6 February, 2026
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Dopo le iniziative parlamentari, anche in  Sardegna Sinistra Ecologia e Libertà si schiera contro la paventata chiusura del servizio delle guardie mediche notturne. Lo fa con un’interrogazione urgente, firmata dai quattro consiglieri Luca Pizzuto, Francesco Agus, Daniele Cocco ed Eugenio Lai, e presentata questa mattina alla stampa.

«Siamo di fonte a una decisione scandalosa del Governo, a un’ulteriore aggressione delle periferie e di un servizio fondamentale per i piccoli comuni – afferma il primo firmatario dell’interrogazione Luca Pizzuto – il timore è che con questo atto si voglia aprire il settore ai privati». Giudizio condiviso dal vicepresidente del Consiglio regionale Eugenio Lai secondo il quale «la chiusura del servizio notturno delle guardie mediche (190 in tutta l’Isola) rappresenterebbe un’ulteriore penalizzazione per i territori periferici. La riforma sanitaria regionale prevede, infatti, un ridimensionamento dei servizi di Pronto Soccorso che, nei futuri Ospedali di Comunità, non potranno più gestire le urgenze».

Per Francesco Agus, il progetto del Governo va in controtendenza rispetto agli obiettivi della riforma sanitaria regionale, in questi giorni al vaglio della Commissione Sanità. «Per ridurre gli sprechi del sistema sanitario la proposta in discussione prevede un intervento deciso sull’uso smodato dei servizi di Pronto Soccorso – afferma Agus – questo si può fare solo potenziando i servizi territoriali e lasciando al Pronto Soccorso la gestione delle urgenze».

Nell’interrogazione, i consiglieri di Sel chiedono al presidente della regione Francesco Pigliaru di assumere un’iniziativa forte nei confronti del Governo per scongiurare la soppressione del servizio di guardia medica notturna. «Sulla sanità abbiamo potestà primaria – aggiunge Agus – è giusto che il Consiglio la eserciti».

«Metteremo in campo tutte le nostre energie per impedire che la riforma vada in porto – assicura Luca Pizzuto – il nostro partito sarà impegnato nella campagna di sensibilizzazione dei cittadini in tutti i territori dell’Isola.»

La decisione del Governo, inserita nell’atto di indirizzo per il rinnovo del contratto collettivo nazionale dei medici, prevede la riduzione dell’assistenza delle guardie mediche da 24 a 16 ore giornaliere. «La soppressione del servizio notturno dalla mezzanotte alle otto del mattino produrrà gravi disagi per i cittadini delle zone periferiche – ha sottolineato il vicesegretario regionale del sindacato Medici Italiani Annarita Ecca – la scelta del Governo non tiene conto delle specificità territoriali della Sardegna e delle sue caratteristiche geomorfologiche».

Al fianco dei medici ci saranno anche molte amministrazioni locali. Alla conferenza stampa di questa mattina erano presenti il vicesindaco di San Nicolò Gerrei, Stefano Soro, e gli assessori alle politiche sociali di Guasila e Masainas Paola Casula e Ilaria Portas. «Non siamo disponibili a subire un altro scippo – hanno detto – sulla chiusura del servizio notturno delle guardie mediche non esistono margini di discussione».

Guardia medica Bacu Abis copia

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Il Consiglio regionale ha approvato il programma 2016 del Corecom e ha dato il via libera alle modifiche alla legge sul riordino delle autonomie locali. La seduta si è aperta sotto la presidenza del presidente Gianfranco Ganau. Dopo le formalità di rito il presidente ha comunicato che la Giunta per le elezioni, nella seduta di questa mattina, ha preso atto del provvedimento dell’Ufficio centrale elettorale presso la Corte d’Appello di Cagliari con cui è stato proclamato eletto alla carica di consigliere regionale il candidato Giovanni Satta della lista Uds in sostituzione di Gianni Lampis (Fdi-An). Giovanni Satta, a sua volta, ha informato il Consiglio dell’impossibilità di prestare giuramento.

Passando all’ordine del giorno, il Consiglio ha iniziato l’esame del documento relativo al programma 2016 del Corecom (Comitato regionale delle comunicazioni). Per la sua illustrazione, il presidente ha dato la parola al relatore, il consigliere Gianmario Tendas (Pd).

Intervenendo sull’ordine dei lavori, il capogruppo di Cps Pierfranco Zanchetta ha ricordato un precedente impegno della conferenza dei capigruppo con cui si era stabilito, in assenza di comunicazioni ufficiali del Governo sulla sede del prossimo G7, di effettuare un sopralluogo a La Maddalena per verificare lo stato delle strutture che avrebbero dovuto ospitare il G8 del 2009.

Il presidente Ganau ha assicurato che l’argomento sarà discusso nella prossima riunione della conferenza dei capigruppo ed ha dato la parola al consigliere Tendas per l’illustrazione del programma del Corecom per l’anno 2016.

Nella sua relazione Tendas ha ricordato che il provvedimento in esame «è un adempimento previsto dalla legge 11/2008 ed è stato esaminato dalla seconda commissione del Consiglio che lo ha approvato all’unanimità, dopo una audizione dei componenti del Corecom sia sulle linee programmatiche del 2015 che su quella relative all’esercizio in corso».

Non essendoci iscritti a parlare il presidente, dopo aver illustrato sinteticamente il contenuto di un ordine del giorno con cui si approva il programma del Corecom per il 2016, ha messo in votazione il documento che il Consiglio ha approvato con 33 voti.

Successivamente il Consiglio ha iniziato l’esame del Dl n. 313 – Giunta regionale – Modifiche alla legge 2/2016 (Riordino del sistema delle autonomie locali della Sardegna). Assente il relatore Salvatore Demontis, del Pd, il presidente ha dato la parola per l’illustrazione del provvedimento al presidente della prima commissione Francesco Agus, di Sel.

Agus ha detto in apertura che l’approvazione della legge da parte del Governo, con solo alcune correzioni, «è una buona notizia per l’autonomia regionale dopo la riforma del sistema degli enti locali; quanto alle correzioni, non intaccano l’impianto normativo ma intervengono su alcuni punti come la riduzione delle rappresentanze nel consiglio provinciale metropolitano, le competenze autorizzative in materia di impianti elettrici ed il divieto, per i segretari comunali in pensione, di operare presso le amministrazioni locali».

Il capogruppo dei Riformatori sardi, Attilio Dedoni, ha chiesto una breve sospensione della seduta che il presidente ha accordato.

Alla ripresa dei lavori, il presidente ha dato la parola al consigliere Luigi Ruggeri, del Pd. L’esponente della maggioranza ha affermato di essere contrario alla legge, «almeno per quanto riguarda alcune parti come quella della rappresentanza negli organi collegiali perché, vedendo i rilievi del governo, li ritengo invasivi e meriterebbero una opposizione ben più forte di quella esercitata in occasione del recente sulle trivelle». «Si parla, infatti – ha osservato il consigliere del Pd – del mancato riconoscimento di poter disciplinare il procedimento elettorale del consiglio metropolitano con un indubbio eccesso di definizione, posto che il problema spetta alla specificità della Regione e non si può pensare che il disegno della città metropolitana possa derivare solo dalla legge nazionale in modo automatico, dimenticando per esempio che gli elettori di Cagliari sono appena un terzo di quelli della città metropolitana». «Dobbiamo dare alla città metropolitana – ha aggiunto Ruggeri – un’importanza maggiore di quella delle singole municipalità e serve per questo una legittimazione di primo livello perché deve essere il livello fondamentale di quella realtà; non volerlo fare, oltre che una rinuncia all’esercizio dell’autonomia regionale, significa rassegnarsi ad una dimensione residuale della città metropolitana». «Se invece – ha concluso – si vuole essere ambiziosi bisogna mantenere la configurazione originaria perché la più rispondente alla sovranità popolare, fermo restando che i dettagli amministrativi non possono avere rilevanza generale come pensa il governo e, anche per questo, bisognerebbe opporsi».

Per la Giunta, l’assessore degli Enti locali Cristiano Erriu, ha dichiarato che l’attuale stesura della legge e la non impugnazione da parte del Governo rappresentano «un successo della Giunta e del Consiglio, frutto di un lavoro e di una negoziazione a tratti intensa e dura su alcuni aspetti della legge grazie ai quali abbiamo ottenuto il riconoscimento delle nostre ragioni». Quanto al numero dei componenti degli enti di aria vasta, ha detto ancora Erriu, «appare allineato con l’impianto della legge Delrio come legge di grande riforma economico-sociale così definita anche dalla giurisprudenza costante della Corte Costituzionale e, in proposito, ricordo che le leggi che hanno operato in difformità rispetto a questo impianto, come quella siciliana, sono state impugnate». Dopo aver ricordato che, sempre in base alla legge Delrio, «il numero dei componenti fissato a 14 è lo stesso per le città metropolitane con popolazione fino a 3.000.000 di abitanti» l’assessore ha concluso dichiarando che «non si tratta di poltrone ma di strumenti di semplificazione dei processi democratici ed i territori, del resto, sono rappresentanti nella conferenza metropolitana da cui nessun territorio è escluso; il parere della Giunta è quindi favorevole».

Il consigliere di Forza Italia, Ignazio Locci è intervenuto per dichiarazione di voto ed ha criticato «quella che la maggioranza ha definito una manutenzione della legge sulla riforma Enti locali approvata lo scorso febbraio”. «Nei fatti – ha spiegato l’esponente della minoranza – prendete atto delle frustate date dal governo alla Giunta che è stata obbligata a introdurre modifiche alla legge n. 2 del febbraio 2016, in linea con il dettato della riforma Delrio». Locci ha parlato di limitazione delle prerogative della Regione ed ha concluso il suo intervento dichiarando di riconoscersi nelle dichiarazione fatte in Aula dal consigliere del Pd, Luigi Ruggeri.

Marco Tedde (Fi) ha dichiarato voto contrario per il passaggio agli articoli ed ha ribadito forti critiche per le penalizzazioni che a suo giudizio si sono fatte gravare sul Nord ovest dell’Isola per la mancata istituzione della città metropolitana («la rete metropolitana è servita solo a placare la rabbia degli amministratori del sassarese mentre a Cagliari, dopo l’insediamento del consiglio metropolitano, il sindaco era già a Roma per incassare importanti finanziamenti»). Il consigliere della minoranza ha quindi definito “fuori luogo” le dichiarazioni rese in Aula dall’assessore Erriu per la mancata impugnativa da parte del governo della legge sugli Enti locali: «Niente entusiasmi, assessore, è solo una questione di aderenza politica».

Il consigliere della maggioranza Gianfranco Congiu (Sdl) ha preannunciato voto di astensione: «Mi astengo per ragioni ideologiche e non ritengo sufficienti le motivazioni portate in Aula per giustificare le modifiche proposte alla legge sugli Enti locali».

Il relatore della maggioranza, Salvatore Demontis (Pd) ha difeso il disegno di legge proposto dalla Giunta ed ha affermato: «Le poche modifiche che si stanno proponendo non rappresentano imposizioni da parte del governo». Demontis, nel merito dell’articolo 1 ha quindi ricordato che la composizione originaria prevista del consiglio metropolitano di Cagliari era fissata in 14 consiglieri e che la stessa è stata aumentata a 40 a seguito di un emendamento approvato a voto segreto. «A mio giudizio – ha affermato il consigliere del Pd – la composizione a 14 è compatibile con il modello sardo di città metropolitana compatta che è istituita per gestire un sistema urbano complesso».

L’Aula ha quindi proceduto con l’approvazione del passaggio agli articoli con 29 favorevoli e 20 contrari ed il relatore ha dichiarato il parere sugli emendamenti presentati all’articolo 1 e la Giunta ha espresso parere conforme con quello del relatore.

Il presidente del Consiglio ha preannunciato la votazione dell’emendamento sostitutivo parziale n. 4 (Locci e più) che propone di ridurre da 40 a 24 il numero dei componenti il consiglio metropolitano.

Stefano Tunis (Fi) ha dichiarato voto a favore ed ha accusato Giunta e maggioranza di compromettere la partecipazione delle comunità alla città metropolitana («siete per una politica per pochi, il vostro modello di rappresentanza è il Cda e passate dal modello banca al modello amministrazione». Ignazio Locci (Fi) ha dichiarato voto a favore ed ha denunciato il rischio che le decisioni del consiglio metropolitano con la composizione a 14 consiglieri (è quella proposta dal Dl in discussione) siano in capo solo ai sindaci di Cagliari e Quartu.

Salvatore Demontis (Pd) ha ribadito il voto contrario ed ha escluso qualunque imposizione da parte del governo italiano per le modifiche alla legge sugli Enti locali e ne ha rimarcato la peculiarità e la diversità rispetto alla riforma Delrio.

Posto in votazione l’emendamento n. 4 non è stato approvato (20 favorevoli e 28 contrai) e il consigliere Locci (Fi) ha dichiarato voto contrario all’articolo 1 del Dl 313, seguito dai colleghi di partito Stefano Tunis («con questo articolo la giunta e la maggioranza assassinano nella culla la città metropolitana di Cagliari») e Marco Tedde («la Giunta si vuol vendicarsi con la sua stessa maggioranza per avergli negato gli aumenti di Irap e Irpef e così la costringe a ritornare su una legge approvata solo qualche settimana fa»).

Concluse le dichiarazioni di voto, il presidente del Consiglio ha posto in votazione l’articolo 1 che riduce da 40 a 14 i componenti il consiglio metropolitano di Cagliari, e l’articolo è stato approvato a maggioranza.

Il presidente Ganau ha quindi messo in votazione l’articolo 2 “Modifiche all’articolo 27 della legge regionale n. 2 del 2016 (Consiglio provinciale)” che interviene sulla composizione dei consigli provinciali prevedendo dodici consiglieri più il presidente per le assemblee delle province con popolazione da 300.001 a 700.000 abitanti e dieci consiglieri per le province con popolazione fino a 300.000 abitanti.

Sull’articolo è intervenuto il consigliere Ignazio Locci (Forza Italia) che ha definito l’articolo in discussione «la prova dell’attività di manutenzione ordinaria sulla legge fatta per esaudire una richiesta del Governo». 

Locci ha poi stigmatizzato i ritardi nella nomina dei commissari delle province. «Sono passati 76 giorni dall’approvazione della riforma degli enti locali e ancora non si è proceduto alle nomine – ha detto Ignazio Locci – i termini previsti dalla legge non sono stati rispettati. Oggi invece vi preoccupate di ridurre il numero dei consiglieri. Questo perché qualcuno vi ha chiesto di fare delle modifiche. E’ o non è questa la prova che il Governo ha dato indicazioni?»

Critiche anche da Marco Tedde (Forza Italia) che ha accusato Giunta e maggioranza di aver violato lo Statuto con la riforma degli enti locali. «Lo Statuto prevede un referendum in caso di modi modifiche delle circoscrizioni territoriali e nuovi assetti istituzionali – ha affermato Tedde – questo non è stato fatto. Voi siete andati avanti come un caterpillar. Nel momento in cui si calpesta lo Statuto si calpesta la volontà dei sardi». Messo in votazione, l’articolo 2 è stato approvato con 26 voti a favore e 20 contrari.

Si è poi passati all’esame dell’articolo 3 “Modifiche all’articolo 48 della legge regionale n. 2 del 2016 (Energia)”. Non essendoci iscritti a parlare, il presidente Ganau ha messo in votazione l’articolo che è stato approvato con 27 sì e 20 no.

Sull’articolo 3 bis “Modifiche all’articolo 14 della legge regionale n. 2 del 2016 (Dirigenti apicali) è intervenuto il consigliere Ignazio Locci (Forza Italia). «Nella relazione della Commissione si dice che la modifica è in linea con lo spirito della legge ma non è vero – ha sottolineato Locci – quando venne scritto l’articolo 14 della legge 2, si diede priorità ai dirigenti per la copertura dei ruoli apicali negli enti di nuova formazione, ora si fanno rientrare anche i segretari comunali e provinciali in servizio. C’è il sospetto che si voglia favorire qualcuno».

A Locci ha replicato il  relatore della legge Salvatore Demontis (Pd) «Lei ricorda male – ha esordito Demontis – la legge dava la priorità ai dipendenti delle province ma prevedeva anche la possibilità di chiamare i segretari provinciali e comunali e i dirigenti delle comunità montane per la copertura dei ruoli apicali nei nuovi enti. Lo spirito della legge era proprio quello di prendere in considerazione anche il personale in servizio di enti in via di soppressione. Per questi si prevedeva il loro impiego presso la Città Metropolitana, le reti e le unioni dei comuni». Messo ai voti, l’articolo 3 bis ha ottenuto il via libera con  28 sì e 18 no.

Disco verde anche per l’articolo 3 ter “Modifiche all’articolo 30 della legge regionale n. 2 del 2016 (Mobilità del personale delle province), approvato con 27 voti favorevoli e 18 contrari.

Si è poi passati all’articolo 3 quater  “Modifiche all’articolo 71 della legge regionale n. 2 del 2016 (Uffici stampa)”. Acquisiti i pareri di Commissione e Giunta sugli emendamenti, il presidente Ganau ha messo in votazione l’emendamento sostitutivo totale n. 2 che è stato approvato con  27 sì e 18 no. L’emendamento stabilisce che ai giornalisti in forza alla Città metropolitana, città medie e province venga applicato il contratto nazionale giornalistico nella sua interezza tenendo conto, comunque, nella determinazione dei trattamenti economici e di missione, delle disposizioni di contenimento della spesa riguardanti il personale del pubblico impiego.

Via libera, in rapida successione anche agli emendamenti aggiuntivi n.1, 5 e 6.

L’emendamento n. 1 introduce l’articolo quater bis che modifica i contenuti dell’articolo 12 della legge n.1 del 2005 sulla composizione della Conferenza permanente Regione-Enti Locali. Il nuovo articolo stabilisce che alla Conferenza partecipano 4 rappresentanti del coordinamento delle associazioni degli enti locali della Sardegna, designati tra sindaci in carica, oltre al presidente dell’Anci e al rappresentante dell’associazione degli enti di area vasta.

L’emendamento n.5 stabilisce che il calcolo delle fasce demografiche dei comuni appartenenti alle province e alla città metropolitana, ai fini delle elezioni, venga fatto sulla base dei dati Istat sulla popolazione residente riferiti al 31 dicembre del penultimo anno che precede la data delle elezioni.

L’emendamento aggiuntivo n. 6, infine, introduce una deroga per il Comune di Burcei che, in ragione delle sue particolari condizioni geografiche, non sarà obbligato ad associarsi in unione di comuni. L’assolvimento degli obblighi di gestione potrà essere soddisfatto attraverso apposite convenzioni con altri comuni o con la Città Metropolitana di Cagliari.

Si è quindi passati al voto dell’articolo 4 “Entrata in vigore” che è stato approvato per alzata di mano.

Il presidente Ganau ha quindi messo in votazione il testo finale della legge che è passato con 25 voti a favore e 19 contrari.

Al termine della votazione, il presidente ha dichiarato chiusa la seduta e convocato la conferenza dei capigruppo.

Palazzo del Consiglio regionale 3 copia

 

 

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Francesco Agus

Undici consiglieri regionali appartenenti a diversi gruppi della maggioranza di centrosinistra hanno presentato ieri un’interrogazione al presidente della Regione, Francesco Pigliaru, e all’assessore del Lavoro, Virginia Mura, in merito alla gestione della società a partecipazione regionale Insar s.p.a.

«Non è più tollerabile il velo di opacità che contraddistingue l’operato di questa società. Insar S.p.a. utilizza denaro pubblico e dovrebbe agire secondo principi di equità e trasparenza. La gestione complessiva del bando Ico, l’abnorme ricorso a consulenze esterne, la paventata chiusura delle sedi periferiche della società ci appaiono ben distanti da questi – afferma il primo firmatario, Francesco Agus – la discussione in finanziaria ha imposto pesanti tagli al bilancio regionale e appare evidente come l’unico modo per non dover tagliare in futuro servizi indispensabili sia quello di agire con decisione sulle spese superflue attraverso un controllo meticoloso, anche nelle società partecipate, della spesa pubblica.»

«Gli amministratori della Società sono espressione della Regione, anche se nominati in un altra stagione politica, e non è ammissibile che agiscano senza il dovuto controllo da parte della Giunta regionale. Chiediamo al presidente Pigliaru – conclude Francesco Agus – di porre al più presto rimedio alle criticità anche attraverso uno spoil system dei vertici della società, sicuramente tardivo ma ormai necessario e irrimandabile.»

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Si è svolta nella commissione Autonomia l’audizione del  deputato Francesco Sanna (Pd) sulla proposta di legge costituzionale n.3212, di cui è primo firmatario, tendente alla modifica degli articoli 27, 28, 43, 44 e 45 dello Statuto sardo, nonché della modifica della rubrica del titolo V dello stesso che si propone di trasformare da “Enti locali” in “Rapporti tra la Regione e gli Enti locali”.

La proposta di modifica statutaria si propone, in sintesi: di trasferire l’esercizio del potere regolamentare dal Consiglio alla Giunta; di attribuire al Consiglio delle Autonomie Locali (Cal) il potere di iniziativa legislativa nelle materie di competenza; di eliminare dallo Statuto speciale il riferimento alle tre province storiche (Cagliari, Nuoro e Sassari);  di indicare nella Carta autonomistica della Sardegna che l’ordinamento delle autonomie locali è basato sui Comuni; di inserire in Statuto la città metropolitana, quale forma tipica di aggregazione di comuni; di prevede che la fusione dei comuni e la creazione di un nuovo comune avvenga per legge regionale rinforzata, richiedendo per la sua approvazione la maggioranza assoluta dei componenti il Consiglio; di consentire la creazione di un nuovo comune solo in caso di popolazione almeno pari a 10.000 abitanti; di prevedere il referendum consultivo sulla proposta di fusione o nuova costituzione di comuni.

Francesco Sanna ha rassicurato i commissari sulla possibilità di approvazione (doppia lettura alla Camera e al Senato) delle modifiche costituzionali ed ha dichiarato disponibilità ad accogliere eventuali proposte del Consiglio regionale per introdurre ulteriori modificazioni alla Carta autonomistica.

L’esponente della maggioranza che sostiene il governo Renzi ha inoltre affermato che le modifiche statutarie, qualora approvate, «potrebbero rappresentare “la cornice” istituzionale per la riforma degli Enti Locali varata, di recente, dal Consiglio regionale».

I consiglieri della maggioranza intervenuti, Roberto Deriu (Pd), Salvatore Demontis (Pd) e Annamaria Busia (Sovranità, democrazia e lavoro) hanno espresso favore per il trasferimento in capo alla giunta dei poteri regolamentari e nel corso dei rispettivi interventi hanno posto l’accento su alcune questione specifiche attinenti la possibilità di introdurre la legislazione delegata (Deriu) nonché riferimenti agli ambiti territoriali strategici con riferimento alla “rete metropolitana” come forma particolare di unione dei comuni (Demontis) e sulla doppia preferenza di genere (Busia). 

Il presidente della commissione Autonomia, Francesco Agus (Sel), richiamata la risoluzione del Consiglio regionale, approvata nel giugno 2014 su proposta della commissione, che indica il cosiddetto “percorso delle riforme”, ne ha ribadito la validità ed ha espresso soddisfazione e apprezzamento per il varo della legge sugli Enti locali a cui – così ha affermato Agus – seguirà una nuova legge Statutaria che dovrà coordinarsi con la riforma della legge n. 1 inerente l’organizzazione della Regione.

Nel merito della proposta di legge costituzionale oggetto dell’audizione dell’onorevole Francesco Sanna, il presidente della commissione Autonomia ha riaffermato la necessità di un “ulteriore lavoro di istruttoria” in vista dell’espressione del richiesto parere. 

Francesco Sanna 1 copia

 

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Palazzo del Consiglio regionale A

La commissione Autonomia, presieduta da Francesco Agus, si riunisce giovedì alle 10,30. All’ordine del giorno, dopo l’elezione di un segretario, il parere sulle norme generali in materia di edilizia sociale e riforma dell’azienda regionale per l’edilizia abitativa e sulla disciplina della partecipazione della Regione, degli enti regionali e degli enti locali a società di capitali e consortili. All’esame dei commissari anche il disegno di legge 313 Modifiche alla legge regionale 4 febbraio 2016, n. 2, recante: “Riordino delle autonomie locali della Sardegna e il disegno di legge 254 (Norme sulla qualità della regolazione e di semplificazione dei procedimenti amministrativi)“. I lavori proseguiranno nel pomeriggio con il medesimo ordine del giorno. L’organismo si riunirà nuovamente venerdì alle 11 per esprimere il parere sulla proposta di legge costituzionale n. 3212 “Modifiche alla legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3 – Statuto speciale per la Sardegna”.

Saranno sentiti in audizione i parlamentari proponenti. La proposta di legge costituzionale, primo firmatario il deputato Francesco Sanna, è stata sottoscritta  anche dai parlamentari Meloni, Cani, Marrocu, Mura, Pes, Giovanna Sanna, Scanu. Prevede la modifica degli articoli 27, 28, 43, 44 e 45 dello Statuto speciale e riguarda differenti aspetti dell’ordinamento regionale.

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Piazza Yenne 2 copia

Il gruppo di Sinistra Ecologia Libertà in Consiglio regionale ha presentato un’interpellanza nella quale sollecita la ripresa dell’operatività della Camera di Commercio di Cagliari, con nuovi organi di governo pienamente legittimati in grado di assicurare all’Ente stabilità ed efficienza.

Daniele Cocco, Eugenio Lai, Francesco Agus e Luca Pizzuto chiedono, fra l’altro, l’impegno diretto del presidente della Regione per «assicurare la sollecita conclusione delle procedure di insediamento dei nuovi organi» intervenendo, se necessario, anche presso il ministero dello Sviluppo economico.

Nella nota i consiglieri di Sel sottolineano che, «dopo il commissariamento del giugno 2015 era stato tracciato un percorso che, attraverso un crono-programma preciso, doveva portare al superamento della gestione commissariale. I termini indicati nel crono-programma sono stati ampiamente disattesi, con il conseguente aggravamento della situazione di incertezza e instabilità nella gestione amministrativa sia della Camera che delle aziende partecipate».

Secondo gli esponenti di Sel, è entrato di fatto in crisi, in modo diretto o indiretto, «un sistema articolato di supporto all’economia del territorio e della Regione». Dalla società di gestione dell’aeroporto di Cagliari alla Fiera della Sardegna, dall’Autorità portuale all’Ente lirico di Cagliari, «molte realtà sono da lungo tempo sostanzialmente prive di indirizzi e direttive politiche e gestionali e registrano un immobilismo che è stato più volte denunciato da associazioni di categoria, sindacati e forze politiche».

«Riteniamo che questo stato di cose non possa continuare – concludono Daniele Cocco, Eugenio Lai, Francesco Agus e Luca Pizzuto – e perciò contiamo sull’intervento del presidente della Regione.»

 

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Sinistra Ecologia Libertà in una nota diffusa oggi ribadisce l’impegno nei confronti del Ministero e della Regione per garantire pari opportunità all’Università sarda. I parametri tarati dal Ministero su misura del tessuto sociale, demografico ed economico dei politecnici del nord Italia, se applicati in maniera rigida, rischiano di portare alla chiusura dell’Università della Sardegna. Non c’è niente di più iniquo e sbagliato che fare parti uguali tra diseguali.

«Il primo necessario intervento è quello che ci si aspetta in questa legge di stabilità: le forze di maggioranza si sono impegnate a sostenere e approvare gli emendamenti a garanzia del diritto allo studio e nei prossimi giorni contiamo di portare questa prima boccata di ossigeno ai nostri Atenei – afferma Francesco Agus, consigliere regionale di SEL – un intervento vitale per l’Isola e per la città di Cagliari.»

L’ordine del giorno presentato da Sel in Senato e approvato a larghissima maggioranza ha impegnato il Governo a mantenere invariati i fondi stanziati per l’Università anche per il 2016. L’impegno di SEL è di vigilare affinché questo impegno sia assolto e non sia pregiudicato il diritto per la popolazione sarda ad avere accesso a studi universitari di qualità.

«Dobbiamo opporci all’ennesimo smantellamento di un presidio statale nella nostra isola: non è pensabile che secoli di storia e tradizione vengano cancellati da una cinica equazione di Stato -aggiuge Francesca Ghirra, presidente della commissione Pubblica istruzione del comune di Cagliari -. Sappiamo quanto sia importante l’Ateneo cagliaritano anche per l’economia della città: a presenza di tanti giovani cagliaritani e studenti fuori sede costituisce una indispensabile parte vitale e dinamica della popolazione cittadina. E’ assurdo che 450 ragazze e ragazzi nell’ultimo anno non abbiano avuto accesso alla formazione universitaria per ragioni economiche: occorre che la Regione ponga rimedio quanto prima ai finanziamenti per le borse di studio.»

Francesco Agus

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Francesco Agus

Stamane l’on. Francesco Agus e il capogruppo di SEL Daniele Secondo Cocco hanno depositato un’interrogazione al presidente Pigliaru e agli assessori Demuro e Falchi sulla situazione dell’Agenzia Agris e dei ricercatori precari che vi lavorano.

«La legge 24/2014 ha inteso riformare la macchina regionale ponendo tra i suoi obiettivi il governo coordinato dell’apparato centrale e di tutti gli enti, le agenzie, le aziende e gli istituti che costituiscono il Sistema Regione. Il percorso, lo sappiamo, è lungo ed è molto lontano dall’essere concluso. Le Agenzie – afferma Agus – sono di fatto gli organi regionali in cui permangono le peggiori condizioni di organizzazione del lavoro e le peggiori condizioni contrattuali per i lavoratori.»

«L’Agenzia Agris, che dovrebbe rivestire un ruolo strategico in vista di una evoluzione necessaria del comparto agricolo della nostra Isola, ha al suo interno personale altamente qualificato che lavora in condizioni precarie ormai da 10 anni. Molti di essi non hanno neppure un contratto vero e proprio, ma percepiscono una borsa di studio che viene periodicamente messa a bando. Non è pensabile – conclude Cocco – che un ente pubblico tratti i lavoratori peggio di come potrebbe trattarli un privato e, per questo, chiediamo alla Giunta quali azioni intenda mettere in campo per risolvere questa situazione.» 

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No trivelle 3

Il presidente della commissione Autonomia Francesco Agus, stamane ha illustrato in una conferenza stampa la posizione di Sinistra Ecologia Libertà sul referendum del 17 aprile.

«Rivolgiamo ai sardi un appello a votare Sì al referendum del 17 aprile – ha detto Agus – ed auspichiamo la più ampia partecipazione dei cittadini ad un voto di grande significato per la Sardegna, un voto per scegliere uno sviluppo fondato sulla valorizzazione dell’ambiente e non sulle trivellazioni.»

Francesco Agus, dopo aver lamentato l’eccessivo silenzio che grava sui temi della consultazione popolare, ha ringraziato il presidente del Consiglio regionale Gianfranco Ganau che «si è speso anche personalmente per sottolineare la necessità di far conoscere nella società sarda le buone ragioni del Sì». Oltre alle questioni legate all’ambiente, secondo Agus «la vittoria del Sì significa anche, sul piano politico, interrompere il processo di accentramento che il Governo nazionale sta portando avanti nei confronti della Regioni e soprattutto delle autonomie speciali come la Sardegna, privandole del diritto di decidere sulle grandi scelte che riguardano i territori».

Il senatore di Sel Luciano Uras ha criticato con forza l’azione negativa del Governo attuale e di quelli precedenti, «perché fondata sull’idea di allargare gli spazi per lo sfruttamento delle risorse naturali prescindendo dalla compatibilità ambientale di questi interventi». «Siamo di fronte ad una “aggressione” contro il nostro mare – ha aggiunto che per la Sardegna ha una importanza vitale, non possiamo pensare ad un futuro migliore se non difendiamo il nostro ambiente costiero e marino». «Dobbiamo votare Sì – ha concluso – per affermare che la nostra idea di sviluppo fondata sull’ambiente, il turismo, la pesca e le risorse naturali di cui disponiamo è parte della nostra stessa identità culturale.»

L’assessore della Cultura Claudia Firino, ricordando che rispetto all’originale proposta referendaria delle Regioni è stato accolto solo il quesito riguardante la durata dell’esercizio dei giacimenti, ha sottolineato che «a vittoria del Si è necessaria per evitare che le Regioni e la Sardegna in particolare, private di fatto delle competenze primarie sul governo del territorio, subiscano un grave vanno per la loro autonomia».  «Un danno – ha poi osservato – senza nessuna contropartita, nemmeno quella derivante da una presunta autonomia energetica, che non c’è perché gli eventuali benefici per l’attività delle piattaforme non andrebbero a vantaggio delle Regioni che le ospitano».

«Anche per questo – ha concluso – il referendum del 17 aprile ha un grande significato politico, nel senso che la vittoria del SI può tracciare una strada diversa nei rapporti fra Stato e Regione nelle politiche energetiche ed ambientali.»

Il vice presidente del Consiglio Eugenio Lai, infine, ha ribadito che «una delle ragioni fondative di Sel è la tutela dell’ambiente, come principio cardine attorno al quale costruire una strategia di sviluppo eco-sostenibile». «Per la Sardegna – ha concluso – questa è la direzione giusta e dal referendum può arrivare un segnale forte anche alla politica regionale ed alla stessa maggioranza, per accelerare scelte sempre più innovative e coraggiose in materia energetica ed ambientale».

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Gianmario Demuro 55

I problemi dei precari della Regione sono stati esaminati nella seduta congiunta di I e II commissione con l’assessore degli Affari generali Gianmario Demuro. Sono 1.101 i precari transitati a vario titolo nel sistema regionale (amministrazione centrale, enti e agenzie) negli ultimi dieci anni. Di questi, 152 sono ancora in servizio.

I dati sono stati forniti dall’assessore agli Affari Generali Gian Mario Demuro che ha illustrato nei dettagli i risultati del monitoraggio sul fenomeno del precariato sollecitato da una risoluzione approvata all’unanimità dalla Prima e Seconda Commissione il 14 ottobre scorso.

Dalla ricognizione assessoriale rimangono fuori i 1.703 precari dell’Ente Foreste, destinatari di specifici programmi di stabilizzazione, e i 301 dei Cesil-Csl, attualmente in forza all’Agenzia del Lavoro e in procinto di ottenere un provvedimento di stabilizzazione grazie a uno specifico provvedimento di legge che sarà discusso dal Consiglio subito dopo l’approvazione della manovra finanziaria.  Un monitoraggio a parte sarà invece necessario per i precari delle Asl, delle province e delle società in house.

«La Regione non si è comportata bene con le persone contrattualizzate in questi anni – ha detto Demuro – è arrivato il momento di recuperare serietà attraverso soluzioni percorribili nel rispetto dei vincoli di bilancio e delle disposizioni di legge.»  

I presidenti delle Commissioni Lavoro e Autonomia Gavino Manca e Francesco Agus hanno espresso apprezzamento per il lavoro svolto dall’assessorato e auspicato un percorso rapido per il superamento del precariato.

«Serve ora un ulteriore approfondimento sulla situazione nelle Asl, nelle province e nelle società in house – ha detto Manca – il Consiglio dovrà darsi tempi rapidi per avanzare proposte da discutere con la Giunta. Sarebbe opportuno definire il quadro complessivo entro il prossimo mese di giugno. L’obiettivo è chiudere la partita entro i prossimi 3 anni tenendo conto di tutti gli strumenti utili per l’accesso alla pubblica amministrazione come la mobilità e i concorsi pubblici.» 

Giudizio condiviso dal presidente Francesco Agus: «Giugno credo sia un termine ragionevole per avanzare una proposta operativa. I numeri del precariato in carico alla Regione e ai suoi enti strumentali sono contenuti – ha detto Agus – la nostra non è una situazione drammatica come quella di altre Regioni, il problema è risolvibile. Ora occorre evitare il ricorso a strumenti tampone per risolvere le emergenze. Senza un provvedimento definitivo i precari attualmente in servizio rischiano di andare a casa».

Conclusa l’audizione sul precariato, la Prima Commissione ha sentito gli assessori all’Industria Maria Grazia Piras e agli Affari Generali Gian Mario Demuro sul disegno di legge per la semplificazione dei procedimenti amministrativi. Il provvedimento sarà esaminato dalla Commissione subito dopo l’approvazione della manovra finanziaria.