6 July, 2022
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La decisione del Governo centrale di “uscire” dal carbone entro il 2025 avrà ricadute molto negative sul sistema economico della Sardegna e, soprattutto, sull’occupazione.

Di qui l’appello ad una azione forte ed unitaria nei confronti dell’Esecutivo nazionale che le organizzazioni sindacali hanno rivolto alle istituzioni regionali durante l’audizione sulle politiche energetiche svoltasi davanti alla commissione Attività produttive, presieduta da Piero Maieli (Psd’Az).

Infatti, lo scenario che si configura, ha sottolineato il segretario della Filctem Cgil Francesco Garau, «è quello del blocco delle centrali termoelettriche di Portovesme e Fiumesanto al quale seguirebbe una situazione di gravissima incertezza che metterebbe a rischio sia gli investimenti finalizzati alla ripresa produttiva di grandi aziende come Eurallumina e Sider Alloys (ex Alcoa) nel Sulcis che la tenuta di tutto il sistema regionale».

«Le alternative proposte dallo stesso Governo – ha aggiunto Francesco Garau – non appaiono credibili, né quella di un elettrodotto Sardegna-Sicilia-Continente che costerebbe 3 miliardi (il doppio della rete del metano) e richiederebbe 7 anni per la sua realizzazione, né tantomeno quella di una completa sostituzione fra fonti fossili e rinnovabili entro il 2025.»

«La Sardegna invece – ha concluso – ha estremo bisogno della rete del metano, e comunque di una proroga della scadenza annunciata, non tanto per difendere il sistema industriale regionale esistente ma per poter programmare il suo futuro di sviluppo in modo finalmente competitivo con il resto dell’Italia e con l’Europa.»

I rappresentanti della Uiltec Pier Luigi Loi e della FlaiCisl Giorgio Calaresu, nel condividere i temi centrali del documento della Cgil, hanno però messo l’accento su alcuni passaggi della politica energetica dell’Unione europea dove, in primo luogo, solo Italia e Francia (che ha il nucleare) hanno formalizzato il loro impegno alla de carbonizzazione per il 2025 mentre i Paesi produttori dell’Est non hanno nemmeno indicato una scadenza. Inoltre, fatto ancora più preoccupante, stanno per partire bandi comunitari di oltre 5 miliardi di euro per le rinnovabili ed un nuovo programma di incentivi (Fer 1) con premialità per il gas e penalità per le fonti fossili, che allo stato attuale danneggerebbero ulteriormente la Sardegna.

Nel successivo dibattito hanno preso la parola i consiglieri regionali Michele Ennas (Lega), Cesare Moriconi (Pd) e Gian Franco Satta (Progressisti).

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L’on. Gian Franco Satta (Progressisti) ha presentato una mozione per l’incremento delle risorse del Fondo Unico destinato al finanziamento e funzionamento degli Enti locali. Il documento vede firmatari dell’iniziativa anche i seguenti consiglieri: ZEDDA Massimo, AGUS, ORRU’, CADDEO, PIU, STARA, LOI, GANAU, DERIU, COMANDINI, PISCEDDA, CORRIAS, MELONI, PIANO, LAI, COCCO.

La proposta nasce dal fatto che gli Enti locali svolgono un ruolo di primaria importanza come avamposto del sistema della pubblica amministrazione ma che gli stessi, specie i Comuni, mostrano serie difficoltà ad affrontare i compiti da svolgere a causa di una ormai cronica carenza di risorse finanziarie.

Il sistema delle autonomie locali sarde è finanziato attraverso i trasferimenti del Fondo unico di cui all’articolo 10 della legge regionale 29 maggio 2007, n. 2. La stessa legge pone in correlazione l’incremento annuale di suddetto Fondo con le entrate tributarie della Regione. Purtroppo, nonostante queste entrate abbiano registrato negli anni notevoli crescite, la Regione continua a erogare agli Enti locali risorse pressoché simili a quelle del 2007. Secondo recenti stime da parte del Consiglio delle Autonomie locali della Sardegna e di Anci Sardegna, per effetto della non corretta applicazione della normativa, in questi anni sono venuti a mancare agli Enti locali oltre 1 miliardo e 350 milioni di euro.

In questo scenario, gli Enti sono costretti loro malgrado ad ampi tagli o a rinunce per la realizzazione di opere e servizi. Di conseguenza, per via di questa bassa capacità di spendita, si rende impossibile anche solo intervenire per le classiche manutenzioni ordinarie. Questa situazione finisce inevitabilmente per compromettere la qualità dei servizi offerti ai cittadini, la sicurezza, le opportunità e i livelli di sviluppo economico-sociali, nonché le condizioni e la qualità della vita degli stessi abitanti.

Per tutte queste ragioni, i consiglieri firmatari della mozione chiedono al Presidente della Regione e alla Giunta di porre in essere ogni azione necessaria per l’immediato incremento del Fondo relativo all’anno 2019, e a prevedere un piano di restituzione di quanto dovuto per gli anni precedenti.

L’auspicio dei firmatari è che vi sia una forte convergenza in seno al Consiglio regionale, quindi a prescindere dalle diverse appartenenze politiche, poiché la questione riveste carattere trasversale e coinvolge in via diretta o indiretta ogni singolo cittadino sardo, nessuno escluso.