22 June, 2021
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Palazzo del Consiglio regionale 3 copia

«Una proroga di almeno un anno dei contratti in scadenza il prossimo 30 settembre, per i circa trecento operatori dei Csl, Cesil e Consorzio delle Due Giare». Facendo proprio l’orientamento unanime della #Commissione “Lavoro e Cultura”, il presidente Gavino Manca ha rivolto un appello agli assessori del Personale, Gianmario Demuro, e del Lavoro, Virginia Mura, per la presentazione di uno specifico disegno di legge.

La Seconda Commissione ha concluso nei giorni scorsi un ciclo di audizioni sulla situazione dei servizi per il lavoro e per l’impiego. Insieme con la proroga della scadenza dei contratti, fissata al 30 settembre 2014 dalla legge regionale n. 40\2013, all’attenzione del parlamentino “Lavoro e Cultura”, anche le procedure per la stabilizzazione dei lavoratori, sulla base della legge n. 38 (approvata lo scorso dicembre in Consiglio regionale, con la quale si è autorizzata l’Agenzia regionale del lavoro ad indire concorsi pubblici).

«Confermo l’obiettivo della stabilizzazione dei lavoratori Csl, Cesil e del consorzio Due Giare – ha dichiarato Gavino Manca – ma, tenuto conto del percorso condiviso in Commissione, ribadisco l’urgenza di procedere con la proroga dei contratti prossimi alla scadenza, in attesa che siano definite le procedure ed espletati i necessari adempimenti amministrativi. Tutto questo – ha concluso il presidente della Commissione “Lavoro e Cultura” – in continuità con il progetto complessivo di riforma e di riordino delle funzioni dei Centri per i servizi e per l’impiego su cui sta lavorando la Giunta regionale.»

Palazzo del Consiglio regionale 3 copia

La seduta del Consiglio regionale si è aperta sotto la presidenza del presidente Ganau. Dopo le formalità di rito, l’Aula ha iniziato l’esame dell’ordine del giorno con la mozione n. 22 (Floris e più) “sullo Statuto sardo di autonomia e riforma del Titolo V della Costituzione”.

Il presidente Ganau ha dato la parola al consigliere Mario Floris (Sardegna – Uds) per l’illustrazione della mozione.

Il consigliere Mario Floris (Sardegna – Uds) ha affermato che, sulla materia istituzionale, «è giunto il momento delle grandi decisioni per la Sardegna, a 60 anni dall’autonomia, un momento fatidico nel quale il Consiglio regionale deve prendere coraggio, superando le appartenenze e sottoponendo al governo un nuovo statuto di autonomia per restituire alla Sardegna quella funzione che ha storicamente avuto nel mediterraneo e nel mondo».

In questa prima fase della legislatura, ha proseguito Floris, «c’è un fervore di iniziative nel rapporto fra Stato e Regione, un buon viatico ma le tante proposte tendono ancora a delegare scelte e decisioni, dobbiamo invece mostrare lo stesso coraggio della scorsa legislatura, quando abbiamo avviato un grande processo di auto riforma a partire dalla riduzione del numero dei consiglieri, e dire noi quale Statuto deve guidare la Sardegna nel futuro». Non abbiamo più tempo, ha proseguito il consigliere, «la Giunta può predisporre un testo entro 90 giorni sul quale il Consiglio deve pronunciarsi al massimo entro il prossimo autunno». Non possiamo correre il rischio di un nuovo fallimento, ha ammonito Floris citando Emilio Lussu che, a proposito dello Statuto sardo ricordava: «E’ entrato un leone, è uscito un gatto».

Floris si è detto poi molto preoccupato «per l’idea neo centralista del Presidente del Consiglio, rispettosa solo formalmente del sistema delle autonomie, un’idea frettolosa e pressappochista sempre più simile a una matassa aggrovigliata». Non c’è tempo da perdere per presentare il nostro conto allo Stato, ha detto infine Floris, «lo hanno detto stamane anche ai Sindaci parlando di patto di stabilità e Titolo III, ora dobbiamo muoverci senza dividerci perché è giunto il tempo dei fatti».

Il consigliere Edoardo Tocco (FI) ha affermato che la mozione «è un invito evidente a continuare la battaglia dell’autonomia e dell’orgoglio del popolo sardo, chiudendo per sempre la pagina delle rivendicazioni su questa o quella materia». L’iniziativa deve partire da noi, ha continuato Tocco, «abbiamo tante potenzialità e tante risorse e dobbiamo farle valere; anche per questo è auspicabile che la mozione sia condivisa non solo dall’opposizione ma da tutto il Consiglio, sosterremo anche la Giunta quando sosterrà le giuste ragioni della Sardegna».

Il consigliere Marcello Orrù (Psd’Az) ha sottolineato che il punto qualificante della mozione «è mettere un freno alla proposta di riforma dello Stato, una vera dichiarazione di guerra contro la Sardegna, con tutte le competenze su materie strategiche che rischiano di tornare sotto il controllo dello Stato». L’autonomia della nostra isola, ha detto ancora Orrù, «nasce da un diritto naturale e storico, da una insularità che è diventata la spinta forte alla libertà attraverso l’autonomia; ora dobbiamo tradurre questa cultura in atti concreti». Con la riforma del 2001, ha proseguito il consigliere sardista, «si è introdotto il principio di sussidiarietà, le decisioni si prendono nel luogo più vicino ai cittadini; dobbiamo proseguire su questa strada, decentrando verso i Comuni e chiamandoli a partecipare alle decisioni regionali». Da Orrù, infine, un invito a stringere i tempi: «La Giunta deve predisporre una bozza di Statuto in tempi rapidi e il Consiglio deve approvarlo in tempi altrettanto rapidi».

Il consigliere di Sel, Francesco Agus, ha affermato che il tema delle riforme deve essere il “perno della legislatura” e sottolineato come le ultime due legislature precedenti siano da considerarsi come “perse” in materia di riforme. Nel frattempo, ha proseguito Agus, la nostra istituzione autonomistica «è ai limiti della praticabilità» e lo Statuto sardo risente del tempo («è cucito su misura al sistema sardo del 1945») e non tiene conto delle sempre più “invadenti” norme comunitarie. «Il tutto – ha dichiarato l’esponente della maggioranza – ha provocato una separazione tra lo Statuto formale e ciò che è in pratica il nostro statuto». Il consigliere di Sel ha invitato Consiglio e Giunta a procedere in parallelo con la riscrittura dello Statuto, la revisione delle leggi fondamentali della Regione e la riforma degli Enti locali. I ritardi accumulati negli anni sull’argomento fanno sì che sia «concreto il rischio di vedere limitata la nostra specialità». «Mai come oggi – ha spiegato Agus – si salva ciò che è veloce, efficace, trasparente, smart mentre la nostra istituzione non è niente di tutto ciò e tantomeno appare al passo con i tempi». Per Francesco Agus l’attacco all’Autonomia non si combatte con “la chiusura in se stessi” né “piegandosi alle logiche di parte”. Il consigliere della maggioranza ha dunque illustrato le iniziative avviate dalla Prima commissione consiliare in materia di riforme istituzionali. «Domani – ha spiegato il presidente del parlamentino dell’Autonomia – prende il via il ciclo di audizioni sulle riforme che coinvolgerà rappresentanze istituzionali, politiche e sociali». I lavori della commissione incominceranno domani con le audizioni dei rappresentanti di Anci e Cal («iniziamo dai più deboli e dai più esposti alla crisi»). Il consigliere Agus ha auspicato l’approvazione di un documento unitario che sancisca una univoca posizione del Consiglio regionale per le riforme e a difesa dell’Autonomia, evitando di dividersi sui “temi e sui metodi”.

Il consigliere dei Riformatori sardi, Michele Cossa, ha spiegato le ragioni della sottoscrizione della mozione illustrata dall’onorevole Mario Floris, evidenziando come il documento in discussione ponga l’accento sull’urgenza del tema delle riforme e sui pericoli che derivano all’Autonomia sarda dalla bozza di modifica del Titolo V della Costituzione della Repubblica. L’esponente della minoranza ha denunciato “l’assenza” della Sardegna dal dibattito nazionale sulle grandi riforme ed evidenziato come oggi («in particolare alla luce dei risultati delle recenti elezioni europee») sia in discussione l’impianto complessivo della specialità sarda.

Michele Cossa è quindi entrato nel merito del “metodo”, ricordando il risultato referendario del 2012 a favore dell’istituzione dell’Assemblea costituente del popolo sardo per la riscrittura dello Statuto. «Richiamiamo l’attenzione del Consiglio – ha dichiarato Cossa – su quanto chiesto dai sardi con il referendum e chiediamo sia data una risposta». Il consigliere dei Riformatori ha espresso il proprio favore per l’Assemblea costituente, definendola come lo strumento più adeguato per combattere l’aggressione alla nostra Autonomia e per riscrivere il nuovo Statuto.

Il consigliere del gruppo “Soberania e Indipendentzia”, Augusto Cherchi, ha affermato in premessa «il diritto dei sardi all’autodeterminazione» insieme con «l’altrettanto chiaro diritto all’autogoverno».

Per l’esponente della maggioranza la bozza di riforma del Titolo V concretizza il neo centralismo in atto da parte dello Stato italiano. «E il neo centralismo – ha spiegato Cherchi – si combatte con l’idea nuova di stato sardo». Augusto Cherchi ha rimarcato la necessità di ridefinire i rapporti tra la Sardegna e Italia, mettendo al centro del processo l’idea di sovranità. Il consigliere del gruppo “Soberania e Indipendentzia” ha auspicato l’apertura di una nuova stagione costituente e sottolineato come «i sardi siano titolari di una sovranità originaria e non delegata dallo Stato italiano».

Il presidente Ganau ha dato, poi, la parola ad Angelo Carta (Psd’Az), il quale ha dichiarato di aver sottoscritto questa mozione perché l’ha ritenuta di fondamentale importanza per la Sardegna. E’ importante però, secondo Carta, coinvolgere anche la società sarda nella riscrittura dello Statuto. «Il popolo sardo ci guarda con diffidenza», bisogna decidere in che modo coinvolgerlo in questo importante processo di modifica e di tutela dell’autonomia della Sardegna. Per Carta alla mozione va aggiunta l’istituzione dell’Assemblea costituente per la riscrittura dello Statuto: «E’ lo strumento migliore per coinvolgere il popolo sardo, non è una diminutio per il Consiglio regionale».

Un ringraziamento al proponente della mozione, Mario Floris, è stato espresso da Oscar Cherchi, consigliere regionale di Forza Italia, perché «ha posto l’accento su un tema importante e scottante». L’esponente dell’opposizione ha ricordato come quanto sta accadendo a livello nazionale, con la modifica del Titolo V, vede la diminuzione dell’autonomia delle regioni. Un’autonomia guadagnata dall’Isola oltre 60 anni fa. «I cittadini ci chiedono di tutelare l’autonomia. Davanti a quanto sta accadendo, chiediamo alla Giunta e a tutto il Consiglio di presentare una proposta di legge di modifica dello Statuto entro 90 giorni da presentare con urgenza al governo». Cherchi ha anche ricordato gli impegni presi, in quell’aula, dal presidente della Repubblica e ha esortato l’esecutivo a ricordare al capo dello Stato quanto accaduto in quell’importante incontro, avvenuto nella scorsa legislatura, sollecitando un incontro anche con il presidente della Camera dei deputati, del Senato e una delegazione delle Istituzioni regionali della Sardegna per riscrivere i rapporti tra l’Isola e il Governo.

Ha quindi preso la parola Paolo Zedda (Rossomori) che ha sottoscritto la proposta di affidare all’Assemblea Costituente la riscrittura dello Statuto sardo. «E’ lo strumento migliore – ha detto Zedda – per coinvolgere tutta la società sarda e riaffermare il principio di autodeterminazione del popolo sardo.»
«Su mundu modernu est andendu faci a unu centralismu culturali, economicu e amministrativu (il mondo va verso un centralismo culturale, economico e amministrativo) – ha detto il rappresentante dei Rossomori nel suo intervento svolto interamente in lingua sarda – est doveri nostu a marcai is diferentzias e a amparai s’identidadi nosta. Custu at a donai prus forza a sa Sardigna. Du depeus fairi po is fillus nostus (è nostro dovere evidenziare le differenze e difendere la nostra identità. Questo darà più forza alla Sardegna. Lo dobbiamo fare per i nostri figli).»

Il consigliere Efisio Arbau, capogruppo di Sardegna Vera, ha messo l’accento sul fatto che «si sta avviando un tentativo su un terreno dove la classe dirigente sarda ha sempre fallito». Noi stiamo appena iniziando a lavorare, ha aggiunto Arbau, «mentre qualcuno (il governo), sta lavorando a ritmo molto più serrato sul titolo V della Costituzione, sui rapporti fra Stato e autonomie con una forte idea di accentramento e sul riordino del sistema degli enti locali, con abolizione delle Province e la riscrittura della presenza delle autonomie sul territorio».

Anche questo Consiglio regionale fallirà come hanno fallito molti altri, ha chiesto il consigliere Arbau. «Noi pensiamo che non si possa giocare in difesa, abbiamo davanti due strade: l’Assemblea costituente, che per noi è la via maestra e la più praticabile, oppure affidarci all’attività legislativa del Consiglio che potrebbe essere una via più veloce, investendo del compito la commissione Autonomia con un testo elaborato in sede redigente da sottoporre all’Aula». Prima dobbiamo scegliere il metodo, ha concluso il consigliere, e poi la sostanza e, su questa, «la nostra posizione è quella di trasformare la regione in una comunità autonoma».

Il consigliere Modesto Fenu (Zona Franca) ha rivendicato al Consiglio il ruolo di rappresentare compiutamente il popolo sardo, anche nel difficile rapporto con lo Stato. Nel momento in cui si vuole mettere in discussione l’autonomia della Sardegna, ha dichiarato Fenu, «dall’Aula deve arrivare un sussulto d’orgoglio, una proposta forte che, attraverso un nuovo Statuto, determini migliori condizioni di convivenza e di indipendenza economica, superando la condizione imbarazzante di elemosinare ragioni e diritti ad uno Stato centralista». Fenu ha infine auspicato «una convergenza di posizioni di tutto il Consiglio ed una accelerazione del processo riformatore».

Il consigliere Christian Solinas (Psd’Az) ha affermato in apertura «che il tema istituzionale è la precondizione di ogni ipotesi di sviluppo, abbiamo tante emergenze ma credo che anche la Giunta si stia rendendo conto che tutti questi problemi devono essere ricondotti alla tendenza alla verticalizzazione centralistica dello Stato che ha segnato un grave passo indietro rispetto alla recente riforma del Titolo V». Sul piano procedurale, secondo Solinas, «la riscrittura dello Statuto non può esaurirsi nel lavoro della commissioni e dell’Aula perché la complessità dei problemi che abbiamo di fronte non ci consente di intervenire con strumenti ordinari: ormai è l’Italia non regge più». La Costituente diventa a questo punto, per il consigliere sardista, «un grande processo popolare, è stata oggetto dei quesiti referendari approvati plebiscitariamente; ora commissione, Consiglio e Giunta devono chiarire come si pone rispetto a questo pronunciamento popolare». Il nodo, ha aggiunto Solinas, «è riscrivere i rapporti non solo con lo Stato ma con l’intera Europa; noi non siamo indipendentisti ma questo non significa separatismo o isolazionismo, significa contrattare alla pari le questioni, senza elemosinare, con la dignità dei sardi che deve trovare un nuovo riconoscimento istituzionale». Dobbiamo stabilire, ha concluso Solinas, «a quale titolo vogliamo inserirci nel contesto internazionale con la nostra specificità».

Il capogruppo del “Misto”, Gavino Sale (Irs), in apertura del suo intervento ha citato Eleonora d’Arborea («a 16 anni di distanza dalla scrittura della Carta Delogu l’aveva definita superata») per ribadire come per lo Statuto del 1948 sia arrivato il tempo della riforma. «Questa è la volta buona», ha dichiarato Sale, pur evidenziando come l’attuale maggioranza, anche se legittimata a governare dal voto popolare, in realtà rappresenti solo il 18% dei sardi aventi diritto al voto. A questo proposito, il consigliere Sale ha sottolineato “la trasversale esigenza per il superamento dell’Autonomia” e ha dichiarato che è “ormai maturo il tempo della sovranità”. Il consigliere di Irs ha auspicato la rapida attivazione di meccanismi di partecipazione e coinvolgimento “del resto della nazione sarda”. Gavino Sale ha quindi annunciato il voto contrario alla mozione Floris e più, dichiarando di non condividere il mandato alla Giunta per scrivere entro 90 giorni il nuovo Statuto sardo.

Il capogruppo del Pd, Pietro Cocco, ha evidenziato come i temi proposti al confronto in Aula dalla mozione in discussione siano stati affrontanti in occasione dell’approvazione dell’ordine del giorno dello scorso 9 aprile, in materia di riforme costituzionali. Pietro Cocco ha invitato il Consiglio «a non essere solo vigile del percorso delle riforme ma attore propositivo». «Il dibattito – ha spiegato il consigliere Pd – serve infatti non per difendere l’Autonomia ma per rilanciarla, anzi dobbiamo cogliere l’occasione per rianimarla».

Il capogruppo della maggioranza ha dunque ricordato il dispositivo dell’ordine del giorno unitario approvato in Consiglio lo scorso 9 aprile e rimarcato in tono critico il voto di astensione del consigliere Mario Floris. Pietro Cocco ha chiesto dunque la bocciatura delle mozione e ha dichiarato di non condividere l’impegno rivolto alla Giunta per la riscrittura entro 90 giorni del nuovo Statuto.

Il capogruppo di Forza Italia, Pietro Pittalis, ha definito “drastica” la posizione espressa dal capogruppo Pd in conclusione del suo intervento e auspicato la prosecuzione del dibattito in termini costruttivi, constatando che sul tema delle riforme, nel corso degli ultimi decenni, non si sono registrati risultati apprezzabili. Il capogruppo della minoranza ha dichiarato «come non da oggi sia evidente la necessità di una profonda riforma dello Statuto sardo» e ha denunciato come dal 1948 la Regione operi con uno Statuto che non è espressione della volontà regionale ma statale. Pietro Pittalis ha dichiarato dunque il favore per il percorso dell’assemblea costituente, insieme con l’opportunità di meccanismi di partecipazione e coinvolgimento del popolo sardo. In conclusione del suo intervento l’esponente di Fi si è dichiarato disponibile per la predisposizione di un ordine del giorno unitario e non ha nascosto perplessità per l’impegno alla Giunta contenuto nel dispositivo della mozione per la predisposizione del testo di Statuto entro 90 giorni.

Il presidente del Consiglio, Gianfranco Ganau, ha dato la parola alla Giunta regionale ed è intervenuto l’assessore delle Riforme, Gianmario Demuro. L’esponente dell’esecutivo si è detto emozionato nell’affrontare in Aula questo argomento che è stato per lui materia di studio di una vita e ha detto di avere profondo rispetto per la democrazia regionale su cui si basa la storia della Repubblica e su cui si basa l’articolo 5 della Costituzione. Demuro ha reso noto all’Aula di aver sottoscritto un emendamento in Conferenza Stato-Regione che prevede che nessuna modifica dello Statuto possa avvenire senza accordo con la regione e che venga tutelato il patrimonio della specialità. L’emendamento ora è all’attenzione del Parlamento. L’assessore ha poi esortato il Consiglio a porsi alla guida della modifica dello Statuto, testo fondamentale e necessario in questo momento di profondi cambiamenti all’interno dell’Unione europea, che tra l’altro ha manifestato attenzione verso la tutela delle autonomie.

Confermando su questo argomento il lavoro della Giunta in collaborazione con l’attività del Consiglio e della Commissione Autonomia, ha proposto uno Statuto nuovo, moderno e capace di rafforzare la democrazia regionale.

Per la replica è intervenuto Mario Floris (Sardegna-Uds) che ha sottolineato la sua paura che il Governo vada avanti senza rispettare la specialità della Sardegna. «Non dobbiamo avere la fretta di Renzi, ma comunque bisogna avere fretta. Finora siamo sempre arrivati in ritardo». Per Floris l’insularità deve avere una dignità costituzionale. L’esponente dell’Uds ha espresso disappunto per la chiusura verso la mozione espressa dal capogruppo del Pd Pietro Cocco.

Il presidente Ganau ha, poi, dato la parola a Modesto Fenu (Sardegna-Movimento Zona franca) per dichiarazione di voto. L’esponente della minoranza ha auspicato che su un argomento così importante si trovi un accordo con un ordine del giorno unitario, ritenendo la posizione espressa dalla giunta non più sufficiente.

Il consigliere Michele Cossa (Riformatori sardi) ha definito inutili le discussioni «sul metodo» e criticato le posizioni contrarie all’Assemblea costituente: «Non è vero che prevede tempi troppo lunghi, è vero invece che sono passati alcuni decenni senza cavare un ragno dal buco e difficilmente questo Consiglio riuscirà a cavare un ragno dal buco: la costituente sarebbe la via più rapida ed efficace e l’Assemblea ha il dovere di dare una risposta: o sì o no».

Il capogruppo di FI Pietro Pittalis, si è detto convinto che «tenuto conto della complessità dell’argomento e delle posizioni emerse, occorra un ulteriore supplemento di riflessione per arrivare a un ordine del giorno unitario, ma non si può fare tutto in qualche minuto». Meglio sospendere la discussione della mozione, ha suggerito Pittalis, se è d’accordo il primo firmatario, «per poi riportare un nuovo documento in Aula al più presto».

Presidente ha chiesto al consigliere Floris la sua opinione sull’ipotesi prospettata, ottenendo una risposta positiva.

Il consigliere Daniele Cocco, capogruppo di Sel, ha rilevato che «Floris, in un primo momento, si era detto contrario all’ordine del giorno, però se oggi cambia idea noi siamo disponibili». Peraltro, ha osservato, «rispetto al comma 2 della mozione la commissione è già molto avanti con i lavori».

Il consigliere Pietro Cocco (Pd) ha dichiarato di condividere la richiesta del consigliere Pittalis.

Il consigliere Floris ha poi annunciato il ritiro della mozione ma, dopo un successivo approfondimento, il presidente Ganau ha chiarito che si intende accettata dall’Aula la decisione di sospendere la discussione della mozione e rinviarla ad altra data.

L’Aula ha quindi proseguito nell’esame dell’ordine del giorno, affrontando la discussione della mozione n. 32 (Antonio Solinas e più) «sul ventilato inserimento della Sardegna fra le aree idonee ad ospitare il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi».

Il presidente Ganau ha dato la parola al consigliere Antonio Solinas per l’illustrazione della mozione.

Il consigliere Antonio Solinas (Pd), illustrando il contenuto della mozione, ha sostenuto «si tratta di un argomento non di parte che riguarda tutta la Sardegna, già affrontato in precedenti legislature». La Sardegna, ha spiegato, «è tornata in qualche modo all’attenzione del governo dopo l’approvazione di un provvedimento legislativo che fissa al 31 dicembre di quest’anno la predisposizione di un programma nazionale che prevede anche l’individuazione del sito unico per lo smaltimento dei rifiuti radioattivi». In un recente incontro delle commissioni competenti di Camera e Senato, è stato annunciato, ha proseguito Solinas, «che fra una settimana saranno pubblicati sia l’elenco dei siti idonei che le linee guida per lo smaltimento dei materiali, linee che in effetti già si conoscono: stabilità geologica, isolamento da infrastrutture umane, protezione da condizioni meteo estreme, tutto fa pensare che si tratti della Sardegna». Però i sardi, ha osservato il consigliere del Pd, «si sono già espressi dicendo che sulla nostra terra non c’è spazio per siti nucleari di qualunque tipo; c’è stato un referendum svoltosi nel maggio del 2001 che ha avuto il 97% dei voti, bisogna ricordare queste cose al governo nazionale e alla Sogin, con correttezza ma anche con molta fermezza».

Il capogruppo di “Soberania e Indipendentzia”, Emilio Usula, ha ribadito la convinta sottoscrizione alla mozione in discussione e riaffermato ferma contrarietà all’ipotesi della Sardegna come sito di stoccaggio dei rifiuti nucleari. L’esponente della maggioranza ha sottolineato come la Regione sia tra quelle italiane maggiormente gravata da servitù militari, con intere porzioni del territorio destinate a poligoni e altre parti gravemente inquinate. A questo proposito Emilio Usula ha preannunciato una mozione nella quale si denunciano livelli di inquinamento oltre le soglie limite nel territorio di Portoscuso. Il consigliere dei Rossomori ha dunque ricordato i danni e le penalizzazioni che derivano all’intera Sardegna e a tutti i suoi settori produttivi, ad incominciare dall’agroalimentare e il turismo, da una simile situazione che unita al diffondersi di Blue Tongue e peste suina nei campi, rischia di compromettere il futuro della nostra terra. «Se non fermeremo le scorie nucleari – ha ammonito Usula – questa passerà alla storia come la legislatura “accabadora” della Sardegna».

Il capogruppo di “Sardegna Vera”, Modesto Fenu, ha dichiarato la piena condivisione alle premesse contenute nella mozione Solinas e più, e proposto alcune modifiche nel dispositivo deliberativo del documento. In sintesi, il consigliere della minoranza, ha proposto l’eliminazione della parte relativa “all’apertura del confronto col governo” con una dicitura che afferma «la contrarietà della Regione alle scorie nucleari nell’Isola, in forza al pronunciamento popolare del referendum del 2011».

Il presidente del Consiglio ha quindi concesso la parola al capogruppo di Sel, Daniele Cocco che ha ricordato il referendum consultivo del 15 e 16 maggio del 2011 e ribadito con forza “il no a qualunque ipotesi veda la Sardegna come deposito di scorie nucleari”. Daniele Cocco si è detto favorevole alle modifiche proposte dal collega Modesto Fenu e ha auspicato una presa di posizione unitaria del Consiglio contro “nuove pratiche coloniali ai danni dei sardi”.

 l presidente Ganau ha dato la parola all’assessore delle Riforme, Gianmario Demuro, il quale ha ribadito la contrarietà della Giunta ad accogliere le scorie nucleari nell’Isola. La Giunta ha confermato la fermezza con cui vigilerà per contrastare con ogni mezzo tutte le iniziative che vogliono stoccare in Sardegna scorie nucleari. Demuro ha illustrato i punti che l’Esecutivo utilizzerà per difendere l’Isola e i sardi nel confronto con il governo: punterà sul grande sacrificio della Sardegna già gravata da servitù militari, «che hanno inquinato i siti deputati alle esercitazioni militari», sull’insularità che renderebbe altamente rischiosi i trasporti. Il deposito delle scorie in Sardegna creerebbe, ha continuato Demuro, un grave pregiudizio per le azioni di valorizzazione ambientale dell’Isola e per l’industria turistica, oltre al grave rischio per la salute. «Condividiamo la mozione», ha concluso l’assessore. Il proponente del testo, Antonio Solinas (Pd), ha chiesto al presidente qualche minuto di sospensione per la predisposizione di un ordine del giorno unitario da condividere con l’Aula, richiesta accolta dal presidente.

Alla ripresa dei lavori, il presidente Ganau ha comunicato che era stato presentato un ordine del giorno, firmato da tutti i capigruppo, e che quindi la mozione era stata ritirata. Il testo impegnava il presidente della Regione «a respingere ogni possibilità che la Sardegna venga inserita tra le aree idonee a ospitare il sito sul quale sorgerà il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi, nel rispetto dell’esito referendario del 15 e 16 maggio 2011».

L’ordine del giorno è stato messo in votazione ed è stato approvato.

Il presidente Gianfranco Ganau ha dichiarato conclusa la seduta e ha convocato il Consiglio regionale a domicilio.

Consiglio regionale 42 copia

La Giunta regionale metterà in campo tutte le azioni necessarie per evitare che la Sardegna venga inserita tra le aree idonee ad ospitare siti per i rifiuti radioattivi. Lo ha detto l’assessore agli Affari generali Gianmario Demuro intervenendo in Aula, a nome dell’esecutivo, nel dibattito sulla mozione 32 presentata dal centrosinistra.

«Creare un deposito nucleare in Sardegna non è pensabile – ha aggiunto Demuro – l’Isola paga già un costo salatissimo per la presenza delle servitù militari nel suo territorio e non è disposta a mettere a rischio l’ambiente e la salute dei cittadini».

Il Consiglio regionale questa sera ha approvato un ordine del giorno unitario contro il rischio “scorie nucleari” nell’Isola.

Il documento impegna il presidente della Regione «a respingere ogni possibilità che la Sardegna venga inserita tra le aree idonee ad ospitare il sito sul quale sorgerà il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi nel rispetto dell’esito referendario del 15 e 16 maggio del 2011». 

Consiglio regionale 42 copia

Questa mattina la seduta del Consiglio regiuonale si è aperta sotto la presidenza del presidente Gianfranco Ganau. Al primo punto all’ordine del giorno la proposta di legge n. 1/STAT/A (ARBAU e più) “Ineleggibilità ed incompatibilità con la carica di consigliere regionale: interpretazione autentica dell’articolo 22, comma 2, della legge regionale statutaria 12 novembre 2013, n. 1 (Legge statutaria elettorale ai sensi dell’articolo 15 dello Statuto speciale per la Sardegna)”.

Il presidente ha dato la parola al relatore del testo, indicato dalla Commissione Autonomia, Roberto Deriu (Pd). Il consigliere ha sottolineato l’importanza della legge che chiarisce l’articolo dello Statuto che stabilisce le ineleggibilità e incompatibilità tra la carica di consigliere regionale e di sindaco. «Una legge particolarmente importante – ha detto Deriu – perché si basa sull’autonomia costituzionale della Sardegna all’interno della Repubblica».

«La Prima Commissione consiliare permanente ha approvato, nella seduta del 20 maggio  2014, la proposta di legge n. 1/STAT, a maggioranza; i consiglieri dei gruppi di opposizione si sono astenuti. La Commissione – ha affermato Deriu – aveva già in una precedente seduta discusso del percorso più idoneo per evitare incertezze in sede di interpretazione, che ai più appaiono non particolarmente motivate. Ugualmente si è inteso procedere all’interpretazione autentica di norme che rivestono un rilievo decisivo nell’ordinamento in relazione ai rapporti tra legislazione regionale e statale.

Con la proposta presentata da consiglieri di gruppi dei diversi schieramenti, si è individuata la legge rinforzata ex articolo 15 dello statuto (cosiddetta legge statutaria), per assicurare alla norma ermeneutica lo stesso rango formale riservato dal legislatore regionale alle disposizioni interpretate, il comma 2 dell’articolo 22 della legge regionale statutaria 12 novembre 2013, n. 1». Il relatore ha poi proseguito: «È espressa e netta la volontà di rendere esplicita e chiara la disciplina iscritta nel testo della legge elettorale statutaria regionale del 2013 mediante la sua interpretazione autentica. Il punto di principio che merita di essere sottolineato, in via preliminare e principale, è il seguente: la materia della incompatibilità e segnatamente quella dei sindaci di cui si discute, è espressamente, direttamente e compiutamente disciplinata dallo statuto speciale che delinea e circoscrive con puntualità alcuni casi di incompatibilità (articolo 17). Non si può discutere la natura prevalente di tale disposizione sulla legislazione ordinaria poiché il carattere rigido della fonte costituzionale ha un valore che va al di là della singola disposizione ed attiene al fondamento della specialità, ai suoi contenuti, ed al riconoscimento di peculiarità che permeano l’intero ordinamento. Abbiamo dunque – ha ribadito con decisione Deriu – una norma di rango costituzionale che trae la propria origine dalla specifica autonomia regionale; tale natura mai è stata messa in discussione dal legislatore regionale, né può esserlo da quello statale.»

In proposito è limpida la Suprema Corte di Cassazione: «La preclusione dell’applicazione, nel territorio della Regione Sardegna, della predetta normativa statale [sulle incompatibilità] deriva dal rapporto tra lo Statuto regionale sardo e la citata legislazione statale, che si configura, nella parte che qui interessa, non soltanto in termini di sovraordinazione della norma costituzionale (tale essendo il rango formale degli Statuti speciali delle Regioni ad autonomia differenziata) rispetto a quella ordinaria, ma anche quale rapporto tra legge speciale e legge generale, giacché la disciplina della incompatibilità alla carica di consigliere regionale trova la sua speciale regolamentazione nello Statuto speciale, con la conseguenza che la disciplina della medesima, dettata in via generale con [la] legge e il decreto legislativo statali, non può configurarsi come automaticamente integrativa di quella speciale” (Cass. Civ., Sez. I, sent. n. 12806 del 10 luglio 2004).

Nessun dubbio, pertanto, sulla intangibilità, da parte di pure sopravvenute disposizioni di rango statale, dell’intera materia delle incompatibilità previste per le categorie di cui all’articolo 17 dello statuto speciale.

La operatività di norme statali sopravvenute, come quelle citate dal comma 2 dell’articolo 22 in discorso, sarebbe pertanto consentita nell’ordinamento sardo esclusivamente se accolte nello stesso ordinamento dal legislatore regionale, ma limitatamente alle materie rispetto alle quali lo statuto speciale non abbia previsto, ed unicamente in attuazione del dettato dell’articolo 15 dello statuto speciale; in questo modo la materia risulta già compiutamente disciplinata, sino al momento nel quale il legislatore regionale non dia attuazione all’articolo 15.

Lo statuto rimette infatti al legislatore regionale (mediante la legge rinforzata cosiddetta statutaria) la disciplina dei casi di incompatibilità e ineleggibilità dei consiglieri regionali, riconoscendo così che tale aspetto va collegato alle peculiarità della Regione ed alla forma di governo che essa deve darsi: ciò richiede una normativa organica e puntuale. Il difetto sta dunque semmai nel mancato esercizio di questa potestà che qualifica l’autonomia regionale.

Il quadro è chiaro: il legislatore statale non può legittimamente introdurre deroghe o modificazioni, integrazioni, limitazioni od estensioni alle norme previste dallo statuto, che costituiscono un limite invalicabile ai provvedimenti legislativi prodotti dai procedimenti ordinari del Parlamento; interventi del legislatore regionale sono invece consentiti, ma in sede di applicazione dell’articolo 15 dello statuto.

Resta allora da definire l’ambito di applicazione delle norme richiamate dal testo oggetto di interpretazione autentica; ambito che senza dubbio – ha detto in conclusione del suo intervento l’esponente del Pd – risulta coincidere con la materia estranea alle disposizioni dettate dall’articolo 17 dello statuto, perciò escludendo senza incertezze ogni riferimento alle categorie che sono fatte oggetto di espressa menzione, come statuito dalla citata sentenza della Suprema Corte.

La dottrina giuridica ci consegna una riflessione culturale vasta e forse non dominabile appieno in relazione all’interpretazione del diritto».

Il presidente del Consiglio regionale ha dato, poi, la parola al presidente della Commissione Autonomia, Francesco Agus (Sel): «Ringrazio l’onorevole Deriu per la sua chiarezza nello spiegare le motivazioni alla base di questo testo condiviso in Commissione». Agus ha spiegato che si è voluta chiarire definitivamente una norma che avrebbe potuto esporre i sindaci a ricorsi, gli stessi primi cittadini «che sono e sono stati il terminale della crisi in cui versa la nostra regione, che hanno subito manovre statali sempre verso un’unica direzione e che hanno dovuto aumentare le tasse e ridurre i servizi comunali». Era doveroso, secondo il consigliere di Sel, non esporli a ulteriori problemi per il rischio di una errata interpretazione.

Agus ha sottolineato che il lavoro svolto in Commissione è stato unitario, intenso e ricco di contenuti. L’esponente della maggioranza ha, però, evidenziato che ci sono ancora molti temi su cui bisogna riflettere e con urgenza: dalla Statutaria alla modifica della legge elettorale. «E’ sotto gli occhi di tutti – ha affermato – che la legge elettorale contenga dei pregiudizi: territoriale, di genere e politico. Territoriale perché non è stata garantita la rappresentatività di tutti i territori, di genere perché non possiamo avere soltanto quattro donne elette in Consiglio regionale, e politico perché non possono essere escluse dal parlamento regionale forze politiche che hanno preso il 10 o il 4 per cento».

Il presidente del Consiglio, Gianfranco Ganau, non avendo altri iscritti a intervenire nella discussione generale ha dunque concesso la parola per il parere della Giunta. L’assessore delle Riforme, Gianmario Demuro, ha dichiarato di rimettersi alla volontà del Consiglio e ricordato la recente approvazione della legge statutaria elettorale. «La Giunta – ha proseguito l’assessore – si riserva di presentare una proposta di legge statutaria con un catalogo delle incompatibilità e ineleggibilità».

Il presidente del Consiglio ha dichiarato quindi conclusa la discussione generale e posto in votazione il passaggio agli articoli che l’assemblea ha approvato per alzata di mano.

Il presidente ha poi annunciato la presentazione dell’emendamento n. 1, sostitutivo all’articolo 1 della proposta di legge in discussione e ha aperto la discussione sull’emendamento, dopo la lettura del testo: «Nell’articolo 22 comma 2 della legge statutaria elettorale regionale, la dizione “oltre quanto disposto dallo Statuto” si interpreta nel senso che per le categorie previste dall’articolo 17 dello Statuto è escluso ogni riferimento alla legislazione statale e i casi di incompatibilità sono quelli previsti dal medesimo articolo 17».

Il consigliere del Pd, Roberto Deriu, ha ricordato la natura “meramente interpretativa” del provvedimento all’esame dell’Aula e ha sottolineato come la questione di maggiore rilievo è rappresentata dall’autonomia costituzionale della Sardegna all’interno della Repubblica italiana. «E’ in gioco il ruolo dello Statuto sardo», ha proseguito il consigliere Deriu, dichiarandosi d’accordo nella volontà mostrata dal presidente della commissione Autonomia, nel rivedere alcuni punti della legge elettorale vigente. Roberto Deriu ha dunque raccomandato l’approvazione dell’emendamento sostitutivo totale in discussione.

Il capogruppo di Forza Italia, Pietro Pittalis, ha chiesto la parola sull’ordine dei lavori e chiesto al presidente del Consiglio una breve sospensione dei lavori per approfondimenti sul testo dell’emendamento presentato in Aula. Il presidente Ganau ha concesso una breve sospensione.

Alla ripresa dei lavori, il consigliere Roberto Deriu (Pd), riferendosi al contenuto della breve sospensione, ha chiesto chiarimenti sull’orientamento dei gruppi. Il capogruppo di FI Pietro Pittalis ha affermato che il confronto fra i gruppi è stato utile e, di conseguenza, l’Aula può riprendere la discussione.

Il consigliere Michele Cossa (Riformatori sardi), intervenendo per dichiarazione di voto, ha ricordato le perplessità del suo gruppo, che non ravvisa «l’urgenza di intervenire sulla legge elettorale a pezzetti; alcune criticità sono già emerse, altre se ne sono aggiunte subito dopo il voto». Il problema, a suo giudizio, «rimane aperto sia per la preferenza di genere che per la mancata rappresentanza di importanti territori dell’isola, perciò intervenire su una parte della legge elettorale come se prevalesse l’interesse di alcuni consiglieri a conservare il loro status ci sembra sbagliato: ci siamo astenuti in commissione e ci asterremo anche in Aula».

Il consigliere Efisio Arbau, capogruppo di Sardegna Vera, ha annunciato il voto favorevole, sostenendo fra l’altro che «la legge elettorale non va certamente bene, sia per irragionevoli soglie di sbarramento che per il mancato rispetto della parità di genere, ma qui stiamo solo precisando che le norme del nostro Statuto possono essere modificate solo con legge costituzionale; andava precisato, in particolare, l’art. 22 della legge statutaria». Concludendo, Arbau ha osservato sul piano politico che «il contributo dei sindaci consiglieri regionali è determinante».

Il consigliere Roberto Desini (Misto) ha dichiarato che la legge in esame si limita a rivedere solo art. 22 della legge statutaria. «I consiglieri regionali che sono anche sindaci pro tempore – ha aggiunto – non vogliono salvaguardare il loro scranno ma mettere solo ordine e chiarezza nella normativa vigente». Quanto all’intervento complessivo sulla legge elettorale, Desini ha ricordato che sulla materia «la maggioranza ma credo l’intero Consiglio hanno manifestato l’impegno di rivederla a 360 gradi e tale impegno sarà mantenuto».

Il consigliere Stefano Tunis (FI) ha sottolineato che «al di là delle parole gentili, l’articolo in questione è stato approvato e imposto dalla maggioranza, mentre l’opposizione aveva chiesto che l’intervento sulla legge elettorale fosse esteso alle tante criticità più volte richiamate». Sul merito, ha precisato, «non possiamo essere contrari, ma auspichiamo una riforma complessiva, come avrebbe dovuto fare anche la Giunta».

Il consigliere Francesco Agus (Sel) ha annunciato il voto favorevole al provvedimento, aggiungendo che «non si tratta di un intervento per parti sulla legge elettorale che peraltro Sel ha considerato sbagliata fin dalla precedente legislatura, ma solo di difendere il rango costituzionale dello Statuto sardo; siamo disponibili a una revisione complessiva e partecipata della legge elettorale, possibilmente nella prima parte di questa legislatura».

Il consigliere Mario Floris (Misto) ha detto di non aver sentito il parere della Giunta.

Il presidente ha chiarito che l’esecutivo intende rimettersi alla volontà dell’Aula.

Non essendoci altri iscritti a parlare il presidente ha messo in votazione la legge, che l’Aula ha approvato con 50 voti favorevoli e 5 astensioni. Subito dopo, il presidente Ganau ha tolto la seduta. I lavori riprenderanno nel pomeriggio alle 16 con la discussione della mozione 22 che vede come primo firmatario il consigliere Mario Floris, sulla riforma del Titolo V°

della Costituzione.

Gavino Manca.

Gavino Manca, presidente della 2ª commissione..

Definire in tempi certi le procedure per la stabilizzazione degli oltre trecento operatori dei Csl, Cesil e Consorzio delle due Giare, e valutare l’ipotesi di una proroga della scadenza (30 settembre 2014) dei contratti a tempo determinato per i lavoratori dei servizi per l’impiego: è questo l’invito rivolto dal presidente della Seconda commissione, Gavino Manca, agli assessori regionali del Lavoro e del Personale, a conclusione delle audizioni dei due componenti l’esecutivo e dei cinque rappresentanti delle organizzazioni sindacali (Cgil, Cisl, Uil, Sadirs e Fedro).

Il “caso” è quello noto e che, nel corso dell’ultimo decennio, ha registrato ben otto interventi legislativi da parte del Consiglio regionale (leggi 20/2005; 13/2012; 17/2012; 25/2012; 3/2013; 10/2013; 38/2013 e 40/2013): riguarda il personale assunto con contratto a tempo determinato  negli Enti Locali e poi trasferito (nelle more del riordino istituzionale degli enti territoriali e del sistema dei servizi per il lavoro e lo sviluppo) per effetto della legge regionale n.10 del 29 aprile 2013, all’Agenzia regionale per il lavoro. La legge n.38, approvata dal Consiglio regionale il 20 dicembre 2013 ha quindi disposto l’autorizzazione per l’Agenzia regionale del lavoro ad indire i concorsi pubblici per l’assunzione del personale a tempo indeterminato per i servizi per il lavoro, fissando al 31 dicembre 2014 la scadenza delle procedure selettive. Successivamente, il 30 dicembre 2013, il Consiglio ha approvato la legge n.40 che fissa al 30 settembre 2014 la scadenza dei contratti a termine dell’Agenzia regionale del lavoro. Riguardo a tale data, nel corso delle rispettive audizioni, Giampaolo Spano (Uil), Antonio Cois (Cgil) e Davide Paderi (Cisl) hanno espressamente invitato la Giunta, la commissione e il Consiglio regionale a procedere con una proroga dei contratti, evidenziando le lungaggini e la complessità della selezione pubblica. Al contrario, i rappresentanti di Sadirs, Luciano Melis, e Fedro, Antonello Troffa, hanno manifestato perplessità sull’ipotesi di una proroga della scadenza  dei contratti a tempo determinato, ribadendo l’opportunità di procedere con i concorsi, pur nelle difficoltà che derivano dai limiti di spesa e di finanza pubblica, ad incominciare dal vincolo del 3% di nuovi assunti sul totale del personale regionale cessato.

L’assessore del Lavoro, Virginia Mura, nel suo intervento, ha ribadito l’impegno per un miglioramento dei servizi per l’impiego («devono fare incontrare per davvero domanda e offerta di lavoro») e l’avvio delle attività  di formazione rivolte agli operatori dei Csl (sia quelli ex ministeriali che quelli con contratto a tempo determinato). L’assessore ha annunciato la predisposizione della bozza dello statuto dell’Agenzia regionale del lavoro e la definizione della pianta organica, assicurando che entrambi i documenti saranno tempestivamente trasmessi in commissione per il parere di competenza e portati all’attenzione della Giunta per la necessaria approvazione.

L’assessore del Personale, Gianmario Demuro, ha rimarcato il contesto nel quale si colloca il “caso” del personale Cesil e Csl («una legislazione parzialmente dichiarata incostituzionale ma è in vigore la disciplina regionale, legge n. 38 del 20 dicembre 2013, che stabilisce l’indizione dei concorsi pubblici») ricordando i vincoli della spesa pubblica, unitamente ai limiti fissati per le assunzioni e all’obbligatorietà dei concorsi per l’accesso alla pubblica amministrazione.

Pr. Pigliaru riunione di Giunta

La riunione di Giunta regionale oggi si è aperta con l’approvazione della delibera che sancisce l’uscita della Regione dal progetto Galsi e la prosecuzione del processo di metanizzazione, con la creazione di un gruppo di lavoro e l’avvio immediato del confronto con il Governo per la definizione degli interventi infrastrutturali a carico dello Stato che permettano in tempi brevi alla Sardegna di avviare la metanizzazione in modo differente. 

Tra le altre delibere approvate, quella riguardante gli adempimenti urgenti della società in house Igea, proposta dall’assessore dell’Industria Maria Grazia Piras, nella quale è stato designato quale commissario liquidatore, come previsto dalla legge regionale 4/2014 e dal codice civile, Antioco Gregu. Al liquidatore è stato dato il mandato di compiere con la massima urgenza ogni necessario accertamento sullo stato patrimoniale ed organizzativo della società IGEA e di valutare l’opportunità di formulare un piano industriale che individui una concreta prospettiva di risanamento della società, assicurandone l’equilibrio gestionale nel medio e lungo periodo. Il liquidatore avrà intanto il mandato di proseguire nell’esercizio provvisorio al fine di non interrompere le attività di mantenimento in sicurezza dei siti minerari, cui IGEA è obbligata, e per non disperdere le risorse disponibili. Confermati, nel collegio sindacale, i sindaci già designati in precedenza. Due le proposte dell’assessore degli Affari generali Gianmario Demuro. La prima riguarda il budget economico sperimentale per l’anno 2014, e con questo provvedimento la Giunta adotta il budget che contiene tutti i costi di funzionamento della Regione, organizzati per centri di costo omogenei suddivisi nelle varie direzioni generali. E’ sul tema del personale la seconda, in cui si delibera di avviare un processo di riorganizzazione delle direzioni generali dell’Amministrazione e predisporre un disegno di legge in proposito. Le ipotesi di riorganizzazione dovranno essere adeguate agli obiettivi e alle strategie del programma di governo, tenendo come criteri la valutazione dei servizi centrali rispetto ai valori medi e la razionalizzazione di quelli periferici, oltre che la riduzione delle posizioni dirigenziali di studio, ricerca e ispettive.Sono state due anche le delibere portate al tavolo dall’assessore del Turismo e dell’artigianato Francesco Morandi. La prima ha riguardato l’approvazione delle direttive di attuazione relativamente all’integrazione dei fondi di garanzia dei Consorzi fidi dei comparti artigianato e commercio, con la decisione di costituire un tavolo interassessoriale al fine di formulare in tempi rapidi un disegno di legge per superare l’attuale stato del sistema dei confidi, oggi eccessivamente frammentato. In ambito di incentivi per le imprese turistiche, destinati alla promozione di prodotti espressione dell’identità locale, l’assessore ha poi proposto l’aggiunta delle categorie del vetro, del pellame e dei lapidei a quelle già presenti. Nello specifico, si tratta di studio, progettazione e realizzazione di corner e vetrine anche virtuali per la promozione dell’artigianato artistico regionale da posizionare presso le strutture ricettive di qualità della Sardegna.

Tra le altre delibere approvate, dall’assessorato della Programmazione è stato proposto il trasferimento di una somma dal Fondo di riserva per le spese impreviste, all’interno del Piano di stabilizzazione del precariato. Da parte dell’assessore degli Enti locali Cristiano Erriu è arrivato lo scioglimento del Consiglio comunale di Villaputzu, con la nomina del Commissario straordinario Vincenzo Basciu. L’assessore dell’Ambiente Donatella Spano, oltre ad alcune procedure di valutazione d’impatto ambientale, ha portato l’attenzione della Giunta sui temi della promozione della raccolta differenziata dei rifiuti e il trattamento dei rifiuti organici con la delibera sulle condizioni di utilizzo del compost sul territorio regionale. Le altre delibere dell’Assessorato hanno riguardato la prima l’attuazione della direttiva europea relativa agli impianti portuali di raccolta per i rifiuti prodotti dalle navi, con l’approvazione di piani di gestione dei rifiuti in alcuni porti, e la seconda i bilanci dell’Arpas, l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente.

In ordine alle nomine alle Direzioni generali, quella della Presidenza è stata affidata ad Alessandro De Martini. La Direzione generale dell’assessorato dei Trasporti è andata a Gabriella Massidda, mentre per i Lavori pubblici è stato confermato Edoardo Balzarini. A Roberto Saba è andata la Direzione dell’assessorato dell’Industria, quella del Lavoro ad Eugenio Annicchiarico, e la Ragioneria a Marcella Marchioni. Su proposta dell’Assessore della Sanità Luigi Arru, la Giunta ha poi deliberato la nomina, in via straordinaria, del collegio sindacale dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Cagliari e, infine, per il Collegio sindacale di Sardegna Ricerche, è stato nominato alla Presidenza Agostino Galizia.

 

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Intesa tra Giunta e Consiglio regionale sul percorso da seguire per arrivare alle riforme. E’ emerso stamane dall’audizione dell’assessore regionale agli Affari Generali, Gianmario Demuro, da parte della Prima Commissione del Consiglio regionale presieduta da Francesco Agus (Sel). L’obiettivo è arrivare entro sei mesi ad una proposta unitaria per la riorganizzazione della macchina amministrativa regionale e la riscrittura dello Statuto.

L’assessore Demuro, ha illustrato gli esiti dell’ultima Conferenza Stato-Regioni sulla riforma del Senato e del Titolo V della Costituzione ribadendo la ferma volontà della Giunta di difendere la specialità della Sardegna e di tutelare le prerogative dello Statuto.

L’esponente dell’esecutivo si è poi soffermato sull’attività portata avanti in queste settimane dal governo regionale per procedere in tempi rapidi alla riorganizzazione della macchina amministrativa.

«Oggi – ha detto l’assessore Demuro – la struttura si basa su due vecchie leggi: la n. 1/77 (Organizzazione amministrativa e competenze Giunta, Presidente e assessorati) e la n. 31/98 (Disciplina del personale degli uffici della Regione). Due norme che hanno necessità di essere riviste anche alla luce dei nuovi compiti in capo all’esecutivo.»

Entro la prossima settimana, ha annunciato Demuro, sarà presentata una proposta “stralcio” per la riorganizzazione delle direzioni generali degli assessorati. Poi si provvederà, ma per far questo occorre intervenire con legge Statutaria, a una riforma organica degli assessorati, oggi imprigionati in uno schema normativo molto rigido.

L’assessore, rispondendo alle domande dei commissari, ha anche sottolineato la necessita di arrivare ad un sistema virtuoso con una distribuzione di funzioni e competenze più chiara tra Regione ed Enti locali.

I lavori della Commissione “Autonomia” proseguiranno nel pomeriggio, alle 17.00, con l’audizione dell’assessore agli Enti Locali, Cristiano Erriu. 

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Il presidente della regione, Francesco Pigliaru, e l’assessore degli Affari Generali, Gianmario Demuro, hanno portato avanti la posizione della Sardegna rispetto ai contenuti dell’allegato 11 “Infrastrutture” del Documento di Economia e Finanza (DEF) approvato dal Consiglio dei Ministri e che necessita dell’intesa con le Regioni e le Province Autonome, al tavolo della Conferenza delle Regioni e delle province autonome, riunitosi stamane a Roma.

«Ci siamo opposti all’intesa per far rispettare le prerogative della nostra regione – ha detto il Presidente Pigliaru, spiegando che l’allegato contiene numerosi errori relativi alla Sardegna -. Nonostante la maggior parte delle regioni volesse procedere, con la nostra presa di posizione abbiamo ottenuto una settimana di rinvio per la formulazione dell’intesa, un tempo che permetta di correggere l’allegato e far sì che venga aggiornato con le infrastrutture elencate nell’intesa generale quadro presentata dalla Sardegna e concordata con il Governo, attualmente alla firma del Presidente del Consiglio.»

All’elenco appartengono, oltre alle infrastrutture stradali e legate al sistema dei trasporti, anche quelle danneggiate dall’alluvione che necessitano di ripristino, e che per essere finanziate devono trovare posto all’interno dell’allegato 11 in discussione.

«Grazie alla mediazione della nostra Regione ora si apre una fase di opportuno negoziato», ha aggiunto l’assessore Demuro, sottolineando che al tavolo della Conferenza la Sardegna ha avuto delega di rappresentanza anche dalla Provincia Autonoma di Trento.

Tra gli appuntamenti della giornata romana di Francesco Pigliaru, anche quello con il Ragioniere generale dello Stato, Daniele Franco, e con il Capo di gabinetto del Ministero dell’Economia e delle Finanze, Roberto Garofoli. Insieme all’assessore della Programmazione e Bilancio Raffaele Paci, il Presidente della Regione ha portato all’attenzione la questione del Patto di stabilità. E’ stata una prima interlocuzione che, riconosciuta l’anomalia della Sardegna, ha portato all’accordo di far partire subito un tavolo tecnico. La prima seduta è fissata per giovedì 24, al fine di valutare la situazione e individuare le possibili vie di soluzione, mentre entro un mese è prevista la riunione di un tavolo politico.

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Dopo la proclamazione del presidente della Giunta e degli altri 59 consiglieri regionali, Francesco Pigliaru ha presentato questo pomeriggio, nel corso di una conferenza stampa la sua Giunta, composta da 7 uomini e 5 donne. 5 assessori sono stati espressi dal Partito Democratico, 5 i partiti minori, compresa Sardegna Vera, l’aggregazione messa insieme dalle liste che hanno eletto un solo consigliere, 3 li ha nominati autonomamente il presidente.

Questi i 12 assessori:

Affari generali: Gianmario Demuro (Pd)

Programmazione: Raffaele Paci

Enti Locali: Cristiano Erriu (Pd)

Ambiente: Donatella Spano

Agricoltura: Elisabetta Falchi (Rossomori)

Turismo: Francesco Morandi (Centro democratico)

Lavori Pubblici: Paolo Maninchedda (Partito dei sardi)

Industria: Maria Grazia Piras (Sardegna vera)

Lavoro: Virginia Mura (Pd)

Pubblica istruzione: Claudia Firino (Sel)

Sanità: Luigi Arru

Trasporti: Massimo Deiana (Pd).

Il Consiglio regionale dovrebbe essere convocato per la prossima settimana.

 

La Facoltà di Scienze Economiche Giuridiche e Scienze Politiche in collaborazione con gli Affari Internazionali della Giunta della Presidenza della Regione ha organizzato una Tavola Rotonda dal titolo “Campagna per il Diritto all’Identità. Ritrovare i figli dei desaparecidos”, per questo pomeriggio, alle 15.00, nell’Aula Magna di Economia della Facoltà Scienze Economiche Giuridiche e Scienze Politiche in viale Sant’Ignazio.
Introduce e modera i lavori Marco Zurru, Associato di Sociologia Economica presso la Facoltà di Scienze Economiche, Giuridiche e Politiche dell’Università degli Studi di Cagliari. Saranno presenti inoltre il Preside della Facoltà di Scienze Economiche, Giuridiche e Politiche dell’Università degli Studi di Cagliari Massimiliano Piras e il Responsabile del Settore Cooperazione Internazionale RAS. 
Nel corso dell’incontro verrà proiettato il documentario “Nietos, historia con identidad”, che ripercorre i capitoli più bui e dolorosi della storia argentina attraverso le testimonianze di chi li ha vissuti. L’obiettivo della campagna è quello di informare le persone di origine argentina sul fatto che l’Ambasciata e i Consolati hanno gli strumenti necessari per chiarire, in modo confidenziale, l’identità di coloro che nutrono dubbi su di essa.
Gli interventi previsti saranno quelli di Carlos Cherniak, Ministro plenipotenziario dell’Ambasciata argentina in Italia; Gianfranco Bottazzi, Direttore Dipartimento Scienze sociali e delle Istituzioni, Università degli Studi di Cagliari; Gianmario Demuro, Ordinario di Diritto costituzionale presso nella Facoltà di Scienze Economiche, Giuridiche e Politiche dell’Università degli Studi di Cagliari; Martino Contu, Docente a contratto di Sociologia dei processi culturali, Università di Sassari; Elio Turno Arthemalle, Attore e co-autore con Vito Biolchini dello spettacolo teatrale “Buenos Aires non finisce mai”.
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