“Sa Reina” ha 758 anni. La sindaca di Villamassargia Debora Porrà: «Lo studio conferma il valore storico dell’oliveto di S’Ortu Mannu»
“Sa Reina”, il maestoso olivo monumentale simbolo della comunità massargese, ha circa 758 anni. Al Comune di Villamassargia sono pervenuti i risultati della ricerca condotta dalla dottoressa Maria Azzurra Collu, nell’ambito di un assegno di ricerca presso il Dipartimento di Agraria dell’Università degli Studi di Sassari, sotto la responsabilità scientifica del professor Maurizio Mulas e con il finanziamento del Consorzio AUSI.
Lo studio scientifico su s’Ortu Mannu ha affrontato la complessa sfida di determinare l’età dei suoi esemplari attraverso rilievi sul campo, analisi del legno e modelli scientifici applicati alla crescita degli olivi monumentali. I risultati hanno permesso di definire una stima considerata particolarmente affidabile e coerente con le caratteristiche ambientali del territorio: “Sa Reina” risalirebbe, infatti, al XIII secolo, confermando il legame profondo tra Villamassargia e la sua tradizione olivicola millenaria.
«La ricerca, i cui obiettivi erano stati presentati a casa Fenu, rafforza ulteriormente il valore storico, culturale e ambientale del monumento naturale S’Ortu Mannu, simbolo dell’identità della comunità massargese», ha dichiarato la sindaca Debora Porrà che è vicepresidente del consorzio AUSI dal 2019.
La datazione di questi esemplari – si legge nella relazione della ricercatrice Maria Azzurra Collu – non è un’operazione semplice a causa delle caratteristiche biologiche della specie Olea europaea in ambiente mediterraneo, dove la formazione di falsi anelli di accrescimento dovuti a stagionalità irregolari e la degradazione del legno interno nei tronchi più vetusti rendono spesso impossibile il conteggio diretto degli anelli o l’analisi al radiocarbonio.
Per ovviare a queste difficoltà, sono stati messi a confronto diversi modelli proposti in letteratura, i quali mettono in relazione le dimensioni del fusto con l’età teorica della pianta. A ciò si è aggiunta la creazione di un’infrastruttura digitale necessaria per gestire i rilievi, attraverso due software. Dopo aver impostato il progetto digitale, l’attività si è spostata concretamente sul campo con il campionamento di 21 esemplari di olivo sui quali sono stati rilevati i dati biometrici fondamentali, quali l’altezza complessiva e le circonferenze del fusto e della ceppaia. Successivamente, l’indagine è stata estesa ad altri 15 esemplari.
«I rilievi – ha spiegato il professor Maurizio Mulas – indicano che Sa Reina è l’esemplare più antico, mentre gli altri mostrano età comprese tra i 300 e i 500 anni. Mediamente le ceppaie sono più antiche dei fusti che spesso si ricostituiscono dopo la distruzioni per taglio o incendio.»
Il progetto di ricerca ha inoltre approfondito il recupero e la valorizzazione sostenibile dei residui della filiera olivicola nel territorio di Villamassargia, evidenziando il potenziale dei materiali di potatura dell’olivo.
«L’obiettivo – ha ricordato la sindaca Debora Porrà – è proseguire nella promozione di modelli di economia circolare e nuove opportunità di sviluppo sostenibile legate alle risorse locali. Un tassello che si inserisce nell’ottica di crescita e valorizzazione dell’oliveto che ospiterà il museo immersivo M.A.N.U., un progetto che parte da basi scientifiche e che, attraverso la divulgazione, intende creare servizi di accoglienza turistica in collegamento con le attività già esistenti.»
Non appena saranno conclusi gli ultimi rilievi, verrà organizzato un evento di presentazione dei dati della ricerca, nel prossimo mese di ottobre.

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