9 February, 2023
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I capigruppo del Consiglio regionale hanno incontrato in tarda mattinata i sindacati degli edili al termine della manifestazione di protesta sotto il palazzo di via Roma. All’incontro,  al quale hanno preso parte i segretari generali di Cgil e Uil Michele Carrus e Francesca Ticca e quelli di categoria Giovanni Matta (Filca-Cisl), Enrico Cordeddu (Fillea-Cgil) e Marco Foddai (Feneal-Uil) erano presenti il vicepresidente del Consiglio regionale Eugenio Lai (Sdp), Alessandra Zedda (Forza Italia), Gianluigi Rubiu (Udc), Michele Cossa (Riformatori), Angelo Carta (Psd’Az), Roberto Deriu (Pd), Pierfranco Zanchetta (Cps) e Paolo Truzzu (FdI).

I rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil hanno ribadito ai capigruppo le ragioni della protesta. «L’edilizia è il settore che ha subito più di tutti gli effetti negativi della crisi – hanno detto i segretari di categoria Matta, Cordeddu e Foddai – dal 2008 a oggi il settore ha perso circa 30.000 posti di lavoro, 5.000 imprese hanno chiuso i battenti. E’ necessario un cambio di rotta con interventi normativi ed economici per il rilancio del settore».

I sindacati hanno sollecitato lo sblocco immediato dei fondi già disponibili per le infrastrutture e l’approvazione rapida della nuova legge urbanistica da parte del Consiglio regionale, strumento che consentirebbe di liberare ingenti risorse per gli investimenti. Cgil, Cisl e Uil hanno chiesto inoltre l’intervento della Regione presso il Governo nazionale per la modifica delle norme in materia di previdenza e sicurezza sul lavoro (pensione a 60 anni per gli edili, riconoscimento del lavoro usurante).

Istanze accolte da tutti gli esponenti politici di maggioranza e opposizione presenti all’incontro che hanno espresso solidarietà ai lavoratori scesi oggi in piazza. Il vicepresidente del Consiglio regionale Eugenio Lai ha annunciato ai sindacati la presentazione di un ordine del giorno unitario nella prossima seduta del Consiglio regionale a sostegno della vertenza degli edili. Nel documento si chiederà alla Giunta un’accelerazione sulle procedure di spesa delle risorse già disponibili e il recupero dei fondi da destinare ai cantieri comunali per l’occupazione. Nell’ordine del giorno, sarà inserita anche la richiesta di  monitoraggio della legge regionale sulla semplificazione amministrativa (L.R. 24 del 2016) la cui effettiva applicazione garantirebbe lo sblocco di numerose pratiche attualmente ferme negli uffici regionali e comunali.

I capigruppo chiederanno inoltre al presidente della Quarta Commissione  di calendarizzare al più presto l’esame del disegno di legge della Giunta sull’Urbanistica. Accogliendo la proposta del vice capogruppo del Partito democratico Roberto Deriu, i capigruppo proveranno infine ad elaborare una proposta di legge nazionale per intervenire su alcune questioni previdenziali e di sicurezza sul lavoro.

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In Sardegna per più di 11.000 imprese tra artigiane e della piccola e media industria, con oltre 25mila dipendenti, è in arrivo il contratto di lavoro regionale.

Il contratto è stato sottoscritto dalle associazioni datoriali Confartigianato Edilizia Sardegna, Casartigiani Sardegna e dai sindacati Filca CISL e Fillea CGIL.

Grazie alla sigla, per la prima volta in Sardegna le imprese edili artigiane, che rappresentano circa il 70% delle imprese del settore, si doteranno di un contratto di lavoro costruito sulle specifiche e reali esigenze delle imprese artigiane e delle piccole e medie imprese industriali del settore.

«Da oggi abbiamo uno strumento che era sempre mancato nel panorama delle costruzioni della Sardegna e per il quale abbiamo lavorato per più di un anno – affermano Giacomo Meloni, presidente di Confartigianato Edilizia Sardegna, e Ignazio Schirru, segretario regionale di Casartigiani – è importante che le imprese sappiano che con questa operazione si fa chiarezza sul Contratto da applicare e conseguentemente sulla regolarità contributiva.»

«Il Contratto regionale – sottolineano Giovanni Matta della Filca CISL ed Enrico Cordeddu ed Erika Collu della Fillea CGIL – adegua anche le retribuzioni dei lavoratori, legandole in parte all’andamento del settore e tuttavia, come richiesto dalle parti datoriali, salvaguardando le imprese in difficoltà.»

«Con questa firma – aggiungono Meloni e Schirru – per datori di lavoro e operatori, sono in arrivo due novità importanti: la certezza di poter applicare il contratto di lavoro specifico del settore, quindi riducendo il rischio di contenziosi, e la possibilità di applicare un contratto meno oneroso degli altri esistenti, pur salvaguardando il livello di prestazioni erogate al lavoratore e all’impresa.»

L’accordo prevede anche l’istituzione di un Osservatorio di settore che avrà il compito di monitorare lo stato dell’edilizia artigiana in Sardegna. L’Osservatorio si propone quale interlocutore della politica regionale, attraverso cui far pervenire le istanze del settore e le contraddizioni che vive: fortemente rappresentato nell’Isola, ma il più esposto agli effetti della crisi economica. Inoltre, saranno individuati strumenti nuovi a salvaguardia del livello di welfare erogato a lavoratori e imprenditori del settore.

Il contratto istituirà anche un sistema di prestazioni sanitarie a favore di lavoratori e datori, senza alcun aggravio per l’impresa.

E’ stato istituito questa mattina un tavolo Regione-Anas-Sindacati per monitorare le grandi opere e favorire l’occupazione dei lavoratori sardi. L’obiettivo è monitorare l’andamento dei cantieri delle grandi opere Anas in Sardegna e far dialogare imprese e sindacati per favorire l’incontro fra domanda e offerta di lavoro e provare così a incidere sull’occupazione degli edili in Sardegna. Si tratta di lavori che riguardano le principali strade della Sardegna, dalla 131 alla Sassari-Olbia fino alla 125 e alla 195, per fare gli esempi principali, per un importo di oltre un miliardo di euro e una durata dei lavori di circa tre anni.
All’incontro odierno erano presenti l’assessore dei Lavori pubblici Paolo Maninchedda; il capo Compartimento Anas in Sardegna, Valerio Mele; i rappresentanti della Feneal Uil Carlo Marras, Gianni Olla e Marco Foddai, della Filca Cisl Giovanni Matta, Marco Ambu, Alfredo Costa e della Fillea Cgil Enrico Cordeddu. La prima convocazione del tavolo è stata fissata per giovedì 9 aprile, alle 12.00, nella sala riunioni al primo piano della Torre in via Zara.«Si è sempre detto che le imprese che vincono i grandi appalti qui in Sardegna non dialogano con la Sardegna, ora invece per la prima volta mettiamo in piedi un tavolo che fa incontrare Imprese, Anas, assessorati dei Lavori pubblici e del Lavoro, Sindacati – ha detto l’assessore dei Lavori pubblici, Paolo Maninchedda -. In questo modo verifichiamo se creando maggiore coesione, anche istituzionale, i vantaggi complessivi, generali di questi lavori possano diventare più visibili e più concreti. Non è facile prevedere quanti posti di lavoro possa favorire questa operazione, ma siamo ottimisti perché per la prima volta le imprese vincitrici incontreranno il mondo della Sardegna che non conoscono e assisteremo a un confronto fra parti. Ci auguriamo – ha concluso l’assessore dei Lavori pubblici – che dal dialogo emerga tutto ciò che di buono può venire dalla realizzazione di queste grandi opere.»

Paolo Maninchedda 35 copia

 

Per la prima volta le associazioni di categoria e i sindacati del mondo delle costruzioni regionale si riuniscono attorno a un tavolo per presentare alla stampa attraverso un documento congiunto le osservazioni sul nuovo disegno di legge dal titolo “Norme per il miglioramento del patrimonio edilizio, per la semplificazione e il riordino delle disposizioni in materia urbanistica ed edilizia” varato dalla Giunta regionale lo scorso 11 ottobre.

Il documento che contiene le osservazioni e le proposte del comparto verrà illustrato nel corso di una conferenza stampa, lunedì 10 novembre a Cagliari, alle ore 10.00, nella sede dell’Ance Sardegna, in via Fleming 2 A, a Cagliari, alla quale parteciperanno i vertici regionali di Ance (Maurizio de Pascale, presidente), Confartigianato (Luca Murgianu, presidente), Cna (Francesco Porcu, segretario regionale), Aniem (Valentina Meloni, presidente Collegio costruttori edili) e Legacoop (Gigi Piano, responsabile regionale area Lavoro) insieme alle organizzazioni sindacali di settore Filca Cisl (Giovanni Matta, segretario regionale), Feneal Uil (Marco Foddai, segretario regionale) e Fillea Cgil (Enrico Cordeddu, segretario regionale). È stato invitato a partecipare anche l’assessore regionale dell’Urbanistica, Cristiano Erriu, che ha assicurato la presenza.

L’obiettivo del documento è far recepire al Consiglio regionale i suggerimenti delle organizzazioni imprenditoriali e sindacali in modo da contribuire a realizzare fattivamente uno strumento normativo capace di garantire regole chiare al sistema delle costruzioni.

Il comparto, che rappresenta il 9% del Pil della Sardegna, dal 2007 attraversa un momento di grave crisi e ha perso circa 26.000 occupati.

E’ iniziato questa mattina, in commissione Lavoro, con una serie di audizioni, il monitoraggio delle situazioni di precariato nell’amministrazione, nelle agenzie e negli enti della Regione Sardegna nonché negli Enti locali. L’iniziativa, illustrata dal presidente della Seconda commissione, Gavino Manca, ha come obiettivo quello di favorire una conoscenza approfondita del fenomeno, in vista della predisposizione di adeguati e tempestivi interventi normativi «che – così come ha dichiarato il presidente Manca – garantiscano la continuità lavorativa». Ai lavori ha partecipato anche il presidente della Prima commissione, Francesco Agus, che ha tra le sue competenze quella che attinente il personale della Regione.

I primi ad essere auditi in commissione sono stati i rappresentati dei lavoratori precari dell’amministrazione regionale. I cosiddetti “precari storici” (sono 13 in totale) che prestano la loro opera negli uffici della presidenza della Giunta (7 unità), nell’assessorato dei Trasporti (6) e in quello del Lavoro (3). Lavorano ininterrottamente da dieci anni in Regione (unico ed esclusivo datore di lavoro) e svolgono mansioni e funzioni – così hanno dichiarato i portavoce della delegazione, Francesca Puggioni e Simona Deiana – tipiche dei lavoratori in pianta organica. L’emergenza segnalata nel corso dell’audizione è quella della ormai prossima scadenza – 31 dicembre 2014 – dei contratti in essere, in coincidenza con la scadenza del piano pluriennale per il superamento del precariato (articoli 3 e 4 della Legge regionale 12\2012). I precari storici dell’amministrazione regionale hanno auspicato un intervento del Consiglio regionale e invitato la Seconda commissione a procedere con “una soluzione definitiva ed equa”.

I lavori sono proseguiti con l’audizione dei rappresentanti dei precari dell’amministrazione provinciale di Cagliari. Il “caso” riguarda 86 lavoratori (nel 2000 erano 140) che in media da 10 anni svolgono funzioni equiparabili agli istruttori amministrativi (categoria C) con le varie formule cococò, cocoprò, interinali e somministrazione lavoro. Tipologie contrattuali, il cui utilizzo prevalente da parte dell’amministrazione provinciale, ha impedito il ricorso alle disposizioni della legge finanziaria 2007 dello Stato, per quanto attiene la stabilizzazione del personale precario. La scadenza dei contratti è, dunque, fissata al 31 dicembre 2014 e l’amministrazione provinciale non ha a disposizione risorse per procedere con la proroga. L’ulteriore preoccupazione, emersa nel corso dell’audizione, riguarda la riforma degli Enti Locali che – a giudizio dei lavoratori – potrebbe compromettere definitivamente il loro futuro occupazionale.

Già dal novembre del 2011 hanno invece terminato il loro lavoro i 12 funzionari selezionati da apposita “vetrina pubblica” in servizio all’Arpas a seguito dell’adesione dell’agenzia regionale per la protezione dell’ambiente in Sardegna al bando “Master and Back” 2008. Partiti con un contratto della durata di 24 mesi hanno usufruito di una proroga di 12 mesi. La criticità evidenziata nel corso dell’audizione dei rappresentanti dei precari #Arpas, riguarda, in particolare, quanto previsto nella Proposta di legge n. 66, presentata in Consiglio regionale il 26 giugno 2014, e che prevede la possibilità di stabilizzazione soltanto per i precari con più di 36 mesi di contratto.

Periodo del quale potrebbero beneficiare, invece, un altro gruppo di lavoratori precari (12 funzionari), anch’essi auditi nel corso dei lavori della commissione, e che sono stati assunti in Arpas nel 2010, a seguito del bando “Master and Back” 2009, e che hanno potuto proseguire nel lavoro fino a 40 mesi in totale (contratti scaduti il 30 dicembre 2014). Un percorso simile a quello che riguarda 6 funzionari al lavoro in #Enas (audito il loro rappresentante, Enrico Cordeddu) a seguito del bando “Master and Back” 2009 e che sono rimasti al lavoro fino al giugno del 2013.

Sempre con riferimento all’ Arpas si è tenuta l’audizione dei rappresentanti dei cosiddetti “idonei graduatorie Arpas 2010”. Coloro che sono inseriti nella vigente graduatoria, approvata dopo il regolare svolgimento dei concorsi pubblici banditi dall’Arpas nel 2009 per diverse figure professionali (prova preselettiva, due prove scritte e prova orale). Gli idonei al concorso contestano la proposta di legge n. 66 (Lai e più) nella parte in cui prevede la stabilizzazione dei dodici lavoratori entrati in Arpas nel 2010 a seguito del bando “Master and Back” 2009. I portavoce degli “idonei” hanno ricordato le disposizioni nazionali, in particolare la legge 125\2013, e il pronunciamento della Corte Costituzionale sulla legge regionale 17\2012 per affermare che «l’Arpas avrebbe dovuto assumere il personale necessario attraverso il naturale scorrimento delle graduatorie e non con nuove selezioni per colloquio«. Tutte le delegazioni interessate dalla situazione dell’Arpas hanno quindi evidenziato, nel corso delle rispettive audizioni, come l’agenzia regionale abbia intensificato nel corso degli ultimi anni il ricorso alle esternalizzazione per svolgere i servizi che gli competono.

La delegazione dei cosiddetti “lavoratori in utilizzo” ha invece illustrato alla commissione Lavoro la situazione che interessa circa 50 lavoratori impiegati nella Asl 8 (Cagliari), Asl 6 (Sanluri) e Asl 1 (Sassari), introdotti nei vari a Enti, a partire dal 2010, attraverso l’accordo quadro sottoscritto dalla Regione con le Province, l’Anci, Italia Lavoro, i sindacati e le rappresentanze datoriali, per l’attuazione delle politiche attive del lavoro. A seguito dell’entrata in vigore del decreto interministeriale 83473 del 1 agosto 2014, con la modifica dei termini per la concessione degli ammortizzatori sociali in deroga, sono però cambiate le condizioni di utilizzo dei lavoratori beneficiari. Per la maggior parte di essi la Regione ha quindi previsto un sussidio di 700 euro mensili sino al 31 dicembre 2014, a fronte di un’attività lavorativa di 80 ore mensili. I “lavoratori in utilizzo” hanno chiesto lumi sulle caratteristiche del “servizio civico” e le ragioni per le quali la Regione, pur in presenza della richiesta di compartecipazione da parte dell’ente utilizzatore, dei lavoratori abbia formulato una risposta negativa.