15 July, 2024
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L’Amministrazione comunale di Iglesias celebrerà il centenario della morte dello scultore Giuseppe Maria Sartorio con un convegno il prossimo 19 ottobre, alle ore 18,30, presso il Centro Culturale in Via R. Cattaneo.
Interverrà lo studioso Francesco Cherchi con una relazione sulla biografia del Sartorio e sulla valenza delle sue opere.
Successivamente sarà presentato, a cura dell’autrice Milvia Petta, il volume dal titolo “G. M. Sartorio: l’arte, la sostanza e lo spirito”, frutto di un lungo lavoro che ha riguardato tutti i cimiteri della Sardegna, per la ricerca e catalogazione fotografica delle opere attribuite all’artista piemontese.
Nel corso della serata, sarà previsto un intermezzo musicale con brani dell’epoca otto-novecentesca eseguiti al violino da Luca Persico.
«Un appuntamento di grande rilevanzacommenta il sindaco Mauro Usaiche si accompagna all’importante lavoro svolto in questi anni grazie all’Ufficio Turistico e alle nostre guide, con itinerari, approfondimenti e visite guidate presso il cimitero monumentale, che ospita le opere del Sartorio.»
«Dedicare attenzione al centenario di Sartorio, ha una grande importanza nell’ambito delle nostre proposte culturali,  perché riconosce l’unicità di un evento volto a celebrare la figura di un artista e di un uomo di grande levatura, conosciuto in tutto il mondo per i suoi lavori, di cui non solo la nostra Città, ma anche tanti altri centri dell’isola custodiscono l’eredità – mette in evidenza l’assessore della Cultura, Claudia Sanna -. Ringrazio la persona del professor Gianni Persico che con entusiasmo e spirito comunitario  mi ha invitata affinché si potesse organizzare l’evento, e con lui ringrazio Francesco Cherchi e Milvia Petta per aver scelto di dare il loro prezioso contributo.»

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Lunedì 23 aprile 2018, alle ore 11.00, presso la Biblioteca Comunale “N. Canelles” di Iglesias, ingresso Via Diana, si svolgerà l’iniziativa “Letture d’archivio…Tutti in piazza!”.

“Letture d’archivio…Tutti in piazza” si inserisce nell’ampissimo programma della Terza Edizione della Fiera del Libro di Iglesias, che vedrà tre piazze della città, e tutto il territorio intorno, animarsi nel segno della “cultura a km 0”, ossia in una quattro-giorni dedicata alla lettura ed alla promozione della cultura del libro, con tantissimi editori e autori impegnati a promuovere le proprie opere mediante un complesso di stand che andrà ad impreziosire il nostro già ricco centro storico cittadino.

In questo nuovo appuntamento di “Letture d’archivio” l’Archivio Storico Comunale di Iglesias, accogliendo anche racconti orali, all’interno del tema della Fiera del Libro: “Costruire – nec sine labore”, proporrà documenti d’archivio, brani letterari e testimonianze orali relativi alla “costruzione” della Piazza Sella, sia in senso tecnico che in senso metaforico.

La formula resta invariata rispetto al primo appuntamento, in cui “letture d’archivio” si è presentato come lettura ad alta voce di alcune lettere dell’archivio Storico (per sorridere e per riflettere) relative ad un tema specifico, intervallate dalla lettura di brani scelti da libri conservati in biblioteca ed attinenti il tema prescelto.

In mezzo, il racconto di un “testimone” che, per il suo mestiere o la sua esperienza di vita, possa raccontare qualche aneddoto.

La testimonianza sarà portata da Francesco Cherchi, studioso cittadino e assiduo frequentatore di archivi.

Le letture saranno curate dalla classe III ENO dell’Istituto Professionale di Stato per l’industria e l’Artigianato “Galileo Ferraris” di Iglesias. Verranno proiettate anche fotografie storiche della piazza grazie alla gentile concessione di alcuni concittadini.

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Il 9 e 10 luglio scorsi si è svolta a Iglesias, come è ormai consuetudine secolare una festa cara agli iglesienti d.o.c.., quella di Nostra Signora della Grazie. Per l’occasione si è tenuta, nella stessa aula ecclesiale una conferenza, i cui relatori. Celestina Sanna, già direttrice dell’Archivio storico comunale, Maria Dolores Dessì e il dottor Poletti hanno tenuto alcune dotte relazioni riguardanti, la storia della Chiesa, del monastero di monache, che alla chiesa stessa era annesso e il voto che la città fece alla Madonna delle Grazie, Santa Maria de las grasias nell’anno 1735, affinché la liberasse dall’invasione di locuste che imperversava ormai da tempo nelle campagne limitrofe, distruggendo i raccolti e riducendo alla fame centinaia di contadini e insieme le loro famiglie, portando quindi a rischio di una grave carestia, l’intera comunità iglesiente che a quel tempo vedeva nell’agricoltura la sua principale fonte di reddito e di sussistenza.

La ricerca storica sulla città, che da tempo vede impegnati attivamente numerosi appassionati ricercatori, ha potuto chiarire alcuni punti oscuri sull’origine della chiesa, un tempo sotto il titolo di san Saturno e su quella del monastero che ospitava, nell’edificio attiguo alla chiesa stessa, il monastero delle Clarisse. Il ricercatore Francesco Cherchi, ha potuto infatti affermare, in base ad un atto di morte da lui rintracciato nel “liber mortuorm” custodito nell’archivio diocesano, in cui è documentato, nel 1617, il decesso della prima priora del convento, tale Leonor Picasso o Picassa, come viene citata in altri documenti, che il monastero era certamente preesistente alla data del 1620, riportata sull’epigrafe presente sul portale di ingresso della chiesa. Si deve inoltre al compianto padre Filippo Pili, già provinciale dei Cappuccini, canonico della Cattedrale di Iglesias e curatore pro tempore dell’Archivio Diocesano, e Capitolare, la pubblicazione della vista pastorale dell’arcivescovo di Cagliari e vescovo di Iglesias mons. Falletti, in cui si parlava anche della visita, da lui fatta al monastero, svelando così diversi aspetti fino ad allora sconosciuti della vita nel convento, in parte messi in luce dall’articolo pubblicato sulla Nuova Sardegna del 30 ottobre 2003, redatto dalla sua allieva e collaboratrice Ombretta Desogus.

Un pubblico di devoti e appassionati ha seguito la conferenza dimostrando così grande interesse da sempre dimostrato dai cittadini iglesienti per la stori a e le tradizioni della propria città.

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Il 28 novembre dello scorso anno è stato presentato, presso l’archivio storico della città d’Iglesias, davanti ad un pubblico attento e interessato, il libro Schegge Del Passato” di Francesco e Roberto Cherchi, rispettivamente padre e figlio. Pensionato il primo, giornalista, in attesa di un lavoro, il secondo.

Entrambi sono noti nell’ambiente cittadino per essere ricercatori e divulgatori della storia Iglesiente.

Il Cherchi padre (1939), è l’Iglesiente che meglio conosce la documentazione conservata negli archivio storici, comunale e diocesano, ha già fatto alcune pubblicazioni di carattere storico: “All’ombra dei cipressi”, è stato il suo primo lavoro nel quale, raccontando con l’aiuto delle immagini, l’aspetto monumentale del cimitero, raccontando contemporaneamente la storia della città e dei suoi abitanti dell’ultimo secolo e mezzo. Ha fatto seguito l’opuscolo “Toponomastica della città di Iglesias”, lavoro in cui la brevità è inversamente proporzionale all’impegno nella  ricerca documentale che è stata necessario per la sua redazione; ha inoltre collaborato al volume De ecclesia Sanctae Mariae Vallis Virdis.

Il Cherchi figlio (1970), giornalista, ha scritto Cronache Iglesienti” e, insieme a Giulio Boi, “Cara Iglesias”.

Entrambi hanno pubblicato diversi brevi saggi storici sul blog notedarchivio , e sul giornale La Gazzetta del Sulcis.

Nel sodalizio letterario che ha dato vita a quest’ultimo lavoro, scritto a quattro mani, è tale l’intesa che unisce i due autori da non far notare, nel corso della lettura che scorre veloce e gradevole, alcuna differenza  di stile o di ritmo narrativo, il che dimostra l’affiatamento che si è instaurato tra i due scrittori.

Una caratteristica del libro è quella di far trasparire una vena di nostalgia ed una sorta di affetto verso la città natale, mascherata da un tono discorsivo e accattivante, che nasconde un lavoro di ricerca minuzioso, durato certamente diversi anni, lavoro che è stato poi tradotto in bervi racconti capaci di riportare il lettore a rivivere aspetti ignorati di, come riporta il sottotitolo in copertina, «luoghi e uomini della città».

Condotti per mano dagli autori, i lettori scopriranno,  una pagina dopo l’altra, angoli e aspetti poco noti o affatto sconosciuti della loro città, fatti e personaggi di tempi lontani o del passato più prossimo, talvolta vissuti ed osservati di persona, con gli occhi di un bimbo di sei anni, come accade, ad esempio, nel racconto L’America di Tintilledda.

Il libro è strutturato in sei parti, in ciascuna delle quale sono raccolti diversi capitoletti più brevi , riuniti per uniformità di argomenti. Questo fa si che la lettura non sia vincolata ad un preciso ordine, ma il lettore può decidere di volta in volta quale racconto leggere, in funzione del proprio gusto o semplicemente attratto dal titolo intrigante. La prima parte si intitola LUOGHI SPARITI e raccoglie le descrizioni di luoghi e situazioni ormai scomparse, narrate con un velo di nostalgia ma sempre rischiarate da un umorismo sottile e appena accennato. Nel primo saggio e evidente il contrasto, voluto, tra le parole del titolo, LE RAGAZZE DI VIA MONASTERO, e l’argomento stesso del racconto che tratta dei primi bordelli sorti ad Iglesias, in concomitanza con l’incremento dell’attività mineraria e con il conseguente arrivo di numerosi lavoratori continentali che, dovevano pur sfogare la loro giovanile esuberanza, anche nel rispetto della citazione dell’autore che così scriveva in una precedente pubblicazione: “ dove sono campane, la vi sono puttane” .

E i racconti si snodano l’uno dopo l’altro, ambientati, o meglio accaduti in  tempi remoti o vicinissimi, ma che hanno tutti, come comun denominatore, la città di Iglesias, raccontata com’ era nel 700, poco più che un villaggio, tutta raccolta nel recinto delle antiche mura pisane che ormai cadevano in rovina, o nella seconda metà dell’800, in pieno boom economico diremmo oggi, quando da paesone, quale era, si andava trasformando in una cittadina cosmopolita, mentre le casupole terrene o a soffitto venivano abbattute per erigere palazzotti edificati secondo  stili pretenziosi e un poco improbali, e quando, i cittadini con cognomi stranieri, che costituivano ormai la nuova classe dirigente della città, si riunivano nella loggia massonica “ UGOLINO”.

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«Ordiniamo che li candili che si faranno at honori et reverencia della Nostra Donna Vergini Madonna Santa Maria del mezo mese di Agosto si debbiano fare candili grossi octo di cera… così nel #Breve do Villa di Chiesa, che più avanti prosegue: … li quali candili abbiano venire in della piassa della corte… alla decta ecclesia di Santa Clara. Vada inansie quello della Università…»

Queste parole riportate dai “brevaiuoli” che scrissero lo Statuto di Villa di Chiesa (Iglesias) nell’anno 1323, seguendo probabilmente la falsariga di una precedente redazione, documentano la devozione che, il popolo nutriva per la Madonna, ricordandoLa nella fase terminale della vita, quella, di antica tradizione, nota come “Dormizione della Madonna”.

Nella sera del 15 di agosto si ripeterà ad Iglesias, l‘antica Villa di Chiesa del “BREVE”, la processione nella quale, i pesanti Candelieri sormontati dai ceri offerti dai quattro quartieri, da alcuni dei gremi che operavano nella città, e da quello della comunità, verranno traslati dalla chiesa della Purissima a quella di Santa Chiara, la cattedrale.

Si tratta di una manifestazione capace di richiamare i cittadini iglesienti, che per lavoro o altre ragioni si trovano a vivere lontano, nonché numerosi turisti  che, lasciando per qualche ora  le spiagge, rivivono tradizioni che arrivano fino a noi da un remoto passato.

In realtà il termine candili, riportato nel “BREVE” significa candele, ceri, e non candelieri come lo si è voluto interpretare. I supposti candelieri non sono mai menzionati nel “BREVE” né in alcun altro documento successivo. Si trattava, insomma, di un’offerta di grandi Ceri, dei quali veniva indicato anche il peso, in cera, ed il rispettivo costo.

Per chi volesse approfondire l’argomento, tutta la storia è sta analizzata e documentata minuziosamente dallo studioso iglesiente Francesco Cherchi, sul blog che è divenuto ormai punto di riferimento di tutti coloro che desiderano approfondire la storia della città. (notedarchivio.myblog.it/manifestazioni-religiose-e-civili/).

La #processione dei Candelieri è, però, ormai entrata nel cuore degli iglesienti  e quindi auspicabile che prosegua, malgrado l’inesattezza storica, negli anni a venire.

Giuseppe Mura