21 March, 2026
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«Il rinnovo dei vertici istituzionali dell’Anci deve vedere i Sindaci ed i Comuni protagonisti, per portare al centro del dibattito politico i problemi dei territori, soprattutto di quelli più svantaggiati, e dei cittadini, soprattutto delle categorie più deboli.» E’la posizione del gruppo consiliare di Sel in Consiglio regionale, a poca distanza dalle elezioni dei nuovi organismi dell’Anci-Sardegna.

«Gli amministratori locali della Sardegna – sottolineano Daniele Cocco, Eugenio Lai, Francesco Agus e Luca Pizzuto – sono chiamati ad una importante fase di confronto che dovrà essere caratterizzata dai programmi concreti rivolti alle comunità e non da beghe interne o strumentalizzazioni di una politica che non sa o non vuole liberarsi dalle sue contraddizioni.»

«Noi riteniamo – hanno aggiunto i consiglieri di Sel – che il problema complessivo del governo locale, giustamente individuato dai cittadini in modo particolarmente nelle figure dei Sindaci, debba essere affrontato su basi nuove, da una parte cambiando le politiche di accentramento di funzioni e di continui tagli alla spesa e dall’altra rafforzando il ruolo dei Comuni. La nuova Anci come “casa dei Sindaci” – hanno concluso Eugenio Lai e Daniele Cocco, rispettivamente sindaci di Escolca e di Bottidda – dovrà perciò essere in grado di rappresentare al meglio queste istanze di cambiamento, recuperando la  piena autonomia decisionale e politica dei Sindaci (e solo la loro) e la capacità di incidere sulle scelte che riguardano le nostre comunità.»

Luca Pizzuto 2 copia

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Sono 66 gli emendamenti di maggioranza e opposizione al Testo unificato sulla riforma dell’Agenzia per l’edilizia abitativa Area che, da domani pomeriggio alle 16.30, sarà all’esame del Consiglio.

Gli emendamenti dell’opposizione sono 31 e portano la firma dei consiglieri Marcello Orrù (13, Psd’Az), del capogruppo dell’Udc Gianluigi Rubiu (9) e del consigliere di Forza Italia Edoardo Tocco (9).

Per la maggioranza, le proposte di modifica sono complessivamente 35, predisposte dalla consigliera del Centro democratico Annamaria Busia (20), dal presidente della commissione Governo del territorio Antonio Solinas (Pd, 9), dal consigliere di Sel Luca Pizzuto (5) e dall’esponente de La Base Gaetano Ledda (1).

Palazzo del Consiglio regionale 3 copia

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Il consigliere regionale e segretario regionale di Sinistra, Ecologia e Libertà, Luca Pizzuto, interviene sulla situazione dei lavoratori della Polar di Piscinas.

«Interveniamo ancora una volta sulla situazione della fabbrica di estrazione e lavorazione di bentonite Polar Srl di Piscinas, recentemente richiamata al reintegro dei tredici lavoratori licenziati nell’agosto del 2015 – dice Luca Luca Pizzuto -. E’ nostra ferma intenzione continuare a monitorare la situazione attraverso passaggi formali ed informali e ancor più forza metteremo nelle nostre azioni dopo l’ordinanza del giudice del lavoro che, dando piena ragione ai dipendenti licenziati, ha disposto l’immediato reintegro. Tuttavia, siamo indotti a pensare che tale adempimento obbligatorio non sia nei piani dell’azienda, che vorrebbe anzi barattare il diritto al lavoro e alla dignità con una esigua quanto impropria offerta economica risarcitoria.»

«Noi crediamo che il Sulcis, le sue famiglie e i suoi lavoratori, oltre per chiari motivi di necessario rispetto della legge, meritino di ospitare imprenditori seri, capaci e pronti ad investire con impegno e lungimiranza. Troppi sono ancora i punti poco chiari in merito al piano industriale, alla modifica della sede legale e alla ipotizzata dismissione della produzione in loco. E’ necessario, e questo lo chiediamo con forza – aggiunge Luca Pizzuto -, che l’assessorato dell’industria faccia tutti i rilievi ed approfondimenti del caso, richiamando eventualmente l’azienda a rispondere dei comportamenti non rispondenti ai vincoli della concessione mineraria e ai dettami della legge regionale.»

«Presenteremo nei prossimi giorni una interpellanza da discutere in Consiglio regionale e chiederemo, inoltre, che sia interessata la Presidenza della Giunta per l’acquisizione delle informazioni e la presa in carico di una vertenza, quella di questi lavoratori sulcitani, che pur nei numeri ridotti rispetto ad altre vertenze sarde, rileva sia per il diritto di ogni lavoratori ad essere tutelato e sia per la strategicità attuale e futura della concessione mineraria della bentonite sulcitana. Anche per questi lavoratori – conclude Luca Pizzuto – non smetteremo mai di lottare e di far sentire la nostra voce: dignità al lavoro, dignità al Sulcis.»

Manifestazione alla Polar di Piscinas copia

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Esprimo vicinanza e tutto il mio affetto alla moglie e ai figli di Abd Elsalam Ahmed Eldanf, operaio che è stato travolto da un tir guidato da un altro lavoratore, che incitato dai suoi padroni, si è lanciato contro il picchetto che l’USB faceva la scorsa notte per rivendicare i diritti dei precari della GLS.

Quest’occasione ci mette di fronte in maniera crudele a due fatti diametralmente opposti: il primo è che le grandi società diventano sempre più forti e sono semre più in grado di schiacciare, psicologicamente, la volontà del lavoratore, che per la paura di perdere il proprio lavoro è capace di atti terribili; ma quello più importante viene dalla tragica testimonianza di Abd Elsalam, che ci dice che è ancora possibile la solidarietà tra le classi dei lavoratori, che una lotta comune può rinascere con forza, per rivendicare i diritti di tutti.

Noi siamo vicini alle lotte degli operai e staremo sempre dalla parte dei lavoratori.

Il lavoro dovrebbe segnare il riscatto sociale e l’emancipazione dell’individuo nella nostra società, purtroppo la precarietà non permette alcun tipo di percorso di questo genere e affossa le persone che si ritrovano sole con un’unica costante nella propria vita: l’incertezza.

Abd Elsalam Ahmed Eldanf è un eroe operaio, egiziano, morto per combattere contro uno dei mali peggiori del nostro sistema nel nostro Paese. Tutta la mia solidarietà all’USB e ai lavoratori precari della GLS.

Luca Pizzuto

Consigliere Regionale Regione Autonoma della Sardegna

 

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Il consigliere regionale e segretario regionale di Sinistra, Ecologia e Libertà Luca Pizzuto, in una nota esprime solidarietà e vicinanza ai lavoratori dell’Eurallumina, da oggi nuovamente in presidio a Cagliari, che proseguono instancabili le iniziative di mobilità per la riapertura della fabbrica sulcitana.

«E’ necessario che la politica monitori costantemente lo stato delle trattative e delle procedure per la ripresa lavorativa – dice Luca Pizzuto –, affinché questi lavoratori e queste famiglie non siano lasciati soli. Solleciteremo la Regione perché proceda velocemente nei procedimenti autorizzativi in corso.»

Eurallumina 35

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La Casa dell’anziano di via Mazzini, a Carbonia, potrà continuare ad assistere i suoi 22 ospiti almeno per i prossimi tre mesi. Tre mesi, infatti, è il tempo straordinario concesso dal prefetto di Cagliari, Giuliana Perrotta, per consentire ad Area, proprietaria dell’immobile e alla cooperativa CAM, che ha in gestione la struttura per il servizio di assistenza agli anziani, la realizzazione dei lavori necessari a superare le emergenze che avevano portato l’Amministrazione comunale a disporne la chiusura a partire da oggi, 3 agosto.

La svolta è maturata oggi nel corso di un incontro svoltosi in Prefettura; al quale hanno partecipato, con il prefetto Giuliana Perrotta, il comitato dei familiari della Casa dell’anziano, i rappresentanti della cooperativa CAM, di Area, della Regione Sardegna e il sindaco di Carbonia, Paola Massidda.

Il comitato dei familiari ha dichiarato di voler supportare la cooperativa CAM nell’attivita’ di adeguamento e di vigilare affinché vengano realizzate nei tempi necessari (tre mesi) le migliorie atte a rendere la struttura compatibile a norma di legge.

Nelle ultime settimane erano state numerose le sollecitazioni giunte perché si arrivasse a questa soluzione, prima da parte politica (in particolare dal consigliere regionale Luca Pizzuto che ha reso possibile l’incontro odierno, e dal presidente della Regione Francesco Pigliaru), poi da parte del vescovo della diocesi di Iglesias, mons. Giovanni Paolo Zedda, don Salvatore Benizzi, i consiglieri dell’opposizione, ed ora sia gli anziani (con i loro familiari) sia i dipendenti, tirano un sospiro di sollievo e ringraziano tutti.

Ieri, alla scadenza del termine ultimo concesso dal comune di Carbonia alla cooperativa CAM e ai familiari, per trovare una situazione logistica ai 22 anziani, sui muri all’ingresso della struttura erano stati esposti tre striscioni estremamente significativi che documentiamo nelle fotografie allegate.

20160803_130727IMG_9412Francesco Pigliaru 3248Monsignor Zedda 220160803_13085020160803_130740 20160803_130750 20160803_130807 20160803_130832 20160803_130909Giuliana Perrotta 9 copia

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I consiglieri della coalizione di centrosinistra che sostiene la Giunta Pigliaru ha tenuto una conferenza stampa, questa mattina, alla presenza dell’assessore del Bilancio, Raffaele Paci, per commentare l’approvazione della legge che istituisce il reddito di inclusione sociale.

 «E’ iniziata la guerra alle povertà – ha detto Luca Pizzuto, segretario regionale di Sel, primo firmatario della proposta di legge -. Non è la panacea di tutti i mali ma offriamo un’opportunità concreta a diecimila famiglie ridotte in povertà, perché possano uscire da una condizione drammaticamente penalizzante.»

La prima erogazione del reddito per coloro che ne avranno il diritto (dichiarazione Isee al di sotto dei 3.000 euro\anno) è ipotizzata per il prossimo autunno e la cifra dovrebbe aggirarsi intorno alle 500 euro per nucleo familiare e 200 euro per singola persona. I fondi a disposizione per il 2016 superano complessivamente i 50 milioni di euro (30 di fondi regionali e 20 del Pon inclusione) ma il capogruppo di Sel, Daniele Cocco, insieme con il vicepresidente del Consiglio, Eugenio Lai, hanno sollecitato l’assessore Paci affinché la dotazione finanziaria possa essere incrementata almeno fino a 70 milioni di euro.

«C’è bisogno di inclusione sociale – ha affermato il vice presidente della Regione, Paci, sottolineando la coesione dimostrata in Aula dalla maggioranza – e di più diritti per tutti: con l’approvazione della legge che istituisce il Reis, il centrosinistra al governo della Sardegna muove proprio in questa direzione.»

La soddisfazione del Pd, per l’approvazione del provvedimento che Sel aveva presentato pochi giorni dopo l’avvio della Legislatura, è stata espressa da Luigi Ruggeri («il Reis è una misura specifica contro la povertà e rappresenta un servizio alla democrazia e alla partecipazione dei cittadini») e da Lorenzo Cozzolino che ha posto in evidenza come “finalmente” si introduca uno strumento che «metta insieme Comune, Asl e Regione». Il riconoscimento politico per il ruolo svolto dalle forze della minoranza è invece arrivato con la dichiarazione del capogruppo di Sel, Daniele Cocco: «Dobbiamo riconoscere il grande senso di responsabilità dimostrato dalle opposizioni in Aula, che ci hanno consentito di approvare una legge fondamentale in una sola giornata di lavori».

Soddisfazione è stata espressa quindi dal capogruppo di Sovranità, democrazia e lavoro, Roberto Desini («è una legge di tutto il centrosinistra sardo e ben venga il sostegno della Regione alle amministrazioni locali per far fronte al sempre crescente disagio economico nelle nostre comunità») e dal suo omologo dell’Upc, Pierfranco Zanchetta che ha auspicato un innalzamento della somma destinata a ciascun nucleo familiare e l’allargamento della platea dei beneficiari.

«Con l’approvazione del Reis raccogliamo la richiesta di aiuto della società sarda», ha dichiarato Paolo Zedda (Soberania & Indipendentzia) che ha elencato le tre grandi emergenze sociali dell’Isola: alto livello di povertà, bassi livelli di istruzione e calo delle nascite. «L’introduzione del reddito di inclusione è una riforma che ha molto di socialista», ha aggiunto il presidente della commissione Sanità, Raimondo Perra (Upc-Socialisti), prima di passare la parola a Luca Pizzuto per la replica finale al capogruppo del Misto, Fabrizio Anedda (Pdci) che astenendosi nella votazione finale  in Aula, aveva definito il Reis “un’elemosina di Stato”: «Noi, col reddito di inclusione sociale offriamo un’opportunità di vita a dieci mila famiglie sarde, chi ha saputo fare di meglio si metta in fila».  

Luca Pizzuto-Francesco Pigliaru 3

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Il reddito di cittadinanza e contrasto della povertà con l’istituzione del fondo regionale per il reddito minimo di cittadinanza è legge regionale. Il Consiglio regionale, infatti, questa sera ha approvato

In avvio di seduta, prima del parere sugli emendamenti all’art.1 (Principi e finalità) il relatore del provvedimento Luca Pizzuto (Sel) ha chiesto una breve sospensione della seduta, che è stata accordata.

Alla ripresa dei lavori, il relatore e la Giunta hanno espresso il parere sugli emendamenti. I presentatori hanno ritirato gli emendamenti soppressivi parziali

Il Consiglio ha poi approvato l’art.1. Con riferimento all’art. 2 (Reddito di inclusione sociale) è stato approvato l’emendamento sostitutivo totale n.113 Pizzuto e più) che specifica le condizioni per l’accesso al reddito di inclusione sociale. Con l’emendamento sostitutivo parziale n. 102 (Truzzu e più) corretto da una integrazione orale formulata dal consigliere Luigi Ruggeri (Pd) è stata introdotta la possibilità di sostituire parzialmente il sussidio economico con un buono acquisto di beni e servizi. Via libera dell’Aula anche ad una integrazione orale del relatore Pizzuto (Sel) alle azioni di contrasto alla povertà finalizzate alla lotta allo spopolamento nei Comuni con meno di 15.000 abitanti, con una attenzione particolare ai giovani con meno di 40 anni. All’art. 3 (requisiti e condizioni di accesso) è stato approvato l’emendamento sostitutivo parziale proposto dal consigliere Pier Mario Manca (Sd) che modifica il termine previsto di 36 mesi in 60 mesi

Subito dopo è stato approvato il testo dell’art. 3 integrato dall’emendamento sostitutivo parziale n. 114 (Pizzuto e più) con cui si specifica che la misura della Regione “è complementare ed aggiuntiva rispetto agli interventi del programma nazionale Sia-Sostegno di inclusione attiva)”, in modo da ampliare la platea dei beneficiari.

L’art. 4 (Doveri dei beneficiari) è stato approvato con l’integrazione prevista dall’emendamento sostitutivo parziale n.115 (Pizzuto e più) che indica i percorsi di politiche attive del lavoro riservate ai beneficiari del Reddito di inclusione sociale. Tali misure, aggiunge la proposta, dovranno essere programmate “dagli uffici di Piano nell’ambito del Plus competente per territorio”.

Approvato inoltre l’emendamento sostitutivo parziale n.126 (Manca Pier Mario e più) con cui si modifica il termine da sei mesi a dodici mesi. Approvato anche, con l’emendamento aggiuntivo n.116 (Pinna Rossella e più) il riferimento al Patto di inclusione sociale.

Approvato, infine, il testo dell’art. 4 con le modifiche introdotte

L’art. 4/bis (Sistema informativo), esaminato successivamente, è stato approvato con le modifiche introdotte dalle disposizioni dell’emendamento sostitutivo totale n.117 (Pizzuto e più) riguardante l’introduzione di uno specifico sistema informativo “quale strumento di monitoraggio, valutazione e controllo delle misure attivate”.

Sull’articolo 5 è intervenuto l’on. Paolo Truzzu (Fdi) per illustrare l’emendamento 106 e ha detto: “Dobbiamo evitare che i soliti furbetti possano approfittare di questa situazione, come i titolari di auto di grossa cilindrata o imbarcazioni da diporto”. Favorevole all’emendamento anche il sardista Angelo Carta. Contrario l’on. Luigi Ruggeri (Pd): “Si tratta di una norma pleonastica che rappresenta un appesantimento del testo”. Per l’on. Agus (Sel) “i parametri dell’indigenza sono già contenuti nella normativa del nuovo Isee”. L’emendamento non è stato approvato. Ok anche all’articolo 5 e poi gli altri articoli fino al 13, anche con emendamenti orali presentati dal primo firmatario, on. Luca Pizzuto (Sel).

Approvato l’emendamento sostitutivo totale 89 all’articolo 13 bis: si tratta di una norma che prevede che “la Giunta, entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge, definisce la linee guida sui criteri e le modalità di ripartizione degli stanziamenti”. Approvati gli articoli 13 ter e quater, l’articolo 14.

Ok dell’aula anche all’emendamento 112 all’articolo 14 bis, che intitola il provvedimento “Reddito di inclusione sociale, fondo regionale per il reddito di inclusione sociale. Aggiudu torrau”.

L’on. Luca Pizzuto ha ringraziato “l’opposizione e la commissione Sanità con l’assessore Arru, per il lavoro svolto. Non si usa ma voglio ringraziare anche l’amministrazione regionale che ci ha aiutato a scrivere questa legge. Permettetemi di ricordare l’onorevole Luigi Cogodi, che per primo fece questa battaglia nel 1999 in quest’Aula. A lui e alle donne della Sardegna e alla mia generazione massacrata dalla precarietà voglio dedicare questa legge, nella speranza che questo strumento nelle loro mani possa assicurare migliori condizioni. Con questo voto dichiariamo guerra alla povertà e all’ingiustizia sociale”.

Per l’on. Alessandra Zedda (Forza Italia) “le buone finalità sono condivisibili e pertanto da questi banchi arriverà un voto di astensione, per un forte senso di responsabilità. E’ un provvedimento a tratti evanescente e inapplicabile ma ci auguriamo che alle famiglie sarde possa arrivare qualcosa”.

Anche l’Udc ha annunciato il voto di astensione: “Questa legge è uno strumento per tamponare l’emergenza ma solo il lavoro dà la vera dignità alle famiglie”. Per il Pd hanno dichiarato il voto a favore gli onorevoli Luigi Ruggeri e Rossella Pinna, che ha detto: “Il Pd partecipa alla lotta alla povertà e alla disuguaglianza sociale. Ci sono solo buone ragioni per condividere questa proposta di legge, soprattutto perché supera il modello di welfare dello Stato e responsabilizza le persone che ricevono aiuto”. Il sardista Angelo Carta ha auspicato nuove e maggiori risorse per questo strumento”.

Favorevole anche il Partito dei Sardi e l’Upc con l’on. Pierfranco Zanchetta: “Questa è una giornata che segna un passo fondamentale per l’Aula e per la maggioranza”.

Per l’on. Paolo Zedda (Rossomori) “non è una legge che assiste i poveri ma che scrive un patto sociale e individua nella famiglia la cellula minima che è in grado di contrattare il patto di sussistenza con le istituzioni. E’ scattato l’allarme rosso e non possiamo far finta di non sentirlo”.

Per il comunista italiano Fabrizio Anedda “questo provvedimento avrebbe bisogno di 500-600 milioni anni per la Sardegna. Sessanta milioni per due anni non incideranno nello stato di povertà ma serviranno al clientelismo di qualche amministratore. Per questo penso di astenermi”.

Secondo l’on. Christian Solinas (Psd’az) “non vorrei che per la ristrettezza delle risorse nascesse una categoria di idonei non beneficiari. Cogodi in quest’Aula ottenne ben altre risorse per il Piano straordinario per il lavoro nel 1999”. 

Il Consiglio è quindi passato al secondo punto all’ordine del giorno: la proposta di legge n. 337/B (Lotto e più) “Modifiche alla legge regionale 11 maggio 2015, n. 11 (Norme in materia di agriturismo, ittiturismo, pescaturismo, fattoria didattica e sociale e abrogazione della legge regionale n. 18 del 1998)”.

Prima dell’avvio della discussione generale ha chiesto la parola il capogruppo di Sel Daniele Cocco che ha ricordato all’assessore alla Sanità, Luigi Arru, l’impegno assunto la scorsa settimana per l’avvio di un tavolo tecnico sulla vertenza dei dipendenti dell’Aias.

L’assessore Arru, rispondendo alla sollecitazione dell’esponente di Sel, ha assicurato che l’incontro si terrà nei prossimi giorni.

Chiarita la questione, il presidente Ganau ha dato la parola al presidente della Commissione “Attività Produttive” Luigi Lotto per la relazione di maggioranza alla proposta di legge n. 337.

Luigi Lotto, in premessa, ha ricordato che nel maggio del 2015 il Consiglio approvò una legge per agevolare e incoraggiare lo sviluppo dell’agriturismo in Sardegna. «In quella legge ci sono due articoli che fissano all’80 e all’85% la percentuale dei prodotti sardi da utilizzare negli agriturismo e ittiturismo  per la somministrazione dei pasti. La legge fa riferimento ai prodotti acquistati direttamente dalle aziende agroalimentari. Ciò crea problemi – ha sottolineato Lotto – i titolari delle imprese non devono essere obbligati ad acquistare direttamente dalle aziende ma devono poterlo fare anche attraverso i comuni canali della distribuzione commerciale».

Con la modifica richiesta – ha concluso il presidente della V Commissione – si chiarisce che rientrano nella tipologia dei prodotti alimentari comunemente utilizzabili negli agriturismo tutti i prodotti derivati da trasformazione di materie prime di origine regionale purché realizzati da aziende agricole e agro-alimentari sarde, ancorché non acquistati direttamente da esse.

Il consigliere dei Riformatori Luigi Crisponi ha dichiarato la propria contrarietà al provvedimento: «Abbiamo ritirato la nostra firma alla proposta di legge perché intravediamo il pericolo che in questo modo si aprano le porte a prodotti di aziende sarde che operano all’estero. Produttori sardi che non producono in Sardegna potranno vendere agli agriturismo. La precedente legge non imponeva di acquistare direttamente dall’azienda ma dalla sua rete commerciale. La modifica, imposta dai funzionari regionali, è beffarda e maldestra e rischia di danneggiare i produttori seri e i consumatori».

A Crisponi ha subito replicato il presidente della Commissione Luigi Lotto: «Respingo il riferimento ai prodotti esportati e riportati in Sardegna. Non c’entra nulla con la proposta di modifica in discussione».

Oscar Cherchi (Forza Italia) ha annunciato il suo voto favorevole: «La norma è un chiarimento della legge precedente che aveva necessità di essere ben definita – ha detto Cherchi – si tratta di prodotti primari. Non trovo niente di strano che il latte prodotto ad Arborea possa essere comprato a Sassari».

Pier Mario Manca (Partito dei Sardi) ha difeso la proposta di legge ma ha espresso fastidio per l’atteggiamento della burocrazia regionale. «Mentre la politica cerca soluzioni c’è un’eccessiva rigidità da parte dei dirigenti dell’assessorato. La legge non è ritornata in Aula improvvisamente. I dirigenti non hanno detto niente quando la era ancora in Commissione adesso costringono l’organo politico a intervenire nuovamente. Servono soluzioni per evitare che il Consiglio venga inchiodato a discutere questioni di lana caprina».

Angelo Carta, capogruppo del Psd’Az, ha ricordato l’approfondita discussione in Commissione sul provvedimento. «La legge mirava a tutelare le aziende che producono i propri prodotti. La previsione dell’acquisto diretto in azienda non era un capriccio ma mirava a tutelare aziende e consumatori. Questa modifica dà l’apertura alle reti commerciali che spacciano prodotti sardi ma che di sardo hanno ben poco».

Il presidente Ganau ha messo in votazione il passaggio agli articoli che è stato approvato.

Non essendoci altri iscritti a parlare, l’Aula ha dato il via libera in rapida successione anche ai due articoli della legge che introducono le modifiche proposte. 

Il presidente Ganau ha quindi messo in votazione il testo definitivo che è stato approvato con 38 voti a favore, 2 contrari e 7 astenuti. 

Il presidente del Consiglio ha quindi annunciato l’esame della proposta di legge n. 349 “Modifiche alla legge regionale 11 aprile 2016, n. 5 (legge di stabilità 2016). Disposizioni urgenti a sostegno dei territori colpiti da incendi” ed il primo firmatario, il capogruppo di Sovranità, democrazia e lavoro”, Roberto Desini ha illustrato il provvedimento che prevede l’utilizzo degli avanzi di amministrazione degli enti locali (articolo 8, comma 12. LR 5\2016 “legge di stabilità 2016) anche per “l’immediato ripristino  delle condizioni necessarie a garantire il mantenimento dei livelli produttivi ed occupazionali delle attività colpite da incendio”. Il consigliere della maggioranza ha ricordato quindi i recenti incendi che hanno flagellato la Sardegna pur evidenziando la diminuzione dei roghi rispetto allo scorso anno nonché “l’efficacia degli interventi e della campagna di sensibilizzazione promossa dalla Regione”.

Il consigliere Oscar Cherchi (Fi) ha espresso giudizio positivo sulle finalità del provvedimento e sull’opportunità di garantire opportuni sostegni alle azienda private danneggiate dal fuoco ma ha sollevato dubbi su possibili rilievi in sede comunitaria sulla legittimità degli aiuti diretti alle aziende private, così come ipotizzati nella Pl 349.

L’assessore del Bilancio, Raffaele Paci, ha espresso il parere favorevole della Giunta sul provvedimento ed ha precisato che il comma 12 dell’articolo 8 della legge di stabilità 2016 è stato considerato legittimo da parte del governo e dunque anche la norma contenuta nella proposta di legge dovrebbe essere legittima.

Il consigliere del Pd, Mario Tendas, ha manifestato pieno sostegno all’iniziativa ma ha ricordato i ritardi con cui si procede col ristoro dei danni alle aziende private colpite dalla tragica alluvione del 2013 («con i due milioni di stanziamento si può far fronte inoltre solo al 5% dei danni superiori ai diecimila euro»).

Il consigliere del gruppo SdL, Piermario Manca, ha dichiarato di condividere le finalità del provvedimento in discussione ma ha insistito sul rischio infrazione in sede comunitaria ed ha proposto dunque una modifica per precisare che gli aiuti sono rivolti al comparto zootecnico per far fronte alla sussistenza alimentare degli animali di aziende attraversate dagli incendi.

Il capogruppo Sdl, Roberto Desini, ha chiesto qualche minuto di sospensione dei lavori dell’Aula che il presidente Ganau ha accordato ed alla ripresa, l’onorevole Desini ha illustrato l’emendamento orale che introduce la precisazione che gli aiuti sono “sono atti a soddisfare impellenti esigenze alimentari del compendio zootecnico sopravvissuto agli incendi”.

L’emendamento è stato dunque accolto dall’Assemblea che lo ha approvato prima di dare il via libera all’articolo 1 “Modifiche della legge regionale n. 5 del 2016. Disposizioni urgenti a sostegno dei territori colpiti da incendi” e all’articolo 1 bis “Entrata in vigore”.

Posta in votazione la legge è stata quindi approvata all’unanimità con 44 consiglieri votanti.

Il presidente Ganau, infine, ha comunicato all’Aula la convocazione dell’ufficio di presidenza per domani (mercoledì 3 agosto) alle 10.30 e la convocazione del Consiglio per giovedì 1 settembre alle 10.30 con all’ordine del giorno la ricapitalizzazione della società di gestione dell’aeroporto di Alghero, Sogeaal, nonché la convocazione della Quinta commissione (domani, mercoledì 3 agosto alle 12), della Quarta commissione (giovedì 4 agosto alle 9.30) e della Sesta commissione (giovedì 4 agosto alle 10.30).

Palazzo del Consiglio regionale 3 copia

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Il Consiglio regionale ha iniziato stamane l’esame della proposta di legge sul reddito di cittadinanza e contrasto delle povertà presentata dal gruppo di Sinistra, Ecologia e Libertà.

La seduta si è aperta sotto la presidenza del presidente Gianfranco Ganau. Dopo le formalità di rito, il Consiglio ha iniziato l’esame dell’ordine del giorno con la proposta di legge n. 5/A (Pizzuto e più) – Reddito di cittadinanza e contrasto alla povertà. Fondo regionale per il reddito minimo di cittadinanza.

Per illustrare il provvedimento, il presidente ha dato la parola al relatore di maggioranza, il consigliere di Sinistra, Ecologia e Libertà Luca Pizzuto (che è anche segretario regionale del partito).

Nel suo intervento, Luca Pizzuto ha citato un grande economista liberale che, durante la seconda guerra mondiale, mise le basi del welfare europeo e con i suoi studi costruì le basi per la lotta alla povertà. E’ auspicabile perciò, ha sostenuto, «che la proposta sia condivisa da un Consiglio che dovrebbe avere la lotta alla povertà come grande obiettivo comune, soprattutto per la situazione economica molto critica in Sardegna a causa della mercificazione del lavoro legata alla globalizzazione e all’impoverimento di classi sociali molto ampie». Con la nuova legge, ha annunciato il consigliere, «si vuole introdurre anche una nuova mobilità sociale per consentire spazi di crescita a chi è in difficoltà e non ha speranze di riscatto, per lavorare ad una inclusione sociale che deve diventare il momento centrale della trasformazione del nostro sistema di protezione anche se la strada da percorrere resta molto lunga». Resta comunque una opportunità per circa diecimila famiglie sarde, ha osservato Pizzuto, «che non solo dà risorse ma chiama anche i cittadini chiamati ad usare le loro forze per uscire dalla loro condizione marginale, supera un sistema discrezionale e statico, segna un cambio di passo andando oltre lo schema classico delle politiche sociali con l’ingresso in questo settore dei servizi per il lavoro». Un cambiamento che, secondo l’esponente di Sel, «si esprimerà concretamente attraverso percorsi di inclusione sociale come l’innalzamento del tetto istruzione dei minori, i lavori pubblica utilità ed il volontariato culturale e sociale, perché siamo convinti che partendo dal lavoro si possa costruire sul piano culturale un modello di società più coeso e solidale».

Il consigliere di Forza Italia Ignazio Locci ha espresso grande rispetto sulla proposta sottolineando però che «è evidente che si tratta di un risarcimento del Pd ad una parte politica del centro sinistra che nei giorni scorsi ha subito molto nella riforma della sanità». Quanto alla copertura finanziaria, Locci ha segnalato che «è stata individuata con lo stesso metodo che ha contrassegnato nell’ultima finanziaria le misure di contrasto alla povertà ed inoltre bisogna riconoscere che immaginando una azione di trasferimento ad enti locali siamo ad agosto ed è difficile ritenere che si farà qualcosa di reale entro l’anno;  a parte il fatto che siamo in presenza del disconoscimento della strategia della Giunta sulle stesse misure messe a punto prima dal governo Soru e poi dai governi successivi del centro sinistra». Nel merito, ad avviso di Locci, «e a fronte di coperture piuttosto generiche si apre poi una incerta fase di sperimentazione prima di andare a regime, una fase che da un lato trasferirebbe una parte di competenze dagli enti locali verso uffici regionali, per cui la proposta rischia di essere troppo burocratica ed avrà bisogno di norme attuative molto complesse». In definitiva, ha concluso il consigliere dell’opposizione, «sulla legge peraltro mossa da nobili principi pesa una preoccupante mancanza di concretezza che, a nostro avviso, si poteva trovare con misure più indirizzate a sostenere i giovani che vogliono restare in Sardegna con la loro famiglia ed il loro lavoro».

Il consigliere Edoardo Tocco, anch’egli di Forza Italia, ha ricordato la citazione di giornalista molto critico sulla «sulla carità da cui qualcuno spesso trae vantaggio». Ha manifestato la sua personale condivisibile dell’obiettivo sul piano generale, auspicando inoltre che la proposta sia articolata in maniera diversa, «infatti è sbagliato vivere di assistenza o sussidi perché non è dignitoso per le persone che, invece, meritano rispetto e strategie differenti sull’occupazione che la Giunta ha dimostrato di non possedere, venendo meno al dovere della politica e delle istituzioni di incentivare la possibilità di lavoro e non erogare parole e risorse che non hanno un fine». Il problema, ad avviso di Tocco, «andava affrontato in maniera differente ed in effetti le risorse erano state stanziate in precedenza proprio con questa finalità ed è stato un errore cambiarne la destinazione; ciò che si aspettano le persone è di tornare a casa dicendo di aver preso lo stipendio piuttosto che un sussidio».

Il consigliere Paolo Zedda (Rossomori) ha affermato che «ci sono molte buone ragioni per condividere la proposta, innanzitutto di metodo perché si tratta di una iniziative importante che viene dal Consiglio anziché della Giunta, in un periodo in cui il ruolo del Consiglio appare sempre più compresso e sottodimensionato da finanziarie che lasciano margini sempre più stretti anche per gli emendamenti, dalla mancanza di assestamenti di bilancio, di spazi per la programmazione dei fondi europei, per finire con gli ordini del giorno e le emozioni (senza aumenti di spesa) che pure devono subire passaggi intermedi come è accaduto in occasione della cessione del dna sardi e del revamping del termovalorizzatore di Tossilo». Qui invece, ha dichiarato con soddisfazione Zedda, «emerge la valutazione politica forte del Consiglio, la visione della Sardegna del prossimo futuro che si preoccupa di arginare la tendenza naturale della società ad allargare le differenze fra super ricchi e super poveri che ha urgente bisogno di essere corretta, pena il rischio di allontanarsi dal sistema di valori dei progressisti, fondato sulla lotta alla povertà, allo spopolamento, all’emigrazione forzata». Il premio Nobel dell’economia Milton Friedman, ha ricordato Zedda, citava «il dovere delle società avanzate di equilibrare le differenze sociali ingiuste con interventi sul fisco ed attraverso sussidi per affermare quel concetto di libertà dal bisogno evocato da un grande presidente americano come Roosvelt, senza il quale non c’è democrazia». Questa legge ha certamente una finalità nobile, ha detto ancora Zedda, «anche se non risolve da sola il problema della povertà dei sardi in una Regione dove c’è molto bisogno di allargare la base produttiva con interventi su agricoltura, gestione aperta dei terreni demaniali, sviluppo del turismo, industria ed energia sostenibile, ma i primi risultati che potremo raggiungere con la legge sono importantissimi ed oggi non possiamo farne a meno; va apprezzato in particolare il patto fra famiglie e Regione che dà una mano a chi si impegna a crescere sotto tutti i punti di vista, patto che può trovare sostanza, sul piano attuativo, nella collaborazione molto stretta fra nuovo sistema e nuova Aspal (l’Agenzia regionale del lavoro) che possiede strumenti di conoscenza e di analisi dei dati».

Dopo l’on. Ruggeri ha preso la parola l’on. Paolo Truzzu (Fdi), che ha citato Einstein e ha detto: «Nel momento in cui discutiamo di un tema così importante quest’Aula si deve confrontare con una Regione che fa di tutto per spingere verso la povertà i sardi, come quando vara appalti che generano stipendi sotto la soglia di povertà. Mettiamoci d’accordo su cosa si deve fare. Che senso ha un bellissima legge sulla carta, come questa, quando poi le guardie giurate, i lavoratori del facchinaggio, i lavoratori del portierato hanno stipendi da fame?».

Secondo l’oratore «non ci sono persone contrarie al reddito di cittadinanza e favorevoli ma la divisione è tra chi vuole una buona legge e chi vuole una legge e basta. La vera sfida è far vivere una vita dignitosa al maggior numero di famiglie sarde ed è l’istruzione la vera leva che ci consente di uscire dalla povertà, che è invece l’elemento di distruzione della società. Solo con l’istruzione libereremo le persone dai bisogni».

Secondo l’on. Truzzu «questo testo ha una serie di elementi che non funzionano, a cominciare dal fatto che la regione non è oggi attrezzata per valutare nel concreto le condizioni di povertà delle famiglie sarde e dunque individuare i beneficiari. Mi pare anche che i compiti attribuiti dalla legge ai Comuni siano assolutamente spropositati, nonostante le buone intenzioni di chi ha redatto questo testo».

Per Forza Italia ha preso la parola l’on. Stefano Tunis, secondo cui «è giusto un approccio critico ma il tema arriva tardi all’attenzione di questa assemblea. Prendiamoci il tempo che serve per far diventare questo testo la migliore legge possibile, anche alla luce delle decine di emendamenti che stanno arrivando dai banchi della maggioranza, non dai nostri. Intanto segnalo che la quantità di risorse previste in legge è del tutto insufficiente rispetto alla quantità di disagio presente nella società sarda». Per l’oratore «un po’ di questo disagio alla fine dovrà venir meno ma sia chiaro che questa non è la legge sul reddito di cittadinanza ma è un testo più orientato verso le politiche sociali e non sulle politiche economiche.  Cerchiamo di capire che non tutto il disagio è uguale e non tutto il bisogno è uguale. Depuriamo la nostra proposta da caratterizzazioni ideologiche: a noi occorre incentivare le famiglie e far generare sentimenti positivi e solidali. Non mance ma misure efficaci per i cittadini».

E’ poi intervenuto per Sel l’on. Francesco Agus, che ha ricordato come «il reddito minimo era nel programma della coalizione di centrosinistra   e arriva in aula dopo un lungo dibattito, che è stato però proficuo. Oggi mettiamo insieme risorse regionali, statali ed europee e sarebbe complice ritardare un solo giorno questa legge, che è una legge contro la povertà. La grande crisi che stiamo vivendo si è estesa a soggetti e famiglie che prima non avevano mai conosciuto questi fenomeni. Al punto che oggi, a differenza del passato, ci sono decine di migliaia di persone che lavorano ma sono ugualmente povere. Perfino nel lavoro pubblico questo accade, come ha ricordato prima l’on. Truzzu. Oggi non si chiude un percorso ma si inizia una strada, che è senz’altro quella giusta anche se lunga e difficile».

Per l’on. Oscar Cherchi (Forza Italia) «la legislatura era appena iniziata quando nel 2014 Sel depositò una proposta di legge sul tema. E ne parliamo dopo oltre due anni, con una testo rivisto rispetto a quello di due anni fa, giustamente. E’ importante intanto rilevare i dubbi sui criteri che avete inserito in legge. A chi andranno queste risorse? Chi deciderà come e a chi devono essere erogate? Ci sono zone di libero arbitrio dei Comuni in questo testo, scritto con un gergo tipico dei parlamenti senza che abbia un reale significato. Chi stabilisce che cosa è “idoneo” o “indispensabile”?. Dobbiamo dare alla Giunta la possibilità di un programma di attuazione».

Marco Tedde (Forza Italia) ha ricordato il “difficile momento di crisi attraversato dalla Sardegna” ed ha evidenziato “i dati drammatici della povertà”: 175mila famiglie e 400mila persone interessate dal fenomeno che registra “uno scivolamento verso il basso di tanti cittadini appartenenti al cosiddetto ceto medio”.

L’esponente della minoranza ha quindi puntato il dito contro l’operato della Giunta ricordando le tante crisi industriali non risolte e le penalizzazioni che derivano all’economia per l’inadeguatezza dei trasporti aerei e navali, nonché una generale disattenzione nei confronti delle imprese.

Tedde ha quindi indicato nel “tema del precariato”, il tema più urgente per il governo nazionale e per quello regionale ed ha auspicato un complessivo ripensamento del welfare regionale.

Il consigliere di Forza Italia ha inoltre criticato la ridotta dotazione finanziaria (da 400 milioni di euro si è passati a 30 milioni) e ha definito “condivisibili” gli intenti dei proponenti ma “insufficiente” la struttura della norma («non lo afferma solo il gruppo di Fi ma lo dice anche la maggioranza in Sesta commissione»).

Per Marco Tedde la norma finanziaria è stata “bocciata” dalla Terza commissione” («dove la proposta di legge è stata garbatamente ma sostanzialmente demolita»).

Il presidente della commissione Bilancio, Franco Sabatini, nel corso del suo intervento, ha escluso una bocciatura del provvedimento nel parlamentino da lui guidato ed ha preannunciato il voto favorevole alla Pl n. 5. L’esponente della maggioranza ha illustrato lo scopo della norma: «Offriamo la possibilità a chi si trova in condizioni di povertà estrema di uscire da tale condizione per avere l’opportunità di accedere al mercato del lavoro, perché chi versa in situazione di povertà estrema non riesce neppure ad accedere al mercato del lavoro».

Sabatini ha quindi ricordato la legge delega approvata dalla Camera il 14 luglio scorso per i provvedimenti di  contrasto alla povertà e l’intervento governativo per l’inclusione attiva a cui il governo che destina 15 milioni di euro alla Sardegna e che si affiancherà al reddito di inclusione sociale quando approvato in Consiglio regionale.

«La preoccupazione – a giudizio del consigliere del Pd – è rappresentata dal ritardo del sistema informativo regionale e dalla sovrapposizione dei provvedimenti a beneficio dei più deboli». «Dobbiamo scongiurare il pericolo – ha affermato in conclusione Franco Sabatini – che alcune famiglie non siano intercettate da alcun intervento pubblico e altri soggetti parimenti svantaggiate ne usufruiscano di molteplici».

L’ulteriore perplessità espressa dal presidente della Terza commissione è rappresentata dal cattivo funzionamento dei Plus che è lo strumento a cui poggia l’erogazione del reddito di inclusione sociale.

Alessandra Zedda (Fi) ha precisato che Forza Italia non esprime contrarietà all’introduzione di strumenti che garantiscano il sostegno ai più deboli quanto ai contenuti della norma in discussione che – a suo giudizio – sarebbe inapplicabile, a partire dalla parte finanziaria “che conta solo 30 milioni, 18 dei quali potrebbero non essere disponibili”.

Perplessità anche per il ricorso ai Plus («sono stati fallimentari e non sono stati in grado di assolvere i compiti assegnati») e per il riferimento agli emigrati («ci sono già misure a loro destinate e meglio sarebbe dare priorità ai nostri poveri») nonché sulla scarsa tempestività degli interventi, per effetto delle procedure così come disciplinate all’articolo 13. «Servono più risorse – ha concluso la consigliera della minoranza – e siamo pronti a contribuire perché si semplifichino meccanismi e procedure».

Luigi Ruggeri (Pd) ha definito la legge per l’introduzione del reddito di inclusione sociale “una legge fondamentale per la Legislatura e in nessun modo uno scambio tra le forze politiche della maggioranza”.

«E’ sbagliato – ha spiegato il consigliere della maggioranza – considerare questa legge come uno strumento di carità perché rientra in una logica di sostegno alla socialità ed per questo che auspico il superamento  della frammentazione del welfare, nonché il potenziamento dell’assistenza tecnica dei Comuni».

«Questa cornice legislativa – ha proseguito Ruggeri – offre un ancoraggio strutturale a politiche multidimensionali che riguardano l’accesso al lavoro e ai servizi, è una sfida difficile ed è insieme una scommessa della democrazia che può essere paragonata alle prime esperienze del ‘900 sul sistema mutualistico».

«Il reddito di inclusione sociale – ha concluso l’esponente dei democratici – è uno strumento imperfetto ma è ingeneroso trarre conclusioni negative perché segna il primo passo nel verso di una società più giusta».

Il consigliere Michele Cossa (Riformatori) si è detto d’accordo sulle finalità perseguite dalla legge: «Primum vivere deinde philosophari – ha affermato Cossa – siamo tutti d’accordo sul fatto che la prima di tutto occorra dare da mangiare a ogni cittadino, tutto il resto viene dopo».

L’esponente della minoranza ha espresso però dubbi sulla efficacia dello strumento individuato a partire dalla dotazione finanziaria: « 30 milioni di euro sono una goccia nel mare – ha sottolineato Cossa – il tema è troppo importante, c’è l’esigenza di una legge sulla famiglia più che sulla povertà. Servirebbe una norma che affronti il disagio in cui si trova una grossa fetta delle famiglie sarde razionalizzando gli interventi e rendendoli efficaci».

Perplessità anche sulla sostenibilità dell’intervento: «Prevedere che i fondi siano disponibili fino ad esaurimento delle risorse rischia di creare iniquità – ha aggiunto Cossa – l’altra criticità è rappresentata dal ruolo assegnato ai Comuni: non si possono caricare le amministrazioni comunali di altri compiti». Cossa ha quindi concluso il suo intervento auspicando l’approvazione di una legge che renda gli interventi applicabili.

Fabrizio Anedda, in rappresentanza del gruppo Misto, è tornato sul Patto per la Sardegna firmato nei giorni scorsi a Sassari dal presidente del Consiglio Matteo Renzi e da quello della Regione Francesco Pigliaru: «E’ positivo che la Sardegna abbia a disposizione nuove risorse – ha detto Anedda – occorre però evitare una distribuzione a pioggia per accontentare tutti i territori e tutti gli assessorati».

Anedda ha quindi suggerito di puntare su iniziative per creare sviluppo: cura del bosco, coltivazione delle terre incolte, ristrutturazioni edilizie etc. «Una politica agricola riorganizzata come motore di sviluppo avrebbe effetti benefici per l’Isola – ha sottolineato Anedda – il territorio sardo oggi produce solo il 35% del suo fabbisogno alimentare».

Il capogruppo del Misto ha quindi criticato la politica comunitaria: «L’Europa chiede che i nostri territori non producano, questo ha creato le povertà estreme – ha concluso Anedda – per venire incontro alle esigenze dei sardi servirebbero 500 milioni di euro ma Bruxelles ne stanzia appena 30. Il reddito di cittadinanza è una cosa seria, servono interventi forti, questa legge rischia di tradursi in una legge-bandiera. Meglio mettere le risorse nel fondo per l’inserimento lavorativo dei cittadini bisognosi e sollecitare l’Unione europea a stanziare più soldi».

D’accordo con le finalità della legge si è detto anche il capogruppo del Psd’Az Angelo Carta. L’esponente sardista ha espresso forti perplessità sul ruolo affidato ai comuni. «I sindaci già si occupano del problema. Prevedere ulteriori adempimenti e impegni deve essere perlomeno concordato con l’Anci – ha rimarcato Carta – il rischio è caricare i comuni di altre incombenze e, allo stesso tempo, creare aspettative nei cittadini che non potranno essere soddisfatte».

Secondo Carta, la proposta in discussione attribuisce ai comuni alcuni compiti già assegnati da altre disposizioni di legge: «Cerchiamo di raccordarci meglio con gli enti locali massimizzando gli sforzi già fatti – ha concluso il consigliere dei Quattro Mori – altrimenti si corre il pericolo di approvare una legge che non riuscirà a mantenere le promesse».

Pierfranco Zanchetta, capogruppo dei Cristiano Popolari Socialisti, ha riconosciuto la bontà di una legge che persegue un “nobile obiettivo”: garantire la dignità e il diritto alla felicità di ogni cittadino. «L’auspicio è che si trovi una sintesi ai numerosi emendamenti presentati – ha detto Zanchetta – questa è una legge importante per tutti: Consiglio, Giunta ed Enti Locali. Di fronte a una norma di questa portata anche gli uffici periferici hanno il dovere di attrezzarsi. Dobbiamo incoraggiare tutti a dare risposte ai cittadini bisognosi». Zanchetta ha quindi voluto ringraziare l’on. Pizzuto per aver portato in aula la proposta: «Pizzuto è un panda della politica che va difeso perché ha il coraggio di porre all’attenzione di tutti temi così importanti».

A favore degli obiettivi della legge si è schierato anche il capogruppo dell’Udc, Gianluigi Rubiu che ha però espresso perplessità sull’efficacia degli strumenti individuati. «Servono alcune correzioni per rendere la legge applicabile. Allo stato attuale, la norma è inapplicabile – ha detto Rubiu – la povertà cresce quando manca il lavoro. La preoccupazione per il futuro è trovare soluzioni vere per l’occupazione».

Rubiu ha poi elencato alcune criticità presenti nel testo: dai requisiti d’accesso (che potrebbero penalizzare i cittadini sardi a vantaggio degli immigrati) alla possibilità di rifiutare una proposta di lavoro da parte dei soggetti beneficiari («Inaccettabile che chi si trova in una situazione di disagio possa permettersi il lusso di rinunciare a un’offerta di lavoro»).

Dubbi, infine, sulla dotazione finanziaria e sui tempi per la spendita delle risorse stanziate: «33 milioni di euro sono una cifra irrisoria – ha concluso Rubiu – bastano a soddisfare appena 5.000 famiglie. Inoltre i pochi soldi a disposizione difficilmente potranno essere spesi nel 2016, il Consiglio dovrebbe fare una variazione di bilancio in tempi strettissimi».

Daniele Cocco ha apprezzato la disponibilità a discutere la legge da parte della minoranza e dichiarato la disponibilità del gruppo Sel ad accogliere proposte e suggerimenti per migliorarla.

«Oggi 400mila sardi sono in difficoltà – ha detto Cocco – ciò che da altre parti è straordinario da noi è ordinario, abbiamo il dovere, politico e morale, di intervenire immediatamente. Il reddito di inclusione sociale è lo strumento più efficace in questo momento. Non risolverà tutti i mali dell’Isola ma darà una risposta importante».

Cocco si è detto convinto che i comuni riusciranno a svolgere bene i compiti loro assegnati: «I comuni non saranno oberati di lavoro, anzi. I sindaci sarebbero lieti di avere le risorse per dare risposte ai cittadini. Le amministrazioni che hanno a disposizione i fondi riescono ad impegnarli nel migliore dei modi. I Comuni hanno spesso trasformato le risorse in politiche attive per il lavoro».

Il capogruppo di Forza Italia Pietro Pittalis ha messo l’accento sul fatto che ci sono settanta emendamenti della maggioranza, per dedurne che «o non si può parlare di un testo condiviso oppure certe osservazioni anche dell’ opposizione hanno colto nel segno, per cui è sbagliato accelerare i tempi rischiando di snaturare la portata del provvedimento». Papa Francesco, in una delle udienze a Santa Marta, ha ricordato Pittalis, ha detto che «la povertà è una parola che mette sempre in imbarazzo nonostante sia da sempre al centro del Vangelo e noi, quindi, non ci possiamo dividere fra destra e sinistra o fra maggioranza ed opposizione». La legge, ha poi osservato, «ha almeno due aspetti positivi; primo, fa maturare una migliore consapevolezza su un problema spesso assente dall’agenda della politica no nonostante la sua dimensione tragica, poi determina una ritrovata responsabilità diffusa all’interno del Consiglio dopo, in concreto, della povertà si sono sempre occupati Chiesa, Caritas, Onlus ed associazioni di volontariato in assenza di una visione unitaria ed istituzionale del fenomeno». Nel momento in cui la Sardegna vive una situazione sociale preoccupante in termini di povertà e disagio che non è solo fragilità economica, ha proseguito il capogruppo di Forza Italia, «guardiamo con attenzione al provvedimento ma ci sentiamo impegnati anche a non creare all’esterno troppe aspettative perchè le risorse sono inadeguate; si dirà meglio di niente ma allora meno burocrazia e più attenzione alle persone ed alle famiglie».

A nome della Giunta l’assessore della Sanità e delle Politiche sociali, Luigi Arru, ha parlato di «una giornata importante, un inizio che con questa legge ci fa parlare di welfare generativo, che supera la logica dell’ assistenza con una filosofia che protegge le persone e le famiglie dai rischi della vita e dalle ineguaglianze del mercato». Per quanto riguarda le risorse, ha precisato, «oltre ai trenta milioni ci sono quelle degli oltre 27.000 piani personalizzati della 162 una parte è destinata proprio a nuclei familiari a basso reddito e molti altri interventi; piuttosto, non abbiamo indicatori certi ma ora facciamo un patto con chi ha bisogno che parte dal sostegno individuale per arrivare ad un ritorno sociale, mentre finora abbiamo investito senza alcun ritorno». Quanto al ruolo dei Gal, secondo l’assessore «è vero che spesso non hanno funzionato come avrebbero dovuto ma sono emerse anche buone pratiche da seguire, come quella del Gal della Marmilla dove una cooperativa di disabili ha partecipato ad un progetto di agricoltura sociale che l’ha portata non solo a conquistare la piena autonomia economica ma perfino a rinunciare ai soldi della Regione». Una storia, ha continuato, coerente con la nostra «idea di fondo di mettere a regime un qualcosa che permetta di uscire dalla logica del libro Cuore per guardare oltre, inserendoci anche in un contesto nazionale molto complesso dal quale emerge che si spendono in Italia 55 miliardi per il welfare che corrispondono circa a 1000 euro a persona e solo 700 arrivano realmente ai beneficiari; su questo non abbiamo dati sardi ma è arrivato il momento di agire con responsabilità per recuperare e ridare capacità alle persone, primo passo di un disegno di revisione dell’intero sistema welfare che, a livello di volumi di spesa, ci vede fra le prime Regioni italiani in Italia». Abbiamo insomma avviato un processo importante, ha concluso, «che si può ancora migliorare».

Non essendoci altri iscritti a parlare, il presidente ha messo in votazione il passaggio agli articoli della legge, che il Consiglio ha approvato con 25 voti.

Successivamente il presidente ha comunicato che alle 15.30 si riunirà la commissione Sanità per l’esame degli emendamenti e sempre per le 15.30 è in programma nell’Aula consiliare la riunione dei capigruppo.

I lavori del Consiglio riprenderanno invece alle 16.30.

Consiglio regionale 1 copia

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Consiglio regionale 10

Stamane il Consiglio regionale ha approvato gli articoli  5, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13 del Dl 321 sull’“Istituzione dell’Azienda sanitaria unica regionale (ASUR)”.

La seduta si è aperta sotto la presidenza del presidente Gianfranco Ganau. Dopo le formalità di rito il Consiglio ha proseguito l’esame dell’art. 5 (direttore dell’Area socio-sanitaria locale), sospeso nella precedente seduta, del Dl 321/A (“Istituzione dell’azienda sanitaria unica regionale – Asur – e disposizioni di adeguamento dell’assetto istituzionale e organizzativo del servizio sanitario regionale. Modifica della legge 10/2006 – Tutela della salute e riordino del servizio sanitario della Sardegna. Abrogazione della legge 5/95”).

La commissione e la Giunta hanno espresso il parere sugli emendamenti presentati.

Il consigliere del Pd Luigi Ruggeri ha formulato una proposta di emendamento orale al primo comma dell’articolo, finalizzata ad estendere la possibilità di scelta dei direttori di Area socio sanitaria anche oltre i dirigenti del settore. Il presidente Ganau ha comunicato che la proposta sarà esaminata in un secondo momento. Successivamente il Consiglio ha respinto una serie di emendamenti presentati dall’opposizione più alcuni provenienti dalla maggioranza dei quali la commissione aveva proposto il ritiro.

Approvati, invece, l’emendamento n. 321 (Augusto Cherchi e più) che descrive ruolo e funzioni del direttore dell’Area socio-sanitaria, ed alcuni emendamenti allo stesso emendamento. In particolare il n. 642 (Ruggeri e più) che elimina il collegio di direzione della stessa Area, il n. 643 (Cherchi e più) relativo al parere sugli accordi con strutture pubbliche e private ed il n. 644 (Ruggeri e più) che, nella valutazione del direttore di Area socio sanitaria, assegna priorità alla capacità di gestione delle liste di attesa.

Per quanto riguarda il comma 5, è stato approvato anche l’emendamento n. 536 della Giunta che assegna al direttore generale il termine di 60 giorni dalla data di nomina o di conferma per procedere “alla verifica dell’operato dei direttori delle aree socio-sanitarie locali, con facoltà di revocare gli incarichi a fronte di una valutazione negativa, nel rispetto dei principi del giusto procedimento”.

Ha assunto la presidenza dell’Assemblea il vice presidente Eugenio Lai.

Il vice capogruppo del Pd Roberto Deriu, sull’ordine dei lavori, ha ricordato alla presidenza l’emendamento del collega Ruggeri al comma 1, precedentemente rinviato, che per il suo gruppo riveste grande importanza.

Il presidente Lai ha assicurato l’esame della proposta in un secondo momento a condizione che l’Aula sia d’accordo. Subito dopo, avendo rilevato l’opposizione del consigliere dell’Udc Giorgio Oppi, ne comunica la decadenza.

Il vice capogruppo del Pd Roberto Deriu ha ricordato che l’emendamento era stato visto anche dal consigliere Giorgio Oppi e, per un approfondimento, ha chiesto una breve sospensione della seduta, che è stata accordata.

Alla ripresa dei lavori, ha riassunto la presidenza il presidente Ganau, che ha ricordato la presentazione dell’emendamento orale del consigliere Ruggeri, del Pd, valutato pertinente al testo, sarà votato al momento del voto sul testo E 643, approvato, 536 approvato

Il presidente Ganau ha quindi dato lettura dell’emendamento orale  del consigliere Ruggeri, che viene accolto dal Consiglio. Subito dopo l’Aula ha approvato il testo dell’art.1.

Sull’emendamento n. 324, aggiuntivo, il proponente Augusto Cherchi (Sdl) ha sottolineato che si tratta di attribuire al direttore di Area socio sanitaria locale, anziché al direttore generale come prevede il testo della Giunta, il compito di predisporre un piano di settore. «Mi sembra il minimo sindacale», ha affermato, «anche per riequilibrare il potere del direttore generale».

Il capogruppo di Sel Daniele Cocco ha annunciato il suo sostegno alla proposta.

Prima della votazione dell’emendamento, il capogruppo del Pd Pietro Cocco ha chiesto una breve sospensione della seduta, che è stata accordata.

Alla ripresa dei lavori, il presidente ha messo in votazione l’emendamento n.324, respinto dal Consiglio con 9 voti favorevoli e 24 contrari.

Sull’articolo 7 il presidente Ganau ha dato la parola all’on. Michele Cossa (Riformatori), che ha parlato delle consulte locali di cittadinanza di cui si chiede l’eliminazione nell’emendamento sostitutivo 183: “Sono un bella cosa dal punto di vista ideologico ma rischiano di diventare un elemento di appesantimento. Non è possibile dare loro un parere obbligatorio, è un tributo alla ideologica e una zeppa”.

Per il capogruppo di Sel, on. Luca Pizzuto, “quell’orpello in realtà si chiama democrazia. Noi stiamo dando la Sanità nelle mani di un solo uomo e noi siamo per riequilibrare i poteri. Ci sembra il meno dare la possibilità alle comunità locali di parlare, qualunque sia la maggioranza che governerà la Sanità negli anni futuri”. L’emendamento 183 è stato bocciato dall’Aula.

Sull’emendamento 39 l’on. Michele Cossa ha chiesto il voto palese e ha replicato al leader di Sel: “Di eccesso di democrazia si muore. Introdurre elementi di disturbo significa introdurre zeppe nel meccanismo della nuova sanità sarda”.

Secondo l’on. Luca Pizzuto “oltre la democrazia c’è la onnicrazia, perché la democrazia non è mai abbastanza specie in un momento in cui il potere economico condiziona pesantemente la partecipazione. In ogni caso, le Consulte di cittadinanza hanno funzioni diverse e sono colpito che si dibatta di questo elemento e delle realtà associative locali. Che serviranno al direttore generale della Asl ad avere un punto di vista in più”.

L’emendamento 39 è stato posto in votazione ma il capogruppo del Pd ha chiesto un minuto di sospensione. Alla ripresa, il capogruppo del Pdl, on. Pietro Pittalis, ha detto: “Dica la maggioranza se ha bisogno di fermarsi e ci fermiamo. Ma non si può procedere così per ogni emendamento. E’ la settima richiesta di sospensione questa mattina. Se questo è il modo di procedere, allora cambiamo tattica”.

L’emendamento 39 è stato respinto con voto palese. Approvato invece il testo dell’articolo 7.

L’on. Emilio Usula (Rossomori) ha illustrato l’emendamento 515 (incompatibilità del ruolo di dipendente Asl con quello di presidente della Conferenza sociosanitaria). A seguire, l’on. Pietro Pittalis (Forza Italia) ha annunciato a nome dell’opposizione il voto favorevole all’emendamento comunicando al tempo stesso che su ogni emendamento e su ogni articolo l’opposizione interverrà in massa. Così, dal gruppo di Forza Italia sono intervenuti tutti i componenti.

L’on. Stefano Tunis ha ricordato: “Assistiamo al vostro tentativo grottesco di far diventare questo disegno di legge il provvedimento di una sola parte politica. Vi sembra possibile che l’assessore debba parlamentare con un collega sul singolo emendamento? Con questo atteggiamento stante ingessando la Sanità sarda”. Per l’on. Edoardo Tocco “in commissione si è lavorato male, avremmo dovuto e potuto chiarire molto di più prima di arrivare in quest’Aula”.

Secondo l’on. Tedde “male fa il presidente Pigliaru a mollare la barra del timone, perché i problemi della maggioranza diventano i problemi dell’Aula”.

Anche l’on. Giuseppe Fasolino è intervenuto: “Noi sappiamo fare bene l’opposizione e se ci chiedete di sollevare un muro ve lo solleviamo e andiamo ad oltranza in quest’Aula. Non potete permettervi di essere insieme maggioranza e opposizione. Non mi stupisco, dopo due anni e mezzo, che sui temi che contano le commissioni fanno poco. Come in questo caso. Avevate la possibilità di fare un riforma fondamentale per la Sardegna e alla fine sarà un pasticcio”.

Per l’on. Oscar Cherchi “l’assessore Arru ha la possibilità di dare un indirizzo concreto a questi lavori. Vedetevi tra di voi, consiglieri di maggioranza e assessore. Discutete e fateci conoscere la vostra posizione. Ai tempi di Soru, 2004-2009, tutto questo non accadeva”. 

L’on. Pietro Pittalis ha annunciato alla maggioranza il ritiro dell’emendamento “sperando che vi serva da lezione”.

Approvato l’emendamento 645 a firma Ruggeri, istitutivo della Consulta regionale e consulte locali di cittadinanza, che concorreranno agli indirizzi per il piano attuativo ed esprimeranno pareri sul piano sanitario.

Sull’articolo 8 approvato l’emendamento 539 (Giunta) sui criteri di riparto delle risorse finanziarie tra la Asur e le Assl, riequilibrato secondo un criterio che tenga conto delle zone maggiormente disagiate.

L’on. Cherchi (Partito dei Sardi) ha presentato un emendamento orale, che è stato approvato.

Approvato l’articolo 8 e l’emendamento 541 (Giunta), che prevede che anche il Consiglio regionale debba ricevere dal direttore generale della Asur  informazioni sullo stato di attuazione dei programmi sanitari.

Aperta la discussione e la votazione sull’articolo 9 “Sostituzione dell’articolo 11 della legge regionale n. 10 del 2006 (Collegio sindacale)” e sugli emendamenti, il presidente della commissione, Mondo Perra (Upc-socialisti) ha espresso il parere di competenza e l’assessore della Sanità, Luigi Arru, ha dichiarato parere conforme a quello della commissione.

I consiglieri Ignazio Locci (Fi), Marcello Orrù (Psd’Az) e Paolo Truzzu (Fd’I) hanno annunciato il ritiro degli emendamenti soppressivi a loro firma e il presidente del Consiglio ha posto di seguito in votazione tre emendamenti soppressivi totali a firma del capogruppo Psd’Az, Angelo Carta, n. 48, 49 e 50 che l’Aula non ha approvato. Il consigliere Augusto Cherchi (Sdl) ha accolto l’invito al ritiro dell’emendamento 329 e il Consiglio ha dato via libera prima all’emendamento sostitutivo parziale della Giunta, n. 542, che al comma 2 dell’articolo 9 modifica le parole “revisori” con “sindacali”, e poi al testo dell’articolo 9. La presentatrice dell’emendamento aggiuntivo n. 346, la consigliera Sdl, Annamaria Busia, non accolto l’invito al ritiro e l’Aula non approvato la proposta dell’esponente della maggioranza.

Il presidente ha quindi dichiarato decaduto il 347 ed ha dichiarato aperta la discussione sull’articolo 10 “Modifiche alla legge regionale n. 10 del 1997 e sostituzione dell’articolo 27 della legge regionale n. 10 del 2006 (Norme in materia di contabilità delle aziende sanitarie)” ed agli emendamenti, sui quali la Giunta ha espresso parere conforme a quello del relatore di maggioranza Perra. I consiglieri Ignazio Locci (Fi), Marcello Orrù (Psd’Az) e Paolo Truzzu (Fd’I) hanno comunicato il ritiro di tutti gli emendamenti soppressivi a loro firma e il Consiglio non ha approvato con successive e distinte votazione gli emendamenti n. 51, 52 e 53 (tutti a firma del capogruppo Psd’Az, Angelo Carta) e ha approvato invece il testo dell’articolo 10.

Aperta la discussione sull’articolo 11 “ Modifiche all’articolo 29 della legge regionale n. 10 del 2006 (Controlli sugli atti delle aziende sanitarie)” la giunta ha espresso parere conforme a quello del relatori sugli emendamenti presentati, dunque i consiglieri della minoranza Ignazio Locci (Fi), Paolo Truzzu (Fd’I) e Marcello Orrù (Psd’Az) hanno comunicato il ritiro degli emendamenti soppressivi a loro firma e l’Aula non ha approvato l’emendamento n. 184 (Cossa e più) e anche il 348, dopo che il capogruppo Sdl, Roberto Desini, non ha accettato l’invito al ritiro formulato dal relatore e dalla Giunta.

Non approvati in sequenza anche quattro emendamenti del capogruppo Psd’Az, Angelo Carta: 57, 58, 59, 60 e 61, così come l’emendamento n. 600 (Orrù) che si proponeva di modificare l’emendamento 543 della Giunta regionale che è stato approvato e che eleva da 5 a 10 milioni di euro il controllo preventivo della Regione sulle procedure di affidamento di contratti pubblici.

Approvato il testo dell’articolo 11 si è passati all’esame dell’articolo 12 “Introduzione dell’articolo 29 bis alla legge regionale n. 10 del 2006 (Controllo sui bilanci delle aziende sanitarie)” e dopo i pareri (giunta conforme al relatore) e l’annuncio del ritiro degli emendamenti soppressivi a firma Locci (Fi), Orrù (Psd’Az) e Truzzu (Fd’I) l’Aula non ha approvato l’emendamento 62 (Angelo Carta, Psd’Az) e anche il 349 (20 favorevoli e 25 contrari) , dopo che il capogruppo Sdl, Desini, respingendo l’invito al ritiro ha domandato spiegazioni all’assessore Arru sulla mancata accettazione della proposta modificativa («si tratta di un semplice adeguamento alle disposizioni sul bilancio armonizzato»). L’assessore Arru ha dichiarato che il testo proposto nell’emendamento “non è coerente con l’articolazione del testo del Disegno di legge”.

Non approvati altri cinque emendamenti a firma del capogruppo Psd’Az Angelo Carta (63, 64, 65, 66 e 67) l’Aula ha prima approvato il testo dell’articolo 11 e poi ha dato via libera all’emendamento aggiuntivo 517, dopo che il presentatore Paolo Zedda (S&Ind) ha rifiutato l’invito al ritiro. La modifica specifica che per le valutazioni delle performance la Regione aderisce a network nazionali e internazionali e che saranno affidate in via sperimentale la valutazione delle performance finanziarie e sulla qualità dei servizi a “enti certificatori di comprovata fama nazionale e internazionale”.

Approvato anche l’articolo 13 “Introduzione dell’articolo 29 ter alla legge regionale n. 10 del 2006 (Potere di annullamento straordinario degli atti delle aziende sanitarie)” con il sostitutivo totale  rappresentata dall’emendamento 544 (Giunta regionale) che stabilisce che il provvedimento amministrativo illegittimo dell’azienda sanitaria può essere annullato “per gravi ragioni di interesse pubblico entro un termine ragionevole e tenendo conto degli interessi dei destinatari e contro interessati, con decreto del presidente della Regione su proposta dell’assessore competente”.  Non approvati gli emendamenti 185 (Cossa e più) e 601 (Locci e più), ritirati i restanti.

Il presidente ha quindi dichiarato tolta la seduta e convocato il Consiglio per le 15.30.