7 August, 2022
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Verrà presentato questo pomeriggio, alle ore 17.00, nel corso di una conferenza stampa che si terrà nei locali dello Spazio Ex-Di’ Memorie in Movimento – La Fabbrica del Cinema, in piazza Sergio Usai, nella Grande Miniera di Serbariu a Carbonia, il progetto SCHISORGIU 1937.

Alla conferenza interverranno Paolo Serra, Direttore del Centro Servizi Culturali Carbonia della Società Umanitaria – La Fabbrica del Cinema, Sabrina Sabiu Assessore alla Cultura del Comune di Carbonia, Mario Zara, presidente dell’Associazione Amici della Miniera, Sandro Mantega, giornalista e curatore storico del progetto, il regista Paolo Carboni, Monica Porcedda, direttore artistico del gruppo teatrale La Cernita e Riccardo Podda, operatore della Cooperativa Progetto S.C.I.L.A. per i Servizi Audiovisivi del Sistema Bibliotecario Interurbano del Sulcis.

Proprio il 19 ottobre di quest’anno ricorre il ottantesimo anniversario della tragedia di Schisorgiu. Il 19 ottobre del 1937 una violenta esplosione devastò il cantiere minerario di Schisorgiu, aperto ai piedi della collina di Monte Sirai. In quella piana, un anno dopo, sarebbe sorta Carbonia. Fu un incidente terribile nel quale persero la vita 14 minatori, alcuni immediatamente, altri nei mesi successivi e dopo atroci sofferenze.

Fu quello il più grave infortunio nella storia delle miniere della Sardegna anche se, purtroppo, il sacrificio di quei minatori è stato quasi completamente dimenticato.

Il progetto si propone di rendere omaggio a quei minatori attraverso la realizzazione di una docu-fiction, della durata di 40 o 50 minuti, che ricostruisca le vicende legate all’incidente di Schisorgiu sia attraverso la documentazione esistente, ma, soprattutto, fissando con filmati e interviste le ultime testimonianze che è ancora possibile raccogliere tra i familiari dei minatori coinvolti in quella tragedia.

Un progetto che si inquadra in un percorso, avviato da tempo, di recupero della memoria storica e della cultura mineraria della Sardegna e del Sulcis-Iglesiente, territorio, quest’ultimo, dove proprio la cultura mineraria si è radicata più profondamente.

Il progetto è promosso dal Centro di Servizi Culturali Carbonia della Società Umanitaria-Fabbrica del Cinema, con il patrocinio dell’Assessorato ai Beni Culturali della Regione Autonoma della Sardegna, l’Assessorato alla Cultura del Comune di Carbonia, in stretta collaborazione con l’Associazione Amici della Miniera di Carbonia e il supporto dei Servizi Audiovisivi del Sistema Bibliotecario Interurbano del Sulcis, della Cooperativa Progetto S.C.I.L.A., della Sezione di Storia Locale, e dell’Associazione Sonebentu.

Secondo appuntamento con la Stagione di Teatro Ragazzi “Io teatro, tu teatri, noi teatranti”, organizzata da Il Crogiuolo, centro di intervento teatrale diretto da Mario Faticoni, al Teatro Alkestis (via Loru) di Cagliari, venerdì 24 ottobre, ore 11.00, andrà in scena lo spettacolo  “IQBAL” La storia del bambino pakistano simbolo della lotta contro il lavoro infantile, della compagnia La Cernita Teatro.

Scritto da Monica Porcedda, lo spettacolo è liberamente ispirato a “Storia di Iqbal” di Francesco d’Adamo, in  scena Monica Porcedda e Riccardo Montanaro, per la regia della stessa Porcedda.

«Nessun bambino dovrebbe impugnare mai uno strumento di lavoro. Gli unici strumenti di lavoro che un bambino dovrebbe tenere in mano sono penne e matite.»

Dentro questa frase, semplice e inequivocabile, è racchiuso il senso di una storia straordinaria, di una favola che insegna ai bambini quanto il coraggio sia più forte della violenza.

Iqbal Masih nasce nel 1983 a Muridke, una città pakistana in cui lo sfruttamento minorile è la norma. Il suo destino è stabilito ancor prima della sua nascita, in quella regione tormentata dalla fame e dalla miseria. A soli 4 anni inizia  a lavorare in condizioni di schiavitù, legato a un telaio per dodici ore al giorno, dopo che il padre l’aveva venduto al direttore di una fabbrica di tappeti per cercare di salvare un altro figlio, gravemente malato.

Le condizioni di vita e di lavoro sono inaccettabili per chiunque, Iqbal cerca ripetutamente di fuggire ma viene regolarmente riacciuffato dal padrone, che per punirlo lo getta in un pozzo nero. Nonostante tutto Iqbal non si arrende, cresce in lui il desiderio di libertà  e riscatto, finché un giorno nel 1992, a soli 9 anni, riesce a scappare dalla fabbrica. Durante la fuga incontra per strada un gruppo di esponenti del Fronte di Liberazione dal Lavoro Schiavizzato e in quell’occasione trova il coraggio di raccontare la propria storia e quella degli altri bambini che lavorano in condizioni disumane nella stessa fabbrica di tappeti in cui lui passa le sue giornate.

Iqbal diventa così un simbolo della lotta contro lo sfruttamento minorile.

E’ un bambino che ha lottato per uscire da un incubo, fuori dal quale ha trascinato migliaia di piccoli lavoratori, indifesi da sempre.

Dopo alcuni anni, esattamente il 16 aprile del 1995, la domenica di Pasqua, mentre torna a casa in bicicletta venne assassinato da un sicario della “mafia dei tappeti pakistana”.

Grazie al suo impegno e alla lotta contro il lavoro minorile, circa tremila piccoli schiavi poterono uscire dal loro inferno: sotto la pressione internazionale il governo pakistano chiuse decine di fabbriche di tappeti.

Lo spettacolo è liberamente tratto da “Storia di Iqbal” di Francesco d’Adamo, edizioni EL (lo scrittore ha pubblicato diversi testi di letteratura per ragazzi).

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