1 July, 2022
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Intervista al responsabile dell’Unità operativa di Emodinamica dell’ospedale Sirai di Carbonia, dott. Salvatore Ierna.

Parliamo di Emodinamica. Parliamo di cuore…parliamo di angina refrattaria.

L’angina refrattaria è una condizione clinica permanente determinata dalla presenza di sintomatologia anginosa debilitante, dovuta ad una malattia coronarica ostruttiva grave e/o diffusa, in cui è stata clinicamente accertata la presenza di ischemia miocardica. Parliamo di pazienti sottoposti a terapia farmacologica massimale e rivascolarizzazione coronarica percutanea (angioplastica o chirurgica) (by-pass) che però continuano ad essere pazienti anginosi. Questa condizione clinica è altamente invalidante, in quanto il paziente, pur avendo un rischio di morte molto basso, ha una pessima qualità di vita, con ripetuti e multipli ricoveri ospedalieri che causano un elevato costo, sia a livello sanitario sia a livello sociale.

Anche le cose più semplici, come piccoli spostamenti all’interno della propria casa diventano faticosi.

Questi pazienti appartengono alla classe anginosa 4 che si qualifica come la peggiore in assoluto secondo il grado CCS (Cardiovascular Canadian Society).

Un numero sempre più crescente di pazienti è affetto da sintomatologia anginosa refrattaria, tanto che nelle ultime decadi, si è cercato di trovare nuovi trattamenti farmacologici e non.

In linea di massima su 525.000 interventi al cuore, tra Europa ed America, il 25% dei pazienti, dopo 1 anno, manifesta gli stessi sintomi, il 45% dopo 3 anni.

A fronte di questo, non si poteva fare niente se non terapia massimale.

Attraverso vari studi si è visto che esiste un dispositivo endoluminale “reducer” capace di ridurre (come lo stesso nome “reducer” evidenzia) posizionato per via percutanea nel seno coronarico (la vena più grossa del nostro cuore), attraverso la creazione di un’ostruzione controllata, il flusso sanguigno venoso. Tutto questo determina un aumento di pressione venosa a valle del dispositivo, con conseguente aumento della pressione venosa a livello delle venule e dei capillari. Aumentando la pressione, questi si dilatano, incrementando così il flusso sanguigno, riducendo l’ischemia e, di conseguenza, anche l’angina. A tal proposito, il Cosira Trial che ha posizionato il “reducer” , ha dimostrato in regime di follow up che, ad 1 anno di distanza, l’80% dei pazienti ne aveva beneficio passando dalla 4ª alla 3ª classe, mentre il 45% saliva di 2 classi.

A tale proposito, il “Six Minutes Test” valuta un miglioramento nella performance del malato. Il paziente, nello specifico, cammina più a lungo e l’angina compare più tardivamente rispetto a prima dell’impianto del “reducer”.

Alla proposta di compilazione di un questionario che valutava la qualità della vita, si evidenziavano importanti miglioramenti che davano al paziente un nuovo profilo con uno stile di vita ben più soddisfacente.

I risultati ottenuti, registrati presso il Pub Med e visibili a livello mondiale, hanno portato il dottor Salvatore Ierna a studiare, ad approfondire e a confrontarsi con altri colleghi, sino al 23 febbraio 2021, quando con la sua equipe, operante all’ospedale Sirai di Carbonia, è intervenuto su un paziente con angina refrattaria, posizionando per via percutanea un “reducer” in seno coronarico.

Un intervento a metà, tra emodinamica ed elettrofisiologia, che ridurrà oggettivamente “i disturbi” di una malattia invalidante. Studi futuri saranno fondamentali per comprendere se tali risultati potranno mantenersi nel tempo.

Il paziente verrà seguito in regime “follow up” e monitorato durante tutte le fasi di regresso della malattia, ci si auspica, in un futuro non lontano, di poterlo intervistare e sentire dalla sua stessa voce, l’emozione di “aver recuperato” uno stile di vita consono, corrispondente al desiderio di ogni essere umano.

Al dottor Salvatore Ierna ed alla sua equipe, i migliori auguri affinché questo intervento, primo in Sardegna, possa essere l’inizio di un lungo cammino, supportato da adeguati finanziamenti, in grado di riconoscere l’importanza di garantire un futuro migliore a chi, purtroppo, è affetto da “angina refrattaria”.

Nadia Pische

nadiapische@tiscali.it

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Tre giorni fa, all’Ospedale Sirai di Carbonia, il dottor Salvatore Ierna ha compiuto l’”Impresa”: ha riaperto un’arteria coronarica ostruita da una specie di “getto di calcestruzzo” fatto di aggregati cristallini di carbonato di calcio. Per curare una condizione del genere, non esiste una soluzione ideale. Certamente il paziente potrebbe essere operato introducendo un”by-pass”. Il “by-pass” è un trattino di vena che viene interposto collateralmente alle coronarie distrutte dal calcare e suturato all’arteria malata, sopra e sotto l’ostruzione. Il problema è che suturare un segmento di vena sana ad un’arteria malata come questa, è quasi impossibile.

In certi casi si può staccare chirurgicamente il “tappo di calcare” dalla parete arteriosa ma ciò che rimarrebbe dell’arteria sarebbe un velo di “tonaca avventizia” che potrebbe rompersi o trombizzare subito dopo l’intervento, con morte certa del paziente. Come fare per rimuovere il “tappo di calcare” dall’arteria senza operazione a “torace aperto”? E’ un problema gigantesco. Immaginate di avere un’incrostazione calcarea in un tubo d’acqua. L’acqua scenderà dal rubinetto goccia a goccia, poi alla fine non ne uscirà più. Se questo avviene a casa, si chiama un idraulico che sostituirà il tubo calcificato con uno nuovo. Altri cercheranno di disostruirlo, ma il risultato sarà deludente, perché il tubo si ostruirà di nuovo.

Ora il dottor Ierna ha disostruito l’arteria e l’ha protetta in modo tale che non si richiuda, superando diverse difficoltà.

Primo: il paziente era un soggetto “fragile”. Chi soffre di quella patologia alle coronarie, ne soffre anche in altre sedi vitali, come le arterie carotidi che nutrono il cervello, le arterie renali, l’arteria aorta, le arterie che irrorano le gambe.

Secondo: il dottor Ierna ha agito quasi alla cieca. Cioè, non aveva sotto gli occhi l’arteria coronaria chiusa, e neppure la poteva toccare per indirizzare il filo guida. Aveva una “visione virtuale”. Cioè vedeva l’intervento che stava eseguendo nelle immagini ricostruite in un monitor radiologico.

Terzo: il paziente non era collegato ad un apparecchio di rianimazione come avviene in cardiochirurgia, dove si opera a torace aperto.

La vita del paziente dipendeva dalla precisione dell’operatore, dalla velocità di esecuzione, dalla sua conoscenza dell’anatomia e dalla sapienza tecnica ottenuta con molto studio ed esercizio. Cioè con sofferenza personale, individuale ed indivisibile. L’intervento è stato sviluppato nella sua mente, in uno stato di assoluta solitudine.

Quarto: il chirurgo emodinamista ha necessità assoluta di un’assistenza illuminata, fedele, consapevole, pronta ed infaticabile di almeno due tecnici ultra-esperti ed insostituibili. Sono figure introvabili. I nuovi dovranno maturare anni di esperienza.

Raccontare come si fa è facile. Eseguirlo è assolutamente difficile.

Descrizione sintetica: il dottor Salvatore Ierna dapprima ha eseguito una coronarografia; cioè ha iniettato nelle arterie del cuore un mezzo di contrasto radio-opaco e ha visto, nel monitor, il disegno delle arterie. Una volta studiata la mappa di quelle arterie malate, vi ha infilato un “filo guida” sottilissimo, partendo da un’arteria delle braccia. Il filo guida è penetrato nella coronaria e si è arrestato nel punto di ostruzione.  A questo punto, sulla guida del filo e delle immagini radiologiche, è stata inserita una sonda speciale fino all’ostacolo ed è stata appoggiata sul “tappo calcareo”. Quindi è stato azionato il pedale che mette in funzione la fonte di ultrasuoni. Gli ultrasuoni emessi dalla punta della sonda hanno scaricato tutta la loro potenza sulla placca calcarea, rompendola.

Perché si rompe la placca? Perché ha una struttura cristallina come quella dei vetri. Le onde di ultrasuoni penetrano nella placca e si trasformano in energia che fa esplodere il cristallo di calcare. Durante la procedura si eseguono lavaggi per allontanare i microframmenti calcifici, e poi si prosegue nella perforazione, per creare un tunnel nella “roccia”. Una volta trovata la fine dell’ostruzione il filo guida passa, in territorio libero dell’arteria. L’intervento si conclude con la sistemazione dello stent, e il sangue riprende a nutrire le carni del cuore. La vita del paziente riprende a scorrere.

Grandiosa esecuzione, portata a termine per la prima volta in Sardegna.

Naturalmente queste capacità interventistiche non sono spuntate così, come un fungo, dal nulla, ma hanno avuto una gestazione di molti anni di preparazione, studio e viaggi di istruzione.

La nostra felicità è enorme.

Tutte le storie hanno un’origine più o meno lontana nel tempo. La storia delle Shockweaves (onde d’urto) per rompere le calcificazioni formatesi in posti sbagliati nel corpo umano, merita d’essere raccontata. Noi, a Carbonia, ne abbiamo un’antica esperienza, anche quella con la caratteristica del primato su tutti in Sardegna.

Le pietre che incrostano le coronarie hanno una struttura cristallina formata prevalentemente da carbonato di calcio. Lo conosciamo tutti molto bene: le scogliere bianche che vanno da Maladroxia a Coacuaddus sono di carbonato di calcio. E’ molto diffuso in natura. Nella patologia umana, lo troviamo nelle placche ateromasiche calcifiche e nei calcoli renali. In ambedue i casi, per distruggere le concrezioni, si usano  le onde d’urto ad ultrasuoni.

L’impiego di queste onde nacque dalla ricerca aerospaziale tedesca.

Negli anni ’70, gli Americani si erano resi conto che la parte più pericolosa di un viaggio spaziale non era la “partenza” da Capo Canaveral, ma il ritorno dallo Spazio, nel momento in cui la navetta entrava nell’atmosfera. Passando improvvisamente dal vuoto assoluto dello spazio all’atmosfera terrestre, era come se la navetta andasse a sbattere contro un muro e, sfregando su quel muro di “gas”, si generava un attrito eccessivo che sprigionava calore ad altissima temperatura. La temperatura era tanto elevata da fondere lo scudo termico metallico e uccidere l’equipaggio. Si capì che era necessario ricoprire lo scudo termico della navicella con un materiale coibente. Si pensò di incollarci sopra piastrelle di ceramica speciale. L’idea era corretta ma… avrebbero le piastrelle di ceramica resistito all’impatto? Era necessario scoprirlo e riprodurre in laboratorio quell’impatto. Gli Americani avevano come consulente lo scienziato Wernher Von Braun. Costui era stato il progettista, per la Germania nazista, dei primi missili balistici della storia: i V2. Esattamente quei missili che avevano martoriato Londra. La fabbrica che li produceva apparteneva alla famiglia Dornier. Era la famosa fabbrica degli aerei da guerra per la Luftwaffe, che produceva i caccia Messerschmitt ed i bombardieri Junker-Dornier. Alla fine della guerra, la fabbrica venne convertita in un  centro di ricerca aerospaziale e gli scienziati tedeschi, su richiesta degli Americani, misero a punto un sistema di produzione di “onde d’urto” (Shockweaves) per testare le piastrelle da incollare alla navicella spaziale. Le “onde d’urto” venivano generate con un sistema di elettrodi che produceva microesplosioni subacquee. Le “onde d’urto” che venivano emanate dalle esplosioni potevano essere indirizzate verso un bersaglio attraverso un apparato di puntamento costituito da specchi concavi. Al centro della parabola vi era il “fuoco” su cui si concentrava la somma della potenza di tutte le onde. Messe le piastrelle nel fuoco della parabola si potè testare la loro resistenza all’impatto.

Uno scienziato dell’Università di Monaco, il professor Chaussy, pensò che in quel modo si sarebbe potuto “sparare” energia contro i calcoli renali. Ne parlò con la famiglia Dornier proprietaria della fabbrica aerospaziale e ottenne la costruzione di un generatore di Shockweaves per uso umano. La macchina venne chiamata “Dornier 1”. Nel 1984 una delle prime pazienti italiane del professor Chaussy fu una signora di Carbonia che era nata con un rene solo e in più aveva un calcolo. Nel 1986 il professor Chaussy presentò la sua casistica a Madrid, nella casa di cura “La Luz”. In quella occasione venne presentata anche una nuova macchina, delle Storz tedesca, generatrice di onde d’urto  ad ultrasuoni, destinata a rompere i calcoli dentro l’uretere. Gli interventi dimostrativi furono eseguiti con successo dal proprietario della clinica, il professor Perez Castro Ellendt.

I primi allievi italiani presenti a quelle lezioni di addestramento furono il professor Francesco Rocco (Università di Milano), il dottor Michele Gallucci (poi direttore dell’Istituto tumori Regina Elena di Roma), ed un chirurgo di Carbonia.

Al ritorno da Madrid ne venne fatta un’accurata relazione al presidente del Sirai, Pietro Cocco. Era presente il ragionier Efisio Melis. La decisione di Pietro Cocco fu, come sempre, di poche parole: «Ragioniere, acquisti quella macchina da shockweaves per i calcolotici del nostro Ospedale».

Fu il primo apparecchio per “onde d’urto” venduto in Italia. Dal 1987 in poi vennero trattate a Carbonia centinaia di calcolosi dell’uretere senza operazione. Il nostro Ospedale fu anche in quel caso il primo e l’unico in Sardegna a fornire questa tecnica avveniristica. A Cagliari, si iniziò ad utilizzare questa tecnica dopo una nostra presentazione pubblica del metodo avvenuta nella sala congressi del Banco di Sardegna, nel 1991. Realizzammo dei videotutorial che spiegavano i segreti di Perez Castro per entrare nell’uretere, e presto in molti appresero la tecnica.

Di recente, questa tecnica è stata migliorata ed adattata alla rottura delle incrostazioni calcifiche dentro le arterie coronarie, e viene impiegata in pochi posti al mondo.

Ho voluto ricordare il fatto di 33 anni fa, per attirare l’attenzione sulle potenzialità che ha avuto sempre il Sirai nella crescita tecnologica. Da qui sono nati grandi professionisti che poi hanno arricchito di professionalità gli ospedali cagliaritani. Ricordiamo l’anestesista Paolo Pettinao che introdusse il Brotzu nell’era dei trapianti; il dottor Paolo Schiffini, che dopo l’esperienza maturata a Carbonia, si trasferì al Brotzu e fondò  l’angiografia interventistica; il dottor Antonio Macciò, che oggi rappresenta il massimo polo sardo di attrazione scientifica nella chirurgia oncologica laparoscopica al Businco e le cui ricerche condotte proprio nel laboratorio di Carbonia, vengono pubblicate dalle massime riviste di oncologia ginecologica americane ed inglesi.

Adesso il Sirai offre la novità assoluta delle shockweaves per disostruire le coronarie difficili.

Questo giornale da molti mesi sta attirando l’attenzione sul miserevole stato in cui versa oggi il nostro Ospedale, e non smette mai di esporre all’opinione pubblica il disastro organizzativo a cui è stato sottoposto l’organico della Cardiologia e, soprattutto, quello dell’Emodinamica del dottor Ierna. La procedura che ha eseguito va classificata fra le imprese di medicina interventistica più difficili che si conoscano e, per la sua enormità, contrasta con la povertà di personale di cui dispone.

Vista l’insensibilità e l’insipidità della nostra attuale e passata dirigenza politica regionale in sanità pubblica, dobbiamo suscitare l’interesse di tutti, per porre fine al degrado organizzativo a cui si sta sottoponendo la struttura ospedaliera del Sirai.

Dopo quanto premesso, appare ragionevole chiedere un congruo finanziamento per l’immediato reintegro dei Medici di Cardiologia e l’istituzione di una scuola di Emodinamica da affidare alla magistrale direzione del dottor Salvatore Ierna. Abbiamo bisogno che produca allievi. E’ evidente che ci vogliono finanziamenti per gratificare il sacrificio di quegli operatori. Deve cessare, comunque, avendo a disposizione una struttura specialistica così avanzata, l’assurda chiusura del Servizio di Emodinamica per 16 ore su 24, e la totale chiusura dalle 16.00 del venerdì alle 8.00 del lunedì successivo. Questo disastro, di stampo contabile, deve essere fermato.

Contemporaneamente, è assolutamente necessario ricostituire subito gli organici di Ortopedia, Radiologia, Gastroenterologia e, soprattutto, di Anestesia e Rianimazione.

Purtroppo, da anni ci stanno svuotando di competenze specialistiche a causa di due teorie che hanno fallito nella gestione degli Ospedali: una è la teoria del “Hub And Spoke”, cioè del centro della ruota e dei suoi raggi. Con questa si teorizza che chi sta alla periferia (raggi) debba trasferire le sue funzioni al centro (Hub). In questo modo, sono stati depressi gli ospedali territoriali e gonfiati quelli del capoluogo. L’altra teoria è il “governo per processi”, con cui si teorizza la gestione degli ospedali, mantenendo le attuali strutture ma modificando e codificando i processi con cui si usano. In questo modo, è stata tolta ai Primari la capacità di iniziativa. Esattamente quella iniziativa che ha avuto il dottor Salvatore Ierna, facendo una cosa assolutamente imprevista dai burocrati.

Ad un certo punto, verrà il momento in cui si accorgeranno che la partita la giocano e la vincono i campioni scesi  in campo e non i padroni del campo.

E adesso, invito tutti a tenere gli occhi aperti. Controlliamo se metteranno il dottor Salvatore Ierna nelle condizioni di lavorare oppure se alla fine riusciranno a farlo scappare.

Mario Marroccu

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Nel reparto di emodinamica dell’ospedale Sirai di Carbonia, ieri è stato eseguito dall’equipe del dottor Salvatore Ierna, per la prima volta in Sardegna, un intervento di “Litotrissia Intravascolare coronarica”.

Il Sistema SHOCKWAVE System permette di erogare ultrasuoni (onde sonore) per frantumare lesioni coronariche calcifiche che non sarebbero espandibili con i normali
palloni coronarici in commercio. Si tratta di un sistema dotato di un palloncino coronarico al cui interno vi sono due piccoli emettitori di onde che creano una piccola scintilla, creando un treno di onde sonore che si espandono verso la placca calcifica un po’ come i cerchi che si creano in acqua quando si getta una piccola pietra. Tali onde vanno a frantumare il calcio situato nell’intima e nella media (due delle tre tuniche che costituiscono la parete coronarica). Il palloncino coronarico viene quindi posizionato a livello della placca; gonfiato a 4 atm (per fa sì che aderisca perfettamente alla placca calcifica; la perfetta adesione del pallone al vaso facilita l’energia trasferita) e quindi attraverso un generatore di onde, che è collegato al catetere a palloncino-emettitore di onde sonore vengono, attraverso un pulsante gestito dal medico, emesse le onde sonore con una capacità di pressione di 50 atm.
Il catetere-emettitore a palloncino può erogare fino a 8 cicli da 10 impulsi. L’uso delle onde sonore: minimizza il trauma del tessuto coronarico ottimizza i risultati. Si tratta di una procedura semplificata e sicura che consente una minore durata, rendendo l’intervento più sopportabile da parte del paziente che generalmente è un anziano (maggiore età maggiore quantità di calcio e minore capacità di sopportare lunghe ore di intervento in sala operatoria).
La quantità di calcio eliminata rende il vaso maggiormente elastico con una maggiore possibilità di posizionare lo stent, evitando che si verifichi la “malapposition”, termine medico che indica la non perfetta aderenza dello stent a tutto il segmento coronarico ricoperto, creando dei microspazi tra lo stent e lo strato interno della coronaria che, con il passare del tempo, può essere causa di trombosi.

L’intervento eseguito ieri conferma i livelli di assoluta eccellenza raggiunti dal reparto di emodinamica di Carbonia, che pure opera tra tante difficoltà, per la carenza di personale che limita l’operatività dalle 8.00 alle 16.00, dal lunedì al venerdì. Eccellenza che andrebbe difesa e, soprattutto, alimentata con il completamento della pianta organica. Il Piano della rete ospedaliera approvato nella precedente legislatura regionale prevedeva un servizio H24, ridotto ad H8 dal 29 novembre 2016 per la carenza di personale (è stata evidenziata a più riprese dai vertici dell’ATS la difficoltà a reperire emodinamisti) ed è auspicabile che il Consiglio regionale ponga rimedio a questa grave penalizzazione per la Sanità del Sulcis Iglesiente, nella nuova riforma del sistema sanitario regionale ,già al vaglio della competente commissione consiliare.

Giampaolo Cirronis

Nella fotografia il dottor Salvatore Ierna con la collega Paola Tiddia

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Da domani, 9 luglio, la struttura di Emodinamica del Sirai di Carbonia, sarà operativa h12. «Il Servizio aveva subito una riduzione oraria a causa del dimezzamento della dotazione organica del reparto, avvenuta per il trasferimento di due medici in altre strutture, per l’estrema difficoltà di reperire Emodinamisti e malgrado i numerosi tentativi della ATS – ASSL Carbonia di scongiurare questa ipotesi – si legge in una nota della direzione aziendale –. Ora finalmente sono state adottate delle modalità organizzative che consentono il ripristino del Servizio, indiscussa eccellenza della nostra azienda, sulle 12 oreIl Servizio sarà punto di riferimento per tutto il Sud Sardegna.»

«Nel ringraziare il dott. Salvatore Ierna e la sua equipe per l’impegno e la collaborazione con la Direzione – conclude la nota aziendale -, si ribadisce l’assoluto interesse della Direzione a riportare prima possibile l’Emodinamica a pieno regime, e a smentire voci che indicavano la volontà o l’intenzione di smantellare del Servizio.»

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Schiarita all’orizzonte per il Servizio di Emodinamica dell’ospedale Sirai di Carbonia… A partire dal mese di luglio prossimo, infatti, il servizio dovrebbe essere garantito dalle ore 8.00 alle ore 20.00, dal lunedì al venerdì. Questo è il frutto dell’accordo raggiunto, dopo vari incontri, tra i vertici dell’ATS Sardegna (Fulvio Moirano, Francesco Enriquez, Maria Maddalena Giua) ed il responsabile della struttura a valenza dipartimentale di Emodinamica, dottor Salvatore Ierna.

Fino alle ore 16.00, il Servizio sarà garantito con il medico in presenza, a partire dalle ore ore 16.00 e fino alle ore 20.00, verrà attivata la reperibilità. A partire dal mese di settembre, il Servizio si avvarrà della presenza di un altro medico emodinamista.

Un plauso a chi si è adoperato al meglio, per trovare una soluzione atta a garantire al territorio, una “briciola di ansia in meno”.

Nadia Pische

 

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L’emergenza della Struttura di Emodinamica dell’ospedale Sirai di Carbonia, snodo indispensabile nei casi di infarto nel Sulcis Iglesiente, nella quale il dirigente Salvatore Ierna è rimasto solo dopo che il secondo medico in servizio ha chiesto ed ottenuto un’aspettativa di un anno, è stata portata all’attenzione del Consiglio regionale con un’interrogazione urgente, dal capogruppo dell’Udc Gianluigi Rubiu.

«L’insufficienza del personale medico è stata accentuata dai tagli decisi con la riforma della rete ospedaliera – rileva il Gianluigi Rubiu -. La riduzione dell’organico è stata intrapresa da qualche anno, con la struttura dell’Emodinamica costretta a garantire un numero ristretto di interventi per otto ore, dal lunedì al venerdì. Non c’è terapia sub intensiva e rianimazione – attacca Gianluigi Rubiu -. Il Sirai si ritrova con un unico cardiologo che deve dividersi tra ambulatorio, pronto soccorso, esami cardiologici e altre visite. Un solo operatore interventista non può assicurare un servizio così importante del presidio, dalle diverse operazioni programmate sino alle emergenze urgenze. Si sta demolendo uno dei pezzi fondamentali della sanità sul territorio.»

La situazione provoca l’inevitabile allungamento dei tempi di attesa per i consulti medici specialistici e la drammaticità delle condizioni all’ospedale Sirai si allunga all’intero reparto di Cardiologia, eccellenza del comparto, con i responsabili costretti all’interruzione del servizio di ecografia del cuore.

«Il motivo – conclude Gianluigi Rubiu – è legato alla mancanza di apparecchi ecocardiografici adeguati. Un disservizio incomprensibile in un territorio vasto come il Sulcis Iglesiente, ancora una volta tradito dalle scelte dell’Azienda Tutela della Salute, con il taglio di indispensabili attività sanitarie.»

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Era il 29 novembre 2016 quando, a causa di una grave contrazione dell’organico, la struttura dell’Emodinamica del presidio ospedaliero Sirai di Carbonia iniziava a garantire il Servizio solo “H8”, dalle 8.00 alle 16.00, dal lunedì al venerdì. Improvvisamente, quello che dal primo ottobre del 2008 era stato uno dei “fiori all’occhiello della Sanità sulcitana” rischiava di “appassire” per sempre!

Certo, a quel punto, in quelle condizioni, non si  poteva più rispondere appieno alle esigenze dell’utenza…

Nonostante le innumerevoli difficoltà, il Servizio “H 24” era riuscito a “rimanere in piedi” nei quattro mesi precedenti… col tempo le cose sono però peggiorate. Per 16 mesi la Struttura ha potuto contare su due medici e da qualche giorno, dopo che uno di questi ha chiesto ed ottenuto l’aspettativa per un anno, il solo cardiologo interventista rimasto ad operare nella Struttura di Emodinamica, è il dirigente responsabile: Salvatore Ierna.

Ma quanto potrà durare una simile situazione? Per quanto tempo è pensabile che un solo medico possa adempiere e farsi carico di tutta l’attività di Sala, degli interventi programmati, delle urgenze, degli obblighi amministrativi e della partecipazione a corsi e congressi?

Statistiche alla mano, l’incidenza degli infarti, a causa dello stress della vita frenetica dei nostri tempi, è talmente aumentato da imporre di trovare rimedio quanto prima possibile all’attuale gravissima emergenza, salvaguardando un servizio di vitale importanza per il territorio della Assl di Carbonia, visto il grande bacino che copre.

La sua “soppressione”, fino ad oggi categoricamente smentita sia dalla dirigenza Ats sia da quella della Assl di Carbonia, apparirebbe come un “diritto negato” e, in uno scenario come quello che vede il Sulcis come la provincia più povera d’Italia, non farebbe che aggravare la situazione di estremo disagio sociale esistente, con problemi di inadeguatezza dei servizi sanitari.

Cosa ancora dovrà accadere?

Quanto ancora si dovrà sopportare?

Cosa si profila all’orizzonte?

Queste sono le domande per le quali i cittadini/utenti della Assl di Carbonia chiedono delle risposte a chi ha il dovere di darle.

A questo punto, visto che in questi lunghi 16 mesi non sono state trovate soluzioni, appare non più rinviabile una mobilitazione dei Sindaci che, in qualità di “massime autorità sanitarie delle città”, hanno il dovere di tutelare i cittadini che hanno riposto in loro la più totale fiducia.

Nadia Pische

 

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«Le ipotesi sul presunto “smantellamento” del Servizio di Emodinamica del Presidio Sirai di Carbonia sono del tutto infondate.»

Maria Maddalena Giua, direttore dell’Area Socio Sanitaria di Carbonia, ha preso posizione oggi sulla precaria situazione del Servizio di Emodinamica dell’ospedale Sirai, penalizzato da un insufficiente numero di emodinamisti. Da oltre un anno il Servizio è stato drasticamente ridotto, da h24 ad h8 dalle 8.00 alle 16.00 (dal lunedì al venerdì) e nelle ultime settimane si sono moltiplicate le voci su una possibile ulteriore riduzione del servizio e addirittura su una sua cancellazione, a vantaggio del Servizio di Emodinamica dell’ospedale San Martino di Oristano che opera in una situazione altrettanto precaria per l’insufficiente dotazione di emodinamisti.

«L’emodinamica di Carbonia è aperta da qualche tempo sulle otto ore (precedentemente era aperta h24) per problematiche contingenti legate alla difficoltà di sostituire i medici che hanno chiesto e ottenuto la mobilità presso altre strutture – ha spiegato Maria Maddalena Giua -. Non è un segreto l’estrema difficoltà di reperire specialisti in cardiologia e ancor di più emodinamisti su tutto il territorio sardo. Non vi è alcuna intenzione o volontà di ridurre un servizio così importante, ritenuto prioritario dalla Direzione ASSL e dalla direzione ATS. Infatti, proprio nell’ambito ATS si stanno cercando le più celeri soluzioni per ampliare, nel più breve tempo possibile, il servizio sulle 12 ore per 6 giorni alla settimana grazie alla possibilità usufruire della rete di professionisti delle altre aree sociosanitarie ATS. Nel lungo periodo – ha concluso Maria Maddalena Giua -, quando ci sarà la possibilità di reperire un altro specialista, si potrà pensare al ripristino del servizio sulle 24 ore.»

L’emergenza al Sirai è iniziata a fine 2016, quando, come ha ricordato Maria Maddalena Giua, il servizio venne ridotto da h24 ad h8 per la mobilità di medici presso altre strutture.
Il 5 dicembre 2016, la Direzione della Asl diffuse un comunicato stampa, che riportava testualmente: «In riferimento alla situazione dell’UO di Emodinamica del P.O. Sirai, determinata dal dimezzamento della dotazione organica del reparto, la Direzione Generale comunica che è già stata inviata la richiesta all’Assessorato regionale della Sanità per l’assunzione in deroga del personale mancante, al fine di ripristinare il servizio h24 per 7 giorni. La risposta dovrebbe essere imminente. 
Come già comunicato la temporanea riduzione del servizio è avvenuta malgrado il tentativo della ASL di scongiurare questa ipotesi. Alcuni dipendenti infatti hanno richiesto e ottenuto l’aspettativa, alla quale la ASL si era opposta, su decisione del Giudice del Lavoro. 
E’ di assoluto interesse per la Direzione, così come per tutto il territorio, riportare prima possibile il Servizio di Emodinamica, indiscussa eccellenza della nostra azienda, a pieno regime».
Sono trascorsi 14 mesi e la situazione non è cambiata. In tutto questo tempo non si è riusciti a trovare la disponibilità di un emodinamista ad accettare l’incarico al Sirai di Carbonia per ripristinare il servizio h24 e i disagi sono stati tanti, perché in caso di necessità fuori dagli orari garantiti al Sirai, da tutto il Sulcis Iglesiente è indispensabile rivolgersi agli ospedali del capoluogo, con tempi di interventi che, inevitabilmente, mal si conciliano con le emergenze più gravi. I problemi del Servizio di Emodinamica condizionano anche il Servizio di Cardiologia, strettamente collegato, e la richiesta di riportare il Servizio di Emodinamica alla piena efficienza, quindi all’h24, è tesa a salvaguardare i due Servizi, da diversi anni autentiche eccellenze della sanità sulcitana, come prevede peraltro la rete ospedaliera, ridefinita dal Consiglio regionale il 25 ottobre 2017 («Le strutture di cardiologia di Sassari, Nuoro, Oristano, Carbonia e Cagliari (Brotzu e AOU) sono dotate di laboratorio di emodinamica attivo 24 ore su 24, 365 giorni su 365 giorni, in grado di eseguire con perizia un’angioplastica primaria»).
Maria Maddalena Giua.

Maria Maddalena Giua.

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La dottoressa Lucia Amorino è il nuovo presidente del Rotary Club di Carbonia. La cerimonia del passaggio del collare tra il presidente uscente uscente, il dottor Salvatore Ierna, e Lucia Amorino, si è svolta ieri sera nel corso della riunione svoltasi presso il ristorante Tanit, a Carbonia.

Quello maturato ieri è un evento storico, perché Lucia Amorino, ex assessore della Pubblica istruzione del comune di Carbonia, è il primo presidente donna del Club di Carbonia, in quanto dal 1988 nessuna donna aveva mai ricoperto questo incarico.

Il tema principale per l’anno rotariano 2016/2017 sarà il seguente: «Il Rotary al servizio dell’Umanità; Servire a vantaggio del territorio nel quale si opera, la nostra città innanzi tutto e poi la provincia e la regione; Servire a vantaggio di quanti ancora nel mondo subiscono l’emarginazione, soffrono le malattie e versano nella condizione di analfabetismo». 

È più facile “fare” che “dire” cos’è il Rotary (Paul Harris). E non è un caso che il passaggio di consegne sia avvenuto a distanza di poche ore della presentazione, fatta nella sede centrale della Asl 7, in via Dalmazia a Carbonia, del progetto che ha visto il Rotary Club di Carbonia donare 11 defibrillatori dislocati in altrettanti punti strategici della città, la prima in Sardegna che ha a disposizione ben 11 defibrillatori, con postazioni interne ed esterne, la maggior parte dei quali sono disponibili 24 ore su 24.

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Questa mattina, presso il centro direzionale della ASL 7, a Carbonia, si è svolta la conferenza stampa per la presentazione della mappa di istallazione degli 11 defibrillatori donati dal Rotary Club di Carbonia e dislocati in altrettanti punti strategici della città.

Con la collocazione degli apparecchi, svoltasi ieri sera, si è conclusa una fase del progetto “Un amico per la vita” che ha reso Carbonia la prima città in Sardegna che ha a disposizione ben 11 defibrillatori, con postazioni interne ed esterne, la maggior parte disponibili 24 ore su 24.

In apertura di conferenza stampa, ha preso la parola il commissario straordinario, Antonio Onnis, che ha ringraziato il Rotary Club a titolo personale, della ASL e anche da parte dei cittadini che, si auspica, «abbiano un forte senso civico nel rispetto del bene comune e nella consapevolezza dell’importanza di essere parte attiva nella formazione, in quanto a poco servono le dotazioni se non ci sono persone preparate per poter intervenire qualora ce ne fosse bisogno».

I dati presentati dal 118 parlano di 800 arresti cardiaci all’anno in luoghi pubblici e nei posti di lavoro. Grazie però ad un uso tempestivo, in cui sono determinanti i primi cinque minuti, si può ridurre il rischio di mortalità del 30%. Da questi dati, è nata l’esigenza di fornire capillarmente la città di questi “salvavita”.

A proporre l’iniziativa dei defibrillatori al servizio dei cittadini, è stato il dottor Salvatore Ierna, che anni fa vide una realtà simile in una grande città. I rotariani di Carbonia, di cui il dottor Ierna è presidente, non si sono lasciati sfuggire l’occasione di portare nella loro città qualcosa di innovativo dal punto di vista sanitario e sociale.

Oggi, alla conferenza stampa, proprio al dottor Ierna è toccato l’onere e l’onore di presentare il progetto. Nel precisare l’importanza di avere a disposizione in città più defibrillatori semiautomatici, dotati di istruzioni vocali utili al soccorritore per l’esecuzione dell’intera procedura di salvataggio, Salvatore Ierna ha rimarcato la necessità che le persone debbano formarsi attraverso dei corsi, accessibili a tutti, purché maggiorenni.

I corsi sono già iniziati, a cura del Rotary Club e proseguiranno per soddisfare tutte le richieste.

Particolare soddisfazione per l’obiettivo raggiunto è stata espressa dal dottor Ierna che, oggi in duplice veste, di presidente del Rotary Club e come direttore dell’U.O. di emodinamica, ha mostrato ai presenti, l’utilizzo del defibrillatore, dopo aver elencato i vari punti in cui sono stati installati, con la speranza che non vengano in alcun modo danneggiati.

“Un amico per la vita” è un qualcosa che potrebbe servire ad ognuno di noi e per questo motivo è importante che quante più persone possibile assumano l’impegno di un percorso che li renda capaci di salvare una vita.

I defibrillatori sono stati installati nei seguenti punti:

Comando dei Carabinieri di Carbonia – Via Gramsci 54 H24

Commissariato di Polizia di Stato – Via Trieste 5 H24

Istituto di Vigilanza Cannas Via Dalmazia 142 H24

Iperpan Superemme – Zona Commerciale Via Costituente (dalle 8.00 alle 20.30)

Istituto Commerciale e per Geometri e Liceo Scientifico G.M. Angioy – Via Costituente e Via delle Cernitrici (utilizzati dal personale scolastico)

Istituto Comprensivo Satta – Via della Vittoria (utilizzati dal personale scolastico)

Supermercato Conad – Piazza Ciusa  H24

Farmacia Dott.ssa Turacchi – Via Liguria 7/9 H24

Farmacia Dott.ssa Giglio – P.zza Iglesias (angolo lato ingresso Caserma Guardia Finanza) H24

Hotel Ristorante Acquarius – Via Sardegna 3 H24

Farmacia Dott. Soru – Via Lubiana snc H24

Per info iscrizioni al Corso: 3316791496 – email: salvatore@ierna.it

Cosa sono i defibrillatori semiautomatici (DAE)

I defibrillatori sono dei dispositivi computerizzati semplici da utilizzarsi ma estremamente sicuri ed affidabili, che spiegano con comandi vocali e visivi al soccorritore come intervenire in caso di arresto cardiaco. In particolare un defibrillatore semiautomatico o automatico esterno è utilizzabile da chiunque (dopo l’apposito corso di formazione): analizza autonomamente il ritmo cardiaco del paziente e determina se è necessaria l’erogazione di uno shock. Le istruzioni vocali e/o su schermo guidano il soccorritore durante l’esecuzione delle procedure di rianimazione cardiaca. L’erogazione di una scossa elettrica al cuore colpito da arresto cardiaco improvviso blocca brevemente tutta l’attività elettrica cardiaca. Questa breve “interruzione” dal caos elettrico precedente può essere sufficiente per riavviare il battito cardiaco al ritmo normale. Il soccorritore deve solo applicare gli elettrodi adesivi sul torace del paziente come indicato su un disegno sugli elettrodi stessi. In caso di richiesta da parte del defibrillatore di erogazione di shock, il soccorritore dovrà premere il pulsante lampeggiante di erogazione shock. Se la diagnosi da parte del defibrillatore non prevede l’erogazione dello shock, il defibrillatore è un dispositivo talmente sicuro che anche premendo accidentalmente il tasto di shock non viene erogata la scarica elettrica.

Nadia Pische

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