14 April, 2021
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Dal 19 settembre, per quattro giorni, i notai si asterranno dal lavoro. La decisione di bloccare l’attività è stata presa dal SISN Sindacato Sociale Notarile per protestare contro la legge annuale sulla concorrenza, che determina un artificioso e pericoloso raddoppio delle sedi notarili (già oggi oltre mille sono vacanti), sganciato da ogni riferimento al tessuto economico dei luoghi in cui il notaio opera; verrà meno la certezza, essenziale per la funzione pubblica notarile, che il notaio possa sostenere le spese di gestione dello studio per poter eseguire adeguatamente l’incarico affidatogli dalla legge.

«Questo ingiustificato aumento è idoneo a determinare non solo il fallimento economico di molte sedi notarili (il comparto occupa circa 35.000 dipendenti) ma soprattutto – si legge in un documento del SISN – la “fuga” dei notai verso le zone più prospere del Paese e la prevedibile desertificazione dei servizi notarili nelle zone economicamente disagiate.»

«E’ la prima volta nella storia – spiega il presidente del SISN Edoardo Mulas Pellerano – che un sindacato notarile indice l’astensione dal lavoro. La nostra protesta è a garanzia dell’interesse pubblico: il numero programmato delle sedi notarili, dislocate con equilibrio economico anche nei luoghi più disagiati e poveri della Nazione, assicura la prestazione di un servizio fondamentale a vantaggio di tutti i cittadini, senza distinzione di residenza geografica e di classe sociale. Temiamo inoltre che il concorso pubblico notarile venga reso meno severo per l’inesistente necessità di nominare nuovi notai. Le nuove norme rischiano di incidere sul sistema-notariato italiano, tanto imitato nel mondo, e sulla sicurezza delle contrattazioni dei cittadini. I notai sono al servizio del Paese e, in quanto attributari di una funzione pubblica – conclude Edoardo Mulas Pellerano -, per essi non può valere la concorrenza economica tipica delle imprese.»

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Il SISN – Sindacato Sociale Notarile, firmatario del Codice di Autoregolamentazione delle Astensioni Collettive dalle Funzioni e/o dalle Attività svolte dai Notai (Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana Serie Generale n. 233 del 7/10/2016), ha proclamato l’astensione collettiva dei notai dalle loro funzioni.

«L’articolo 4 della legge 16 febbraio 1913 n. 89 prevedeva che ad ogni sede notarile corrispondesse una popolazione di almeno 7.000 abitanti ed un reddito annuo di almeno 50.000 euro di onorari professionali – spiega Edoardo Mulas Pellerano, presidente del SISN Sindacato Sociale Notarile -. Tale minimo reddito è stato oggi abrogato con il provvedimento in oggetto.

La norma originaria non tutelava l’interesse del singolo notaio ad un guadagno minimo garantito, bensì l’interesse pubblico:

– al corretto esercizio della funzione notarile (il notaio deve essere incorruttibile, giacché a lui sono affidate dall’ordinamento funzioni pubbliche essenziali, quali tra le altre l’esazione delle imposte da versare allo Stato);

– alla regolare distribuzione ed effettiva occupazione delle sedi notarili in tutto il territorio nazionale (anche in quei luoghi geografici ad economia depressa che sarebbero poco appetibili per l’esercizio della funzione pubblica per l’esiguo numero di atti ordinariamente richiesti al notaio).

Le sedi notarili devono essere dislocate anche nei luoghi più remoti, disagiati e poveri della Nazione, in modo tale da assicurare la prestazione di un servizio pubblico fondamentale, che deve essere a vantaggio di tutti i cittadini, senza distinzione di luoghi di residenza geografica e di classe sociale.»

«Per la legge notarile (quanto alla norma oggetto di abrogazione), pertanto, tanto più le Regioni ed i Comuni sono sviluppati e floridi sotto l’aspetto economico, tanto maggiore deve essere il numero delle sedi notarili loro assegnati, secondo un principio di intuitiva ragionevolezza – aggiunge Edoardo Mulas Pellerano -. In mancanza del criterio economico suddetto (che l’appena approvata legge “Concorrenza” ha abrogato), si determinerà giocoforza un’artificiosa e pericolosa moltiplicazione delle sedi notarili, sganciata da ogni riferimento al tessuto economico dei luoghi in cui il notaio opera e senza alcuna assicurazione che costui abbia alcuna prospettiva di poter sostenere le spese di gestione dello studio e di poter ricavare un guadagno, seppur minimo. In conseguenza di tale modifica legislativa, le zone più remote del Paese saranno di fatto abbandonate e si accentuerà la loro deriva di sottosviluppo economico.»

«Il dato reddituale connesso a ciascuna sede notarile attribuiva alla funzione pubblica un connotato sociale e solidaristico, in assenza del quale si verificherà una “fuga” dei notai verso le zone più prospere del Paese e quindi la desertificazione dei servizi notarili nelle zone economicamente depresse – sottolinea ancora Edoardo Mulas Pellerano -. La generale crisi economica e la riduzione di svariate competenze in capo ai notai hanno già fortemente compromesso la tenuta del sistema notarile (circa il 70% dei notai italiani riporta un reddito pari allo stipendio di un quadro intermedio senza particolari responsabilità; di questi, circa il 25% ha un reddito che consente a malapena di sostenere le spese di studio, e solo una ristretta minoranza gode di guadagni così elevati da sollevare di molto la media statistica dei redditi notarili aggregati); ciò senza tener conto degli elevati costi di gestione di uno studio notarile.

Tenuto conto di questi dati oggettivi, sarà davvero difficile sopportare, senza danni sistemici, ulteriori aperture nel numero dei notai, a meno di una sostenutissima ripresa economica e dell’attribuzione di nuove competenze alla categoria. Oltre alla desertificazione notarile di vaste zone depresse, si prevede come concreto il rischio di vero e proprio fallimento economico di molti Notai della Repubblica, con la conseguente ricaduta occupazionale – circa 35.000 addetti nel comparto – e, per altro verso, il rischio di sostegno alla sciagurata organizzazione imprenditoriale/capitalistica degli studi notarili, fonte di corruttela del tutto incompatibile con l’esercizio della funzione pubblica.»

«Poiché quindi il dato reddituale minimo delle sedi notarili è fondamentale per la buona ed equilibrata fruizione, da parte dei cittadini e delle imprese, della funzione pubblica notarile, il SISN Sindacato Sociale Notarile, quale organizzazione di tutela sindacale dei richiamati interessi settoriali all’interno della categoria e richiamando altresì la propria funzione sociale, proclama l’astensione collettiva dei notai per protestare contro l’approvazione del cosiddetto “DDL Concorrenza”.

L’astensione – conclude Edoardo Mulas Pellerano – riguarderà le attività notarili, ad eccezione di quelle prestazioni indispensabili di cui all’articolo 5 del vigente Codice di Autoregolamentazione, che saranno comunque garantite.»

L’astensione avrà decorrenza dalle ore 00.01 del giorno 19 settembre 2017 fino alle ore 24.00 del giorno 22 settembre 2017.