Dall’11 al 25 settembre l’isola di San Pietro torna a essere luogo di ricerca e creazione contemporanea con Orme, la residenza artistica della seconda edizione di Rizomi, progetto dell’associazione Tersicorea, diretto da Simonetta Pusceddu, dedicato alla memoria, al patrimonio e al rapporto tra identità e futuro.
«A Carloforte il passato non è qualcosa da conservare semplicemente negli archivi: diventa materia viva da interrogare, trasformare e restituire attraverso l’arte. È da questa prospettiva che nasce Orme, una ricerca che intreccia danza, musica, teatro e memoria per interrogarsi su ciò che una comunità sceglie di custodire e su ciò che, invece, decide di trasmettere alle generazioni che verranno», spiega Simonetta Pusceddu.
Tracce del passato, rituali, miti, racconti, reperti e memorie del territorio entrano così nel processo creativo, insieme a temi come antropologia culturale, archeologia, studi sulla memoria, museografia critica, educazione ambientale e sviluppo sostenibile. Un intreccio di saperi che gli artisti saranno chiamati a trasformare in nuovi linguaggi e possibili narrazioni del futuro.
Il progetto, realizzato con il contributo del Ministero della Cultura e della Regione Autonoma della Sardegna, il Patrocinio del Comune di Carloforte e in collaborazione dell’associazione Botti du Shcoggiu, nasce dalla sinergia creativa e dalla co-ideazione di Santo Pablo Krappmann e Giorgia Gasparetto, direttori artistici della compagnia La Bruma. Al centro del lavoro si colloca una residenza artistica che punta sulla contaminazione multidisciplinare, riunendo tre performer internazionali dai background differenti: la danzatrice e artista circense tedesca Nis Fee Brender, il musicista, clown e compositore austriaco Vitus Denifl, e la coreografa e danzatrice italiana Giorgia Gasparetto. In questa fase, la componente performativa si fonderà con quella visiva grazie a Santo Pablo Krappmann, che curerà la scenografia e l’impianto visivo delle riprese, realizzate in stretta collaborazione con il videomaker Francesco Rosso. L’intera ricerca confluirà nella produzione di un cortometraggio.
A guidare e accompagnare il percorso come tutor sarà Emita Frigato, scenografa regista e costumista cinematografica, vincitrice nel 2011 del David di Donatello per la scenografia di Noi credevamo di Mario Martone e, nel 2023, dell’European Film Award per la miglior scenografia di La Chimera di Alice Rohrwacher. La sua presenza si inserisce in modo particolarmente significativo nel percorso di “Rizomi”. La Chimera, infatti, attraversa temi come archeologia, memoria, paesaggio e trasformazione sociale, gli stessi territori di ricerca che “Orme” porta nel contesto carlofortino.
Uno degli elementi centrali della residenza sarà il coinvolgimento della comunità di Carloforte, chiamata a condividere racconti, memorie ed esperienze che potranno diventare parte del processo creativo. La danza sarà il principale strumento espressivo, in dialogo con musica, voce e parola, per costruire una drammaturgia capace di attraversare epoche e dimensioni differenti. Storie locali, reperti, testimonianze e immaginari del territorio contribuiranno alla nascita di personaggi e figure provenienti da tempi diversi, in un continuo passaggio tra memoria e invenzione.
L’esito del lavoro sarà presentato al pubblico il 23 e 24 settembre, con un’anteprima di alcune riprese del cortometraggio Orme, realizzato nel corso della residenza.
La presenza di “Rizomi” sull’isola proseguirà inoltre con “Monster Porcelain”, la ricerca avviata nella prima sessione di residenza, dal 19 gennaio al 7 febbraio 2026, da Lupa Maimone e Vinka Delgado, che torneranno a Carloforte entro la fine dell’anno per un nuovo periodo di lavoro.“Monster Porcelain” si sviluppa come un’indagine artistica complessa e stratificata, costruita intorno alla relazione tra corpo, oggetto e suono. Un processo aperto nel quale i diversi elementi si incontrano, si influenzano e si trasformano reciprocamente, attraverso una ricerca che mette in discussione i confini tra materia, presenza e movimento, in vista della futura restituzione di un’opera compiuta.

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Seconda giornata per Transistor – (nuove generazioni) e.mo.ti.con (memoria emotiva), il festival dedicato alle giovani generazioni ideato e organizzato da Cada Die Teatro, in collaborazione con l’associazione Cultarch e per l’edizione 2018 con “I libri aiutano a leggere il mondo”, quest’anno incentrato sul tema la memoria delle emozioni.
Domani, venerdì 2 novembre, si riparte dalla mattina: dalle 10.00 alle 13.00, al Teatro La Vetreria di Pirri, Antonio Catalano prosegue con Piccoli diari sentimentali, il suo laboratorio di costruzione poetica per re-imparare a meravigliarsi!
Transistor propone poi una sessione serale ricca di appuntamenti. Alle 21.00, sempre al Teatro La Vetreria, Teatro del Sottosuolo, Cada Die Teatro e Cuori di panna Smontata presentano “Dove sta Sasà?”, omaggio a Salvatore Cantalupo, con Edoardo Angius, Riccardo Atzori, Lara Farci, Pasquale Imperiale, Sara Mascia, Mauro Mou, Francesca Pani, Federico Piras, Amedeo Podda, Valentina Della Ratta, Vincenzo De Rosa, Francesco Rocco. Al grande pubblico Cantalupo era noto per il ruolo del sarto nella serie televisiva “Gomorra”, tratta dal libro di Roberto Saviano. Ma era soprattutto un eccellente attore di teatro e di cinema, che ha lavorato con registi importanti come Antonio Neiwiller (che nel 1987 con Mario Martone e Toni Servillo fondò Teatri Uniti, un guppo storico del nuovo teatro napoletano), lo stesso Martone, Alice Rohrwacher, Francesca Comencini, Marco Risi e Peter Marcias. Salvatore Cantalupo è morto, improvvisamente, lo scorso 13 agosto, vinto da una malattia che lo ha portato via in pochi giorni. Era in tour proprio in Sardegna, ospite del Festival dei Tacchi, che Cada Die Teatro organizza ogni anno in Ogliastra, per un laboratorio e uno spettacolo. Avrebbe dovuto interpretare “Quegli angeli tristi, azione n. 9”, un omaggio alla vita del grande regista russo Andreij Tarckovskij.
A seguire, Diarismo – Festival Transistor 2018, con Mauro Mou e Francesca Pani, e, ancora, Antonio Catalano, che comincerà a tirare le fila del suo laboratorio con “Appunti per piccoli diari sentimentali”.
In chiusura di serata “Lezioni di infelicità”, conferenza – spettacolo liberamente tratta da “Istruzioni per rendersi infelici” di Paul Watzlawick, frutto di un laboratorio condotto ed ideato da Silvestro Ziccardi, con alcuni allievi del Liceo scientifico Pitagora: Alice Campus, Daniele Casula, Chiara Corda, Federica Corona, Emanuele Ghironi, Eleonora Marcheselli, Chiara Matta, Riccardo Orrù, Benedetta Paolone, Ilaria Pusceddu (disegno luci di Emiliano Biffi, suoni, musiche e immagini di Matteo Sanna).
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Entra nel vivo, a Carloforte, Creuza de Mà, il festival di musica per cinema che fino a domenica (16 settembre) vive la prima tranche della sua edizione numero dodici (la seconda parte è in programma a Cagliari dall’1 al 4 novembre).
La giornata odierna, mercoledì 12, prevede alle 10.30 il primo appuntamento con il Cine campus di Musica per cinema, la sezione “didattica” del festival: il direttore artistico di Creuza de Mà, il regista Gianfranco Cabiddu, incontra al cinema “Mutua” gli allievi del secondo anno dei corsi di regia, montaggio e suono del Centro Sperimentale di Cinematografia – Scuola Nazionale di Cinema di Roma, in residenza al festival, per illustrare il programma delle masterclass e degli appuntamenti delle prossime mattinate.
Tre film in visione nel corso della serata. Il primo, alle 19 al cinema “Cavallera”, è “The Italian Jobs: Paramount Pictures e l’Italia”, un documentario del 2017, scritto e diretto da Marco Spagnoli, che racconta il rapporto unico che lega una delle più importanti case cinematografiche degli Stati Uniti d’America (la Paramount Pictures, appunto) al nostro Paese. Tra materiali d’archivio e testimoni dell’industria italiana e internazionale, il documentario propone una serie di interviste che raccontano come l’Italia sia stata una delle mete privilegiate delle produzioni Paramount.
Alle 21.00, sempre al “Cavallera”, prosegue la monografia ideale del festival dedicata alle registe italiane. Dopo “Nico, 1988”, di Susanna Nicchiarelli, in programma nella giornata inaugurale, è la volta di “Lazzaro felice”, il film diretto da Alice Rohrwacher che quest’anno è valso alla regista toscana il premio per la migliore sceneggiatura al Festival di Cannes. Il racconto si sviluppa come una fiaba amara, sospesa tra realismo e metafora, in un contesto in cui la schiavitù e l’oppressione sono la norma: tra i contadini vessati da condizioni di vita ai limiti dell’umano, il protagonista, Lazzaro, riporta un senso di umanità, incarnando una bontà incondizionata, che va oltre il mero concetto di sopravvivenza. Alla sua terza regia Alice Rohrwacher fa intraprendere al suo personaggio, e alla comunità che lo circonda, un cammino che è anche il proprio, all’interno di un cinema che deve molto a Olmi e Zavattini ma continua a spingersi oltre, lungo un terreno che frana e si modifica continuamente sotto i suoi (e i nostri) piedi.
Chiusura di serata al Giardino di Note, dove, alle 23.00, parte la proiezione del secondo film dell’altro filone tematico che caratterizza questa edizione del festival, ovvero il ‘68, nel cinquantenario di quell’anno, di quella stagione carica di ideali e aspirazioni che il festival vuole ricordare attraverso il ciclo ‘68 memories, curato da Enzo Gentile: in programma “Fragole e sangue” (“The Strawberry Statement”), diretto nel 1970 da Stuart Hagmann, film manifesto della contestazione giovanile americana. Racconta il percorso personale del protagonista, Simon, studente all’Università di San Francisco, verso una consapevolezza civile che lo porta a schierarsi politicamente contro il sistema oppressivo vigente, grazie soprattutto all’incontro con una ragazza attivista dei movimenti pacifisti. Per questo, dopo “Easy Rider”, “Fragole e sangue” è il film che ha colpito più direttamente l’opinione pubblica occidentale. Come già per altre pellicole di culto, la colonna sonora, a base di pietre miliari del rock e folk di quegli anni, ha un ruolo di primo piano nel veicolare il messaggio e le atmosfere del tempo.
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