17 April, 2021
HomePosts Tagged "Gavino Carta"

[bing_translator]

Salvatore Vincis, 58 anni, è il nuovo segretario generale della Cisl del Sulcis Iglesiente. Lo ha eletto questa sera il Congresso straordinario, al termine una giornata di lavoro nella Sala Astarte della Grande Miniera di Serbariu, con 40 voti su 41 votanti.

Il Congresso e l’elezione di Salvatore Vincis alla segreteria, pongono fine ad un lungo periodo di commissariamento, durato 18 mesi, iniziato nel marzo dell’anno scorso, quando la segreteria nazionale decise di affidare la guida temporanea della Cisl sulcitana a Piero Ragazzini (oggi assente al Congresso, bloccato da un’influenza), che con la collaborazione di Antonio Ceres ha ricostruito il mosaico organizzativo, senza fermare l’attività ordinaria delle federazioni e del sistema dei servizi.
La continuità operativa è stata evidenziata nel suo intervento, in apertura dei lavori, dopo la breve relazione introduttiva del sub commissario Antonio Ceres, dal segretario generale regionale Gavino Carta.

«La Cisl territoriale – ha detto Gavino Carta – è stata presente in tutte le vertenze con proposte e azioni di lotta a livello locale, regionale e nazionale. Nessun tavolo contrattuale ci ha visti assenti e l’unità interna all’organizzazione ci rende più forti in un momento in cui non si deve ammainare la bandiera dell’industria, che ancora può dare molto al territorio nato con fortissima vocazione industriale , in armonia con l’ambiente e lungo le nuove frontiere tecnologiche che si sono aperte, mentre devono perseguire altri linee produttive nelle seconde e terze lavorazioni, nel turismo, nell’agricoltura, nella ricerca.»

Il segretario nazionale confederale, Ignazio Ganga, intervenuto in rappresentanza della segretaria Anna Maria Furlan, ha indicato nelle politiche per l’infrastrutturazione della Sardegna (viabilità, trasporti, metanizzazione) le priorità programmatiche, grazie al Recovery Fund, veramente alla portata della Sardegna, a condizione che si sappiano destinare le risorse in arrivo, verso progetti non di piccolo cabotaggio, ma in grado di riallineare la Sardegna ai livelli delle regioni del Nord Italia.
Al congresso sono interventi 82 delegati in rappresentanza di tutte le categorie e dei servizi aderenti alla confederazione sindacale della Cisl (solo la metà dei quali ha partecipato alla votazione che ha eletto il nuovo segretario) e come invitati, i segretari generali di tutte le 7 Cisl territoriali della Sardegna e i segretari delle federazioni regionali.

Domani pubblicheremo le interviste realizzate con il segretario regionale Gavino Carta ed il segretario nazionale confederale Ignazio Ganga.

 

         

[bing_translator]

Mercoledì 30 settembre il Congresso straordinario della Cisl del Sulcis Iglesiente eleggerà il nuovo segretario territoriale, ponendo così fine alla gestione commissariale che si protrae da quasi un anno e mezzo.

L’assise congressuale, dal titolo “Il futuro del territorio al centro della nuova Cisl”, si terrà presso la Sala Astarte sita nel complesso museale della Grande Miniera di Serbariu, nel rispetto delle norme e delle procedure anti Covid, con 82 delegati in rappresentanza di tutte le categorie e dei servizi aderenti alla confederazione sindacale della CISL eleggeranno i propri dirigenti.
A suggellare l’importanza che la Cisl a livello nazionale e regionale pone verso la struttura territoriale, la presenza del segretario nazionale confederale, il sardo Ignazio Ganga e quella del segretario regionale Gavino Carta con la
segreteria regionale.
Saranno presenti come invitati i segretari generali di tutte le 7 Cisl territoriali della Sardegna e i segretari delle federazioni regionali.
Il programma dei lavori che inizieranno alle ore 9,00 con la distribuzione dei materiali e gli accreditamenti dei delegati, proseguirà con gli adempimenti statutari e l’elezione delle commissioni congressuali e degli uffici.
Ad aprire gli interventi saranno i saluti delle autorità civili locali.
A seguire Il commissario straordinario Piero Ragazzini nel frattempo ed assurto all’ importante carica di segretario generale nazionale dei pensionati, traccerà nella sua relazione il cammino percorso nella sua gestione e dal suo staff, e i risultati ottenuti di quello che malgrado le difficoltà per la perdurante gravissima crisi del territorio, può contare dai dati ufficiali certificati riscontrati alla fine del censimento 2019, su 15.208 iscritti, pari al 12,2 per cento dei 124.239 residenti nel Sulcis Iglesiente, attestandosi come prima organizzazione del territorio, da sempre radicata tra i lavoratori, lavoratrici e cittadini dell’intero Sulcis Iglesiente.
Si andrà avanti con lo spazio dedicato al dibattito congressuale, che entrerà nel merito delle numerose problematiche che investono in tutti i settori economici produttivi e sociali il territorio e si concluderà con gli interventi del Segretario regionale Gavino Carta e del segretario confederale.
Si passerà subito poi all’apertura dei seggi per l’elezione del Consiglio generale che verrà convocato immediatamente dopo una breve pausa, per l’elezione del Segretario generale dei componenti della Segreteria, del Comitato esecutivo, del presidente collegio dei sindaci, del designato al consiglio generale Regionale e del
responsabile del coordinamento donne.
Si concluderà così la gestione commissariale che ha governato l’organizzazione sindacale nel territorio, protrattasi oltre il periodo previsto di 12 mesi, la cui scadenza era stata indicata per il mese di aprile 2020, ma le prescrizioni dovute alla pandemia da Covid-19, hanno obbligato ad una proroga di alcuni mesi.
Su queste basi si ritornerà alla normale gestione amministrativa e politica il sindacato Cisl nel Sulcis Iglesiente, con il gruppo dirigente regolarmente eletto.

[bing_translator]

Dopo quasi 1 anno e mezzo di commissariamento, il congresso straordinario della CISL del Sulcis Iglesiente il 30 settembre eleggerà la nuova segreteria. Il congresso, intitolato “Il futuro del territorio al centro della nuova Cisl”,
si terrà presso la Sala Astarte, nel complesso museale della Grande Miniera di Serbariu nel rispetto delle norme e delle procedure anti Covid. 82 i delegati che, in rappresentanza di tutte le categorie e dei servizi aderenti alla confederazione sindacale della CISL, eleggeranno i propri dirigenti.
Vanno segnalate le presenze della segretaria nazionale Anna Maria Furlan e del segretario regionale Gavino Carta, che confermano l’importanza che la CISL a livello nazionale e regionale pone verso la struttura territoriale. Saranno presenti, inoltre, come invitati, i segretari generali di tutte le 7 CISL territoriali della Sardegna ed i segretari delle Federazioni regionali.
Il programma dei lavori, che inizieranno alle ore 9,00, con la distribuzione dei materiali e gli accreditamenti dei delegati, proseguirà con gli adempimenti statutari e l’elezione delle commissioni congressuali e degli uffici.
Ad aprire gli interventi saranno i saluti delle autorità civili locali. A seguire Il commissario straordinario Piero Ragazzini. oggi Segretario Generale Nazionale dei Pensionati, traccerà nella sua relazione il cammino percorso nella sua gestione e dal suo staff, e «i risultati ottenuti di quello che, malgrado le difficoltà per la perdurante gravissima crisi del territorio, può contare dai dati ufficiali certificati riscontrati alla fine del censimento 2019, su 15.171 iscritti, pari al 12,2 per cento dei 124.239 residenti nel Sulcis Iglesiente, attestandosi come prima organizzazione del territorio, da sempre radicata Il dibattito congressuale si concluderà con gli interventi del Segretario Regionale Gavino Carta e della Segretaria Nazionale Anna Maria Furlan. Seguirà l’apertura dei seggi per l’elezione del Consiglio Generale che verrà convocato immediatamente dopo una breve pausa, per l’elezione del Segretario Generale, dei componenti della Segreteria, del Comitato Esecutivo, del presidente collegio dei sindaci, del designato al Consiglio generale regionale e del responsabile del coordinamento donne.
Si concluderà così la gestione commissariale che ha governato l’organizzazione sindacale nel territorio, protrattasi oltre il periodo previsto di 12 mesi, la cui scadenza era stata indicata per il mese di aprile 2020, ma le prescrizioni dovute alla pandemia da Covid-19, hanno obbligato ad una proroga di alcuni mesi.
La CISL del Sulcis Iglesiente ritornerà così alla normale gestione amministrativa e politica, con il gruppo dirigente regolarmente eletto.

[bing_translator]

Martedì 30 giugno 2020, dalle ore 17,00, a Casa Fenu, in via Santa Maria a Villamassargia, si svolgerà un dibattito sulla sanità, su un progetto per un nuovo ospedale d’eccellenza nel Sulcis Iglesiente. L’incontro, coordinato da Giampaolo Cirronis, sarà così strutturato: nella prima parte, il comune di Villamassargia presenterà la proposta sottoposta alla Regione Sardegna. A seguire, il confronto con le istanze dei sindacati e degli ordini professionali che potranno intervenire con un proprio contributo.

Hanno confermato la loro presenza: Raimondo Ibba, ex consigliere regionale e per diversi anni presidente dell’Ordine dei Medici della provincia di Cagliari; Angela Quaquero, presidente dell’Ordine degli psicologi della Sardegna; Graziano Lebiu, presidente dell’OPI di Carbonia Iglesias; Antonello Congiu (delegato da Michele Carrus), segretario della Camera del Lavoro CGIL della Sardegna Sud Occidentale; Gavino Carta, segretario generale della CISL sarda; Francesca Ticca, segretaria generale della UIL sarda; Maria Porru, presidente dell’Ordine dei Tecnici Sanitari.

Nel rispetto delle norme per il contrasto al Covid-19, l’incontro si terrà in presenza con distanziamento fisico, senza pubblico e con trasmissione in diretta streaming per consentirne a tutti la visione.

[bing_translator]

I segretari generali di CGIL, CISL e UIL Sardegna, Michele Carrus, Gavino Carta e Francesca Ticca, hanno chiesto al presidente della Regione, Christian Solinas, l’apertura urgente di un confronto sulla riforma sanitaria in Sardegna.

«In diverse occasioni abbiamo condiviso l’esigenza di aprire un confronto sulle linee guida di una riforma sanitaria in Sardegna, che Lei stesso ci aveva rassicurato di voler svolgere prima di avviare l’iter consiliare conseguente alle decisioni della Giunta. Abbiamo invece registrato, successivamente, che il testo della riforma è stato esitato senza alcun nostro coinvolgimento preliminare e poi trasmesso alla competente Commissione consiliare, la quale, peraltro, non ci risulta abbia ancora svolto audizioni né convocato le Segreterie Confederaliscrivono in una nota Michele Carrus, Gavino Carta e Francesca Ticca -. Registriamo nel contempo anche un tentativo strumentale di apertura di un confronto sulla riforma da parte dell’assessore della Sanità con i soli sindacati del comparto (i quali se ne sono peraltro correttamente sottratti), senza che egli abbia mai, finora, avuto il benché minimo impulso a incontrare il sindacato generale e interloquirvi. Ciò sembra sottendere una visione dei problemi che si colloca agli antipodi di quanto da Lei dichiarato, quando l’anno scorso condividemmo un metodo di confronto e un orizzonte di contenuti tematici – tra cui questa ed altre riforme – circa la validità della partecipazione dei corpi sociali alla vita democratica delle stesse istituzioni. In questo caso, sembrerebbe che il tema della garanzia del diritto alla salute dei cittadini attraverso i servizi e gli acquisti pubblici, la loro programmazione, la loro distribuzione nel territorio, le loro qualità e caratteristiche, il loro finanziamento, le modalità e l’equilibrio complessivo di gestione efficiente ed efficace della sanità; le compatibilità di bilancio e l’alimentazione del fabbisogno che l’intera comunità regionale esprime, complessivamente e su questo aspetto così rilevante della sua esistenza, che è variamente intrecciato con altri ambiti della vita associata, attività istituzionali, produttive, servizi; un settore nel quale operano direttamente e indirettamente molte decine di migliaia di persone, appartenenti a diversi comparti contrattuali, ma al quale sono interessati tutti i cittadini, in quanto fruitori o finanziatori dei servizi, e tra questi sono i lavoratori dipendenti e i pensionati, nel loro insieme, coloro i quali concorrono in misura enormemente preponderante, attraverso tasse, contributi e imposte, a fornire alla collettività le risorse necessarie alle prestazioni sociali; ecco, è quasi come se tutte queste questioni siano affrontabili e risolvibili sul piano della condivisione delle scelte fondamentali attraverso una discussione con i soli rappresentanti sindacali del settore, alla stessa stregua di quanto potrebbe farsi per la contrattazione di lavoro o l’organizzazione del servizio degli addetti del comparto (cose peraltro rilevantissime e alle quali, infatti, le stesse confederazioni sono direttamente partecipi, così come condividono con le proprie federazioni di categoria valutazioni e orientamenti sulle tematiche generali, per le ovvie implicazioni che legano tra loro le une e le altre).»

«Così facendo non si sconvolge soltanto una consuetudine consolidata nelle normali relazioni con il sindacato confederale e con le forze sociali in Sardegna, e nel nostro Paese, ma si tradisce una concezione auto-referenziale che non appartiene in alcun modo alla nostra realtà e alla nostra cultura associativa e che, pertanto, non potrebbe neppure produrre il risultato di una condivisione di scelte che travalicano di gran lunga, per contenuto, il solo ambito settorialeaggiungono Michele Carrus, Gavino Carta e Francesca Ticca -. Spiace dover rilevare queste cose così evidenti, Presidente, ma poiché non è la prima volta che il confronto su temi di interesse generale è svolto da esponenti della Sua Giunta soltanto attraverso queste modalità, non ci resterebbe che concluderne che ciò esprima il vero orientamento politico della Sua maggioranza, malgrado le Sue differenti dichiarazioni. Forse risiede qui anche la ragione per cui non abbiamo ancora avuto riscontro alle diverse richieste che Le abbiamo inoltrato, e deriva da questo quella fatica che sembra accompagnare la creazione di tavoli di confronto con il sindacato, che da ultimo non riesce a interloquire neanche su materie sulle quali di recente erano state trovate opportune intese, le quali restano in gran parte inapplicate e bisognose di un Suo intervento risolutivo. Infine, siamo certi che non Le sfugga come l’emergenza sanitaria del Covid-19 contribuisca sensibilmente a rideterminare priorità e obiettivi di riforma della sanità, a partire dalle linee guida nazionali sul necessario rafforzamento delle terapie intensive e semi-intensive, sul reclutamento del personale sanitario, sulla medicina territoriale e la prevenzione, sulle residenze sanitarie, ed altro ancora, ciò che presumibilmente comporta la revisione di proposte maturate in altri contesti, oltre che l’individuazione degli interventi prioritari per il 2020 su cui convogliare le risorse stanziate dal Governo, a iniziare dai 42 milioni di euro del decreto “Rilancio”, da rendere strutturali ma che già dall’autunno prossimo dovranno essere operativi – concludono Michele Carrus, Gavino Carta e Francesca Ticca -. Per tutte queste ragioni, Le chiediamo di attivare presso la Presidenza della Giunta, con l’urgenza del caso, un primo momento di confronto sulla riforma del sistema sanitario in Sardegna con le Organizzazioni Sindacali confederali CGIL, CISL e UIL.»

[bing_translator]

Fatto inedito nella prassi consiliare consolidata, anche l’audizione della rappresentanza delle agenzie formative, come quella con le rappresentanze sindacali sulle misure lavoro della giunta, entrambe previste in sequenza nel pomeriggio odierno, è stata disertata dai componenti consiglieri di maggioranza, rendendo invalida e quindi impraticabile la riunione stessa, che pertanto non ha potuto discutere i temi importanti all’ordine del giorno: «Problematiche del sistema della Formazione professionale in Sardegna nell’emergenza sanitaria, proposte di intervento».

Tuttavia, come CISL Sarda riteniamo utile intervenire nel dibattito e proporre una riflessione su un tema cosi decisivo per la vita delle persone e delle nostre comunità.

Le conseguenze dell’emergenza sanitaria, e delle decisioni adottate per contrastare il Coronavirus sul versante economico e sociale, sono pesantissime. Lo attestano i principali indicatori economici e sociali, ma soprattutto sono visibili nel diffuso e consistente disagio espresso da gran parte della popolazione, e di quanti attendono di ricevere le provvidenze messe in campo dal Governo.

Sono indispensabili dunque misure strutturali in grado di sostenere le imprese, ma evitando che i decreti governativi portino a un loro ulteriore ed eccessivo indebitamento nel tentativo di rafforzare la loro ricapitalizzazione. Si tratta invece di potenziare la struttura imprenditoriale e il loro capitale per fare ripartire una fase espansiva dell’economia, insieme a politiche attive del lavoro e formative promosse, in questo caso, dalla Regione, e utili a rispondere, sul lato dell’offerta, all’acquisizione ed aggiornamento di competenze e ai bisogni di una parte consistente della popolazione.

La fase recessiva in corso non sarà purtroppo di breve durata, e sul mercato del lavoro è fondamentale allora immettere adeguate misure di politiche attive.

La formazione professionale svolge, in questo contesto, una funzione insostituibile nel mondo del lavoro e nelle stesse politiche attive. E’ indispensabile che l’una e le altre siano di nuovo operative, con maggiori risorse e con tempi attuativi brevissimi, per incidere positivamente sulle conseguenze prodotte dalla lunga sospensione produttiva, e in un’economia peraltro da tempo in grande difficoltà.

La Regione Sardegna, in questa direzione, deve rendere visibile e operativo un programma aggiuntivo di misure e attività formative, con protocolli sanitari e di prevenzione utili a garantire la piena operatività delle Agenzie formative, in aula con lezioni frontali, e di partecipazione alle attività pratiche e di laboratorio. Senza ovviamente escludere, laddove necessario, la formazione in Fad e in E-learning, con gli indispensabili sostegni finanziari alle agenzie e all’utenza per i costi sostenuti a causa della sospensione dell’attività, e per quelli conseguenti al ri-orientamento dell’attività didattica e organizzativa. Sul versante dei costi conseguenti al lungo blocco delle attività, che sostanzialmente ancora perdura, e chissà per quanto tempo ancora, né il Governo né la Regione hanno predisposto specifici interventi a sostegno. Le misure sul credito d’imposta e i benefici previsti per le imprese hanno infatti limitazioni e procedure complesse che non li rendono facilmente praticabili per le Agenzie formative. Diversamente dalla scuola dove i costi sono ovviamente e interamente a carico della spesa statale.

Si tratta invece di mettere in campo, da parte della Regione, delle iniziative e degli atti a favore della formazione, quale settore strategico per il lavoro e lo sviluppo, necessitati dall’emergenza in atto, e peraltro rispondenti ai documenti programmatici dell’attuale Giunta, che nel Programma Regionale di Sviluppo 2020-2024, approvato con delibera il 5 marzo 2020, così lo titolava: «L’identità che si costruisce nel fare per creare valore e sviluppo sostenibile per i Sardi e la Sardegna».

Il fare, relativamente alla formazione professionale, veniva indicato nel capitolo “Principali ambiti d’intervento” e nel sottotitolo “L’identità professionale”, con la seguente dicitura a carattere programmatico: «…La Regione si pone l’obiettivo di rafforzare l’identità professionale come strumento e mezzo per garantire migliori condizioni di vita.(…..) Tutto ciò andrà effettuato attraverso un rafforzamento delle competenze e delle qualifiche professionali finalizzate alla creazione di posti di lavoro…».

Oggi, il fare significa sostanzialmente tre cose: rendere subito operativa la ripartenza delle attività formative con modalità frontale, e con i dispositivi di sicurezza, garantire da parte della Regione la copertura dei costi dovuti all’emergenza sanitaria e anche l’adozione della rendicontazione a costi standard, la pubblicazione di avvisi e bandi per nuove attività formative e di supporto soprattutto alle politiche attive del lavoro e a quelle inclusive sul piano sociale.

Più di una Regione ha già dato precise indicazioni con protocolli utili a una sicura ripartenza delle attività in aula e nei laboratori, mentre sulla copertura dei costi causati dall’emergenza è urgente uno specifico provvedimento, da valutare se in sede legislativa o se con atto amministrativo, da parte dell’Assessorato del Lavoro.

Sul versante delle nuove attività è necessario avviare subito gli avvisi relativi al programma ASSIST per le categorie più in difficoltà sul piano sociale (alleanze strategiche per lo sviluppo dell’innovazione sociale nei territori della Sardegna) e TVB (Tirocini, Voucher, Bonus), e un programma straordinario formativo di aggiornamento, orientamento, qualificazione, riqualificazione, ed eventuale accompagnamento e ricollocazione di quanti usufruiscono dei benefici di integrazione del reddito e assistenziali, in capo ai provvedimenti varati per contrastare l’emergenza sanitaria e le sue conseguenze sul piano sociale ed economico.

In questa direzione, più volte, si sono espresse le rappresentanze delle Agenzie formative, ma, per ora, senza risultati.

Eppure si è di fronte a un mercato del lavoro che ha impattato in dimensioni senza precedenti con l’emergenza sanitaria, a un crollo della domanda di lavoro, a un impoverimento di intere categorie sociali, a una difficoltà diffusa e consistente di tenere in vita la propria intrapresa in tutti i territori dell’Isola, pena un forte e forse insostenibile indebitamento.

Le misure di integrazione del reddito, necessarie e da garantire velocemente a tutti i richiedenti, non sono reiterabili per lunghissimo tempo, vuoi per i costi a gravare sull’INPS e sul debito pubblico, e perché l’attività produttiva e dei servizi deve riprendere quanto prima. In tutti casi, lo si deve ancora sottolineare, almeno una parte delle migliaia di lavoratori coinvolti necessitano di adeguati servizi all’impiego, di attività di tutoraggio e accompagnamento al lavoro, e di attività formativa.

Gavino Carta

Segretario Generale

Cisl Sardegna

 

[bing_translator]

Lo Statuto dei lavoratori, la legge n. 300 del 20 maggio 1970, compie 50 anni. In un momento tra i più difficili per l’Italia, a causa dell’emergenza sanitaria e per le conseguenze sul mondo produttivo, sul lavoro e sui cittadini è utile riflettere su questo anniversario per quello che ha rappresentato per i lavoratori e per l’intero Paese, ma anche per costruire un percorso che ne rafforzi e ne integri i contenuti alla luce dei cambiamenti nel frattempo intervenuti nell’economia e nel mercato del lavoro.
La norma viene approvata in una fase storica caratterizzata da un lato da un forte protagonismo operaio e sindacale in direzione di «un triplice sforzo: imporre equilibri nuovi nei rapporti di lavoro, inserire le rivendicazioni di categoria in un impegno più ampio per conseguire una serie di riforme sociali, convogliare verso il traguardo della unità organica- con dosaggio cauto e non senza contrasti- le spinte unitarie che vengono dalla base» (Sergio Turone in  Storia del Sindacato in Italia”).
Lo Statuto riflette le temperie sindacali e politiche di quel momento storico, ma evidenzia anche il ruolo e la forza delle lotte dei lavoratori in un decennio che va dal boom economico del Paese sino appunto all’approvazione della legge 300 il 20 maggio del 1970, preparata anche concettualmente nel biennio precedente con il ministro Brodolini, volto a regolare l’esercizio dei diritti sindacali nei luoghi di lavoro e, lì, il rispetto delle libertà fondamentali del lavoratore, con norme attinenti alla disciplina sostanziale del rapporto di lavoro.
Esso sancisce quindi definitivamente la cittadinanza sindacale nel mondo del lavoro anche sul versante giuridico, in osservanza dei principi costituzionali e come garanzia della causa dei lavoratori, in adiuvandum al principio della contrattazione come dimensione primaria della tutela sindacale.
Un aspetto fondamentale dello Statuto riguarda senz’altro il principio della libertà e del suo esercizio, dunque il diritto alla libera manifestazione del proprio pensiero, la libertà e il diritto di associarsi in un sindacato e di svolgere attività sindacale, il divieto dei sindacati di comodo, la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori, il divieto dei controlli a distanza con strumenti tecnologici.
Dunque una fonte normativa di primaria rilevanza dopo quella costituzionale, ma che valorizza, come la CISL stessa sempre sostiene, lo strumento principe dell’azione sindacale, e cioè il metodo contrattuale.
La nostra attenzione però non va oggi solo rivolta al singolo rapporto di lavoro, ma all’insieme del mercato del lavoro, attraverso uno Statuto dei lavori che, integrando ed innovando le conquiste e le tutele della legge 300, accompagni ed assista le nuove forme e specializzazioni del mercato del lavoro, garantendo l’offerta di tutele e servizi insieme alle prestazioni erogate dalla bilateralità.
Ma è proprio l’attuale situazione di emergenza sanitaria e produttiva a imporre una riflessione che va oltre il presente per affrontare la cittadinanza sindacale e i diritti dei lavoratori in un’ottica più rispondente alla globalizzazione dell’economia, alle sempre più ricorrenti emerge produttive e sanitarie, alla delocalizzazione delle aziende, ad una diseguale distribuzione della ricchezza e a una contestuale e lunga fase che alterna recessione e bassa accumulazione di ricchezza. Aspetti che richiamano una riflessione e una iniziativa sui nuovi diritti di cittadinanza del lavoro e nel lavoro.
Ricordare i cinquanta anni dello Statuto dei lavoratori implica quindi senz’altro una riflessione storica, ma è soprattutto una occasione per costruire nuove opportunità e conquiste per i lavoratori e per il Paese.
Gavino Carta
Segretario generale CISL sarda

 

[bing_translator]

In un momento così difficile per la Sardegna e per il Paese è certamente necessario un grande sforzo collettivo, e di condivisione delle proposte, per rilanciare l’economia e per far fronte all’emergenza sanitaria ancora in atto. Il presupposto è che questo impegno unitario derivi da un riconoscimento dei ruoli di quanti, da posizioni diverse, si spendono per il bene comune del paese e della Regione.

Sul versante dell’impegno sindacale i punti fermi che caratterizzano la nostra attività riguardano alcuni punti fermi:
• la tutela della salute e la sicurezza nei posti di lavoro,
• il rafforzamento del sistema socio-sanitario e la dotazione delle attrezzature indispensabili allo svolgimento delle funzioni di tutti gli operatori,
• il finanziamento da parte dello Stato e della Regione degli interventi necessari a far ripartire l’economia, a tutela delle persone e dei settori più colpiti dall’emergenza sanitaria e dal blocco delle attività produttive In questa direzione vanno valutati gli interventi per l’emergenza sanitaria e produttiva, oltre quelli più strutturali utili a far ripartire l’economia, sostenendo le imprese e i settori produttivi più in difficoltà.
Alla Regione, chiediamo interventi che raggiungano subito lavoratori, famiglie, imprese.
Non si tratta di elencare numerosi obiettivi, in una sorta di rivendicazione stile anni settanta, ma di individuare una strategia con interventi concreti e praticabili, e misure che subito consentano all’Isola di spendere presto e bene le risorse disponibili, non con un criterio a pioggia, ma su ambiti e settori decisivi per stimolare una nuova fase espansiva dell’economia, evitando che la recessione diventi un fenomeno duraturo, tutelando lavoratori, famiglie ed imprese. Il quadro delle risorse finanziarie ad oggi messe a disposizione dalla Regione Sardegna, per il contrasto agli effetti del Covid-19 ed il sostegno a famiglie ed imprese, ammonta a complessivi 398 milioni di euro circa, tra risorse regionali, della SFIRS e dell’Unione europea, cosi suddivisi:
• interventi a favore delle famiglie (per un importo fino a 800 euro), con uno stanziamento di 120 milioni di euro;
• misure urgenti per il sostegno al sistema produttivo regionale (garanzie, prestiti ed altri strumenti alternativi al tradizionale canale bancario), con uno stanziamento stimato in poco più di 90 milioni di euro;
• interventi per il settore sanitario, della biomedicina, dell’agroalimentare, dei servizi per il turismo e delle costruzioni (prestiti e contributi), a valere su fondi regionali e comunitari, e con una dotazione finanziaria di 120 milioni di euro (misura in parte finanziata dalla la BEI);

• Altri interventi per il Fondo per la finanza inclusiva, la Protezione civile, lo smart working per i dipendenti regionali, le imprese agricole, gli inquilini in difficoltà economiche, per circa 68 milioni di euro per la gran parte si tratta di misure a carattere assistenziale e di garanzia ai prestiti per le imprese, utili senz’altro, ma che per essere efficaci devono raggiungere i destinatari in tempi brevissimi ed essere integrati da interventi a carattere strutturale, di sostegno a una fase espansiva dell’economia isolana. Impegno che l’Europa ed il Governo nazionale stanno varando e che deve vedere protagonista la Regione con una sua strategia.1) Indispensabile una nuova manovra finanziaria e di bilancio riorientata sul rilancio dell’economia e del lavoro. Nell’immediato come già detto è prioritario sostenere le famiglie e sostenere le imprese e il tessuto produttivo messo a dura prova dall’emergenza sanitaria e dalla sospensione dell’attività. Anche la Regione deve immettere liquidità nel sistema delle imprese, e non solo attraverso le facilitazioni sulle garanzie di accesso al credito, ma indirettamente riducendo anche una parte dei tributi di competenza regionale, e abbattendo il costo degli interessi sul debito. Ma un altro obiettivo prioritario che la Regione deve concretizzare in tempi rapidissimi è l’accelerazione della spesa regionale in particolare su tutti i capitoli riguardanti i fondi europei e l’immediato disbrigo delle pratiche di pagamento sui crediti delle società, agendo sulla burocrazia e la semplificazione delle procedure. Il Programma regionale di sviluppo e il Bilancio, alla luce anche di una legge di stabilità per il 2020 varata a carattere tecnico, devono essere quindi riorientati, affrontando la recessione e l’emergenza sanitaria e produttiva, con una nuova manovra di dimensione e indirizzi straordinari e con nuovi investimenti. Tale nuova manovra dovrà avere una scansione pluriennale e trovare collocazione in vista del 2021 nel prossimo Documento Economico e Finanziario. In questa programmazione fondamentale diventa il finanziamento delle infrastrutture e della innovazione tecnologica e digitale. Il rafforzamento della rete dei servizi pubblici diventa altresì improcrastinabile, anche per l’esperienza maturata negli ultimi mesi di emergenza da Covid-19. Occorre migliorare gli organici del sistema socio-sanitario con le assunzioni di operatori indispensabili alla prevenzione e cura, soprattutto nell’assistenza domiciliare, nei controlli della RSA e delle case di riposo, nella non autosufficienza e nell’assistenza a domicilio nell’accompagnamento e nella tutela minori. Altro e primario obiettivo riguarda la istituzione di un Fondo annuale e pluriennale per la formazione professionale, la digitalizzazione del sistema e l’aggiornamento del personale, insieme al rafforzamento della dotazione informatica delle scuole.

2) La Regione deve reperire risorse finanziarie aggiuntive e rinegoziare con il Governo la copertura della spesa sanitaria, del trasporto pubblico locale e della continuità territoriale Occorre, come già detto cantierare subito le risorse disponibili e reperirne altre manovrabili e aggiuntive rispetto a quelle attualmente riportate nei capitoli di spesa (regionali, nazionali ed europei) del Bilancio recentemente approvato. Le somme derivanti dalla riprogrammazione di parte dei Fondi strutturali (FESR e FSE) non sono infatti sufficienti a coprire neppure una minima parte degli interventi necessari, si tratta peraltro di risorse non aggiuntive, ma con destinazione già prevista, ancorché in diversi casi non legate ad obbligazioni giuridicamente vincolanti. Il ricorso alle risorse della Banca Europea degli Investimenti, come previsto dalla Giunta regionale, riguarda pur sempre una operazione di indebitamento che, pur dilazionata in tempi lunghi, non risolverebbe il problema di molte aziende dei settori individuati come destinatari degli interventi, le quali aziende, anche per le difficoltà conseguenti all’attuale crisi, in gran numero non potrebbero ricorrere a questo strumento. Dunque restano poche strade per immettere nel sistema produttivo sardo una quantità adeguata di risorse finanziarie da parte della Regione, per integrare la strategia dello Stato e dell’Unione Europea, senza gravare pesantemente sul bilancio delle imprese e sulle tasche dei cittadini: la contrazione di mutui per investimenti, l’avallo dello stato e del’UE a superare lo scoglio del pareggio di bilancio, e dunque la scelta di operare in disavanzo, il via libera dello Stato per mutui da utilizzare per la spesa corrente. Soprattutto occorre che la regione si ponga nell’immediato un obiettivo, che occorrerà con intelligenza perseguire e che risolverebbe gran parte dei problemi di disponibilità di risorse finanziarie, ossia la rinegoziazione con il Governo nazionale dei costi della sanità, del trasporto pubblico locale e della continuità territoriale, tutti a carico della Regione dal 2006, diversamente da quanto avviene nella quasi totalità delle altre Regioni. Un capitolo della storia del rapporto con lo Stato molto triste e negativo, di cui occorrerà rendere conto in altra apposita riflessione. Ora si tratta dunque di reggere il colpo della crisi e creare le condizioni per la ripresa, certamente con le forze e le disponibilità che si hanno, ma interagendo con lo Stato e l’Unione Europea per segnare qualche punto a favore di un incremento di risorse finanziarie e di riconoscimenti tangibili di alcuni diritti della Sardegna. Insieme agli investimenti necessari bisogna quindi avere una strategia e obiettivi di medio e lungo periodo, per immaginare quale Sardegna pensiamo di poter ragionevolmente costruire, partendo dalle difficoltà e dai rapporti di forza in campo.
3) Alcuni obiettivi indispensabili per una nuova duratura fase di sviluppo La precondizione più importante per lo sviluppo, da costruire in tempi adeguati al bisogno, è l’abbattimento delle diseconomie interne ed esterne al processo produttivo. Questo implica una riduzione del divario di crescita delle imprese sarde rispetto alle nazionali, intervenendo sui costi dell’energia, sui trasporti interni ed esterni, sul sistema delle reti. Ma qui scontiamo il prezzo del nodo irrisolto del rapporto con la unione Europea e con lo Stato circa il riconoscimento dello status di insularità, obiettivo che, pure se con implicazione di tempi non brevi, va perseguito con maggiore forza e determinazione dall’intera Sardegna. Due questioni vanno inoltre affrontate in termini radicali ed urgenti: l’assetto istituzionale dell’Isola e un ruolo diverso della Regione che deve ridisegnarsi trasferendo risorse e poteri ai Comuni e all’Ente intermedio, insieme a un forte e diffuso investimento sul sapere, sulla tecnica e sulla cultura, attraverso la filiera della scuola, della formazione professionale (per la quale occorre anche con una nuova legge ordinamentale), dell’Università e della Ricerca. L’obiettivo dunque deve essere quello di creare competenze e favorire l’utilizzo del valore aggiunto della conoscenza nel sistema sociale e produttivo, per promuovere, anche, gruppi dirigenti adeguati alle nuove complessità economiche, sociali e istituzionali.
4) E’ necessaria una regia unitaria tra Regione, Enti Locali e Sindacati per rilanciare l’economia e il lavoro nell’Isola. Come è evidente, gli interventi adottati dalla Regione e le risorse finanziarie individuate, non sono certo risolutivi di un’emergenza economica e sociale senza precedenti come quella in atto, anche valutati nella loro natura integrativa di quelli statali. Gli strumenti e le diverse tipologie, soprattutto quelle riguardanti le attività produttive, necessitano di procedure complesse, altri hanno bisogno di ulteriori adempimenti, altri ancora, appena annunciati, devono essere resi pubblici. In ogni caso occorre coordinarli e seguirli tutti in ogni fase, verificarne il percorso, i tempi e l’attuazione, mentre sul piano dell’impatto sociale della crisi le conseguenze si manifesteranno però, in forme ancora più drammatiche, dopo il periodo di scadenza degli ammortizzatori sociali. Ecco perché, senza perdere ulteriore tempo, è indispensabile già da oggi ragionare e mettere in campo una strategia, anche di medio periodo, di governo degli interventi per l’uscita dalla crisi. Una regia unitaria, che metta insieme Regione, Parti sociali e imprenditoriali, ed Enti locali. E’ questa l’unica strada per condividere e attuare una strategia dei sardi utile a riprendere il cammino dello sviluppo e del lavoro nell’Isola.
Gavino Carta
Segretario generale CISL sarda

[bing_translator]

Il 1° maggio 1950, dall’unificazione tra la LCGIL e la FIL, nasce la CISL, con la proclamazione a Roma al Teatro Adriano.

Anche in Sardegna a maggio si costituiscono le unioni sindacali provinciali.

I 70 anni di rappresentanza e protagonismo della CISL nel mondo del lavoro dell’Isola li festeggiamo in un momento di grande emergenza sanitaria ed economica, che si riverbera pesantemente sulle condizioni di vita e di lavoro di tutti i sardi.

La ricorrenza del 1° maggio, festa del lavoro, e della nascita della CISL, non possono vedere come nel passato una partecipazione popolare adeguata, a causa delle prescrizioni sul distanziamento sociale.

Nonostante queste limitazioni, l’impegno che stiamo profondendo per contrastare la diffusione del contagio e garantire la sicurezza dei lavoratori, per la tutela del reddito dei lavoratori e delle famiglie, per una strategia utile a rilanciare l’economia e il lavoro, sono un segnale forte e visibile che rinnova lo spirito e il significato sia della ricorrenza del 1° maggio che le ragioni della nascita della CISL come sindacato libero e popolare.

Libero perché autonomo dalla politica, popolare perché inserito e radicato in tutte le comunità della Sardegna e partecipe dello sviluppo del Paese e dell’Isola con gli stessi diritti, pur con diversi ruoli, della rappresentanza politica.

Questa concomitanza non casuale, del 1° maggio e della nascita della CISL, è un fatto certamente simbolico, ma anche evocativo della volontà di essere un soggetto di rappresentanza di lavoratori, pensionati, disoccupati, donne e uomini, che nasce nel lavoro e che attraverso la sua cittadinanza nello stato intende garantirne autonomo ruolo e dignità.

Dal 1950 molta acqua è passata sotto i ponti e la Sardegna è profondamente cambiata, nonostante perdurino una grande quantità di problemi, la prima modernizzazione dell’Isola ha visto protagonista il sindacato con le idee, le proposte e le lotte.

Ora, in un difficile frangente della storia, siamo di nuovo, e come altre volte, impegnati ad affrontare il presente e il futuro con rinnovata combattività e positiva speranza di superare le avversità della crisi sanitaria e delle sue conseguenze, per la ripresa del lavoro in sicurezza e per una nuova fase espansiva dell’economia.

In questa direzione la CISL sarda è unitariamente impegnata con la CGIL e la UIL, e in totale sintonia con le strategie sindacali nazionali, a confrontarsi con la Regione Sardegna per condividere le scelte necessarie a superare la crisi sanitaria e produttiva.

Infatti senza una strategia unitaria tra forze sociali e istituzionali sarà impresa ardua venire a capo di una recessione economica senza precedenti e dall’emergenza sanitaria che ha radicalmente cambiato abitudini, modi di vivere e di lavorare.

L’appello che in questa occasione la CISL sarda rinnova alla Regione è di dare corpo a un confronto e a un dialogo indispensabile per andare oltre la crisi e per costruire la seconda modernizzazione della Sardegna.

Come in tutti questi settanta anni i lavoratori, i pensionati, le donne e gli uomini della CISL sono e saranno al fianco di tutto il popolo sardo e delle sue istituzioni per promuovere la giustizia sociale, la dignità del lavoro e della persona, i diritti di cittadinanza.

Gavino Carta

Segretario Generale CISL Sardegna

[bing_translator]

I segretario regionali di CGIL, CISL e UIL, Michele Carrus, Gavino Carta e Francesca Ticca, hanno chiesto all’assessore regionale dell’Industria, Anita Pili, la pubblicazione del Rapporto di Monitoraggio.

«Lo scorso 17 febbraio, al tavolo “Agenda Industria”, ci sono stati illustrati i principali risultati emersi dal II Rapporto di Monitoraggio del Piano Energetico e Ambientale della Regione Sardegna 2015-2030 (PEARS)scrivono in una nota Michele Carrus, Gavino Carta e Francesca Ticca -. In quell’occasione, si era ipotizzato di presentare il Rapporto nel corso di una “Conferenza regionale sull’Energia” che Lei intendeva promuovere a breve anche come momento di confronto e di riflessione per un eventuale riorientamento del Piano stesso e adeguamento a quanto, nel frattempo, si sta definendo a livello europeo e nazionale. Nessuno avrebbe ovviamente potuto prevedere che di lì a poco la diffusione del Coronavirus avrebbe determinato un blocco sostanziale delle attività, costringendo tutti noi a rivedere la programmazione che ci eravamo dati.»

«In attesa del riavvio operativo a seguito dalla progressiva uscita dal “lockdown” e stante la difficoltà di poter prevedere comunque nel medio termine una “conferenza” aperta al pubblico e fortemente partecipata, siamo dell’avviso che si dovrebbe comunque procedere a rendere pubblici i contenuti del II Rapporto di Monitoraggio – aggiungono Michele Carrus, Gavino Carta e Francesca Ticca -. Ciò al fine di poter disporre di un documento particolarmente utile anche per i ragionamenti che sono oggetto del tavolo “Agenda Industria” da Lei voluto e costituito.»

«La sostenibilità del sistema energetico regionale, la sua evoluzione in chiave di una de-carbonizzazione e neutralità climatica, la possibilità di costituire la base per avviare uno sviluppo di importanti filiere anche industriali basato su FER, efficienza energetica, smart grid e smart city, unito alla necessità di costruire un sistema che si adatti e sia in grado di resistere adeguatamente alle crisi a cui va ormai regolarmente incontro il nostro sistema economico e socialeconcludono Michele Carrus, Gavino Carta e Francesca Ticca -, richiedono di poter conoscere nel dettaglio l’evoluzione del sistema energetico regionale, l’attuazione del PEARS, e monitorare l’efficacia delle misure programmate.»