22 September, 2026
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Dal 10 al 12 settembre andrà in scena il festival di teatro di strada e arti performative che attraversa piazze, vicoli e lungomare di Carloforte con spettacoli itineranti, musica, circo e performance. Tre giorni a ingresso libero per vivere la città attraverso lo sguardo degli artisti.
Shtradde Festival, giunto alla sua seconda edizione, è organizzato dal Teatro del Sottosuolo in collaborazione con Circo Mano a Mano e Botti du Shcoggiu, con il contributo del comune di Carloforte, dell’Assessorato alla Cultura della Regione Sardegna e del MiC – Ministero della Cultura.
Il nome del festival racchiude già la sua idea: shtradde, in tabarchino, significa strade, inteso come vero luogo di partecipazione, incontro e conoscenza dell’altro. Ed è proprio nella strada che, dal 10 al 12 settembre, che il teatro esce dai suoi confini abituali per incontrare direttamente chi la attraversa. La platea è il pubblico in movimento, l’osservatore che diventa parte dello spettacolo.
È questa la direzione di Shtradde Festival: portare le arti performative dentro la vita quotidiana della città, lasciando che siano le sue architetture e i suoi spazi a determinare ogni volta una scena diversa: Carloforte diventa parte del linguaggio dei teatranti e non solo il luogo che li ospita. Il programma mette insieme teatro fisico, comicità, musica dal vivo, circo contemporaneo e performance visuali, con una proposta pensata per pubblici diversi e per tutte le età. L’itineranza è uno degli elementi centrali della manifestazione: gli spettacoli non rimangono confinati in un unico spazio, ma costruiscono un percorso che accompagna il pubblico attraverso il paese, dal mattino fino a sera. Le arti di strada hanno proprio questa possibilità:ì interrompere per un momento la normalità dei luoghi e restituire loro una dimensione collettiva.
La seconda edizione si apre giovedì 10 settembre alle 19.00 con la Rusty Brass, che inaugurerà il festival in forma itinerante. Alle 20.00, in Piazza Repubblica, Le Voci di Astarte presenteranno Skizzo Show. Alle 20.45, in Piazza Chiesa, sarà il Teatro del Sottosuolo a portare in scena Retornable. Alle 21.45, nuovamente in Piazza Repubblica, spazio a Amami di McFois. La prima giornata si chiuderà alle 22.30 con Parallel Universe di Shedan Theater, performance itinerante.
Venerdì 11 settembre il festival tornerà a muoversi già alle 12.00 con Rusty Brass.
La programmazione serale riprenderà alle 19:00 in Piazza Repubblica con Skizzo Show delle Voci di Astarte, seguito alle 19.45, in Piazza Chiesa, da Retornable del Teatro del Sottosuolo. Alle 20.40 Piazza Repubblica ospiterà Amami di McFois. Alle 21.30 sarà nuovamente la musica della Rusty Brass ad attraversare le strade del paese.
Alle 22.15, in Piazza Pegli, Federico Bassi presenterà Solo con Luna. Alle 23:00, dalla stessa piazza, partirà Parallel Universe di Shedan Theater.
La giornata di sabato 12 settembre sarà accompagnata dalla SeuinStreet Band, con due interventi itineranti alle 12.00 e alle 19.00. Alle 20.30, in Piazza Repubblica, tornerà Amami di McFois, mentre alle 21.15, in Piazza Chiesa, il Teatro del Sottosuolo presenterà nuovamente Retornable. Alle 22.15 Piazza Repubblica accoglierà Solo con Luna di Federico Bassi. La chiusura del festival sarà affidata a Saman di Shedan Theater, alle 23.00 sul lungomare.
Al programma si aggiunge Lazarus Man del Teatro del Sottosuolo, evento extra del festival.
Tutti gli spettacoli sono a ingresso libero.

«Il nostro impegno deve essere forte, un impegno concreto, che parte da Buggerru, ma che non si ferma a Buggerru. Dobbiamo far partire da qui un’azione di responsabilità e fare in modo che le lavoratrici e i lavoratori riacquistino la dignità e i diritti che purtroppo a volte sono costretti a perdere.»

Lo ha detto la segretaria generale della UIL Sardegna, Fulvia Murru, nel corso della commemorazione per l’eccidio di Buggerru. «Ci sono dei luoghi in cui ci ricordiamo la storia ha detto la segretariae ce ne sono altri in cui la storia la respiriamo. Buggerru è uno di quei luoghi. Qui si respira la fatica che nel 1904 i minatori, al buio, sporchi, sottoterra, hanno fatto per conquistare i diritti, quei diritti che oggi noi abbiamo nei contratti, nei protocolli che noi rivendichiamo e cerchiamo di portare avanti e migliorare.»

La segretaria ha ricordato il sacrificio di quei minatori «che non tornarono a casa e vennero uccisi perché chiedevano un’ora di riposo. Il sacrificio di quella gente portò alla nascita del movimento dei lavoratori italiani e al primo sciopero nazionale». La segretaria generale della Uil Sardegna ha ribadito che quel sacrificio oltre a essere commemorato ogni 4 settembre deve essere ricordato tutti i giorni. Poi gli interrogativi: Cosa è cambiato? Che cosa ci hanno insegnato quelle persone? «Noi crediamo che tanto ancora bisogna fare, perché purtroppo la sicurezza nei luoghi di lavoro in alcuni casi non è migliorataha sottolineato Fulvia Murru -. Non è migliorata nelle fabbriche, nell’industria e in tutte quelle situazioni dove si predilige portare avanti il profitto e non la sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori. Noi lì dobbiamo fare in modo che non ci sia più nessun morto sul lavoro. Bisogna ridare dignità e sicurezza alle lavoratrici e ai lavoratori. È il nostro impegno.»

La segretaria ha posto l’accento anche sulla dignità salariale: «I salari sono troppo bassiha ribaditobisogna fare uno sforzo: tutti insieme, parti sociali, parti sindacali, politica, fare in modo che le lavoratrici e i lavoratori riacquisiscano quella dignità che purtroppo si sta perdendo».

«Il nostro impegno deve essere costanteha concluso Fulvia Murru -, deve essere un impegno senza fare sconti a nessuno, perché il profitto non vale una vita umana. E allora insieme, per la dignità, per la Sardegna e per il lavoro.»

 

Recentemente la Conservatoria delle Coste, con la collaborazione dell’assessorato regionale alla Difesa dell’Ambiente, ha avviato una campagna informativa per raccontare il valore della posidonia oceanica e degli habitat costieri, cambiare la percezione delle banquette sulle spiagge e coinvolgere Comuni, scuole e cittadini nella conoscenza e nella tutela della costa. Un’iniziativa lodevole, che parte dal presupposto di sgomberare il campo dai cosiddetti falsi miti (a partire dal fatto che viene erroneamente definita alga, quando si tratta invece di una vera e propria pianta) ridando dignità a un elemento della natura che, nella migliore delle ipotesi, viene invece percepito come rifiuto.

Un progetto che per i comuni costieri come Sant’Antioco non può che essere accolto come un fatto positivo, necessario. Se non fosse che nel sito dedicato all’iniziativa www.nonsonounalga.org, sono presenti alcune informazioni, sotto forma di risposte alle domande più frequenti, che sollevano qualche dubbio e interrogativo sulle nuove direttive di gestione della posidonia che presto verranno emanate dalla Regione Sardegna, andando a sostituire e/o integrare quelle attualmente in vigore. Il 30 luglio scorso, infatti, la Giunta Regionale ha approvato la delibera contenente gli indirizzi operativi per la predisposizione del primo Piano regionale di gestione della Posidonia oceanica, dando attuazione alla legge regionale n. 1 del 2020. Contestualmente, è partita la campagna informativa “Non sono un’alga”, che ha visto il coinvolgimento di molteplici Comuni della Sardegna.

«Quando ho letto la delibera di approvazione degli indirizzi e successivamente il sito “Alga a chi?”commenta il sindaco Ignazio Loccimi sono immediatamente chiesto: arriveranno forse nuove direttive che renderanno non più possibili gli interventi di spostamento in situ? Attualmente, infatti, così come da anni fa il nostro Comune, la posidonia abbancata sulle spiagge viene collocata temporaneamente in punti di accumulo prossimi alla battigia concordati con il Corpo Forestale per poi essere ricollocata in autunno sulla stessa battigia, facendo in modo che il mare e la natura facciano il loro corso. Una procedura a cui adempiamo con rigorosa attenzione e che ci consente di rendere i litorali fruibili durante la stagione balneare e di preservare la spiaggia con il riposizionamento degli accumuli tra ottobre e novembre, così come previsto dalle attuali direttive. Tuttavia, leggendo alcune sezioni del sito “Alga a chi?” ho avvertito il timore che questa procedura possa essere presto superata. Mi riferisco, in particolare, alle sezioni: «Toglierla rende la spiaggia più bella». Risposta: “Più bella per qualche settimana, più piccola per sempre. Un solo metro cubo di banquette trattiene circa 40 kg di sedimento: quando mi si porta via, quella sabbia se ne va insieme a me. E la battigia resta esposta alle mareggiate dell’inverno successivo”. In realtà non è esattamente così, per molteplici ragioni, la prima delle quali è che quella posidonia (non rimossa, bensì spostata temporaneamente) viene poi riposizionata in autunno, consentendo alla natura di fare il suo corso e di riportarla in mare insieme alla sabbia. Sottolineo, peraltro, che la nostra spiaggia maggiormente esposta, Coa Cuaddus, sulla quale si concentrano principalmente gli interventi di spostamento, durante l’inverno assume dimensioni notevoli, protendendosi verso il mare anche di 10-15 metri aggiuntivi rispetto alle “dimensioni estive”. Sono poi le mareggiate primaverili ed estive con i venti provenienti dai quadranti Sud che si riprendono la spiaggia e lasciano montagne di posidonia, rendendo l’arenile difficilmente accessibile. E non sto qui a specificare cosa significhi per una destinazione turistica come la nostra gestire i flussi con un arenile, il più grande, non adeguato all’accoglienza di locali e visitatori, che si riversano su altre spiagge isolane, creando sovraffollamento e danni persino maggiori. Altra sezione “dubbia”: «Lasciarla in spiaggia danneggia il turismo». Risposta: “Il danno vero al turismo è la spiaggia che si accorcia. In Sardegna le coste in arretramento superano ancora quelle in avanzamento, e dove il litorale è stato recuperato lo si è fatto con ripascimenti, cioè riportando sabbia a spese pubbliche. Io faccio gratuitamente una parte dello stesso lavoro. Rimuovermi ogni anno significa pagare due volte”. Si continua a parlare di rimozione, quando invece le attuali direttive, come specificato, prevedono altre modalità evidenziate precedentemente. Infine: «Il mio comune la rimuove: cosa posso fare?» Risposta: “La gestione degli accumuli è regolata e spetta alle amministrazioni competenti, che valutano caso per caso: non tutte le rimozioni sono uguali, e alcune prevedono la separazione e il ritorno della sabbia sull’arenile. Se vuoi capire come viene gestita la tua spiaggia, la strada è chiedere al Comune. E parlarne: la maggior parte delle rimozioni nasce dalla convinzione che io sia sporcizia”. Su quest’ultimo aspetto, mi spiace dover sottolineare che il nostro Comune la sposta temporaneamente non perché essendo ignorante in materia la consideri sporcizia, quanto piuttosto perché un elemento temporaneo che rende scarsamente fruibile le spiagge, creando difficoltà di gestione dei flussi turistici e naturalmente anche dei locali che intendono trascorrere le proprie giornate al mare.»

Per il sindaco del comune di Sant’Antioco, dunque, sarebbe opportuna maggiore attenzione comunicativa: «Ben vengano i progetti di educazione ambientale anche noi, nel nostro piccolo, facciamo il possibile anche sul tema della posidonia, ma occorre stare molto attenti e cercare di contemperare tutti gli interessi in campo, evitando una guerra ideologica tra la preservazione delle coste, assolutamente condivisibile e imprescindibile, e la fruizione degli arenili, altrettanto prioritaria».

La Giunta comunale di Carloforte guidata dal sindaco Stefano Rombi, questa mattina ha approvato il progetto che prevede la trasformazione dell’ex Caserma di via Duca San Pietro in 5 alloggi di edilizia residenziale sociale, per la cui realizzazione è previsto l’impegno di € 2.425.000.
«Parteciperemo ad un bando in scadenza il 14 settembreha spiegato il sindaco Stefano Rombi -. Non sappiamo se saremo finanziati. Se così fosse, saremmo molto felici di contribuire in modo concreto al disagio abitativo che cresce come conseguenza dell’oggettivo sviluppo turistico.»
Una seconda delibera approvata nel corso della stessa seduta riguarda la realizzazione della piazzola di atterraggio per l’elisoccorso. Con la delibera è stata approvata la convenzione con Areus. Il costo complessivo è pari a 208.000 euro: 188.000 a carico di Areus e 20.000 a carico del Comune.
«Il progetto è pronto – ha sottolineato Stefano Rombi -. Una volta acquisiti i pareri di legge, procederemo con la gara d’appalto e i lavori. La piazzola sarà realizzata presso la Colmata Nord (nell’area utilizzata dalle giostre, per intenderci).»

Il capogruppo del Partito democratico di Carbonia Giacomo Guadagnini ha presentato una mozione sulla crisi del settore industriale di Portovesme.

Premesso che il Sulcis ha attualmente 30.000 disoccupati, considerato che è in atto un serio pericolo di desertificazione del tessuto industriale di Portovesme con un’alta possibilità di perdere altri 6.000 posti di lavoro tra diretti e indiretti e verificato che la società Portovesme srl, nell’anno 2023 ha bloccato la produzione della linea piombo e nel marzo dell’anno 2024 ha annunciato la fermata della linea zinco, che rappresenta l’80% dell’attuale produzione, dichiarando di voler mantenere in esercizio solo i forni Waelz; preso atto che l’impianto Eurallumina ha congelato la produzione dall’anno 2009 e che ad oggi il CSE (Comitato di Sicurezza Finanziaria che fa riferimento al MEF), non ha ancora scongelato le azioni Eurallumina nonostante le interlocuzioni avviate da tempo; verificato che questa situazione, nonostante l’approvazione del DPCM che consentirà l’utilizzo del gas in Sardegna, determina il mancato investimento di circa trecento milioni per il riavvio delle attività compresa la nuova centrale a gas; verificato che SiderAlloys S.p.A., subentrata alla società Alcoa nell’anno 2018, non è ancora in piena produzione e non si conoscono né i tempi né i programmi per la piena ripresa produttiva, lo stesso dicasi per la sala elettrolisi ferma ormai da troppo tempo; considerato che la centrale ENEL terminerà la produzione di energia da fonti fossili nel 2025 e si è ancora in attesa di una proroga per il 2028 e attualmente non si conoscono i programmi per le produzioni alternative; preso atto che sul porto industriale di Portoscuso, infrastruttura indispensabile per qualsiasi tipo di sviluppo del territorio, attualmente non si conosce il futuro; la mozione impegna il sindaco Pietro Morittu a programmare con urgenza un Consiglio aperto con tutti i sindaci del territorio, con la presenza del presidente della Provincia del Sulcis Iglesiente, con il presidente del Consorzio Industriale di Portovesme, con il presidente della Regione Sardegna con l’assessore regionale all’Industria, con i consiglieri regionali del Sulcis Iglesiente, con le organizzazioni sindacali e con gli imprenditori, per individuare ogni possibile iniziativa a sostegno di tutte le vertenze aperte.

 

Venerdì 4 settembre due dei principali talenti della nuova generazione arriveranno sul palco della Grande Miniera di Serbariu per la terza serata del “Mine Summer Fest”.
La presenza di Astro a Carbonia, insieme ad Artie 5ive, promette una serata ad alta energia, pensata soprattutto per il pubblico più giovane ma capace di richiamare appassionati da tutto il territorio. La cornice industriale della Grande Miniera di Serbariu contribuirà a rendere l’atmosfera ancora più suggestiva, trasformando uno dei luoghi simbolo della città in un grande spazio dedicato alla musica dal vivo.
Il “Mine Summer Fest 2026” conferma così la volontà di unire spettacolo contemporaneo e patrimonio industriale, portando sul palco artisti capaci di rappresentare le nuove tendenze della musica italiana.

La Giunta regionale, su proposta dell’assessora della Difesa dell’Ambiente Rosanna Laconi, ha adottato il Piano del Parco naturale regionale di Gutturu Mannu, comprensivo della documentazione tecnica, normativa e cartografica. Si compie così un passaggio fondamentale nel percorso avviato dall’Assemblea del Parco per dotare l’area protetta del principale strumento di governo, tutela e valorizzazione del suo territorio. Oltre 18 mila ettari affidati a un progetto unitario di tutela e sviluppo sostenibile. Il Piano valorizza biodiversità, foreste, patrimonio archeologico, sentieri e produzioni locali, rafforzando le opportunità economiche e occupazionali delle comunità.

Il Parco, istituito nel 2014, si estende per 18.029 ettari nei territori di Assemini, Capoterra, Domus de Maria, Pula, Santadi, Sarroch, Siliqua, Teulada, Uta e Villa San Pietro. Custodisce un patrimonio naturalistico, paesaggistico, archeologico e storico-culturale di eccezionale valore, caratterizzato dalla più estesa foresta di sclerofille del bacino del Mediterraneo e dalla presenza di habitat e specie di interesse comunitario.

L’adozione da parte della Giunta, corona il percorso condotto dall’Assemblea del Parco e dai sindaci dei dieci Comuni, protagonisti di un articolato processo di confronto istituzionale e partecipazione territoriale. La costruzione del Piano ha coinvolto le comunità locali attraverso dieci incontri territoriali, consentendo di integrare le esigenze di conservazione con le aspettative sociali ed economiche delle popolazioni.

«È un traguardo di straordinaria importanza, raggiunto grazie al prezioso lavoro dei sindaci e alla loro capacità di costruire una visione comune, superando particolarismi e componendo le diverse esigenze dei territori – dichiara l’assessora Rosanna Laconi -. A loro va riconosciuto il merito di aver trasformato il confronto istituzionale in un progetto condiviso, nel quale la tutela dell’ambiente non è separata dalle prospettive delle comunità, ma ne costituisce il fondamento. Il Piano consegna al Parco regole certe e strumenti concreti per proteggere gli ecosistemi, valorizzare il patrimonio archeologico e storico-culturale e promuovere uno sviluppo locale sostenibile, capace di generare conoscenza, occupazione e nuove opportunità.»

Il Piano organizza il territorio secondo diversi livelli di protezione. Le zone di riserva integrale sono destinate alla conservazione delle aree di maggiore interesse naturalistico; le zone di riserva generale tutelano gli equilibri ecologici e paesaggistici degli ambienti forestali e degli spazi aperti; nelle zone di protezione potranno proseguire, secondo criteri di sostenibilità, le attività agro-silvo-pastorali tradizionali e le produzioni artigianali di qualità. Le zone di sviluppo economico e sociale sono invece dedicate alla fruizione del Parco, ai servizi, alla valorizzazione archeologica e alle attività compatibili con le sue finalità.

Particolare attenzione è riservata alla biodiversità. Il territorio comprende la Riserva di Monte Arcosu e importanti aree della Rete Natura 2000 e costituisce un habitat fondamentale per il cervo sardo. Ospita inoltre oltre ottanta specie di uccelli, tra le quali l’aquila reale, il falco pellegrino, l’astore sardo e lo sparviere sardo, oltre a numerose specie vegetali e animali endemiche. Tra le azioni strategiche è prevista la predisposizione di uno specifico piano di gestione dell’habitat del cervo sardo, accompagnato da attività di monitoraggio degli ecosistemi e degli effetti dei cambiamenti climatici.

Il progetto dedica uno spazio rilevante anche al patrimonio archeologico. Il Piano individua aree specificamente destinate alla ricerca, alla conservazione e alla fruizione dei siti, tra cui il nuraghe e villaggio di Fanebas e l’area archeologica di Bidd’e Mores. È inoltre prevista la realizzazione dell’Ecomuseo storico-archeologico di Gutturu Mannu, concepito come una rete capace di collegare testimonianze culturali, paesaggio e comunità attraverso percorsi fisici e strumenti digitali.

Il sistema di fruizione sarà organizzato valorizzando la rete escursionistica e rafforzando le principali porte di accesso al Parco. Pantaleo, Is Cannoneris, Pixinamanna e Monte Arcosu potranno diventare nodi di accoglienza, orientamento e offerta di servizi, con centri visita, punti informativi, sentieri natura e percorsi accessibili. Il Piano promuove inoltre la mobilità lenta ed elettrica, la manutenzione dei sentieri e il recupero delle strutture esistenti.

«Gutturu Mannu può diventare un modello avanzato di gestione territorialeprosegue Rosanna Laconinel quale conservazione della biodiversità, ricerca scientifica, educazione ambientale, turismo sostenibile e valorizzazione dell’identità culturale concorrano a un unico progetto. La protezione di questo straordinario patrimonio deve tradursi anche in qualità della vita e prospettive concrete per chi vive e opera nei territori del Parco. In questa direzione, con la variazione di bilancio recentemente approvata dal Consiglio regionale, abbiamo stanziato oltre venti milioni di euro per dare concretezza ai piani dei parchi e ai progetti delle comunità locali che hanno creduto e continuano a credere nel sistema delle aree protette. Vogliamo che questi strumenti non rimangano libri dei sogni, ma diventino programmi effettivamente realizzabili, capaci di produrre tutela, sviluppo e opportunità concrete per le comunità.»

Il Piano sostiene infatti lo sviluppo delle attività agro-silvo-pastorali compatibili, dell’artigianato tradizionale, dell’agriturismo, del turismo rurale e dei servizi culturali, educativi e sportivi connessi alla fruizione ambientale. Prevede inoltre la possibilità di promuovere un marchio di qualità e certificazioni ambientali e di filiera, per accrescere la riconoscibilità e il valore aggiunto dei prodotti e dei servizi del territorio.

Il documento è stato sottoposto alla Valutazione ambientale strategica, recependone integralmente le indicazioni. Diventerà esecutivo con il successivo decreto dell’assessora regionale della Difesa dell’Ambiente, che sarà pubblicato nel Bollettino ufficiale della Regione autonoma della Sardegna.

Dopo la mancata iscrizione al campionato di Eccellenza regionale, l’ASD Carbonia Calcio è ancora attiva. In un comunicato diffuso alcuni minuti fa, la società ASD Carbonia Calcio ha annunciato che «dal giorno 5/08/2026, a seguito della rituale Assemblea dei Soci, il dott. Andrea Meloni non è più il presidente del Carbonia, avendo Egli rassegnato le dimissioni dalla carica ed avendo revocato il suo vincolo associativo; a lui vanno i ringraziamenti per l’impegno, la trasparenza, l’onestà e la dedizione che, seppur in una difficile fase di transizione, non ha mancato mai di apportare. La Società informa, inoltre, di aver già ritualizzato tutte le necessarie comunicazioni agli Enti (pubblici e sportivi) preposti».

«Comunica inoltre, di aver – già nelle scorse settimane – conferito appositi mandati ed incarichi ad importanti professionisti del settore legale ed economico al fine di verificare i motivi del dissesto economico, al fine di tutelare il patrimonio associativo; i medesimi provvederanno a notiziare la procura della Repubblica a tutela delle condotte, da chiunque portate in passato, che hanno creato numerosi ed ingiusti danni alla Società, ai ragazzi, agli atleti e, di riflesso, all’intera città di Carboniaconclude il comunicato -. A tempo debito, seguiranno ulteriori comunicazioni, compresa la – già avvenuta – nomina del nuovo Presidente.»

 

Oltre cinquecento ettari di coltivazioni colpite tra i più di 300 di grano, cereali e oltre 200 di produzioni vitivinicole e danni che, secondo le prime stime, valgono già diverse centinaia di migliaia di euro. Nel Sulcis torna a farsi sentire con forza l’emergenza legata alla presenza incontrollata dei cinghiali, mentre le aziende agricole sono chiamate ancora una volta a fare i conti con un problema che si somma a una stagione già durissima. Coldiretti Cagliari lancia l’allarme e chiede alla Provincia del Sulcis Iglesiente di dare finalmente piena attuazione al Piano di contenimento, utilizzando i coadiutori che hanno già completato il percorso di formazione e che sono pronti a operare.
«Gli agricoltori e gli allevatori hanno fatto sacrifici e hanno dimostrato ancora una volta di essere disponibili a collaborare per affrontare il problemasottolinea il presidente di Coldiretti Cagliari, Giorgio Demurtas ci sono aziende che stanno già pagando un prezzo altissimo. Il lavoro nei campi è stato messo a dura prova dal caldo, dalla siccità e dalle difficoltà idriche e oggi ai problemi climatici si aggiungono quelli provocati dalla fauna selvatica. Vedere le colture distrutte dai cinghiali dopo tutto quello che le imprese hanno dovuto affrontare è un danno che non possiamo più considerare normale o inevitabile.»
Il problema, secondo Coldiretti Cagliari, è ancora più difficile da comprendere alla luce del lavoro fatto negli ultimi mesi. L’organizzazione ha infatti affiancato le aziende e collaborato con le istituzioni territoriali per favorire il percorso di formazione dei coadiutori. Il risultato è che le figure necessarie per intervenire sono già state formate e sono disponibili.
«Abbiamo accompagnato agricoltori e allevatori lungo tutto il percorso, offrendo il nostro sostegno e la nostra collaborazione – evidenzia il direttore di Coldiretti Cagliari, Giuseppe Casui coadiutori hanno completato la formazione e sono pronti. È difficile spiegare alle imprese perché, mentre i danni continuano, chi si è formato per poter intervenire non venga ancora concretamente impiegato. Non serve un altro rinvio: serve dare operatività al Piano di contenimento e utilizzare le persone che sono già state preparate per farlo.»
Una richiesta che arriva in un momento particolarmente delicato per l’agricoltura del territorio. Le aziende arrivano, infatti, da una stagione segnata dalle alte temperature, dalla siccità e dalle difficoltà di approvvigionamento idrico, alle quali si sono aggiunti i danni provocati dal maltempo. In diversi areali il quadro economico delle imprese resta fortemente compromesso.
«La fauna selvatica è l’ennesimo problema che si aggiunge a una situazione già molto pesanteaggiunge Giuseppe Casuparliamo di imprese che hanno dovuto affrontare siccità, caldo estremo, problemi idrici e perdite produttive e che oggi devono anche difendersi dai danni provocati dai cinghiali. La gestione della fauna deve tornare a essere una questione di equilibrio del territorio: equilibrio ambientale, tutela delle attività agricole e sicurezza delle persone devono procedere insieme.»
Per Coldiretti Cagliari, infatti, la questione non riguarda soltanto i campi. La presenza incontrollata della fauna selvatica rappresenta anche un problema per la sicurezza stradale, con il rischio di incidenti provocati dall’attraversamento degli animali e collisioni che coinvolgono automobilisti e motociclisti. Da qui la richiesta alla Provincia del Sulcis Iglesiente di accelerare l’attuazione del Piano.
«Abbiamo fatto tutto quello che era nelle nostre possibilità per mettere gli agricoltori e gli allevatori nelle condizioni di contribuire concretamente al contenimentoconclude Giorgio Demurtas ora chiediamo che questo impegno non rimanga sulla carta. Le aziende stanno pagando i danni, i coadiutori sono formati e disponibili: è il momento di metterli in campo.»

Quattro appuntamenti, quattro territori e un unico filo conduttore: il Cammino Minerario di Santa Barbara. Tra ottobre e novembre, torna “Passi di Gusto”, l’iniziativa che porta escursionisti e visitatori alla scoperta dei territori attraversati dal Cammino, tra percorsi a piedi, tipicità enogastronomiche e cucina.

Un viaggio a passo lento attraverso alcuni dei paesaggi più rappresentativi del Sud-Ovest della Sardegna, dove ogni percorso diventa l’occasione per incontrare produzioni, tradizioni e persone che raccontano l’identità dei luoghi.

La formula resta quella che ha caratterizzato la prima edizione: il cammino come esperienza, il cibo come linguaggio e il territorio come filo conduttore tra escursioni, degustazioni, laboratori e showcooking con il coinvolgimento di chef, produttori e protagonisti del mondo enogastronomico.

Quattro giornate, quattro paesaggi e altrettanti racconti del territorio. Dalla costa mineraria di Buggerru alle produzioni agricole di Villacidro, dai vigneti e dagli uliveti tra Nuxis e Santadi fino all’identità marinara di Carloforte, “Passi di Gusto” 2026 vuole trasformare il cammino in un’esperienza capace di coinvolgere tutti i sensi.

Si parte sabato 10 ottobre a Buggerru, con un percorso ad anello che attraverserà anche la Galleria Henry. Al centro della giornata ci saranno il mare, la pesca e il vino, con lo chef Francesco Stara e il pastry chef Gabriele Giambastiani.

Domenica 11 ottobre sarà la volta di Villacidro, con partenza dall’ippodromo e un percorso a bastone che condurrà i partecipanti alla scoperta del territorio. A raccontare attraverso la cucina i prodotti della tradizione saranno lo chef Raffaele Altamura, dell’Istituto Alberghiero, e i protagonisti delle esperienze dedicate a olio, miele e pane. La giornata avrà come punto di riferimento l’Istituto Agrario.

Il terzo appuntamento, sabato 31 ottobre, unirà due territori e due anime produttive del Basso Sulcis: si partirà da Nuxis per arrivare alla Cantina Santadi, lungo un percorso dedicato soprattutto alla cultura del vino e dell’olio. Ai fornelli lo chef Ivano Congiu, affiancato dalla pastry chef Barbara Congiu.

Gran finale domenica 1 novembre a Carloforte, alle Tonnare Piam, con un appuntamento che, partendo dal porto, intreccia il mare e la tradizione dell’isola alla cultura del vino e del corallo. Protagonisti della cucina saranno gli chef Andrea Rosso e Cristiano Rosso.

«L’obiettivo di Passi di Gusto è valorizzare il patrimonio materiale e immateriale attraversato dal Cammino Minerario di Santa Barbara – sottolinea Mauro Usai, presidente della Fondazione CMSB – creando un incontro diretto tra chi percorre i sentieri e le comunità che quei territori li vivono e li custodiscono ogni giorno. Ogni tappa ha una propria storia, un paesaggio, tradizioni e produzioni che la rendono unica. Metterle in relazione, attraverso il cammino e la cucina, significa creare occasioni di incontro e permettere così, a chi percorre questi itinerari, di conoscere il territorio in maniera più profonda e autentica. È proprio questa la forza del Cammino: unire luoghi diversi, valorizzandone le identità e costruendo nuove opportunità per le comunità che li vivono.»