16 August, 2022
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In edicola il nuovo numero di “Vinile”, la rivista bimestrale che racconta la musica in modo nuovo, con un approccio storico, approfondito, ricco, in 132 pagine a colori, patinate.

È intanto attiva la pagina facebook ufficiale della rivista, ricca di news e anticipazioni.

Sul nuovo numero si parla del 1968, che, a distanza di 50 anni, è ancora vivo nella memoria e nelle discussioni. Se ne parla ad esempio con una ipotetica colonna sonora tutta italiana, costruita riascoltando 20 album pubblicati in quell’anno. Da Fabrizio De André a Marisa Sannia, dai Gufi all’Equipe 84 e poi i dischi di Sergio Endrigo, Duilio Del Prete e Caterina Bueno ma anche quelli di complessi ormai dimenticati come i Barrittas e i Ribelli.

Sempre riguardo al 1968, sul bimestrale, arrivato al 13° numero, si può trovare una gustosa retrospettiva di come venivano rappresentate dalla stampa giovane le “ragazze dei capelloni”, le icone femminili che hanno contribuito allo sdoganamento di nuovi costumi. Patty Pravo, Caterina Caselli e le altre ragazze beat, tutte insieme, colorate.

Intorno al 1968 cominciava anche la carriera di uno dei più amati e rigorosi complessi inglesi del periodo storico del prog mondiale, i Van Der Graaf Generator. Nelle pagine di “Vinile” l’intera discografia italiana completamente illustrata. E riccamente illustrata è anche la discografia dei vinili di Elio e Le Storie Tese. Con aneddoti e note dettagliate, tutti i dischi del più dissacrante complesso italiano.

Ed ancora: due generazioni di cantastorie a confronto, Alessio Lega e Mirkoeilcane, protagonisti di altrettante interviste.

E poi Lucio Battisti. E’ difficile immaginare quanti suoi dischi siano stati pubblicati fuori dai confini nazionali. Solo dall’album “La batteria, il contrabbasso, eccetera” del 1976, sono stati estratti una trentina di 45 giri per i mercati europei e sudamericani. Copertine inedite, anche pacchiane a volte, tutte insieme in un album coloratissimo.

Completa questo numero della rivista la discografia italiana di Leonard Cohen, con l’elenco di tutte le cover realizzate nella nostra lingua, l’anteprima dell’attesa autobiografia di Miranda Martino e l’analisi di un rivoluzionario giradischi, presente anche in copertina. E poi, come sempre, una ricca sezione di recensioni di dischi nuovi, in buona parte dedicati alla musica italiana emergente.

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«Ho sentito un accordo segreto, suonato da David e gradito al Signore», è il primo verso dell’Hallelujah di Leonard Cohen, la più classica delle preghiere moderne,  che oggi, a pochi giorni dal Natale, esce – in tutti i digital store – in una suggestiva versione in lingua sarda che porta la firma di Nicola di Banari. Una traduzione quasi letterale, tranne che per la prima strofa dove l’autore, alla ricerca di questo «accordo segreto», lo trova in Sardegna nel canto a tenore. A generarlo la somma delle quattro voci e delle loro armoniche che ne creano dal nulla una quinta, che nessuno esegue ma che si sente distintamente. Ed è così che in questo miracolo musicale, quello che Nicola di Banari nel suo testo chiama “il re dei buoi” (appunto, i tenores), intona un Hallelujah. Il canto a tenore è uno stile corale unico al mondo, espressione del mondo agro-pastorale, che dal 2005 è stato inserito dall’Unesco tra i Patrimoni orali e immateriali dell’umanità per la sua unicità e la sua bellezza.

Il brano esce accompagnato da un video che, per le riprese e il montaggio, porta la firma di Eugenio Unida.

Hallelujah è il secondo singolo del cantautore sardo che anticipa l’uscita dell’album “Per Amore” (Tronos Digital), prevista per marzo 2018.

Da sempre autore dei Nasodoble, Nicola di Banari – accompagnato dal violinista Peppino Anfossi, con cui da sempre collabora – dà il via ad un percorso personale che si caratterizza da un lato per il sarcasmo e la leggerezza con cui tratta i temi civili e dall’altro per l’intensità delle corde più sentimentali.

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Un fine settimana ricco di appuntamenti quello organizzato a Stintino dal priore della Confraternita della Beata Vergine della Difesa, Agostino Maddau, in occasione della festa patronale.

Sabato 9 settembre la mattina sarà tutta dedicata ai giochi per i ragazzi. Alle 10.00, al porto Minori, tutti in gara per l’albero della cuccagna a mare. Alle 16.00, invece, saranno protagonisti i bambini con giochi e intrattenimento tutti dedicati a loro. Alle 22.00 l’artista stintinese Beppe Dettori, già voce leader dei Tazenda dal 2006 al 2012, si esibirà in piazza dei 45.

Domenica 10 settembre, alle 11,30, sarà ancora sport con il palio remiero, una vera e propria tradizione per gli stintinesi, in programma nella rada del porto Mannu. Alle 21,30, nella chiesa parrocchiale dell’Immacolata Concezione è in programma il concerto della corale studentesca “Città di Sassari”. Nata nell’autunno del 2014 la corale è diretta da Vincenzo Cossu con il maestro accompagnatore Irene Dore. La corale “Città di Sassari” si caratterizza come il primo coro interscolastico delle scuole superiori della Sardegna.

Attualmente la corale comprende studenti provenienti da otto istituti superiori del territorio: il liceo scientifico “Spano” ed il Liceo scientifico “Marconi” di Sassari, il liceo Canopoleno sempre di Sassari, l’Iti “Angioy”, l’istituto “Dessì-La Marmora e Devilla” di Sassari, il liceo artistico “Figari” di Sassari, il liceo “Castelvì” di Sassari e l’istituto “Paglietti” di Porto Torres.

Durante il concerto, saranno proposte Adiemus di Karl Jenkins, lo spiritual Steal Away, Badde lontana di Antonio Costa, un tradizionale canto africano Hamba Nathi, Stand by me di Ben E. King, Nanneddu Meu, il Medley dal Signore degli Anelli di Howard Shore, poi ancora Hallelujah di Leonard Cohen, Be Like Him di Kirk Franklin e Deus Ti Salvet Maria.

I prossimi appuntamenti sono per sabato 16 settembre, alle ore 19.00, in piazza dei 45, con la sagra del pesce, quindi domenica 17 settembre con la cerimonia dello scambio della bandiera tra uscente e nuovo priore.

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Si è aperto ieri sera con “All’ombra dell’ultimo sole” di Rita Atzeri, nello straordinario scenario del Tempio di Antas, a Flìuminimaggiore, il NurArcheoFestival – Intrecci nei teatri di pietra.

NurArcheoFestival è un progetto di valorizzazione del patrimonio archeologico e architettonico dell’Ogliastra, ideato e promosso da Il Crogiuolo e nato grazie al forte sostegno dell’allora presidente della Provincia Ogliastra Piero Carta. Parallelarmente, con gli stessi obiettivi volti alla promozione dei siti archeologici e storici del Sulcis Iglesiente, nasceva cinque anni fa (2009) un analogo progetto, a cura del Teatro del Sottosuolo, denominato Teatri di Pietra le voci di Astarte.

La difficile situazione nel quale il mondo della cultura in generale, e ancor più nello specifico il settore dello spettacolo dal vivo si è venuto a trovare nell’annualità in corso, ha favorito l’estensione di una collaborazione già esistente tra Crogiuolo e Teatro del Sottosuolo, sfociata nell’organizzazione congiunta dei due eventi, da qui NurArcheoFestival intrecci nei teatri di pietra, in programma dal 16 agosto al 15 settembre 2013 nelle due province, Ogliastra e Sulcis Iglesiente. Per il Sulcis Iglesiente il progetto si svolge con la collaborazione della Regione Sardegna e i Comuni di Fluminimaggiore, Gonnesa e Perdaxius. Per l’Ogliastra con la collaborazione di Regione Sardegna, Fondazione Banco di Sardegna, comuni di Ilbono, Villagrande Strisaili, Ulassai, Tortolì, Baunei, Lanusei.

Lo spettacolo “All’ombra dell’ultimo sole”, coprodotto da Il Crogiuolo e Teatro del Sottosuolo, anche coorganizzatori del Festival, è stato presentato da Rita Atzeri, rappresentante del Crogiuolo, dal presidente dell’associazione Muntangia e dal direttore artistico del Festival. Sul palco Daniela Collu, Pier Paolo Frigau, Alessandra Leo, Alessia Marroccu, Alessandro Muroni, con la partecipazione di Tiziana Martucci. Le canzoni sono di Alessandro Muroni.

Una giovane compagnia teatrale riesce finalmente a trovare una scrittura: il comittente desidera vengano messe in scena alcune novelle del Decamerone di Boccaccio, ma… ci vorrebbe un’idea originale che purtroppo non si trova. «In fondo in teatro non s’inventa più niente: si cita!» Si giustifica il povero regista di fronte alle perplessità dei suoi compagni di lavoro. Propone alla compagnia una gara: seguendo la stessa logica dei dieci giovani che nel Decamerone per sfuggire alla peste si rifugiano in una villa fuori città e, per passare il tempo, si raccontano delle storie, ogni attore dovrà raccontare una novella alla maniera di un grande autore contemporaneo, andando liberamente a pescare dal cinema, dalla letteratura, dal teatro o dalla musica.

La gara scatena la competizione e suscita naturalmente rivalità tra gli attori, facendo tra l’altro affiorare problemi di relazione nell’unica coppia all’interno della compagnia. Il regista tenta di dominare la situazione, ma anche lui cade vittima del suo stesso gioco: tentando di introdurre nella narrazione dei riferimenti alla realtà dei nostri giorni, crea una gran confusione e mentre si compiace delle sue trovate, nello stesso momento dimentica le indicazioni date ai suoi attori, i quali, confusi, non capiscono più il senso di ciò che avviene in scena.

Il pubblico si è trovato quindi, di fronte ad una sorta di sgangherata ed esilarante prova aperta, in cui il regista, senza l’utilizzo di scene o artifici, ha tentato di creare uno spettacolo “vero”, basato solo sul lavoro degli attori sognando invano un risultato alla “Dogville”, mentre il musicista-poeta, sfortunato fidanzato di un’aspirante prima attrice, compone le canzoni di scena cercando di ispirarsi a Leonard Cohen.

Tra una baruffa e l’altra, comunque, i protagonisti sono riusciti a mettere in scena le novelle del Boccaccio; quelle narrate da Landolfo Rufolo, Nastagio degli Onesti, Lisabetta da Messina, Girolamo e Salvestra, Federigo degli Alberighi, frate Cipolla e Guido Cavalcanti, con risultati di grande commozione e comicità.

Allegata un’ampia documentazione fotografica dello spettacolo al Tempio di Antas.

I prossimi appuntamenti del “NurArcheofestival – Intrecci nei teatri di pietra” nel Sulcis, sono previsti l’1 settembre 2013, alle 21.00, a Perdaxius, nel parco di San Leonardo, con la rappresentaziuone di “Canne al vento” da Grazia Deledda, con Gianluca Medas – voce narrante e Andrea Congia – chitarra classica, una produzione Associazione Figli d’Arte Medas; il 6 settembre 2013, alle 21.00, a Gonnesa, nel centro storico, nella piazza antistante la scuola elementare, con la presentazione del libro “Svegliatevi sardi! New York 1978” Costantino Nivola intervistato da Mario Faticoni edizioni AM&D. Alle 22.00 Rita Atzeri, per la regia di Mario Faticoni, sarà l’interprete di un testo da lei scritto “Gene mangia gene”. Allegri attentati alla vita. Produzione Il Crogiuolo.

Tempio di Antas 4 copia

Primo appuntamento venerdì 16 agosto con il NurArcheoFestival – Intrecci nei teatri di pietra, in scena alle ore 22.00 al Tempio di Antas, Fluminimaggiore, “All’ombra dell’ultimo sole”, uno spettacolo di Rita Atzeri, coprodotto da Il Crogiuolo e Teatro del Sottosuolo, anche coorganizzatori del Festival. Sul palco Daniela Collu, Pier Paolo Frigau, Alessandra Leo, Alessia Marroccu, Alessandro Muroni, con la partecipazione di Tiziana Martucci. Le canzoni sono di Alessandro Muroni.

Una giovane compagnia teatrale riesce finalmente a trovare una scrittura: il comittente desidera vengano messe in scena alcune novelle del Decamerone di Boccaccio, ma… ci vorrebbe un’idea originale che purtroppo non si trova. «In fondo in teatro non s’inventa più niente: si cita!» Si giustifica il povero regista di fronte alle perplessità dei suoi compagni di lavoro. Dunque propone alla compagnia una gara: seguendo la stessa logica dei dieci giovani che nel Decamerone per sfuggire alla peste si rifugiano in una villa fuori città e per passare il tempo si raccontano delle storie, ogni attore dovrà raccontare una novella alla maniera di un grande autore contemporaneo, andando liberamente a pescare dal cinema, dalla letteratura, dal teatro o dalla musica.

La gara scatena la competizione e suscita naturalmente rivalità tra gli attori, facendo tra l’altro affiorare problemi di relazione nell’unica coppia all’interno della compagnia. Il regista tenta di dominare la situazione, ma anche lui cade vittima del suo stesso gioco: tentando di introdurre nella narrazione dei riferimenti alla realtà dei nostri giorni, crea una gran confusione e mentre si compiace delle sue trovate nello stesso momento dimentica le indicazioni date ai suoi attori, i quali, confusi, non capiscono più il senso di ciò che avviene in scena.

Il pubblico si troverà quindi, di fronte ad una sorta di sgangherata ed esilarante prova aperta in cui il regista senza l’utilizzo di scene o artifici tenta di creare uno spettacolo “vero”, basato solo sul lavoro degli attori sognando invano un risultato alla “Dogville”, mentre il musicista – poeta, sfortunato fidanzato di un’aspirante prima attrice, compone le canzoni di scena cercando di ispirarsi a Leonard Cohen.

Comunque tra una baruffa e l’altra i nostri eroi riescono a mettere in scena le novelle del Boccaccio; quelle narrate da Landolfo Rufolo, Nastagio degli Onesti, Lisabetta da Messina, Girolamo e Salvestra, Federigo degli Alberighi, frate Cipolla e Guido Cavalcanti, con risultati di grande commozione e comicità.