11 October, 2026
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Il presidente Federico Fantinel ha convocato il Consiglio comunale di Carbonia presso la Sala Consiliare del Centro Polifunzionale in Piazza Roma in seduta straordinaria e pubblica per la
giornata di mercoledì 24 giugno, alle ore 15,00, per la trattazione del seguente ordine del giorno:

1. Interrogazioni e interpellanze e a seguire mozioni e ordini del giorno (per un tempo massimo di due ore);

2. Variazione al bilancio di previsione 2026-2028 e applicazione avanzo di amministrazione;

3. Approvazione regolamento della scuola civica di musica;

4. Adesione alla RE.A.D.Y – Rete nazionale delle pubbliche amministrazioni anti discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere;

5. Revisione della disciplina sull’origine doganale dei prodotti agricoli e alimentari – proposta presentata dalla Terza commissione consiliare.

La presentazione del libro sulla miniera di Funtana Raminosa, “Erranti per le lente gallerie smarriti nell’oblio”, coincide, questa volta, con la scomparsa, avvenuta appena il mese scorso, dell’ingegner Lorenzo Musso. Ritengo sia la giusta occasione per ricordare una persona tra le più autorevoli del mondo minerario italiano, artefice del tentativo di ammodernamento del settore minerario, tra la fine degli anni ’70 e i primi anni 80, gravato dagli anni di inerzia ed abbandono nel periodo dell’Egam.

Piemontese, laureato in ingegneria mineraria al Politecnico di Torino, ha svolto una buona parte della sua esperienza lavorativa in Sardegna a cui è stato profondamente legato scegliendo Iglesias per trascorrere gli ultimi anni della sua vita.

L’ing. Musso è stato un grandissimo tecnico: il migliore della sua e della nostra generazione. Ha unito ad un approccio scientifico ai problemi minerari, una visione strategica innovativa unitaria e integrata del settore dei metalli non ferrosi.

Ha guidato lo sviluppo tecnologico del comparto con l’obbiettivo di allinearlo agli standard internazionali più avanzati in coerenza con la nuova politica mineraria nazionale che aveva affidato all’Eni il rilancio del settore. Ha coinvolto e responsabilizzato i tecnici più preparati, assumendo anche molti giovani ingegneri, promuovendone la formazione, l’istruzione e l’aggiornamento.

Si è sempre aggiornato dal punto di vista scientifico e tecnologico, mantenendo stretti contatti con le industrie del settore e con le Università di Cagliari, Roma, Torino e Trieste, sedi dei corsi di ingegneria mineraria, diffondendo con pubblicazioni, conferenze e convegni, le sue idee.

Una delle novità più qualificanti è stata l’introduzione della geostatistica nella stima delle riserve minerarie e della analisi di sensitività e di rischio negli studi di fattibilità economico e finanziaria dei progetti minerari. Conservo ancora una sua pubblicazione intitolata “Esigenza di valutazioni affidabili e dettagliate come presupposto di una pianificazione ottimale della produzione”.

Forse, è stata quella “valutazione più affidabile del giacimento come presupposto della produzione”, da lui voluta e non attuata, o attuata in ritardo, a determinare il fallimento del progetto di Funtana Raminosa che era nato su una stima del giacimento effettuata con vecchi criteri inadatti ad una mineralizzazione variabile come quella.

Forse quell’episodio è stato usato come pretesto per il suo l’allontanamento dalla direzione della Divisione mineraria della Samim. Tuttavia lui ha continuato il suo impegno professionale seguendo numerosi progetti minerari in Italia e all’estero lasciando sempre la sua impronta di alto livello tecnico e scientifico.

Le miniere metallifere sono state completamente chiuse 15 anni dopo il suo allontanamento. Sono stati anni in cui si è sentita la sua mancanza in termini di competenza, di entusiasmo e di slancio innovativo. E chissà se la sua presenza non avrebbe determinato una fine diversa.

Personalmente ho avuto l’opportunità di incontrare l’ing. Musso da studente mentre era vice direttore della Miniera di Monteponi e seguiva i cantieri di San Marco e Masse Centrali oltre gli studi per l’approfondimento delle coltivazioni al di sotto del liv. -100.

Ricordo ancora quei primi incontri in cui ho avuto modo di apprezzare le sue qualità umane e gli sono riconoscente per l’attenzione e la cura che mi ha dedicato nell’illustrare in dettaglio i processi produttivi con una chiarezza ed un entusiasmo davvero coinvolgenti.

In un secondo tirocinio svolto nella miniera di sali potassici di San Cataldo in Sicilia mi capitò di ritrovare un suo progetto, redatto quando era ancora giovane ingegnere, della coltivazione per camere e pilastri con i calcoli geotecnici per il dimensionamento dei pilastri e dei vuoti eseguiti con un rigore scientifico straordinario a dimostrazione di una competenza tecnica non comune.

Le nostre strade si sono rincontrate dopo la laurea perché sono stato assunto proprio da lui quando era direttore della miniera di Masua dell’Ammi Sarda (Egam).

Con la nascita della Samim nel 1978, l’ing. Musso è divenuto capo della Divisione mineraria nazionale. Dovendo procedere ad una razionalizzazione del comparto, ha selezionato i progetti suscettibili di uno sviluppo produttivo, applicando i metodi più innovativi. Ha svolto innumerevoli confronti sindacali improntati al rispetto e all’onestà nelle relazioni con i lavoratori. Ha messo in atto una nuova organizzazione aziendale più razionale accorpando le funzioni amministrative e potenziando quelle tecniche con l’inserimento di giovani ingegneri e periti minerari. Ha proceduto senza indugio all’acquisto dei macchinari più moderni ed allo sviluppo delle infrastrutture previste in sotterraneo ed all’esterno dando vita a una delle fasi di rilancio del comparto più significative degli ultimi 50 anni del 900.

Dopo appena cinque anni dall’inizio della sua gestione, senza che abbia potuto inaugurare il progetto a cui lavorava da oltre 15 anni, cioè l’impianto di eduzione delle acque di Monteponi, è scoppiato il caso Funtana Raminosa con le conseguenze di cui ho detto sopra.  E da allora, purtroppo, non ho più avuto occasione di incontrarlo, ma quando penso alla mia professione ed allo stile con cui ho cercato di svolgerla, non posso che ringraziarlo con profonda gratitudine perché da lui ho preso ispirazione e tratto esempio.

Oggi, dopo la chiusura del settore estrattivo del Sulcis Iglesiente e del Nuorese, viviamo in luoghi ancora segnati dall’attività mineraria con innumerevoli infrastrutture sotterranee e di superficie inutilizzate, centinaia di ettari di territorio improduttivi e con un impatto negativo paesaggistico e ambientale, dobbiamo chiederci, stimolati anche dalla visione innovativa e strategica dell’ing. Musso, cosa possiamo fare per rivitalizzare per quanto possibile questo lascito.

Negli ultimi 30 anni sono stati creati vari organismi che avrebbero dovuto governare, gestire questo territorio al fine di mitigarne l’impatto ambientale e svilupparne le potenzialità residue anche con cospicue dotazioni finanziarie. Purtroppo finora non si è concretizzato alcunché anche se sono allo studio alcuni interessanti progetti.

Nella nostra presentazione del libro a Nuoro abbiamo messo l’accento sul progetto più interessante ed innovativo, “l’Einstein Telescope”, da realizzarsi nella miniera di Lula che avrebbe anche un forte impatto sullo sviluppo tecnologico ed economico del territorio e della Sardegna.

Oggi a Carbonia non possiamo non accennare al progetto “Aria” che prevede la creazione di un impianto per la distillazione dell’Argon-40, elemento chimico fondamentale per la ricerca della materia oscura, utilizzando uno dei pozzi della miniera di Seruci. L’impianto è in fase di realizzazione grazie a un protocollo di intesa fra l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e la Regione Sardegna. L’INFN opererà insieme con Carbosulcis ed un panel di università e istituti di livello internazionale e potrà sviluppare ulteriori tecnologie per la produzione di isotopi pesanti di svariati elementi utilizzabili in diversi ambiti scientifici.

Sempre nella miniera di carbone Nuraxi Figus di Carbosulcis, la società “Energy Vault” ha proposto un altro impianto interessante che, partendo da un primo prototipo industriale, sta sviluppando un innovativo sistema ibrido di accumulo di energia a gravità + batteria per aiutare a stabilizzare la rete elettrica sarda.

Per le miniere dell’Iglesiente e non solo, il progetto più importante riguarda il ripristino ambientale per il quale è incaricata la società in house della Regione Igea che ormai da molti anni sta affrontando le numerose e complesse problematiche che emergono con l’approfondimento degli studi.

Un approccio innovativo, che potrebbe essere stato ispirato dalla figura dell’ing. Musso, sarebbe quello di utilizzare le potenzialità produttive residue dei cosiddetti “sterili minerari” contenenti ancora significative quantità di metalli, la cui estrazione, oltre a costituire un valore aggiunto, ne ridurrebbe il rischio ambientale.

Non essendo possibile una ripresa dell’attività in sotterraneo a causa del problema delle acque di falda, possiamo però pensare ad un riutilizzo delle numerose gallerie almeno fino alla quota dell’acquifero. Le gallerie più interessanti da utilizzare sono quelle scavate negli ultimi anni di attività in ragione delle loro dimensioni e della accessibilità con mezzi meccanici. A titolo di esempio possiamo far riferimento alla rampa di San Giovanni, a quella di Nebida, di Campo Pisano, di Funtana Raminosa e di San Benedetto che sono immediatamente accessibili e che potrebbero essere sfruttate per impieghi che richiedono stabilità di temperatura e umidità senza dispendio energetico. Sarebbe garantita anche la protezione dagli eventi atmosferici, dal rumore, dalle radiazioni e dall’elettrosmog, con la possibilità di utilizzo di luce artificiale con frequenze mirate.

Un progetto, di cui si era sentito parlare tempo fa, era la creazione di un Data Center nella miniera di San Giovanni. La temperatura tra 15 e 18 gradi all’interno della miniera è infatti ideale per ospitare impianti soggetti a forte dispendio energetico come i data center di elevata potenza attualmente necessari per supportare l’intelligenza artificiale.

Mentre per San Giovanni l’idea sembra caduta nel vuoto, recentemente è stata diffusa la notizia che in Trentino, in una ex struttura sotterranea utilizzata per l’estrazione di dolomite, la “Trentino Data Mine”, partecipata dalla Università di Trento, il 23 giugno p.v. inaugurerà un data center da 6 Mwp.  Il progetto è stato realizzabile grazie all’aggiornamento delle norme di polizia mineraria della Provincia di Trento che consentono l’utilizzo delle gallerie minerarie anche per uso civile.

Un’altra possibilità di utilizzo ci viene ancora dal Trentino dove nella Miniera di San Romedio trova collocazione una cantina per 2 milioni di bottiglie di spumante “Trento doc” e 190.000 mc di mele Melinda.

Innumerevoli sono gli esempi di coltivazioni professionali di funghi in galleria: miniere di Saint-Silvestre e Rocamadur in Francia, miniere di gesso a Nottingham in Inghilterra, Cave di tufo in Campania e Lazio, miniere di ferro in Svezia.

Famose sono le coltivazioni idroponiche realizzate nei tunnel antiaerei di Londra, in gallerie militari in Corea del Sud e gallerie in Cina con produzione di lattughe, spinaci, rucola ed erbe aromatiche.

Le vecchie gallerie si prestano inoltre come cantine per la stagionatura di prosciutti, salumi e formaggi come quelle delle grotte di tufo in Umbria (Norcinerie di Norcia), nel Lazio (Caseificio Campo Felice Pecorino) e nelle Marche, o come i tunnel dismessi in Auvergne (Caves de Saint-Nectaire) e nel Jura (Fort Saint-Antoine) dove vengono stagionati alcuni dei più famosi formaggi francesi.

Naturalmente lo studio di tali progetti di riutilizzo presume in via preliminare la emanazione di norme che prevedano la possibilità di riutilizzo civile delle infrastrutture sotterranee, la loro riapertura per verificarne lo stato e la sicurezza al fine di analizzarne le precise condizioni ambientali e stabilirne la possibile destinazione.

Non possiamo però dimenticare l’acqua di falda che, se per le miniere ha costituito un problema, può essere una opportunità per il territorio. Infatti in tempi non lontani, in periodi di siccità, l’acqua pompata dalla miniera di Campo Pisano ha salvato dalla sete la popolazione di Iglesias. Oggi che la falda è risalita, a maggior ragione costituisce una risorsa da non trascurare. Ricordo che nella galleria di scolo delle acque di eduzione della miniera di Monteponi, in corrispondenza del pozzo Baccarini, esiste un’opera in calcestruzzo realizzata appositamente per ostruire il deflusso dell’acqua di falda. È come se fosse una diga con un battente di circa 60 m capace di contenere milioni di metri cubi d’acqua. Basterebbe realizzare un’opera di presa per rendere disponibile una risorsa utilissima per il territorio.

In questo breve excursus ho provato a elencare una serie di possibili utilizzi produttivi del patrimonio minerario, ma dobbiamo continuare a sostenere anche la valorizzazione a fini turistici del bellissimo contesto ambientale in cui è inserito, recuperando le strutture più significative insieme alla storia e alla memoria degli uomini che vi hanno lavorato.

Sandro Putzolu

 

 

 

Dopo gli incontri che si sono svolti di venerdì scorso a Sassari e Olbia, prosegue il percorso di ascolto e confronto organizzato dall’aAssessorato regionale degli Enti locali e Urbanistica, che accompagnerà l’aggiornamento e l’integrazione del Piano Paesaggistico Regionale.
Il prossimo appuntamento è fissato per giovedì 18 giugno a Iglesias, alle 10.00, nella sala Blu del Centro culturale, in via Cattaneo 82.
L’occasione sarà utile per raccogliere osservazioni e contributi da parte di amministratori e portatori d’interesse del territorio, con l’obiettivo di garantire la più ampia partecipazione possibile.
Il percorso territoriale rappresenta una delle tappe centrali dell’aggiornamento del Piano Paesaggistico Regionale, avviato dalla Giunta regionale per dotare la Sardegna di uno strumento più attuale, coerente con i cambiamenti intervenuti negli ultimi vent’anni e costruito attraverso il coinvolgimento diretto dei territori.

La sindaca di Villamassargia Debora Porrà, eletta per la terza consiliatura consecutiva il 7 e 8 giugno scorsi, ha ufficializzato ieri sera con la delibera n° 12 del 15 giugno 2026, “la nomina dei componenti della Giunta comunale e il conferimento delle deleghe”.

La scelta degli assessori rispecchia fedelmente la graduatoria dei candidati consiglieri più votati. Stefano Osanna è il vice sindaco e assessore con deleghe a Protezione civile e Salvaguardia del territorio; Marco Mandis è l’assessore con deleghe a Lavori pubblici e Servizi sociali; Sara Cambula è l’assessore con deleghe a Cu,ltura e Urbanistica; Maria Francesca Pisano, infine, è l’assessore con deleghe a Pubblica istruzione e Associazionismo.

Con il completamento del progetto Recover, a Carbonia nasce un polo di valenza mondiale per lo sviluppo delle tecnologie dell’idrogeno verde e degli e-fuels.

Si è svolgerà giovedì 18 giugno 2026, presso il Centro Ricerche Sotacarbo nella Grande Miniera di Serbariu a Carbonia la cerimonia di inaugurazione degli innovativi laboratori per lo sviluppo delle tecnologie di frontiera dell’idrogeno verde e dei combustibili derivati (e-fuels).

Finanziato dal Dipartimento per le Politiche di Coesione della Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Progetto Recover ha permesso a Sotacarbo di trasformare l’ex ufficio tecnico della Grande Miniera di Serbariu in un laboratorio avanzato per l’idrogeno verde e i combustibili rinnovabili, rafforzando la capacità scientifica, infrastrutturale e tecnologica il ruolo di Sotacarbo come polo di innovazione energetica di eccellenza mondiale.

Il progetto presentato da Sotacarbo ha rappresentato una delle iniziative più significative nel quadro del bando per la creazione di ecosistemi dell’innovazione nel Mezzogiorno. Finanziato con 12 milioni di euro, il progetto Recover è risultato terzo classificato tra le oltre 270 proposte progettuali del bando ed è stato l’unico finanziato tra quelli presentati da enti di ricerca o università sarde.

«L’obiettivo del nostro progetto – spiega l’amministratore unico della Sotacarbo, Mario Porcu – era la realizzazione di un laboratorio avanzato di valenza internazionale per lo sviluppo di tecnologie innovative nel campo dell’idrogeno verde e degli e-fuels. Il nuovo com-plesso integra l’attuale Centro Ricerche Sotacarbo, facendone una piattaforma unica per la ricerca integrata sui sistemi energetici sostenibili, con la possibilità di passare dalla sintesi dei materiali alle dimostrazioni sugli impianti pilota per la produzione di energia pulita.»

Il progetto si è configurato fin dall’origine come un modello virtuoso di riqualificazione capace di coniugare archeologia industriale, innovazione tecnologica e sostenibilità ambientale. L’idea progettuale si fonda, infatti, sulla valorizzazione di un bene identitario del patrimonio minerario di Carbonia, inserendolo in una prospettiva contemporanea di ricerca applicata e trasferimento tecnologico a supporto della transizione energetica.

I 22 ettari in cui si sviluppa la Grande Miniera di Serbariu hanno rappresentato negli anni Tren-ta il nucleo su cui venne poi fondata la città di Carbonia. Negli anni in cui l’Italia entrava in guerra, la miniera di Serbariu subì un ammodernamento che le avrebbe consentito in pochi anni di portare i livelli di produzione a ben quattro milioni di tonnellate. La crescita produttiva della miniera proseguì in maniera esponenziale: nel giro di sei anni, dal 1940 al 1946, i lavoratori impiegati passarono dalle 3.000 alle 11.000 unità. Ma quello che avrebbe dovuto rappresentare un punto di riferimento per la ricostruzione nel Secondo dopoguerra, vide iniziare la sua fine. La nascita del polo industriale di Portovesme alla fine degli anni Cinquanta, unita all’incapacità di mantenere a livelli competitivi il prezzo di produzione del carbone Sulcis, portò nel 1971 alla chiusura della miniera.

La proposta progettuale Recover è stata sviluppata per coniugare il recupero e la valorizzazione di un sito minerario di evidente valenza storica con la ricerca e lo sviluppo tecnologico necessario per la decarbonizzazione dei settori cosiddetti “hard-to-abate”, in particolare industria e trasporti pesanti, attraverso lo studio e la sperimentazione di processi altamente trasferibili per la produzione di e-fuels, idrogeno verde e combustibili rinnovabili derivati. In questo quadro, Recover rafforza il posizionamento di Sotacarbo come soggetto attivo nello sviluppo di soluzioni tecnologiche per l’accumulo di energia rinnovabile e per la transizione energetica del territorio.

Il progetto ha previsto la realizzazione di cinque laboratori principali: il laboratorio “Idrogeno ed e-fuels”, il laboratorio “Bio-H2”, il laboratorio di “Accumulo termico”, il laboratorio “Materiali” e il laboratorio di “Chimica generale”. A queste infrastrutture si aggiunge un sistema integrato costituito da elettrolizzatore PEM, impianto fotovoltaico, sistema di stoccaggio di idrogeno e cella a combustibile PEM per la riconversione in energia elettrica.

Il laboratorio idrogeno ed e-fuels è dedicato allo studio dei processi di produzione di idrogeno verde e combustibili rinnovabili, con prototipi sperimentali progettati per sviluppare materiali e componenti in grado di migliorare efficienza, affidabilità, flessibilità e costi dei processi.

Il laboratorio Bio-H2 è invece destinato allo studio della produzione di idrogeno attraverso la gassificazione di biomasse di scarto, mediante impianti prototipali in letto fluido circolante e in letto fluido bollente. Il laboratorio di accumulo termico prevede la realizzazione di un impianto innovativo P-TES, capace di convertire la sovrapproduzione di elettricità rinnovabile in energia termica e di ritrasformarla, quando necessario, in energia elettrica. Il laboratorio materiali è equipaggiato con strumenti per la preparazione, la sintesi e la caratterizzazione di elettrodi, catalizzatori e altri materiali funzionali alla produzione di idrogeno ed e-fuels, mentre il laboratorio di chimica generale assicura le analisi di supporto alle attività sperimentali.

Il progetto Recover si è concluso a giugno 2026 con il completamento del recupero della struttura e con l’installazione e il collaudo degli impianti da banco e delle apparecchiature sperimentali.

Lo stabile recuperato va ad implementare l’attuale Centro Ricerche Sotacarbo presso la Grande Miniera di Serbariu e si propone come esempio concreto di come un sito simbolo della storia industriale del Sulcis possa trasformarsi in infrastruttura abilitante per innovazione, ricerca applicata e sostenibilità ambientale.

Venerdì 12 giugno sul palco del Teatro Centrale di Carbonia, per il Circuito Multidisciplinare dello Spettacolo dal Vivo Sardegna, il CEDAC ha portato lo straordinario “garante di verità” Sigfrido Ranucci.

“Diario di un trapezista”, questo il titolo del suo spettacolo, tratto dal libro “La scelta”, edito Bompiani, che narra la storia di un uomo che, sin da piccolo, quando indossava il suo costume di Superman e cresceva a fianco di un papà amante della verità e della correttezza, cominciava a nutrire la necessità di osservare e difendere il “giusto”.

Nel suo spettacolo Sigfrido Ranucci è capace di raccontare a braccio, senza mai avere un copione davanti, quelle che sono state le tappe più importanti della sua carriera, che si è sviluppata intrecciandosi in maniera indissolubile con la sua vita privata.

Ha cominciato col trovare delle “tracce” di fatti ed eventi, tracce che qualcuno aveva trascurato, non aveva colto o non aveva voluto “vedere”. Ha scelto di non girarsi dall’altra parte, una scelta dettata dalla voglia di trovare “verità nascoste” legate all’uomo che aveva deciso di essere e non allo scoop, perché esiste una differenza sostanziale tra “avere un prezzo” e “avere un valore”. Racconta di come persone semplici, un tassista, un vagabondo ed un elettricista, abbiano segnato alcuni punti di “fuoco” della sua carriera. Un uomo che ha fatto nel suo percorso giornalistico una vera e propria “caccia” alle tracce, quelle che, se non cogli al volo, scompaiono nel nulla, portandosi appresso verità scomode. Parla di come una producer svizzera salvatrice di rospi nelle notti di pioggia incessante, salvò poi anche lui da “una pioggia di fake” che, se non smontate, avrebbero potuto stroncare la sua carriera.

Questo suo portare alla luce questioni scottanti, legate al mondo della politica e della malavita, ha fatto sì che la sua vita e quella dei suoi cari finisse sotto i riflettori delle minacce, talmente forti da portarlo a «vivere, muoversi e lavorare» sotto scorta. Forse perché non aveva seguito il consiglio della sua mamma, che ogni giorno gli raccomandava di “non fare nomi”, forse perché nel suo cammino di vita ha incontrato chi ha creduto in lui, rendendolo depositario di “parole importanti”, forse perché il piccolo Superman ancora oggi alberga in lui o forse perché non lo scopriremo mai… sta di fatto che se ci fossero più Sigfrido Ranucci, a difesa di «sporcizie non da poco…», forse potremmo vivere meglio. Si incontrano tante persone nella vita, ma aver avuto l’onore di conoscere e sentire dal vivo un giornalista difensore della correttezza, ha alimentato nei presenti alla serata, ancora di più la voglia di “leggere ed ascoltare” la voglia di scegliere chi “voler essere”. Immagini, quelle delle sue inchieste, che lasciano un segno profondo nell’animo, fino a farci sentire quell’odore di “carne bruciata”, che guerre incessanti, provocano in virtù del vile danaro che ancora capeggia tra i principali desideri dei “grandi”, che non hanno ancora capito quanto invece “piccoli” siano!

Nadia Pische

Un’esperienza culturale in una cornice da sogno, un festival con radici sarde e interesse internazionale, un programma eterogeneo in un parco archeologico di formazione multietnica. Sono gli ingredienti del festival internazionale ‘Notti a Monte Sirai’, che celebra la piena ‘maturità’ – siamo alla XVIII edizione -, offrendo al proprio pubblico diverse chiavi di lettura, toccando arte, musica, letteratura, danza per spalancare le porte all’immaginazione e alla riflessione.
Forte di un successo ormai pluriennale, il festival sulcitano riparte nell’estate 2026 con il consueto entusiasmo. Il progetto culturale, che intercetta e soddisfa prontamente esigenze di socialità e ricerca di conoscenza, mette insieme profumi identitari e note cosmopolite. Il legame con il territorio disegna uno scambio bi-direzionale, con la kermesse che si giova del luogo, teatro dell’evento, e la comunità che riceve in cambio scintille di rigenerazione e di rinnovamento.
Saranno 4 date da vivere tutte d’un fiato, distribuite nel corso della bella stagione. Si parte il 27 giugno con Roberto Giacobbo per approfondire il mondo dell’arte, si prosegue a luglio, il 4 e l’11, con due date per vedere sul palco due big del cinema e della televisione italiana quali Gianmarco Tognazzi e Laura Morante, tra musica e letteratura; si chiude il 1° agosto con uno spettacolo dedicato alla danza: Resounding.
«Investire sulla cultura significa alimentare la qualità della vita sociale e offrire strumenti di lettura critica del presente – dichiara il sindaco di Carbonia Pietro Morittu -. E significa anche sostenere la crescita economica. Basti pensare al valore di un sito come il Parco Archeologico di Monte Sirai e all’interesse che esso suscita nei campi dell’archeologia, del turismo, dell’accoglienza. La sua valorizzazione ha inevitabilmente una ricaduta positiva sul piano economico. E proporlo come location di un festival di caratura internazionale come Notti a Monte Sirai, con un cartellone composto da artisti anche quest’anno di assoluto spessore, permette di generare un doppio vortice emozionale. I carboniesi lo sanno e continuano a premiare la rassegna, i turisti hanno modo di scoprirlo in corso d’opera, confermando così la vocazione della città a unire cultura e territorio, e a porsi come spazio di incontro e di racconto.»
La prima serata del festival nel Parco Archeologico di Monte Sirai porta in Sardegna un’istituzione dei programmi televisivi dedicati alla divulgazione culturale: Roberto Giacobbo, che a Carbonia porta in scena ‘Leonardo ed il Mistero del Cenacolo’. Lo spettacolo svela i progressi della scienza, con un focus sulla grande opera milanese dello scienziato e artista. Il giornalista e nuovo volto di punta dell’informazione delle reti Mediaset tocca i momenti chiave che hanno caratterizzato l’evoluzione scientifica, in una linea temporale che abbraccia l’antico Egitto e si spinge fino agli studi anatomici condotti da Leonardo Da Vinci. Giacobbo indaga sui misteri che si celano dietro il Cenacolo proprio in occasione dei 500 anni dalla morte dell’artista. Gli intermezzi musicali al pianoforte sono a cura del Maestro Stefano Nanni.

Il secondo appuntamento di Notte a Monte Sirai, il primo di luglio, racconta la favola di Fabrizio De André, considerato da gran parte della critica uno dei più grandi cantautori di tutti i tempi.
Conosciuto anche con l’appellativo di Faber, amava raccontare storie di emarginati, ribelli, prostitute in brani che vengono ancor oggi considerati come vere e proprie poesie. Sul palco l’Orchestra Saverio Mercadante, guidata dal M° Rocco Debernardis, ripropone i brani di maggior successo del cantautore genovese, rielaborati con grande maestria dal compositore Damiano D’Ambrosio. E a guidare il pubblico in questo fantastico viaggio nella musica d’autore italiana ecco Gianmarco Tognazzi. Figlio d’arte e diplomato all’Istituto per la Cinematografia ‘Rossellini’ di Roma, è stato protagonista di tanti film di successo, lavorando con i migliori registi d’Italia, e nel 1989 ha condotto una singolare edizione del Festival di Sanremo.
Una settimana dopo sbarca in Sardegna Laura Morante, che in occasione dei 100 anni dalla consegna del Premio Nobel propone un omaggio alla ‘nostra’ Grazia Deledda, donna eccezionale e scrittrice straordinaria, letta e amata in tutto il mondo. Prima e unica italiana insignita nel 1926 del Nobel per la letteratura, è da sempre considerata uno straordinario simbolo di riscatto, modernità e progresso. Esempio per intere generazioni di donne, affinché prendano coscienza delle proprie potenzialità e imparino a non abbassare mai la testa, sarà un’occasione per ricordarne la figura, insieme a tutta la potenza narrativa delle sue opere. E sarà anche un’opportunità per rinnovare la consapevolezza di come il percorso dell’emancipazione femminile continui a essere un libro incompiuto e con tante pagine ancora da scrivere.
Ad agosto l’ultimo appuntamento dedicato alla danza. Resounding, a cura della Compagnia Gruppo e-Motion, con la collaborazione di Batuca Studio, è un viaggio nel canto delle pietre, nei paesaggi sonori, nella natura, nei mondi animale, vegetale e minerale. Un dispositivo per riaccendere la memoria collettiva attraverso fili che si intrecciano alla ricerca di connessioni. Un’esperienza fisica e immersiva nella quale gli artisti e gli spettatori si incontrano in una nuova condizione percettiva. La performance prevede l’utilizzo della Realtà Aumentata, con una drammaturgia creata casualmente dal pubblico attraverso la scelta di 4 carte – Flow States, Animale Motion, In Motion e Playing -, che determineranno la sequenza delle scene. I corpi-suono costruiranno lo spazio architettonicamente, diventando pietre, vegetali e animali per esplodere successivamente nella bellezza e nella ricchezza di suoni e immagini che appartengono a tutte le comunità.
Notti a Monte Sirai 2026 prevede anche un ulteriore spettacolo, programmato in collaborazione con le scuole di danza di Carbonia. Giovedì 6 agosto nell’Anfiteatro Piazza Marmilla del centro città andrà in scena Pre-Giudizio, di Ilenja Rossi. Il pregiudizio travisa e piega la realtà, insinua il dubbio, muta l’ambiente, genera opinioni già scritte, pronte a diventare ingiuste. Questo atteggiamento radicato nutre il pregiudizio silente, che striscia tra le persone, sviluppando opinioni invisibili che separano, condannano, vincolano, come i corpi che danzano sul palco, in un progetto coreografico di movimenti drammatici: legami ingiusti, imposizioni false, verità negate. Ogni passo diventa resistenza, ogni gesto una lotta contro le catene del pensiero precostituito.
Il festival internazionale ‘Notti a Monte Sirai’, promosso dal Comune di Carbonia, si inserisce all’interno del più ampio programma del Festival Multidisciplinare Sardegna ‘Dancing Histor(y)ies’, curato dall’Associazione Enti Locali per le Attività Culturali e di Spettacolo, finanziato dal Ministero della Cultura – Direzione Generale dello Spettacolo e dalla Regione Autonoma della Sardegna – Assessorato al Turismo. Gode inoltre del sostegno della Fondazione di Sardegna.
Come da tradizione gli eventi hanno tutti inizio alle 21.30. L’organizzazione mette a disposizione del pubblico un bus navetta, affinché sia possibile raggiungere Monte Sirai senza il proprio mezzo, con la comodità di non doversi preoccupare del parcheggio e dando così anche un piccolo contributo per la salvaguardia dell’ambiente. Il bus, gratuito per i possessori di ticket per lo spettacolo, partirà dal centro di Carbonia alle 21.00 e ripartirà al termine delle iniziative per fare ritorno al punto di partenza.

Prosegue anche la collaborazione con il sistema museale locale (www.carboniamusei.it): l’acquisto del biglietto per il Festival varrà anche per questa edizione l’accesso gratuito, entro il 31 agosto 2026, al Parco Archeologico. L’area di Monte Sirai è stata frequentata sin dal 750 a.C., in virtù dell’invidiabile posizione panoramica, strategica per il controllo del territorio circostante. E per lo stesso motivo, oltre che per la bellezza del luogo, è diventato uno dei siti più apprezzati in Sardegna dalle antiche civiltà, diventando uno straordinario punto d’incontro, di dialogo e di integrazione. Lo confermano i tanti ritrovamenti archeologici, sia riguardo le strutture, quali fortificazioni, templi, case a corte e necropoli, sia riguardo altri materiali d’utilizzo. Oggi è palcoscenico d’eccezione per le serate del Festival.

Il programma
Sabato 27 giugno – ore 21.30
Leonardo e il mistero del cenacolo
con Roberto Giacobbo
Sabato 4 luglio – ore 21.30
La favola De Andrè
Voce narrante Gianmarco Tognazzi
Musica Orchestra Saverio Mercadante
Direttore Rocco Debernardis
Sabato 11 luglio – ore 21.30
Omaggio a Grazia Deledda
Voce recintante Laura Morante, legge ‘Canne al vento’
Sassofoni, duduk Maurizio Camardi
Liuto cantabile Mauro Palmas
Adattamento del testo a cura di Eugenia Costantini
Produzione e distribuzione esclusiva AidaStudioProduzioni
Sabato 1 agosto – ore 21.30
Resounding
a cura della Compagnia Gruppo e-Motion
in collaborazione con Batuca Studio
Prevendite e prenotazioni
Posto unico € 15,00 (esclusi i diritti di prevendita)
Circuito Box Office Ticket
Tel. 070 657428
www.boxofficesardegna.it
Valentina 338 9838142 (dalle ore 9.00 alle ore 13.00)
Nei giorni di spettacolo biglietteria del Parco Archeologico Monte Sirai aperta dalle ore 19:00
Bun navetta gratuita A/R
Partenza da piazza Roma ore 21.00

Foto LaPresse – Fabio Ferrari
26 Luglio 2020 Cagliari, Italia
spettacolo
Photo call “Filming Italy Sardegna Festival” – 3a edizione – Day 4.
Nella foto: Gianmarco Tognazzi
Photo LaPresse – Fabio Ferrari
July 26, 2020 Cagliari, Italy
entertainment
Photo call “Filming Italy Sardegna Festival” – 3rd edition – Day 4.
In the pic: Gianmarco Tognazzi

A circa un mese dal termine ultimo per l’iscrizione, crescono i dubbi sulla presenza del Carbonia Calcio al via del campionato di Eccellenza regionale 2026/2027. Sono trascorsi 49 giorni dalla conclusione del campionato 2025/2026 che ha visto la squadra allenata da Graziano Mannu classificarsi all’ottavo posto con 40 punti, un solo punto dietro alle tre squadre che hanno chiuso al quinto posto (Calangianus, Lanusei e Atletico Uri) e niente è emerso in grado di modificare la situazione di incertezza che aveva caratterizzato gli ultimi tre mesi precedenti che avevano visto il presidente Andrea Meloni rassegnare e poi ritirare le dimissioni dalla carica assunta l’estate dello scorso anno. Le uniche novità riguardano la conclusione del rapporto di collaborazione con il direttore sportivo Sebastian Puddu, che ha iniziato una esperienza con l’Atletico Uri, e le dimissioni di Mirco Brai dalla carica di vicepresidente.

Ad oggi, il futuro del Carbonia Calcio è quanto mai incerto e chi ha vissuto la crisi della fine degli anni ’80, maturata al termine del decennio più glorioso della storia biancoblù dopo quello legato alla mitica Carbosarda, teme che possa ripetersi la stessa conclusione che portò alla mancata iscrizione al campionato Interregionale 1990/1991, al quale la squadra aveva acquisito il diritto a partecipare con il 13° posto, e alla ripartenza dal campionato di Terza Categoria. La risalita fu rapida grazie al 1° posto nel girone G del campionato di Terza Categoria, l’immediato salto in Promozione grazie all’acquisizione del titolo della Sguotti e il 1° posto nel girone A del campionato di Promozione, con Gianni Pusceddu in panchina. Timori eccessivi? Solo il tempo, ovvero quanto accadrà (o, a questo punto, non accadrà) nelle prossime settimane, potrà dare una risposta a questo interrogativo.

Come si è arrivati a questa situazione di così grande incertezza?

La storia spesso si ripete e, anche questa volta, la crisi è arrivata dopo un nuovo periodo felice, assai più breve di quello degli anni ’80, iniziato con la stagione 2019/2020 conclusa con la promozione in serie D e la conquista della Coppa Italia di Eccellenza, e i successivi due campionati di serie D, il primo concluso con un brillantissimo 9° posto (ad un certo punto della stagione la squadra allenata da Marco Mariotti si trovava addirittura in zona playoff per la promozione in serie C), il secondo iniziato tra mille problemi per le fortissime difficoltà economiche ed un’iscrizione “strappata” sul filo di lana e concluso con un’amarissima retrocessione in Eccellenza dopo lo spareggio con l’Insieme Formia (al quale la squadra era stata costretta da un punto di penalizzazione), con David Suazo in panchina.

I tre successivi campionati di Eccellenza regionale sono stati caratterizzati da discreti risultati sul campo, sotto la guida di Diego Mingioni (il secondo con una breve parentesi di Maurizio Ollargiu), ma da sempre crescenti difficoltà economiche: 8° posto con finale della Coppa Italia persa al 16° calcio di rigore ad Abbasanta con il Budoni, dopo essere stata raggiunta al 122′ sul 2 a 2, nella stagione 2022/2023; salvezza al playout con la Tharros e 11° posto con salvezza diretta nelle due successive, 2023/2024 e 2024/2025.

Nell’estate 2025 è esplosa la crisi economica più profonda, il presidente Stefano Canu ha rassegnato le dimissioni e il Carbonia Calcio è rimasto senza una guida, la società ad un passo dal fallimento e, conseguentemente, dalla mancata iscrizione al campionato di Eccellenza regionale 2025/2026.

Quando la situazione sembrava irrimediabilmente compromessa, il 7 luglio 2025 l’assemblea dei soci ha eletto nuovo presidente Andrea Meloni, farmacista, alla sua prima esperienza al vertice di una società calcistica, con Mirco Brai vice presidente e Marco Lambroni componente del Consiglio di presidenza. Andrea Meloni, pur consapevole della nuova gravosa responsabilità, derivante soprattutto dalla pesantezza dell’esposizione debitoria della società, subito dopo l’elezione ha motivato la sua scelta definendola un atto di generosità verso una città, Carbonia, che lo ha accolto, della quale, lui originario di Oristano, s’è innamorato, e nella quale ha deciso di lavorare e di vivere.

Quello che è accaduto dopo quel 7 luglio 2025 è storia recente. Andrea Meloni ha scelto come nuovo allenatore Graziano Mannu (tornato a guidare la squadra nella quale s’è formato prima da calciatore poi da allenatore, per sette stagioni consecutive), come direttore sportivo Sebastian Puddu (anche per lui un ritorno, dopo la prima breve ma fantastica esperienza nella stagione 2019/2020, conclusa con la promozione in serie D e la conquista della Coppa Italia) e come direttore generale Checco Fele (calciatore, allenatore della storica promozione in serie C2 e in quattro stagioni tra i professionisti oltreché in altre stagioni nelle categorie inferiori e, infine, dirigente). Fissato il budget di spesa, la squadra è stata costruita in una decina di giorni.

Andrea Meloni, praticamente da solo, ha garantito tranquillità economica alla squadra fino al mese di gennaio, e i risultati sul campo sono stati più che positivi. Poi, inevitabilmente, il peso dell’eredità ricevuta il 7 luglio dello scorso anno all’atto dell’accettazione della presidenza, ha ripreso a farsi sentire più forte che mai e Andrea Meloni, dopo aver compiuto uno sforzo economico personale molto importante, ha deciso di fare un passo indietro, annunciando le sue dimissioni dalla carica di presidente, dimissioni mai formalizzate dall’assemblea dei soci per mancanza del numero legale, poi ritirate. La squadra ha portato avanti il girone di ritorno in un clima di grande incertezza ma lo ha concluso con grande senso di responsabilità, pubblicamente riconosciutogli dal presidente, e con un finale straordinario contraddistinto da un filotto di cinque vittorie consecutive al “Carlo Zoboli”, ha raggiunto la salvezza diretta con ampio margine, addirittura ad un solo punto dal quinto posto.

Dopo il 26 aprile 2026, giorno dell’ultima partita giocata sul campo della vicecapolista Ilvamaddalena, persa 4 a 2 dopo il vantaggio iniziale, è calato il sipario sul quarto consecutivo campionato di Eccellenza regionale che, a questo punto, i tifosi sperano non sia l’ultimo.

Il Carbonia Calcio oggi è un malato grave, per salvarlo necessita di cure forti e amorevoli di un medico professionalmente molto capace e, probabilmente, anche in possesso di qualità taumaturgiche. Il tempo stringe, ogni giorno che passa potrebbe allontanare il raggiungimento del risultato e la presenza del Carbonia Calcio al via del campionato di Eccellenza regionale 2026/2027.

Giampaolo Cirronis

Prosegue il progetto internazionale Vie d’inchiostro e minerali, promosso dalla Fondazione Giuseppe Dessì. Dopo l’accoglienza della delegazione norvegese in Sardegna nello scorso mese di maggio, sarà ora una rappresentanza della Fondazione a raggiungere la Norvegia per una nuova tappa del percorso di scambio culturale che unisce Villacidro e Røros attraverso le figure di Giuseppe Dessì e Johan Falkberget.

La delegazione sarà guidata dalla presidente di Fondazione Giuseppe Dessì, Debora Aru, e vedrà la partecipazione del presidente de I Parchi Letterari, Stanislao De Marsanich, della coordinatrice dei Parchi Letterari in Norvegia Torill Rambjør, della segretaria generale della Fondazione Antonella Cavallo e del professor Duilio Caocci dell’Università degli Studi di Cagliari. Con loro saranno inoltre presenti tre studenti dell’ateneo cagliaritano, Matteo Pilia, Alessandro Casula e Silvia Porcu, con la studentessa-giornalista Doride Pilloni, già Erasmus all’Università di Bergen e collaboratrice di diverse testate giornalistiche sarde.

L’iniziativa rappresenta la naturale prosecuzione del dialogo avviato negli ultimi anni tra Sardegna e Norvegia e consolidato attraverso la recente visita della delegazione norvegese a Villacidro. Il progetto mette in relazione due importanti figure della letteratura europea del Novecento, Giuseppe Dessì e Johan Falkberget, scrittori profondamente legati ai rispettivi territori e accomunati dall’attenzione verso le comunità minerarie, il rapporto tra uomo e paesaggio e i processi di trasformazione sociale raccontati nelle loro opere. Lo scambio tra la Fondazione Giuseppe Dessì e i partner norvegesi conferma il valore della cooperazione culturale internazionale come strumento di crescita, conoscenza e reciproca valorizzazione. Un percorso che, partendo dalle pagine di due grandi scrittori europei, crea opportunità di incontro tra comunità, istituzioni e giovani dei due Paesi.

“Sa Reina”, il maestoso olivo monumentale simbolo della comunità massargese, ha circa 758 anni. Al Comune di Villamassargia sono pervenuti i risultati della ricerca condotta dalla dottoressa Maria Azzurra Collu, nell’ambito di un assegno di ricerca presso il Dipartimento di Agraria dell’Università degli Studi di Sassari, sotto la responsabilità scientifica del professor Maurizio Mulas e con il finanziamento del Consorzio AUSI.
Lo studio scientifico su s’Ortu Mannu ha affrontato la complessa sfida di determinare l’età dei suoi esemplari attraverso rilievi sul campo, analisi del legno e modelli scientifici applicati alla crescita degli olivi monumentali. I risultati hanno permesso di definire una stima considerata particolarmente affidabile e coerente con le caratteristiche ambientali del territorio: “Sa Reina” risalirebbe, infatti, al XIII secolo, confermando il legame profondo tra Villamassargia e la sua tradizione olivicola millenaria.
«La ricerca, i cui obiettivi erano stati presentati a casa Fenu, rafforza ulteriormente il valore storico, culturale e ambientale del monumento naturale S’Ortu Mannu, simbolo dell’identità della comunità massargese», ha dichiarato la sindaca Debora Porrà che è vicepresidente del consorzio AUSI dal 2019.
La datazione di questi esemplari – si legge nella relazione della ricercatrice Maria Azzurra Collu – non è un’operazione semplice a causa delle caratteristiche biologiche della specie Olea europaea in ambiente mediterraneo, dove la formazione di falsi anelli di accrescimento dovuti a stagionalità irregolari e la degradazione del legno interno nei tronchi più vetusti rendono spesso impossibile il conteggio diretto degli anelli o l’analisi al radiocarbonio.
Per ovviare a queste difficoltà, sono stati messi a confronto diversi modelli proposti in letteratura, i quali mettono in relazione le dimensioni del fusto con l’età teorica della pianta. A ciò si è aggiunta la creazione di un’infrastruttura digitale necessaria per gestire i rilievi, attraverso due software. Dopo aver impostato il progetto digitale, l’attività si è spostata concretamente sul campo con il campionamento di 21 esemplari di olivo sui quali sono stati rilevati i dati biometrici fondamentali, quali l’altezza complessiva e le circonferenze del fusto e della ceppaia. Successivamente, l’indagine è stata estesa ad altri 15 esemplari.
«I rilievi – ha spiegato il professor Maurizio Mulas – indicano che Sa Reina è l’esemplare più antico, mentre gli altri mostrano età comprese tra i 300 e i 500 anni. Mediamente le ceppaie sono più antiche dei fusti che spesso si ricostituiscono dopo la distruzioni per taglio o incendio.»
Il progetto di ricerca ha inoltre approfondito il recupero e la valorizzazione sostenibile dei residui della filiera olivicola nel territorio di Villamassargia, evidenziando il potenziale dei materiali di potatura dell’olivo.
«L’obiettivo – ha ricordato la sindaca Debora Porrà – è proseguire nella promozione di modelli di economia circolare e nuove opportunità di sviluppo sostenibile legate alle risorse locali. Un tassello che si inserisce nell’ottica di crescita e valorizzazione dell’oliveto che ospiterà il museo immersivo M.A.N.U., un progetto che parte da basi scientifiche e che, attraverso la divulgazione, intende creare servizi di accoglienza turistica in collegamento con le attività già esistenti.» 
Non appena saranno conclusi gli ultimi rilievi, verrà organizzato un evento di presentazione dei dati della ricerca, nel prossimo mese di ottobre.