8 May, 2026
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CISL Sardegna: «Europa, energia e sviluppo: senza strategia l’isola rischia di restare ai margini. Metano, DPCM e PEARS scelte decisive»

Senza una strategia chiara sulle grandi scelte energetiche e industriali, la Sardegna rischia di restare ai margini dei processi di crescita europei. È l’allarme che la CISL Sardegna lancia in vista della Giornata dell’Europa, che si celebra il 9 maggio nell’anniversario della Dichiarazione Schuman del 1950, affinché il tema europeo venga inserito al centro dell’agenda concreta dello sviluppo regionale.
«L’Europa non è una dimensione distantedichiara Pier Luigi Ledda, segretario generale della CISL Sardegna ma il livello nel quale si decidono condizioni che incidono direttamente sulla competitività delle imprese, sul costo dell’energia, sulle politiche industriali, sulla formazione e sul lavoro.»
Secondo il sindacato, il quadro economico europeo conferma una fase complessa: le più recenti proiezioni indicano per l’area euro una crescita del PIL pari allo 0,9% nel 2026, con un’inflazione media al 2,6%, mentre i dati più recenti segnalano una nuova risalita al 3,0% ad aprile, trainata soprattutto dall’energia.
«Questo significa che il tema dei costi, e in particolare dell’energia, resta centraleprosegue Pier Luigi Ledda -. Per una regione insulare come la Sardegna, ciò si traduce in un problema diretto di competitività e di capacità di attrarre investimenti.»
Per la CISL sono tre i nodi strategici da affrontare con urgenza: metano, DPCM Energia Sardegna e PEARS.
«Il metano rappresenta una scelta strategica di transizionesottolinea il segretario della CISL Sardegna -. Non è un’alternativa alla decarbonizzazione, ma una condizione necessaria per garantire sicurezza energetica, continuità produttiva e costi sostenibili per imprese e famiglie.»
Fondamentale, in questo quadro, il DPCM Energia Sardegna, chiamato a definire le infrastrutture necessarie al superamento del carbone e alla decarbonizzazione dei settori industriali. «Il DPCM deve essere attuato con coerenza e tempi certi: senza infrastrutture energetiche adeguate, il rischio è perdere industria e lavoro».
Centrale, secondo il sindacato, anche il ruolo del PEARS quale strumento di pianificazione regionale. «Il PEARS non può essere un piano tecnico separatoevidenzia Pier Luigi Ledda -. Deve diventare una leva di sviluppo capace di collegare energia, industria, territori e occupazione».
La Sardegna presenta segnali contrastanti: da un lato migliorano alcuni indicatori occupazionali, con il tasso di disoccupazione sceso all’8,3% nel 2024, ai livelli più bassi degli ultimi decenni; dall’altro persistono criticità strutturali rilevanti. «L’Isola cresce, ma troppo lentamente: +0,9% nel 2024 e +0,7% nel primo semestre 2025. Resta inoltre debole la base produttiva, con un peso dell’industria intorno all’8%».
Preoccupa anche il dato demografico: la popolazione regionale si attesta a 1.562.381 abitanti, con oltre 8mila residenti in meno nell’ultimo anno. «Quando una regione perde popolazioneosserva Pier Luigi Leddaperde anche lavoro, domanda e prospettiva di sviluppo.»
Secondo la CISL, il problema non è la disponibilità di risorse, ma la capacità di orientarle strategicamente. Attualmente la Sardegna dispone di 1,58 miliardi di euro del FESR 2021-2027, 744 milioni di euro del FSE+, oltre 2,3 miliardi di FSC fino a 3,55 miliardi complessivi e 9.350 progetti PNRR attivi sul territorio.
«Non siamo di fronte a un problema di risorseafferma il segretario – ma di strategia. Se non colleghiamo queste risorse alle scelte su energia, industria e lavoro, rischiamo di disperderle.»
Infine, il richiamo al tema dell’autonomia speciale come leva negoziale per affrontare i divari strutturali dell’insularità. «L’autonomia speciale deve diventare uno strumento concreto per negoziare condizioni più eque per una regione insulare, a partire proprio dall’energia. Metano, DPCM e PEARS devono essere parte di una strategia unitaria, non decisioni isolate».
Per la CISL Sardegna è necessario un deciso salto di qualità nella governance dello sviluppo: «Europa, Stato e Regione devono lavorare dentro una visione comune. Il rischio è restare ai margini. La sfida è trasformare energia, risorse e autonomia in sviluppo e lavoro», conclude Pier Luigi Ledda.
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Venerdì 15 maggio c
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