16 June, 2026
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La visione innovativa dell’ingegner Lorenzo Musso e le prospettive produttive dell’oggi – di Sandro Putzolu

La presentazione del libro sulla miniera di Funtana Raminosa, “Erranti per le lente gallerie smarriti nell’oblio”, coincide, questa volta, con la scomparsa, avvenuta appena il mese scorso, dell’ingegner Lorenzo Musso. Ritengo sia la giusta occasione per ricordare una persona tra le più autorevoli del mondo minerario italiano, artefice del tentativo di ammodernamento del settore minerario, tra la fine degli anni ’70 e i primi anni 80, gravato dagli anni di inerzia ed abbandono nel periodo dell’Egam.

Piemontese, laureato in ingegneria mineraria al Politecnico di Torino, ha svolto una buona parte della sua esperienza lavorativa in Sardegna a cui è stato profondamente legato scegliendo Iglesias per trascorrere gli ultimi anni della sua vita.

L’ing. Musso è stato un grandissimo tecnico: il migliore della sua e della nostra generazione. Ha unito ad un approccio scientifico ai problemi minerari, una visione strategica innovativa unitaria e integrata del settore dei metalli non ferrosi.

Ha guidato lo sviluppo tecnologico del comparto con l’obbiettivo di allinearlo agli standard internazionali più avanzati in coerenza con la nuova politica mineraria nazionale che aveva affidato all’Eni il rilancio del settore. Ha coinvolto e responsabilizzato i tecnici più preparati, assumendo anche molti giovani ingegneri, promuovendone la formazione, l’istruzione e l’aggiornamento.

Si è sempre aggiornato dal punto di vista scientifico e tecnologico, mantenendo stretti contatti con le industrie del settore e con le Università di Cagliari, Roma, Torino e Trieste, sedi dei corsi di ingegneria mineraria, diffondendo con pubblicazioni, conferenze e convegni, le sue idee.

Una delle novità più qualificanti è stata l’introduzione della geostatistica nella stima delle riserve minerarie e della analisi di sensitività e di rischio negli studi di fattibilità economico e finanziaria dei progetti minerari. Conservo ancora una sua pubblicazione intitolata “Esigenza di valutazioni affidabili e dettagliate come presupposto di una pianificazione ottimale della produzione”.

Forse, è stata quella “valutazione più affidabile del giacimento come presupposto della produzione”, da lui voluta e non attuata, o attuata in ritardo, a determinare il fallimento del progetto di Funtana Raminosa che era nato su una stima del giacimento effettuata con vecchi criteri inadatti ad una mineralizzazione variabile come quella.

Forse quell’episodio è stato usato come pretesto per il suo l’allontanamento dalla direzione della Divisione mineraria della Samim. Tuttavia lui ha continuato il suo impegno professionale seguendo numerosi progetti minerari in Italia e all’estero lasciando sempre la sua impronta di alto livello tecnico e scientifico.

Le miniere metallifere sono state completamente chiuse 15 anni dopo il suo allontanamento. Sono stati anni in cui si è sentita la sua mancanza in termini di competenza, di entusiasmo e di slancio innovativo. E chissà se la sua presenza non avrebbe determinato una fine diversa.

Personalmente ho avuto l’opportunità di incontrare l’ing. Musso da studente mentre era vice direttore della Miniera di Monteponi e seguiva i cantieri di San Marco e Masse Centrali oltre gli studi per l’approfondimento delle coltivazioni al di sotto del liv. -100.

Ricordo ancora quei primi incontri in cui ho avuto modo di apprezzare le sue qualità umane e gli sono riconoscente per l’attenzione e la cura che mi ha dedicato nell’illustrare in dettaglio i processi produttivi con una chiarezza ed un entusiasmo davvero coinvolgenti.

In un secondo tirocinio svolto nella miniera di sali potassici di San Cataldo in Sicilia mi capitò di ritrovare un suo progetto, redatto quando era ancora giovane ingegnere, della coltivazione per camere e pilastri con i calcoli geotecnici per il dimensionamento dei pilastri e dei vuoti eseguiti con un rigore scientifico straordinario a dimostrazione di una competenza tecnica non comune.

Le nostre strade si sono rincontrate dopo la laurea perché sono stato assunto proprio da lui quando era direttore della miniera di Masua dell’Ammi Sarda (Egam).

Con la nascita della Samim nel 1978, l’ing. Musso è divenuto capo della Divisione mineraria nazionale. Dovendo procedere ad una razionalizzazione del comparto, ha selezionato i progetti suscettibili di uno sviluppo produttivo, applicando i metodi più innovativi. Ha svolto innumerevoli confronti sindacali improntati al rispetto e all’onestà nelle relazioni con i lavoratori. Ha messo in atto una nuova organizzazione aziendale più razionale accorpando le funzioni amministrative e potenziando quelle tecniche con l’inserimento di giovani ingegneri e periti minerari. Ha proceduto senza indugio all’acquisto dei macchinari più moderni ed allo sviluppo delle infrastrutture previste in sotterraneo ed all’esterno dando vita a una delle fasi di rilancio del comparto più significative degli ultimi 50 anni del 900.

Dopo appena cinque anni dall’inizio della sua gestione, senza che abbia potuto inaugurare il progetto a cui lavorava da oltre 15 anni, cioè l’impianto di eduzione delle acque di Monteponi, è scoppiato il caso Funtana Raminosa con le conseguenze di cui ho detto sopra.  E da allora, purtroppo, non ho più avuto occasione di incontrarlo, ma quando penso alla mia professione ed allo stile con cui ho cercato di svolgerla, non posso che ringraziarlo con profonda gratitudine perché da lui ho preso ispirazione e tratto esempio.

Oggi, dopo la chiusura del settore estrattivo del Sulcis Iglesiente e del Nuorese, viviamo in luoghi ancora segnati dall’attività mineraria con innumerevoli infrastrutture sotterranee e di superficie inutilizzate, centinaia di ettari di territorio improduttivi e con un impatto negativo paesaggistico e ambientale, dobbiamo chiederci, stimolati anche dalla visione innovativa e strategica dell’ing. Musso, cosa possiamo fare per rivitalizzare per quanto possibile questo lascito.

Negli ultimi 30 anni sono stati creati vari organismi che avrebbero dovuto governare, gestire questo territorio al fine di mitigarne l’impatto ambientale e svilupparne le potenzialità residue anche con cospicue dotazioni finanziarie. Purtroppo finora non si è concretizzato alcunché anche se sono allo studio alcuni interessanti progetti.

Nella nostra presentazione del libro a Nuoro abbiamo messo l’accento sul progetto più interessante ed innovativo, “l’Einstein Telescope”, da realizzarsi nella miniera di Lula che avrebbe anche un forte impatto sullo sviluppo tecnologico ed economico del territorio e della Sardegna.

Oggi a Carbonia non possiamo non accennare al progetto “Aria che prevede la creazione di un impianto per la distillazione dell’Argon-40, elemento chimico fondamentale per la ricerca della materia oscura, utilizzando uno dei pozzi della miniera di Seruci. L’impianto è in fase di realizzazione grazie a un protocollo di intesa fra l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e la Regione Sardegna. L’INFN opererà insieme con Carbosulcis ed un panel di università e istituti di livello internazionale e potrà sviluppare ulteriori tecnologie per la produzione di isotopi pesanti di svariati elementi utilizzabili in diversi ambiti scientifici.

Sempre nella miniera di carbone Nuraxi Figus di Carbosulcis, la società “Energy Vault” ha proposto un altro impianto interessante che, partendo da un primo prototipo industriale, sta sviluppando un innovativo sistema ibrido di accumulo di energia a gravità + batteria per aiutare a stabilizzare la rete elettrica sarda.

Per le miniere dell’Iglesiente e non solo, il progetto più importante riguarda il ripristino ambientale per il quale è incaricata la società in house della Regione Igea che ormai da molti anni sta affrontando le numerose e complesse problematiche che emergono con l’approfondimento degli studi.

Un approccio innovativo, che potrebbe essere stato ispirato dalla figura dell’ing. Musso, sarebbe quello di utilizzare le potenzialità produttive residue dei cosiddetti “sterili minerari” contenenti ancora significative quantità di metalli, la cui estrazione, oltre a costituire un valore aggiunto, ne ridurrebbe il rischio ambientale.

Non essendo possibile una ripresa dell’attività in sotterraneo a causa del problema delle acque di falda, possiamo però pensare ad un riutilizzo delle numerose gallerie almeno fino alla quota dell’acquifero. Le gallerie più interessanti da utilizzare sono quelle scavate negli ultimi anni di attività in ragione delle loro dimensioni e della accessibilità con mezzi meccanici. A titolo di esempio possiamo far riferimento alla rampa di S. Giovanni, a quella di Nebida, di Campo Pisano, di Funtana Raminosa e di San Benedetto che sono immediatamente accessibili e che potrebbero essere sfruttate per impieghi che richiedono stabilità di temperatura e umidità senza dispendio energetico. Sarebbe garantita anche la protezione dagli eventi atmosferici, dal rumore, dalle radiazioni e dall’elettrosmog, con la possibilità di utilizzo di luce artificiale con frequenze mirate.

Un progetto, di cui si era sentito parlare tempo fa, era la creazione di un Data Center nella miniera di S. Giovanni. La temperatura tra 15 e 18 gradi all’interno della miniera è infatti ideale per ospitare impianti soggetti a forte dispendio energetico come i data center di elevata potenza attualmente necessari per supportare l’intelligenza artificiale.

Mentre per S. Giovanni l’idea sembra caduta nel vuoto, recentemente è stata diffusa la notizia che in Trentino, in una ex struttura sotterranea utilizzata per l’estrazione di dolomite, la “Trentino Data Mine”, partecipata dalla Università di Trento, il 23 giugno p.v. inaugurerà un data center da 6 Mwp.  Il progetto è stato realizzabile grazie all’aggiornamento delle norme di polizia mineraria della Provincia di Trento che consentono l’utilizzo delle gallerie minerarie anche per uso civile.

Un’altra possibilità di utilizzo ci viene ancora dal Trentino dove nella Miniera di San Romedio trova collocazione una cantina per 2 milioni di bottiglie di spumante “Trento doc” e 190.000 mc di mele Melinda.

Innumerevoli sono gli esempi di coltivazioni professionali di funghi in galleria: miniere di Saint-Silvestre e Rocamadur in Francia, miniere di gesso a Nottingham in Inghilterra, Cave di tufo in Campania e Lazio, miniere di ferro in Svezia.

Famose sono le coltivazioni idroponiche realizzate nei tunnel antiaerei di Londra, in gallerie militari in Corea del Sud e gallerie in Cina con produzione di lattughe, spinaci, rucola ed erbe aromatiche.

Le vecchie gallerie si prestano inoltre come cantine per la stagionatura di prosciutti, salumi e formaggi come quelle delle grotte di tufo in Umbria (Norcinerie di Norcia), nel Lazio (Caseificio Campo Felice Pecorino) e nelle Marche, o come i tunnel dismessi in Auvergne (Caves de Saint-Nectaire) e nel Jura (Fort Saint-Antoine) dove vengono stagionati alcuni dei più famosi formaggi francesi.

Naturalmente lo studio di tali progetti di riutilizzo presume in via preliminare la emanazione di norme che prevedano la possibilità di riutilizzo civile delle infrastrutture sotterranee, la loro riapertura per verificarne lo stato e la sicurezza al fine di analizzarne le precise condizioni ambientali e stabilirne la possibile destinazione.

Non possiamo però dimenticare l’acqua di falda che, se per le miniere ha costituito un problema, può essere una opportunità per il territorio. Infatti in tempi non lontani, in periodi di siccità, l’acqua pompata dalla miniera di Campo Pisano ha salvato dalla sete la popolazione di Iglesias. Oggi che la falda è risalita, a maggior ragione costituisce una risorsa da non trascurare. Ricordo che nella galleria di scolo delle acque di eduzione della miniera di Monteponi, in corrispondenza del pozzo Baccarini, esiste un’opera in calcestruzzo realizzata appositamente per ostruire il deflusso dell’acqua di falda. È come se fosse una diga con un battente di circa 60 m capace di contenere milioni di metri cubi d’acqua. Basterebbe realizzare un’opera di presa per rendere disponibile una risorsa utilissima per il territorio.

In questo breve excursus ho provato a elencare una serie di possibili utilizzi produttivi del patrimonio minerario, ma dobbiamo continuare a sostenere anche la valorizzazione a fini turistici del bellissimo contesto ambientale in cui è inserito, recuperando le strutture più significative insieme alla storia e alla memoria degli uomini che vi hanno lavorato.

Sandro Putzolu

 

 

 

Proseguono gli incon
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