3 August, 2021
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Il Pescara ha esonerato questa mattina l’allenatore Zdenek Zeman. La decisione è arrivata dopo la sconfitta subita sul campo del Cittadella ma era nell’aria da diverse settimane, nel corso delle quali il rapporto tra il tecnico boemo (ex allenatore del Cagliari) ed il presidente Daniele Sebastiani si era ormai deteriorato.

Il Pescara ha ufficializzato la decisione con un comunicato di quattro righe sul sito internet ufficiale.

«La Delfino Pescara 1936 comunica di aver sollevato dall’incarico l’allenatore della Prima Squadra Zdenek Zeman ed il suo staff tecnico. Ringraziandoli per la professionalità profusa in questi mesi la Società augura al tecnico e ai suoi collaboratori le migliori fortune professionali.»

Il Pescara occupa la 13ª posizione in classifica, a 3 punti dalla zona play-off e a 5 punti da quella play-out. Nell’immediato la squadra sarà affidata al tecnico della Primavera Massimo Epifani.

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Massimo Rastelli non è fortunato in questo finale di stagione, sempre alle prese con assenze importanti. Oggi, al Sant’Elia, contro il Pescara già retrocesso dell’ex Zdenek Zeman, dovrà fare a meno di Mauricio Isla, bloccato da un affaticamento muscolare, mentre Senna Miangue non ha recuperato da una distorsione alla caviglia rimediata in settimana. E’ ancora in dubbio la presenza di Marco Borriello.

«Non sta benissimo – ha detto alla vigilia il tecnico rossoblu -, spero di recuperarlo perché inutile stare a ricordare la sua importanza per questa squadra. Ci ha dato tantissimo nel girone di ritorno, non solo in termini di gol ma anche per carisma e personalità. Se non ce la dovesse fare, sono sicuro che chi lo sostituirà dimostrerà il suo valore.»

Massimo Rastelli definisce la partita odierna “pericolosa”, «perché tutti si attendono una facile vittoria da parte nostra ma nel calcio di partite scontate non ce ne sono. Basti ricordare i risultati a sorpresa colti la settimana scorsa da Empoli e Crotone. Le partite vanno giocate e vinte sul campo. Il Pescara accompagna l’azione con tanti uomini e verticalizza in modo pericoloso, ha giocatori rapidi che attaccano la profondità. Noi affrontiamo la gara con molte motivazioni: una vittoria ci porterebbe a 41 punti e a consolidare il 12° posto. Poi avremo ancora a disposizione altre quattro partite per migliorare ancora la classifica».

 

Dopo le delusioni di Cagliari, Zdenek Zeman ricomincia da Lugano. Il 68enne tecnico ceco ha firmato il contratto che lo porterà nella Super League svizzera, pare (la scadenza non è stata ufficializzata ma è assai probabile, visti anche i numerosi precedenti, che la firma sia stata posta per un anno) per una sola stagione. Per Zeman non è la prima esperienza (alla fine del secolo scorso guidò il Fenerbahçe, a Istanbul, in Turchia, nel 2008 la Stella Rossa di Belgrado, in Jugoslavia, in entrambi i casi senza molta fortuna) ma un campionato con minori pressioni qual è quello svizzero, potrebbe essergli congeniale per riuscire ad esprimere il meglio di sé.

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Il Cagliari, dopo undici anni, retrocede in serie B. Il goal realizzato dal talento italo-argentino Vasquez al 9′ del primo tempo, ha ufficializzato un destino segnato ormai da tempo, in una stagione iniziata male e finita peggio. Con l’addio di Massimo Cellino, la scorsa estate, era finito un ciclo societario durato 20 anni; a distanza di dieci mesi, finisce anche un ciclo tecnico che per diversi anni ha regalato alla Sardegna più gioie che sofferenze sportive, ma da qualche tempo lanciava segnali di sofferenza che non sono stati raccolti per tempo ed hanno finito per segnare in maniera irrimediabile la stagione.

L’addio di Massimo Cellino, un anno fa, probabilmente, non era stato analizzato fino in fondo. Sulla decisione dell’attuale presidente del Leeds hanno influito sicuramente le lunghe traversie burocratiche e giudiziarie che hanno caratterizzato le vicende legate al progetto di costruzione del nuovo stadio, ma non vanno trascurate le motivazioni economiche e, conseguentemente, tecniche.

Oggi fare calcio in Italia è molto difficile. Per una squadra di medio-piccola dimensione qual è il Cagliari, una sana gestione può garantire una lunga permanenza in serie A con bilanci sani e persino utili per chi lo dirige (Massimo Cellino ha più volte ammesso di aver avuto anche utili personali nelle stagioni migliori del lunghissimo ciclo alla guida della società rossoblù, attraverso un contenimento del monte ingaggi e oculate operazioni di mercato), ma quando certi equilibri saltano (a Cagliari è accaduto soprattutto con le operazioni legate al nuovo stadio, tra Sant’Elia, Elmas e Quartu Sant’Elena), i conti non tornano più e condizionano inevitabilmente i risultati in campo.

Nel calcio finiscono i cicli societari e anche quelli tecnici. Il Cagliari ha dovuto spesso “sacrificare” i suoi “pezzi migliori”, quasi sempre costruiti in casa, e lo ha fatto anche alla vigilia di questo campionato di serie A. Le sirene arrivate da più parti per Radja Nainggolan e Davide Astori, respinte per alcuni anni, alla fine sono state accolte ed entrambi sono stati ceduti alla Roma. A metà stagione, anche Victor Ibarbo ha raggiunto la Capitale.

Il problema del Cagliari non è mai stato quello di cedere i migliori, quanto quello di rimpiazzarli con qualche giocatore di esperienza e giovani talenti da valorizzare. Per anni questa formula ha funzionato bene, talvolta benissimo. Quest’anno, sotto la nuova gestione di Tommaso Giulini, erede di Massimo Cellino, questo non è successo. I tanti nuovi acquisti arrivati la scorsa estate si sono rivelati inadeguati a coprire, almeno in parte, il “gap” negativo creato dalle partenze e quelli seguiti al cambio tecnico tra Zdenek Zeman e Gianfranco Zola, non hanno fatto il miracolo, nonostante le concorrenti, Atalanta in testa, abbiano atteso a lungo un’impennata del Cagliari, prima di innestare la marcia giusta (nel caso dei bergamaschi, sotto l’esperta guida dell’ex tecnico rossoblù Eddy Reja) verso la salvezza.

La retrocessione del Cagliari in serie B ha anche altre ragioni tecniche. Le prime riguardano il lento ma ormai evidente calo di rendimento di due “senatori” che hanno dato tanto al Cagliari, Daniele Conti (36 anni, da 16 stagioni a Cagliari) e Andrea Cossu (35 anni, nove stagioni a Cagliari, le ultime otto consecutive), e negli ultimi mesi sono stati impiegati poco. I loro sostituti, purtroppo, in alcuni casi per ragioni anagrafiche e quindi di esperienza, in altre per limiti tecnici, non si sono rivelati all’altezza, almeno nell’immediato, e il rendimento della squadra e i risultati ne hanno risentito.

Altre ragioni riguardano le scelte dei tecnici, tre, per quattro gestioni. Tommaso Giulini, al suo arrivo a Cagliari, ha accarezzato il sogno di ricreare il sogno “Zemanlandia”, con l’ex tecnico della Roma che tre anni fa si rese protagonista di una stagione straordinaria alla guida del Pescara, trascinato in serie A contro ogni pronostico con un calcio spettacolare e redditizio, e lanciò nel calcio italiano ed internazionale tre grandi talenti in erba: Marco Verratti (oggi al Paris Saint Germain, laureatosi ieri campione di Francia al fianco di Zlatan Ibrahimovic ed Edinson Cavani, inseguito dai più grandi club al mondo, Bayern Monaco e Real Madrid in testa), Ciro Immobile (oggi al Borussia Dortmund) e Lorenzo Insigne (oggi al Napoli), tutti e tre nel giro della Nazionale. Il sogno è durato alcune settimane, con alcune gemme (4 a 1 sull’Inter di Walter Mazzarri a San Siro, 4 a 0 all’Empoli di Maurizio Sarri in Toscana e 3 a 3 a Napoli con la squadra di Rafael Benitez) e tante, troppe delusioni. La classifica precaria, determinata probabilmente dalle scelte e dal sistema di gioco del tecnico boemo ma anche e, soprattutto, dalla modestia tecnica dell’organico, e la paura della retrocessione, hanno spinto la società a tentare il cambio, chiamando un ex tanto amato dalla piazza qual è Gianfranco Zola, ma già dalla prima uscita a Palermo (umiliante 0 a 5) si capì che il miracolo sarebbe stato difficilmente realizzabile e, sulla spinta della piazza che non aveva ancora dimenticato il “sogno Zeman”, Tommaso Giulini ha cambiato nuovamente, richiamando il boemo. Ma ben presto anche Zdenek Zeman s’è arreso, lasciando questa volta lui l’incarico ed il terzo tecnico stagionale, Gianluca Festa, quando ormai era tutto compromesso, ha accettato di guidare il “suo” Cagliari nelle ultime giornate, con il proposito di chiudere dignitosamente questa stagione “disgraziata”. Il Cagliari, grazie al lavoro serio e competente del 46enne tecnico di Monserrato, effettivamente, lascia la serie A con due giornate di anticipo ma a testa alta ed ora la società è chiamata a ricostruire tutto per tornare presto in serie A con un nuovo progetto.

Difficilmente il nuovo Cagliari ripartirà da Gianluca Festa che, comunque, con questa breve esperienza probabilmente ha posto le basi per una sua carriera da tecnico e forse un giorno ritroverà la panchina del “suo” Cagliari. Oggi, per ripartire, il Cagliari ha bisogno di una guida esperta, un tecnico che conosce la serie B come le sue tasche e, al tempo stesso, sa lavorare con i giovani. I tecnici che rispondono a queste caratteristiche sulla piazza non sono tanti ed uno di questi, forse il nuovo “sogno numero 1” di Tommaso Giulini, si chiama Giampiero Ventura, 67 anni, una carriera quasi quarantennale alle spalle, oggi al Torino, già a Cagliari dal 1997 al 1999 e dal 2002 al 2004. Dopo quattro promozioni (la prima alla guida del Lecce, con il 3° posto al termine della stagione 1996/97, seguita ad una promozione dalla serie C1; due alla guida del Cagliari, la prima raggiunta con il terzo posto al termine della stagione 1997/98, seguita da un 12° posto in serie A e la seconda con il secondo posto al termine della stagione 2003/2004, dopo l’8° posto della stagione precedente; la quarta alla guida del Torino con il 2° posto al termine della stagione 2011/2012), il tecnico genovese potrebbe essere tentato di concludere la carriera con una nuova promozione, la terza, in una città che lo ha tanto amato e che lui ha amato quasi quanto la sua Genova.

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E’ arrivato a sorpresa sulla panchina del Cagliari, dopo le dimissioni di Zdenek Zeman, il tecnico boemo che era stato richiamato al capezzale di una squadra in grandissima difficoltà dopo la sfortunata breve esperienza di Gianfranco Zola. Con la squadra a 9 punti dall’Atalanta e a 10 dalla quota salvezza, considerato che gli scontri diretti sono favorevoli alla squadra bergamasca, nessuno credeva più alla salvezza ma lui si è affrettato a dire, alla vigilia dell’esordio sul difficilissimo campo della Fiorentina, che il Cagliari non è ancora retrocesso.

Gianluca Festa, 46 anni, un’eccellente carriera di calciatore alle spalle, iniziata alla Fersulcis nella stagione 1987/88 e passata attraverso Cagliari, Roma, Inter, Middlesbrough, Portsmouth, ancora Cagliari, Nuorese e Tavolara, una volta deciso di intraprendere la carriera di allenatore, ha impiegato cinque anni ad arrivare sulla panchina più ambita, quella del “suo” Cagliari, dopo aver fatto esperienza come vice nella prima squadra rossoblù, come tecnico della Primavera e poi degli allievi nazionali, dopo un’esperienza al Lumezzane in Lega Pro.

Il Cagliari di Firenze ha stupito tutti, vincendo con merito e, soprattutto, convincendo con un gioco brillante, costruito su una ritrovata stabilità difensiva. I due bei goal del 25enne croato Duje Cop e la perla finale dell’altro 25enne brasiliano Diego Farias Da Silva, sono le ciliegine della torta confezionata allo stadio “Artemio Franchi”, che vale tre punti e, soprattutto, una ritrovata serenità e fiducia nel finale di campionato.

La salvezza, sarebbe sciocco negarlo, resta lontana, molto lontana, ma quello che affronterà le ultime sei partite di questa tormentatissima stagione, è un Cagliari diverso rispetto a quello visto fino a otto giorni fa. Per coltivare una piccola speranza di rimonta verso la salvezza, occorrerebbe fare “filotto”, vincendo tutte le partite che restano in calendario (Chievo in trasferta, Parma in casa, Juventus già scudettata in trasferta, Palermo in casa, Cesena in trasferta e Udinese in casa) per sperare poi nei risultati dell’Atalanta, ma ciò che oggi più conta e Gianluca Festa lo sa molto bene, è restituire fiducia ed entusiasmo a tutto l’ambiente, indipendentemente da quello che sarà l’esito finale del campionato. Il tecnico di Monserrato potrebbe meritarsi la conferma per la prossima stagione e la società potrebbe lavorare con la giusta serenità all’allestimento della squadra per affrontare il campionato di serie B con concrete possibilità di riuscire a centrare l’immediato ritorno in serie A.

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La coppia formata da Gianluca Festa e David Suazo (l’ex difensore è abilitato a guidare una squadra di serie A, l’ex attaccante ancora no) siederanno sulla panchina del Cagliari nelle ultime 7 giornate del campionato di serie A, al posto del dimissionario Zdenek Zeman. La conferma ufficiale della società rossoblù è arrivata pochi minuti fa con un breve comunicato.

«La guida tecnica della prima squadra – si legge nel comunicato pubblicato nel sito della società rossoblù – è stata affidata fino al termine della stagione a Gianluca Festa. Lo staff sarà composto dai collaboratori tecnici David Suazo e Gustavo Aragolaza, dal preparatore atletico Gianfranco Ibba e dal preparatore dei portieri Giomaria Ruiu.»

Gianluca Festa e David Suazo avranno il compito di concludere dignitosamente il campionato che la squadra ha ormai compromesso con un ritardo di ben 10 punti dalla quota salvezza (i punti di ritardo rispetto all’Atalanta sono 9 ma i bergamaschi sono avanti anche nei confronti diretti, entrambi vinti per 2 a 1).

Zdenek Zeman questo pomeriggio ha salutato la squadra ed ha spiegato la sua decisione nel corso di una breve conferenza stampa. Il tecnico boemo ha detto di aver scelto di lasciare dopo aver constatato che la squadra ormai non lo seguiva più ma non ha confermato le voci su presunti contrasti con alcuni calciatori. Il presidente Tommaso Giulini ha ammesso di aver commesso molti errori, in particolare nella scelta dei tecnici, sottolineando che forse, nella sua prima stagione a Cagliari, avrebbe dovuto fare una scelta più “conservatrice”.

Gianluca Festa 4 copia

 

 

Le dimissioni di Zdenek Zeman da tecnico del Cagliari scrivono la parola fine sul sogno cullato la scorsa estate dal presidente Giulini e da larga parte della tifoseria rossoblù e, a parte alcuni singoli episodi, pur bellissimi (il 4 a 1 a San Siro con l’Inter, il 4 a 0 di Empoli e il 3 a 3 di Napoli), mai realizzato. Chi aveva sperato che a Cagliari potesse rinascere “Zemanlandia”, è rimasto profondamente deluso, prima con l’esonero e, dopo il ritorno seguito all’esonero di Gianfranco Zola che nel frattempo ne aveva rilevato il posto, ora, a retrocessione ormai certa, con le sue dimissioni irrevocabili.

La decisione del tecnico boemo, al di là delle dichiarazioni ufficiali, non giunge proprio inattesa, Gli ultimi disastrosi risultati e lo scontro tra un gruppo di tifosi e i giocatori verificatosi qualche giorno fa ad Assemini, hanno creato una situazione difficilissima, nella quale, evidentemente, Zeman non ha visto più via d’uscita, malgrado continuasse a dire di credere ancora nella salvezza, ed ha preferito chiudere anzitempo la sua travagliata esperienza in terra sarda.

Ora la società deve cercare un sostituto, al quale chiederà di chiudere con dignità il campionato, e dovrà nel frattempo iniziare già a programmare la prossima stagione che, al 99,99%, vedrà la squadra al via del campionato di serie B.

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Il Cagliari è uscito battuto dal Meazza di Milano, 3 a 1 (doppietta di Menez e reti di Mexes e Farias) e la strada verso la salvezza si fa sempre più difficile.
La sconfitta di ieri sera lascia molto amaro in bocca alla squadra di Zednek Zeman che aveva iniziato bene, controllando il gioco nei primi 15 minuti e, dopo aver subito il primo goal di Menez è stata capace di replicare, portandosi sull’1 a 1 con Farias e, dopo essere andata di nuovo sotto sulla zampata di Mexes, imbeccato dal solito Menez, ha sfiorato il 2 a 2 con Joao Pedro. La partita è stata chiusa due minuti più tardi da un rigore inesistente concesso per un fallo commesso da Ceppitelli un metro fuori area e trasformato da Menez che con questo goal ha raggiunto Tevez e Icardi in testa alla classifica dei cannonieri con 15 reti.
Con questi 3 punti il Milan sale a 38 punti mentre il Cagliari resta fermo a quota 21. A complicare ancora di più le prospettive dei rossoblu è la vittoria del Chievo sul Palermo che ha portato la squadra veneta a quota 32 punti, praticamente in salvo con largo anticipo sulla conclusione del campionato, alla quale oltre la giornata in corso ne mancano altre dieci. Il Cagliari deve fare la sua corsa sul Cesena che ha gli stessi punti ed oggi ospita la Roma e, soprattutto, sull’Atalanta che ha 25 punti e gioca a Napoli.

Archiviata l’amarezza per la mancata vittoria contro l’Empoli di una settimana fa, sfumata al 93′ per una distrazione difensiva dopo una splendida prestazione, il Cagliari torna in campo questa sera, alle 20.45, nell’anticipo del Giuseppe Meazza di Milano contro il Milan di Pippo Inzaghi.

Zdenek Zeman recupera Daniele Conti, Andrea Cossu, Albin Ekdal e Godfred Donsah, e prepara una squadra votata all’offensiva, com’è nelle caratteristiche del suo modulo 4-3-3. Alla vigilia, il tecnico boemo ha ricordato che il Milan, nonostante attraversi una fase molto difficile, resta sempre il Milan, ma c’è da scommettere che lo affronterà senza timori, per cercare di vincere. Una vittoria, infatti, rilancerebbe le ambizioni di salvezza della squadra, soprattutto se domani l’Atalanta, come vogliono tutti i pronostici, dovesse perdere a Napoli.

Ricordiamo che quest’anno a Milano il Cagliari targato Zeman ha regalato la più bella impresa stagionale, surclassando l’Inter allenata da Walter Mazzarri con il largo punteggio di 4 a 1, frutto di una prestazione maiuscola, con tripletta di Albin Ekdal.

Questi i 23 convocati per la partita si questa sera.

Portieri: Brkic, Colombi e Cragno

Difensori: Avelar, Ceppitelli, Diakité, Gonzalez, Murru, Pisano, Rossettini

Centrocampisti: Conti, Crisetig, Dessena, Donsah, Ekdal, Husbauer, Mpoku

Attaccanti: Cop, Cossu, Joao Pedro, Farias, Longo, Sau.

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E’ stato un Cagliari bellissimo per un tempo e sfortunato nel finale, quello visto ieri sera allo stadio Sant’Elia contro l’Empoli nel secondo esordio di Zdenek Zeman sulla panchina del Cagliari (subentrato all’esonerato Gianfranco Zola dopo la sconfitta di Genova, sul campo della Sampdoria). Il risultato finale di 1 a 1 tra Cagliari ed Empoli non rispecchia l’andamento di un incontro che per oltre un’ora la squadra rossobolù ha letteralmente dominato, andando in goal con Joao Pedro al 20′ (stupendo destro piazzato alla sinistra del portiere toscano Luigi Sepe), cogliendo due pali a portiere battuto con lo stesso Joao Pedro al 27′ e Paul Josè M’Poku al 33′, sfiorando ancora il goal al 24′ con Lorenzo Crisetig.

Quella vista fino al riposo al Sant’Elia è stata una squadra letteralmente trasformata rispetto a quella vista nelle ultime settimane, nonostante le numerose assenze che hanno condizionato le scelte iniziali di Zdenek Zeman. Il pubblico del Sant’Elia, accorso numeroso per il ritorno del tecnico boemo, s’è divertito ed ha accompagnato gli sviluppi del gioco con scroscianti applausi, tutti meritati. La prestazione rossoblù a tratti è stata strepitosa, con trame nel segno del credo calcistico di Zeman: aggressività e pressing a tutto campo, diagonali, continue sovrapposizioni, inserimenti sulle fasce, tutto ad altissima velocità, e per l’Empoli c’è stato veramente poco da fare. Il tecnico toscano Maurizio Sarri ha temuto di rivedere gli spettri della gara d’andata che vide il Cagliari dominare e travolgere la sua squadra con quattro goal realizzati nel primo tempo, ma è riuscito ad andare al riposo con il risultato ancora in bilico e nella ripresa ha gettato le basi per la rimonta.

Nel secondo tempo s’è visto subito che il Cagliari non sarebbe stato lo stesso ma, nonostante un buon possesso di palla, l’Empoli è riuscito a costruire poche occasioni per impensierire Zeljko Brkic e la difesa non ha faticato a controllare la situazione e a difendere il prezioso goal del vantaggio. Il peggioramento delle condizioni meteo con vento e pioggia, ha reso il compito delle due squadre più difficile e il Cagliari è andato vicino al goal della sicurezza al 29′ con Daniele Dessena e quattro minuti più tardi è stato Daniele Rugani a portare un pericolo dalle parti di Brkic, con una conclusione deviata in angolo.

Il finale di partita ha offerto decisamente poche emozioni ma quando il Cagliari pensava di essere ormai riuscito a centrare l’obiettivo della prima vittoria casalinga della gestione Zeman, a 60″ dal termine dei tre minuti di recupero il neo entrato Caio Rangel Da Silva ha regalato un pallone a centrocampo, Mario Rui si è lanciato sulla sinistra e sul suo traversone invitante, la difesa rossoblù s’è fatta trovare impreparata e sull’altro lato dell’area è arrivato l’ex Matias Vecino che con un preciso diagonale ha beffato Brkic, uscitogli vanamente incontro.

Il goal che ha fissato il risultato finale sull’1 a 1 ha gelato il Sant’Elia e i ragazzi di Zeman che hanno visto vanificati tutti i loro sforzi. Il punticino raccolto porta il Cagliari a quota 21, lontano dalla quota salvezza (l’Atalanta che oggi ospita l’Udinese si trova a 24 punti, il Chievo di scena a Marassi contro il Genoa a 26. Il campionato è ancora lungo e tempo per recuperare ce n’è ancora ma è chiaro che d’ora in avanti non basterà più contare solo sulle proprie forze, e occorrerà sperare anche nelle disgrazie altrui, a partire da oggi. Il Cagliari visto nel primo tempo, al quale peraltro mancavano elementi di grande qualità quali sono Godfred Donsah. Daniele Conti, Danilo Avelar e Albin Ekdal, è vivo e non merita certamente di retrocedere, ma la classifica impietosa e contrasta con quelli che sono i potenziali valori delle squadre impegnate nella lotta per non retrocedere.

Domenica prossima il Cagliari è atteso dalla trasferta di Milano, contro la squadra di Pippo Inzaghi. Il “Giuseppe Meazza” quest’anno ha già visto un Cagliari bellissimo travolgere l’Inter allora allenata da Walter Mazzarri per 4 a 1. Ripetere quell’impresa non sarà facile ma dal Cagliari di Zdenek Zeman, nel bene e nel male, c’è da aspettarsi sempre veramente di tutto!