Nonostante le copiose piogge di queste settimane, alcuni invasi sono ancora semi vuoti e l’acqua finisce in mare
A tanti abitanti di Iglesias e del circondario, interessati all’argomento, non è passato inosservato il livello di riempimento del lago Corsi, il bacino artificiale generato dallo sbarramento del Rio Canonica in località Punta Gennarta. A fronte di informazioni quasi quotidiane sulla situazione degli invasi della Sardegna, dopo le copiose piogge di queste settimane, che registrano nella quasi totalità dei bacini artificiali della Sardegna il livello di riempimento al massimo della loro capacità o prossimo al massimo livello, nella diga di Iglesias, dati di oggi, si registra “solo” un 42 percento della sua capacità massima stabilita in poco più di 12 milioni di metri cubi.


Al 31 gennaio, come si vede nella tabella del Distretto Idrografico della Sardegna, la capacità di riempimento era al 27,60 percento. Il che vuol dire che in circa dieci giorni il bacino di Punta Gennarta ha raccolto circa 1,7 milioni di metri cubi d’acqua.

Un buon risultato, che poteva essere ancora migliore se l’acqua che sgorga dalle sorgenti di Domusnovas, attraverso il Rio Sa Duchessa, dopo aver attraversato le magnifiche grotte di San Giovanni, venisse, in parte, intercettata per essere pompata e riversata, appunto, nell’invaso di Punta Gennarta. Una soluzione, divenuta una necessità, anche per sostenere le attività minerarie e il fabbisogno idrico della zona, in quanto la grotta rappresenta “un sistema carsico attivo”. Questo vuol dire che quando le piogge si fanno copiose ed abbondanti, come appunto quelle di queste settimane, riempiono i condotti sotterranei, in particolare quelli noti come “Su stampu’e Pireddu”, generando portate d’acqua notevoli, richiedendo, quindi, una gestione idraulica del sistema. In realtà la stazione di pompaggio realizzata “a bocca di grotta” ha sempre assolto ai suoi compiti, quando le piogge, ovviamente, lo permettono. Da qualche tempo, però, si è verificata un’interruzione di questo servizio, denunciata perfino con una nota pubblica del consigliere regionale di FdI Gigi Rubiu che parla di “assurdi sprechi e gestione superficiale della preziosa risorsa idrica” sollecitando, da parte dell’Enas, l’immediato ripristino della stazione di pompaggio. Il direttore generale dell’Enas, Ente Acque della Sardegna, responsabile della gestione del sistema idrico regionale, ing. Giuliano Patteri, contattato al telefono, ha spiegato che “è in atto un completo revamping della stazione di pompaggio finanziato con i fondi del PNRR”. Ha puntualizzato anche che i Comuni interessati sono a conoscenza dell’intervento che ha preso avvio circa due anni fa e che dovrà essere, necessariamente, portato a termine entro agosto, termine ultimo per la spendita delle risorse comunitarie del “Next Generation EU”.


Ci sarebbe però, in territorio di Iglesias, un altro invaso artificiale, oggi non utilizzato, che potrebbe raccogliere circa un milione di metri cubi: è la diga di Monteponi, sul Rio Bellicai. risalente al 1955, anno di collaudo da parte della Società mineraria Monteponi, che finanziò l’opera perché funzionale alle proprie attività minero-metallurgiche.
A corredo della diga, la Monteponi costruì anche la Casa di Guardia che affidò ad un dipendente con compiti di custodia. Il fabbricato di Guardia venne anche utilizzato come Stazione Meteorologica della rete di stazioni del Genio Civile di Cagliari, con raccolta e registrazione delle precipitazioni e temperatura ambiente (pluviografo statico + termografo meccanico) a cadenza quotidiana.


La casa, successivamente, è stata praticamente abbandonata dalla fine degli anni ’90 del secolo scorso. Nell’insieme si tratta di una struttura curata nei dettagli costruttivi e pregevole nelle finiture che, già recuperata, andrebbe salvaguardata dall’incuria e dagli atti di vandalismo ed utilizzata per diventare, ad esempio, un piccolo museo con punto d’appoggio per i tanti escursionisti amanti della Sardegna e della sua straordinaria natura.
Dal 2003 sia la Diga Monteponi che la Casa di Guardia sono passate alla competenza, prima, del Consorzio di Bonifica del Cixerri e oggi all’ENAS (Ente Acque della Sardegna).
Carlo Martinelli
(Le foto sono tratte dal sito ufficiale dell’ENAS)
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