22 September, 2026
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Lettera aperta dell’USB Federazione del Sociale alla Presidente della Regione Sardegna sul progetto del Data Center nel Sulcis

Cara Presidente,

Le scriviamo come USB Federazione del Sociale, come lavoratrici e lavoratori, come cittadine e cittadini di un territorio stremato. Le scriviamo dalla Sardegna, dal Sulcis Iglesiente, una terra che conosce bene il prezzo delle promesse non mantenute e lo sfruttamento delle sue viscere.

Oggi, mentre il nostro paesaggio viene divorato da una proliferazione selvaggia di pale eoliche che producono energia non per riscaldare le case dei Sardi ma per arricchire fondi di investimento esteri, un nuovo mostro si affaccia nel pozzo della miniera di Monte Sinni: il data center per l’Intelligenza Artificiale. Il progetto “Digital Vault Sulcis” di Energy Vault, in tandem con Carbosulcis, si presenta come la “riconversione ecologica” del territorio. Non ci convince.

Noi denunciamo che questo progetto è un ennesimo cavallo di Troia della speculazione energetica e idrica, e chiediamo a Lei, Presidente Todde, e alla sua Giunta di prendere una posizione chiara. Non si tratta di “modernità” o “innovazione”. Si tratta di capire se la Regione vuole essere complice di un disastro annunciato o il baluardo della sopravvivenza del suo popolo.

Le chiediamo di rispondere, punto per punto, a queste domande. Con atti concreti, non con comunicati stampa.

  1. Acqua: il silenzio assordante dei numeri.

Lei sa bene che la siccità non è un’emergenza, ma una condizione endemica del Sulcis. A fine ottobre 2025 le dighe di Punta Gennarta e Medau Zirimilis trattenevano appena il 7,2% della loro capacità. Un territorio già in “grave crisi idrica” secondo l’Autorità di bacino. Nonostante ciò, l’azienda non ha ancora fornito una stima ufficiale del fabbisogno idrico dell’impianto. I data center consumano acqua, tanta acqua. Quanti litri serviranno per raffreddare i server di Monte Sinni? Da quale invaso li prenderete? E quando l’acqua mancherà per le nostre case e per l’agricoltura, chi sarà il primo a chiudere il rubinetto?

  1. Energia: chi paga il conto della speculazione?

Si fa un gran parlare di “energia rinnovabile” e “accumulo gravitazionale”. Ma la realtà è che in Sardegna stiamo subendo un’occupazione eolica e solare senza precedenti, che non abbassa le bollette dei sardi di un centesimo, ma riempie i conti di società estere. Questo data center consumerà una potenza che oscilla tra i 20 MW (autorizzati in fretta) e i 100 MW (previsti in futuro). Cinquecento domande di allacciamento per data center in Italia valgono 79 GW (dati Enel), cento volte la capacità reale installata. Si vuole mettere in ginocchio la rete elettrica sarda per garantire profitti all’AI globale, mentre le nostre famiglie e le nostre imprese pagano l’energia tra le più care d’Europa?

  1. Lavoro: unproblema irrisolto chiamato ricollocazione.

Ci viene raccontata la favola dei “minatori riqualificati” e dei 400 posti di lavoro all’anno. Ma quanti di questi sono contratti a tempo indeterminato? Quanti sono posti di lavoro per operai specializzati nella manutenzione di cavi sottomarini e server rack, competenze che un ex minatore non possiede? La stragrande maggioranza sarà lavoro precario in cantiere, per la costruzione, e poi pochi tecnici

altamente specializzati portati da fuori. Questo non è sviluppo, è assistenzialismo mascherato da high-tech. Il Sulcis non ha bisogno di un data center che impiega 50 addetti fissi e 350 precari in “indotto”. Ha bisogno di industria manifatturiera, di agricoltura sostenibile, di turismo identitario e di servizi pubblici degni di questo nome.

  1. Democrazia e territorio: una scelta calata dall’alto.

La miniera di Monte Sinni è stata dichiarata di “preminente interesse strategico nazionale” dal Consiglio dei Ministri il 5 agosto 2025. Questo ha permesso di bypassare le procedure normali, con un Commissario straordinario. Dov’è il dibattito pubblico? Dove sono le assemblee popolari? Dove sono le valutazioni ambientali strategiche che la Regione dovrebbe pretendere?

Non siamo contro l’innovazione. Siamo contro un modello nel quale i profitti sono privati e i costi ambientali e sociali vengono scaricati sulla collettività.

La USB Federazione del Sociale, portatrice di interessi collettivi e diffusi, alla luce delle informazioni e della poca trasparenza, dice NO a questo progetto.

  • No a un modello di sviluppo che trasforma l’acqua in un fluido refrigerante per multinazionali, mentre la popolazione ha sete.
  • No a una transizione energetica che significa deturpare l’ambiente per creare profitto, non energia per la gente.
  • No alla desertificazione industriale e sociale del Sulcis, mascherata da “fabbrica digitale”.

La transizione energetica non può ridursi alla sostituzione delle fonti fossili con una nuova gigantesca stagione di occupazione del territorio.

Presidente Todde, Lei oggi è di fronte ad una politica di scempio e una politica ambientalista del territorio. Oggi è chiamata a scegliere da che parte stare.

Le chiediamo, con forza, di fermare immediatamente ogni iter autorizzativo fino a quando non saranno resi pubblici e discutibili i dati reali sui consumi idrici, energetici e sull’occupazione stabile. Le chiediamo di convocare un tavolo di confronto pubblico nel Sulcis.

Se la Regione non farà un passo indietro senza le dovute garanzie che la Sardegna non deve essere trasformata in una piattaforma energetica e digitale al servizio di consumi e profitti decisi altrove, e, che possa finalmente diventare padrona delle proprie risorse, troverà il popolo sardo in piazza.

Il Sulcis non è la Silicon Valley. È la nostra casa è la Sua casa.

USB Federazione del Sociale

Nel pomeriggio del 31 agosto scorso, il personale della stazione forestale di Sant’Antioco è intervenuto in località “Sotto Torre”, in comune di Calasetta, per coordinare le operazioni di spegnimento di un incendio che si era sviluppato su un versante collinare coperto dalla macchia mediterranea. Oltre al Corpo forestale, l’attività di spegnimento ha visto la partecipazione delle associazioni di Protezione civile Assosulcis Sant’Antioco e Terramare Calasetta e dei vigili del fuoco del distaccamento di Carbonia che hanno messo in sicurezza le abitazioni minacciate dalle fiamme.
Grazie al tempestivo intervento dell’apparato di lotta, la superficie interessata dalle fiamme è limitata a circa 300 metri quadrati.
Gli accertamenti, svolti contestualmente ed in sinergia fra il Corpo forestale e la stazione dei carabinieri di Calasetta, hanno permesso di stabilire che la causa dell’evento incendiario è presumibilmente da ricondursi al lancio di un dispositivo pirotecnico di segnalazione di soccorso ad uso nautico (“bengala”), del quale sono stati rinvenuti i resti sul luogo del fatto. Utile, a tal proposito, è stata l’acquisizione di filmati pubblicati sul web che documentavano una dinamica di sviluppo delle fiamme a seguito della caduta al suolo di quello che è, sicuramente, un razzo di segnalazione. Gli stessi accertamenti sono ancora in corso, ma dalle prime risultanze sono emersi elementi che consentono di individuare i presunti responsabili del grave fatto incendiario, che avrebbe potuto avere conseguenze ben più gravi.
Il Corpo forestale raccomanda di adottare tutte le precauzioni tecniche e di legge durante l’uso di strumenti di qualsiasi tipo che possono innescare incendi.

Il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Gianluigi Rubiu ha presentato un’interrogazione scritta alla Presidente della Giunta regionale e all’assessore dell’Industria sulla situazione occupazionale presso lo stabilimento di Iglesias della Renovo BioEdil.
«Renovo BioEdil è stata presentata, sin dall’avvio, come un progetto strategico per il Sulcis: un impianto per la produzione di pannelli isolanti in fibra di legno, definito dall’azienda stessa come il primo nel suo genere in Italia, con ricadute occupazionali dirette e un modello di filiera corta che utilizza materia prima al 100% sarda – si legge in una nota dell’on. Gianluigi Rubiu -. Il progetto è stato sostenuto da risorse pubbliche nazionali e regionali, in quanto investimento ad alta valenza industriale, ambientale e occupazionale. In questi giorni l’azienda  ha però avviato una procedura di licenziamenti collettivi che interessa 12 lavoratori su un organico complessivo di circa 50 unità, motivata da una “riorganizzazione interna” e non da un calo di commesse, con la prevista eliminazione di un intero turno di lavoro.»
Gianluigi Rubiu chiede alla Giunta regionale «di fare chiarezza su quali e quante risorse pubbliche siano state erogate all’impresa, se la Regione sia stata informata per tempo della procedura di licenziamenti e quali azioni concrete intenda attivare per evitare l’ennesima crisi occupazionale nel Sulcis. Si chiede inoltre di verificare il rispetto degli impegni occupazionali assunti in sede di accesso ai contributi e, in caso di inadempienza, di valutare i provvedimenti conseguenti, fino al possibile recupero delle somme erogate».
«Le istituzioni non possono limitarsi a erogare risorse pubbliche e poi restare a guardare quando un’impresa, che ha beneficiato di contributi e agevolazioni, decide di ridurre l’organico senza una crisi di commesseaggiunge il consigliere Gianluigi Rubiu -. Chi ha ricevuto sostegno pubblico deve rispettare i patti con le istituzioni, con il territorio e, soprattutto, con i lavoratori. Il Sulcis non può permettersi l’ennesima perdita di posti di lavoro, specie in un settore innovativo e ad alta valenza ambientale come quello della bioedilizia».
Gianluigi Rubiu conclude annuncindo che seguirà con attenzione l’evolversi della vicenda e che, in base alle risposte della Giunta regionale, valuterà ulteriori iniziative per tutelare l’occupazione e gli interessi del territorio del Sulcis.

«Alla Regione chiediamo prima di tutto che l’ordinanza che vieta il lavoro all’aperto negli orari di caldo estremo scaduta il 31 agosto sia prorogata con la massima urgenza, come tra l’altro è stato già fatto in altre Regioni»: il primo pensiero della segretaria generale della Cgil Sardegna Simona Fanzecco, intervenendo ieri mattina a Buggerru alla commemorazione dell’eccidio, va a tutti «i lavoratori e le lavoratrici che operano in condizioni difficili e rischiose, nei cantieri, nei capannoni industriali, nei campi e in tutti i luoghi di lavoro dove le temperature raggiungono livelli insopportabili». Non si tratta, infatti, solo di normare le situazioni estreme ma di iniziare a ragionare su una disciplina estesa che salvaguardi tutte le tipologie di lavoratori e lavoratrici, in ogni settore. «Occorre creare strumenti di tutele permanenti – ha detto Simona Fanzecco – per garantire ai lavoratori e alle lavoratrici di operare in sicurezza e dignità, nelle situazioni di caldo estremo così come in tutte le complicate condizioni che il cambiamento climatico sta determinando».

«Due anni fa, proprio in questa occasione, Cgil, Cisl e Uil hanno sottoscritto con la presidenza della Regione il Patto di Buggerru, un protocollo volto al potenziamento di tutte le azioni a tutela della salute e sicurezza nel lavoro», ha ricordato Simona Fanzecco sottolineando che «siamo ben lontani dalla sua operatività, anche perché le risorse destinate sono state assegnate in ritardo». L’auspicio, e l’appello che il sindacato rivolge alla Regione nella giornata di Buggerru, è che quel protocollo sia realmente applicato in ogni sua parte.

Nel girone A del campionato di Promozione, il 13 settembre l’Atletico Masainas esordirà sul campo del Cus Cagliari, l’Antiochense su quello del Vecchio Borgo Sant’Elia. Se si esclude il derby, in programma a Sant’Antioco alla settima giornata il 24 ottobre, le due squadre sulcitane giocheranno entrambe in casa o in trasferta nelle stesse giornate in quasi tutte le giornate, fattore non favorevole per la presenza sugli spalti di tifosi che seguono entrambe le squadre quando giocano in casa.

L’Atletico Masainas e l’Antiochense alla seconda giornata saranno impegnate in casa rispettivamente con il Selargius e il Cus Cagliari, alla terza entrambe in trasferta rispettivamente a Sant’Elia e a Sarroch con l’Accademia Sulcitana.

 

La nuova Iglesias di Daniele Porcu esordirà al Monteponi il prossimo 13 settembre nel campionato di Eccellenza regionale 2026/2027, ospitando l’Ilvamaddalena, sulla carta la squadra più accreditata per la promozione in serie D dopo il secondo posto della passata stagione e il mancato ripescaggio. Seguiranno le sfide con tre neopromosse: trasferta a Usini, Villacidrese in casa e Alghero in trasferta. La Villacidrese di Andrea Cocco esordirà sul campo del Bonorva, scontro tra neopromosse ed ospiterà poi il Tempio (sulla cui presenza al via del campionato c’è ancora incertezza), prima della trasferta a Iglesias.

 

Nell’ambito del Festival Internazionale DiVerso (inserito nella 11ª Rassegna Itinerari Musicali, Letterari e Storici dell’Identità 2026), sabato 5 settembre 2026, alle ore 21.30, si terrà a Buggerru, in Piazza Santarelli, il primo appuntamento della seconda
tappa del Festival Diverso promosso dall’Associazione Culturale “La Casa Rosa”.
In programma un recital letterario e musicale, un salotto letterario con l’autore e un laboratorio di lettura con il pubblico.
L’vento è organizzato dall’Associazione Culturale La Casa Rosa all’interno dell’11ª edizione della rassegna “Itinerari Musicali, Letterari e Storici dell’Identità 2026”, con il patrocinio e la collaborazione del comune di Buggerru – Assessorato alla Cultura, Spettacolo, Eventi e Pari Opportunità, della Pro Loco di Buggerru e della Fondazione Anna Ruggiu.
Al centro della manifestazione vi sarà l’opera “Mònica. Sa lota de Pratobello de su 1969” di Gianni Loy (Editrice Domus De Janas), un testo intenso che ripercorre la storica mobilitazione popolare di Orgosolo del 1969 intrecciandola con la vicenda umana e dolorosa della giovane Mònica. L’opera affronta il tema del riscatto sociale, della forza della comunità e del ruolo fondamentale delle donne nella tutela della propria terra e identità.

 

 

«Buggerru è un luogo che appartiene alla storia del lavoro, del movimento sindacale e della Sardegna. E il modo migliore per ricordare quello che qui accadde nel 1904 non è soltanto guardare al passato, ma provare a capire che cosa quella storia continua a dire al nostro presente.»
Così  il segretario generale della CISL Sardegna Pier Luigi Ledda questa mattina a Buggerru, in occasione del convegno “Eccidio di Buggerru e Prospettive future”, al quale ha partecipato insieme al segretario generale della CISL Sulcis Iglesiente Antonello Saba, nel 122° anniversario dell’eccidio.
Un giornata di memoria che per la CISL diventa un’occasione per interrogarsi sul lavoro di oggi e sulle prospettive di sviluppo dell’Isola. Dalla dignità del lavoro al rapporto tra sviluppo e diritti, fino ad un principio che resta immutato: nessuno dovrebbe perdere la vita per lavorare.
«Nel 1904 i lavoratori di Buggerru chiedevano condizioni di lavoro più giuste e umane. Oggi il lavoro è cambiato, ma non è cambiata la domanda di dignità. Anche nel nostro territorio dobbiamo continuare a lavorare perché chi ha un’occupazione abbia sicurezza, stabilità, un salario adeguato e la possibilità di costruire il proprio futuro qui. È questo il modo più concreto per trasformare la memoria in responsabilità», dichiara Antonello Saba.
Nel 2024, proprio da Buggerru, CGIL, CISL e UIL hanno scelto di avviare con la Regione Sardegna il percorso del Patto di Buggerru sulla salute e sicurezza sul lavoro. Una scelta che ha voluto trasformare la memoria in un impegno concreto e condiviso, di fronte a una situazione ancora segnata da infortuni, morti sul lavoro, difficoltà nei controlli, lavoro irregolare e condizioni nelle quali la prevenzione risulta più difficile.
In questi due anni alcuni passi avanti sono stati compiuti, con 5 milioni di euro all’anno destinati alla sicurezza per il triennio 2026-2028 e l’istituzione dell’Osservatorio regionale per la qualità, la salute e la sicurezza sul lavoro. Ora, però, per la CISL è il momento di fare un passo ulteriore:  il Patto deve arrivare concretamente nei luoghi di lavoro.
«Il Patto adesso deve camminare – ribadisce Pier Luigi Ledda -. Un’urgenza resa ancora più evidente dai numeri: nei primi sei mesi del 2026 sono state otto le persone che hanno perso la vita sul lavoro nell’Isola, una in più rispetto all’anno precedente. La vera sfida è arrivare prima. Prima dell’incidente, prima dell’infortunio, prima che una situazione di rischio diventi emergenza. Servono le regole, i controlli e servono anche le sanzioni quando le regole non vengono rispettate. Ma la sicurezza non si costruisce soltanto con le norme. Si costruisce nei luoghi di lavoro attraverso formazione, consapevolezza, organizzazione del lavoro, responsabilità delle imprese e partecipazione dei lavoratori.»
Per la CISL è proprio dalla tutela della persona che deve partire una riflessione più ampia sul valore del lavoro in Sardegna. Perché sicurezza, salario, stabilità, professionalità, contrattazione e produttività non sono questioni separate, ma parti dello stesso ragionamento sulla qualità del lavoro e sulla qualità dello sviluppo.
«I dati ci dicono che in Sardegna l’occupazione è crescita nell’isola ed è certamente una buona notiziasottolinea Pier Luigi Ledda -. Ma oggi non basta chiedersi quanti posti di lavoro vengono creati: bisogna interrogarsi sulla loro qualità e su quanto valgono. Un valore che si misura nel salario, nella stabilità, nel riconoscimento delle professionalità e nella possibilità di costruire un progetto di vita.»
Una riflessione che guarda anche alle prospettive future dell’isola chiamata nei prossimi anni ad affrontare investimenti importanti, nuovi cantieri, infrastrutture, trasformazioni industriali ed energetiche e processi legati alla transizione ambientale e digitale.
Ma parlare di futuro, soprattutto in un territorio come il Sulcis Iglesiente, significa anche risolvere le vertenze ancora aperte e restituire prospettive concrete di sviluppo e di occupazione. «Non possiamo limitarci a gestire le crisi e le emergenze. Dobbiamo chiudere positivamente le vertenze che da troppo tempo attendono una soluzione e, nello stesso tempo, costruire nuove opportunità di lavoro e di investimento. Questo territorio ha bisogno di certezze, di una prospettiva industriale e produttiva e della possibilità, soprattutto per i giovani, di immaginare qui il proprio futuro», sottolineano Pier Luigi Ledda e Antonello Saba.
«Più lavoro non può significare più rischi. Più investimenti non possono significare più infortuni. Più sviluppo non può significare più vite perdute. La sicurezza non è un costo dello sviluppo. È una condizione dello sviluppo che vogliamo», sostengono i due segretari.
È questa, per la CISL, la lezione che a 122 anni di distanza Buggerru continua a consegnare al presente: la dignità del lavoro non è una questione del passato, ma una responsabilità che riguarda le scelte di oggi e il futuro che si vuole costruire. «Vogliamo una Sardegna che cresca. Vogliamo più lavoro, salari migliori, maggiore produttività, più contrattazione, più investimenti e più opportunità per i nostri giovani. Ma vogliamo che sia buon lavoro: un lavoro che riconosca la persona, le sue competenze, i suoi diritti e la sua dignità», concludono Pier Luigi Ledda e Antonello Saba.

Gentile Direttore, il dibattito di questi giorni e settimane su temi centrali per la salute e la sanità pubblica nel Sulcis Iglesiente offre ai suoi lettori punti di vista differenti e a loro modo autorevoli ed interessanti.

Il Direttore Socio Sanitario Asl Sulcis propone una lettura della realtà che quale funzionario conosce bene.

Vorrei rinforzare che per quanto attiene all’Infermieristica nel Sulcis Iglesiente il problema oggi è “l’attuale trend di partecipazione ai test di ammissione ai corsi di laurea in Infermieristica attivi anche in UniCagliari e UniSassari e il cui numero complessivo di domande non ha coperto il numero di posti messi a bando nell’anno accademico 2025/2026, con le regioni del Meridione in cui il rapporto domande/posti si attesta sul valore medio di 1,6.

Nonostante il progressivo aumento, negli anni, della disponibilità di posti, i dati peggiori rispetto ai test – con cali anche superiori al 20% – coincidono poi con le aree metropolitane compresa quella Cagliaritana che interessa il Sulcis Iglesiente, dove il costo della vita e il caro-affitti non rendono più i grandi atenei meta ideale per i fuori sede.

Un trend negativo che, numeri alla mano, si è affermato nel tempo e colpisce in maniera omogenea tutte le professioni di cura, a testimoniare la necessità di affrontare il problema della carenza e della scarsa attrattività del settore in maniera sistemica e corale e nel rispetto del tessuto economico sociale della Provincia del Sulcis Iglesiente ex Carbonia Iglesias.

Per OPI Carbonia Iglesias, tra le cause strutturali di questo calo di appeal sono certamente da considerare la mancanza di prospettive concrete di carriera, le retribuzioni inadeguate a fronte di responsabilità crescenti, i carichi di lavoro eccessivi, le difficoltà di conciliare vita lavorativa e familiare, lo scarso riconoscimento sociale, le limitazioni ancora forti dell’esercizio libero professionale tipico di gran parte delle professioni mediche e sanitarie.

Ma per permettere a studenti e famiglie della provincia di Carbonia Iglesias di individuare nel corso di studi in Infermieristica un’opportunità su cui riflettere e scegliere con ponderazione abbiamo una grandissima opportunità: “istituire una sede decentrata per il corso di laurea infermieristica per un totale di 50 studenti all’anno in strutture formative del Sulcis Iglesiente, come già concesso al Consorzio Universitario Olbiese, come concederanno al Consorzio Uno di Oristano.

Rivendichiamo medesima chance per il Consorzio AUSI Iglesias e sedi decentrate, altrimenti non riusciremo a colmare il turnover con gli infermieri che man mano vanno in pensione ogni anno e nemmeno ad aiutare indirettamente le famiglie dei potenziali studenti infermieri a sostenerne il percorso didattico direttamente formati e abilitati nei luoghi di vita e di studio, quindi con una percentuale di migrazione post Laurea verso altre ASL inferiore rispetto al contesto attuale.

In piena carenza di professionisti sanitari infermieri ed in un frangente in cui non pochi studenti sono costretti a interrompere o a non intraprendere un corso di studi universitario per mancanza di risorse economiche in seno al proprio nucleo familiare anche per la drammatica condizione lavorativa e sociale del Sulcis Iglesiente, è una opportunità che il territorio deve cogliere e che le istituzioni potrebbero sostenere e che l’Ordine Professioni Infermieristiche intende ancora una volta rilanciare.

Come Ordine Professioni Infermieristiche Provinciale, ribadiamo inoltre la necessità di dichiarare questa situazione una emergenza e prevedere, al pari di altri casi emergenziali, provvedimenti immediati, ivi compresa una cabina di regia permanente, interassessoriale regionale e provinciale, presso la Direzione Generale Regionale della Sanità, per affrontare i problemi evidenziati prima che sia troppo tardi.

Concludo con un ultimo contributo rispetto all’Assistente Infermiere, di cui nessuno può aver paura stante anche la recente sentenza n. 14262/2026, pubblicata il 14 agosto dalla Terza Sezione Quater del TAR Lazio, che ha dichiarato inammissibile il ricorso promosso contro il DPCM del 28 febbraio 2025 che ha recepito l’Accordo Stato-Regioni istitutivo dell’Assistente infermiere.

Esiste un impianto normativo e contrattuale che prevede percorsi formativi di supporto all’infermiere e all’organizzazione nel SSN nel suo complesso.

Con DPCM del 28 febbraio 2025, pubblicato in Gazzetta Ufficiale in data 21 giugno 2025, infatti, è vigente essendo stato recepito l’Accordo tra il Governo, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano che istituisce il profilo professionale dell’ASSISTENTE INFERMIERE.

I corsi per assistente infermiere vengono organizzati esclusivamente presso Aziende Sanitarie locali Regionali e quindi anche sarde.

Chi è l’assistente infermiere?

L’assistente infermiere è l’operatore di interesse sanitario di cui all’art. 1, comma 2, della legge 1° febbraio 2006, n. 43, è un componente dell’équipe assistenziale, svolge la sua attività collaborando e attenendosi alle indicazioni e programmi dell’infermiere, nell’ottica dell’integrazione multiprofessionale secondo l’organizzazione del contesto in cui è inserito. Svolge le attività dirette alla persona, direttamente attribuite dall’infermiere o secondo la pianificazione assistenziale, riferendone allo stesso in quanto responsabile dell’assistenza infermieristica generale.

Abbiamo inoltre formato e strutturato nel SSN l’Operatore Socio Sanitario, figura professionale che trova origine nella sintesi dei distinti profili professionali degli operatori dell’area sociale e di quella sanitaria e risponde in modo più adeguato all’evoluzione dei servizi alla persona, intesa nella globalità dei suoi bisogni.

Oggetto di una profonda revisione in termini di ruolo, di competenze e di contesto operativo, il profilo dell’Operatore Socio Sanitario è stato definito dalla Conferenza Stato-Regioni nella seduta del 22/02/2001 e recepito anche dalla Regione Sardegna, ultima delibera 17 giugno 2025.

Ringrazio per l’attenzione e spero di avere contribuito ad integrare valutazioni di contesti, sempre nel rispetto delle ragioni e dei ruoli di ognuno e nell’interesse primario della completezza d’informazione.

Graziano Lebiu

Presidente OPI Carbonia Iglesias

Si è svolta, presso la storica sede della Lega Navale del comune di Carloforte, la cerimonia di passaggio di consegne fra il comandante Davide Negro ed il comandante Domenico Pascariello, alla presenza del capitano di vascello Paolo Marzio, comandante della Direzione marittima di Cagliari e dell’ammiraglio di divisione Enrico Pacioni, comandante del Comando Marittimo Autonomo Ovest.
Il tenente di vascello Davide Negro è subentrato al parigrado Domenico Pascariello, ora destinato presso la Base Aeromobili Nucleo Aereo e Sezione Volo elicotteri di Sarzana che, giunto sull’Isola di San Pietro nel mese di settembre del 2024 ha cessato, dopo due anni, il prestigioso incarico alla guida dell’Ufficio crcondariale marittimo di Carloforte.
Il neo Comandante, è entrato nel Corpo delle Capitanerie di porto – Guardia Costiera nel 2014, dopo aver vinto il concorso per allievi Ufficiali all’Accademia navale di Livorno.
Destinato, al termine degli studi accademici, quale addetto alla formazione della 3ª classe dell’Accademia navale, nel settembre 2020 ha iniziato il percorso di formazione per entrare a far parte della componente aerea del Corpo, conclusosi con il conseguimento del brevetto da pilota militare e la conseguente abilitazione come pilota di elicottero, a seguito del quale è stato destinato presso la Base Aeromobili Nucleo Aereo e Sezione Volo elicotteri di Sarzana, dove ha partecipato a diverse operazioni di ricerca e soccorso.
«Coesione, unione di intenti e viva partecipazione nella tutela della risorsa mare da parte dell’Autorità marittima e delle Istituzioni locali, consentiranno di perfezionare gli ottimi risultati già raggiunti e indirizzare la rotta verso obiettivi più ambiziosi, al servizio della collettività. Nessuna istituzione, infattiha dichiarato il comandante Davide Negro è più forte di una comunità che lavora insieme.»