22 September, 2026
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Il 4 settembre scorso ho avuto il privilegio di intervenire a nome della famiglia di Velio Spano e Nadia Gallico a Teulada al Convegno organizzato dall’Associazione Culturale Is Sinnus, con il patrocinio del Senato della Repubblica, del Comune ed il sostegno del Gruppo Marinedi in concomitanza con la posa di una targa sulla casa natale di mio nonno che, però, li ricorda entrambi.
Con la famiglia siamo grati a chi ha promosso, aderito, sostenuto, patrocinato e partecipato a questa iniziativa, che, però, non consideriamo un suggello, bensì un seme per il presente ed il futuro che ci interrogano.
La nostra gratitudine va anche alla Sen. Stefania Pucciarelli, a Luciano Piras, alla compagna Ilaria Portas ed ai compagni Antonangelo Casula e Tore Cherchi per i loro generosi interventi.
Di seguito il testo del mio contributo.
I miei nonni fecero le loro scelte quando nazifascismo e colonialismo erano tutt’altro che alla fine, la guerra era di nuovo alle porte, antifascismo e anticolonialismo erano minoritari, illegali, perseguitati, senza prospettiva apparente.
Senza certezze retrospettive scommisero la giovinezza e la vita contro forze soverchianti, sulla parte minoritaria e perdente, convinti che alla fine avrebbe prevalso; Nonna si definiva una “inguaribile ottimista” .
Nel ‘38 Nonno Velio arrivò in Tunisia, dove conobbe Nonna Nadia. Aveva 34 anni e lei 23. Si amarono, si sposarono, ebbero le prime due figlie e trovavano anche il tempo di andare al mare, malgrado due condanne a morte, clandestinità, deportazioni, torture, intensa lotta antifascista coi compagni del Partito Comunista Tunisino di diversa origine e ceto coi quali instaurarono affetti ed amicizie lunghe e solide e condivisero una “vita spericolata”.
Nonno diceva che erano stati gli anni più belli della sua vita.
A diciassette anni, subito dopo la marcia su Roma, Nonno si iscrisse alla Federazione giovanile comunista; che tempismo!
Nel ’24, a Roma, consolidò la sua scelta comunista frequentando Gramsci col quale ebbe lunghe conversazioni sulla Questione Sarda.
A vent’anni dirigeva con Altiero Spinelli il Gruppo Comunista Universitario di Roma.
A ventidue entrò nell’apparato illegale del Partito, col falso nome di Mariano. Poi l’arresto, il Tribunale Speciale, cinque anni e mezzo di carcere e, nel ‘33, l’esilio in Francia, dove entrò nel Centro Estero del Partito con un nuovo nome falso: Danesi.
Dei suoi impegni italiano e sardo e di quello in Tunisia si parla sempre; resta invece spesso sullo sfondo la missione in Egitto contro la guerra coloniale in Etiopia scatenata dal fascismo nel ‘35 per compiere l’impero in Africa orientale e finita nel ’36, segnata dalle sanzioni della Società delle Nazioni e dalla ignominia dei gas tossici (iprite) usati contro la popolazione.
Un mese prima dell’attacco aveva già pubblicato, su Rundschau, organo del Comintern, i primi articoli contrari. Un mese dopo, fu inviato da Parigi in Egitto dal Centro Estero del Partito e dal Comitato internazionale per l’aiuto al popolo etiope, per fare propaganda contro la guerra tra le truppe italiane in transito nel Canale di Suez verso Eritrea e Somalia, stabilire contatti con settori della borghesia egiziana e connazionali sensibili all’antifascismo.
Arrivò a Port Said alla fine ‘35, con un altro falso nome ancora: Paul Conibet. Di lì a poco documenti di polizia riportano il ritrovamento a Suez di volantini antifascisti nascosti in tre scatole di tabacco .
Fu un lavoro difficile, come ammise in una lettera, ma non privo di risultati.
Tra il ‘35 e il ‘36 fece anche missioni clandestine in Italia, soprattutto a Napoli, con l’ennesimo nome falso: Renzo Lojacono.
Di quelle missioni scrisse su “Lo Stato operaio”.
Nel ‘36 fu inviato a Barcellona, nella Spagna in guerra civile, dove si aggregò alle Brigate Internazionali occupandosi di Radio PSUC, Radio Barcellona, e poi della direzione di Radio Milano Libera da Madrid dal ‘37.
A trentadue anni era nello stato maggiore del Comandante Juan Modesto.
Alla sua partecipazione a quella lotta devo la cittadinanza spagnola, che con mia madre, mia zia, le mie sorelle e mia cugina abbiamo di recente aggiunto a quella italiana.
Con la Legge sulla Memoria Democratica il Regno di Spagna non ci ha conferito un’onorificenza, ma ha naturalizzato delle idee, peraltro repubblicane, qualificandosi come democrazia matura e sicura di se.
Quindi ora ho anche il cognome “Spano”, che più di un’emozione o un orgoglio rafforza la responsabilità per continuità e fecondità dell’esempio politico ed etico dei miei nonni.
Dopo la Spagna, con lo stesso pseudonimo che aveva usato per la prima volta a Guadalajara, nel ’37 – Paolo Tedeschi -, Nonno raccontò su “Stato operaio” delle truppe italiane nei porti egiziani nel ‘35, divise tra entusiasti di quella guerra e riluttanti.
A poco più di trent’anni, quindi, con cinque pseudonimi diversi su altrettanti fronti, tra volantini nel tabacco, soldati in viaggio verso un fronte coloniale, guerra civile in Spagna e attività clandestine in Italia e Tunisia, Nonno applicava già il metodo di tutta la sua vita, anche dopo la Liberazione: le idee prima, poi l’azione e poi l’elaborazione politica e giornalistica, per essere insieme militante, dirigente e cronista.
La sua vita di “rivoluzionario di professione”, che per un ventennio non ebbe residenza fissa, carriera riconosciuta, garanzie personali, ma lottò su più fronti – Italia, Spagna, Nordafrica, non fu certo il percorso lineare verso una carica istituzionale.
“L’Unità”, che aveva già co-diretto in clandestinità tra Parigi (’37-’38) e il Sud liberato (’43-’44), e poi diretto a Roma dal ’45 al ’46 , lo inviò in Cina tra il ‘49 e il ‘50, appena proclamata la Repubblica Popolare, primo comunista occidentale a visitarla. Incontrò anche Mao Zedong e al suo ritorno pubblicò una raccolta di articoli.
A Shanghai, nel ‘49, incontrò i vertici economici del nuovo governo cinese. Nei taccuini privati, annotò di aver messo in contatto l’addetto commerciale italiano con uno di quei dirigenti, colpito dalle cifre colossali già allora destinate all’industrializzazione .
Per tutti gli anni cinquanta fu il riferimento del PCI per la Cina, fino ad un incontro a Berna nel ‘58 con il ministro Chen Yi, in vista di una missione economica guidata dal senatore DC Guglielmone.
Intuizioni acerbe oggi attuali.
Dopo la Liberazione, l’impegno sardo, costituente e parlamentare; divenne responsabile della Sezione Esteri del PCI, e, nel ’58, anche Segretario del Movimento Italiano per la Pace.
Nel ’59, viaggiò in Africa; incontrò tra gli altri Senghor, Sékou Touré e Nasser.
Nel suo libro del ‘60, “Risorgimento africano” – con la dedica alla terza figlia: “la sola che non è nata in Africa, affinché impari ad amare la terra e la gente africana” – interpretò la decolonizzazione come parte dell’impegno per la Pace contro l’imperialismo che lo aveva animato in Egitto, Spagna e Tunisia.
Nonno aveva annotato nei taccuini privati dubbi sul controllo reale del partito comunista cinese nel sud del paese e sulla rigidità ideologica dei suoi dirigenti.
Con la stessa indipendenza intellettuale si discostò, nel ‘61, dalla linea di Togliatti sull’URSS, proponendo al Partito di andare oltre la sola critica al culto della personalità.
La sua non fu, quindi, adesione senza riserve, ma internazionalismo capace di giudizio autonomo, forse anche perché la sua traiettoria non era passata per l’hotel Lux, a Mosca.
Per lui la Pace non era solo assenza di conflitto, ma lo sbocco di una visione politica; la stessa di quando era ragazzo, ma su scala internazionale.
Morì nel ’64.
Nonna a ventun anni si iscrisse al Partito comunista in Tunisia.
A venticinque fu condannata dal Tribunale speciale militare di Vichy per la sua militanza clandestina.
A ventotto raggiunse l’Italia.
Era nata il 2 giugno del ‘16, trentaquattro anni dopo la morte di Garibaldi e appena sei dopo la prima trasmissione radiofonica diffusa. A trenta esatti, il giorno del suo compleanno, fu eletta alla Costituente: una delle ventuno Donne su 556 seggi, in un paese al primo suffragio libero ed universale.
Quelle ventuno Donne assieme, oltre i distinguo di appartenenza, incrinarono il “tetto di cristallo” che, però, limita ancora oggi la prospettiva femminile e nel mondo molte Donne sono ancora in una condizione inaccettabilmente indegna.
L’impegno di Nonna sulla condizione femminile, praticando più che declinando la parità, fu trasversale a tutta la sua attività, compresa quella internazionale proseguita dopo l’impegno militante, costituente, sardo e parlamentare, quando Pajetta la chiamò nella Sezione Esteri del Partito per i rapporti con quello che allora si chiamava “terzo mondo”.
Viaggiò in Algeria, Tunisia, Senegal, Somalia e nel Sahara Occidentale ; incontrò anche lei Senghor, il presidente-poeta del Senegal, e Bourguiba, presidente della Tunisia ; sostenne i movimenti di liberazione delle colonie portoghesi e la causa del Fronte Polisario.
Ho insistito sulle età di proposito.
• Nonno dirigeva un’organizzazione politica a vent’anni ed entrava in clandestinità a ventidue;
• Nonna veniva condannata da un tribunale militare speciale a venticinque.
Non avevano curriculum o carriera, ma già responsabilità non onorifiche né simboliche, … e le loro idee.
Era la traiettoria di due ragazzi che, però, già non lo erano più.
Oggi i giovani sono relegati a lungo in ruoli marginali prima di affidare loro – quando ormai non lo sono più – qualcosa che conti davvero.
La storia dei nonni dice, invece, che la maturità politica non è funzione dell’anagrafe, ma della responsabilità concreta. Se una comunità vuole evolversi, deve scommettere sui giovani prima che abbiano tutto dimostrato, non dopo.
Nonna, infatti, dedicò l’ultima parte della sua vita a ragazze e ragazzi, offrendo loro strumenti anziché ammaestramenti e lo spirito della Costituzione che con Nonno e molti altri aveva concorso a scrivere. La sua empatia con quei giovani era fortissima, a tratti commovente.
La traiettoria è quindi nitida, ma dove punta?
Umberto Eco ha scritto che il fascismo può ripresentarsi senza chiamarsi così e senza i suoi simboli, col rifiuto del pensiero critico, la fobia della diversità e dello straniero, la brutalità verbale e non solo, la torsione della democrazia per il suo contrario, il nazionalismo retorico e razzista, il bellicismo, amplificando paure e cavalcando frustrazioni.
Per riconoscerlo non serve cercare l’orbace o i saluti romani, ma verificare se le forme della democrazia sono usate per praticarla o per svuotarla della sua sostanza.
Lelio Basso, cui è intitolata la fondazione che conserva parte dell’archivio di Nonna, distingue tra democrazia formale – elezioni, alternanza – e democrazia sostanziale, cioè una comunità di eguali e liberi sopra tutto dallo sfruttamento, prescritta dalla Costituzione mediante la rimozione delle diseguaglianze economiche e sociali.
Il modo dei nonni oggi appare soffocato dal costume politico privo dello sguardo lungo che, invece, loro avevano, afflitto dall’omologazione e dalla competitività personalistica anche a prezzo di disonestà intellettuali.
Il Mediterraneo unisce Sardegna e Continente, Egitto, Francia, Spagna, Tunisia. Vi si consumano tragedie migratorie, mentre neo-colonialismi sotto mentite spoglie e neo-nazionalismi attizzano paure sproporzionate, senza incidere sulle diseguaglianze che sono causa dei “viaggi della speranza”, come se la lezione del secolo scorso non fosse bastata.
La scelta dei nonni fu, invece, la solidarietà tra i popoli; un’identità condivisa e meticcia, fondata su Libertà, Uguaglianza, Fraternità e sul diritto a una vita dignitosa, equa ed in Pace, non sull’infeconda purezza etnico-identitaria reclusa nelle frontiere.
Nonna Nadia scrive alla fine della sua autobiografia: “Non è per caso che a conclusione (…) io sia tornata (…) al luogo in cui Velio ed io ci siamo incontrati e le nostre vite si sono (…) intrecciate. La Tunisia e la Sardegna sono state (…) le fondamenta su cui si è costruita la nostra storia personale. E questa (…) storia vorrei che Vasco, Libera, Irene e Sara [le mie sorelle e mia cugina] la considerassero un punto di partenza, lontano nel tempo (…), ma reale, per quello che sarà il “loro viaggio”.
E’ un viaggio partito da lontano, con un traguardo lontano . Noi non siamo, però, tra quelli che partirono né tra quelli che arriveranno; ne faremo un tratto, raccogliendo il testimone da chi ci ha preceduto per poi passarlo alle generazioni future, cui non lasceremo in eredità il mondo, ma dalle quali lo abbiamo avuto in prestito per restituirlo migliore.
Siamo qui per una targa sulla casa natale del Nonno, dove si cita anche la Nonna; la nostra famiglia è grata a chi ha promosso, aderito, sostenuto, patrocinato e partecipato a questa iniziativa, che, però, non consideriamo un suggello, bensì un seme per il presente ed il futuro che ci interrogano.
• Quanto rischio ha assunto e assume chi fa politica?
• Quanto lontano guarda, oltre il prossimo voto?
• Quanta fiducia si dà ai giovani prima che abbiano tutto dimostrato?
• Le forme della democrazia corrispondono ancora alla sua sostanza?
• Quando i confini cesseranno di demarcare le diseguaglianze ed essere linee di frizione che innescano le guerre?
• Se non ora quando le Donne potranno spiegare le ali alla stregua degli uomini?
• Quando le differenze saranno percepite finalmente come risorse anziché insidie?
Grazie Teulada.
Vasco De Cet

Anche quest’anno i cortometraggi di Visioni Sarde faranno da apertura alla seconda edizione di Officina Film Festival, rassegna organizzata da Officina Progetti Aps a Decimomannu negli spazi del Teatro comunale Antica Valeria.
Il festival prenderà il via il 9 settembre, alle 20.00, con il rinfresco di benvenuto e l’inaugurazione ufficiale. Dalle 20.30, partiranno le proiezioni con una selezione tratta da “Visioni Sarde 2025”, progetto proposto dalla Cineteca di Bologna in collaborazione con la Federazione dei circoli sardi in Germania.
Saranno proposti Ajò West di Sara Corbioli, Faccia da Cinema di Alberto Salvucci, Vida e morti de unu Maragotti di Stefano Cau, True Love Waits di Simone Cicalò e Mamma di Matteo Martinez.
Linguaggi e generi differenti, dall’animazione alla commedia al racconto fantastico ma tutti con un filo conduttore unico:la nostra isola e le sue storie.
La prima giornata si concluderà alle 22.00, con Fiori sottopelle di Karim Galici, presentato alla presenza del regista e del cast.
Visioni Sarde nasce nel 2014 all’interno di Visioni Italiane, format ideato dalla storica Cineteca di Bologna, con lo scopo di promuovere e far conoscere i lavori dei giovani talenti sardi anche attraverso tantissime proiezioni sia in Italia che all’estero.
Quest’anno sostiene la rassegna l’assessorato del Lavoro della Regione Autonoma della Sardegna nell’ambito dei “Progetti strategici di rete”, annualità 2026. Collabora fattivamente la Federazione dei Circoli Sardi in Germania all’interno degli eventi in programma per “2026 anno dell’emigrazione sarda in Germania”.Il progetto gode anche del sostegno della FASI, Federazione delle Associazioni sarde in Italia e del partenariato mediatico offerto da CinemaItaliano.info .

Il romanzo intitolato “La paura del coraggio – storia di un eroe sardo” sarà al centro del prossimo appuntamento della rassegna ‘Io Leggo 2026’, promossa dal comune di San Giovanni Suergiu e organizzata con il supporto di ACLI S.G.S., associazione Quadrifoglio 95 e associazione don Bosco.
La presentazione del libro è in programma sabato 12 settembre 2026, alle ore 18.30, nella sala consiliare di via Roma a San Giovanni Suergiu. Il romanzo, scritto da Tore Quartu che dialogherà con la giornalista Sara Vigorita, ripercorre la vita di Salvatore Corrias, finanziere originario di San Nicolò Gerrei, che salvò centinaia di ebrei e perseguitati politici, sacrificando la sua stessa vita. Ribattezzato lo “Schindler sardo” e proclamato Giusto tra le Nazioni, Salvatore Corrias con la sua straordinaria forza morale è diventato simbolo di coraggio e umanità.

Dal 5 al 13 settembre 2026, il Museo Rosas di Narcao ospita una mostra dedicata alla pluralità dell’esperienza femminile attraverso arte, memoria, identità e trasformazione. Curata da Lara Corona, l’esposizione presenta le opere di Arcart e Daniel Marongiu, due ricerche artistiche che, attraverso linguaggi differenti, mettono in relazione la figura femminile con i luoghi, la memoria e la dimensione interiore.
Nelle opere di Arcart, progetto artistico nato dalla collaborazione tra Andrea e Carla Rubiu, la figura femminile dialoga con architetture, paesaggi e luoghi segnati dal tempo. Nella ricerca pittorica di Daniel Marongiu, invece, la figura femminile diventa spazio di indagine dell’interiorità, delle emozioni e della trasformazione.
Sabato 5 settembre, in occasione dell’inaugurazione della mostra, il Museo Rosas ha ospitato la proiezione gratuita del docufilm “Donne in Miniera”, diretto da Roberto Carta, dedicato al ruolo e alla memoria delle donne nella storia mineraria del territorio.
La mostra è supportata da Laviosa S.p.A.
L’evento docufilm è sostenuto dalla Fondazione Laviosa.

Martedì 22 settembre 2026, alle ore 11.00, presso la sede della Provincia del Sulcis Iglesiente, in via Mazzini a Carbonia, saranno presentati i risultati del progetto di ricerca TAILORED, dedicato alla partecipazione e all’inclusione sociale delle persone con disabilità a livello comunale.

TAILORED (ParTicipation and sociAl IncLusion fOR pErsons with Disabilities in municipalities: a CRPD-based approach) è un progetto di ricerca del Dipartimento di Scienze Mediche e Sanità Pubblica dell’Università degli Studi di Cagliari, sviluppato nell’ambito del corso di Dottorato di ricerca in Capacities Building for Global Health, che ha coinvolto oltre 400 partecipanti in 25 Comuni italiani, di cui 24 in Sardegna e uno nelle Marche.

L’incontro del 22 settembre sarà dedicato alla presentazione e alla discussione dei principali risultati della ricerca, alla presenza delle amministrazioni che hanno partecipato al progetto.

Sopra la vite europea, sotto una radice americana, saldate insieme da un innesto. È così da circa centocinquant’anni e non ci pensa quasi nessuno, ma è il fatto più grosso della storia del vino moderno. Alla fine dell’Ottocento un insetto arrivato dall’America, la fillossera, cominciò ad attaccare le radici della vite europea e nel giro di qualche decennio distrusse i vigneti del continente. Non esisteva una cura e non ne è mai stata trovata una. L’unica via d’uscita fu innestare le varietà europee su radici americane, che a quell’insetto resistevano.
Praticamente tutto il vino che beviamo oggi viene da quell’operazione.
Ci sono però dei posti dove non è andata così, e sono pochissimi. Quasi tutti hanno una cosa in comune: la sabbia. La fillossera si sposta scavando gallerie nel terreno, da una radice alla successiva. In un suolo compatto quelle gallerie tengono; in una sabbia sciolta collassano di continuo, e l’insetto fatica a muoversi, a insediarsi, ad arrivare alla pianta accanto. Non fu un’immunità, il danno ci fu anche lì. Fu una difficoltà, e sui tempi lunghi una difficoltà basta a cambiare la storia.
Nelle sabbie di Sant’Antioco ci sono vigne di Carignano che non sono mai state innestate, impiantate fra gli anni Venti e Cinquanta del Novecento e ancora produttive sulle proprie radici. Chi vive qui lo sa, e giustamente lo dà per normale. Io ho studiato a Iglesias, a Monteponi, fra il 2008 e il 2011, e in tutto quel tempo non ci ho pensato neanche una volta.
Ci sono arrivato dall’altra parte del mondo. Sulla costa meridionale del Perù, a poche ore da Lima, c’è la valle di Ica: un deserto vero, dove piove qualche millimetro all’anno e la sabbia arriva all’orizzonte. Lì si fa vino ininterrottamente dal Cinquecento, da quando gli spagnoli portarono le prime talee dalle Canarie, e sono le vigne più antiche sopravvissute del Sud America. In buona parte non sono mai state innestate, per la ragione di Sant’Antioco moltiplicata: sabbia sciolta a perdita d’occhio, aridità estrema, un terreno in cui la fillossera non riesce a lavorare.
Il paradosso è che in un deserto la vite non dovrebbe stare in piedi, e infatti l’acqua qualcuno deve portarcela. La portano i puquios: gallerie drenanti scavate sottoterra prima dell’arrivo degli Inca, attribuite alla cultura nazca, che raccolgono l’acqua di falda e la conducono per chilometri sotto la sabbia. Funzionano ancora. In quella valle una vite europea cresce grazie a un’ingegneria idraulica precolombiana, e non è un modo di dire.
Ci sono stato a gennaio e ci ho passato l’anno seguente a ricostruirne la storia per un libro, ed è lì che ho capito perché non ne parla nessuno. Per tre secoli quella valle ha rifornito di vino l’intero vicereame spagnolo. Poi, fra terremoti e cambiamenti di mercato, la produzione si è spostata quasi tutta sull’acquavite, il pisco, e del vino peruviano ha smesso di parlare chiunque. Ancora oggi, fuori dal Perù, di quel paese si conosce il distillato e nient’altro. Le vigne intanto sono rimaste dov’erano, e continuano a produrre.
Sono due posti senza alcun rapporto fra loro: nessuno scambio, nessuna influenza, nessuna somiglianza di paesaggio. Il Sulcis non è un deserto, non ha i puquios, non ha la Quebranta, l’uva nata a Ica da cui poi è venuto il pisco. Hanno in comune una cosa sola, la fisica di un terreno che non si lascia scavare, e hanno risolto lo stesso problema nello stesso modo senza sapere l’uno dell’altro.
Ma è proprio quella cosa sola a essere rara. I luoghi al mondo dove la vite è arrivata fino a noi senza passare per un innesto si contano: qualche sabbia, l’isola di Santorini, certe zone del Cile, poco altro. Ognuno di essi è un archivio vivo, una pianta che sta dove stava prima della catastrofe e che non ha avuto bisogno di intermediari per arrivare fin qui. Ica è il più esteso e il più antico, e quasi nessuno lo sa. Sant’Antioco è un altro, ed è a mezz’ora da casa.

Matteo Enna

Originario di Baratili San Pietro, è CTO di un progetto di vini da investimento. Ha raccontato la valle di Ica nel saggio Il vino dimenticato. Cinquecento anni di radici nel deserto peruviano.

Giovedì 10 settembre si conclude la rassegna «Cinema in valigia – Ciak si gira nei medaus», la prima edizione della manifestazione che per tutta l’estate ha portato il grande schermo nelle piazze dei Medaus e delle frazioni di Carbonia. L’ottava e ultima proiezione si sposta a Flumentepido, nella Piazza della Chiesa Sant’Antonio. L’appuntamento, a ingresso libero e gratuito, è per le ore 21.30 e sarà presentato da Daniela Vitellaro. Ospite della serata il regista Salvatore Mereu.

Il film. Zuppo d’acqua fin dentro alle ossa, Costantino si avvita sul pagliaio come un vecchio legno restituito alla terra dal mare in burrasca. La pioggia torrenziale ha appena finito di spegnere il fuoco che si è mangiato in una notte sola l’agriturismo in mezzo al bosco, Assandira. Ma la pioggia non ha spento il dolore, il rimorso bruciante per il figlio che è morto in mezzo alle fiamme e che non è riuscito a salvare.

All’alba, i primi ad arrivare sono i carabinieri e il giovane magistrato: Costantino prova a raccontare loro cosa è successo in quell’ultima notte, a spiegare come tutto è cominciato….

Non è da stupirsi se al convegno dedicato a Velio Spano e Nadia Gallico siano intervenute tante persone, la sera del 4 settembre al Palazzo Baronale di Teulada: questa coppia unita nella vita e negli ideali, passata alla Storia per il loro ruolo di Costituzionalisti, da sempre accende l’interesse e la curiosità non solo degli abitanti di Teulada, visto che Velio Spano a Teulada ci è nato, nel 1905, ma anche di studiosi, di intellettuali e di politici che della nostra Costituzione, la “Costituzione più bella del mondo”, ne fanno oggetto privilegiato di studi ed analisi attente ed approfondite, nonché baluardo contro ogni minimo tentativo di sovvertire l’ordine democratico conquistato a prezzo di dura fatica ed incredibili sacrifici da parte di donne ed uomini che all’amore per la libertà ed alla democrazia sacrificarono gli anni più belli e giovani della propria vita, come Velio e Nadia.

Un tributo, dunque, il convegno ha voluto essere alla loro determinazione, alle loro battaglie, ai loro tanti momenti bui vissuti con l’invincibile speranza di farcela, di porre fine ad una dittatura che era negazione dei loro ideali di giustizia sociale e di libertà. E a questa coppia hanno dedicato parole di profonda ammirazione politici, donne ed uomini di vaglia – Salvatore Cherchi, presidente della Fondazione Berlinguer, Ilaria Portas, assessora Pubblica Istruzione Regione Sardegna, Stefania Pucciarelli, della Commissione Diritti Umani del Senato, Renato Marconi, AD Marinedi, Antonangelo Casula, ex sindaco di Carbonia, Luciano Piras, ex sindaco di Teulada, Angelo Milia, attuale sindaco di Teulada – che della difesa della democrazia, conquistata anche grazie a Velio e Nadia con il proprio indefesso impegno, ogni giorno ne fanno cassa di risonanza per il messaggio di attenzione a che la nostra Costituzione non abbia a subire minacce alla propria integrità, ai propri valori, sacrosanti ed irrinunciabili. Commovente è stato il ricordo con cui Vasco De Cet Spano, consulente di Assomarinas, ha ripercorso la vicenda umana e politica dei nonni, Velio e Nadia, esempio di rettitudine morale ed intellettuale per chiunque si appresti a leggerne le vicissitudini di vita privata e pubblica. E palesemente commosse erano le figlie Paola e Chiara nel percepire il senso di riconoscenza manifestato dai lunghi e caldi applausi alle parole degli oratori.

Impeccabile nel suo ruolo di moderatore Salvatore Loi, presidente dell’associazione Is Sinnus, l’associazione che si è resa promotrice del convegno e che è stata oggetto di parole di lode per le tante iniziative culturali messe in campo. Iniziative che contribuiscono a dare la visibilità che merita al paese, recuperando dall’oblio le più significative vicende umane e storiche del passato, ahinoi troppo a lungo trascurate e riposte in angoli dimenticati della memoria collettiva. Un’associazione, Is Sinnus, che non si è tirata indietro di fronte alla proposta di uno scambio culturale con gli alunni di terza della Scuola Secondaria di primo grado di un paese delle Marche, Esanatoglia, in provincia di Macerata, che hanno lavorato con entusiasmo alla realizzazione di una mostra, “Buongiorno Costituzione”, frutto di una mattinata di conversazioni e dialoghi degli alunni con Paola Spano la quale, con generosità, nello scorso mese di aprile si è resa disponibile ad un incontro con insegnanti ed alunni proprio per rendere chiari ai giovani le ragioni ed i momenti salienti della nascita della Costituzione: testimoni “parlanti” i ricordi personali, insopprimibili nonostante gli anni trascorsi, del contributo dei genitori, improntato ad autentica passione. E la mostra, esposta alla fine dell’anno scolastico nella “Sala dei Cavalieri da Varano” del palazzo municipale di Esanatoglia, in questi giorni è a Teulada, ben visibile in alcune stanze di Palazzo Baronale, in virtù di uno scambio culturale che, crediamo, potrà essere oltremodo illuminante per i visitatori.

Da sottolineare l’interesse e la curiosità manifestati dagli esimi oratori e dai familiari di Paola Spano, che hanno voluto complimentarsi personalmente con la Preside, prof. Roberta Baroni e tramite lei con le insegnanti dell’Istituto Comprensivo intitolato a Carlo Alberto dalla Chiesa, e con il sindaco di Esanatoglia, Luigi Nazzareno Bartocci, collegati in video chiamata. E non è da trascurare il fatto che nei giorni della mostra ad Esanatoglia, nella vicina città di Matelica – per inciso la città di Enrico Mattei, personaggio che, oltre a tutto il resto, ebbe anche un ruolo di primo piano nella Resistenza – era in atto una mostra fotografica dedicata alle ventuno donne che presero parte alla Costituente: la foto di Nadia Gallico Spano ben distinguibile fra loro! Alla conclusione del convegno una piccola piece teatrale rappresentata da due attori della Compagnia Teatrale che fa capo a Is Sinnus, i quali hanno messo in scena il colloquio in carcere tra Velio Spano ed un fratello tenacemente fascista. Tanti gli applausi…

In onore della democrazia e della Libertà, alla fine tutti a cantare “Bella Ciao”, intonata sulle note della chitarra di un musicista vicino alla famiglia Spano. Evviva la Costituzione, dunque, che da ottanta anni vigila sui nostri valori di democrazia e di libertà, evviva tutte le donne e gli uomini che alla sua nascita dettero un contributo fondamentale!

Lucia Tanas

Allegata l’intervista all’ingegner Renato Marconi, AD Marinedi

Renato Marconi

Calici in piazza e musica nell’aria…quella che fa un giro e poi “precipita” nei cuori. Venerdì 5 settembre in piazza Marmilla, a Carbonia, lo spumeggiante ed elegante evento “Calici in Piazza” ha messo in luce il Sulcis Iglesiente con sapori autentici per palati raffinati. L’evento è stato organizzato in collaborazione con la Pro Loco Carbonia, Cantine del Territorio, la Fondazione Cammino Minerario Santa Barbara, i Mercati di Campagna Amica/Coldiretti Cagliari, la Provincia del Sulcis Iglesiente, il GAL Sulcis Iglesiente, Carbonia Turismo e con il patrocinio del Comune di Carbonia – Assessorato alla Cultura, inserito nel cartellone degli eventi di “Estiamoinsieme 2026”.

“Calici in Piazza” ha avuto come prologo il convegno intitolato “I nostri calici…ambasciatori del Terroir Sulcis”, moderato da Simone Franceschi, direttore responsabile della rivista enologica “Il Sommelier”, al quale hanno partecipato alcuni responsabili, dirigenti e produttori delle cantine del territorio.

Non c’è miglior cosa che possa essere paragonata ad un buon bicchiere di vino in una notte stellata in compagnia della musica dei MOG. Si potrebbero spendere tante parole ma Sandro e Matilde non hanno bisogno di parole per essere descritti ma di cuori che possano accogliere un canto come quello di Matilde e suoni da far vibrare le emozioni, quelli che Sandro ci regala col suo sax. In attesa di altre serate simili godetevi qualche video e l’intervista realizzata con Sandro e Matilde, riprese di Manola Cirronis.

Nadia Pische

La Provincia del Sulcis Iglesiente ha ufficialmente costituito il Comitato Provinciale Faunistico, organismo tecnico-consultivo previsto dalla Legge regionale n. 23 del 1998. La costituzione e la nomina dei componenti sono state formalizzate con il decreto del Presidente della Provincia n. 28 dell’8 settembre 2026.

Il Comitato sarà presieduto dal presidente della Provincia Mauro Usai e, in sua assenza, dal consigliere delegato Gianluigi Loru, individuato quale supplente. La composizione dell'organismo assicura la presenza delle diverse realtà interessate alla gestione faunistica del territorio: associazioni venatorie, associazioni naturalistiche e di tutela degli animali, organizzazioni professionali agricole, Servizi Veterinari e Corpo Forestale, oltre a due esperti in materia di fauna selvatica e pianificazione venatoria.

«Con la costituzione del Comitato Provinciale Faunistico restituiamo al territorio un importante luogo di confronto, nel quale competenze ed esperienze diverse potranno contribuire alle scelte della Provinciadichiara il presidente Mauro Usai -. La gestione della fauna selvatica richiede equilibrio, conoscenza del territorio e capacità di ascoltare esigenze differenti. Il nostro obiettivo è favorire una programmazione seria e responsabile, capace di tenere insieme la tutela del patrimonio faunistico, le esigenze del mondo agricolo e il corretto esercizio dell’attività venatoria. Il Comitato dovrà essere un organismo concreto, capace di dare un contributo qualificato alle decisioni dell’Amministrazione provinciale.»

Del Comitato fanno parte, per le associazioni venatorie, Alessandro Brighi (A.N.L.C.), Mauro Floris (L.A.S.C.) e Pietro Paolo Bardi (FIDC); per le associazioni naturalistiche e di tutela degli animali, Giovanni Paulis (WWF), Pietro Bullegas (Italia Nostra APS) e Albano Salis (Marevivo Delegazione Sud Sardegna ETS); per le organizzazioni professionali agricole, Ennio Cadeddu (Coldiretti), Nicola Atzori (Copagri Cagliari), Antonello Pinna (CIA) e Alfredo Littarru (Confagricoltura). Ne fanno inoltre parte Massimo Maggio, in rappresentanza dei Servizi Veterinari, e Silvio Cocco, con Marco Dellachà quale supplente, per il Corpo forestale. Gli esperti nominati in materia di fauna selvatica e pianificazione venatoria sono Pinello Cossu e Simone Secci.

«La presenza nello stesso organismo delle associazioni venatorie, ambientaliste, del mondo agricolo e delle competenze tecniche rappresenta un valore aggiuntosottolinea il consigliere delegato Gianluigi Loru -. Sul nostro territorio le questioni legate alla fauna selvatica hanno ricadute ambientali, agricole e sociali e devono essere affrontate attraverso il dialogo e sulla base di dati e competenze. Vogliamo che il Comitato lavori con continuità e con un approccio operativo, raccogliendo le istanze provenienti dal territorio e contribuendo a individuare soluzioni equilibrate e concretamente applicabili.»

Il Comitato eserciterà le funzioni previste dalla normativa regionale quale organo tecnico-consultivo per la pianificazione faunistico-venatoria, la tutela della fauna selvatica e l’esercizio della caccia, nell’ambito delle competenze attribuite alla Provincia.

Il mandato dei componenti decorre dalla data del decreto di nomina e avrà durata coincidente con quella del mandato del Presidente della Provincia. Il decreto è immediatamente esecutivo.