22 September, 2026
Home2026Settembre (Page 10)

Sulla sanità continuiamo a vedere annunci, entusiasmo, inaugurazioni e risultati raccontati soprattutto proiettati al futuro. Il problema è che le persone vivono nel presente. E chi oggi ha bisogno della sanità pubblica sa perfettamente che la realtà quotidiana è molto più complicata di quella rappresentata sui social e in alcuni contesti pubblici. Non neghiamo ciò che funziona e non abbiamo difficoltà a riconoscere ogni miglioramento. Ma proprio perché vogliamo essere seri, non possiamo accettare che un singolo servizio attivato o ripristinato diventi il pretesto per descrivere un sistema sanitario che avrebbe finalmente imboccato la strada giusta. Perché, mentre si raccontano i risultati, rimangono i problemi veri.

Liste d’attesa interminabili. Reparti e servizi in difficoltà. Carenza di personale. Medici che cambiano continuamente. Famiglie costrette a rivolgersi ai privati e a pagare di tasca propria. Tempi inaccettabili nella Neuropsichiatria infantile. Bambini che attendono anni per una prima visita e, dopo la diagnosi, possono aspettare ancora per iniziare logopedia, psicomotricità e percorsi terapeutici indispensabili. E nel nostro territorio continua a mancare un posto letto dedicato alle emergenze psichiatriche dei minori, con famiglie lasciate troppo spesso sole davanti a situazioni estremamente delicate. Questa è la sanità che bisogna avere il coraggio di raccontare insieme agli annunci. E spiace constatare che anche chi, per ruolo istituzionale, dovrebbe rappresentare e tutelare innanzitutto il diritto alla salute della comunità finisca talvolta per contribuire a una narrazione che restituisce un’immagine molto diversa da quella vissuta quotidianamente dai cittadini. Noi abbiamo scelto un’altra strada. Non quella delle urla, dell’allarmismo o della strumentalizzazione delle paure delle persone.

Non vogliamo ripetere metodi che abbiamo criticato quando venivano utilizzati in passato. Vogliamo collaborare. Vogliamo capire. Vogliamo contribuire a trovare soluzioni. Per questo abbiamo teso pubblicamente e con trasparenza una mano al Direttore generale della ASL e al Sindaco. Come gruppo consiliare abbiamo anche chiesto un incontro al Direttore generale per approfondire direttamente alcune criticità e confrontarci sulle possibili soluzioni. Quell’incontro non si è svolto. Ci è stato rappresentato che il Direttore generale sarebbe stato chiamato a confrontarsi in Consiglio comunale e che, per questo, l’incontro con il nostro gruppo non sarebbe stato opportuno. Qualcuno ha ritenuto di dare questo consiglio e qualcuno ha ritenuto di accoglierlo. Ne prendiamo atto. Ma proprio da qui cambia il metodo.

Da questo momento porteremo sistematicamente il tema della sanità nelle sedi istituzionali, chiedendo dati, atti e risposte verificabili. Chiederemo conto dei verbali delle Conferenze sociosanitarie, delle iniziative assunte, degli impegni presi e della corrispondenza ufficiale intercorsa tra il Comune di Carbonia e la ASL 7. Non per alimentare polemiche, ma perché quando si parla di salute pubblica gli annunci non bastano: servono documenti, tempi, responsabilità e risultati. Proprio durante il confronto in Consiglio comunale, il Direttore generale aveva garantito un’accelerata per quanto riguardava le commissioni per l’invalidità civile: a questo proposito vogliamo sapere con chiarezza se la situazione sia effettivamente migliorata e quali siano, oggi, i reali tempi di attesa. Allo stesso modo, vogliamo conoscere con esattezza qual è la dotazione organica e quanto personale sia attualmente in servizio nel reparto di Urologia dell’ospedale Sirai. E ribadiamo fin da ora che chiederemo nuovamente, come gruppo consiliare, un incontro al Direttore generale della ASL 7.

Vogliamo discutere, capire e approfondire direttamente le questioni ancora aperte. Continueremo quindi ad esserci, con disponibilità al confronto ma senza rinunciare al nostro ruolo. Essere responsabili non significa raccontare che va tutto bene. E riconoscere ciò che funziona non significa voltarsi dall’altra parte davanti a ciò che continua a non funzionare.

Carbonia Avanti

Giacomo Floris

Gianluca Arru

Monica Atzori

Il Villasimius si impone al Monteponi con un goal di Andrea Porcheddu su calcio di rigore ma ai quarti di finale ci va l’Iglesias. Il ritorno degli ottavi di finale della Coppa Italia di Eccellenza regionale tra la squadra di Daniele Porcu e quella di Federico Cocco, due delle squadre più ambiziose del campionato che inizierà domenica 13 settembre, come ampiamente previsto, è stata fortemente condizionata dalla decisione del giudice sportivo che ha assegnato la vittoria a tavolino per 3 a 0 nella partita di andata, terminata sul campo in parità sull’1 a 1, per l’impiego di Nicola Serra, uno dei nuovi acquisti del Villasimius, che avrebbe dovuto scontare una giornata di squalifica maturata negli ottavi di finale della Coppa Italia 2025/2026, quando vestiva la maglia dell’Ilvamaddalena.

Il Villasimius s’è presentato a Iglesias in formazione rimaneggiata per diverse assenze (tra gli altri lo stesso Nicola Serra squalificato, il portiere Adam Idrissi e l’attaccante Nicola Muscas), ma fortemente motivato, alla ricerca della clamorosa rimonta. La prima palla goal l’ha costruita l’Iglesias, con un bellissimo colpo di testa dell’ultimo arrivato, Facundo Maitini, terminato molto vicino al palo alla destra del portiere Paolo Fantini, ma il Villasimius ha poi assunto l’iniziativa e al 17′ è passato in vantaggio con un calcio di rigore assegnato dal direttore di gara per un intervento del giovane Adriano Leroux Batte (classe 2007) del bomber del Villasimius Jonathan Lionel Spinola, contestato dall’Iglesias. Sul dischetto s’è portato l’ex Carbonia Andrea Porcheddu che ha spiazzato il portiere.

Il goal del vantaggio ha galvanizzato il Villasimius che ha spinto sull’acceleratore, soprattutto sulla fascia sinistra dalla quale ha costruito diverse occasioni con l’ex Sandro Scioni, due volte con Jonathan Lionel Spinola e l’altro ex Renato Piga, ma le due squadre sono andate al riposo sullo 0 a 1.

In avvio del secondo tempo, al 10′, è maturata la novità che avrebbe potuto condizionare il risultato e la qualificazione, l’espulsione di Federico Dominguez che ha lasciato l’Iglesias in 10.

Il Villasimius ha cercato di approfittare subito della superiorità numerica e in due occasioni ha messo in affanno la difesa dell’Iglesias. Sventato il pericolo, l’Iglesias s’è riorganizzata e in un paio di occasioni ha messo in grande difficoltà la difesa ospite, sfiorando il goal del pareggio. Nel finale entrambi i tecnici hanno operato alcune sostituzioni ma il risultato non è più cambiato, l’Iglesias ha festeggiato il superamento del turno, mentre al Villasimius è rimasta la consolazione di lasciare la Coppa Italia – complice il grave errore dell’impiego di un calciatore squalificato nella partita di andata – senza perdere sul campo, dove ha ottenuto un pareggio e una vittoria.

Domenica prossima il via al campionato, con entrambe le squadre impegnate in casa: l’Iglesias con la “corazzata” Ilvamaddalena, il Villasimius con il Lanusei.

Iglesias: Daga, Adriano Leroux Batte, Arzu, Federico Dominguez, Rodrigues, Montisci (81′ Santos), Floris (96’ Bahlaouan), Santiago Dominguez (77′ Crivellaro), Beugre (85′ Piras), Mancini, Maitini (80′ Capellino). A disposizione: Bonifacio, Figus, Lambroni, Romain Leroux Batte. Allenatore Daniele Porcu.

Villasimius: Fantini, Garau (77′ Ornano), Loi, Piga (68′ Marras), Mastino, Hundt, Marigosu, Scioni, Cogoni, Porcheddu (92′ Gasmi), Spinola (68′ Vinci). A disposizione: Gonzales, Aime, Orrù, Zedda, Cozzuto. Allenatore Federico Cocco.

Arbitro: Marco Corrias di Nuoro.

Assistenti di linea: Giuseppe Puddu e Mirko Pili di Oristano.

Marcatore: 17’ Porcheddu (V) su calcio di rigore.

Ammoniti: Cogoni (V), Daga (I), Marigosu (V), Capellino (I), Loi (V).

Spettatori: 250.

Giampaolo Cirronis

Il 16 settembre di 18 anni fa nasceva a Villamassargia il primo centro estetico, “Essere & Benessere, su iniziativa imprenditoriale di una giovane di 26 anni, Federica Osanna. nata e cresciuta a Villamassargia, che il prossimo 16 settembre raggiungerà un traguardo importante: 18 anni di attività.

«La storia, però, era iniziata molto prima racconta Federica Osanna -. Avevo appena 15 anni quando ho iniziato a immaginare il mio futuro nel mondo dell’estetica. Non sapevo ancora cosa significasse realmente fare questo mestiere né cosa comportasse essere un’imprenditrice, ma avevo già in mente il mio centro. A 18 anni quella che sembrava una semplice idea è diventata una certezza: volevo fare l’estetista e volevo avere un mio centro. Dopo la formazione, il sogno si è concretizzato il 16 settembre 2008.»

«Da allora sono passati 18 anni. Sono cambiati i trattamenti, le tecnologie, i prodotti, il modo di lavorare e anche il centro stesso, ma soprattutto sono cresciute le persone che ne hanno fatto parteaggiunge Federica Osanna -. La mia prima collaboratrice, Laura, è ancora oggi al mio fianco. Ci siamo conosciute proprio in occasione dell’apertura del centro: io cercavo una collaboratrice e lei cercava un lavoro stabile vicino al suo paese. Dopo 18 anni lavoriamo ancora insieme e quella che era nata come una collaborazione è diventata anche una relazione di affetto e grandissima fiducia. Nel tempo il team è cresciuto e oggi siamo in sei.»

«Ci sono clienti che ci accompagnano dal 2008 e che rappresentano una parte importante della nostra storiasottolinea Federica Osanna -. Il centro è cresciuto soprattutto attraverso il passaparola e le relazioni costruite di persona, più che attraverso i social. Questi 18 anni non sono una semplice celebrazione aziendale, la considero una storia di lavoro, imprenditoria, territorio e rapporti umani, nata in un piccolo paese del Sulcis Iglesiente e cresciuta insieme alle persone che lo vivono.»

Nella foto di copertina tutto il team attuale; nella prima foto sotto, risalente al 2008, Federica Osanna con la prima collaboratrice Laura; nelle altre due fotografie le altre componenti del team attuale.

rbt

L’11 e 12 settembre, in Piazza Pegli, torna la quinta edizione della manifestazione promossa dal Comune di Carloforte. Al centro la tutela e la valorizzazione del patrimonio agroalimentare del territorio, il rapporto tra cibo, salute e scuola e la nascita di InCoMunis, una nuova comunità territoriale.
A Carloforte torna Ortoforte, la manifestazione promossa dal comune di Carloforte, con la collaborazione di Laore Sardegna e InCoMunis. L’11 e 12 settembre 2026, in Piazza Pegli, due giornate di incontri, mercato della terra, degustazioni e spettacoli metteranno al centro il rapporto tra cibo, salute, territorio e comunità.

Ortoforte nasce dal desiderio di raccontare il cibo come patrimonio della comunità: un bene che parla della terra, delle persone e dei saperi che la abitano, e che merita di essere conosciuto, tutelato e condiviso. Un patrimonio che riguarda anche il benessere quotidiano e il rapporto consapevole con l’alimentazione. Ogni alimento porta con sé materie prime, ricette, pratiche agricole, paesaggi e relazioni. Conoscere ciò che mangiamo significa quindi avvicinarsi al territorio, alla biodiversità che lo caratterizza e alle persone che continuano a coltivarlo e trasformarlo. In questa prospettiva, scuola e mensa scolastica possono diventare spazi di incontro e scoperta, nei quali salute, alimentazione, cultura, identità e territorio si intrecciano. Dal cascà alla panissa, dalle lasagne alla carlofortina alla cappunadda, fino ai Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT), la mensa può rendere concreta una visione del cibo che unisce nutrizione e salute, educazione e cultura, biodiversità e sostenibilità, identità e appartenenza.
Il tema riguarda anche la qualità e la provenienza delle materie prime, la tutela delle varietà locali e il lavoro degli agricoltori custodi. È da qui che parte Ortoforte: dalla volontà di valorizzare un patrimonio culturale, alimentare e ambientale e, insieme, promuovere una cultura del cibo genuina, sana e consapevole.
Entrambe le giornate si apriranno alle 18.30 con il Mercato della Terra, occasione di incontro con produttori e realtà del territorio. Alle 19.00 seguiranno i due talk di approfondimento.
Venerdì 11 settembre: Cibo, scuola e territorio
Il primo appuntamento partirà dal riconoscimento nazionale assegnato da Foodinsider al comune di Carloforte per la qualità della mensa scolastica, che si aggiunge a quello ricevuto nel 2025 da Mensarda per l’introduzione dei CAM – Criteri Ambientali Minimi.
Il confronto partirà da una domanda: che cosa significa portare ogni giorno un cibo genuino, sano e legato al territorio nella nostra quotidianità?
Il talk affronterà il ruolo della mensa come spazio educativo e culturale, capace di mettere in relazione salute, alimentazione, benessere, biodiversità, tradizioni e conoscenza del territorio.
Coordinerà Andrea Luxoro, antropologo esperto di lingua e cultura tabarchina.
Interverranno Stefano Rombi, sindaco di Carloforte, Elisabetta Di Bernardo, vice sindaca di Carloforte, Claudia Paltrinieri, presidente di Foodinsider, e Francesco Sanna, di Laore Sardegna.
Sabato 12 settembre: InCoMunis, una scelta condivisa
La seconda giornata sarà dedicata alla nascita di InCoMunis, una nuova realtà territoriale che mette in rete soggetti diversi attorno alla volontà di condividere obiettivi, competenze e responsabilità.
Il progetto nasce dalla consapevolezza che la valorizzazione del territorio richieda collaborazione e una visione comune, capace di mettere in relazione amministrazione, istituzioni, agricoltura, università, imprese e realtà locali. Biodiversità, qualità del cibo, produzioni locali e nuove opportunità per la comunità diventano così parte di uno stesso percorso. Coordinerà Andrea Luxoro.
Interverranno Elisabetta Di Bernardo, vice sindaca del comune di Carloforte, Alessia Etzi, dirigente della Provincia del Medio Campidano, Nicoletta Piras, direttrice del GAL Sulcis Iglesiente, Aide Esu, dell’Università di Cagliari, Fernando Atzeni, dell’azienda Su Massaiu e agricoltore custode, e Antonio Maria Costa, di Laore Sardegna.
Dalla terra alla tavola
La riflessione proseguirà a tavola con due formule gastronomiche dedicate al rapporto tra territorio, materie prime e creatività. Orto in Salina, degustazione a pagamento al costo di 30 euro, con posti limitati, proporrà due serate costruite dall’incontro tra chef e territorio.
Venerdì 11 settembre saranno protagonisti Luca Poma, di Da Vittorio, e Secondo Borghero, di Tonno di Corsa; sabato 12 settembre sarà la volta di Antonello Pomata, di Da Nicolò, e Cristiano Rosso, di Da Andrea al Cavallera.
Osteria dell’Orto, al costo di 15 euro, proporrà invece una degustazione aperta al pubblico con un menù interamente vegetale curato da Convivium.
A completare il percorso saranno i vini di Cantine Dolianova e Mesa.

Il 25, 26 e 27 settembre, nel Parco di Villa Sulcis a Carbonia, torna Festa Futura, la manifestazione organizzata da Sinistra Futura Carbonia. Il titolo scelto per questa edizione è “Il coraggio di esserci – Nel mondo che faremo”.
Tre giornate dedicate all’incontro, al confronto e alla partecipazione, con dibattiti, momenti di riflessione, laboratori, musica dal vivo, spettacoli e il ristorante della festa.
Il consueto appuntamento, aperto alla città e al territorio, è pensato anche quest’anno con lo scopo di poter discutere delle trasformazioni che il mondo sta vivendo, sempre con un occhio attento su Carbonia e tutto il Sulcis Iglesiste.
«Anche quest’anno scegliamo di esserci, con la volontà di aprire la nostra comunità politica alla città e al territorio. Festa Futura nasce per incontrarsi, ascoltare e confrontarsi, mettendo al centro le persone e le comunità. Vogliamo parlare delle difficoltà del presente, ma soprattutto delle possibilità che abbiamo davanti: il lavoro, i diritti, l’ambiente, i servizi e la dignità delle persone. Il futuro del nostro territorio non è qualcosa che possiamo limitarci ad aspettare: possiamo costruirlo insieme», dichiara Luisa Poggi, segretaria cittadina di Sinistra Futura Carbonia.
Il tema di questa edizione rappresenta una scelta di impegno politico e civile: il coraggio di non voltarsi dall’altra parte davanti alle ingiustizie, di essere presenti e partecipi e di costruire relazioni fondate sull’ascolto, sulla solidarietà e sulla gentilezza.
«La festa è un momento speciale per fermarci e dedicarci ai temi importanti del nostro tempo, quelli che riguardano la nostra città ma anche la società in cui viviamo. Ci saranno dibattiti, laboratori e spettacoli, tutti pensati per essere accessibili e condivisi. Sarà soprattutto l’occasione per ritrovarci e sentirci parte di una comunità che sceglie di esserci», sottolinea Barbara Pischedda, consigliera comunale e capogruppo di Sinistra Futura nel Consiglio comunale di Carbonia.
«Avere il coraggio di esserci significa avere il coraggio di cambiare. Di fronte alle difficoltà del nostro tempo non servono nuove armi, ma speranza, idee e visioni. È da queste che dobbiamo partire per costruire il futuro che vogliamo», conclude Sandro Mereu, consigliere comunale e provinciale di Sinistra Futura.
Anche quest’anno Festa Futura proporrà un programma ricco di appuntamenti: dibattiti e incontri sui principali temi sociali e politici, laboratori, musica dal vivo, spettacoli e momenti conviviali. Una festa pensata per tutte e tutti, dove la riflessione e l’impegno politico convivono con la cultura, la musica e la voglia di stare insieme.
Nella foto di copertina Luisa Poggi, segretaria cittadina di Sinistra Futura Carbonia

Si è conclusa nei giorni scorsi, con i tour guidati alla città e al territorio, la 50ª Annual Conference e il General Meeting dell’European Association for Architectural Education (EAAE), la principale associazione europea che riunisce scuole e istituzioni di formazione e ricerca in architettura. Per quattro giorni la Scuola di Architettura dell’Università degli Studi di Cagliari, presso la sede di Corte d’Appello del DICAAR, ha ospitato un appuntamento di grande rilievo internazionale.

L’edizione cagliaritana ha registrato una partecipazione significativa: oltre 240 docenti, ricercatori, professionisti e studiosi provenienti da 35 Paesi. Un risultato particolarmente significativo per la cinquantesima edizione della Conferenza, che negli anni precedenti ha fatto tappa in importanti città e scuole di architettura europee, tra cui Porto, Barcellona, Madrid e Amsterdam.

XS_S_M. Architecture of the Fitting” è stato il tema al centro dei lavori, proposto dalla Scuola di Architettura di Cagliari e selezionato dall’EAAE attraverso una procedura competitiva tra numerose università europee. La conferenza ha affrontato le trasformazioni e le criticità legate ai modelli di sviluppo contemporanei, mettendo in discussione le attuali tendenze “urbanocentriche” e la prevalenza della grande scala.

Al centro del confronto è emersa così una rinnovata attenzione alla dimensione locale e alla “smallness”, intesa come possibilità di ripensare il rapporto tra città e paesaggio e di affrontare le grandi questioni contemporanee a partire dalle specificità dei luoghi.

Il programma ha proposto 6 keynote lectures, 4 workshop, 4 mostre, 10 sessioni parallele e 2 cerimonie di premiazione, oltre all’assemblea plenaria dell’associazione. Un articolato calendario di incontri e attività che ha favorito il confronto tra esperienze e prospettive provenienti da diverse realtà internazionali. Alla realizzazione dell’evento ha contribuito l’intera comunità della Scuola di Architettura, docenti, ricercatori, dottorandi e studenti,  trasformando la Conferenza in una significativa occasione di scambio e di apertura internazionale per la Scuola e per l’Università di Cagliari.

L’evento si inserisce infine in un anno particolarmente importante per la Scuola di Architettura, che celebra i 20 anni dalla sua fondazione rappresentando un’occasione per valorizzarne il percorso e riflettere sulle sfide future della formazione e della ricerca nel campo dell’architettura e del paesaggio.

Si è tenuto sabato 5 settembre u.s, a Calasetta, un importante convegno di telemedicina Organizzato dal comune di Calasetta in collaborazione con l’AVIS provinciale di Carbonia e Iglesias e Civicrazia, con il supporto della società CARDIOCALM. L’evento è stato trasmesso anche in streaming e le registrazioni o i punti salienti del dibattito sono consultabili online tramite i canali ufficiali, come la Pagina Facebook del comune di Calasetta. L’incontro è stato strutturato come un tavolo di confronto aperto tra istituzioni (Regione e ASL), Comuni, medici di base e associazioni di categoria.
I lavori sono stati aperti dall’assessore alle politiche sociali e Pubblica istruzione Graziano Castelli che dopo i saluti istituzionali ha illustrato gli obiettivi del convegno. L’intervento dell’assessore si è concentrato principalmente sull’impatto sociale della sanità digitale e sulla tutela delle fasce di popolazione più fragili del territorio. In linea con le sue deleghe alle Politiche sociali e alla Pubblica Istruzione, Graziano Castelli ha evidenziato come la telemedicina sia uno strumento fondamentale per garantire la continuità assistenziale, evitando a pazienti anziani, cronici o con mobilità ridotta faticosi spostamenti verso i presidi ospedalieri centrali dell’ASL 7.
I lavori sono stati moderati con grande professionalità e precisione, da Domenico Campana, giornalista professionista, saggista ed ex caporedattore dell’ANSA che, grazie alla sua lunga esperienza come giornalista e caporedattore, ha saputo legare con efficacia la visione puramente istituzionale della ASL e dei Comuni con le relazioni tecniche e scientifiche degli esperti (come l’ing. Fabio Badilini e il prof. D’Amario).
Nel corso della mattinata, i contributi di Giuseppe Giancarli, Coordinatore Nazionale della Rete della Salute di Civicrazia, Fabio Badilini, scienziato, ingegnere biomedico e presidente di CardioCalm e AMPS LLC.
co-direttore del Center for Physiologic Research presso l’University of California, San Francisco (UCSF) e Domenico D’Amario, professore associato di Medicina Cardiovascolare presso l’Università del Piemonte Orientale (UPO) e direttore della Terapia Intensiva Cardiologica dell’OU Maggiore della Carità di Novara, hanno delineato rispettivamente l’organizzazione dei servizi e la tutela civica, lo sviluppo tecnologico avanzato e l’applicazione clinica specialistica.
Nello specifico, l’intervento di Giuseppe Giancarli si è incentrato sui diritti del cittadino, ponendo l’accento sul concetto di democrazia e uguaglianza nell’accesso alle cure e ribadendo che l’innovazione tecnologica non deve rimanere un esercizio burocratico o puramente tecnico, ma deve tradursi in un beneficio reale, trasparente e immediato per le persone, tutelando il diritto costituzionale alla salute. Giuseppe Giancarli ha evidenziato come la telemedicina sia lo strumento d’elezione per azzerare il divario tra chi vive nei grandi centri urbani e chi risiede in contesti isolati o periferici (come l’area dell’ASL 7 e le isole minori). Per Civicrazia, la sanità digitale rappresenta il mezzo per garantire a tutti la stessa tempestività e qualità di diagnosi.
L’intervento Fabio Badilini si è incentrato invece, sulla validazione scientifica e sull’affidabilità tecnologica degli strumenti digitali applicati alla cardiologia sul territorio. Ha spiegato che la telemedicina moderna non deve scendere a compromessi sulla qualità diagnostica. Ha illustrato come i dispositivi ultra-portatili attuali permettano di registrare elettrocardiogrammi a 12 derivazioni con la stessa identica precisione e risoluzione dei macchinari ospedalieri tradizionali, azzerando i margini d’errore nella trasmissione dei dati.
Nella sua comunicazione, ha approfondito l’importanza dell’utilizzo di algoritmi avanzati integrati nelle piattaforme di telemedicina e ha rimarcato come la tecnologia di CardioCalm sia strutturata per essere usata agevolmente da personale non specializzato (come infermieri di comunità o volontari delle associazioni) direttamente a domicilio o nelle case di comunità. Questo approccio sposta concretamente il baricentro dell’assistenza dall’ospedale al territorio, rispondendo perfettamente alle esigenze geografiche delle aree insulari.
Infine, l’intervento di Domenico D’Amario, in veste di clinico di rilievo ed esperto di medicina cardiovascolare, si è focalizzato sull’applicazione clinica e sul valore medico della telemedicina nella gestione quotidiana del paziente fragile.
Domenico D’Amario ha messo in evidenza come la telemedicina rappresenti una svolta fondamentale per i pazienti affetti da patologie croniche come lo scompenso cardiaco. Il monitoraggio remoto dei parametri permette, infatti, di passare da una medicina “reattiv” (intervenire quando il paziente sta già male) a una medicina proattiva, capace di intercettare minime anomalie e prevenire peggioramenti clinici o ricoveri ospedalieri.
Ha poi evidenziato il legame tra innovazione tecnologica e sicurezza del paziente, ponendo l’accento sulla misurazione precisa di parametri quali l’intervallo QT. Questo tipo di monitoraggio costante a distanza è essenziale per verificare in tempo reale l’efficacia e la tolleranza delle terapie farmacologiche complesse prescritte ai pazienti anziani e affetti da più patologie.
In ultima analisi, ha promosso la necessità di creare un canale di comunicazione digitale diretto e standardizzato tra le grandi strutture ospedaliere Hub (dove si gestiscono le acuzie e le terapie intensive) e i presidi periferici sul territorio.
Dopo la coffee break, la mattinata è proseguita con gli interventi istituzionali della direttrice del distretto delle Isole Minori Maria Assuntina Caboni e di Antonello Cuccuru in qualità di direttore socio sanitario e rappresentate della direzione strategica. L’assenza di rappresentanti della conferenza provinciale socio sanitaria e dell’assessorato alla Sanità e ai Servizi sociali ha limitato il dibattito alla sola visione della ASL del Sulcis Iglesiente.
L’intervento di Maria Assuntina Caboni, si è focalizzato sulla gestione operativa e sulle sfide concrete della medicina territoriale nelle realtà insulari. La Direttrice ha spiegato come la telemedicina rappresenti una soluzione organizzativa cruciale per arginare le criticità storiche del territorio, tra cui la carenza di medici e le temporanee interruzioni dei servizi di continuità assistenziale (come la guardia medica).
Ha rimarcato il ruolo del Distretto come fulcro per il coordinamento tra i medici di medicina generale, gli specialisti ambulatoriali e le amministrazioni comunali, sottolineando che l’innovazione tecnologica può funzionare solo se supportata da una solida integrazione dei flussi di lavoro amministrativi e sanitari.
L’intervento di Antonello Cuccuru, che ha portato anche i saluti del DG, DS e DA assenti per precedenti impegni istituzionali, si è incentrato sulla riorganizzazione della sanità territoriale e sull’integrazione dei servizi di prossimità previsti dallo sviluppo dei progetti di telemedicina regionale e aziendale. Antonello Cuccuru ha sottolineato l’importanza della medicina di prossimità per i comuni dell’area Sulcis Iglesiente, spiegando come la telemedicina sia l’anello di congiunzione ideale tra la gestione clinica e i servizi sociali assistenziali per i pazienti fragili. Nel suo intervento, ha evidenziato il valore strategico di figure assistenziali capillarizzate sul territorio, come l’infermiere di famiglia e di comunità, che operando a stretto contatto con i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta possono fare uso della tecnologia direttamente a domicilio del paziente. Ha delineato, infine, le azioni e gli obiettivi che, grazie all’esperienza dell’attuale direttore generale, l’azienda sanitaria intende implementare in sinergia con le amministrazioni locali da qui al 2027, con lo scopo di superare i limiti strutturali e logistici tipici delle aree insulari e periferiche del territorio, garantendo una sanità equa ed efficiente. L’azienda sanitaria, ha spiegato il direttore socio sanitario, ha avviato progetti pilota e infrastrutturali mirati a ridurre la necessità di spostamenti per i pazienti delle aree più periferiche o insulari, come quello del tele monitoraggio rivolto ai pazienti affetti da BPCO, e delle televisite/teleconsulti sul territorio. In questo scenario, la Casa della Comunità di Carloforte ha già fatto da apripista per l’attivazione delle prime televisite/teleconsulti delle ASL sarde direttamente dalla Casa della salute. I medici di medicina generale dell’isola si sono collegati con gli specialisti cardiologi dell’ospedale Sirai di Carbonia per valutare i pazienti senza costringerli a viaggiare. Sempre a Carloforte si sta testando l’utilizzo di un dispositivo medico di classe I – che è stato donato alla ASL dal Comune – basato su una tecnologia rivoluzionaria di screening digitale completamente contactless (senza contatto), il cui funzionamento principale si basa sulla fotopletismografia remota (rPPG) combinata con algoritmi avanzati di intelligenza artificiale e reti neurali. La telecamera inquadra il viso del paziente e il software analizza le variazioni
impercettibili di colore della pelle del volto, causate dal flusso del sangue nella circolazione capillare sottocutanea a ogni battito cardiaco. Si tratta di un sistema, chiarisce Antonello Cuccuru, in grado di estrarre e mappare contemporaneamente oltre 25 parametri vitali, metabolici e psicofisici. In ultima analisi, il dirigente ha comunicato che a partire da settembre 2026, la ASL ha pianificato la consegna di dispositivi tecnologici direttamente al domicilio dei primi 100 pazienti fragili, espandendo i servizi di teleassistenza e teleconsulto anche per patologie come lo scompenso cardiaco e il diabete.
In chiusura, l’ultimo intervento è stato quello di di Pina Franca Opisso – intervenuta nella doppia veste di assessora della Tutela della salute del comune di Carloforte e di infermiera della Casa di Comunità – che ha portato la testimonianza diretta e concreta di chi vive e opera sul campo in una realtà insulare.
Il professional ha evidenziato le criticità logistiche e sanitarie che accomunano l’Isola di San Pietro (Carloforte) e l’Isola di Sant’Antioco (Calasetta). La Opisso ha definito la telemedicina non come un semplice “surrogato”della medicina tradizionale, ma come uno strumento salvavita e indispensabile per garantire l’equità e la continuità assistenziale nelle comunità isolane, soprattutto per la gestione delle emergenze e dei pazienti cronici. Sfruttando la sua esperienza sul campo come infermiera, ha rimarcato l’importanza di creare flussi operativi semplici, rapidi e standardizzati per gli operatori sanitari e i volontari del territorio. La tecnologia applicata alla salute deve essere intuitiva per poter essere integrata efficacemente nella routine assistenziale quotidiana.
Le conclusioni (aperte) hanno offerto diversi input per la prosecuzione del confronto, con un focus sulle aree periferiche e insulari per garantire servizi sanitari continui, efficaci e accessibili, riducendo i disagi per i pazienti cronici e per chi vive lontano dai presidi ospedalieri.
La giornata è terminata con un gustoso standing light refreshment (spuntino in piedi) che ha consentito ai partecipanti di continuare un confronto informale con i relatori.

 

Una calda e piacevole serata settembrina ha portato in piazza a Barbusi il consueto pubblico per la quarta edizione della sagra de Is traballusu antigusu, organizzata dall’associazione culturale Sant’Isidoro ONLUS con il patrocinio del comune di Carbonia.

Un evento anche questo molto atteso in cui si portano in piazza dal vivo gli antichi mestieri mostrando a tutti come venivano fatti gli oggetti, le arti e le tradizioni della nostra cultura.

Piccole grandi cose di un passato neanche tanto remoto in cui il “saper fare” era una necessità assoluta legata alla normale vita di ogni giorno.

E’ stato possibile vedere la fabbricazione dei cestini, come si fa la ricotta e il formaggio, la pasta, l’arte di lavorare il legno, bellissime immagini del passato e persino come si lavavano i panni a mano.

Per tutti buonissimi “sappueddus”, salame, formaggio, pane con le olive e ottimo vino, con l’accompagnamento di un piacevole spettacolo musicale.

La sagra ha fatto scoprire a molte persone curiose questi bellissimi particolari della nostra cultura materiale e a chi queste cose già le conosce, le vive o le ha vissute offre il modo di ricordare e custodire questo patrimonio immenso che deve essere trasmesso alle generazioni future affinché non vada perduto.

Appuntamento all’anno prossimo!

Alessandro Cantone

Prende il via venerdì 11 settembre, a Villacidro, la XLI edizione del Premio Letterario Giuseppe Dessì, che anche quest’anno propone un programma articolato di incontri, presentazioni, proposte teatrali e musica.

Il programma di apertura mette in dialogo linguaggi e sensibilità differenti: tra gli ospiti del primo fine settimana ci saranno Valeria Usala, Alessandro Lay, Davide Piras ed eroCaddeo.

Alle 18.00, al Mulino Cadoni, la scrittrice Valeria Usala presenterà il suo secondo romanzo, Nelle case degli altri, (Garzanti). A condurre l’incontro saranno Graziella Perria e Angela Sollai, docenti del Liceo Classico e Linguistico “E. Piga”. Valeria Usala, classe 1993, è laureata in Lingue e Comunicazione all’Università di Cagliari, diplomata in Filmmaking presso l’Ateneo del Cinema di Roma e in Storytelling alla Scuola Holden di Torino. Dopo il debutto con La rinnegata, pubblicato da Garzanti nel 2021, l’autrice ha proseguito il proprio percorso dedicandosi anche alla scrittura di racconti e all’insegnamento della scrittura creativa, attività che svolge tra Cagliari e Torino.

Alle 21.30, a Casa Dessì, la memoria e la storia saranno al centro di Sopra di noi le bombe, di e con Alessandro Lay: spettacolo di Cada Die Teatro liberamente tratto dall’opera di Emilio Lussu, che mette in relazione la grande storia del Novecento con la memoria individuale della città di Cagliari. Il racconto parte dalla fine della Prima guerra mondiale e dall’avvento del fascismo, per arrivare ai bombardamenti del 1943 e alle esperienze di chi assistette alla devastazione della città. Una vicenda profondamente legata alla storia di Cagliari che assume, nella rappresentazione teatrale, un significato più ampio e contemporaneo: quello di una riflessione sulla guerra e sulle sue conseguenze, in un mondo dove ancora oggi le bombe continuano a colpire popolazioni e città.

Sabato 12 settembre, alle 18.00, al Mulino Cadoni, sarà la volta di Femmenella (Piemme) di Davide Piras, scrittore e sceneggiatore nato in Sardegna nel 1981. Con l’autore dialogherà Daniele Congiu, esperto di new media, docente di marketing culturale e referente per la comunicazione dell’Assessorato all’Ambiente della Regione Sardegna. Davide Piras è laureato in Lettere moderne, ha collaborato con L’Unione Sarda occupandosi di cronaca e cultura e ha insegnato scrittura creativa nelle carceri di massima sicurezza e presso l’Università della terza età. La sua attività comprende anche collaborazioni con diverse case cinematografiche e un percorso letterario segnato da numerosi riconoscimenti.

A completare il primo fine settimana sarà l’incontro con eroCaddeo, cantautore pop dalla scrittura intima e dalle sonorità delicate. Nato a Modena, cresciuto in Sardegna e residente a Torino, l’artista ha costruito il proprio percorso musicale attorno a una scrittura dalle movenze autobiografiche.

Dopo il debutto discografico nel 2022, eroCaddeo ha pubblicato nel 2025 un nuovo EP, attirando l’attenzione del pubblico e della critica. Nello stesso anno ha partecipato a X Factor Italia, arrivando alla finale e conquistando il secondo posto con l’inedito punto. All’inizio del 2026 è uscito Scrivimi quando arrivi (punto), album pubblicato da Atlantic Records e Cvlto Music Group. Durante l’incontro, eroCaddeo dialogherà con la giornalista Valentina Frau, raccontando la propria esperienza artistica. Nel corso della serata non mancheranno anche momenti puramente musicali.

Al primo fine settimana di appuntamenti, seguiranno altre otto giornate di presentazioni, incontri e spettacoli che accompagneranno la quarantunesima edizione del Premio Dessì per tutto il mese di settembre e fino al 3 ottobre, data della cerimonia di premiazione del concorso letterario. In lizza tra i finalisti: Luigi Nacci, Matteo Nucci e Romana Petri per la Narrativa; Federico Italiano, Isabella Leardini e Alfredo Panetta per la Poesia. Saranno inoltre assegnati i tre Premi Speciali a Rosa Oliva, Alessandro Cattelan e Licia Colò.

La quarantunesima edizione del Premio Letterario Giuseppe Dessì è promossa e organizzata dalla Fondazione Giuseppe Dessì, con il contributo dell’Assessorato Regionale della Pubblica Istruzione e Beni Culturali della Regione Autonoma della Sardegna, del Comune di Villacidro, della Provincia del Medio Campidano, della Fondazione di Sardegna e del MiC – Ministero della Cultura.

Qualche giorno fa ho depositato un’interpellanza urgente relativamente all’approvazione del “Progetto CASA Carbonia” e alla destinazione di due immobili simbolo dell’identità storica della nostra città, l’ex Ristorante Bovo (Albergo Nord-Centro) in Via Costituente e l’ex Casa dell’Anziano (Albergo Operaio sud-est) in Via Mazzini.
Il 26 agosto la Giunta ha approvato la delibera n. 212 e il Sindaco ha firmato la convenzione vincolante con AREA, appena 48 ore dopo, il 28 agosto, la cittadinanza è stata convocata a cose già fatte per la presentazione del progetto.
Il Consiglio Comunale e le Commissioni competenti non sono stati minimamente coinvolti, svuotando di significato il ruolo della rappresentanza democratica.
Ma oltre al metodo del tutto scorretto, sono il merito delle scelte e la mancanza di visione strategica a sollevare i dubbi più gravi.
ll cohousing (e l’abitare condiviso/intergenerazionale) non è una semplice assegnazione di alloggi.
Per definizione tecnica e sociologica, richiamata dallo stesso bando europeo, è un modello residenziale in cui i futuri abitanti progettano e gestiscono insieme spazi complessi e servizi comuni (cucine condivise, lavanderie, spazi di coworking, aree per il mutuo aiuto tra anziani e giovani o student housing).
Trattandosi di un modello fondato sulla condivisione attiva, il cohousing non si può calare dall’alto con un atto di Giunta approvato in tutta fretta.
Richiede percorsi partecipativi preventivi, un’analisi socio-economica capillare e la presenza di un tessuto sociale già pronto e motivato a co-gestire gli spazi.
Senza una reale ed effettiva domanda accertata nella popolazione di Carbonia, si rischia di trasformare due cattedrali storiche in contenitori vuoti o in progetti insostenibili.
Dall’esame della documentazione ufficiale del bando europeo Just Transition Fund (Azione 4.1), emerge chiaramente che l’Amministrazione aveva un ventaglio ben più ampio di opzioni e modelli di intervento.
Il bando non imponeva affatto il cohousing monolitico su immobili storici di pregio, ma consentiva di realizzare interventi di edilizia abitativa sociale tradizionale (ERP) o edilizia convenzionata, mediante il frazionamento e il ridimensionamento funzionale di spazi già esistenti per rispondere all’emergenza abitativa delle fasce deboli, dei giovani o dei lavoratori precari.
Sviluppare soluzioni flessibili come lo student housing per attrarre formazione e giovani sul territorio.
Integrare spazi socio-culturali, servizi di quartiere, aree verdi attrezzate e poli di aggregazione comunitaria fruibili da tutta la città, anziché vincolare interi complessi a un’unica funzione sociale chiusa.
Preservare gli immobili identitari del centro storico (come Bovo ed ex Casa dell’Anziano) per progetti ad alto impatto di rilancio turistico, commerciale e culturale, indirizzando invece i fondi JTF su altri immobili del patrimonio comunale residenziale da riqualificare.
Si è invece preferito vincolare per 20 anni (art. 3 della Convenzione) due simboli della fondazione di Carbonia situati nel cuore del centro cittadino, senza alcuna valutazione comparativa trasparente su destinazioni d’uso alternative in grado di rivitalizzare l’economia locale.
E poi, c’è la trappola dei costi.
Se l’Unione europea coprirà le spese di ristrutturazione iniziale, l’articolo 7 della convenzione stabilisce un punto critico, i costi annui di gestione, manutenzione ordinaria, utenze, custodia e attività rimarranno interamente a carico delle casse del comune di Carbonia e del Terzo settore locale.
Mi chiedo: a quanto ammontano queste stime di spesa annuali?
Con quali risorse l’Amministrazione intende coprire questi oneri per due decenni senza gravare sul bilancio comunale e, di conseguenza, sulle tasche dei cittadini?
Gli stessi criteri di valutazione del bando premiano i progetti che dimostrano l’attivazione di effettivi percorsi partecipativi con la comunità locale.
Approvando tutto a porte chiuse in poche ore, la Giunta ha rinunciato persino a valorizzare il coinvolgimento dei cittadini nella fase genetica del progetto.
Carbonia non ha bisogno di decisioni affrettate o di modelli calati dall’alto per consumare risorse in scadenza.
Il patrimonio storico della città appartiene a tutti i cittadini, non solo alle stanze di Giunta.
Daniela Garau
Consigliera comunale Fratelli d’Italia