29 May, 2024
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Plenary session – Election of the President of Parliament – Second ballot

«Inviamo i nostri migliori auguri di buon lavoro al nuovo presidente del Parlamento europeo David Sassoli nella certezza che saprà far fruttare le numerose relazioni intessute durante le scorse legislature comunitarie.»

Così il presidente della Copagri Franco Verrascina dopo la nomina del presidente dell’Europarlamento, arrivata al secondo scrutinio durante la plenaria di Strasburgo con 345 voti favorevoli sui 334 necessari.

«Avere un italiano tra i massimi vertici europei è motivo di grande soddisfazione per il nostro Paese, che potrà contare su un alleato importante nelle prossime imminenti sfide che attendono l’Unione Europea», aggiunge Franco Verrascina, ricordando che Sassoli, il quale nella sua lunga militanza politica comunitaria si è occupato di commercio internazionale, sviluppo regionale, turismo, pesca e diritti civili, prende il posto dell’italiano Antonio Tajani.

«Esprimiamo particolare soddisfazione per alcuni passaggi del discorso di insediamento pronunciato dal neopresidente, che ha richiamato più volte la necessità di costruire e rafforzare la casa della democrazia europea, e auspichiamo al contempo che saprà dare la giusta e necessaria attenzione al comparto primario italiano, vera e propria spina dorsale dell’economia del nostro Paese», conclude il presidente della Copagri.

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Questo pomeriggio, i deputati hanno eletto per due anni e mezzo l’italiano David Sassoli presidente del Parlamento europeo.

David Sassoli, giornalista, ha 63 anni ed è stato rieletto nelle liste del Partito Democratico (gruppo S&D) nel maggio 2019. Guiderà il Parlamento fino a gennaio 2022. È stato eletto con 345 voti al secondo scrutinio.

In un discorso rilasciato in Plenaria a Strasburgo dopo la sua elezione, il presidente Sassoli ha ringraziato i deputati della 9a legislatura per la fiducia riposta. Ha poi detto: «In questi mesi, in troppi, hanno scommesso sul declino di questo progetto, alimentando divisioni e conflitti che pensavamo essere un triste ricordo della nostra storia. I cittadini hanno dimostrato invece di credere ancora in questo straordinario percorso, l’unico in grado di dare risposte alle sfide globali che abbiamo davanti a noi».

«Dobbiamo avere la forza di rilanciare il nostro processo di integrazione, cambiando la nostra Unione per renderla capace di rispondere in modo più forte alle esigenze dei nostri cittadini e per dare risposte vere alle loro preoccupazioni, al loro sempre più diffuso senso di smarrimento.»

Sassoli ha inoltre sottolineato le priorità che il Parlamento dovrà portare avanti nei prossimi anni. «Siamo immersi in trasformazioni epocali: disoccupazione giovanile, migrazioni, cambiamenti climatici, rivoluzione digitale, nuovi equilibri mondiali, solo per citarne alcuni, che per essere governate hanno bisogno di nuove idee, del coraggio di saper coniugare grande saggezza e massimo d’audacia».

Ha concluso dicendo: «L’Europa ha ancora molto da dire se noi, e voi, sapremo dirlo insieme. Se sapremo mettere le ragioni della lotta politica al servizio dei nostri cittadini, se il Parlamento ascolterà i loro desideri e le loro paure e le loro necessità».

Testo integrale del discorso del nuovo Presidente.

Cittadine e cittadini dell’Unione europea, signore e signori parlamentari, cari amici, colleghi, rappresentanti delle Istituzioni, dei Governi, donne e uomini di questa Amministrazione. Tutti voi capirete la mia emozione in questo momento nell’assumere la Presidenza del Parlamento europeo e di essere stato scelto da voi per rappresentare l’Istituzione che più di ogni altra ha un legame diretto con i cittadini, che ha il dovere di rappresentarli e difenderli. E di ricordare sempre che la nostra libertà è figlia della giustizia che sapremo conquistare e della solidarietà che sapremo sviluppare. Permettetemi di ringraziare il Presidente Antonio Tajani per il lavoro svolto in questo Parlamento, per il suo grande impegno e la sua dedizione a questa Istituzione. Voglio anche dare il benvenuto ai nuovi colleghi, che sono il 62% di quest’Aula, un bentornato ai parlamentari confermati e alle donne, che rappresentano il 40% di tutti noi. Un buon risultato, ma noi vogliamo di più. In questo momento, al termine di una intensa campagna elettorale, ha inizio una legislatura che gli avvenimenti caricano di grande responsabilità perché nessuno può accontentarsi di conservare l’esistente. Ce lo dice il risultato elettorale, ce lo testimonia la stessa composizione di questa Assemblea.

Siamo immersi in trasformazioni epocali: disoccupazione giovanile, migrazioni, cambiamenti climatici, rivoluzione digitale, nuovi equilibri mondiali, solo per citarne alcuni, che per essere governate hanno bisogno di nuove idee, del coraggio di saper coniugare grande saggezza e massimo d’audacia. Dobbiamo recuperare lo spirito di Ventotene e lo slancio pionieristico dei Padri Fondatori, che seppero mettere da parte le ostilità della guerra, porre fine ai guasti del nazionalismo dandoci un progetto capace di coniugare pace, democrazia, diritti, sviluppo e uguaglianza. In questi mesi, in troppi, hanno scommesso sul declino di questo progetto, alimentando divisioni e conflitti che pensavamo essere un triste ricordo della nostra storia. I cittadini hanno dimostrato invece di credere ancora in questo straordinario percorso, l’unico in grado di dare risposte alle sfide globali che abbiamo davanti a noi. Dobbiamo avere la forza di rilanciare il nostro processo di integrazione, cambiando la nostra Unione per renderla capace di rispondere in modo più forte alle esigenze dei nostri cittadini e per dare risposte vere alle loro preoccupazioni, al loro sempre più diffuso senso di smarrimento. La difesa e la promozione dei nostri valori fondanti di libertà, dignità e solidarietà deve essere perseguita ogni giorno dentro e fuori l’Ue.

Cari colleghi, pensiamo più spesso al mondo che abbiamo, alle libertà di cui godiamo… E allora diciamolo noi, visto che altri a Est o ad Ovest, o a Sud fanno fatica a riconoscerlo, che tante cose ci fanno diversi – non migliori, semplicemente diversi – e che noi europei siamo orgogliosi delle nostre diversità. Ripetiamolo perché sia chiaro a tutti che in Europa nessun governo può uccidere, che il valore della persona e la sua dignità sono il nostro modo per misurare le nostre politiche… …che da noi nessuno può tappare la bocca agli oppositori, che i nostri governi e le istituzioni europee che li rappresentano sono il frutto della democrazia e di libere elezioni… ….che nessuno può essere condannato per la propria fede religiosa, politica, filosofica… che da noi ragazze e ragazzi possono viaggiare, studiare, amare senza costrizioni… ….he nessun europeo può essere umiliato e emarginato per il proprio orientamento sessuale… che nello spazio europeo, con modalità diverse, la protezione sociale è parte della nostra identità, ….che la difesa della vita di chiunque si trovi in pericolo è un dovere stabilito dai nostri Trattati e dalle Convenzioni internazionali che abbiamo stipulato. Il nostro modello di economia sociale di mercato va rilanciato. Le nostre regole economiche devono saper coniugare crescita, protezione sociale e rispetto dell’ambiente. Dobbiamo dotarci di strumenti adeguati per contrastare le povertà, dare prospettive ai nostri giovani, rilanciare investimenti sostenibili, rafforzare il processo di convergenza tra le nostre regioni ed i nostri territori. La rivoluzione digitale sta cambiano in profondità i nostri stili di vita, il nostro modo di produrre e di consumare. Abbiamo bisogno di regole che sappiano coniugare progresso tecnologico, sviluppo delle imprese e tutela dei lavoratori e delle persone. Il cambiamento climatico ci espone a rischi enormi ormai evidenti a tutti. Servono investimenti per tecnologie pulite per rispondere ai milioni di giovani che sono scesi in piazza, e alcuni venuti anche in quest’Aula, per ricordarci che non esiste un altro pianeta. Dobbiamo lavorare per una sempre più forte parità di genere e un sempre maggior ruolo delle donne ai vertici della politica, dell’economia, del sociale. Signore e Signori, questo è il nostro biglietto da visita per un mondo che per trovare regole ha bisogno anche di noi. Ma tutto questo non è avvenuto per caso. L’Unione europea non è un incidente della Storia. Io sono figlio di un uomo che a 20 anni ha combattuto contro altri europei, e di una mamma che, anche lei ventenne, ha lasciato la propria casa e ha trovato rifugio presso altre famiglie. Io so che questa è la storia anche di tante vostre famiglie… e so anche che se mettessimo in comune le nostre storie e ce le raccontassimo davanti ad un bicchiere di birra o di vino, non diremmo mai che siamo figli o nipoti di un incidente della Storia. Ma diremmo che la nostra storia è scritta sul dolore, sul sangue dei giovani britannici sterminati sulle spiagge della Normandia, sul desiderio di libertà di Sophie e Hans Scholl, sull’ansia di giustizia degli eroi del Ghetto di Varsavia, sulle primavere represse con i carri armati nei nostri paesi dell’Est, sul desiderio di fraternità che ritroviamo ogni qual volta la coscienza morale impone di non rinunciare alla propria umanità e l’obbedienza non può considerarsi virtù. Non siamo un incidente della Storia, ma i figli e i nipoti di coloro che sono riusciti a trovare l’antidoto a quella degenerazione nazionalista che ha avvelenato la nostra storia. Se siamo europei è anche perché siamo innamorati dei nostri Paesi. Ma il nazionalismo che diventa ideologia e idolatria produce virus che stimolano istinti di superiorità e producono conflitti distruttivi.

Colleghe e colleghi, abbiamo bisogno di visione e per questo serve la politica. Sono necessari partiti europei sempre più capaci di essere l’architrave della nostra democrazia. Ma dobbiamo dare loro nuovi strumenti. Quelli che abbiamo sono insufficienti. Questa legislatura dovrà rafforzare le procedure per rendere il Parlamento protagonista di una completa democrazia europea. Ma non partiamo da zero, non nasciamo dal nulla. L’Europa si fonda sulle sue Istituzioni, che seppur imperfette e da riformare, ci hanno garantito le nostre libertà e la nostra indipendenza. Con le nostre Istituzioni saremo in grado di rispondere a tutti coloro che sono impegnati a dividerci. E allora diciamo in quest’Aula, oggi, che il Parlamento sarà garante dell’indipendenza dei cittadini europei. E che solo loro sono abilitati a scrivere il proprio destino: nessuno per loro, nessuno al posto nostro. In quest’aula insieme a tanti amici e colleghi con molta esperienza, vi sono anche tantissimi deputati alla prima legislatura. A loro un cordiale saluto di benvenuto. Ho letto molte loro biografie e mi sono convinto si tratti di una presenza molto positiva per loro competenze, professionalità. Molti di loro sono impegnati in attività sociali o di protezione delle persone, e questo è un campo su cui l’Europa deve migliorare perché abbiamo il dovere di governare i fenomeni nuovi. Sull’immigrazione vi è troppo scaricabarile fra governi e ogni volta che accade qualcosa siamo impreparati e si ricomincia daccapo. Signori del Consiglio Europeo, questo Parlamento crede che sia arrivato il momento di discutere la riforma del Regolamento di Dublino che quest’Aula, a stragrande maggioranza, ha proposto nella scorsa legislatura. Lo dovete ai cittadini europei che chiedono più solidarietà fra gli Stati membri; lo dovete alla povera gente per quel senso di umanità che non vogliamo smarrire e che ci ha fatto grandi agli occhi del mondo.

Molto è nelle vostre mani e con responsabilità non potete continuare a rinviare le decisioni alimentando sfiducia nelle nostre comunità, con i cittadini che continuano a chiedersi, ad ogni emergenza: dov’è l’Europa? Cosa fa l’Europa? Questo sarà un banco di prova che dobbiamo superare per sconfiggere tante pigrizie e troppe gelosie. E ancora, Parlamento, Consiglio e Commissione devono sentire il dovere di rispondere con più coraggio alle domande dei nostri giovani quando chiedono a gran voce che dobbiamo svegliarci, aprire gli occhi e salvare il pianeta. Mi voglio rivolgere a loro: considerate questo Parlamento, che oggi inizia la sua attività legislativa, come il vostro punto di riferimento. Aiutateci anche voi a essere più coraggiosi per affrontare le sfide del cambiamento. Voglio assicurare al Consiglio e alle Presidenze di turno la nostra massima collaborazione e lo stesso rivolgo alla Commissione e al suo Presidente. Le Istituzioni europee hanno la necessità di ripensarsi e di non essere considerate un intralcio alla costruzione di un’Europa più unita. Tramite il Presidente del Consiglio europeo voglio rivolgere anche un saluto, a nome di quest’Aula, ai Capi di Stato e di Governo. Ventotto paesi fanno grande l’Unione europea. E si tratta di 28 Stati, dal più grande al più piccolo, che custodiscono tesori unici al mondo. Tutti vengono da lontano e posseggono cultura, lingua, arte, paesaggio, poesia inimitabili e inconfondibili. Sono il nostro grande patrimonio e tutti meritano rispetto. Ecco perché quando andrò a visitarli, a nome vostro, non sarò mai distratto. E davanti alle loro bandiere e ai loro inni sarò sull’attenti anche a nome di coloro che, in quest’Aula, non mostrano analogo rispetto. Lasciatemi infine rivolgere un saluto ai parlamentari britannici, comunque la pensino sulla Brexit. Per noi immaginare Parigi, Madrid, Berlino, Roma lontane da Londra è doloroso. Sì sappiatelo, con tutto il rispetto che dobbiamo per le scelte dei cittadini britannici, per noi europei si tratta di un passaggio politico che deve essere portato avanti con ragionevolezza, nel dialogo e con amicizia, ma sempre nel rispetto delle regole e delle rispettive prerogative. Voglio salutare i rappresentanti degli Stati che hanno chiesto di aderire all’Unione europea. Il loro percorso è avviato per loro libera scelta. Tutti capiscono quanto sia conveniente far parte dell’Unione. Le procedure di adesione proseguono e il Parlamento si è detto più volte soddisfatto dei risultati raggiunti. Infine, un in bocca al lupo a tutta l’amministrazione e ai lavoratori del Parlamento. Ci siamo dati un obbiettivo nella scorsa legislatura: far diventare il Parlamento europeo la Casa della democrazia europea. 9 9 Per questo abbiamo bisogno di riforme, di maggiore trasparenza, di innovazione. Molti risultati sono stati raggiunti, specie sul bilancio, ma questa legislatura deve dare un impulso maggiore. Per fare questo c’è bisogno di un maggior dialogo fra parlamentari e amministrazione e sarà mia cura svilupparlo. Care colleghe e cari colleghi, l’Europa ha ancora molto da dire se noi, e voi, sapremo dirlo insieme. Se sapremo mettere le ragioni della lotta politica al servizio dei nostri cittadini, se il Parlamento ascolterà i loro desideri e le loro paure e le loro necessità. Sono sicuro che tutti voi saprete dare il necessario contributo per un’Europa migliore che può nascere con noi, con voi, se sapremo metterci cuore e ambizione.

Grazie e buon lavoro.

Risultati

David Sassoli è stato eletto al secondo turno di votazione. I risultati delle due votazioni sono i seguenti:

Primo turno

Voti espressi 735
Schede nulle o bianche 73
Voti espressi validi 662
Maggioranza assoluta dei voti espressi necessaria 332
Risultati
Ska KELLER (Verdi/ALE, AT) 133
Sira REGO (GUE/SE, ES) 42
David SASSOLI (S&D, IT) 325
Jan ZAHRADIL (ECR, CZ) 162

Secondo turno

Voti espressi 704
Schede nulle o bianche 37
Voti espressi validi 667
Maggioranza assoluta dei voti espressi necessaria 334
Risultati
Ska KELLER (Verdi/ALE, AT) 119
Sira REGO (GUE/SE, ES) 43
David SASSOLI (S&D, IT) 345
Jan ZAHRADIL (ECR, CZ) 160

 

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«Voglio ringraziare il vice presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, per il lavoro che ha portato alla scelta di Roma come sede permanente del Segretariato dell’Assemblea Euromediterranea. Questa scelta integra tutti i criteri di qualità ed efficacia richiesti dall’Assemblea stessa. Adesso occorre lavorare per rilanciare l’Assemblea che può giocare un ruolo chiave nella stabilità del Mediterraneo, a cominciare dalla Libia, dove va sostenuto il processo verso le elezioni e il rafforzamento dello Stato», ha dichiarato il presidente Antonio Tajani a seguito della riunione del Bureau Euromed che si è tenuto oggi nella sede del Parlamento europeo.

«La scelta di istituire il Segretariato permanente Euromed a Roma è un successo della Presidenza del Parlamento europeo e una grande occasione di rilancio della politica per il Mediterraneo. Abbiamo bisogno di rafforzare il dialogo fra i Paesi delle sponde nord e sud del Mediterraneo per affrontare le grandi sfide che abbiamo davanti: immigrazione, sicurezza, crescita economica. Ringrazio tutti i paesi che si erano candidati per accogliere la sede del Segretariato e salutiamo la scelta di Roma con la certezza che saprà cogliere questa occasione», ha dichiarato il vice presidente David Sassoli.

Il Parlamento europeo intende promuovere una serie di iniziative per rilanciare il dialogo sul Mediterraneo. L’Assemblea sarà invitata alla conferenza sulla Libia prevista al Parlamento il 10 ottobre. E’ allo studio un evento in Giordania sul tema dei rifugiati e dei corridoi per l’asilo e un’altra a Roma sui diritti dei bambini e sui minori non accompagnati. Parlamento e Assemblea promuoveranno, infine, un’iniziativa sul completamento di un’unione di libero scambio tra i Paesi del Mediterraneo.

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Un centinaio di persone hanno partecipato questo pomeriggio, negli spazi del Museo della Grande Miniera di Serbariu, alla presentazione del libro dell’ex sindaco di Roma Ignazio Marino “Un marziano a Roma”, Feltrinelli Editore, organizzata dall’associazione “Zorba il Gatto”.

Dopo i due incontri molto partecipati avuti ieri a Iglesias, prima con gli studenti del Liceo Scientifico, poi al Teatro Electra, Ignazio Marino ha raccontato la sua esperienza di primo cittadino della Capitale, rispondendo alle domande di Umberto Aime, giornalista de La Nuova Sardegna.

Un’esperienza difficile quella vissuta da Ignazio Marino, caratterizzata da un percorso molto accidentato nel tentativo di cambiare volto alla gestione dell’amministrazione della capitale d’Italia. Il chirurgo di origine genovese, 62 anni il prossimo 10 marzo, ha raccontato tanti episodi, grandi e piccoli, partendo dalla situazione debitoria creata negli anni dalle diverse amministrazioni che è arrivata alla fine del 2008 a 22,4 miliardi di euro, sanata con una legge dello Stato che prevede la distribuzione del debito su tutti gli italiani che dal 2009 e fino al 2044 dovranno pagare mezzo miliardo all’anno. Situazione debitoria che ha ripreso poi a crescere praticamente senza controllo.

Ignazio Marino ha raccontato degli ostacoli incontrati nel porre fine ad un certo andazzo, sia all’interno dell’amministrazione sia nelle partecipate e dei rapporti tra maggioranze e opposizioni nella gestione del potere. Non sono mancate le bordate all’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi ma l’obiettivo principale delle sue critiche è stato l’intero Partito Democratico che ha decretato la fine della sua esperienza nelle segrete stanze, negandogli il confronto più volte sollecitato nell’aula del Consiglio comunale.

Ha parlato anche della vicenda al centro del confronto politico a Roma in questi giorni, il progetto per il nuovo stadio della Roma, sul quale si è detto sostanzialmente favorevole, e d’altronde non avrebbe potuto dire diversamente, considerato che il progetto ha iniziato il suo percorso proprio sotto la sua amministrazione. Ha ripetuto praticamente i concetti espressi in una sua lettera pubblicata due giorni fa dal quotidiano La Repubblica, sottolineando che la delibera della sua Giunta dichiarò il pubblico interesse dell’opera, condizionandolo, ovviamente, non allo stadio privato, ma alle opere connesse all’impianto sportivo e utili alla qualità della vita dei romani. In particolare ha sottolineato che prevede il potenziamento del trasporto pubblico su ferro, l’adeguamento di via Ostiense/via del Mare fino allo svincolo con il Grande Raccordo Anulare, il collegamento con l’autostrada Roma Fiumicino attraverso un nuovo ponte sul Tevere, l’intervento di mitigazione del rischio idraulico e di messa in sicurezza dell’area. Il progetto – ha sottolineato ancora – prevede un investimento di un miliardo e mezzo di euro a carico del privato, al quale non credo si possa rinunciare a cuor leggero. Il progetto, come abbiamo già riportato stamane, ieri ha ricevuto lo stop del MIBACT e la sua realizzazione è tornata fortemente a rischio.

Conclusa l’intervista, è stato dato spazio al pubblico e, rispondendo alla domanda di un osservatore, Ignazio Marino, che in precedenza aveva ricordato che quando si è candidato alle primarie, vinte senza stampare neppure un manifesto, ha strabattuto l’attuale presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e l’europarlamentare David Sassoli, e di essersi dimesso preventivamente da senatore (esempio successivamente mai seguito da nessuno dei colleghi), ha detto di essere convinto che l’esperienza di un parlamentare dovrebbe durare due mandati, quindi dieci anni, anche se poi l’affermazione risulta in contraddizione con la sua esperienza personale che riporta tre candidature e altrettante elezioni al Senato (anche se la terza non l’ha portata a termine. come detto, volontariamente).

Ha poi ironizzato sui candidati alle primarie e gli attuali componenti del Governo. «Non conviene vincere le primarie del PD – ha sottolineato – se si hanno ambizioni di arrivare al Governo, perché come si è visto Paolo Gentiloni ha perso nettamente le primarie per la candidatura di sindaco di Roma ed oggi è Capo del Governo, così come Roberta Pinotti è arrivata terza alle primarie per la candidatura a sindaco di Genova ed oggi è ministro della Difesa».

«Sono sempre stato un testardo. E i testardi possono vincere o perdere ma non riescono a galleggiare: emergono o affondano.» E’ questa una delle frasi contenute nel libro che più colpiscono. Ed effettivamente Ignazio Marino è affondato, ritornando al suo lavoro e alla sua università, negli Stati Uniti, dove ha trascorso oltre 20 anni della sua vita.

Alleghiamo un album fotografico della serata e un video con la prima parte dell’intervento di Ignazio Marino.