7 August, 2022
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Il riconoscimento dello svantaggio dell’insularità, un primo segnale di disponibilità da parte del governo sulla finanza locale e sul tema degli accantonamenti, l’avvio delle bonifiche nei poligoni militari, importanti risorse a favore del settore agropastorale per i danni causati dalla siccità.

Sono le principali misure a favore della Sardegna previste dal decreto fiscale (approvato in via definitiva dal Parlamento) e dalla legge di bilancio approvata ieri dal Senato ed ora all’attenzione della Camera.

I risultati, frutto di una lunga battaglia parlamentare, sono stati illustrati questa mattina in conferenza stampa dai senatori del Pd Silvio Lai (relatore di maggioranza per il Dl fiscale) e di Campo progressista Luciano Uras, dai presidenti delle commissioni Bilancio ed Autonomia del Consiglio regionale Franco Sabatini e Francesco Agus e dalla consigliera regionale di Cp Annamaria Busia.

«La legge di bilancio nazionale contiene alcuni articoli che accolgono i nostri emendamenti – ha spiegato Luciano Uras – il primo riconosce gli svantaggi dell’insularità e stanzia 15 milioni di euro a favore della Sardegna. E’ un primo segnale positivo che non risolve la questione degli accantonamenti (circa 700 milioni di euro a carico della Sardegna) ma rappresenta un’importante apertura di dialogo da parte del Governo. La legge di bilancio stabilisce un principio giuridico che darà più forza alla nostra Regione nelle trattative future con lo Stato per la ridefinizione del patto sugli accantonamenti.».

«E’ un buon risultato politico ottenuto grazie al lavoro in sinergia di Pd e Campo progressista – ha detto Silvio Lai – quando si fa un lavoro di coalizione si ottengono queste risposte. Abbiamo riflettuto se accettare o meno i 15 milioni di euro, alla fine abbiamo dato il nostro assenso perché il Governo ha riconosciuto formalmente lo svantaggio dell’insularità. Nel 2019, Stato e Regioni dovranno ridiscutere il tema degli accantonamenti sulla base di intese bilaterali. La Sardegna tratterà a condizioni diverse, nel frattempo potrà aprire un contenzioso sulla partita del 2018.»

«Altra misura importante contenuta nella legge di bilancio – hanno sottolineato Lai e Uras – è l’integrazione del Fondo per la finanza locale che stanzia 15 milioni di euro per le province sarde e la Città Metropolitana di Cagliari. Una boccata d’ossigeno per gli enti intermedi isolani che da tempo non incamerano più i tributi propri, destinati al risanamento del bilancio statale. Senza dimenticare i fondi per le bonifiche dei poligoni militari che consentiranno di intervenire in numerose aree occupate attualmente dall’esercito. Soldi anche per i pastori, sotto forma di indennizzo per eventi calamitosi. L’approvazione della norma all’interno del decreto fiscale, consentirà di trasferire più rapidamente le risorse al mondo delle campagne.»

Soddisfatto il presidente della commissione Bilancio del Consiglio regionale Franco Sabatini: «E’ un primo segnale importante – ha detto Franco Sabatini – sugli accantonamenti occorrerà in futuro fare fronte comune con le altre regioni speciali». Sabatini ha poi replicato alle accuse degli enti locali: «La Sardegna è la regione italiana che trasferisce più risorse ai comuni – ha sottolineato Franco Sabatini – la battaglia va fatta contro i tagli e i vincoli di spesa decisi dal Governo. La soluzione, da valutare però con molta attenzione, potrebbe essere quella della gestione autonoma della finanza locale».

Il presidente della commissione Autonomia, Francesco Agus, ha annunciato una risoluzione congiunta con il parlamentino del Bilancio per un riequilibrio delle risorse trasferite dallo Stato agli enti locali delle regioni a Statuto speciale rispetto a quelle ordinarie: «C’è una sproporzione evidente che deve essere sanata – ha detto Agus – province e Città metropolitane stanno di fatto svolgendo funzioni non proprie e assicurando servizi vitali (scuole e strade)». Annamaria Busia (Cp) ha ringraziato i senatori per il lavoro svolto: «Tra le norme approvate c’è anche quella a favore delle vittime di reati domestici – ha rimarcato Busia – si tratta di una proposta di legge nata in Sardegna e portata alla Camera dal deputato Roberto Capelli. La previsione di un fondo per le vittime è un passaggio importante, mi auguro che presto si approvi la legge di riforma dell’intero sistema».

Da Luciano Uras, infine, un appunto alla Giunta regionale: «Gli emendamenti sono stati portati avanti in totale sintonia con il Consiglio e l’esecutivo. Quando si lavora insieme si riesce a ottenere questi risultati  – ha concluso il senatore di Campo progressista – questa strategia andava adottata da subito. Purtroppo questo non è avvenuto, fino ad oggi non si è mai convocato un tavolo con i parlamentari sardi».

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In Sardegna “esplode” l’attenzione per la bellezza ed il benessere fisico: le imprese del settore nell’ultimo quinquennio sono cresciute del 7,6% (+247 unità), arrivando così a 3.477, di cui ben 3.025 (l’87%) sono artigiane. I dati confermano il proliferare di Manicure e Pedicure (+36,1%), degli Istituti di Bellezza (29,9%) e dei Centri per il benessere fisico (+29%).

Questi gli highlights dell’elaborazione sulle “Imprese del benessere” realizzata dall’Osservatorio per le PMI di Confartigianato Imprese Sardegna, su fonte Unioncamere-Infocamere Registro delle imprese al 30 giugno scorso, confrontati con lo stesso periodo del 2012 e 2016.

La crescente attenzione dei sardi per la cura del corpo, per il benessere e l’immagine, che sempre più guarda ai dettagli come nel caso della nail art di tendenza, è certamente alla base della crescita del settore nel periodo.

«Come segnaliamo da tempo, questo è uno dei pochi settori che ha meglio resistito alla crisicommenta Stefano Mameli, Segretario di Confartigianato Imprese Sardegna – e che fa registrare una crescente attenzione dei consumatori alla conservazione della salute, al benessere e alla migliore qualità della vita anche attraverso la cura della persona”. Nonostante la maggior parte dei segmenti registrino una crescita – continua Mameli – l’abusivismo rimane la vera piaga del settore, che per giunta si intensifica in fasi economiche di difficoltà. Stimiamo che in regione gli “operatori” abusivi del benessere siano tanti quanti quelli in regola. Una situazione inammissibile e che più volte abbiamo denunciato

Tornando ai numeri, la Sardegna è seconda regione in Italia tra quelle in cui il settore è cresciuto maggiormente: la prima è il Lazio con 9,7% mentre l’ultima è la Valle D’Aosta con 1,1%, con una media nazionale del 4.0%. In termini assoluti l’Isola è 12esima con 3.477 imprese contro le 153.274 in tutto lo Stivale.

A livello provinciale, il primato in termini di numerosità delle imprese della Sardegna va a Cagliari (6ª in Italia), cresciuta di 145 realtà in 5 anni, seguita da Sassari (16ª in Italia) cresciuta di 96 unità. Seguono staccate Nuoro con +15 mentre chiude in negativo Oristano con -9.

«Questa estate – conclude il segretario di Confartigianato Sardegna – abbiamo assistito all’atteso servizio di controllo sui litorali da parte delle forze dell’ordine, alle quali va il nostro plauso, per il contrasto alla contraffazione e alla difesa del Made in Italy, importante fonte di occupazione. Attendiamo ora di riscontrare questo impegno anche durante l’anno tra le vie delle nostre città per debellare il fenomeno degli acconciatori ed estetisti abusivi compreso chi, in barba a fisco, leggi e norme sanitarie, effettua la ricostruzione delle unghie, fenomeno quest’ultimo in forte crescita.»

Nel frattempo in Parlamento si discute del Testo Unificato in materia di disciplina dell’attività di estetica; questo, elaborato dal Comitato Ristretto, è stato adottato dalla Commissione prima della pausa estiva.

Confartigianato, in questi mesi, ha presentato alcune osservazioni che sono state recepite ma sottolinea come permangano ancora alcune criticità che, qualora non risolte, rischierebbero di compromettere l’efficacia della nuova disciplina. Le criticità sono state segnalate da Confartigianato Sardegna al deputato sardo Roberto Capelli, che fa parte della Commissione interessata e al quale è stato chiesto di intervenire nella materia.

Il settore dell’estetica – la normativa vigente risale al 1990 – necessita, secondo Confartigianato, di una revisione organica della disciplina che consenta sia di valorizzare le diverse attività che negli anni si sono affermate sul mercato, sia di garantire il consumatore. La scelta, invece, operata dal Comitato Ristretto è stata quella di modificare e integrare la disciplina vigente.

Il testo ha comunque recepito alcune osservazioni dell’Associazione Artigiana (ad esempio, il riferimento all’art. 117 Cost. e la figura professionale del tecnico delle ciglia).

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Palazzo del Consiglio regionale 3 copia

Il Consiglio regiunale ha approvato il disegno di legge di autorizzazione all’esercizio provvisorio del bilancio della Regione per l’anno 2016. Via libera anche all’esercizio provvisorio del bilancio interno del Consiglio regionale. 

Aprendo la discussione generale, il vice capogruppo di Forza Italia Alessandra Zedda ha ricordato di aver avuto il testo da pochissimo tempo, sottolineando che «è vero che c’è per la prima volta il bilancio armonizzato ma è vero anche che abbiamo appena approvato una norma che introduce un aumento dell’addizionale Irpef e l’azzeramento dello sconto Irap che per noi è illegittimo; quindi ci potrebbero essere ricadute sull’approvazione dell’esercizio provvisorio, su questo quesito abbiamo sollecitato chiarimenti che non ci sono stati forniti».

Il consigliere del Psd’Az Marcello Orrù ha affermato che nella legislatura precedente, ha ricordato, «il centro sinistra gridava allo scandalo per qualche giorno di ritardo nella presentazione della finanziaria, mentre ora a parti rovesciate succede la stessa cosa e però si chiede la collaborazione della minoranza». In realtà, ha sostenuto Orrù, «si parla di istruzione e si chiudono le scuole, si annuncia sviluppo ma si aumentano le tasse, si blandiscono gli Enti locali ma poi si taglia il fondo unico, si difendono i servizi sanitari ma si chiudono molti punti nascita nelle zone più svantaggiate dell’Isola, mentre le contestazioni sull’operato dell’esecutivo crescono anche all’interno della stessa maggioranza, come testimoniato dai recenti interventi dell’on. Roberto Capelli». Sono tutti temi, ha concluso il consigliere, «che affronteremo compiutamente a breve con il dibattito sulla legge finanziaria, che per la Sardegna non promette niente di buono».

Il capogruppo dei Riformatori Attilio Dedoni ha ripreso alcune argomentazioni della consigliera Zedda, con riferimento alla possibilità che con l’esercizio provvisorio si possano spendere le risorse disponibili solo per dodicesimi, osservando che «col bilancio armonizzato il pareggio è implicito, essendo stato costruito comprendendo al suo interno la manovra fiscale, per cui i dubbi di legittimità sulla manovra si estendono necessariamente anche al provvedimento sull’esercizio provvisorio ed alla sua veridicità». «Pertanto – ha concluso – non ritengo che si possa procedere oltre ed anzi sarebbe necessario un parere di legittimità degli uffici».

Il capogruppo di Forza Italia Pietro Pittalis ha dichiarato che «l’esercizio provvisorio viene definito un atto tecnico ma sul piano politico non può passare sotto silenzio il fatto che la manovra finanziaria arriva in Consiglio l’11 gennaio nonostante le ripetute assicurazioni della Giunta sul rispetto dei termini, ritardo che peraltro si somma a quello dell’esercizio precedente». «Questo dato – ha lamentato – non può essere derubricato ad un fatto tecnico, emerge invece che non c’è la capacità di affrontare le emergenze e nemmeno quella di sbrigare gli affari correnti; noi abbiamo dato il nostro assenso all’applicazione dell’art. 102 per senso di responsabilità ma questo non può nascondere evidenti responsabilità politiche, le stesse responsabilità che restano in capo alla Giunta e non possono essere scaricate sul Consiglio come fa il presidente Francesco Pigliaru con le consuete dichiarazioni alla stampa». Se ritenete urgente la finanziaria, ha proseguito Pittalis lanciando una sorta di provocazione, «cominciamo domani ad esaminarla e sospendiamo il percorso della riforma sugli Enti locali ma, al di là di questo c’è poi un problema di merito che sottoporremo anche al Governo nazionale perché le maggiori entrate provenienti dalla manovra fiscale, a nostro giudizio, non potevano essere inserite in bilancio». Se non volete ascoltare la nostra voce, ha esortato il capogruppo di Forza Italia, «ascoltate almeno quella di alcuni sindacati e delle categorie produttive che invitano la Giunta a fermarsi perché sta imboccando una strada sbagliata per la Sardegna».

A nome della Giunta l’assessore della Programmazione Raffaele Paci, ha definito il dibattito sviluppatosi in Consiglio una specie di «assaggio» del dibattito sulla finanziaria che nella seduta odierna non è all’ordine del giorno. «La manovra – ha ricordato – è stata presentata da pochissimo e l’esercizio provvisorio è una necessità, se poi si rendessero necessarie correzioni saranno introdotte durante la finanziaria». «Quanto alla manovra non presentata a settembre – ha proseguito Paci – è accaduto anche in passato e forse occorre chiedersi se ha senso presentare una manovra quando ancora non si conoscono i contenuti della finanziaria nazionale da cui quella regionale dipende».

Dopo l’intervento dell’assessore, il presidente ha dichiarato chiusa la discussione generale ed ha messo in votazione il passaggio agli articoli, che il Consiglio ha approvato.

Successivamente l’Assemblea ha iniziato l’esame dell’art.1.

Il consigliere dei Riformatori Michele Cossa ha ricordato che l’assessore Paci ha annunciato «una finanziaria di sviluppo per l’economia sarda ma per noi è il contrario, è invece una mazzata molto pesante per il sistema produttivo regionale in un quadro di forte aumento delle tasse». «Inoltre – ha detto ancora Cossa – al danno si aggiungerà la beffa perché a nostro avviso anche i calcoli sono sbagliati perché il gettito sarà di molto inferiore a quello previsto e precipiterà da oltre 100 a circa 19 milioni».

Il consigliere Marco Tedde (Forza Italia) ha criticato con forza quella che ha definito “la vulgata” di questi giorni secondo la quale in Sardegna «c’è una Giunta che va al massimo ed un Consiglio lumaca, questa è una lettura distorta che contraddice la realtà e va sottolineato fra l’altro che il Consiglio rappresenta i sardi mentre la Giunta è composta da nominati». Nei fatti, inoltre, Tedde ha rilevato molte contraddizioni, perché «i consiglieri non hanno neppure la disponibilità del testo del disegno di legge riguardante l’esercizio provvisorio e tantomeno della finanziaria». Di questi documenti fondamentali si conosce solo quanto appreso dagli organi di stampa, ha protestato il consigliere, «ma c’è comunque una certezza: la manovra è stata criticata in modo molto pesante dalle organizzazioni sindacali per la sua incapacità di trovare una risposta alla crisi economica e si muove in una cornice è molto asfittica, dove sono presenti pesantissime stangate fiscali su famiglie ed imprese che avranno un forte effetto depressivo sul sistema regionale».

Il consigliere del gruppo Misto, Paolo Truzzu (FdI), in premessa del suo intervento ha osservato – sul metodo –  che l’Aula discute un provvedimento che prevede l’autorizzazione all’esercizio provvisorio senza però avere la possibilità di conoscere la proposta di legge della finanziaria approvata dalla Giunta regionale.

A giudizio del consigliere di minoranza  non si seguono «le più elementari regole di correttezza istituzionale e si procede in maniera poco chiara e corretta». «In questi giorni – ha proseguito l’esponente di Fratelli d’Italia – le dichiarazioni di Paci e Pigliaru sono le stesse dello scorso anno e si incentrano su rigore e sviluppo». «Termini – ha proseguito Paolo Truzzu – a cui nessuno crede perché lo s corso anno siete stati smentiti dai fatti». Truzzu ha quindi sottolineato come, con la legge degli Enti locali ancora da approvare, il termine del 29 febbraio, indicato nel provvedimento, non è congruo ed ha così concluso: «Non è vero che il Consiglio non ha voglia di lavorare ma è la Giunta che non rispetta i tempi e non consente al consiglio di lavorare».

Il consigliere del gruppo Misto, Mario Floris (Uds), ha evidenziato come “per la prima volta nella storia dell’Autonomia la richiesta di autorizzazione all’esercizio provvisorio arrivi all’esame dell’Aula con la procedura d’urgenza e cioè con il ricorso all’articolo 102 del regolamento interno del Consiglio”. L’esponente della minoranza ha quindi invitato la Giunta a posticipare i termini da febbraio a marzo 2016.

Il presidente del Consiglio ha quindi posto in votazione l’articolo 1 (Esercizio provvisorio) che è stato approvato con 29 voti favorevoli, 7 contrari e 14 astenuti.

Posto in votazione anche l’articolo 2 (Entrata in vigore) è stato approvato con 31 voti a favori, 16 no e 5 astenuti. Il presidente Gianfranco Ganau ha quindi dichiarato aperta la votazione finale sul testo di legge che è stato approvato con 31 sì, 19 no e un astenuto.

Il consigliere questore, Pier Mario Manca (Sovranità, democrazia e lavoro) ha quindi illustrato a nome del collegio dei questori l’esercizio provvisorio del bilancio interno del Consiglio regionale ed ha svolto alcuni brevi considerazioni. «Un bilancio stringato e senza orpelli – ha dichiarato il questore Manca – che rispetto al 2015 non rappresenta variazioni di rilievo: in aumento il capitolo per espletamento dei concorsi (più 300mila euro) e il fondo per l’ottimizzazione del uffici: 400mila euro». «L’avanzo dell’amministrazione – ha concluso Pier Mario Manca è pari a 2.300.000 euro»

Aperta la discussione, non essendoci iscritti a parlare, il presidente del Consiglio, Gianfranco Ganau, ha posto in votazione l’articolo unico di approvazione dell’esercizio provvisorio del bilancio del Consiglio che è stato approvato con 50 favorevoli e 2 astensioni.

L’Aula è quindi passata all’esame del disegno di legge di riordino degli enti locali, la cui discussione era stata sospesa nella seduta del 17 dicembre 2015 e il testo rinviato in Commissione Autonomia.

Su questo aspetto è intervenuto il consigliere dell’Uds Mario Floris che ha chiesto chiarimenti sull’esito delle interlocuzioni in Commissione e sul raggiungimento di eventuali accordi tra maggioranza e opposizione.

Alla sollecitazione del consigliere Floris ha risposto il presidente del parlamentino dell’Autonomia Francesco Agus: «Non era compito della Commissione trovare una sintesi ma fare chiarezza su alcuni emendamenti sostitutivi totali presentati dalla maggioranza – ha detto Agus – le differenze sul testo permangono ma rimane ferma la volontà della maggioranza di arrivare ad una riforma condivisa».

Il presidente Ganau ha quindi messo in votazione l’emendamento (n. 2300 Truzzu-Lampis) all’emendamento 1947 che è stato respinto con 32 voti contrari e 20 a favore.

Si è poi passati all’esame dell’emendamento (n. 2347 Pittalis e più) all’emendamento n. 1947. Ignazio Locci (Forza Italia) ha bocciato il testo dell’art.1 e dell’emendamento sostitutivo totale presentato dal centrosinistra. «Questa legge non contiene grandi riforme economiche e sociali – ha detto Locci – si tratta di un semplice appiattimento della maggioranza sulle posizioni del governo nazionale, la risposta ad un ordine preciso del presidente Renzi. Se non cade questo presupposto non si può avviare un confronto serio sulle grandi questioni».

Michele Cossa (Riformatori) ha criticato la formulazione del comma 4 dell’emendamento n. 1947. «Vorremmo capire il senso di questa proposta – ha detto Cossa – cosa significa riconoscere l’autonomia, l’autodeterminazione, l’associazionismo e la partecipazione democratica? Per affermare questi principi non c’è bisogno di una norma, il testo va asciugato eliminando i barocchismi».

Mario Floris (Uds)  ha annunciato il suo voto contrario a tutti gli emendamenti: «E’ l’unico modo di manifestare la mia contrarietà alla legge – ha rimarcato Floris – è un provvedimento non emendabile che legifera su una materia che sta per essere oggetto di una riforma costituzionale. Questa legge porterà gravi danni alla nostra economia. Prima di pensare agli Enti locali occorre definire un nuovo modello di Regione».

Secondo Marco Tedde (Forza Italia) il comma 4 dell’emendamento n.1947 va abolito perché «non si capisce cosa disciplini. E’ una fattispecie astratta, eterea. La norma va cassata perché utilizza una tecnica legislativa che non può produrre buoni frutti».

Alessandra Zedda (Forza Italia) ha dichiarato di comprendere l’imbarazzo dell’on. Floris ma – ha sottolineato – «gli emendamenti sono l’unico strumento per tentare di convincere la maggioranza a confrontarsi. C’è forte preoccupazione di dover esaminare un articolo 1 che contravviene totalmente alla nostra autonomia. Si cita la Costituzione ma non si tiene conto dello Statuto. Non c’è un senso logico in tutto l’articolo 1, l’emendamento 1947 stravolge inutilmente il testo originario».

Il capogruppo di Forza Italia Pietro Pittalis ha bocciato senza mezzi termini il contenuto dell’emendamento n.1947. «Non se ne capisce la ratio – ha detto Pittalis – il comma 4 sembra voler esaltare l’autodeterminazione e l’autonomismo. In realtà tutte le funzioni rimangono in capo alla Regione, non si attua il decentramento amministrativo ma si afferma il principio centralistico. Dov’è l’autodeterminazione?».

Il presidente Ganau ha quindi messo un votazione l’emendamento n. 2347 che è stato respinto con con 30 voti contrari e 18 a favore.

Si è passati poi all’esame dell’emendamento (n. 2349) all’emendamento n. 1947.

Ignazio Locci (Forza Italia), dopo aver ribadito che la norma non contiene principi di grande riforma economica e sociale, ha accusato la maggioranza di aver rinunciato ad andare oltre la cornice imposta dalla riforma Del Rio. «Come può il relatore di maggioranza caricare la croce sulla minoranza – ha detto Locci – certi gruppi politici che chinano il capo davanti alla imposizioni romane dovranno fare i conti con la propria coscienza indipendentista. Qui si rinuncia alla discussione e non si tiene conto nemmeno delle peculiarità orografiche della nostra Regione».

Michele Cossa (Riformatori)ha suggerito di modificare l’articolo nella parte in cui si parla di città e paesi. «Non ha senso parlare di paesi e non di comuni. Si fa un miscuglio di tante cose rischiando di produrre danni seri».

Gianni Tatti (Udc) ha annunciato il suo voto favorevole all’emendamento n. 2.347. «E’ assurdo dichiarare che si vuole semplificare la relazione tra enti e puntare sull’uniformità dei livelli dei servizi essenziali. Il Consiglio deve fare un passo indietro. Conoscete la Sardegna? Qui si rischia di continuare a spopolare le zone interne e creare una regione per poli. Basta con questa presa in giro per le popolazioni».

Marco Tedde (Forza Italia) ha invitato la maggioranza a parlare chiaro: «L’emendamento sostitutivo totale dell’art. 1 presentato dal centrosinistra è contraddittorio – ha sottolineato Tedde – prevede un esercizio a titolo gratuito di alcune funzioni ma di fatto, attraverso una formula fumosa, introduce un rimborso spese».

Secondo il capogruppo dell’UDC Gianluigi Rubiu, il comma 5 dell’emendamento n. 1947 rappresenta degnamente «una legge archeologica, imbarazzante e offensiva per la Sardegna e soprattutto per i Comuni. La Regione non valorizza le comunità locali ma impone obblighi».

Mario Floris (Uds) ha invece chiesto chiarimenti sul Disegno di legge approvato dalla Giunta nel 2014 che istituisce l’Osservatorio regionale per il riordino delle funzioni delle autonomie locali. «Da chi è formato questo Osservatorio – ha chiesto Floris – quale attività ha svolto?»

Christian Solinas (Psd’Az) ha invitato la maggioranza a pensare ad un testo di legge più snello. «Non è tempo di pensare a un sistema complessivo di riordino – ha detto Solinas – facciamo oggi un testo di legge che adempia alle esigenze di questa particolare fase storica e rimandiamo la riforma di senso più compiuto al momento in cui si parlerà di riassetto degli enti locali». Il consigliere sardista ha poi chiesto chiarimenti sull’interpretazione dell’art.34, comma 3, del Regolamento consiliare che prevede l’apertura della sessione di bilancio dopo la trasmissione della legge finanziaria al Consiglio regionale. «Se il DL della Giunta è stato trasmesso – ha affermato Solinas – la discussione della riforma degli enti locali deve essere sospesa». A Solinas ha replicato il presidente Ganau: «La sessione di bilancio si aprirà al momento dell’assegnazione della finanziaria alla Commissione competente. Sul testo si faranno prima le opportune verifiche per la valutazione di eventuali norme intruse».

E’ quindi intervenuto il consigliere Luigi Crisponi (Riformatori) secondo il quale l’articolo 1 della legge va soppresso. «Questa norma afferma il falso quando parla di servizi uniformi in tutto il territorio regionale. La realtà è diversa, ci sono territori lontani dal capoluogo che sono ulteriormente penalizzati».

Di “enfatizzazione del nulla” ha parlato invece il capogruppo di FI Pietro Pittalis. «Affermate di voler tutelare città e paesi – ha detto Pittalis – siate almeno un po’ originali e chiamatele biddas, utilizzate il sardo, lingua dimenticata dal centrosinistra. L’assessore Demuro, professore di valore, farà fatica a spiegare ai suoi studenti questa norma scritta con i piedi».

Il presidente Ganau ha quindi messo in votazione l’emendamento n.2349 che è stato respinto con 30 voti contrari e 20 a favore.

Aperta la discussione sull’emendamento all’emendamento n. 2477 è intervenuto il primo firmatario e capogruppo del Psd’Az, Angelo Carta, che ha spiegato come l’obiettivo della modifica proposta sia l’introduzione al comma 1 dell’articolo 1 dell’emendamento 1947 le disposizioni di cui all’articolo 10 comma 1 lettera a) dello Statuto, per garantire interventi adeguati sul piano della fiscalità.

La consigliera Alessandra Zedda (Fi) ha dichiarato voto a favore e ha definito “importante” la proposta avanzata da Carta. «Riflettete – ha concluso l’esponente della minoranza rivolta al centrosinistra – e non utilizzate l’articolo 10 dello Statuto solo per aumentare imposte e tasse ai cittadini sardi».

Posto in votazione l’emendamento 2477 non è stato approvato dall’Aula con 18 favorevoli e 29 contrari.

Annunciata la discussione sull’emendamento n. 2354, il presentatore Augusto Cherchi (Sovranità, democrazia e lavoro) ne ha comunicato il ritiro ma l’emendamento è stato fatto proprio dal capogruppo di Forza Italia, Pietro Pittalis. Il capogruppo del Psd’Az, Angelo Carta, ha dichiarato voto a favore ed ha affermato che il ritiro della modifica e la bocciatura dell’emendamento 2477 “certifica l’indifferenza della giunta verso qualunque ipotesi di modifica anche minima al provvedimento in discussione”.

Posto in votazione, l’emendamento 2354 non è stato approvato con 31 contrari, 17 favorevoli e 3 astenuti.

Aperta la discussione sull’emendamento 2345 (Marco Tedde e più) il consigliere di Forza Italia, Ignazio Locci ha dichiarato il voto favorevole e ha rivolto un richiamo alla maggioranza: con questa norma state azzoppando il sistema degli Enti Locali.

Il consigliere Marco Tedde (Fi) ha dichiarato voto  a favore: puntiamo ad integrare una norma “monca” che laddove avrebbe dovuto citare la legge Delrio non lo fa.

Il capogruppo dei Riformatori, Attilio Dedoni, ha dichiarato voto a favore ed ha espresso apprezzamento per il comportamento tenuto dall’opposizione:è giusto puntualizzare con forza gli argomenti oggetto degli emendamenti.

Posto in votazione, l’emendamento 2345, non è stato approvato con 30 contrari e 19 a favore.

Aperta la discussione sull’emendamento n. 2346, il consigliere Mario Floris (Misto-Uds) ha richiamato l’attenzione della Giunta sul contenuto dell’articolo 30 della legge Delrio che incide – a suo giudizio – sulle competenze regionali.

Il consigliere Marco Tedde (Fi) ha dichiarato voto favorevole all’emendamento che mira – a suo giudizio – a conferire ai comuni della Sardegna quella libertà che la proposta della giunta nega. «Vogliamo dare ai comuni la possibilità di aggregarsi intorno a concetti tematici e concreti», ha concluso il consigliere della minoranza.

Posto in votazione, l’emendamento 2346, non è stato approvato con 28 contrari, 19 favorevoli e 1 astenuto.

Aperta la discussione sull’emendamento 2352 (Augusto Cherchi e più), il presidente ha richiamato  il parere favorevole della commissione ed il capogruppo di Forza Italia, Pietro Pittalis, è intervenuto per richiamare l’attenzione sull’emendamento presentato dal consigliere Augusto Cherchi, perché aggiunge al comma 3 dell’emendamento n. 1947 i termini “la città metropolitana”. «Cioè – ha dichiarato Pittalis rivolto alla maggioranza – avete già stabilito che in Sardegna ci debba essere una sola città metropolitana e così coloro che nutrivano aspettative per la città metropolitana del centro nord vedono vanificare tale l’ipotesi». Il capogruppo della minoranza ha concluso con l’invito al ritiro dell’emendamento.

Il consigliere Marco Tedde (Fi) ha dichiarato di fare proprie le considerazioni del capogruppo Pittalis: «Siamo sgomenti perché la maggioranza non vuole tenere conto delle volontà dei sindaci e denota assoluta mancanza di rispetto verso i territori, introdurre con un “emendamentino” una sola città metropolitana significa assumersi una grande responsabilità politica nei confronti del Nord e del centro della Sardegna».

Il consigliere Marcello Orrù (Psd’Az) ha dichiarato voto contrario ed ha rivolto l’invito a tutti gli eletti nel sassarese a votare contro l’emendamento: «E’ evidente che c’è chi vuole solo Cagliari città metropolitana escludendo il resto della Sardegna».

Il consigliere Ignazio Locci (Forza Italia) ha affermato che «la maggioranza ha fatto orecchie da mercante dopo le finte aperture manifestate più volte, ha riposto con la logica del muro contro muro alla proposta di un riequilibrio territoriale; il governatore, in particolare, si è appiattito sulle posizioni del presidente del Consiglio e le cosiddette reti metropolitane, sotto questo profilo sono una funzione, questa è la riposta tombale alle aspettative di sviluppo e di equità del Nord Sardegna».

Il capogruppo dell’Udc Gianluigi Rubiu ha annunciato il voto contrario rimarcando che «una sola città metropolitana per la Sardegna è un danno per i sardi, si potrebbe semmai scrivere della Sardegna e non di Cagliari come ha fatto il Friuli ma così è un atteggiamento di netta chiusura che è inaccettabile perché divide la comunità regionale e rappresenta una ingiustizia palese per tutti i sardi».

Il consigliere Angelo Carta, del Psd’Az, ha detto che, per certi aspetti, «un articolo plurale o singolare ci conduce chissà dove ma non si tratta di un errore, è voluto e vuol dire che la maggioranza ha trovato la quadra ma allora lo dica al Consiglio e si proceda in un altro modo, è un gesto dovuto ed un dovere di chiarezza verso tutti i sardi, dopo tutti gli incontri che si sono fatti in tutta l’Isola».

Il consigliere Mario Floris (Misto) ha ricordato che «l’opposizione ha fatto molte proposte in commissione ma non sono state accolte con motivazioni pretestuose; la maggioranza ha invece preferito procedere in modo opposto, partendo da città metropolitana ed altre definizioni più o meno simili che, in realtà, concorrono a creare del tessuto istituzionale della Sardegna un mostro di cui nessuno conosce compiti e competenze».

Non essendoci altri iscritti a parlare, il presidente ha messo in votazione l’emendamento n.2352 (che aggiunge al comma 4 dell’art. 1 su oggetto e finalità le parole “la città metropolitana”) che il Consiglio ha approvato con 27 voti favorevoli e 19 contrari.

Successivamente l’Aula ha iniziato l’esame dell’emendamento n.2319 che sancisce la volontà della Regione di “evitare le disparità fra i territori”.

Il consigliere Ignazio Locci, di Forza Italia, ha parlato di una pezza con cui la norma cerca di dire una cosa per far dimenticare che agisce in modo contrario. «Sfugge fra l’altro – ha sostenuto – che il Governo ha deciso con il cosiddetto mille proroghe di prolungare di un anno l’entrata in vigore delle gestioni associate dei servizi, col risultato della ulteriore marginalizzazione dei piccoli comuni, in controtendenza rispetto al principio di sussidiarietà, e dell’aumento dell’antipolitica».

Il consigliere Marco Tedde, anch’egli di Forza Italia, ha messo in evidenza che la proposta «è uno spunto per rilevare la contraddizione terminologica fra città e paesi, mentre nel merito inoltre si parla da un lato di pari opportunità per i comuni nell’accesso ai servizi, creando in realtà nuova confusione».

Il capogruppo dell’Udc Gianluigi Rubiu ha definito «velleitario e generico il principio enunciato di superare le disparità fra i territori, il solito buon proposito che non ha significato in una legge di riforma che manca completamente della concretezza legislativa che si attendono i cittadini».

Il capogruppo di Forza Italia Pietro Pittalis, ha affermato che l’emendamento «può anche avere finalità nobili ma va in netto contrasto con quanto approvato prima, quando è stato piantato un paletto che crea una vera disparità fra territori ed un reale disequilibrio fra sud, centro e nord della Sardegna, un qualcosa di cui il centro sinistra deve vergognarsi».

Il capogruppo dei Riformatori Attilio Dedoni ha criticato l’ennesima imposizione di una norma che «cerca di mettere un rattoppo alla disparità fra territori sancita per legge, non si capisce perché si voglia proseguire con ostinazione a dividere i sardi che, soprattutto in questo momento, hanno molto bisogno di grande unità».

Non essendoci altri iscritti a parlare, il presidente ha messo in votazione l’emendamento n. 2353, che l’Aula ha approvato con 29 voti favorevoli e 20 contrari.

Subito dopo il Consiglio ha esaminato l’emendamento n. 2301 che inserisce nella legge un passaggio riservato ai piccoli comuni.

Il consigliere Paolo Truzzu (Misto-Fdi) ha spiegato che lo scopo della proposta «rispetto alla formulazione originaria della legge che parlava di valorizzare città e paesi è quello di fare un passo in avanti nel senso di garantire lo sviluppo economico delle diverse comunità locali, con una attenzione particolare alle più piccole e marginali».

L’emendamento n. 2301 è stato approvato con 47 voti favorevoli ed 1contrario.

Dopo lo scrutinio, l’Assemblea ha iniziato la discussione dell’emendamento n. 2302 che contiene un preciso riferimento alle zone interne della Sardegna.

Il consigliere Ignazio Locci (Forza Italia) ha rilevato che «l’orientamento contrario della maggioranza a questa proposta dimostra che con questa legge ci si sta davvero dimenticando delle piccole comunità, dove è fra l’altro molto importante contenere la tendenza allo spopolamento; non basta affermare principi ma servono contenuti rivolti soprattutto ai giovani sardi»

Il consigliere Gianni Lampis (Misto-Fdi) ha voluto chiarire che «la ratio della proposta non è certo quella di ripopolare le zone interne della Sardegna con i migranti, non è certo questo il futuro che vogliamo per la Sardegna; i nostri paesi, al contrario, devono essere presidi di identità attraverso buone politiche e servizi efficienti per giovani e famiglie».

Il capogruppo di Forza Italia Pietro Pittalis, ha messo in luce che «forse alcuni argomenti sono sottovalutati come quello della crescita demografica che è invece fattore decisivo di sviluppo e non si capisce perché la maggioranza sia contraria; o meglio, se ha questa volontà meglio che dica chiaramente che vuole sopprimere i piccoli comuni e forse non è un caso che questo nostro emendamento sia l’unico dove si parla di zone interne».

Il capogruppo dei Riformatori Attilio Dedoni ha osservato con rammarico che «ormai ci sono due Sardegne, una isolata e povera che non riesce ad inserirsi nei processi di sviluppo e un’altra dove questi fenomeni hanno una intensità diversa; a molti sfugge che si sta radicando una situazione gravissima di squilibrio sociale definito da qualcuno “a ciambella” che oggi è stata certificata purtroppo anche dal Consiglio regionale».

Il consigliere Marco Tedde (Forza Italia), favorevole, ha salutato positivamente «l’introduzione nella legge di un principio rivoluzionario, la presenza delle zone interne e dei piccoli comuni, in un contesto che invece dovrebbe rappresentare la normalità, anche come fatto di cultura, identità e e tradizione; la Sardegna deve essere una e proprio alle zone interne deve essere riservata una attenzione particolare».

Il consigliere Angelo Carta (Psd’Az), si è chiesto retoricamente «che cosa potrebbe sostenere la maggioranza per votare contro la proposta; forse sarebbe considerato troppo restrittivo affrontare il problema della zone interne con un emendamento ma, se non lo facciamo ora quando arriverà il momento giusto ed il contesto giusto, visto che si parla di enti locali?».  

Luigi Crisponi (Riformatori) ha elogiato il primo firmatario dell’emendamento Gianni Lampis. «Pur essendo il consigliere più giovane mostra grande saggezza – ha detto Crisponi – saggezza che non sembra appartenere alla maggioranza. L’emendamento si preoccupa del problema dei problemi: lo spopolamento delle zone interne. E’ un fenomeno che riguarda il 60% dei comuni dell’Isola, la provincia di Nuoro, negli ultimi anni, ha perso 20mila abitanti».

Gianluigi Rubiu Capogruppo dell’UDC ha sottolineato la necessità di tutelare sardità, cultura, valori e tradizioni che vengono custoditi nelle zone interne dell’Isola. «Questa legge sembra non volersi occupare dei piccoli comuni – ha detto Rubiu –  si mostra attenzione solo verso le città metropolitane. L’emendamento in discussione è una grande opportunità per trovare un punto d’incontro».

L’emendamento n. 2302 che è stato respinto dall’Aula con 30 voti contrari e 20 a favore.

Si è poi passati all’esame dell’emendamento (n. 2299 Truzzu-Lampis) all’emendamento n.1947. Giannji Lampis (Fd’I)  ha spiegato il senso della proposta: «Nella legge si parla di tante cose ma non del ruolo dei destinatari della legge: i cittadini. Che tipo di servizi si vogliono garantire – ha chiesto Lampis – se si vuole assicurare efficacia ed efficienza della pubblica amministrazione lo si fa diffondendo la cultura della legalità e incentivando la formazione dei dipendenti pubblici». L’emendamento n.2299 è stato respinto con 30 voti contrari e 19 a favore.

Il presidente Ganau ha quindi messo in discussione l’emendamento n. 1947. Ignazio Locci (Forza Italia) ha ricordato che con la modifica di questo emendamento sostitutivo totale presentato dal centrosinistra si è tentato di riaprire il dialogo tra maggioranza e opposizione. «L’accordo non c’è stato – ha spiegato Locci – la maggioranza non ha voluto ascoltare le nostre richieste e ha preferito andare per la propria strada».

Alessandra Zedda (Forza Italia) ha parlato di “metodo poco usuale di legiferare e di norme con contenuti schizofrenici”. «Questo emendamento è eclatante, peggiora una proposta con un testo incomprensibile e inutile. Non c’è bisogno di scrivere che la Regione esercita le sue funzioni tramite gli enti locali».

Per Michele Cossa (Riformatori), l’emendamento fa lo sforzo di migliorare il testo originario ma in realtà fa emergere il compromesso raggiunto dalla maggioranza che usa la proposta correttiva come una foglia di fico. «Il provvedimento rischia di creare disastri – ha insistito Cossa – non affronta alcuni nodi come quello delle competenze turistiche che andrebbero accentrate e non parcellizzate».

Giudizio negativo anche da parte di Marco Tedde (Forza Italia) e di Angelo Carta (Psd’Az) che hanno ribadito la propria contrarietà a un articolo che non risolve nessun problema e non dice nulla sul rilancio della Sardegna.

Gianni Tatti (Udc) ha evidenziato il rischio che la riforma ripeta gli stessi errori della legge 9 che trasferì competenza ai comuni senza mettere a disposizione adeguate risorse finanziarie. Critiche da Tatti anche alla decisione di imporre la gratuita delle cariche associative senza lasciare libertà di scelta ai sindaci.

Perplessità anche da parte di Edoardo Tocco (Forza Italia) secondo il quale la legge parla di principio di sussidiarietà ma non lo applica. «Perché i sindaci consiglieri non parlano? Perché non dicono nulla sul rischio di perdita dell’identità dei loro paesi?»

Il capogruppo di Forza Italia Pietro Pittalis ha concluso gli interventi sull’emendamento 1947 annunciando il voto contrario della minoranza. «Abbiamo cercato di spiegarvi le ragioni della nostra contrarietà – ha detto Pittalis – le modifiche lo rendono peggiore rispetto alla scrittura originaria». Rivolgendosi al presidente Pigliaru ha poi aggiunto: «Avete fatto un capolavoro, ve ne dovrete assumere tutte le responsabilità politiche. E’ un testo vergognoso dal quale sono stati eliminati tutti i riferimenti ai piccoli comuni e al problema dello spopolamento delle zone interne».

L’Aula ha quindi votato l’emendamento n. 1947 che è stato approvato con voti 29 favorevoli e 16 contrari. Il presidente Ganau, dopo aver annunciato che a seguito dell’approvazione dell’emendamento sostitutivo totale decadranno tutti gli emendamenti all’art 1 del disegno di legge n.176, ha dichiarato chiusa la seduta e aggiornato i lavori del Consiglio a domani mattina alle 10.00.

Matteo Renzi copia 2Attendati Alcoa 2

I deputati sardi hanno consegnato una lettera al presidente del Consiglio dei ministri, Matteo Renzi, nella quale chiedono un intervento istituzionale per affrontare a portare a compimento la vertenza che riguarda il futuro dello stabilimento Alcoa di Portovesme e quello dei lavoratori.

Questo il testo integrale.

«Gentile Presidente,

con la presente vogliamo portare alla Sua attenzione il contenuto e le determinazioni assunte in occasione dell’incontro presso la Camera dei Deputati che ha visto intorno allo stesso tavolo deputati della Sardegna, sindacalisti e lavoratori dello stabilimento ALCOA di Portovesme, l’unico – se riattivato – nelle condizioni di mantenere in Italia la produzione di alluminio primario, attualmente sospesa.Con l’occasione ci pare opportuno ricordare le fasi salienti che hanno caratterizzato la difficile vertenza “Alcoa”.

Nel gennaio 2012 Alcoa annunciò di voler arrestare la produzione dello stabilimento a causa degli elevati costi di produzione;

il 27 marzo 2012, presso il ministero dello Sviluppo economico, è stato raggiunto un accordo tra Alcoa, sindacati, Regione Sardegna e Governo per la gestione della crisi. L’azienda, in seguito all’intesa raggiunta, ha acconsentito a mantenere attivo lo stabilimento fino al 31 dicembre 2012 e ad assicurare, per almeno un anno, adeguate condizioni di efficienza, così da garantire – nel caso di subentro di nuovi azionisti – una pronta ripresa della produzione. L’accordo prevedeva inoltre un impegno straordinario del Governo per trovare una soluzione al problema del costo dell’energia elettrica e, da parte delle istituzioni regionali e locali, l’impegno a migliorare la dotazione infrastrutturale del territorio;

il processo di fermata dell’impianto di Portovesme si è concluso alla fine del 2012 e i dipendenti (circa 1.000, 500 dei quali direttamente dipendenti e gli altri 500 occupati nell’indotto), hanno avuto accesso alla Cassa integrazione straordinaria dal 1° gennaio 2013;

Alcoa si è occupata della manutenzione dello smelter di alluminio primario fino a fine luglio 2014, ma il 25 agosto dello stesso anno ha comunicato la decisione di chiusura definitiva dello stabilimento; lo scorso 10 novembre è stato fatto un rilevante passo in avanti nella vertenza. Il Governo, la Regione Sardegna e la società Glencore hanno sottoscritto un protocollo d’intesa concernente le condizioni fondamentali perché Glencore avvii un confronto con Alcoa circa la possibile acquisizione e riattivazione dello smelter di Portovesme; l’obiettivo della ripresa della produzione di alluminio primario è perseguito anche attraverso l’impegno di Alcoa a favorire, in assoluta buona fede, il riutilizzo produttivo dell’impianto;

il Governo e la Regione hanno invitato Glencore, proprietaria nella stessa area di Portovesme di un importante stabilimento di produzione di metalli non ferrosi, a discutere quali condizioni fondamentali debbano sussistere per considerare la possibilità di riavviare l’impianto: Glencore è apparsa pronta a verificare, attraverso ulteriori approfondimenti questa opportunità;

il confronto fra Governo, Regione e Glencore si è quindi sviluppato prevalentemente sulle condizioni economiche e di fornitura dell’energia, sulle possibilità di sostenere con risorse pubbliche gli investimenti necessari e sul miglioramento delle condizioni di contesto infrastrutturale. L’esito dell’operazione è tuttavia subordinato al completamento da parte di Glencore di una esaustiva due dilegence in relazione all’impianto e alle condizioni della sostenibilità della gestione delle attività nel lungo termine;

dagli esiti dell’ultima riunione della Task Force sullo stato del confronto Alcoa-Glencore che si è tenuta al Mise lo scorso 6 febbraio, si apprende che la trattativa tra le due multinazionali prosegue nel rispetto di quanto previsto nel citato protocollo d’intesa. Risultano inoltre in corso di definizione gli strumenti di carattere nazionale che, soprattutto in tema di contenimento del costo dell’energia, possano favorire la competitività delle produzioni strategiche.

Ora, se è vero che in questi anni il corso del prezzo dell’alluminio nelle borse internazionali non ha brillato, gli analisti convergono nel definire prospettive future di mercato senza dubbio positive. Vi sono, dunque, condizioni economiche e industriali per la riattivazione degli impianti.

E’, dunque, assolutamente indispensabile portare a conclusione il lungo percorso istituzionale di sopra riassunto, percorrendo “l’ultimo miglio” consistente nel verificare in sede di Unione Europea che le previste condizioni normative e regolatorie sull’approvvigionamento di elettricità non confliggano in alcun modo con i trattati istitutivi, a garanzia dei futuri investimenti pubblici e privati.

Per questo motivo, signor Presidente, Le chiediamo che la cura del dossier presso gli uffici della Commissione abbia non solo la priorità temporale necessaria ad una conclusione rapida e positiva dei procedimenti autorizzativi, ma sia trattata al giusto livello di interlocuzione politica e non solo amministrativa, e sia considerata uno degli obiettivi del Suo Governo nelle relazioni con le istituzioni comunitarie.

Lo chiediamo, tutto questo, non solo rappresentandoLe l’urgenza di un caso di crisi industriale che può trovare soluzione e la preoccupazione per il lavoro di migliaia di famiglie, ma anche l’opportunità che l’Italia si confermi un Paese che – al pari degli altri più importanti stati membri dell’Unione – mantenga una presenza nel settore, quale quello dell’alluminio, capace di esaltare il nostro “saper fare”, le nuove opportunità tecnologiche e gli spazi di lavoro che si aprono in vari settori, non ultimo quello della ricerca.

Gradisca, Presidente, i sensi della massima considerazione.

I deputati della Sardegna

Emanuele Cani

Francesco Sanna

Giovanna Sanna

Giampiero Scanu

Romina Mura

Siro Marrocu

Marco Meloni

Michele Piras

Caterina Pes

Paola Pinna

Pierpaolo Vargiu

Roberto Capelli

Settimo Nizzi».

«C’è da compiere, alla luce del percorso già fatto – commenta Emanuele Cani -, l’ultimo sforzo per il quale è necessaria un’interlocuzione politica di alto livello. Un passaggio importante verso cui già da tempo la presidenza del Consiglio dei ministri aveva mostrato attenzione e interesse. In ballo c’è il futuro, non solo dello smelter e dei suoi lavoratori, ma un comparto produttivo importante per l’intero paese.»

Roberto Capelli.

Roberto Capelli.

Il prossimo 18 aprile la sala Convegni ‘Castello’ dell’Hotel Regina Margherita, a Cagliari, ospiterà il Congresso regionale di Centro Democratico Sardegna.

All’incontro sarà presente il presidente nazionale di Centro Democratico, Bruno Tabacci che presiederà i lavori insieme al coordinatore regionale Roberto Capelli. Saranno presenti inoltre rappresentanti delle istituzioni, degli enti locali e delle delegazioni di tutti i partiti.

Al termine del Congresso verranno eletti il nuovo Segretario regionale ed i membri della nuova Direzione regionale di Centro Democratico.

Le prossime amministrative che si terranno in Sardegna vedranno impegnato il Centro Democratico in tutte le città.

Morandi - Maninchedda 1 copia

La Regione Sardegna ha chiesto ad Abbanoa di posticipare l’incasso dei conguagli regolatori, la cui scadenza era fissata per la prima rata al 31 marzo. Si tratta di 106 milioni di euro per 700mila famiglie sarde. La decisione arriva all’indomani della delibera assunta dall’Autorità per energia e gas di avviare il procedimento per l’anticipazione dei conguagli alla società così come richiesto da Regione e Abbanoa sin da luglio 2014. Un ulteriore incontro istruttorio si era svolto il 24 febbraio nella sede dell’Autorità. È la prima volta che l’Autorità, accogliendo le richieste della Regione Sardegna, avvia una procedura di perequazione nel settore dell’acqua, finora l’aveva fatto solo nel settore elettrico.

«È una novità importante, perciò abbiamo chiesto ad Abbanoa di posticipare la data del 31 marzo – dice l’assessore dei Lavori Pubblici, Paolo Maninchedda -. Speriamo, dunque, che la decisione dell’Autorità consenta a brevissimo l’anticipazione dei conguagli e quindi di spostare l’incasso in un tempo più lungo e meno impattante sui redditi delle famiglie. Per questo importante risultato voglio ringraziare prima di tutto il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Graziano Delrio, l’onorevole Luca Lotti, i parlamentari Francesco Sanna, Roberto Capelli e Luciano Uras che si sono quotidianamente e in silenzio impegnati per portare a casa il risultato, il consigliere regionale Gavino Manca e infine un particolare ringraziamento ad Anci Sardegna. È un tema che ormai sta diventando importante per tutte le regioni italiane – conclude Maninchedda – e la Sardegna sta giocando un fondamentale ruolo da apripista».

Maialetti allo spiedo 2

Non è l’Europa ma il governo italiano a dover autorizzare la Sardegna a commercializzare il porcetto sardo fuori dall’Isola, dunque a portarlo a Expo 2015, sulla base di precise garanzie da parte della Regione sul fatto che non esistono rischi di diffusione della malattia. La precisazione arriva dall’assessore regionale della Sanità, Luigi Arru, in merito alle dichiarazioni fatte dal ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ieri in Parlamento, che rispondendo a un’interrogazione del deputato Roberto Capelli, ha detto che è di fatto la Commissione Europea, con le sue regole restrittive, a sbarrare la strada all’esportazione dei maialetti sardi.

«Già da settembre scorso abbiamo presentato un protocollo al Ministero per ottenere l’autorizzazione alla commercializzazione dei prodotti suini sottoposti alla termizzazione al di fuori della Sardegna, perché pur in presenza della malattia tale trattamento devitalizza il virus e impedisce ogni possibilità di diffusione ad altri suini – sottolinea l’assessore Arru -. I prodotti termizzati sono sani, sicuri e di ottima qualità. In questi giorni la Regione sta lavorando in stretto contatto sia con il Ministero che con la Commissione Europea, proprio per concordare le procedure che si dovranno attuare in proposito. Sono fiducioso sull’esito di questo lavoro e credo che il Ministero concederà la sua autorizzazione e il porcetto sardo sarà presente all’Expo di Milano. In ogni caso – aggiunge l’assessore della Sanità – siamo pronti a mettere in atto ogni misura necessaria a vincere questa battaglia, non c’è alcun motivo perché il Governo non ci autorizzi.»

«La Sardegna deve uscire dalle solite guerre politiche fra territori. Le polemiche cui stiamo assistendo in questi giorni riguardo l’organizzazione del Rally Italia Sardegna devono far riflettere la Regione e l’assessorato al Turismo sull’utilizzo dei fondi destinati a finanziare questi grandi eventi». Centro Democratico Sardegna interviene sulla guerra di campanile scoppiata nelle ultime settimane fra i vari territori della Sardegna per l’organizzazione delle prove del Rally Italia Sardegna, in programma dall’11 al 14 giugno, con sede di gara ad Alghero, e va oltre le polemiche, proponendo un nuovo corso per la gestione e il finanziamento delle manifestazioni che potenzialmente possono attirare visitatori nell’Isola. «Se un appuntamento come il Rally Italia Sardegna è davvero così rilevante, non capiamo perché abbia bisogno di un così forte contributo di soldi pubblici per essere realizzato, e nutriamo seri dubbi che i 900mila euro stanziati dalla Regione per l’edizione di quest’anno siano giustificati dalle reali ricadute economiche che la manifestazione avrà sul territorio», afferma il coordinatore regionale di Centro Democratico Sardegna, il deputato Roberto Capelli.

«L’apporto di contributi pubblici per sostenere queste iniziative andrebbe rivisto cercando, non tanto di finanziare l’evento in sé, ma più proficuamente, per favorire l’arrivo di turisti interessati a quell’appuntamento, e fare in modo che questi visitatori restino più giorni in Sardegna per conoscere l’Isola». La proposta di Centro Democratico e semplice: «La Regione non può essere un bancomat a disposizione per finanziare le fortune degli organizzatori. I soldi pubblici dovrebbero essere utilizzati per promuovere la Sardegna. Il nostro suggerimento è di usare la maggior parte della cifra destinata a finanziare l’evento, in questo caso il rally, per attivare convenzioni con gli operatori turistici e con i vettori di trasporto in modo da abbattere i costi di arrivo e soggiorno in Sardegna, in concomitanza con quel determinato evento e desiderosi di trattenersi nell’Isola almeno 5 giorni».

La Regione acquisterebbe direttamente i biglietti di trasporto dai vettori, per renderli poi disponibili ai turisti che rimarranno in Sardegna alloggiando per più giorni nelle strutture ricettive. «Chiaramente fra le strutture ricettive vanno escluse tassativamente le seconde case» spiega il capogruppo CD in Consiglio regionale, Roberto Desini. «Le modalità di acquisto dei biglietti e i criteri di assegnazione ai turisti, dovranno essere studiati dalla struttura dell’assessorato regionale al Turismo», e la stesura definitiva delle regole da applicare, «dovrà arrivare solo dopo avere ascoltato la voce degli operatori del settore».

La formula potrebbe poi essere applicata a tutti i grandi eventi, sportivi e non, che si organizzano in Sardegna nei periodi di bassa stagione. «Questa soluzione metterebbe fine definitivamente alle conflittualità sterili fra territori, favorirebbe realmente la promozione turistica della nostra Isola, e rafforzerebbe il concetto che la Sardegna non è una meta costosa per le vacanze. Per esempio, nel caso del Rally Italia Sardegna, è stato stimato che se il contributo della Regione fosse utilizzato per abbassare i costi dei biglietti aerei e navali e per le convenzioni con gli operatori turistici, si potrebbero toccare le 10mila presenze turistiche e si creerebbe una ricaduta economica reale sull’Isola».  

Roberto Capelli 9 copia

«I numeri del rapporto Svimez 2014 ma più in generale tutti gli indicatori economici e sociali della Sardegna ci dicono che è arrivato il momento di riportare al centro dell’agenda politica i grandi temi della nostra Regione, in un confronto serrato con lo Stato.»

Lo ha dichiarato il consigliere del Centro Democratico Roberto Desini, illustrando in una conferenza stampa i contenuti della mozione sottoscritta da 17 consiglieri della maggioranza, compresi quattro esponenti del Partito Democratico.

La nostra, ha precisato Desini, «è una azione avviata in sinergia con i parlamentari nazionali Roberto Capelli (Centro Democratico) e Luciano Uras (Sel) che hanno presentato mozioni analoghe alla Camera ed al Senato; è una sinergia di cui c’è molto bisogno per la complessità dei temi in discussione, dalla vertenza entrate ai fondi per l’alluvione, dalle servitù militari alla questione energetica».

L’impegno congiunto dei principali livelli istituzionali, ha sottolineato il consigliere del Partito dei Sardi Augusto Cherchi, «è un fatto altamente positivo che aiuterà la soluzione di molti problemi concreti, a cominciare da quello energetico in cui il superamento del regime di essenzialità per il sistema sardo provocherà un ulteriore aumento dei costi per le imprese».

Per Luca Pizzuto, consigliere di Sel, «la mozione ha lo scopo di dare il massimo sostegno a chi è impegnato in una trattativa durissima con lo Stato, una trattativa che non riguarda solo la politica ma tutta la classe dirigente sarda».

Secondo Anna Maria Busia, del Centro Democratico, «il lavoro che riusciranno a portare avanti consiglieri regionali e parlamentari sardi darà non solo valore e significato alla politica ma costruirà le migliori condizioni per ottenere risultati importanti per i sardi».

Venerdì 5 dicembre si è tenuto a Iglesias il 1° Congresso provinciale del Centro Democratico Sardegna. L’assemblea  degli iscritti, presieduta dal commissario regionale del partito, il deputato Roberto Capelli, ha eletto per acclamazione primo segretario provinciale del Sulcis Iglesiente Pierpaolo Boi e, quali componenti del direttivo provinciale: Rita Melis, Patrick Pinna, Michele Pinna, Pietro Fenu, Roberto Floris e Bruna Moi.

Nel corso del dibattito sono intervenuti diversi ospiti, tra i quali il segretario cittadino di Sinistra Ecologia Libertà Gianluca Tocco, e iscritti che hanno rappresentato la drammatica situazione del Sulcis e dell’intera Sardegna, non limitandosi ad evidenziare le varie problematiche ma illustrando progetti e soluzioni. E’ stato particolarmente toccante il collegamento telefonico realizzato con le “donne dell’Igea” che presidiano la galleria della Miniera di Monteponi che hanno trasferito all’intera assemblea la determinazione con la quale combattono la difesa del lavoro e della dignità ad esso legata.

Il neo segretario, Pierpaolo Boi, ha ribadito, anche a nome dell’intero partito del Centro Democratico Sardegna, l’impegno a sostenere e proporre tutte le azioni utili per garantire un futuro al Sulcis, che passa prima di tutto nell’apertura del partito a tutte quelle energie che vorranno contribuire alla costruzione di un nuovo percorso politico nell’alveo dell’onestà, della trasparenza, della competenza e della valorizzazione del merito.

«Il Centro Democratico Sardegna si propone con una squadra aperta al dialogo – ha ribadito Pierpaolo Boi -, una squadra in cui tutti avranno voce e di cui tutti avranno la responsabilità diretta nel costruire un futuro libero, non condizionato dai padroni delle tessere spesso padroni anche delle nostre vite.»

Pierpaolo Boi 86 copia