9 August, 2022
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Venerdì 26 gennaio, alle ore 15.30, l’ Aula 1b, Edificio Psicologia della Facoltà di Studi Umanistici (Sa Duchessa, Via Is Mirrionis 1) a Cagliari, ospiterà la 16ª Giornata della Memoria, organizzata come sempre dal prof. ordinario Aldo Natoli, quest’anno in collaborazione con una rete di organizzazioni di persone con disabilità. In particolare, interverrà anche Nicola Melis, presidente uscente dell’Associazione Lps Sardegna e ricercatore presso l’Ateneo cagliaritano, che affronterà il tema del nazismo e le malformazioni craniofacciali.

Ospite d’onore sarà il professore Christoph Schminck-Gustavus dell’Università di Brema (Germania) che parlerà del giudice Lothar Kreissig e della sua resistenza contro il nazismo. L’intervento del professor Natoli, invece, riguarderà la famigerata operazione T4 e le cliniche-fabbriche della morte naziste. L’evento sarà coordinato dal professore ordinario Francesco Atzeni (Università di Cagliari).

Nel 1920, lo psichiatra, Alfred Hoche (1865-1943), e il giurista Karl Binding (1841-1920) pubblicarono un libro dal titolo “L’autorizzazione all’eliminazione delle vite non più degne di essere vissute”,  dove sviluppavano il concetto di “eutanasia sociale”: il malato incurabile era da considerarsi portatore di sofferenze personali, ma soprattutto un peso sociale ed economico.

Il nazismo coltivava l’idea di ottenere un miglioramento della “razza” germanica coltivando e favorendo i caratteri ereditari favorevoli, “eugenici”, e impedendo lo sviluppo dei caratteri ereditari sfavorevoli, “disgenici”. All’interno di questo progetto non trovavano ovviamente posto i malati incurabili e le persone con disabilità di ogni tipo.

Il movimento nazionalsocialista giunse al potere nel gennaio del 1933, con la nomina di Hitler come Cancelliere da parte del presidente del Reich. Il 14 luglio 1933 fu promulgata la legge sulla sterilizzazione, con il macchinoso nome di “Legge per la prevenzione di nuove generazioni affette da malattie ereditarie”. La legge aprì l’offensiva contro le persone con disabilità e servì da pietra angolare per la legislazione eugenetica e razziale del regime. Alle politiche di sterilizzazione furono affiancate politiche di eugenetica positiva, ossia d’incoraggiamento e promozione delle nascite ritenute “positive” per il regime.