12 February, 2026
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Il prossimo 30 novembre 700 volontari sardi saranno ricevuti in Vaticano in udienza speciale da Papa Francesco. Il Pontefice ha accolto l’invito del Centro di servizio per il volontariato Sardegna Solidale che in questo modo festeggerà i suoi primi vent’anni di attività. Sarà un appuntamento importante per le associazioni sarde, chiamate alle nuove sfide che la società presenta.

«L’udienza speciale rappresenterà contemporaneamente un punto di arrivo ed uno di ripartenza per un movimento che oggi conta nell’isola ben 1725 associazioni, con 45 mila volontari attivi nel territorio ed altri 80 mila impegnati occasionalmente. Per il nostro movimento sarà un momento storico, faremo in modo che tutte le associazioni si sentano partecipi», ha detto il presidente di Sardegna Solidale Giampiero Farru, che stamattina ha presentato a Cagliari l’iniziativa insieme al presidente del comitato promotore di Sardegna Solidale don Angelo Pittau, e al presidente del Co.Ge. Sardegna Bruno Loviselli.

La macchina organizzativa si è già messa in moto. Le associazioni interessate a partecipare all’evento possono prendere contatto con l’organizzazione, scrivendo alla mail udienzaconpapafrancesco@sardegnasolidale.it .

All’udienza speciale parteciperanno inoltre anche il presidente della Conferenza Episcopale Sarda mons. Arrigo Miglio, i vescovi sardi, insieme al presidente della Regione Francesco Pigliaru e al presidente del Consiglio regionale Gianfranco Ganau. All’udienza sarà inoltre presente anche il cardinale Angelo Becciu.

«Nel 1996 le associazioni di volontariato in Sardegna erano 800, oggi sono più che raddoppiate, a dimostrazione del grande lavoro compiuto in questi vent’anni per la crescita della cultura della solidarietà – ha aggiunto Giampiero Farru -. Siamo presenti nel territorio con i nostri quaranta Sa. Sol. Point e questo grazie anche alla disponibilità di tanti volontari, capaci di mettersi in gioco anche nelle comunità più piccole e dove tanti pionieri hanno lavorato in silenzio.» 

Giampiero Farru ha nell’occasione anche tracciato un bilancio dell’attività ventennale di Sardegna Solidale: «Dal 1998 ad oggi abbiamo fornito alle associazioni ben 103mila consulenze, collaborando con i gruppi in quasi 3.500 occasioni. I corsi di formazione per volontari sono stati oltre 500, con oltre 23mila partecipanti, senza dimenticare il progetto Scuola & Volontariato che ormai coinvolge quasi cento istituti superiori in tutta l’isola, e le 36 pubblicazioni scientifiche, soprattutto sul volontariato in Sardegna e sul fenomeno della povertà».

L’udienza speciale è nata in modo semplice: «A marzo abbiamo inviato la lettera al Papa, a luglio è arrivata la risposta positiva che ci ha emozionato e gratificato. Noi siamo laici, ma condividiamo con il Papa quel senso di umanità che ora qualcuno mette in discussione e sentiamo di lavorare con lui per costruire il bene comune e soprattutto per combattere quella cultura dello scarto che guarda solo al profitto e non alla dignità delle persone». 

«Questi vent’anni di attività testimoniano un lungo cammino fatto assieme di cui dobbiamo essere grati soprattutto ai volontari e alle associazioni – ha detto il presidente del comitato promotore di Sardegna Solidale, don Angelo Pittau –. La Sardegna si è distinta nella solidarietà ma è stata capace di guardare anche oltre i suoi confini, agendo spesso in una dimensione internazionale come la recente visita di una delegazione proveniente da Haiti ha dimostrato.»

«Sono stati vent’anni intensi che il Comitato di Gestione, con il sostegno delle fondazioni bancarie, ha vissuto insieme a Sardegna Solidale – ha concluso il presidente del Co.Ge. Sardegna Bruno Loviselli -. Il volontariato ha garantito quella coesione sociale senza la quale la crisi in Sardegna si sarebbe sentita in maniera più pesante. Ma vorrei ricordare anche l’impegno di Sardegna Solidale insieme all’associazione Libera per la Giornata del 21 marzo in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, con le bellissime manifestazioni organizzate a Sestu, Olbia e Alghero.»

 Nato nel 1998, il Centro di servizio per il volontariato Sardegna Solidale è da vent’anni il punto di riferimento per tutte le organizzazioni isolane. “Volontari per volontari” è stato lo slogan che fin da subito ha caratterizzato l’attività del centro, insieme alla scelta di voler rappresentare il movimento nella sua unitarietà e pluralità. Sardegna Solidale ha infatti deciso di essere presente in maniera capillare nel territorio: sono quaranta ad oggi i Sa. Sol. Point che, in altrettanti centri, rappresentano un punto di riferimento per le associazioni, per i volontari e per i cittadini. Una articolazione unica nel suo genere in Italia, che fa di Sardegna Solidale uno dei Csv maggiormente capaci di stare vicino alle esigenze delle persone e delle associazioni.

Chiamato a svolgere compiti di promozione, formazione e comunicazione, il Csv Sardegna Solidale ha messo in campo numerosi progetti che hanno rilanciato l’azione del volontariato. Tra questi si segnalano “Scuola & Volontariato” (che ogni anno vede gli studenti di circa cento scuole superiori entrare a contatto con il mondo della solidarietà), il progetto di formazione e aggiornamento per volontari “Formidale”, il programma “Sa. Sol. Desk” che per otto anni (prima di venire interrotto per effetto delle nome contenute nella nuova legge sul Terzo Settore) ha consentito a quasi mille associazioni di poter avere una postazione telematica con la quale stabilire un contatto diretto e costante con gli altri gruppi.

In vent’anni di attività sono stati tanti i momenti cruciali per la crescita del movimento. Tra questi ancora si ricorda l’iniziativa “Hajò. Carovana del volontariato”, che nel 2001 vide una carovana attraversare per quaranta giorni tutti i comuni della Sardegna, e nel 2011 l’iniziativa “Le piazze della solidarietà”, quando in decine di centri venne piantato il “Seme della solidarietà”, un’opera dello scultore Pinuccio Sciola che simboleggia l’impegno delle comunità ad alimentare con atti concreti la speranza di una società più solidale, contro la cultura dello scarto. 

Dal 2010 Sardegna Solidale ha dato il via ad una proficua collaborazione con la Fondazione Zancan a cui sono state commissionate diverse ricerche sulla povertà in Sardegna ed una, di prossima pubblicazione, sulla ricchezza nell’isola.

Sardegna Solidale fa parte di Csvnet (il coordinamento nazionale dei Csv) e aderisce al Centro Europeo del Volontariato. Fin dalla sua nascita collabora inoltre con Libera – Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, nell’impegno per la memoria delle vittime innocenti delle mafie, per l’uso sociale dei beni confiscati e per contribuire a costruire una società più giusta.

 

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Il prossimo 30 novembre, 700 volontari sardi saranno ricevuti in Vaticano, in udienza speciale, da Papa Francesco. Il pontefice ha accolto l’invito del Centro di servizio per il volontariato Sardegna Solidale che in questo modo festeggerà i suoi primi vent’anni di attività. 

La visita a Roma del volontariato sardo verrà illustrata nel corso di una conferenza stampa che si terrà a Cagliari venerdì 28 settembre, a partire alle 10.30, presso la sede della Rete delle Associazioni nella sede della ex scuola elementare di via Quintino Sella, e a cui parteciperanno il presidente di Sardegna Solidale Giampiero Farru, il presidente del comitato promotore di Sardegna Solidale don Angelo Pittau, e il presidente del Co.Ge. Sardegna Bruno Loviselli.

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La cura integrale della nostra “casa comune”. Secondo questa prospettiva, in una sfida che coinvolge la pastorale sociale, l’economia e la politica, lo scorso 1° settembre la Chiesa Italiana ha celebrato la XIII Giornata per la Custodia del Creato sul tema “Coltivare l’alleanza con la terra”, come evidenziato nel messaggio della Giornata dai Vescovi delle Commissioni per i problemi sociali ed il lavoro, la giustizia e la pace, e dell’Ecumenismo e il dialogo. Nello stesso giorno per la Chiesa universale ricorre la IV Giornata Mondiale di preghiera per la cura del Creato, istituita nel 2015 e fortemente voluta da Papa Francesco, in profonda sintonia con la Chiesa ortodossa. Quest’anno il Santo Padre ha puntato l’attenzione sul tema dell’acqua: il mare, gli oceani, l’acqua fin dagli albori del Creato sono stati origine di vita, vie di incontro e di solidarietà tra gli uomini e le civiltà.

Sulla base di queste tracce, la diocesi di Iglesias promuove per sabato 22 settembre 2018 la Giornata diocesana per la custodia del Creato. Dopo avere attraversato lo scorso anno le campagne bruciate dal terribile incendio di Monteponi, l’appuntamento è stavolta a Tratalias, luogo simbolico per la molteplice valenza dell’acqua, nel cuore del Sulcis: il lago artificiale di Monte Pranu è fonte di sostegno per la terra, per le attività dell’uomo, per la sostenibilità del Creato, per “coltivare l’alleanza con la terra”, ma ha anche fatto sperimentare la forza distruttiva di questo elemento naturale, come accadde al borgo intorno alla chiesa antica di Santa Maria di Monserrato per causa dell’incuria umana nella costruzione della diga, senza dimenticare la potenza devastante per i cicli anomali della natura, come è accaduto per le nostre colture messe in ginocchio dalle piogge inconsuete dell’ultima estate.

Acqua è anche il grande mare che ci ha dato vita e lavoro e messo in relazione con il mondo, oltre la nostra dimensione di isola nel cuore del Mediterraneo.

L’acqua è la protezione che la natura si è data dal fuoco: le piogge di questa estate hanno preservato le campagne dalla piaga degli incendi.

L’acqua rimane uno dei primi diritti umani, troppo spesso però negato: oggi più di 600 milioni di persone nel mondo non hanno accesso all’acqua potabile. È questo un dato che chiama tutti a pensare alla fraternità e alla solidarietà, ricordando come sull’acqua del mare viaggino le speranze e le tragedie di migranti e rifugiati.

L’acqua è il futuro della vita. È con questo spirito che nasce la riunione di Tratalias, che vedrà riuniti uomini e donne di fedi e culture diverse, ospiti del comune di Tratalias e della parrocchia di Santa Maria di Monserrato, degli Uffici diocesani della Pastorale sociale, delle Comunicazioni sociali e di Pastorale giovanile, con il Progetto Policoro. Insieme a loro, i lavoratori della Coldiretti, le cooperative dei pescatori, i diversi soggetti produttori del comparto agricolo sulcitano, la Pro Loco e le associazioni del territorio.

La Giornata sarà articolata in due fasi. Al mattino, nell’antica chiesa di Santa Maria di Monserrato, già cattedrale prima del trasferimento della sede vescovile da Tratalias a Iglesias, si terrà la Preghiera ecumenica seguita dalle relazioni proposte da lavoratori e tecnici e dalle riflessioni offerte dalla pastora battista Elizabeth Green e da mons. Arrigo Miglio, arcivescovo di Cagliari. Nel pomeriggio, dopo un momento conviviale nel borgo medievale, ci si recherà al vicino lago di Monte Pranu per la preghiera finale sulle sponde dell’invaso costruito sul rio Palmas nei primi anni del secondo dopoguerra.

Ecco nel dettaglio il programma della Giornata.

Nella ex cattedrale di Santa Maria di Monserrato

– 9.30 Accoglienza

– 10.00 Saluti

10.30 Preghiera ecumenica guidata dal vescovo di Iglesias S.E. Mons. Giovanni Paolo Zedda con la pastora Elizabeth Green della Chiesa Battista e padre Ioan Pavaloaia della Chiesa Ortodossa, con l’animazione dei seminaristi del Pontificio Seminario Regionale della Sardegna

– 11.00 Interventi e relazioni:

Sergio Lai (Coldiretti): L’acqua e il territorio

Enrico Contini (Associazione Mineraria Sarda): L’acqua e l’industria

Luciano Maricca (pescatore): Il mare e il lavoro

Past. Elizabeth Green (Chiesa Battista del Sulcis Iglesiente): La creazione, dono di Dio per la felicità dell’uomo

S.E. Mons. Arrigo Miglio (arcivescovo di Cagliari e presidente della Conferenza Episcopale Sarda): Il cristiano e la responsabilità per la custodia del Creato: ricadute pastorali, sociali ed economiche

Nel borgo medievale

13.00 Lunch break “alla sarda”, con il contributo della Pro Loco di Tratalias, della Coldiretti, degli agricoltori, dei pescatori e delle aziende produttive del territorio

15.00 “Pellegrinaggio” al lago di Monte Pranu

Preghiera, Padre Nostro comunitario e conclusioni del vescovo di Iglesias S.E. Mons. Giovanni Paolo Zedda

– 16.00 Rientro a Tratalias

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Sono stati consegnati questa mattina dal sindaco di Iglesias, Mauro Usai, e dalle monache clarisse del monastero del Buon Cammino, i “Testimonium” ai 37 giovani pellegrini che hanno percorso 100 km del Cammino Minerario di Santa Barbara diretti verso Roma, dove domani sera, verranno ricevuti da Papa Francesco.

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Mentre i giovani pellegrini diretti a Roma per l’incontro con Papa Francesco partivano da Nuraxi Figus per raggiungere Bacu Abis attraverso la miniera ed il nuraghe Seruci, altri due pellegrini sono partiti questa mattina presto per il Cammino Minerario di Santa Barbara con la timbratura della credenziale da parte delle clarisse del Monastero del Buon Cammino.

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Con la benedizione del vescovo di Iglesias, mons. Giovanni Paolo Zedda, e con la guida di Suor Teresa, responsabile della Pastorale Giovanile Diocesana, 36 giovani della Diocesi di Iglesias sono partiti ieri alle ore 16.30 dalla Cattedrale Madonna di Monserrat dell’antico borgo di Tratalias per il Cammino di fede che li condurrà fino a Roma, dove la sera dell’11 agosto, al Circo Massimo, incontreranno Papa Francesco.
Come comunicato da Suor Teresa, la Pastorale Giovanile della diocesi di Iglesias ha proposto di effettuare il pellegrinaggio lungo il Cammino Minerario di Santa Barbara percorrendo per quasi 100 km le ultime tappe del Cammino  religioso del territorio.
Intorno alle ore 22.30, i giovani pellegrini sono arrivati nella basilica di Sant’Antioco, dove hanno ricevuto la benedizione dal parroco, don Mario Riu, ed il timbro della credenziale da parte dell’assessore comunale Rosalba Cossu.

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Come cristiani siamo costantemente chiamati in causa e sentiamo il dovere di vivere da credenti e da cittadini responsabili. 

Di fronte alle inquietudini che il momento presente comporta, ci sentiamo sollecitati da due urgenze: 

– il lavoro dignitoso per le persone e le famiglie del nostro Territorio; 

– la coerenza coi valori che fondano la nostra fede e la nostra convivenza civile.

È nota a tutti la gravissima situazione occupativa nella quale ci troviamo. 

I nostri paesi, le nostre parrocchie conoscono bene gli effetti preoccupanti della mancanza di lavoro: giovani costretti ad emigrare; cassintegrati impossibilitati a nuove prospettive di assunzione; situazioni che divengono drammatiche nelle famiglie monoreddito o in presenza di mutui precedentemente assunti.

Tutto questo non solo non può lasciarci indifferenti, ma deve spronare tutti a cercare le convergenze più opportune perché si pongano in atto iniziative e politiche volte ad una inversione di tendenza capace di generare un futuro di speranza. 

In questa direzione crediamo di dover sollecitare in ogni modo le migliori risorse della nostra terra: la Società civile in ogni sua componente, le Autorità istituzionali Comunali, Regionale e Nazionale, l’Università e la Scuola, il Mondo imprenditoriale ed economico, le associazioni dei Lavoratori.

Sentiamo anche il dovere di ricordare a tutti, a partire da noi stessi, che la gravissima situazione economico-sociale non può legittimare qualsiasi attività economica e produttiva, senza che ne valutiamo responsabilmente la sostenibilità, la dignità e l’attenzione alla tutela dei diritti di ogni persona. 

In particolare non si può omologare la produzione di beni necessari per la vita con quella che sicuramente produce morte. Tale è il caso delle armi che – è purtroppo certo – vengono prodotte nel nostro territorio e usate per una guerra che ha causato e continua a generare migliaia di morti. 

Qualunque idea di conservazione o di allargamento di produzione di armi è da rifiutare. 

Ma contemporaneamente si dovrà studiare con serietà e impegno la possibilità di un lavoro dignitoso agli operai che sono attualmente impegnati in tale attività.

Questo per coerenza, anzitutto con la nostra fede: ce lo dice la parola di Gesù Cristo e l’insegnamento della Chiesa, ribadito con forza da Papa Francesco. Ma ce lo dicono anche la nostra legge fondante, la Costituzione (art. 11: “l’Italia ripudia la guerra”) e le leggi italiane (L. 185/90); ce lo dice il Trattato sul commercio delle armi, adottato dall’Assemblea generale dell’ONU il 2.04 2013; ce lo dicono le risoluzioni europee, in particolare quelle del 25.02.2016 e del 15.06.2017, in cui il Parlamento europeo ha chiesto espressamente «l’embargo sulle armi nei confronti dell’Arabia Saudita»

Nessuno di noi giustificherebbe mai che armi prodotte altrove fossero mandate a bombardare le nostre case, le nostre scuole, i nostri ospedali, le nostre chiese, la nostra gente. Ma le popolazioni dello Yemen non hanno i nostri stessi diritti?

Si tratta di un problema complesso e collegato a responsabilità che ci superano, ma non ci è lecito ignorarlo. 

La comunità diocesana – pur sapendo che esula dalla sua specifica responsabilità e competenza la soluzione, propriamente tecnica e politica, di questo tema – desidera incoraggiare chi si sta impegnando a trovare le modalità più adeguate per superare questa realtà problematica che ci riguarda da vicino.

Vogliamo però anche sottolineare che è doveroso affrontare questa questione non isolatamente, né tanto meno in contrapposizione con ogni altra difficoltà che la realtà odierna del mondo del lavoro e dell’economia fa pesare sulla serenità delle persone e delle famiglie: la precarietà dell’occupazione, le possibili conseguenze negative sulla salute dei lavoratori e dell’intera popolazione e sull’equilibrio ambientale, i rischi per la giustizia sociale e per l’attenzione al bene comune.

C’è una sola strada da percorrere, ed è compito peculiare della politica e delle istituzioni sociali: quella di cercare uno sviluppo diverso per tutte le attività del nostro Territorio e della nostra Regione; uno sviluppo rispettoso della dignità delle persone, di tutte le persone; uno sviluppo che sia riguardoso dell’ambiente; uno sviluppo che valorizzi le nostre risorse locali, la nostra storia, la nostra Terra.

Come Diocesi dobbiamo e vogliamo lavorare soprattutto per la formazione delle coscienze e per ricordare a tutti la necessità e il dovere della coerenza con il rispetto dei diritti di ogni uomo e di ogni donna.

Perciò auspichiamo che tutti vogliano cooperare con le migliori energie in una prospettiva di riscatto e di nuova speranza: per un vero sviluppo integrale del nostro Territorio; per la cessazione di ogni conflitto; per l’affermazione della pace nel mondo.

Iglesias, 3 maggio 2018

Il Vescovo e il Consiglio Presbiterale

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Sabato 5 e domenica 6 maggio, Iglesias ospiterà l’iniziativa “Sardegna – Isola della Pace”, tesa a testimoniare che costruire la pace è possibile anche a partire da uno dei territori maggiormente contaminati dall’escalation bellica che, da anni, coinvolge il mondo e l’Italia.

«La Sardegna, con la “sua” fabbrica di bombe per aereo, sita tra i comuni di Iglesias e Domusnovas e, ancor di più, con le “sue” servitù militari, in cui numerose potenze mondiali svolgono regolarmente i loro giochi di guerra lasciando solo malattie mortali e distruzione dell’ambiente – si legge in una nota degli organizzatori -, si conferma, con questa manifestazione, un “luogo di costruzione di rapporti internazionali di pace e solidarietà” come recita l’ordine del giorno votato all’unanimità dal Consiglio comunale di Iglesias il 19 luglio 2017, in cui si esprime la vocazione pacifica della città mineraria. Già dal 5 mattina (9.30 – 13.30 – Teatro Electra) convergeranno ad Iglesias numerosi giornalisti invitati da NetOne, rete internazionale di giornalisti per la pace e dalla rivista “Città Nuova”, ad un seminario sul tema “Giornalismo e Pace – Legami di pace ed economie di guerra tra Yemen e Sulcis Iglesiente” nel quale sarà centrale la questione delle bombe sarde, responsabili della morte di migliaia di persone in Yemen. Aprirà il Convegno il presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Sardegna, Francesco Birocchi.»

Tra gli altri, parteciperanno: Giorgio Beretta (Rete italiana disarmo), Maurizio Simoncelli (Archivio disarmo), Nico Piro (inviato Rai – Foreign Affairs), Nello Scavo (Avvenire), Marinella Correggia (saggista e giornalista), Paolo Gentili (CEI), Teresa Piras (Movimento non violento), Efrem Tresoldi (Nigrizia), Rosa Siciliano (Pax Christi), Marta D’Auria (Riforma), Roberto Comparetti (Il Portico), Roberto Loddo (Manifesto sardo), Cristina Montoja (NetOne), Giorgia Bresciani (Radio in Blu), Giampaolo Atzei (Sulcis-Iglesiente Oggi), Carlo Cefaloni (Città Nuova), Giulio Meazzini (Città Nuova), Cornelia Isabelle Toelghies (Africa Express).

Nella stessa mattinata, presso la Sala “R. Lepori” dalle ore 10.30 alle ore 13.00, si svolgerà l’incontro pubblico “Porta il tuo pezzetto di Pace ad Iglesias”. Il titolo prende spunto dall’idea che così come oggi si parla (Papa Francesco) di “guerra mondiale a pezzi”, allo stesso modo possiamo parlare di “pace mondiale a pezzi”, alla quale ognuno può dare il proprio contributo.  l programma prevede riflessioni ed esperienze sulla pace.

Interverrà Lisa Clark, tra i vincitori del premio Nobel per la pace 2017, che presenterà la campagna “Italia, ripensaci!”.

Nel pomeriggio, il programma continuerà con la presentazione del libro “Giornalismo di Pace” e con alcuni laboratori tematici per piccoli gruppi, sempre presso l’Electra, alle 16.30.

La sera, in Piazza Sella, dalle ore 18.00, si svolgeranno, prima una breve cerimonia in cui verrà consegnato alla Città di Iglesias il premio “Chiara Lubich per la Fraternità – 2018” a cura di Stefano Cardinali delegato dell’associazione “Città per la Fraternità” – (ritireranano il premio sindaco, consiglieri comunali ed assessori) e poi un ricco programma di testimonianze, riflessioni, proposte e contributi artistici di cantanti e attori che offriranno gratuitamente il loro apporto.

In caso di proibitive condizioni meteo il programma verrà svolto nella Sala “R. Lepori” in via Isonzo.

Interverrà anche Bonyan Gamal, giovane donna yemenita membro dell’ONG “Mwatana for Human Rights” che ha recentemente denunciato la distruzione di un intera famiglia a causa dell’esplosione di una bomba prodotta in Sardegna.

Domenica 6, con raduno in Piazza Municipio alle 10.30, si svolgerà la Run for Unity 2018, una iniziativa internazionale del Movimento “Ragazzi per l’Unità” che si svolge in tutto il mondo alla stessa ora locale in modo da percorrere simbolicamente il globo nell’arco di 24 ore, per dire che l’unità è possibile. In caso di maltempo l’appuntamento è presso il Centro Giovanile Santa Barbara, in piazza Gorizia 15.

«Con il Comitato Riconversione RWM e gli altri soggetti che stanno aderendo, vogliamo rifiutare di  identificare la Sardegna come “isola delle bombe”, come ha fatto il primo canale della televisione pubblica tedesca, ma anche costruire alternative di sviluppo sostenibile e ponti di solidarietà con lo Yemen e con gli altri paesi oppressi dalle guerre in tutto il mondo – conclude il comitato organizzatore -. Tutti sono invitati a partecipare alle varie iniziative proposte e a portare un loro contributo, anche in termini critici, purché costruttivi, in particolare durante il Seminario all’Electra. Anche la dirigenza della RWM Italia Spa, i lavoratori, le rappresentanze sindacali, gli esponenti politici, religiosi e della società civile.»

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I Vescovi delle Chiese della Sardegna hanno rivolto un appello ai nuovi Senatori e Deputati eletti dalla Sardegna nel Parlamento nazionale.

Il testo integrale.

Con un cordiale saluto ed augurio ci rivolgiamo ad ognuno di voi che, per il voto popolare, avete ricevuto l’onore e la responsabilità di contribuire, con dedizione e sapienza, alla crescita del nostro Paese, a partire dalle nostre popolazioni, nella ricerca del bene comune per tutti.

Nelle recenti elezioni politiche abbiamo sperato in una partecipazione alle urne più numerosa da parte dei cittadini sardi. Il persistere dell’astensionismo ci fa consapevoli di quanto impegno sia ancora necessario perché venga superata ogni sfiducia e disaffezione verso la politica, in modo che ognuno si senta responsabile nei confronti della comunità locale e nazionale.

Unendoci all’appello del cardinale Bassetti, presidente della CEI, auspichiamo che, con vero amore per il nostro popolo e per il nostro Paese tutti sappiate lavorare con impegno reciproco e collaborativo per superare ldistanze tra società e politica, per “ricucire la società italiana, aiutandola a vivere come corpo vivo che cammina assieme”, affrontando “l’urgenza sociale di pacificare ciò che è nella discordia” (Prolusione al Consiglio Permanente della CEI 22.1.2018).

Vi ringraziamo per la disponibilità al servizio del bene comune, che sta alla base della vostra accettazione della candidatura. Siamo convinti che, come ha scritto Papa Francesco, «la politica, tanto denigrata, è una vocazione altissima, è una delle forme più preziose di carità, perché cerca il bene comune» (EG 205).

Vi auguriamo perciò che riusciate a vivere l’incarico a cui siete stati chiamati superando le pur giustificate differenze ideologiche in una reale collaborazione nella ricerca del bene comune, a partire dall’attenzione ai poveri e dalla difesa della vita umana in ogni suo momento.

Anche se siamo certi che avete ben presenti i problemi più gravi della società e del popolo sardo, desideriamo, benché brevemente, condividere le nostre preoccupazioni per alcuni di essi.

Sappiamo bene che il lavoro resta la priorità ed è una vera emergenza sociale. Nel solco tracciato dalla Settimana Sociale dei cattolici italiani (Cagliari, ottobre 2017) insistiamo perché si voglia superare ogni rassegnazione e si operi per dare risposte concrete alla troppo diffusa precarietà lavorativa e, pur nella complessa congiuntura economica del nostro tempo, si arrivi ad offrire a tutti la possibilità di un lavoro “libero, creativo, partecipativo e solidale” che ha come primo obiettivo e prima condizione il rispetto per ogni persona umana. Particolare attenzione sarà giusto avere per il lavoro dei giovani e delle donne.

Come già dicevamo nella Lettera pastorale “Un cammino di speranza per la Sardegna” del 2014, un altro grave problema riguarda il rispetto della natura e dell’ambiente nella nostra bella terra. Pensiamo alla piaga degli incendi, alla preoccupazione per la siccità che minaccia l’approvvigionamento idrico e il lavoro agricolo fino al rischio dello spopolamento e dell’abbandono delle zone rurali, alla persistente difficoltà di arrivare ad un risanamento ambientale intorno agli impianti industriali antichi e recenti.

Evidenziamo l’urgenza di venire incontro ai troppi giovani, duramente provati nelle loro aspettative di vita, spesso ingiustamente mortificati nei loro talenti e costretti ad una dolorosa emigrazione.

Altrettanto importante è sostenere le troppe famiglie in condizioni di povertà, non solo economica ma anche culturale e sociale, per aiutarle ad accogliere con responsabilità ogni vita e ad educare con sapienza i ragazzi e i giovani a diventare protagonisti attivi del loro futuro. La grave crisi demografica di cui soffriamo richiede, tra le altre, un’attenzione particolare alle famiglie numerose.

Desideriamo anche ricordarvi la necessità di trovare adeguate soluzioni ai problemi derivanti dalla insularità della nostra regione in diversi ambiti che minacciano la serenità della vita sociale, ad esempio nel lavoro e nell’utilizzo delle energie, nelle difficoltà dei trasporti e delle comunicazioni, nella salvaguardia e nella cura della salute.

La centralità geografica della nostra Isola ci spinge infine a chiedere un vostro deciso impegno in un orizzonte europeo e internazionale, per contribuire alla pace nei paesi che si affacciano sul Mediterraneo.

L’attenzione ai popoli di quelle terre dell’Africa e dell’Asia è doverosa, come segno di attenzione ai tanti rifugiati e migranti che arrivano da quelle coste, nei confronti dei quali la Sardegna sta dimostrando una generosa capacità di accoglienza, ed è una opportunità preziosa perché la nostra Patria dia testimonianza di fraternità verso tutta l’umanità, al di là di ogni differenza di razza e di cultura. Confidiamo che questo nostro messaggio di saluto e di augurio e queste nostre considerazioni possano essere da voi accolte come segno di una sincera volontà di dialogo e di collaborazione e possano esservi utili per una responsabile azione a servizio del bene comune di tutto il nostro popolo. Buon lavoro, preghiamo per voi.

Cagliari, 11.3.2018

I Vescovi delle Chiese della Sardegna

Mons. Arrigo Miglio, presidente della Conferenza Episcopale Sarda.

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I portavoce del “Comitato riconversione RWM” Cinzia Guaita ed Arnaldo Scarpa hanno partecipato alla Settimana Sociale dei Cattolici italiani, invitati dal vescovo di Iglesias, in quanto impegnati per la dignità del lavoro.

Giovedì il comitato organizzatore ha ascoltato per oltre un’ora Cinzia Guaita sulla questione della RWM e delle ipotesi di riconversione.

Papa Francesco nel messaggio inviato al convegno nel pomeriggio ha detto testualmente: «Non tutti i lavori sono “lavori degni”. Ci sono lavori che umiliano la dignità delle persone, quelli che nutrono le guerre con la costruzione di armi, che svendono il valore del corpo con il traffico della prostituzione e che sfruttano i minori» ed il presidente della Settimana sociale Filippo Santoro, vescovo di Taranto, ha ripreso il discorso del Papa, facendo riferimento alla fabbrica di Iglesias.

«Il comitato organizzatore del convegno – dice Arnaldo Scarpa – ha fatto a Paolo Gentiloni 4 proposte a nome dell’assemblea ma in nessuna figura la questione delle armi o del modello di difesa. Con un gruppo variegato di delegati alla Settimana Sociale abbiamo allora pensato di scrivere una lettera aperta al presidente Paolo Gentiloni con una chiara condanna dell’operato del Governo e del Parlamento e con la richiesta di adoperarsi per l’interruzione della produzione e dell’invio di armi ai sauditi. Verrà firmata ancora all’interno della Settimana Sociale alla Fiera di Cagliari e poi verrà diffusa sui media.»

Di seguito il testo integrale.

SETTIMANA SOCIALE DI CAGLIARI 2017 – LETTERA APERTA AL PRESIDENTE GENTILONI

Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha fatto visita sabato 28 ottobre 2017 alla Settimana Sociale dei Cattolici Italiani di Cagliari, dedicata al lavoro libero, creativo, solidale e partecipativo, prima di partire per un viaggio che lo condurrà, fino al primo novembre, in India, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar.

Il lavoro di progettazione, di produzione di vendita e anche di supporto logistico delle armi e in particolare delle bombe d’aereo prodotte in Sardegna, a pochi chilometri dalla sede del convegno e vendute proprio ai sauditi che il premier incontrerà nei prossimi giorni, non è un lavoro libero, anzi viene nascosto. Non è per niente creativo, lontano da chi ne intasca i profitti ed indifferente verso chi ne subisce gli effetti. E’ un lavoro che non può essere partecipativo ma può essere scaricato facilmente sui territori più poveri e ricattabili. Ed è un lavoro violento, di una violenza inaudita, ingiusta e distruttiva anche  delle relazioni civili.

Quanto di più distante da tutto ciò che si può definire solidale… quanto di più lontano dal dettato costituzionale dell’art. 11 e dagli impegni necessari per la salvaguardia della Repubblica e della democrazia.

Il Governo italiano e la maggioranza del Parlamento hanno espresso finora una imbarazzante indifferenza verso la banalità del male ma esiste una coscienza che resiste nella società e che chiede una riconversione integrale dell’economia. Voce che ha bisogno di sostegno per non cedere al ricatto di chi oppone bombe al lavoro e alla vita.

Come ci ha ricordato Papa Francesco, «ci sono lavori che umiliano la dignità delle persone, quelli che nutrono le guerre con la costruzione di armi, che svendono il valore del corpo con il traffico della prostituzione e che sfruttano i minori».

Il mercato disumano da lui denunciato produce la globalizzazione dell’indifferenza ponendo in collegamento il territorio del Sulcis Iglesiente, costretto a subire gli effetti di politiche industriali disastrose, con il Paese più povero del Golfo Persico dove la guerra colpisce la popolazione civile con bombardamenti che non si fermano neanche davanti agli ospedali.

A partire dal ripudio della guerra affermato nella Costituzione, come cittadini della Repubblica e partecipanti alla Settimana sociale, in linea con il metodo di accompagnare la denuncia alla proposta, in un percorso che comincia da Cagliari riteniamo doveroso adoperarci per chiedere l’applicazione integrale della legge 185/90, frutto della lotta dei lavoratori che, nel nostro Paese, si sono opposti alla produzione e vendita di armi alle Nazioni in guerra e che vieta il trasferimento e la vendita di armi ai paesi in guerra.

Crediamo che il massimo rappresentante del Governo italiano sia in grado di poter ricevere, oltre le istanze già presentate, una nostra esplicita richiesta pubblica di adoperarsi per fermare immediatamente l’invio di quegli ordigni, impiegati dai sauditi nella guerra in Yemen, definita dall’Onu la più grave emergenza umanitaria dal 46 ad oggi ed un’altrettanto immediata azione del Governo per la riconversione della fabbrica a produzioni civili, con piena salvaguardia dell’occupazione.