornitori esterni, la pulizia e sanificazione in azienda, così come le precauzioni igieniche personali ed i dispositivi di protezione individuale. E’ determinata l’organizzazione del lavoro e gli spostamenti interni, piuttosto che gli spostamenti interni e la gestione di una persona sintomatica – conclude la nota -. Insomma un buon esempio di collaborazione tra Aziende (azienda madre e società appaltatrici di servizi) e rappresentanze unitarie dei lavoratori di tutti i settori che ci sembra un buon viatico verso l’accordo di governance di sito più complessivo citato in precedenza che è in via di definizione.»

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«Le turnazioni dei dirigenti anestesisti rianimatori negli ospedali di La Maddalena, Bosa, Sorgono, Ghilarza, Isili e Muravera sono sospese con effetto immediato e le risorse saranno impiegate nelle attività correlate alle nuove e maggiori esigenze imposte dall’epidemia Covid-19.»

E’ scritto così in una nota inviata ai presidi ospedalieri dal DAP (Dipartimento delle Attività Ospedaliere), che aggiunge inoltre la «riqualificazione dei servizi di Primo Soccorso e centralizzazione delle organizzazioni di Anestesia e Rianimazione».

Non si fa attendere la risposta del NurSind, il sindacato delle professioni infermieristiche che per voce di Fabrizio Aneddacoordinatore regionale, afferma: «Non possiamo esimerci dal contestare la nota trasmessa dal Direttore di Dipartimento delle attività ospedaliere in ATS. Intanto perché disposizioni di questa portata devono avere un minimo di formalità per assumere carattere di ufficialità. Stiamo infatti parlando di riconversione strutturale e funzionale di competenza di varie aziende sarde, che dovrebbero perlomeno ottenere vaglio e benestare dei Direttori Generali/Commissario ATS , ma ovviamente, anche il lascia passare dell’assessore della Salute e del Consiglio regionale Sardegna. Tale disposizione, invece, non viene di fatto supportata da alcuna deliberazione del Direttore Generale ATS o AREUS, e risulterebbe perfino priva del semplice numero di protocollo aziendale».

L’emergenza Covid 19. Il sindacato denuncia inoltre il fatto che «l’emergenza in questo modo sembrerebbe strumentalizzata al fine di realizzare un progetto che – ha proseguito Fabrizio Anedda – oltre a ridurre l’efficienza di risposta sanitaria, destabilizza psicologicamente i cittadini che fanno riferimento alle strutture periferiche, già sollecitate dall’emergenza globale».

La carenza di personale. «Fermo restando la carenza degli anestesisti, come di tutti i professionisti sanitari che nel tempo sono stati ridotti per via del definanziamento del SSR e /o per normative che hanno concesso un’agevole ma meritata collocazione in quiescenza, per quanto attiene le nostre UU.OO. di rianimazione, non risultano condizioni di emergenza tali da imporre – si legge nella risposta del sindacato – l’accentramento di detti professionisti nei nosocomi dei capoluoghi, sguarnendo di fatto gli ospedali periferici e illudendoli che nessun codice di gravità elevato si presenti nei Pronto Soccorso che si vorrebbero trasformare in Punti di Primo Intervento. Impostazione peraltro già sperimentata: i pazienti codificati con i codici Giallo e Rosso possono giungere direttamente senza l’intermediazione del sistema 118, il quale – è bene sottolineare – si regge per la gran parte con personale non sanitario.»

Emergenza: fornire di dispositivi di protezione il personale sanitario. «Questa impostazione, oltre a determinare maggiori spostamenti degli utenti, va a gravare ulteriormente sugli ospedali centrali delle città – ha concluso il rappresentante del NurSind – con conseguenti sovraffollamenti controproducenti alla linea guida da osservare, ossia il mantenimento delle distanze, soprattutto in stima delle scarse risorse di DPI fornite ai dipendenti del settore. Riteniamo per questo giusto il ritiro delle disposizioni trasmesse e chiedere agli amministratori e ai dirigenti di concentrarsi sull’emergenza sanitaria maggiormente sentita da coloro che – con spirito di abnegazione – sono chiamati a rispondere all’infezione del Coronavirus, rimandando a tempi migliori gli eventuali rinnovi di assetto degli ospedali periferici. L’emergenza primaria risiede nel procurare i DPI, unico modo per tutelare e non decimare le professionalità in prima linea contro il Covid 19.»