2 December, 2021
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Grande partecipazione di pubblico e delle istituzioni, al convegno “La valorizzazione delle terre pubbliche per lo sviluppo delle aree interne”, organizzato dalla Copagri Sardegna, al quale hanno partecipato numerosi agricoltori, allevatori e rappresentanti degli enti regionali e sono intervenuti, tra gli altri, il presidente della Regione Francesco Pigliaru, gli assessori all’ambiente Donatella Spano e all’urbanistica Cristiano Erriu e i presidenti della Copagri nazionale Franco Verrascina, regionale Ignazio Cirronis e provinciale Giampaolo Sanna.

Francesco Pigliaru ha condiviso la proposta della Copagri per un più razionale utilizzo del patrimonio terriero pubblico, in modo da coglierne le grandi potenzialità attraverso un nuovo quadro di regole, una sapiente azione di coordinamento e buone idee progettuali. Sulla stessa linea gli interventi dei due assessori. Donatella Spano ha ricordato la nuova concezione di attività forestale introdotta con l’ultima Legge Forestale regionale, grazie alla quale non si parla più di “musei”, ma di selvicoltura attiva, valorizzazione produttiva e sviluppo delle filiere compatibili e sostenibili. Cristiano Erriu ha fra l’altro sollecitato i Comuni a elaborare i Piani di valorizzazione e recupero delle terre civiche previsti dalla normativa regionale per i quali sono state, anche recentemente, destinate risorse specifiche.

Franco Verrascina ha evidenziato l’importanza di una seria e approfondita riflessione sullo spopolamento delle aree rurali e sull’urbanizzazione che ne consegue, ricordando che gli agricoltori sono i custodi del territorio, dell’ambiente e del paesaggio; «quando l’ultimo agricoltore sarà sceso in città dalle colline, c’è il serio rischio che saranno anche le colline a scendere a valle verso le città», ha fra l’altro sottolineato.

 Ignazio Cirronis ha suggerito il finanziamento di un “progetto di riqualificazione delle terre pubbliche” da attuarsi attraverso un “Piano di Rinascita”, secondo quanto previsto dall’art. 13 dello Statuto della Sardegna, che ha valenza costituzionale. Giampaolo Sanna ha invece proposto la creazione di un gruppo di lavoro per la valorizzazione delle terre pubbliche che comprenda tutti gli stakeholder.

 

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Beppe Bullegas, dottore agronomo, imprenditore agricolo titolare di un’azienda agricola nel Sulcis, orientata prevalentemente verso l’olivicoltura e la vitinicoltura, è il nuovo presidente provinciale di Cagliari di Copagri Sardegna. È stato nominato due giorni fa dal Consiglio generale della Copagri provinciale di Cagliari, in sostituzione di Monica Fois che resta all’interno degli organi dirigenti e mantiene la presidenza del Centro Servizi Cagliari, strumento fondamentale di assistenza ai produttori associati.

Il presidente regionale di Copagri Sardegna Ignazio Cirronis, dopo aver ringraziato il presidente uscente Monica Fois per il lavoro svolto e l’impegno dedicato al rilancio della struttura provinciale, condividendo la scelta del Consiglio, ha sottolineato come Beppe Bullegas, al quale ha augurato buon lavoro ed assicurato il sostegno dell’intera organizzazione, abbia, per età, competenza, determinazione e passione, tutte le caratteristiche per assicurare alla Copagri di Cagliari, una direzione adeguata alle sfide che sono davanti all’organizzazione in rapporto ai numerosi problemi che l’agricoltura sarda si trova oggi ad affrontare.

Da parte sua, Beppe Bullegas, nell’accettare l’incarico, ha espresso la volontà di dedicarsi con tutte le sue forze alla tutela e rappresentanza dei produttori, in un’area complessa e caratterizzata da diversi importanti comparti che vanno dall’allevamento alla viticoltura, olivicoltura, ortofrutta e cerealicoltura andando, in primo luogo, ad affrontare le emergenze, costituite dalle calamità che si sono abbattute sul settore anche nell’ultimo periodo, la crisi del comparto lattiero-caseario ovi-caprino o il calo preoccupante della produzione cerealicoltura, ma ponendosi nell’ottica del sindacato d’impresa capace di orientare le aziende verso l’innovazione, l’aggregazione, il mercato, all’interno della costruzione di efficienti filiere capaci di assicurare un reddito adeguato alla componente produttiva.

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Mercoledì 1 agosto, a Ittiri, alle ore 10,30, presso la sala del Teatro Comunale in Via XXV Luglio, si terrà un incontro organizzato dalla Copagri Nord Sardegna, per parlare del prezzo del latte di pecora e del futuro dell’intero comparto ovi-caprino in Sardegna. Il luogo scelto, Ittiri, sede di una delle più importanti cooperative lattiero casearie del Nord Sardegna, la LAIT ed il periodo che coincide con il termine della stagione delle produzioni del latte nell’anno 2018, rendono importante la tavola rotonda.

Molto attese, nel settore, sono le prime proiezioni delle produzioni dei formaggi pecorini ed in particolare del Pecorino romano dop, di questa stagione,  i prezzi di vendita del formaggio e le proiezioni sul mercato americano, elementi determinanti per la quantificazione finale del prezzo a litro da pagare all’allevatore Sardo, elementi che oggi tutti vogliono sapere e capire. Ad  oggi, nessuno ha organizzato un confronto pubblico e aperto fra più attori della filiera ovi-caprina.

Ci ha pensato La Copagri del Nord Sardegna, che per l’occasione ha invitato il presidente regionale Ignazio Cirronis ed il vice presidente nazionale Alessandro Ranaldi della Copagri Roma; inoltre, stati invitati come relatori Salvatore Palitta, presidente del Consorzio Pecorino Romano DOP; Pierluigi Pinna dell’Industria Casearia di Thiesi, F.lli Pinna SPA, Tore Piana presidente del Centro Studi Agricoli e vice presidente di Copagri Nord Sardegna ed amministratori di cooperative lattiero casearie. A fare gli onori di casa, il presidente della Copagri Nord Sardegna e ideatore della tavola rotonda, l’agronomo Paolo Ninniri, che terrà la relazione introduttiva.

Porterà i saluti dell’amministrazione comunale di Ittiri, l’assessore all’agricoltura Gianmario Cossu. L’incontro è aperto a tutti, si profila un importante giornata di confronto su un tema, quello del prezzo del latte di ovi-caprino, che in Sardegna vale circa 400 milioni di euro.

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Si è svolta nei giorni scorsi l’assemblea costituente della Copagri Federazione Sassari Olbia Tempio, alla presenza del vice presidente nazionale Alessandro Ranaldi, del presidente regionale Ignazio Cirronis e di numerosi imprenditori agricoli.

Fra i temi discussi, le problematiche legate alle difficoltà della spendita dei fondi previsti dal PSR 2014/2021 da parte della regione (Piano di sviluppo rurale), al prezzo del latte ovino, ai rapporti con la Regione e alla siccità che ha investito buona parte della Sardegna. Tutti concordi nel ritenere che in Sardegna l’agricoltura e  l’allevamento del bestiame, ovino, caprino e bovino, sono attività fondamentali per la ripresa economica della regione.

«Non ci sarà ripresa  economica  in Sardegna se non si sosterrà l’agricoltura – afferma Paolo Ninniri, neo presidente della Copagri del Nord Sardegna -. Mi impegnerò per vedere un giusto riconoscimento sia economico che sociale a chi dalla mattina alla sera lavora nel settore agricolo, con grandi sacrifici e senza conoscere giornate di festa.»

L’assemblea costituente ha inoltre nominato la dr.ssa Enrica Pezzoni, direttore dell’organizzazione ed un consiglio direttivo che affiancherà il presidente Paolo Ninniri formato d : Massimiliano Desole, Tore Piana, Antonello Pani, Marco Satta.

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L'europarlamentare Paolo De Castro.

L’europarlamentare Paolo De Castro.

Francesco Sanna, deputato del Partito Democratico.

Francesco Sanna, deputato del Partito Democratico.

Martedì 19 aprile, Paolo De Castro, parlamentare europeo, già ministro dell’Agricoltura nei governi del centrosinistra, presidente della Commissione Agricoltura e Sviluppo Rurale a Bruxelles, sarà in Sardegna.

«Paolo De  Castro ha accettato l’invito che insieme al Partito Democratico della Sardegna e ad alcune associazioni agricole gli abbiamo fatto per discutere della politica agricola comunitaria, con particolare attenzione al caso Sardegna – ha detto Francesco Sanna, deputato del Partito Democratico -. Alle ore 11.00, dopo aver visitato il mercato ortofrutticolo di Sestu, parteciperò con lui all’incontro organizzato dal Consorzio per la tutela del formaggio pecorino romano per parlare del settore agroalimentare nell’Unione Europea: ortofrutta e lattiero caseario, la crisi del settore del latte, le strategie per il settore ovino, il trattato TTIP, sempre negli spazi del Mercato ortofrutticolo. Nel primo pomeriggio visiteremo le strutture della cooperativa S’Atra Sardigna.»

Alle ore 18.00 a Sinnai, presso la Fondazione Polisolidale (locali ex Comunità Montana) in via della Libertà è in programma il dibattito dal titolo “La sfida europea dell’agricoltura”. Al centro della discussione il quadro di regole e le opportunità offerte dalla Politica Agricola Comunitaria nello scenario della competizione extra-continentale.

Si parlerà anche del quadro normativo nazionale e regionale. Francesco Sanna interverrà sui provvedimenti parlamentari adottati e in fase di studio riguardanti il settore agricolo, la valorizzazione dell’agroalimentare, la nuova legge contro gli sprechi alimentari e il ruolo del volontariato sociale.

Un approfondimento specifico sarà dedicato al Piano di sviluppo rurale ed alle imminenti opportunità per gli operatori del settore agropastorale. All’incontro-dibattito parteciperanno, insieme a Paolo De Castro, l’assessore regionale all’Agricoltura Elisabetta Falchi, i consiglieri regionali Luigi Lotto e Cesare Moriconi e concluderà i lavori l’europarlamentare e segretario del Partito Democratico della Sardegna Renato Soru.

Sarà l’occasione per un confronto con le associazioni di categoria, che interverranno con Martino Scanu (Cia), Luca Maria Sanna (Confagricoltura), Ignazio Cirronis (Copagri), Battista Cualbu (Coldiretti) e, infine, Claudio Atzori (Legacoop).

L’incontro sarà moderato da Andrea Murgia, componente della segreteria regionale Pd e sarà preceduto dai saluti del segretario provinciale, Francesco Lilliu, e dal sindaco di Sinnai, Barbara Pusceddu.

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Copagri Sardegna saluta con favore la decisione del ministero della Salute alla libera vendita del porchetto precotto. Oggi a Milano, all’Expo, il direttore ministeriale della Salute animale, Silvio Borrello, ha annunciato che il maialetto sardo termizzato potrà essere liberamente commercializzato.

«Questa è la risposta ad una rivendicazione avanzata da anni da Copagri Sardegna a fronte di specifici atti comunitari inerenti la materia, è il riconoscimento della pari dignità dei cittadini sardi rispetto agli altri cittadini europei  ha dichiarato Ignazio Cirronis, presidente regionale di Copagri -. Non vi era ragione al divieto. Al ministero e alla Regione compete solo il controllo sulla provenienza della materia prima da aziende sane e regolari e il controllo sulla corretta preparazione del prodotto nelle imprese autorizzate.»

Sul punto concorda anche Pietro Tandeddu, coordinatore regionale di Copagri: «Manca il via libera alla commercializzazione dei prodotti stagionati (leggi prosciutti) che alla stagionatura di 190 giorni non presentano più segni di peste suina africana. Non si comprendono le ragioni di questa mancanza –  ha detto Pietro Tandeddu -. L’attenzione maggiore va rivolta alla lotta alla peste suina. In questo quadro non si comprende francamente  perché, nonostante le numerose e continue sollecitazioni, l’assessorato della Sanità non ci abbia fornito, ai fini di una sua larga diffusione,  il calendario delle “finestre  di emersione” stabilito per ogni comune dalle Asl per consentire  la regolarizzazione degli allevamenti  irregolari. Ciò pone seri interrogativi sulla capacità di coordinamento, da parte dell’assessorato, sui servizi veterinari nelle Asl».

Maialetti allo spiedo 2

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Cirronis, Falchi, Melda

Nei giorni in cui EXPO ha raggiunto il maggior numero di presenze (sabato 12 settembre giornata record di tutto il periodo EXPO), la Sardegna è stata al centro dell’attenzione dei visitatori dell’Expo anche grazie a Copagri Sardegna che ha organizzato una vetrina dedicata ai prodotti sardi anche biologici: dai vini e all’olio, dai formaggi pecorini, al miele, dall’ortofrutta e perfino alle carni del Bue Rosso. Durante tutte le giornate sono state migliaia le persone che hanno affollato le cupole dello stand nazionale Love It di Copagri, a fianco dell’Albero della Vita, dove sono stati serviti una media di 12.000 pasti al giorno, diversi dei quali con i prodotti sardi.

I prodotti delle OP (Organizzazioni dei produttori) OrtoSestu, S’Atra Sardigna, Unione Pastori, Terrantiga e del Consorzio del Bue Rosso (con un raggruppamento di oltre 30 milioni di fatturato e quasi 1.000 soci produttori) hanno davvero spopolato, non solo nelle cupole Love It dentro Expo, ma anche nel nuovo ristorante dei produttori Copagri, Love It, un locale di 800 metri quadri, disposto su tre piani in pieno centro a Milano (Via Rugabella angolo corso Porta Romana), e precursore di una catena di ristoranti/store dei prodotti made in Italy. LOVE IT pensa di aprire altri 35 ristoranti nel mondo. Ristoranti ma anche negozi quindi.

Alla serata di sabato al ristorante ha partecipato anche l’assessore dell’Agricoltura, Elisabetta Falchi, che ha potuto salutare i partecipanti e vedere con i propri occhi il valore innovativo dell’esperienza enogastronomica e di ristorazione gestita da produttori agricoli.

Particolarmente graditi sono stati, manco a dirlo, il pane carasau biologico (servito tal quale, ma anche in una sorta di “lasagna con verdure e pecorino”) ed il pecorino, diventato oramai un simbolo della nostra Isola. Sono stati apprezzati anche le carni del Bue Rosso, dal bollito al brasato, con una risposta davvero entusiasmante dei visitatori di Expo e dei partecipanti alle serate Love It.

«Ora, in prossimità della chiusura dell’Expo si fanno i programmi per il futuro – commenta Ignazio Cirronis, presidente di Copagri Sardegna, presente a Milano per guidare la delegazione dei produttori sardi -. Riempie di gioia sapere che i prodotti sardi saranno serviti in modo stabile e potranno anche essere acquistati nella catena dei ristoranti Love It gestito dagli stessi produttori. Dopo quello di Milano, LOVE IT vorrebbe aprire altri 35 punti entro tre anni: la prossima tappa è Roma ma i punti saranno aperti soprattutto all’estero (sono stati già avviati i contatti con Londra e con la Cina) per affermare l’agroalimentare Made in Italy a cura degli stessi produttori agricoli.»

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Copagri Sardegna ha chiesto e ottenuto di incontrare il presidente della Regione Francesco Pigliaru il prossimo 6 luglio e molti sono i temi che l’associazione metterà sul piatto, ad iniziare da una maggiore attenzione per il comparto agricolo e non solo dall’assessore dell’Agricoltura.

Copagri Sardegna ritiene che siano necessarie, sin d’ora, alcune puntualizzazioni. «La politica agroalimentare non è all’attenzione della Giunta; notevole è lo scarto tra le dichiarazioni verbali che ogni tanto appaiono sulla stampa e le decisioni concrete – dice Ignazio Cirronis, presidente regionale di Copagri -. Non basta l’impegno dell’assessore dell’Agricoltura: ci vuole quello dell’intera Giunta con chiara e concreta assunzione collegiale delle responsabilità». Per esempio, il bilancio è nella competenza dell’assessore della Programmazione; l’industria agroalimentare fa capo all’Industria, come le politiche di internazionalizzazione; la sanità animale all’assessore della Sanità, le infrastrutture all’assessore dei Lavori pubblici e così via. Fino ad oggi tutto emerge, meno che la centralità “declarata” dell’agricoltura.

All’incontro con il presidente Pigliaru, Copagri Sardegna chiederà di discutere e trovare soluzioni alle troppo numerose cose che non vanno: dal reale pericolo della perdita di consistenti risorse europee, all’oblio caduto sulla lotta alla peste suina africana, il freno posto alle politiche del credito agrario, l’indifferenza verso il sostegno delle Op (Organizzazioni dei produttori), o verso i consorzi fidi agricoli, il ruolo marginale dell’agricoltura nel Piano infrastrutture che si realizzerà col mutuo da 700 milioni.

«Non ci interessa una politica di assistenza spicciola alle imprese agricole». Copagri rivendica per l’impresa agricola  il sostegno delle istituzioni per aggredire i nodi strutturali che ne frenano lo sviluppo: la piena attuazione della legge di riforma dei consorzi di bonifica,  efficaci politiche del credito, l’efficienza delle agenzie agricole, la semplificazione legislativa e amministrativa, la continuità territoriale delle merci, un’organica politica per il comparto ovicaprino per stabilizzare i risultati positivi che si registrano attualmente e che potrebbero venir meno in assenza di scelte condivise di filiera, politiche forti per supportare l’export delle eccellenze alimentari della Sardegna.

Non meno importante è la realizzazione di un giusto rapporto con il Governo nazionale per quanto di sua competenza. «Attendiamo che il presidente Pigliaru metta in calendario il Forum che ha concordato con il ministro dell’Agricoltura per affrontare temi quali l’Imu, continuità territoriale merci, programmi nazionali finanziati dalla nuova Pac 2014-2020, gasolio agevolato, tutela del cannonau, atteggiamento ministero della Salute in materia di commercializzazione dei prodotti trasformati dell’allevamento suinicolo, la promozione internazionale delle eccellenze alimentari».

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Dopo che lunedì la quotazione del pecorino romano ha registrato i 9,50 €/kg, Copagri Sardegna invita a trovare oggi una strategia comune, condivisa, che porti a soluzione i nodi strutturali che caratterizzano il comparto ovicaprino in Sardegna. Domani, infatti, il prezzo potrebbe non essere così favorevole e il settore si ritroverebbe di nuovo in affanno.

Su sollecitazione delle organizzazioni di categoria, l’assessore dell’Agricoltura ha incontrato gli attori della filiera (a Santa Giusta l’8 ottobre 2014 ed lo scorso 13 febbraio), assumendo alcuni impegni che però risultano disattesi.

I dati della filiera non sono ancora disponibili, evidentemente molte aziende non li hanno forniti. Ecco che quindi si pone l’esigenza di trovare metodi coattivi per imporre la trasmissione periodica di dati a tutte le aziende che ottengano benefici pubblici, obbligando, tra l’altro quelle private, a dimostrare la ricaduta economica degli investimenti sui produttori conferenti la materia prima, come disposto da norme nazionali e comunitarie. «Vi è nell’assessore e nella Giunta tanto coraggio?» si chiede Ignazio Cirronis, presidente regionale di Copagri Sardegna.

«Avevamo inoltre sottolineato – aggiunge Ignazio Cirronis – che la programmazione dell’offerta di pecorino romano in funzione della domanda richiede la programmazione del destino del latte verso una diversificazione delle produzioni valutandone le conseguenze e predisponendo misure adeguate di impatto. Nessuna iniziativa è stata attivata in tal senso».

Copagri chiede ora: «A che punto è la definizione di un nuovo disciplinare per il pecorino romano orientato alla qualità»?

«Ma soprattutto – aggiunge Pietro Tandeddu, coordinatore regionale di Copagri Sardegna – quando l’assessore intende farsi carico della promozione di una Organizzazione Interprofessionale che coinvolga l’intera filiera, abilitata secondo le normative europee a trattare  materie come la programmazione, la diversificazione,  la qualità e conseguente modalità di pagamento della materia prima secondo la resa, la destagionalizzazione, le regole contrattuali, l’applicazione dell’art. 62 sulle vendite?»

A che punto sono le misure annunciate in materia di credito che dovrebbero ripristinare il credito agevolato di esercizio per gli allevatori, consentire un’adeguata capitalizzazione delle imprese, specie le cooperative lattiero – casearie?

Quali sono gli orientamenti per la spesa dei finanziamenti orientati alla promozione  previsti dalla legge finanziaria 2015?

È stata richiesta o meno la ricostituzione del Tavolo di filiera ovicaprino presso il Ministero?

«Va rimarcato – sottolinea ancora Copagri Sardegna – che altri Tavoli nazionali si riuniscono periodicamente e con profitto. Ad esempio il Tavolo di filiera per il latte vaccino le cui proposte e sollecitazioni hanno portato a un decreto legge (del 29 aprile, non ancora pubblicato in Gu) per il rilancio dei settori agricoli in crisi, in particolare per il sostegno del settore del latte. La norma ha anche rinnovato l’obbligo della stipula di contratti di vendita scritti (come previsto dall’art. 62 del decreto-legge n.1 del 2012), stabilendo una durata minima di un anno e ribadito che il contratto deve espressamente contenere il prezzo da pagare alla consegna, che può essere fisso o legato a fattori determinati, come indicatori di mercato, il volume consegnato e qualità o composizione del latte crudo. Lo stesso decreto si propone la creazione dell’Interprofessione del latte per organizzare la filiera che potrà prendere decisioni valide “erga omnes”, a determinate condizioni, come accade in altri Paesi europei (Francia), andando a definire le regole di produzione, la commercializzazione, la promozione, i contratti tipo, la tutela ambientale e la ricerca. Sempre questo decreto dispone il rafforzamento del contrasto alle pratiche sleali di mercato attivando a tal fine  l’Antitrust e  attraverso un rinnovato impegno dell’ l’Ispettorato repressione frodi del Mipaaf (ICQRF), rafforza il livello di tutela degli allevatori e dei produttori di latte, attraverso una riforma dell’art. 62 che prevede  il monitoraggio dei costi medi di produzione del latte crudo da parte di Ismea, l’inasprimento delle sanzioni per violazioni delle prescrizioni dello stesso art. 62 con multe che vengono innalzate da 3mila fino a 50mila euro.»

«Ebbene, come altre volte ribadito – conclude Copagri Sardegna -, sono tutte misure facilmente replicabili per il settore ovicaprino.»

Primavera Sulcitana 5

Il porchetto sardo, dopo la firma dello specifico protocollo tra Regione  e Ministero in deroga alle normative vigenti in materia di peste suina africana, può prendere la strada di EXPO 2015, ma è un risultato soltanto a metà. «Copagri Sardegna prende atto dell’impegno profuso dagli assessori della Sanità e Agricoltura e da alcuni parlamentari sardi -commenta l’associazione agricola -, ma il risultato è senz’altro deludente».

Dal protocollo si capisce che mezza Sardegna resta esclusa e che il porchetto avrà diritto di cittadinanza solo entro il recinto di EXPO: sono infatti vietate «la vendita e la commercializzazione all’esterno». Il porchetto quindi potrà semplicemente essere presentato, ma quale ricaduta economica può avere l’azione promozionale per i produttori e per le aziende di trasformazione sardi se i consumatori non potranno trovarlo da nessuna parte fuori della Sardegna? Il prodotto non utilizzato dovrà essere smaltito come prodotto in categoria 1 secondo la normativa comunitaria, come se fosse materiale altamente pericoloso.

«Ora chiediamo – afferma Ignazio Cirronis, presidente regionale di Copagri – per l’ennesima volta: se il prodotto termizzato alle condizioni imposte dall’Unione Europea, non può più trasmettere la peste suina, non ha alcuna importanza da dove proviene e quindi ha poco senso escludere alcune aree della Sardegna, perché non può essere venduto regolarmente? Il protocollo, inoltre, non fa riferimento ai prodotti stagionati per almeno 190 giorni – incalza Cirronis – parliamo dei prosciutti che dopo tale periodo non presentano più tracce di peste suina.Vanno bene le restrizioni, ma quando si esagera, si esagera».

Rincara la dose Pietro Tandeddu, coordinatore regionale di Copagri: «Non è con le soluzioni punitive che si conquista la fiducia degli allevatori per la lotta alla peste suina. Certo, siamo pienamente convinti anche noi, non solo il Ministero o la Regione, che va data priorità all’attuazione del  piano regionale di eradicazione, che contiene elementi innovativi, ma si registra già qualche ritardo nella sua attuazione. Da circa due mesi attendiamo dal responsabile dell’Unità di Progetto i chiarimenti e un giudizio sulle proposte avanzate in relazione all’ordinanza di febbraio, e aspettiamo anche notizie in merito alla predisposizione dei calendari comunali per la regolarizzazione degli allevamenti abusivi onde poter svolgere le necessarie azioni di sensibilizzazione e convinzione».

Copagri chiede inoltre che si mettano a disposizione le risorse già programmate per l’ammodernamento delle strutture di allevamento e si provveda a programmare le risorse (10 milioni di euro) messe a disposizione del comparto dalla legge di assestamento del bilancio 2014.