3 August, 2021
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Senegal, Brasile, Argentina, Portogallo, Italia e Sardegna sono i luoghi premiati dal Fiorenzo Serra Film Festival 2020, il principale concorso sul cinema etnografico europeo con oltre 700 film in concorso da tutto il mondo, che quest’anno ha avuto per tema “La dimensione culturale del cibo” e si è tenuta dal 24 al 28 novembre.
A vincere il Fiorenzo Serra Film Festival 2020, sezione lungometraggi, è Golden Fish, African fish diretto dal francese Thomas Grand e dal senegalese Moussa Diop. Il brasiliano O Babado da Toinha del brasiliano Sergio Bloch si aggiudica il primo premio, invece, tra i cortometraggi. Due film che ben raccontano le anime etnografiche di due distinti Paesi, il Senegal e il Brasile: del Paese africano, senza idealizzazioni estetizzanti, viene illustrata la filiera della pesca come fatto sociale e culturale totale; protagonista del corto vincitore è invece la bahiana Toinha, che si riappropria della sua identità preparando e vendendo piatti tipici della gastronomia brasiliana. Al secondo posto tra i lungometraggi La vuelta al campo di Juan Pablo Lepore, ambientato in Argentina, che configura il ritorno alla campagna come lotta per la giustizia e per la democrazia. Il piazzamento d’onore tra i cortometraggi è per La cena delle anime del nuorese Ignazio Figus. Menzione d’onore al corto El sentido del cacao dello spagnolo Alberto Utrera.
Nella sezione Antonio Simon Mossa – che ha raccolto i film fuori dal tema scelto – tra i lungometraggi vince A place in the world dell’italiano Francesco Ritondale che descrive il dramma del popolo Saharawi. Il biopic La camicia di Basilio di Filippo Biagianti è invece il miglior cortometraggio: un anziano ogliastrino descrive la sua trascorsa miseria con severa semplicità, riavvolgendo il nastro del tempo.
My little drop of honey del portoghese Daniel M. Silva si aggiudica infine il Premio speciale Umanitaria, aggiudicato da tutti i dipendenti dei Centri Servizi Culturali sardi della Società Umanitaria.
La cerimonia di premiazione, così come le quattro masterclass del gastronomo e giornalista Giovanni Fancello e dei registi Antonio Maciocco, Paolo Zucca e Milad Tangshir, è stata trasmessa in live streaming sui canali del Festival e ospitata nei locali dell’Accademia di Belle Arti “Sironi” di Sassari e si è aperta con un omaggio alla popolazione di Bitti, duramente colpita ieri dal maltempo che ha provocato alcune vittime. I registi in gara, connessi online da tutto il mondo, sono stati virtualmente premiati da Simone Ligas e Joseph Pintus del Laboratorio di Antropologia visuale “Fiorenzo Serra” della Società Umanitaria organizzatore dell’evento. Ai vincitori, oltre ai premi in denaro, sono andati il Fiorenzo d’oro ed il Fiorenzo d’argento, due trofei realizzati in stampa 3D con materiali naturali e biodegradabili che rappresentano il logo del festival, creati dal grafico Luca Delogu e realizzate dall’artigiano digitale Carlo Delogu. Alla serata hanno inoltre partecipato da remoto il presidente della Società Umanitaria Sardegna Paolo Serra, la neodirettrice del Dipartimento di Storia, Scienze dell’uomo e della Formazione Valeria Panizza, il direttore dell’Accademia di Belle Arti Antonio Bisaccia ed il direttore del Centro servizi culturali della Cineteca sarda Antonello Zanda. La giuria era formata da Maria Alessia Glielmi (antropologa dell’Università di Genova), Valentina Noya (direttrice del festival LiberAzioni), Susanna Paulis (antropologa dell’Università di Cagliari), Antonio Bisaccia (direttore dell’Accademia di Belle Arti “Mario Sironi” di Sassari), Rosanna Castangia (titolare della casa di produzione cinematografica Bencast), Paolo Mastino (giornalista RAI), Milad Tangshir (regista e montatore video), Paolo Zucca (regista e sceneggiatore), Antonio Maciocco (regista) e Pietro Simon (figlio dell’intellettuale Antonio Simon Mossa).
Il festival, giunto alla sua quarta edizione, ha visto 708 film in gara da tutto il mondo ed è organizzato in collaborazione con il Dipartimento di Storia e Scienze dell’Uomo e della Formazione dell’Università di Sassari. Patrocinatori dell’iniziativa sono la Regione Autonoma della Sardegna ed il comune di Sassari.

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“How big is the galaxy?”, della regista russa Ksenia Elyan, ha vinto la terza edizione del Fiorenzo Serra Film Festival. Il concorso, organizzato dal Laboratorio di Antropologia visuale “Fiorenzo Serra” della Società Umanitaria di Sassari, si è concluso ieri sera con la cerimonia di premiazione alla Camera di commercio del nord Sardegna. Il tema di quest’anno è stato “Aspetti materiali e simbolici del pastoralismo”. Alla vincitrice, presente in sala, è stata consegnata una targa ricordo insieme al premio di tremila euro.
Il film è la ricerca di una chiave di comprensione della libertà, della conoscenza e della civiltà nei vasti spazi artici della Siberia, a centinaia di miglia da abitazioni umane, attraverso gli occhi di Zakhar, un bambino indigeno di 7 anni.

«Grazie alla regista Ksenia Elyan per aver narrato, attraverso l’originalità del suo sguardo ed una visione poetica di questa realtà, una storia di terre lontane ma prepotentemente vicine nei sentimenti che accomunano e rendono uguali tutti gli esseri umani», si legge nelle motivazioni del premio.
Al secondo posto si è piazzato “Sheep hero”, dell’olandese Ton Van Zantvoort: la storia di un pastore olandese di pecore che, accanto a una concezione idealista e a tratti romantica del suo lavoro, svela le contraddizioni di un’attività tradizionale in un mondo globale, in uno scontro fra le esigenze di un pastore e del suo gregge e quelle di una realtà fondata sulla massimizzazione dei profitti. Chiude la terna dei vincitori In questo mondo, dell’italiana Anna Kauber, che narra con grande delicatezza il lavoro sfiancante di oltre cento donne pastore in Italia, tra i 20 e i 102 anni, simbolo di come si possa sconfiggere qualsiasi cosa, compresi i pregiudizi di occhi annebbiati da secoli di maschilismo, machismo o “meschinismo”. Al secondo e terzo classificato sono stati assegnati, rispettivamente, 2000 e 1000 euro.
Menzione speciale, infine, per “Climbing the universe”, della regista nuorese Monica Dovarch.
La sezione dedicata ad Antonio Simon Mossa, che raccoglie i film incentrati su tematiche sociali, è stata invece vinta dal regista Stalin Kalidas con A tale of bad morning in India, sulla miserrima vita degli spazzini manuali e sulla discriminazione sociale tuttora imperante in quel Paese; al vincitore è andato un premio di 1500 euro. Menzione speciale per l’italiano “Pescamare”, di Andrea Lodovichetti, «per aver saputo trasmettere l’importanza della vita e del duro ed appassionante lavoro del pescatore di professione ricostruendo le memorie, la continuazione e la ripresa attuale di un saper fare che fa parte dell’eredità culturale immateriale del nostro Paese».
Il Fiorenzo Serra Film Festival ha raccolto oltre 860 film provenienti da tutto il mondo. Di questi sono stati selezionati circa trenta lavori per le due sezioni, con un lungo lavoro di scelta e valutazione. Ad assegnare i premi è stata la giuria composta da Fabio Olmi (direttore della fotografia e figlio del regista Ermanno), Alessia Glielmi (antropologa dell’Università di Torino), Sebastiano Mannia (antropologo dell’Università di Palermo), Giannetta Murru Corriga (antropologa esperta di pastoralismo in Sardegna), Antonio Bisaccia (direttore dell’Accademia di Belle Arti “Mario Sironi” di Sassari), Rosanna Castangia (titolare della casa di produzione cinematografica Bencast), Giuliano Marongiu (artista sardo ed esperto di etnografia), Simonetta Columbu (attrice e figlia del regista sardo Giovanni Columbu), Lorenzo Hendel (regista televisivo e documentarista, responsabile editoriale della trasmissione DOC3) e Pietro Simon, figlio di Antonio Simon Mossa. La serata è stata presentata da Silvia Busia.
La rassegna è stata realizzata in collaborazione con la Regione Autonoma della Sardegna, il comune di Sassari, l’Accademia di Belle Arti “Mario Sironi” di Sassari, la Camera di Commercio di Sassari, il Dipartimento di Storia e scienze dell’uomo dell’Università di Sassari e la Filmoteca Regionale Siciliana.