16 August, 2022
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L’accentramento verso lo Stato dei poteri in materia di coordinamento di finanza pubblica e la conseguente riduzione degli spazi di autonomia finanziaria delle Regioni, unitamente al rilancio del federalismo fiscale e della rinnovata unità politica e istituzionale delle Regioni, soprattutto alla luce dei recenti esiti referendari che hanno riaffermato il quadro istituzionale disegnato nel 2001 con la modifica del titolo V della Costituzione repubblicana. Sono stati questi, in sintesi i temi sui quali si sono confrontati i presidenti delle assemblee elettive nel corso del workshop dal titolo “Autonomia finanziaria, coordinamento della finanza pubblica, federalismo fiscale: il comune problema delle risorse” ed al quale hanno partecipato in qualità di relatori il presidente del Friuli Venezia Giulia, Franco Iacop, i docenti delle università di Sassari e Padova, Omar Chessa e Luca Antonini, il magistrato della Corte dei Conti, sezione di Trento, Gianfranco Postal, il componente la commissione parlamentare per l’attuazione del federalismo fiscale, Silvio Lai, l’assessore al Bilancio della regione Sardegna, Raffaele Paci, e il presidente della commissione Bilancio del Consiglio regionale della Sardegna, Franco Sabatini.

Il presidente dell’assemblea sarda, Gianfranco Ganau, nel suo intervento di saluto ha evidenziato le crescenti difficoltà delle Regioni e ricordando i più stringenti vincoli di bilancio ha lamentato il «trasferimento di competenze senza che però siano garantite alle Regioni le necessarie risorse per esercitarle». «L’autonomia finanziaria e il federalismo fiscale – ha affermato Ganau – sono un binomio inscindibile per le Regioni a statuto speciale e l’autonomia finanziaria costituisce uno dei presupposti per lo sviluppo e il pluralismo istituzionale». «È di piena attualità – ha concluso il presidente dell’assemblea sarda – l’attuazione del federalismo fiscale all’indomani del referendum dello scorso dicembre che ha confermato nei fatti la riforma costituzionale del 2001, che è definita una riforma in senso federale dell’ordinamento».

Franco Iacop ha definito una “sfida” il tema dell’autonomia differenziata e confermando la necessità di un rilancio del federalismo ha introdotto il tema della mancata applicazione da parte dello Stato delle numerose sentenze della Corte costituzionale sui temi che riguardano la finanza e il bilancio degli enti territoriali.

A giudizio del docente di diritto costituzionale dell’Ateneo di Sassari, Omar Chessa, il punto nodale delle questioni aperte nel confronto tra Stato e Regioni è rappresentato da un crescente accentramento del potere statale in materia di coordinamento della finanza pubblica: «È ormai interpretata come una competenza finalistica e come tale comprende puntuali poteri amministrativi che incidono pesantemente sull’autonomia finanziaria delle regioni». Il docente sassarese ha quindi svolto una serie di ragionamenti di carattere tecnico scientifico ed ha definito la legge costituzionale n. 1 del 2012, quella che ha introdotto in costituzione il cosiddetto pareggio di bilancio, «una svolta che segna un punto di non ritorno, perché vanifica la potestà concorrente in materia di coordinamento di bilancio». «Con il pareggio di bilancio – ha dichiarato Chessa – la politica di austerità fiscale è una via costituzionalmente obbligata ed a cascata produce conseguenze devastanti sull’autonomia finanziaria delle Regioni e gli Enti Locali». Il quadro si complica con il riferimento all’Europa («il pareggio di bilancio è l’unico strumento per tenere unita l’Ue che non ha un’unione fiscale né un bilancio federale») e all’impossibilità dei governi di poter disporre di strumenti efficaci per compire autonome scelte di bilancio.

«Il taglio delle risorse alla Regioni – ha incalzato il docente dell’Università di Padova, Luca Antonini – significa comprimere welfare, assistenza sociale e sanità che sono competenze gestite dalle Regioni». È questo, a giudizio del professore veneto, il messaggio che deve arrivare ai cittadini, in tempi in cui appare chiaro che con la crisi si è “massacrato” il federalismo («così non è avvenuto in Germania») e con i tagli lineari si è “smantellato” l’intero sistema del welfare.

«Il 2017 – ha spiegato Antonini – doveva essere l’anno dell’entrata a regime del federalismo fiscale ma lo Stato ha continuato a varare norme che bloccano l’autonomia finanziaria degli enti territoriali, con il pareggio di bilancio, infatti, se si riducono le entrate delle Regioni necessariamente sono ridotte le spese per i servizi ai cittadini». Il professori Antonini ha quindi denunciato “l’azione di smantellamento del federalismo fiscale” ed il conseguente rischio che si affermi un “federalismo irresponsabile”, quello derivante dalla cosiddetta finanza derivata.

Il magistrato della Corte dei Conti, Gianfranco Postal, ha posto l’accento sull’insufficienza del sistema degli accordi di finanza pubblica tra singole Regioni e Governo ed ha evidenziato la sostanziale omologazione, sul tema della finanza pubblica e delle risorse, tra tutte le Regioni a partire dal 2001. Postal ha riaffermato inoltre l’efficacia delle norme di attuazione per il trasferimento delle funzione dallo Stato allo Regioni, citando, a questo proposito, i positivi esempio del Trentino.

E proprio sulle norme di attuazione, il senatore Silvio Lai, ha posto in evidenza le differenze tra le diverse Regioni speciali: «Il Trentino ne ha ottenuto 77, la Valle d’Aosta 32, il Friuli Venezia Giulia 25, la Sicilia 14 e la Sardegna soltanto 12». «È evidente – ha dichiarato il componente la commissione parlamentare per l’applicazione del federalismo fiscale – un esercizio differente delle potenzialità di trasferimento delle competenze». Il parlamentare del Partito democratico ha quindi evidenziato due differenti atteggiamenti da parte delle Regioni dinanzi alla richiesta di contribuire al risanamento della finanza pubblica: «Alcune hanno acquisito maggiori competenze ed altre invece hanno accettato al riduzione delle risorse, le prime hanno dunque scommesso sulla propria capacità di rendere più efficienti funzioni prima esercitate dallo Stato, ed è questo il messaggio che serve per far crescere la reputazione delle amministrazioni territoriali».

Silvio Lai ha quindi insistito sulla necessità di un più forte coordinamento tra le Regioni speciali («se cade una cadono tutte e nel Parlamento italiano è diffusa l’idea che le Regioni a statuto speciale non partecipano al risanamento dei conti pubblici come invece fanno le Regioni ordinarie») ed ha concluso con l’auspicio di un rilancio del federalismo fiscale.

L’assessore del Bilancio della regione Sardegna, Raffaele Paci, ed il presidente della Commissione consiliare, Franco Sabatini, hanno illustrato l’esperienza della Sardegna e non hanno nascosto le difficoltà in ordine all’annosa questione delle entrate e soprattutto sulla vicenda dei cosiddetti accantonamenti. «Nella partita del confronto con lo Stato – ha dichiarato Paci – le carte le ha in mano tutte lo Stato e mi chiedo a cosa servano le sentenze della Corte costituzionale».

«Gli accantonamenti – ha insistito l’assessore – devono avere un termine, in caso contrario lo Stato di fatto modifica lo Statuto dell’autonomia speciale nella parte delle entrate attraverso una legge ordinaria». «Vogliamo contribuire al risanamento della finanza pubblica – ha affermato l’esponente dell’esecutivo Pigliaru – ma dopo che abbiamo sottoscritto l’accordo sulle entrate con un livello di accantonamenti pari a 513 milioni, lo Stato li ha aumentati fino a 848 milioni che con il pareggio di bilancio si traducono in 300 milioni di tagli alla spesa».  

«Tra il 2012 e il 2016 – ha aggiunto Franco Sabatini – la Sardegna ha registrato la cifra record di 2 miliardi e 644 milioni per accantonamenti e nel 2006, quando con l’intesa istituzionale, la Regione si è presa in carico Sanità e Trasporti, si stimava un incremento delle entrate da compartecipazione di circa 700 milioni, oggi con l’attuale quota annua di accantonamento pari a 683 milioni possiamo affermare che lo Stato ha solo scaricato sulla Regione anche i costi di Sanità e Trasporti lasciando niente in cambio.»

In sede di dibattito sono intervenuti con brevi ma significativi interventi i rappresentanti delle assemblee della Lombardia (Raffaele Cattaneo), Friuli Venezia Giulia (Alessandro Colautti), Provincia autonoma di Bolzano (Roberto Bizzo) e della Provincia autonoma di Trento (Bruno Dorigatti), che hanno riaffermato la necessità di un efficace coordinamento tra tutte le Regioni per arginare la centralizzazione dei poteri in materia di finanza pubblica in capo allo Stato e per il rilancio del federalismo ad incominciare dal federalismo fiscale. I presidenti delle assemblee hanno inoltre ribadito l’opportunità politica e l’efficacia del referendum promosso dalla Lombardia e dal Veneto, per il riconoscimento delle rispettive autonomie speciali.

 

Adeguare i rispettivi Statuti di Autonomia, come previsto dalla riforma della Costituzione in discussione in Parlamento e con le dovute “intese” per salvaguardare la specialità e le diversità dei territori interessati; rafforzare il rapporto con lo Stato in materia finanziaria mediante il ricorso a strumenti pattizi; garantire il pieno coinvolgimento delle assemblee legislative regionali e delle province autonome per dare forza al processo di riforma; rilanciare tutte le autonomie regionali secondo i più avanzati modelli e principi costituzionali europei, insieme con la condivisione delle richieste delle Regioni ordinarie in applicazione dei principi di differenziazione e adeguatezza.

Sono questi, in sintesi, i contenuti della “dichiarazione di Cagliari”, il documento sottoscritto nel capoluogo sardo dai presidenti delle assemblee elettive delle regioni autonome di Sardegna, Friuli Venezia Giulia, Valle d’Aosta, Sicilia, Trentino Alto Adige e delle province autonome di Trento e Bolzano, a conclusione della giornata di riflessione e confronto sui temi della specialità statutaria.

Sotto il coordinamento del presidente dell’assemblea friulana, Franco Iacop, Gianfranco Ganau (presidente del Consiglio della Sardegna), Roberto Bizzo (vice della provincia autonoma di Bolzano), Girolamo Fazio (presidente gruppo Misto, Sicilia), Chiara Avanzo (presidente assemblea Alto Adige), Bruno Dorigatti (presidente provincia autonoma di Trento) e Marco Vierin (presidente dell’assemblea valdostana), hanno  ribadito l’attualità delle specialità e ne hanno rimarcato il fondamento non soltanto storico, sottolineando come le Regioni e le province autonome, pur godendo di un differente regime finanziario abbiano, nel tempo, assicurato un più ampio arco di funzioni ed abbiano contribuito fattivamente al conseguimento degli obiettivi del patto di stabilità e della solidarietà nazionale.

«Sbaglia chi pensa che l’Autonomia sia un privilegio – ha dichiarato il presidente dell’assemblea sarda, Gianfranco Ganau, alla presenza dei vice Antonello Peru e Eugenio Lai – o peggio, costituisca una sottrazione di poteri e competenze alle altre Regioni, perché con l’abolizione di quelle a Statuto speciale non ci sarebbe alcun vantaggio per le regioni ordinarie ma semmai si assisterebbe al complessivo indebolimento dell’intero sistema regionale in Italia». Il presidente del Consiglio della Sardegna ha quindi evidenziato come gli Statuti dell’Autonomia “siano in larga parte inattuati” ed ha auspicato forme avanzate di coordinamento nelle procedure che caratterizzano le attività delle commissioni paritetiche nelle diverse Regioni.

Il sostanziale fallimento delle commissioni paritetiche come strumento di attuazione delle previsioni statutarie è stato al centro dell’intervento del presidente della provincia autonoma di Bolzano, Roberto Bizzo, mentre il numero uno dell’assemblea della Valle d’Aosta, Marco Vierin, ha ricordato la gestione diretta di competenze e servizi da parte delle Regioni speciali e l’assunzione di nuove funzioni con i relativi oneri in capo alle amministrazioni regionali e non allo Stato.

«Non siamo qui per difendere presunti privilegi – ha dichiarato il coordinatore delle autonomie speciali, Franco Iacop – ma per rilanciare il tema dell’Autonomia in tempi in cui è aperto il dibattito sulla permanenza delle condizioni stesse delle specialità statutarie». «Noi – ha aggiunto il presidente del Friuli Venezia Giulia – affermiamo che le condizioni di peculiarità delle nostre Regioni permangono ma non conduciamo una battaglia solo in difesa dei nostri statuti, quanto lavoriamo per promuovere un confronto aperto sul regionalismo in Italia, mentre assistiamo a una serie di politiche di stampo centralista che in nome dell’emergenza economica puntano a comprimere spazi di libertà e autonomia».

La “dichiarazione di Cagliari” sarà sottoposta all’attenzione della conferenza dei presidenti delle assemblee elettive delle Regioni e delle province autonome di Trento e Bolzano, convocata a Roma per il prossimo 18 giugno.

«Auspichiamo un confronto costruttivo con tutti i presidenti delle assemblee regionali – ha concluso Gianfranco Ganau – per poi presentarci uniti nel confronto con lo Stato sul tema strategico del regionalismo differenziato che grazie anche all’esperienza delle Regioni autonome può rappresentare una vera opportunità di crescita e sviluppo per l’intero sistema Paese.»   

Palazzo del Consiglio regionale 3 copia