6 November, 2026
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L’assistenza sanitaria di base è diventata un vero e proprio calvario per almeno 1.800 pazienti di Iglesias che da circa due mesi sono senza medico di famiglia

L’assistenza sanitaria di base è diventata un vero e proprio calvario per almeno 1.800 pazienti di Iglesias che da circa due mesi sono senza medico di famiglia. La dottoressa in questione è assente per malattia ma non è stata sostituita da un altro medico come dovrebbe avvenire in questi casi. Il problema, però, riguarda anche tutte quelle persone che non hanno neppure il medico di famiglia assegnato. E non sono poche.

Dalla Asl del distretto sanitario di Iglesias fanno sapere che non hanno nessuna possibilità di intervenire per questo tipo di interruzioni dal servizio. L’unica cosa che è stata prevista è la possibilità, per questi pazienti, di rivolgersi agli ormai famosi ASCoT, acronimo di Ambulatori Straordinari di Comunità Territoriale, con sede nella struttura dell’ex ospedale Santa Barbara, dove uno o più medici, solo in alcuni giorni della settimana, sono a disposizione dei pazienti senza medico di famiglia per visite e prescrizioni mediche dietro presentazione di cartelle cliniche o piani terapeutici, in quanto, fanno sapere, i medici dell’ASCoT non conoscono la storia clinica dei pazienti che si presentano.

Tutto risolto? Niente affatto. Il sistema escogitato dal sistema sanitario regionale fa acqua da tutte le parti. E ci vuole coraggio a sostenere che tutti i problemi si stanno risolvendo.

I pazienti sono inferociti per come vengono trattati e per i quotidiani disservizi a cui sono costretti. E non sanno neppure a chi rivolgere le proprie lamentele perché nessuno, più, da ormai risposte. Molti trovano una valvola di sfogo sui social, raccontando le proprie disavventure sanitarie, a volte vere storie drammatiche. Sui social i pazienti raccontano i loro incubi, così vengono descritti da alcuni. Come quello di una paziente che ha dovuto rivolgersi alla ASCoT alcuni giorni fa. Al suo arrivo, dopo mezz’ora dall’apertura, ha trovato 50 persone già in lista d’attesa. Roba da terzo mondo. Ad assisterli un solo medico. Tra i pazienti, anziani con le stampelle, invalidi e donne incinta. Le sedie non erano sufficienti per tutti, quindi in piedi durante l’attesa, chi poteva stare in piedi. Il medico, raccontano i pazienti, fa quello che può. E sbaglia anche, è umano sotto una tale pressione psicologica. Succede anche questo: dopo un’anticamera di ben quattro ore il servizio termina. Quelli che non sono stati ricevuti devono tornare un altro giorno. Anche se era arrivato il tuo turno! Poi, oltre al danno la beffa. Ti dicono di rivolgerti alla Guardia Medica, che però inizia il proprio servizio alle 20.00. Aspetti un’altra mezz’ora per sentirti dire, dopo, che la Guardia Medica non può prescrivere impegnative. Insomma, il cittadino che dovrebbe aver diritto all’assistenza sanitaria pubblica si ritrova sballottato da un ambulatorio di comunità ad uno di guardia medica senza poter ricevere l’assistenza di cui ha bisogno. I cittadini ormai sbalorditi, non hanno più neppure la forza di protestare. In tanti rinunciano a curarsi perché non sanno più a chi rivolgersi. È il caos più totale. È la sanità pubblica che non esiste più, per i più deboli, per i più fragili, per gli anziani. Per i poveri. Perché chi se lo può permettere, il medico lo trova subito.

Carlo Martinelli

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