27 May, 2022
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Spicca il nome di Nils Petter Molvaer nel palinsesto di martedì 13 agosto al festival Time in Jazz, ideato e diretto da Paolo Fresu tra il suo paese natale, Berchidda, e altri centri e località del nord Sardegna, in pieno svolgimento fino a venerdì 16. Il trombettista norvegese è, infatti, il protagonista del concerto in programma in serata sul “palco centrale” del festival, quello allestito in piazza del Popolo, che torna a calcare diciotto anni dopo la sua partecipazione alla memorabile edizione di Time in Jazz dedicata alle trombe, nel 2001. Insieme a lui, al centro dei riflettori a partire dalle 21.30, i tre componenti del suo gruppo: Johan Lindstrøm alla chitarra, Jo Berger Myhre al basso ed Erland Dahlen alla batteria.

Classe 1960, pioniere, profeta e ambasciatore nel mondo delle nuove tendenze del jazz nordico, Nils Petter Molvaer sa come unire generi e stili differenti – jazz, ambient, house, elettronica, hip hop, rock – e rimodellarli con naturalezza in originali paesaggi sonori di profonda intensità, con l’inconfondibile suono della sua tromba: un suono capace di evocare algidi paesaggi polari così come le sabbie roventi del deserto, la folla in movimento o la più completa solitudine; un suono personalissimo, influenzato sia dalla poesia della natura scandinava, sia dall’elettronica, e, ultimo, ma non meno importante, da illustri colleghi come Miles Davis e Jon Hassell. E, ascoltandolo suonare, è facile dimenticare che quello strumento è una tromba.

Ma la musica, domani (martedì 13) come in tutte le giornate di Time in Jazz, comincia già a mezza mattina. Alle 11.00, alla chiesetta campestre di San Bachisio in agro di Telti, ecco dunque il piano solo di Omar Sosa, reduce dal concerto della sera a Berchidda con Yilian Cañizares e Gustavo Ovalles. Poliglotta musicale, capace con la sua arte di unire i continenti, il pianista cubano, nato a Camagüey cinquantaquattro anni fa, si esprime in un linguaggio jazzistico globale, che celebra la diversità delle anime della musica delle Americhe e oltre, coltivando sempre un’intima connessione con le sue radici afrocubane.

Dalla Cuba di Omar Sosa al Brasile di Jaques Morelenbaum, in concerto alle 18.00 nel Convento dei Cappuccini a Ploaghe. Tra i più importanti rappresentanti della musica brasiliana nel mondo, il violoncellista conta una miriade di collaborazioni con artisti di fama internazionale, testimoniate dai tanti dischi in cui risulta di volta in volta arrangiatore, produttore, compositore o strumentista: collaborazioni con grandi musicisti brasiliani come Antonio Carlos Jobim, Caetano Veloso, Gal Costa, Gilberto Gil, Maria Bethania, Chico Buarque, Milton Nascimento, ma anche con altri artisti come la compianta Cesaria Evora, Ryuichi Sakamoto, Sting.

Di rientro a Berchidda, prima del concerto di Nils Petter Molvaer, intorno alle 19.45, parte la consueta parata musicale per le strade del paese della Funky Jazz Orkestra diretta dal trombettista Antonio Meloni; con loro anche i percussionisti Afro Giembe, guidati da Jacopo Cadeddu e Michèle Kramers, nell’ambito del progetto “Babel – Migrant Reloaded”, mirato all’inclusione dei cittadini stranieri attraverso laboratori di espressione artistica e performativa, e l’Armoniciclo, una delle macchine teatrali storiche del mondo visionario della compagnia sassarese Theatre en vol.

E dopo il concerto di Nils Petter Molvaer, ancora musica in piazza del Popolo con il dj set di DJ Rocca.

 

 

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Dopo cinque intensi giorni di musica tra Berchidda ed altri centri del nord Sardegna, il festival Time in Jazz gira la boa della sua trentaduesima edizione. Domani, lunedì 12, la sesta giornata si apre alle 11.00, nella Chiesa di San Giovanni Battista nella campagna intorno a Mores, con il contrabbassista Sebastiano Dessanay e il suo progetto artistico “377” che lo vede impegnato ad attraversare la Sardegna in bicicletta: 377 paesi in altrettanti giorni, per un viaggio partito lo scorso ottobre dal quale verrà fuori un personalissimo ritratto dell’isola. A Time in Jazz, insieme al trombettista Fulvio Sigurtà e al fisarmonicista Fausto Beccalossi, Sebastiano Dessanay presenta in anteprima assoluta alcune composizioni nate in itinere durante il viaggio, insieme ad altri brani del contrabbassista sardo, che in questa occasione suonerà anche il suo strumento di viaggio, l’ukulele basso.

Nel pomeriggio, a Olbia, torna in azione Giovanni Falzone, già protagonista il giorno prima col progetto Modus Operandi; stavolta il trombettista è alla testa del suo quintetto con Filippo Vignato al trombone, Fausto Beccalossi alla fisarmonica, Giulio Corini al contrabbasso ed Alessandro Rossi alla batteria: alle 18-00, nella Chiesa di San Paolo, presenta “Pianeti affini”, un progetto (anche su disco) ispirato all’omonima opera pittorica dello stesso Falzone: dalla pittura è scaturito nel musicista il desiderio di comporre una suite sul tema dell’immensità dell’universo, creando un parallelo tra le dinamiche misteriose del cosmo e quelle magiche dell’interplay che si creano all’ interno di un gruppo musicale.

Di rientro a Berchidda, intorno alle 19.45, appuntamento con la consueta parata musicale per le strade del paese, quest’anno affidata alla Funky Jazz Orkestra di Berchidda, diretta dal trombettista Antonio Meloni, a cui si uniscono i percussionisti Afro Giembe, guidati da Jacopo Cadeddu e Michèle Kramers, nell’ambito del progetto “Babel – Migrant Reloaded”, mirato all’inclusione dei cittadini stranieri.

Alle 21.30, sul palco di Piazza del Popolo, fulcro dei concerti serali di Time in Jazz, salgono il pianista Omar Sosa e la violinista Yilian Cañizares con il loro progetto “Aguas“: una miscela coinvolgente e creativa di jazz, musica classica e delle radici afrocubane dei due artisti, qui affiancati dal percussionista venezuelano Gustavo Ovalles come special guest. Pubblicato su disco lo scorso ottobre, “Aguas” è dedicato all’elemento primordiale dell’acqua, personificata come divinità dell’amore e venerata nei rituali religiosi della Santerìa; un’opera che riflette le prospettive di due generazioni di artisti che vivono fuori dalla madrepatria, Cuba, e qui ne interpretano le sonorità tradizionali in modo unico e raffinato. I brani spaziano dal commovente all’esuberante, e sono l’espressione dell’eccezionale chimica musicale, della sensibilità poetica e dell’originalità di Omar Sosa e Yilian Cañizares.

Poi, dopo il concerto, ancora musica, dalla mezzanotte, con il dj set di DJ Rocca (al secolo Luca Roccatagliati), producer e musicista attivo da metà anni Novanta, già dj resident di un locale di culto per la club culture qual è stato il Maffia di Reggio Emilia e con un bagaglio di esperienze che conta singoli, remix e album per alcune delle migliori etichette internazionali e collaborazioni con Howie B, Zed Bias, Dimitri From Paris, Daniele Baldelli, i Jazzanova e Franco D’Andrea.

Domani (lunedì 12) prende il via “Time to Children”, intanto, una sorta di “festival nel festival” dedicato ai progetti per i bambini, che si svilupperà in varie iniziative a Berchidda, tutti i giorni fino al 15 agosto. Si inizia con due appuntamenti a cura dell’associazione Realtà di Debora Mancini: alle 10, alla Ludoteca, il pianista e polistrumentista Daniele Longo porterà in dote il concerto “sensoriale” “Un pianoforte come cielo”, per bambini da zero a 36 mesi, che verranno guidati in un viaggio sensoriale insieme ai loro genitori, alla scoperta della musica e dei suoni, attraverso l’esperienza viva dell’ascolto, della vista e del contatto. Nel pomeriggio, alle 18.00, “Time to Children” si sposta alla Pineta del Sacro Cuore, dove Daniele Longo affiancherà l’attrice Debora Mancini in “Piano Leggendo”, un’esplorazione sensoriale guidata del pianoforte in tutti i suoi aspetti, per bambini dai tre anni in su.

Tra le attività dedicate ai più piccoli, la Ludoteca di Berchidda ospita “Arriva la Pimpa“, la mostra educativa e interattiva promossa da Franco Cosimo Panini Editore, e curata dall’associazione culturale Hamelin e dalla Biblioteca di Sardegna, che ha come protagonista la popolare cagnolina a pois nata dalle matite di Altan.

Al Cinema Comunale prosegue invece “Stare nel Mezzo”, la rassegna di film e documentari a cura del regista Gianfranco Cabiddu: in programma alle 17.00 il documentario “Tibet”, secondo capitolo del trittico di documentari “Esuli” della regista Barbara Cupisti; nella pellicola sono raccontate le storie di esodo di coloro che sono stati costretti a allontanarsi dal proprio Paese a causa di persecuzioni legate alla razza, alla religione, all’appartenenza ad un gruppo sociale o per opinioni politiche, con un focus sulla vicenda dei profughi tibetani; “Tibet” è stato realizzato in India, sede del Parlamento tibetano in esilio.

Allestite alla Casara, si possono visitare tutti i giorni – alle 10,30 alle 13,30 e dalle 16,30 alle 21,30 – le due mostre fotografiche di Roberto Cifarelli, “Time to Time 2018″ e “The Black Square”.

Per un contrattempo organizzativo, non si terrà invece l’incontro con lo scrittore Roberto Cotroneo ed il suo libro “E nemmeno un rimpianto”, previsto alla Casara, alle 19.00.

Prosegue, intanto, la prevendita dei biglietti e degli abbonamenti per i concerti in programma in Piazza del Popolo, a Berchidda. Il biglietto intero nel primo settore costa 25 euro, il ridotto 22. Novanta euro è invece il prezzo dell’abbonamento intero, ottanta euro il ridotto. Biglietti e abbonamenti per tutti gli spettacoli si possono acquistare online su circuito Vivaticket e nei punti vendita autorizzati. A Berchidda la biglietteria è aperta tutti i giorni dalle 11.00 alle 23.00.

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Al via lunedì 27 maggio la prevendita dei biglietti e degli abbonamenti per la 32ª edizione di Time in Jazz, il festival ideato e diretto da Paolo Fresu, in programma dal 7 al 16 agosto nella sua Berchidda ed in altri centri e località del nord Sardegna.
Come di consueto, l’ingresso è a pagamento per i concerti che si tengono nell’arena allestita nella Piazza del Popolo a Berchidda: al centro dei riflettori lunedì 12 il pianista Omar Sosa e la violinista Yilian Cañizares (ed il percussionista Gustavo Ovalles come special guest) con il loro progetto “Aguas”; martedì 13, l’atteso ritorno a Time in Jazz del trombettista norvegese Nils Petter Molvaer, diciotto anni dopo la sua memorabile partecipazione al festival nel 2001; Paolo Fresu con il bandoneonista Daniele di Bonaventura ed il violoncellista brasiliano Jaques Morelenbaum sono invece i protagonisti della produzione originale in programma mercoledì 14; come sempre divisa in due set, l’ultima serata in Piazza del Popolo – giovedì 15 – vedrà sul palco un’autentica icona della canzone italiana, Ornella Vanoni; poi, nel secondo set, con ingresso gratuito, la consueta festa di Ferragosto, che quest’anno si affida all’Orchestra Mirko Casadei.

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Musica ma anche arte, letteratura, cinema, ambiente, società: queste le coordinate lungo le quali si snoderà la trentaduesima edizione del festival internazionale Time in Jazz, appuntamento tra i più attesi dell’estate, in programma dal 7 al 16 agosto tra Berchidda, paese natale del suo ideatore e direttore artistico, il trombettista Paolo Fresu, e varie altre località del nord Sardegna.

Un’edizione che si riconosce sotto il titolo “Nel mezzo del mezzo”: come il numero 32 che la connota e che, come spiega Paolo Fresu nella sua presentazione, «si colloca tra il 31 – naturale prosecuzione del primoriale e semiperfetto 30 – e il 33, palindromo della maturità e degli anni di Cristo oltre che numero che indica l’inizio e la fine delle cose»; nel mezzo come «un’isola, la Sardegna, che sta idealmente tra l’Africa e l’Europa (…) una “Terra di mezzo” in quell'”oceano contemporaneo delle nuove migrazioni degli anni Duemila» che è il Mediterraneo. Per il musicista di Berchidda è, dunque, «in questo essere ‘nel mezzo’ numericamente e geograficamente che va letta questa edizione del Festival internazionale Time in Jazz. Una manifestazione storica che osserva e che ascolta porgendo attenzione alle migrazioni sonore e culturali di questi anni tese tra passato e presente, suoni acustici ed elettronica, mainstream e ricerca oltre che trasformazioni in essere e violente convulsioni socio-politiche. Sempre più sentiamo la responsabilità di dover ribadire il ruolo centrale della storia musicale italiana da innestare nel più vasto linguaggio del jazz che naviga in altrettanti mari e oceani da cento anni a questa parte».

E sarà un’edizione che si annuncia particolarmente ricca e assortita, con una quarantina di eventi musicali previsti che si susseguiranno dal mattino alla notte in spazi e scenari differenti: la grande arena allestita nella piazza centrale di Berchidda, teatro dei concerti serali (dall’11 a Ferragosto) ma anche i boschi e le chiesette campestri nei dintorni del paese e i siti più rappresentativi degli altri centri in cui il festival fa tappa con i suoi concerti: Arzachena, Cheremule, Erula, Mores, Olbia, Ploaghe, Telti, Tula, Tempio Pausania e altri ancora. E, accanto alla musica, un ampio ventaglio di iniziative diverse: presentazioni di libri e novità editoriali, azioni di promozione e sensibilizzazione ambientale, laboratori e spettacoli per bambini, progetti di inclusione per migranti, oltre alla consueta rassegna di film documentari curata dal regista Gianfranco Cabiddu.
La musica, naturalmente, fa la parte del leone nelle dieci giornate del festival, con un programma poliedrico che spazia tra stili e modi diversi di intendere il jazz, e non solo. Nel cast, artisti internazionali del calibro di Omar Sosa e Yilian Cañizares, Nils Petter Molvær, Jaques Morelenbaum, e una corposa presenza della scena jazzistica nazionale, tra nomi affermati e talenti emergenti: Gegè Munari, Danilo Rea, Claudio Fasoli, Ramberto Ciammarughi, Monica Demuru e Natalio Mangalavite, Franca Masu e Sade Mangiaracina, Dino Rubino, Francesco Ponticelli, Simone Graziano, Giovanni Falzone, Sebastiano Dessanay, Daniele di Bonaventura e, naturalmente, Paolo Fresu, impegnato in diversi progetti e, come sempre, in apparizioni estemporanee.

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Note caraibiche, sonorità classiche e jazz. Evoca queste atmosfere il concerto di Yilian Cañizares, protagonista domani (giovedì 4) a San Vero Milis) della quarta serata del Festival Dromos. La violinista e cantante cubana (ma anche compositrice ed arrangiatrice), di casa in Svizzera, è di scena alle 21.30 al Giardino del Museo Archeologico dove, alle 19.30, nella suggestiva cornice della Chiesa di San Salvatore, si inaugura la mostra di Lidia Murgia “Paraulas Mannas“.

Artista che sa rispettare il passato ma anche guardare al futuro, esploratrice dei confini musicali, Yilian Cañizares è capace di passare con disinvoltura da reminiscenze classiche al jazz, ai ritmi e i colori della sua isola natia e fonderli con naturalezza in un repertorio originale che lei interpreta cantando e suonando contemporaneamente il suo strumento: una formula già apprezzata sulle tracce degli album “Ochumare” (2013) e “Invocación” (2015).

Nata a L’Havana, Yilian Cañizares assimila da piccola i ritmi e i colori della sua terra; studia in una città crocevia di culture e a sette anni vince un posto alla prestigiosa accademia musicale “Manuel Saumell“. Per quattro volte vince anche il concorso nazionale di violino, e a quattordici anni una borsa di studio la porta a Caracas, in Venezuela. Due anni dopo si ritrova in Svizzera, dove la sua tecnica e il suo modo di suonare raggiungeranno un livello completamente nuovo. La convocano orchestre importanti, e lei suona in concerti, sinfonie, opere, ma un’urgenza creativa la spinge verso altre direzioni. Mette su un quartetto di musicisti provenienti da Germania, Venezuela, Svizzera (e più tardi Cuba) e lo chiama Ochumare, come la divinità Orisha degli arcobaleni. Sei mesi dopo vince il concorso Montreux Jazz Festival 2008. Nel 2011 dà il suo contributo al progetto Havana Cultura di Gilles Peterson e in seguito inizierà a condividere il palco con jazzisti del calibro di Ibrahim Malouf e Omar Sosa, tra gli altri.

La musica di Yilian Cañizares è il risultato di queste diverse esperienze, una sintesi riuscita di stili e suggestioni musicali differenti che oggi proporrà in concerto a San Vero Milis affiancata da Daniel Stawinski al pianoforte, David Brito al contrabbasso,  alla batteria e Inor Sotolongo alle percussioni. L’ingresso al concerto costa dieci euro.

“Paraulas Mannas” sono le parole che Lidia Murgia esprime nei suoi versi poetici e concretizza visivamente nelle sue opere e nelle sue installazioni, in mostra nella Chiesa di San Salvatore all’interno del giardino del museo archeologico. Nel mondo della poetessa e artista originaria di Bolotana, abitato da donne dall’essenza ancestrale e da nessuna donna in particolare, pulsa una femminilità che va oltre il contingente e rimanda a ritualità arcane e futuribili, che attiva presenze, fluttua, intessuta d’oro, in un insondabile oltremare. L’esposizione, a cura del critico d’arte Ivo Serafino Fenu, è visitabile fino al 31 agosto, dal lunedì al venerdì dalle 18.00 alle 20.00. 

Dopo San Vero Milis, venerdì 5 agosto Dromos pianta le tende nello scenario naturale del bosco di Mitza Margianis, nei pressi di Villa Verde dove alle 21.30 (con ingresso gratuito) si esibisce Elina Duni. La cantante albanese, anche lei, come Yilian Cañizares, di casa in Svizzera, propone un’originale interpretazione in chiave jazz dei canti tradizionali della sua terra d’origine, alla testa del suo quartetto con Colin Vallon al pianoforte, Dominique Girod al contrabbasso e Norbert Pfammatter alla batteria.

Lidia Murgia - Paraulas Mannas (m) - BasilPhotographer.pg Lidia Murgia - Paraulas Mannas (m) 1 - BasilPhotographer

Parrains FFV

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Sarah Jane Morris (mic) (m)Tony Allen (m) Simona Molinari (2m) LISA_SIMONE_myworld1©AlexLacombe_-1 Jah9

Dal 1° al 15 agosto ritorna il festival Dromos, organizzato dall’omonima associazione culturale nell’Oristanese, uno degli appuntamenti di primo piano dell’estate musicale in Sardegna. Il titolo “Il segno di Eva” suggerisce che questa edizione 2016, la 18ª, getterà uno sguardo sull’universo femminile e il suo contributo al mondo dell’arte e della creatività, in particolare a quello musicale, ma anche, com’è tradizione del festival, alle arti visive e ad altri linguaggi. Sarà dunque «un festival contrappuntato da quel ‘segno disubbidiente’ che anche nell’arte ha saputo imporsi e distinguersi nonostante un generale ostracismo che nei secoli, e talvolta ancor oggi, hanno subito le donne/artiste, oggettivamente meno presenti sul mercato, nei musei, nelle collezioni, nelle biennali d’arte e nei festival musicali», come sottolinea nelle sue note di presentazione Ivo Serafino Fenu, curatore della sezione di Dromos dedicata alle arti visive, citando un aforisma di Oriana Fallaci: «Il peccato non nacque il giorno in cui Eva colse una mela: quel giorno nacque una splendida virtù chiamata disubbidienza».

Radicato nel suo territorio ma aperto al mondo, Dromos andrà in scena, come di consueto, in suggestivi spazi urbani o naturali di vari centri dell’Oristanese: Cabras, Mogoro, Villa Verde, San Vero Milis, Baratili San Pietro, Riola Sardo, Morgongiori, Neoneli, Bauladu, oltre al capoluogo, Oristano, e a Nureci, sede delle tre giornate di Mamma Blues, quasi un “festival nel festival” (dal 13 al 15 agosto). Al di là della sua impronta internazionale, Dromos è infatti riuscito a mantenere sempre un forte legame con i centri che fanno parte del suo “circuito” e le rispettive comunità: decentrando le sue diverse iniziative nei piccoli e medi paesi dell’interno, con l’obiettivo di arricchirne l’offerta culturale nei mesi estivi e di invertire il consueto flusso turistico, il festival contribuisce a rivitalizzarli e a farne riscoprire la realtà più autentica e meno cartolinesca.

In cartellone, anche quest’anno, un variegato e qualificato cast di artisti internazionali, nazionali e regionali, per una pluralità di generi musicali e una calibrata sintesi tra dimensione globale e locale. In un’edizione nel “segno di Eva”, tante le presenze femminili: le cantanti inglesi Sarah Jane Morris e Ala.Ni., la statunitense Lisa Simone, la giamaicana Jah9, la francese Audrey Gbaguidi, la norvegese  l’aquilana (di origine napoletana) Simona Molinari, l’australiana Sarah McKenzie, voce e pianoforte, la violinista e cantante Yilian Canizares, cubana trapiantata in Svizzera, terra d’adozione anche per l’albanese Elina Duni, e poi le sarde Elena Ledda, Simonetta Soro, Monica Demuru, Valentina Casula, Marta Loddo, Rossella Faa, la scrittrice Michela Murgia.

Accanto alle protagoniste in rosa, altri ospiti, come il gruppo maliano Songhoy Blues, gli ottoni dell’americana No BS! Brass Band, il cantante ghanese Pat Thomas e il batterista nigeriano Tony Allen.